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LO PSICOLOGO RISPONDE



MI AGGIORNO O MI ADATTO?
VIVERE FELICI E' UN GIOCO BASTA CONOSCERE LE REGOLE
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Siamo responsabili della nostra felicità e autorealizazione.
Come le possiamo coltivare?

Abbiamo raggiunto obiettivi importanti nella vita e vogliamo migliorarci?

Vogliamo proteggerci dalle manipolazioni altrui?


La vita è un gioco in continuo mutamento, per questo pretende giocatori flessibili che sappiano sfruttare le proprie carte trovando soluzioni sempre nuove per affrontare gli eventi. Com'è possibile?
Ecco la guida con esempi pratici.

Spiega "come migliorarsi" e non solo il "perché", grazie al nuovo modello psicologico chiamato dell'Arrangiamento con cui, insieme ai suoi collaboratori, l'autore ha già aiutato moltissime persone a vivere meglio.
È un libro che si rivolge a tutti coloro che vogliono migliorarsi e realizzarsi imparando "le mosse" per essere felici e più efficaci.

E' la guida che espone il metodo usato dagi operatori sel desrivzio A TU PER TU- psicologo di base (attivo in Trentino dal 2011 a tutt'oggi, finanziato da enti pubblici e privati). E' il metodo usato dai suoi operatori. Per questo è una guida anche per psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e medici che vogliono uno strumento efficace di complemento per il loro lavoro.











GLI PSICOLOGI RISPONDONO SI PRESENTANO
                         

Hai un dubbio?    
              
Hai una curiosità?

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1. Invia una e-mail alla tua  associazione PSICOLOGI DI BASE

2. Chiedi un parere ai nostri psicologi  
inviando una semplice e-mail all'indirizzo

3.  vedrai la tua domanda e risposta
 pubblicata sul nostro sito www.psicologibase.it
 psicologorisponde@psicologibase.it









A volte è sufficiente “ordinare” la confusione che ci avvolge e ci “annebbia” la vista: ecco perché quell’immagine in copertina. A volte basta un piccolo arrangiamento e possiamo ri-pensare  guardando la stessa cosa con lenti diverse, più nitide e ben calate sugli occhi. A volte serve qualcuno che ci faciliti la messa a punto delle nostre potenzialità e ci accompagni a riempire il nostro zaino con tutte le lenti a noi utili. -Spesso la comprensione della nostra confusione può essere una modalità per “vedere” le stesse cose  dentro, fuori e attorno a me  per trovare il mio modo di vivere meglio-.

In questo libro si presentano una teoria, metodo e modo innovativi di fare psicologia attraverso una nuova figura professionale: “ lo psicologo di base” che si rivolge, per la prima volta, alle persone “normali” offrendo loro nuovi strumenti, per guardare la propria vita e vedere così soluzioni alternative e concrete ai problemi quotidiani. E’ un libro importante anche perché racconta l’esperienza concreta di questa nuova figura (già operativa con successo da quattro anni nel servizio “ A TU PER TU – psicologo di base”) che risponde ai nuovi bisogni dei cittadini e si inserisce nelle politiche del nuovo welfare.

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18 gennaio 2017

Salve, mi chiamo Mary e ho 23 anni.

Parto con il presupposto che Non so definire il mio orientamento sessuale.. se m'innamoro non bado al sesso.. insomma, sono più cuore che altro.

Da 4 anni, dopo svariate relazioni con ragazzi della mia età,

sono fidanzata con una ragazza 3 anni più piccola.. diciamo che il nostro legame e il mio successivo innamoramento è nato principalmente a causa del suo disturbo. Lei soffre di disturbi alimentari e autolesionismo da ormai 8 anni.. Presi questa sua situazione così a cuore che decisi di aiutarla a tutti i costi.. è stata una situazione nuova per me, ma l'amore che avevo dentro mi dava la forza di affrontare tutto.. a causa del suo problema, abbiamo iniziato a privarci di tante cose.. passavamo serate sane in macchina, perché lei si sentiva a disagio in mezzo agli altri.. saltavamo cene con amici, serate in pizzeria o cose simili.. dopo quasi un anno persi 10 kg, perché iniziavo a sentirmi a disagio.

Non c'era più contatto fisico tra noi, ed io iniziai a pensare fosse a causa del mio fisico, essendo io in carne... Ma, dopo mesi, decisi di prendere la situazione in mano e lottare, focalizzando l attenzione solo su di lei.. La aiutai in tutti i modi possibili; usai tutti i miei guadagni per comprarle cose da mangiare e farla felice.. e devo dire che le cose andavano benino.. la cosa che odiavo di questo rapporto erano le liti.. quasi ad ogni lite lei si tagliava, ed io mi sentivo terribilmente in colpa. Ogni qual volta si litigava, inoltre, lei alzava le mani.. che sarà mai un pugno di una donna? sembrerà stupido, però era un qualcosa che mi faceva male.  Ad ogni suo pugno, io restavo impassibile, piangevo e perdonavo.. tutto questo fino ad oggi.. con qualche cambiamento.

Questa situazione iniziò a starmi stretta Sempre più, fino ad arrivare al punto di seppellire rabbia dentro di me e sfociarla raramente in comportamenti aggressivi.. da 1 anno a questa parte,ogni qual volta mi alza le mani, io mi irrigidisco.. e raramente regiasco d istinto difendendomi con la stessa moneta.. dopo 4 anni sono riuscita a farla mangiare.. non dico di averla guarita, ma di averla aiutata a superare i limiti che si era imposta, sì. Ora mangia, ha messo peso e sono felice per lei.. ma ciò che è cambiata ora sono io.. Credo di essere arrivata al punto di aver dato così tanto e sopportato così tanto, da arrivare a non amarla più.. ho paura a lasciarla perché grazie a me ora sta meglio.. e anche perché quando tentai di farlo anni fa, lei stava per uccidersi.. questa paura mi divora.

Più volte invento malanni per non uscire.. sento e vedo di essere cambiata tantissimo caratterialmente e questo non so se mi piace.. mi sono spenta a causa sua e non sono più la persona solare di una volta. Ultimamente ho capito di aver bisogno di stabilità.. e quando penso a questo ripenso al mio ultimo ragazzo, con cui avevo un rapporto Bellissimo,che è finito perché eravamo piccoli ma con cui sono rimasta in buoni rapporti.. se penso all'idea di famiglia, ad un futuro, io mi vedo accanto a lui.. anche se.. ultimamente c'è un'altra persona che mi manda in crisi..

Credo di essermi infatuata dell'assistente del corso di pedagogia dell'infanzia. La sua dolcezza, il suo sorriso spontaneo,hanno riacceso in me un calore affettivo che credevo aver perso per sempre.. Forse il fatto che lei sia stata con un uomo 25 anni più grande mi fa illudere di un ipotetico qualcosa.. che so non esisterà mai.. o forse, il fatto che sia molto simile a me, ha fatto scattare in me qualcosa.. purtroppo Sono arrivata al punto di non riuscire a gestire più tutte queste situazioni che mi mandano in uno stato di confusione pazzesco.. sono arrivata al punto di avere così tante mancanze che forse cerco di trovarle ovunque.. sento di aver bisogno di aiuto e di far crescere il mio carattere. Grazie anticipatamente a chi mi leggerà, saluti.

 

 

Cara Mary,

Ti ringrazio per averci scritto e per condividere con noi la tua storia. Mi sembra di percepire, attraverso le tue parole, una certa sofferenza e un certo disagio dovuto al desiderio di salvare laltro che intaccano tuttavia il tuo benessere fisico, psicologico ma anche sociale.

 

E importante non rimanere da soli e chiedere aiuto, come lo stai probabilmente facendo attraverso questa lettera, al fine di uscire da una specie di trappola che certe relazioni possono creare. A volte sono i motivi sbagliati (come la paura, le minacce di farsi del male o di farne a qualcuno, il desiderio di essere indispensabile per qualcuno ecc. ) a nutrire la relazione e a generare confusione e malessere.

 

Forse sarebbe interessante per te capire cosa cerchi in questo tipo di relazione in cui forse stai soffrendo? dopo quasi un anno persi 10 kg, perché iniziavo a sentirmi a disagioOgni qual volta si litigava, inoltre, lei alzava le mani mi sono spenta a causa sua

 

Gli esseri umani sono molto complessi e le scelte, le relazioni e le situazioni sono il frutto di una serie di esperienze socio-affettive, apprendimenti, e di una serie di variabili socio-culturale che modulano il nostro carattere, la nostra personalità, la nostra sfera socio-affettiva. Tuttavia luomo possiede la capacità di cambiare e di imparare  nuove modalità relazionali e comunicativi che non siano dannose ne distruttive. Premetto che in qualsiasi tipo di relazione, la violenza fisica e/o verbale, situazioni di intimidazione e di minacce non devono essere accettate.

 

La tua famiglia o qualcuno con cui riesci a parlare conosce la tua situazione?

Hai già provato o pensato a vedere uno psicologo al fine di conoscerti meglio e comprendere meglio la tua situazione, la tua storia personale? Probabilmente iniziare un percorso con uno psicologo ti aiuterà a comprendere determinate scelte che hai potuto fare, che hai deciso di accettare e che stai inconsciamente facendo rispetto alla tua vita sentimentale. Conoscere meglio te stessa e la motivazione di certe decisioni, come anche lorigine di certi pensieri, credenze e comportamenti ti aiuterà a vedere le tue relazioni con una nuova chiave di lettura che ti permetterà di uscire dallo stato di confusione e di malessere. Attraverso un lavoro condiviso e congiunto con lo psicologo, potrai capire le tue dinamiche relazionali, stile comunicativo, comprendere meglio certi legami e stili relazionali che stai mettendo in atto e sarai in grado di apportare i cambiamenti necessari per la tua salute fisica, psicologica e per il tuo benessere complessivo.

 

Spero che presto potrai trovare la forza di avvalerti di un aiuto professionale per uscire dalla situazione in cui ti trovi e che potrai lavorare sulla fiducia in te stessa e sulle tue dinamiche relazionali al fine di vivere una vita sociale e sentimentale equilibrata e sana.

 

Cordiali saluti,

 

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


11 gennaio 2017

Buonasera, ho bisogno di un consiglio sono una ragazza di 25 anni e credo di avere un problema alimentare, mi spiego meglio: è tutta la vita che sono in sovrappeso e da un anno mi sta seguendo una dietologa per rientrare nel  normopeso.


 Ci sto riuscendo in un anno ho perso 35 kg seguendo una dieta non molto rigida, solo che ora ho notato che ci sono momenti di fame nera o meglio ci sono momenti in cui non riesco a smettere di mangiare. Questi momenti durano un paio d'ore e rigurgito di tutto, tutto quello che mi passa sotto le mani e non riesco letteralmente a fermarmi. Mi sto preoccupando per queste fasi, in passato mi è capitato di mangiare di nascosto ma perché mia madre mi ha sempre tenuto sotto mira per l'alimentazione e il mio peso non proprio ideale.


Come posso calmare questi miei momenti? È un disturbo alimentare?



 
Gentile lettrice, ringraziandola per aver scelto la nostra rubrica le faccio anche gli auguri di buon anno.
Ho letto con attenzione la sua richiesta e comprendo la sua preoccupazione, prima però di poter parlare di un disturbo del comportamento alimentare è necessario per me avere altre informazioni.
Innanzitutto proviamo a non allarmarci, lei mi dice che sta seguendo da un anno un regime alimentare molto restrittivo, inoltre mi sembra di capire che il peso e l’alimentazione siano stati per lei un nodo problematico anche in passato; ecco in queste circostanze e dopo un lungo periodo di restrizioni episodi di fame (“fame nera” come la chiama lei) e relative abbuffate sono abbastanza usuali e non sempre sono da classificare come sintomi di un disturbo del comportamento alimentare. Per fare questa diagnosi, come detto sopra, avrei bisogno di altre informazioni, magari iniziando insieme ad affrontare questi primi interrogativi:
- Mi dice che a volte ha dei momenti di “fame nera”, quanto spesso capitano questi momenti nella giornata o in una settimana?
- Cosa e quanto mangia? Mi dice di mangiare di tutto, ma cosa?
- Quando e come  avvengono? Li programma? Riesce a riconoscere un evento scatenante?
- Come si sente durante questi episodi? Mi parla di episodi che non riesce a controllare, riuscirebbe a descrivere meglio come sta durante le abbuffate? Le ricorda e cosa?
- Come sta dopo l’abbuffata? Com’è il suo umore?
- Adotta dei meccanismi di compenso per eliminare il cibo ingerito (vomito, uso di lassativi, esercizio fisico, ecc).
Questi interrogativi riguardano specificamente il comportamento alimentare, ma dovremmo considerare anche il suo stato di salute: ha notato degli squilibri nel suo stato di salute? Il ciclo mestruale, il sonno sono regolari? La dieta, e su questo potrà aiutarla anche la sua dietologa, sta avendo effetto? Il suo peso ora è stabile?
Inoltre altri interrogativi riguarderebbero  il suo umore e la sua vita; è soddisfatta di lei? Della vita che conduce? Che succede in questo momento? Questi li accenno solamente per darle un quadro più completo, ma andrebbero affrontati in modo molto più attento, quando abbiamo il quadro chiaro del suo comportamento alimentare. Parlo di comportamento alimentare perché ci sono in gioco molti fattori, che non riguardano solo il suo corpo, ma anche la sua psiche, le sue emozioni, la sua personalità.
Calmare questi comportamenti, come mi chiede lei, non è facile, non li può controllare e non si imporre di farlo. Non è facile perché come ha potuto vedere il cibo, il mangiare richiamano a diversi fattori e quando questi diventano un mezzo per colmare alcuni aspetti del nostro umore o della  nostra personalità, non basta semplicemente dirsi “Non devo farlo” o “Mi vergogno per averlo fatto”, ma bisogna vedere e analizzare altri “aspetti” sottostanti. Ma prima di questo e, ripeto per poterla anche indirizzare verso la tipologia di aiuto più adatta, sarebbe necessario per me avere delle informazioni sui primi interrogativi che le ho posto.
Le chiedo, infine, se ha parlato di questi episodi con la sua dietologa, che potrebbe essere già un primo punto di riferimento importante.
Spero di ricevere presto una sua risposta per iniziare a comprendere insieme quanto le sta accadendo e caprie meglio come poterla aiutare.
La saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia Dileo



27 dicembre 2016

Ho 25 anni, e lavoro in un centro di telefonia nella mia zona.

Chiedo un vostro parere in quanto soffro appena vedo fuoriuscire da qualsiasi parte del corpo  anche piccoli quantita di sangue, una siringa "pronta" a far il suo mestiere (per questo oramai sono anni che non faccio delle analisi).

Premetto che è una patologia, se posso definirla tale, che mi accompagna all incirca dall adolescenza.

Non ho subito traumi, e il diventare donna non mi ha fatto scaturire neanche un piccolo presentimento ,è arrivata qualche anno dopo il ciclo.

La mia reazione nel vedere il sangue crea in me un senso di indebolimento, un grosso formicolio sotto le gambe, mi estraneo dal mondo circostante quasi fino a perdere i sensi(una sola volta sono svenuta).

Il solo pensiero di avere un figlio, il quale in un futuro vorrei possa essere il protagonista principale della mia vita con il mio marito scaturisce tanta ansia e paura, per questo non penso ce la farò a superare quest ostacolo.

cerco nel vostro aiuto almeno una piccola luce di speranza che possa farmi passare tutto ciò, e cercare il motivo il quale me lo abbia fatto esternare.

ringrazio anticipatamente 

A


Gentile lettrice,
prima di tutto, le chiedo scusa per il ritardo nella risposta e la ringrazio per la fiducia che ci ha mostrato rivolgendosi a noi.
La sento molto preoccupata per questo suo problema, che lei definisce “patologia”, e vorrei provare a tranquillizzarla innanzitutto su questo perché da quanto mi scrive non posso definirla con certezza una patologia. Per questo vorrei farle alcune domande. Lei afferma di provare un senso di indebolimento, formicolio e senso di estraneazione alla vista del sangue, questi sintomi quanto sono invalidanti? Quando si verificano quanto durano? Riesce lei a svolgere normalmente le sue attività? Accade qualcos'altro? Ha dei pensieri ricorrenti? Altri comportamenti, che nel senso comune verrebbero definiti “stani”, “bizzarri”? Questo le succede se vede solo il suo sangue o se vede sanguinare chiunque?

Mi dice, inoltre, che è dall'adolescenza che ha questo disagio, come mai chiede aiuto solo ora? Che succede oggi nella sua vita?
Questi interrogativi sono importanti per cercare di capire cosa le sta succedendo e che significato ha quanto le sta succedendo e da qui quale potrà essere l'intervento più adatto.

Vorrei invitarla a riflettere, oltre che sugli interrogativi suddetti, sul fatto che quanto le accade potrebbe essere la spia di qualche aspetto più profondo che cerca di emergere in questo modo, e in questo caso non è il rapporto con il sangue il “problema”, pertanto pensarci in modo ossessivo non l'aiuterebbe e la farebbe stare ancora più male. Uso il condizionale, perché come detto sopra, avrei bisogno di maggiori informazioni per comprendere meglio cosa le sta succedendo.
Sarei ben lieta di aiutarla ad iniziare una prima riflessione e disponibile a risponderle di nuovo, nel caso riscrivesse.
La saluto cordialmente e le faccio i miei auguri per le prossime festività.
Dr.ssa Marzia Dileo

22 dicembre 2016

Buongiorno...vi scrivo per avere un vostro patere circa il comportamento del mio partner. Ci frequentiamo da due anni, abitando in città diverse ci vediamo una volta a settimana. Io  separata in casa con due figli grandi…lui separato da quattro anni. Il problema è il seguente...capita ormai spesso che per cause del tutto normali direi, tipo inconvenienti che possono capitare nella vita di tutti giorni un ritardo nel servirci a tavola nei ristoranti, non trovare subito un luogo che vorremmo visitare ma la cosa che mi ha fatto impensierire è la seguente: per tre volte al ritorno dei week-end ci siamo trovati in coda con la macchina e quasi subito mi dice che si sta innervosendo, quindi non mi parla più non risponde e non vuole che lo tocchi, nemmeno la mano…io mi sento imbarazzatissima! Quando poi arriviamo io scendo mi dice ciao e basta! Ma è normale un comportamento del genere?   

A me rovina spesso giornate che per altro sono bellissime! Ringrazio con affetto, E.P.

 


Gentile E.P.,

dalle Sue parole sembrerebbe come il Suo compagno stia affrontando un momento di nervosismo – e quindi si indispone in situazioni come il restare fermi in coda al rientro da un fine settimana.

Poiché non ne fa menzione, mi chiedo se abbia provato a parlare con lui di questa situazione, anche usando le stesse parole che ha scelto per descrivere il Suo stato d’animo nell’email: “A me rovina spesso giornate che per altro sono bellissime”.

Si confronti con lui, condividendo quali sentimenti suscitano in Lei tali comportamenti e provando a capire se c’è qualche evento che lo ha portato ad essere apparentemente più “suscettibile”.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.


14 dicembre 2016


Gent.mi, sono una mamma molto ansiosa, che in questi giorni ha dei profondi sensi di colpa. Non riesco a placare il mio senso di rabbia. Potrà sembrare un problema facilmente risolvibile e, nonostante le rassicurazioni dei medici a cui mi sono rivolta, ma non riesco a trovare pace.
Cerco di spiegare brevemente.
Nei giorni scorsi mi sono recata in ospedale per una visita e nell'attesa sono andata in bagno. All'uscita mio marito mi porta mio figlio di 4 anni dicendomi che doveva fare la pipì. Rientro in bagno. Sollevo mio figlio per non farlo poggiare sul gabinetto ma lui incomincia ad avere un attacco di diarrea....altro che pipì. Mio marito non mi ha lasciato neanche dei fazzolettini di carta e non so come fare. L'unica cosa che mi viene in mente è di farlo sedere sulla tavoletta del wc e reperire del fazzoletti. Gli trovo , lo sollevo, rivesto la tavoletta e lo ripoggio per farlo continuare tranquillamente. Quando ha finito ero tranquilla di aver fatto quello che in quel momento era meglio fare. Adesso, invece, la paura mi divora. Se il mio bambino prende una brutta infezione e' colpa mia. Avrei dovuto sostenerlo fino alla fine. Sono giorni che piango e che penso e ripenso a questo episodio. Su internet poi ho iniziato la ricerca e si è aperto un mondo terribile di malattie infettive. Amo i miei bambini ma non riesco a mettere un freno alle mie ansie. Che consigliate? Grazie.

 

 Carissima lettrice grazie per averci scritto.

Comprendo le sue preoccupazioni .Mi pare di capire che il medico le abbia confermato l'assenza di problematiche come qualche infezione.Mi pare anche di capire che non avesse scelta ...se non far poggiare momentaneamente il bambino per poter cercare la giusta soluzione.Per questo non deve sentirsi in colpa.Comprendo che le ansie una volta che affiorano possono essere difficili da controllare e potrei suggerirle di rivolgersi ad un professionista  della sua cittá.Nelle asl il servizio é gratuito.

Dott.ssa Sabrina Laccu


13 dicembre 2016

salve mi chiamo benito ho 37 anni sono gay sono innamorato di un mio amico gay lui a 29 anni siamo molto amici ci vogliamo molto bene il probelma e questo lui dice che nn faccio parte dei suoi gusti.pero ultimamente sono molto carino mi sfotte sempre poi ho notato che ha una certa gelosia con i miei amici maschi.ci conosciamo da due anni nn a mai voluto uscire con me da solo mi sa spiegare il perke?mi vuole vedere solo in gruppo.siamo usciti due volte da soli .da quando ci conosciamo.quando nn ci sono mi pensa sempre mi telefona e mi manda messaggi dicendo che mi vuole bene.ecc io sono innamorato di lui e lui lo sa bene.poi si e messo con uno che esteticamente non gli piace propio solo x alcuni motivi.poi noto che avvolte fa cose x farmi ingelosire ,ma se non ha interesse x me che mi fa ingelosire  a fare ?forse lo nasconde.poi se nn lo chiamo x giorni mi chiama sempre lui.mi fa capire  che ho mi dice mi vuoi bene almeno  un poco ?io x gelosia gli rispondo che il bene   viene  con il tempo visto che sarei ipocrita nel dire l dire che lo voglio bene quando poi  lui e il mio rivale rivale .lui prima di mettersi con questo facevdelle cse che facevano pensare a un interesse  me..aspetto  una sua risposta.

 

Carissimo lettore,

 La voglio intanto ringraziare per aver voluto condividere con noi la Sua esperienza.

 Una famosa teoria di Sternberg ha cercato di spiegare e di rispondere all’enigmatica domanda “cos’è l’amore”? : l’ amore completo viene definito dall’ autore come il risultato di tre componenti che si

collocano ai vertici di un ipotetico triangolo: intimità, passione e decisione/impegno.

 La componente intimità si riferisce ai sentimenti di confidenza, affinità, condivisione: determina nella coppia la tendenza a prendersi cura dell’altro, ad aprire all’altro i propri sentimenti. La componente

passione riguarda la fisicità: l’attrazione fisica, il desiderio sessuale. La componente decisione – impegno è

distinta in due aspetti: la decisione consiste nel decidere di amare qualcuno; l’impegno consiste nel

mantenere nel tempo la relazione. I due aspetti possono essere disgiunti in quanto non sempre ad uno

segue l’altro.

 

L’amore “perfetto”, diceva sempre Sternberg, non dura se non alimentando queste tre componenti. Nei 

diversi momenti della storia d’amore, una può prevalere rispetto alle altre, ci si può quindi basare su quelle

più solide per rinforzare gli aspetti temporaneamente più fragili, cercando di ritrovare un equilibrio.

 

Nel Suo caso, mi sembra di comprendere ci siano momenti contrastanti ed incoerenti fra loro, che si

potrebbero assimilare ad una situazione di innamoramento. Quest’ultimo può essere visto come uno stato

nascente, in quanto per definizione, significa che esso stesso è transitorio: è un “andare verso”, e non uno

“stare”, che nella migliore delle ipotesi approda appunto all’amore.

 

Tale percorso tuttavia può essere reso difficile da molti ostacoli, ed anche una volta che ci si sente “giunti”

si è sempre in continue fasi di cambiamento ed evoluzioni che possono portarci, grazie alla forza di volontà,

alla motivazione ed alla costanza, all’Amore.

 

Questa confusione che mi sembra cogliere dal Suo racconto potrebbe essere districata e sciolta dando

spazio ad un maggiore dialogo e chiarezza proprio con la persona interessata: a volte esprimere i propri

sentimenti con la massima consapevolezza ed assertività, può essere la chiave per uscire dal dubbio.

Riuscire ad affermare il proprio punto di vista e confrontarsi, nella fase di innamoramento come anche in

amore, potrebbe accrescere le nostre possibilità di conoscerci meglio e di conoscere l’altro.

Se pensa sia troppo gravoso per Lei impegnarsi da solo in questo, potrebbe rivolgersi ad un professionista

per farsi aiutare nella fase di condivisione, confronto e scoperta dell’altro.

Cordialmente La saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini


5 dicembre 2016

Gent.mi, sono una mamma molto ansiosa, che in questi giorni ha dei profondi sensi di colpa. Non riesco a placare il mio senso di rabbia. Potrà sembrare un problema facilmente risolvibile e, nonostante le rassicurazioni dei medici a cui mi sono rivolta, ma non riesco a trovare pace.

Cerco di spiegare brevemente.

Nei giorni scorsi mi sono recata in ospedale per una visita e nell'attesa sono andata in bagno. All'uscita mio marito mi porta mio figlio di 4 anni dicendomi che doveva fare la pipì. Rientro in bagno. Sollevo mio figlio per non farlo poggiare sul gabinetto ma lui incomincia ad avere un attacco di diarrea....altro che pipì. Mio marito non mi ha lasciato neanche dei fazzolettini di carta e non so come fare. L'unica cosa che mi viene in mente è di farlo sedere sulla tavoletta del wc e reperire del fazzoletti. Gli trovo , lo sollevo, rivesto la tavoletta e lo ripoggio per farlo continuare tranquillamente. Quando ha finito ero tranquilla di aver fatto quello che in quel momento era meglio fare. Adesso, invece, la paura mi divora. Se il mio bambino prende una brutta infezione è colpa mia.

Avrei dovuto sostenerlo fino alla fine. Sono giorni che piango e che penso e ripenso a questo episodio. Su internet poi ho iniziato la ricerca e si è aperto un mondo terribile di malattie infettive. Amo i miei bambini ma non riesco a mettere un freno alle mie ansie. Che consigliate? Grazie

A

Gentile A,

le sue preoccupazioni sono chiaramente comprensibili , tuttavia occorre calibrarle per capire meglio qual’e‘, potenzialmente, il rischio che il suo bambino abbia contratto un infezione.

Una cosa infatti è il rischio “oggettivo” di contagio ( in cui entrano in gioco diversi fattori come ad esempio le condizioni igieniche del bagno, la frequenza di persone che vi accedono..). Un’ altra cosa invece è la nostra” percezione” soggettiva di rischio.

Per sfatare ogni dubbio, o presentimento di malattia infettiva , le consiglierei di rivolgersi al medico pediatra, oppure ad un infettivologo, ovvero il medico specialista di tutte quelle malattie causate da agenti infettivi, e quindi batteri, virus, funghi o parassiti.

Una volta avuta la risposta, speriamo positiva, potrà stare sicuramente più tranquilla. e la sua rappresentazione mentale del contagio infettivo, con i suoi aspetti emotivi di rabbia e frustrazione (per quello che di meglio poteva fare) ne subirà beneficio !!! In ogni caso vale la pena di menzionare quanto (già) di buono ha saputo fare per il suo bambino e anche ricordare, con le sue parole, le circostanze
dell’inconveniente:

“Nel bagno in questione infatti non c’era altro da fare se non usare le accortezze di buon senso e questo una buona mamma è capace di fare (riporto con le sue parole, l'unica cosa che mi viene in mente è di farlo sedere sulla tavoletta del wc e reperire del fazzoletti. Gli trovo , lo sollevo, rivesto la tavoletta e lo ripoggio per farlo continuare tranquillamente. Quando ha finito ero tranquilla di aver fatto quello che in
quel momento era meglio fare..).

E con queste parole la saluto, augurandole una pronta serenità. Mi faccia sapere cosa le diranno i medici i merito alla possibile infezione del suo piccolo.

Cordialità

Dr.ssa Varotto



1 dicembre 2015

Buona sera volevo chiedervi un parere inerente alla mia vicenda ho avuto modo di frequentare un narcisista geloso possessivo e aggressivo ho troncato di netto questa storia molto difficile ricevo ogni tanto chiamate senza numero e a distanza da più di un anno se mi vede parlare con qualcuno si trattiene più del dovuto facendo finta di guardare la rubrica ecc. ecc. Ignorandolo le dimostro la mia più  completa indifferenza sono preoccupata x una mia amica la classica donna che non ha mai avuto una relazione quest estate li ho visti insieme e siccome conosco lui e le reazioni violente che aveva con me ci sono un po; rimasta lei  molto  precisa insomma un po; ingenuotta lo incrociata diverse volte ma evita di salutarmi e io rispetto la sua decisione lo vista molto euforica lei mi sembrava molto presa un po'; meno lui e siccome abitiamo tutti nella stessa zona quando li ho visti passare lui teneva la testa abbassata mentre lei lo guardava senza distogliere l attenzione premetto che non sono gelosa ho una nuova relazione felice lei poi dopo qualche mese mi ha cercato ma non ho potuto rispondere al telefono.

So corretto ma non me la sento di dire alcuna cosa contro di lui e mi dispiace x lei che e allo scuro di tutto ma la paura che questa persona possa tornare a cercarmi e davvero tanta mi ha fatto soffrire con i suoi silenzi e i suoi abbandoni mi faceva stalking al telefono e quando uscivo mi fermava sembrava che sbucasse dal nulla a volte sogno che mi rincorre e mi minaccia poi mi sveglio e l ultima volta nel sogno
dicevo e solo un sogno sono così riuscita svegliarmi e l incubo e finito non ho mai parlato con nessuno di questa brutta faccenda provo molta vergogna nemmeno con i miei figli con il mio attuale compagno ho sempre paura che possa cambiare e
trasformarsi uno stalker cosa devo fare?  grazie x la risposta


Gentile Sig.ra,

La ringrazio per condividere insieme a noi le sue preoccupazioni.

Probabilmente questa storia sentimentale con questo uomo ha provocato in lei una sorta di trauma: “a volte sogno che mi rincorre e mi minaccia”, “ho sempre paura che possa cambiare e trasformarsi in uno stalker”, “la paura che questa persona possa tornare a cercarmi e' davvero tanta”.

Mi chiedo se lei attualmente sta intraprendendo un percorso psicologico con qualche collega? O se abbia pensato di intraprendere tale percorso al fine di elaborare il vissuto che sembra crearle dei disagi psicologici e sociali “provo molta vergogna”, “ mi ha fatto soffrire con i suoi silenzi e i suoi abbandoni”, “ho sempre paura che possa cambiare e trasformarsi in uno stalker”, “la paura che questa persona possa tornare a cercarmi e' davvero tanta”.

Probabilmente un percorso psicologico le permetterà di elaborare il suo vissuto traumatico e di superare le paure che sembrano espandersi sulla sua attuale relazione creando probabilmente insicurezze e confusione.

Nelle situazioni di violenza fisica e/o verbale, di aggressioni o in situazioni potenzialmente dannose a livello fisico e/o psichico, molto spesso, le persone tendono ad isolarsi o vengono isolate dal “carnefice" attraverso gesti intimidatori, minacce, manipolazioni, trasmissione di false credenze ecc.

Forse il fatto di scrivere online le sue preoccupazioni è un primo passo verso la rottura del silenzio?

Rimanere da sola ad affrontare tale situazione non è mai la scelta migliore “mi faceva stalking” molto probabilmente il silenzio permette all’altro di agire e di avere un peso maggiore sulla psiche e sulla quotidianità della persona. Forse il silenzio lascia ulteriore spazio alla paura, a sentimenti di vergogna che le vittime spesso provano e probabilmente aumenta il potere e l’influenza dell’individuo che usa le fragilità della persona impaurita. Mi chiedo se questa persona stia ancora attuando comportamenti minacciosi, persecutori o di altra natura su di lei? In quel caso, si avvalga degli organi competenti al fine di tutelarsi per non rimanere da sola ed affrontare la situazione nel migliore dei modi.

Nella speranza che lei possa al più presto ritrovare la serenità che desidera, le auguro buon proseguimento.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo




23 novembre 2015

Salve sono emily ho 23 anni. Sono di Roma. Sono fidanzata da 8 anni è sposata da 2. ho un problema enorme e non so come fare. Siamo entrambi molto innamorati Escludo completamente il tradimento. Ma Non vuole che io esco da sola e non ho amiche e non vuole che i suoi amici mi vedano e lui però esce tutto il giorno.mi sento inutile e insicura Ho bisogno di conferme e di gesti che mi fanno sentire la più importante però per lui viene sempre la mamma prima di me.

Di conseguenza io sono troppo gelosa di lui anche se vedo che parla con sua mamma. Anche i miei suoceri mi rendono la vita impossibile e quindi mettono in testa a mio marito che se vuole uscire la sera esce senza me perché altrimenti mi prendono per una poco di buono. Questa cosa mi ha fatto peggiorare al punto tale da obbligare mio marito a stare 24 h con me e non vede più gli amici. Lui dice che il problem sono solo io che i suoi hanno ragione è che questa gelosia mi ha rovinata e che sono malata di mente.Sono disperata da non voler più vivere. Lui è tutto per me
 

 
Salve Emily,
ho letto con molta attenzione la sua richiesta e sono rimasta colpita dalla confusione che rimanda, a prima lettura, e dalla morsa di dolore che emana.
Mi spiego meglio sulla confusione, non è lei o la lettera ad essere confusa, ma da come mi descrive la situazione non si capisce bene chi in sia geloso di chi, chi controlla chi. Questi aspetti fanno emergere una prima caratteristica importante della vostra coppia, l’assenza di confini con il mondo esterno (rappresentato dai suoi suoceri) e la non chiara definizione dei vostri ruoli in coppia. Questi termini, che le risulteranno strani, stanno ad indicare che c’è qualcosa da rivedere nella vostra relazione, e di cui lei si è resa ben conto con la sofferenza che sta provando in questi giorni. Io posso sentire ed entrare in empatia con lei per la sofferenza che prova, vive alla ricerca di conferme con un marito che sembra considerare solo i suoi genitori…

non era di certo questo che si aspettava dal suo matrimonio. In base a ciò che mi dice, Emily mi sento di consigliarle di chiedere aiuto ad un Professionista per una psicoterapia di coppia, potrà scegliere sia nel settore pubblico che in quello privato, e per iniziare questo percorso è necessario che anche suo marito sia o d’accordo o che almeno abbia la consapevolezza che ci sia un problema nella vostra relazione e non che si lei il problema. Con questo percorso potrete far emergere le vostre aspettative i vostri bisogni i diversi “impliciti” che stanno rendendo disfunzionale la relazione e trovare un nuovo equilibrio di coppia. Questo percorso farà emergere anche aspetti della vostra vita personale che hanno un’influenza, spesso non consapevole, sulle dinamiche di coppia. Nel caso suo marito non fosse d’accordo, le suggerirei di iniziare per lei un percorso psicoterapeutico  individuale, per avere sostegno in questo momento e per far emerge parti non elaborate della sua storia personale che lei sta riversando su suo marito e sulla vostra relazione.

In questi giorni potrebbe trovare un po’ di sollievo se provasse a pensare che non è lei il problema o suo marito,  ma la vostra relazione, e questa deve essere la cornice in cui deve provare a mettere le cose che vi accadono e che in parte mi ha descritto.  Provi a ricordare quando sono iniziati questi problemi, come si aspettava fosse suo marito, se anche da fidanzati aveva lo stesso comportamento.
Se vuole potrebbe riscrivermi e potremmo esplorare insieme questi primi interrogativi, che le saranno utili anche nel caso decidesse di intraprendere un percorso o individuale o di coppia.
La saluto calorosamente.

Dr. Marzia Dileo



21 novembre 2015

Buongiorno,

ho 21 anni, lei 19 e stiamo insieme da quasi tre anni. Sono stato il suo primo ragazzo: primo bacio, primo appuntamento, primi approcci al sesso, prima volta che ha fatto l'amore. Tutto praticamente.

 Negli ultimi mesi abbiamo entrambi attraversato un periodo molto difficile a livello personale, e in conseguenza di questo siamo riusciti a vederci molto poco (massimo una volta a settimana).

Un mese fa ho scoperto che lei mi ha tradito con un collega (un collega che ci provava con lei da mesi, e anche se lei non me ne ha mai parlato ho scoperto che per mesi lo ha sempre respinto). È andata da lui due volte: la prima volta è scappata dopo averlo baciato, mentre la seconda durante l'atto sessuale lo ha respinto (così dice lei, e credo sia vero). Come "giustificazione" ha detto che per due giorni ha perso la ragione, e che però quando lui l'ha penetrata si è resa conto dell'errore che stava commettendo. 

 Ho riflettuto a lungo e ho capito che il suo è un gesto comprensibile, soprattutto perché non ha mai avuto nulla con nessuno che non fossi io e quindi non ha mai avuto modo di sbagliare nel corso di altre relazioni. Inoltre il desiderio di provare nuove emozioni è naturale, anche in relazione al fatto che ultimamente riuscivamo a vederci poco. Ne abbiamo parlato ed entrambi abbiamo individuato le nostre mancanze (lei poca comunicazione, io poca presenza). Mi ha assicurato di non provare nulla per lui e io ho deciso di fidarmi e di volerci riprovare. 

 Nonostante questa visione razionale, però, ci sono ancora momenti dove la rabbia mi assale e provo un assoluto senso di schifo e di umiliazione. Mi sento incredibilmente deluso e avrei voglia di lasciare perdere tutto. Mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, se ci credo veramente, se la amo ancora, se mi posso fidare, se se se... Tendenzialmente mi rispondo che sì, la amo e ci credo. Poi però ci sono dei momenti dove tutto si ribalta e mi domando se invece la mia non è semplicemente paura di perderla e quindi il mio non è altro che un processo di autoconvincimento. 

 Lei in tutto questo è ambigua: prima di ferire me ha ferito se stessa e questo le causa un disagio interiore non indifferente (e inoltre il periodo difficile di cui parlavo all'inizio non è ancora passato). Quindi non è in grado di prendere in mano la situazione e di dimostrarmi che davvero ci tiene alla nostra relazione, proprio perché non è nelle condizioni emotive per poterlo fare. Vive una grande confusione interna, anche se poi quando parliamo e riesco a farla aprire un po' arriviamo sempre alla conclusione che ci amiamo, che ne vale la pena e che ci dobbiamo credere. Dice che vuole baciarmi, che mi vorrebbe con lei, ma né io né lei siamo pronti a farlo. E quindi continuiamo a vederci pochissimo e io continuo ad avere un sacco di pensieri.

 Vivo questo contrasto: la parte razionale mi dice di andare avanti prendendo quanto successo come spunto per migliorarmi, però ci sono giorni dove provo ancora questo profondo sentimento di rabbia e di schifo nei suoi confronti. Come una ferita profonda e lancinante che, forse, mi illudo si possa rimarginare. Il limite è fondamentalmente mio, perché le motivazioni le ho comprese, però emotivamente non riesco ancora a convivere con il fatto compiuto. Proprio come se fosse una questione di orgoglio ferito, come se mi fossi risvegliato da un bel sogno e non volessi accettarlo.

 Magari servirebbe un periodo di distacco totale, non lo so. 

 Non so come risolvere questa confusione. Non so se lasciare passare ancora del tempo, non so cosa fare. È come se cercassi mille risposte, senza però conoscere le domande.

 Vi ringrazio e mi scuso per la confusione nell'esposizione. Del resto la confusione che ho in testa si riflette anche nello scritto.

 PS Complimenti per il servizio che offrite. Vi chiedo cortesemente di non pubblicare la mia mail. Grazie!

 

Gentile Ragazzo,

dalla sua lettera si evince una buona quota di sofferenza:
le sue parole in effetti riflettono uno stato di sofferenza dovuto a due forze di polo opposto.
Da una parte e 'presente una spinta centrifuga che spinge verso la "
normalita", nel senso che accetta rationalmente la situazione e ammette l errore.
L' altra forza invece
e'quella che spinge fuori, quella piu' calda, che non vede il compromesso e non le fa dormire la notte tranquillo.

Non sono nella posizione di scegliere per Lei cosa e' giusto fare, ma se ora sta veramente male ed e'cosi contraddetto come si evidenzia dallo scritto, le consiglierei una consulenza psicologica.

In quanto al tipo, mi sento di consigliare un intervento mirato al supporto individuale, piu ' che di coppia in quanto mi sembra di cogliere il disagio in modo preponderante da parte sua.

Ovviamente, la sua domanda meriterebbe un approfondimento per capire meglio il motivo sottostante a questo invio.

In ultima vorrei esprimere anche il mio ringraziamento per essersi rivolto a questo servizio e confidato sul nostro aiuto.

Cordiali Saluti.
Dr.ssa
Varotto Alessandra


Buongiorno sono la mamma di un bambino di 6 anni, io e il padre ci siamo separati quando il bambino aveva un anno perché purtroppo era impossibile andare d'accordo. Da circa un anno il padre del mio bambino ha intrapreso una convivenza e ovviamente il bambino quando è con il padre vive con lui e di conseguenza con la nuova compagna del padre.

Tra mio figlio e la nuova compagna si è instaurato un rapporto bellissimo forse anche troppo. Mio figlio cerca sempre lei è molto molto meno me. Il bimbo preferisce stare con il padre e la compagna piuttosto che con me e ogni volta che lo vado a prendere fa delle storie perché vuole stare lì. A volte si sbaglia e chiama lei mamma oppure me con il nome della compagna. Mi, parla molto di lei e di quello che fanno insieme.

Mi sento molto frustata eppure forse so che dovrei essere contenta perché mio figlio sta con una brava persona. Purtroppo io vedo poco il mio bambino, faccio dei turni lavorativi che tante volte non coincidono con scuola è tempo libero. Datemi qualche consiglio per favore. Secondo voi dovrei cercare anche io un rapporto con lei? Per ora ci limitiamo al saluto. Una mamma affranta.


Gentile Lettrice,

innanzitutto La ringrazio per averci scritto e condiviso con noi la Sua esperienza.

Comprendo che in Lei sia nato un sentimento di frustrazione, causato probabilmente dagli ostacoli che incontra nel poter vivere appieno il rapporto con Suo figlio, e dovuto ad impegni lavorativi da cui, purtroppo, non ci si può esimere. L’esperienza della frustrazione, molto comune nell’esistenza di ognuno, ha un valore formativo importante, perché potrebbe creare le basi per la ricerca di soluzioni al problema.

Tuttavia , se diventasse una condizione cronica, potrebbe essere nociva, dal momento che genererebbe un blocco continuo ed indefinito nei nostri comportamenti e, a lungo termine, porterebbe ad un perenne sentimento di impotenza. Una delle possibili soluzioni potrebbe essere mantenere ben definito il Suo ruolo di “mamma”, pur creando un rapporto positivo e di collaborazione con la compagna del Suo ex marito. Risulterebbe di fondamentale importanza aumentare la propria autostima e vivere la relazione tra il Suo bambino e la compagna del Suo ex marito in maniera serena, senza sentirsi messa da parte o in competizione con Lei.

Potrebbe essere necessario auto-disciplinarsi, incoraggiare se stessi ad affrontare le proprie debolezze e le difficoltà che si incontrano, come il Suo sentirsi tagliata fuori, per dirigersi verso una ricostruzione ex novo della relazione con Suo figlio. Potrebbe, per esempio, creare dei “momenti speciali” dedicati solo a Lei e al Suo bambino, come la condivisione di un gioco solo Vostro o di una particolare abitudine che vivete in intimità, da soli. Inoltre potrebbe esserLe d’aiuto esprimere e far valere le Sue opinioni , manifestare i Suoi sentimenti in maniera adeguata, poter difendere i Suoi diritti e bisogni. Saper far valere le proprie esigenze con rispetto e senza essere calpestati dalle altre persone è una capacità essenziale, per affermarsi nella vita, ma soprattutto per coltivare un rapporto di fiducia con noi stessi.

Essere più assertiva potrebbe portarLa a godere delle relazioni che ha ora con Suo figlio, senza focalizzare l’attenzione al rapporto che ha con le altre figure che si prendono cuca di Lui. In questo percorso potrebbe esserLe d’aiuto rivolgersi ad un professionista, che La può indirizzare sul giusto approccio a questo nuovo rapporto da instaurare con il Suo bambino, in quella che può diventare concretamente una rinascita della Vostra relazione.

Un caro saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini


Gentilissimo Dottore,
Le scrivo per chiederle un consiglio su di una questione molto delicata che la mia famiglia sta affrontando negli ultimi anni. 
La questione riguarda mia
madre,una donna di 57 anni che ha perso,nel corso degli ultimi 3 anni,il lume della ragione,divenendo una donna fragile e psicolabile. 

Partire a spiegarle tutto dall'inizio dilungherebbe molto la mia lettera,quindi cercherò di riassumerle la questione nel modo più breve possibile; Tutto ebbe inizio circa nel 2013,quando per pura causalità,mia madre ha dovuto ricordare un trauma che aveva accantonato e totalmente rimosso da tempo,la perdita di un figlio alla nascita. Da allora ha iniziato a divenire paraoica,delirante,sospettosa di qualsiasi cosa,qualsiasi avvenimento attorno a lei,a suo dire,é diretto a ledere la sua persona,crede che tutti la spiano,che il suo cellulare é sotto controllo,che noi figli cospiriamo contro di lei,che mio padre cospira contro di lei e che la tiene sotto controllo costantemente con telecamera nascoste in casa e,addirittura detective privati. 
Ogni piccolo innocuo avvenimento
é per lei qualcosa di piu grande,che nella sua mente elabora in una maniera assurda e totalmente esagerata (esempio,se riceve una chiamata da un numero che ha semplicemente sbagliato,per lei era qualcuno che la spiava).Questi sono solo piccoli esempi di ciò che è diventata,solo per farle capire un pochino la situazione. Nonostante abbiamo tentato in tutti i modi di parlarle e farle capire che non c'è nulla di reale in ciò che dice e pensa,non c'è modo di smuoverla,ci vede ormai tutti come nemici complottisti. 
Oltre ad essere così
paranoica,alcune volte ha scatti di ira molto improvvisi e violenti,che subito dopo le passano ed accantona totalmente nel dimenticatoio.

Siamo arrivati tutti a capire che ha bisogno di un supporto psicologico (se non addirittura psichiatrico),ma non c'è modo di farglielo comprende,ogni qualvolta proviamo a parlarle di questo,si chiude in se stessa perché dice che nessuno la crede e che é da sola. Abbiamo paura che possa compiere un gesto estremo poiché il mondo di fantasia che si é creata nella mente è davvero un posto invivibile e pensiamo tutti che un giorno non lo sopporterá più.

La prego Dottore di consigliarmi un modo di approcciarmi a lei nella maniera più adatta,se c'è qualcosa che tutti noi familiari possiamo fare per convincerla a cercare aiuto ed a farsi curare,come può capire, siamo molto preoccupati per lei.

Grazie per l'ascolto.

 

Gentile scrittore,

in base ai comportamenti descritti, credo che Sua madre abbia bisogno di un supporto psichiatrico perché sembrerebbe che ci siano in corso degli episodi di scissione del pensiero reale da quello immaginario. 

L’evento scatenante che ha fatto soffrire Sua madre sembra essere il ricordo di un trauma passato ed è proprio questo l’aspetto che io inviterei ad affrontare con lei. Sua madre probabilmente si sente vittima di una serie di eventi e di situazione minacciose che la fanno sentire costantemente sospettosa, anche nei confronti di chi la ama. Una soluzione possibile sarebbe l’instaurazione di una relazione terapeutica che le faccia trovare una base sicura per fidarsi e affrontare gli aspetti negativi della sua vita.

Io la inviterei a gestire questo ricordo con strategie diverse da quelle adottate finora visto che la portano ad atteggiamenti aggressivi. E’ importante che lei non si senta giudicata per questi suoi sospetti che ha nei vostri riguardi. È importante che si senta creduta.

Considerato questo suo atteggiamento diffidente, sarà dunque importante puntare l’attenzione non su di lei ma sul ricordo del trauma, quello deve essere visto come il punto di partenza, senza parlare con lei necessariamente di “cura” ma di “percorso”, di “strategie alternative” per gestire questo periodo. 

E’ importante che lei senta il vostro appoggio e se possibile potreste andare insieme da uno psichiatra che sia anche psicoterapeuta, secondo me di orientamento cognitivo-comportamentale, che l’aiuti ad analizzare i suoi pensieri disturbanti e li sostituisca con pensieri e convinzioni più razionali.

Dott.ssa Anna Verde



15 novembre 2015

Psicologo,
Mi ritrovo a vivere un periodo davvero difficile nella mia vita. Sono sempre stata una persona dedita al dovere, brava a scuola, nel lavoro ho sempre cercato di dare il massimo che potevo e avevo raggiunto anche una certa stabilità economica e rispetto anche se frutto di tanta fatica e in un ambiente di lavoro ostile dove il fatto che fossi donna, giovane e sul pezzo era guardato con invidia. Dopo quattro anni di lavoro in un posto che mi gratificava economicamente ma non a livello personale, dove ho perso tutti gli stimoli creativi, ho lasciato tutto e ho seguito mio marito (una persona meravigliosa e di cui sono davvero innamorata) per fare un esperienza all'estero.

Avevo paura di fare quest'esperienza, dell'ignoto e del fatto di non conoscere bene la lingua ma era sempre stato un mio pensiero fisso quello di fare una cosa del genere e anche di mio marito. Da sola non sarei mai partita ma con mio marito, che era entusiasta, sarei andata in capo al mondo, e così ho fatto. Pensavo di poter cominciare da capo anche con un lavoro diverso, una passione che coltivavo da qualche anno. Sono riuscita a lavorare con professionisti locali del settore molto importanti e ho avuto le mie soddisfazioni anche se il lavoro era molto saltuario e di fatto, se non ci fosse stato mio marito che ha trovato subito un buon impegno fisso, non avremmo mai potuto restare.

Mi sono trovata così a trascorrere molto tempo da sola, in casa (cosa mai avvenuta prima) e credo che le mie paure e la mia innata insicurezza abbiano preso il sopravvento. Sebbene fossi migliorata molto nella lingua sentivo che non era abbastanza per sembrare professionale nel mio lavoro: avevo paura di non essere all'altezza, di non saper affrontare la cosa...chiedevo consiglio su tutto a mio marito che mi ha aiutato come poteva. Lui è stato davvero fantastico con me, forse fin troppo comprensivo, di fatto mi ha mantenuto lui per tutto il tempo.

Alla fine siamo tornati in Italia: da soli e lontano dalle nostre famiglie, in una situazione in cui io non riuscivo a sbloccarmi e dove economicamente eravamo in bilico,  abbiam deciso di chiudere questa esperienza.
Siamo tornati ma i problemi non son finiti, anzi: non abbiamo più la nostra casa che avevamo dovuto dare in affitto prima di partire e i miei genitori ci stanno dando un appoggio. Mio marito ha ripreso subito a lavorare ma essendo un libero professionista il lavoro non è costante e i pagamenti a lungo raggio. Io sto cercando di avviare la mia nuova attività qui ma le mie paure e le mie insicurezze mi bloccano: faccio fatica ad agire, a prendere decisioni. Mi sento come bloccata ed impotente, a tratti lucida e positiva, a tratti mi sembra di non vedere una via di uscita e un reale futuro. Quando guardo me stessa ora mi chiedo dove sia la vecchia me, non riesco a credere di essermi lasciata sopraffare in questo modo dalle paure. Le persone che ho conosciuto anche all'estero mi hanno sempre apprezzato come gran lavoratrice e mente creativa, so che ho tante potenzialità ma è come se dovessi fare una miriade di cose e non sapessi da che parte iniziare, non riesco più a darmi delle priorità, inizio una cosa e faccio fatica a finirla...inseguo un po’ anche una perfezione nelle cose che forse non è necessaria e che di fatto mi rende difficoltoso concludere ciò che inizio a fare. E questo mi tende ancora più insicura e paurosa di affrontare l'ambiente lavorativo.

Non mi riconosco più, non so dove sia finita la persona precisa ed organizzata di qualche anno fa. L'unico elemento positivo rimane mio marito che è sempre al mio fianco e nei confronti del quale mi sento tremendamente in colpa, e sento di aver deluso perché di fatto si è accollato il peso di tutto sulle sue spalle in questi ultimi anni e adesso che siam tornati non riesce a capire perché io sia ancora nello stesso stato. Credo di soffrire di depressione, ormai da un po’, ma a parte mio marito che ha capito ormai che ho questo problema, nessuno lo sa e cerco di non darlo a vedere perché me ne vergogno. Vorrei un aiuto ma purtroppo la nostra situazione economica non ce lo permette.
Ed ora che vedo che lui soffre per la situazione e perché non sa più come aiutarmi io mi sento sempre peggio ed ho paura  di perdere anche lui.

Come posso superare la mia insicurezza e le mie paure e riuscire a reagire, riappropriarmi della mia vita per tornare a vivere serenamente e non con questo peso e senso di colpa enorme sulle spalle?

Grazie per l'aiuto, Sara.

 


Gentile,

dalla Sua lettera avverto la volontà di rimettersi in gioco, anche se, come riporta, c’è qualche cosa che la sta “trattenendo”.

Mi sembra di capire come Lei e Suo marito abbiate preso decisioni di vita e di coppia molto importanti: scegliere di andare all’estero anche solo per un periodo non è un obiettivo di facile raggiungimento, ed il fatto che insieme vi siate sostenuti in questa impresa rimanda un forte legame tra di voi.

La difficoltà, da quello che scrive, appare essere nel “mettersi in gioco” in ambiente lavorativo, nonostante Lei sia ben consapevole di quelle che sono le Sue capacità e qualità. Mi colpisce come si definisca “depressa”, rimandandomi la sensazione che ci sia poca spinta a perseguire i propri obiettivi e, soprattutto, uno stato emotivo di “sconforto”.

Nonostante abbia già specificato come per motivi economici non possiate permettevi di intraprendere un percorso di sostegno, mi sento però di indirizzarla rispetto a questo.

Poiché non cita svariati elementi nella Sua lettera, mi domando quale sia stato “il punto di rottura” che l’ha portata a questo cambio di atteggiamento verso il lavoro. utile sarebbe ripercorrere ciò che Le è accaduto, in modo anche di trovare il modo più adatto a Lei per sostenerla nel riprendere le Sue attività.

Potrebbe pensare di rivolgersi, ad esempio, ad un consultorio, dove, in base alle disponibilità che hanno, possono indicarle il percorso più adatto a lei anche in termini di spesa.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.  





15 novembre 2016


salve io ho un grosso problema 

mi chiamo andrea e ho 40 anni ho scoperto di avere una figlia di quasi 24 anni ma lei non vuole parlarmi vedermi e io non so veramente che fare perche se io sono realmente suo padre io mi devo prendere le mie responsabilita ma come posso fare se lei non vuole parlarmi e vedermi io sono disperato perche non so cosa fare sul serio voi potete aiutarmi 

distinti saluti singior A


Carissimo lettore,

La voglio intanto ringraziare per aver voluto condividere con noi la Sua esperienza.

Quella del padre è una presenza fondamentale nella crescita di ciascuno di noi e, quando manca,  potrebbe procurare conseguenze nella  nostra vita. La figura paterna è un punto di riferimento etico e di traenza sociale per ogni adolescente. Se viene meno tale riferimento, se la figura paterna si offusca o se il suo ruolo diventa fragile o manca del tutto, il cammino dei figli potrebbe farsi incerto, provocando in loro inquietudine e smarrimento.

Il padre rappresenterebbe un “porto sicuro” per la crescita psicologica, affettiva e spirituale dei figli e nella costruzione della loro identità.  Sia nei maschi che nelle femmine contribuirebbe a creare stabilità, affettività e sicurezza. Si è anche dimostrato come tale assenza, a livello psicologico produrrebbe nella personalità del figlio una lacerazione del proprio sentimento di appartenenza e un vuoto nei processi di identificazione così necessari per maturare.

E’ un rapporto molto delicato, che può influenzare in maniera determinante la personalità, il carattere e le scelte di vita di una donna e nello sviluppo psico-affettivo delle bambine, la figura paterna sembra ricoprire un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità di genere femminile. Il padre, di fatto, rappresenterebbe il primo rapporto con il “maschile”.

Nel Suo caso, il rifiuto che probabilmente sta sperimentando Sua figlia in questa scoperta di un padre finora sconosciuto, potrebbe essere causato proprio da quelle difficoltà incontrate nel corso della crescita, e quindi al disagio provato nell’essere stata privata del riferimento di cui probabilmente necessitava per non sperimentare quell’incertezza. Spesso quando si ritrova un padre in età adulta si possono provare emozioni negative e confusione, che possono portare ad allontanare e rifiutare qualsiasi contatto con la persona che si può ritenere “colpevole” di tutto questo.

In un primo momento potrebbe essere necessario accettare questo silenzio e rigetto da parte di Sua figlia e farLe capire che comprende empaticamente le Sue emozioni.

Forzare un rapporto che inizialmente potrebbe rappresentare uno scoglio duro da superare, potrebbe determinare ulteriore disagio e senso di costrizione.

Potrebbe provare ad entrare a piccoli passi nel contesto e nella quotidianeità di Sua figlia, facendoLe comprendere che si sta mettendo nei Suoi panni, riducendo i contatti e le richieste di incontro, per permetterLe di adattarsi a questa nuova situazione in maniera progressiva ed accettare di farLa entrare nella Sua vita gradualmente.

Potrebbe poi in seguito essere d’aiuto ad entrambi iniziare un percorso di psicoterapia con l’ausilio di un professionista che possa accompagnarvi in questa fase delicata di accettazione, condivisione e di scoperta dell’altro.

Cordialmente La saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini

 


14 novembre 2016

Salve sono emily ho 23 anni. Sono fidanzata da 8 anni è sposata da 2. ho un problema enorme e non so come fare. Siamo entrambi molto innamorati Escludo completamente il tradimento. Ma Non vuole che io esco da sola e non ho amiche e non vuole che i suoi amici mi vedano e lui però esce tutto il giorno.mi sento inutile e insicura Ho bisogno di conferme e di gesti che mi fanno sentire la più importante però per lui viene sempre la mamma prima di me.Di conseguenza io sono troppo gelosa di lui anche se vedo che parla con sua mamma. Anche i miei suoceri mi rendono la vita impossibile e quindi mettono in testa a mio marito che se vuole uscire la sera esce senza me perché altrimenti mi prendono per una poco di buono. Questa cosa mi ha fatto peggiorare al punto tale da obbligare mio marito a stare 24 h con me e non vede più gli amici. Lui dice che il problem sono solo io che i suoi hanno ragione è che questa gelosia mi ha rovinata e che sono malata di mente.Sono disperata da non voler più vivere. Lui è tutto per me


Cara Emily, dalle sue parole colgo il forte stato di sofferenza che sente.

Lei descrive la relazione con suo marito come quella fra due innamorati ma mi sembra di capire che l'amore che vi unisce è fatto di possesso ed esclusione come se ciò che vi tiene assieme fosse o essere tutto per l'altro o niente. Non sembra esserci una via di mezzo. Dalla sua lettera descrive il suo stato d'animo piuttosto pesante. Io le consiglierei di rivolgersi ad un servizio, come il consultorio, della sua Ulss dove poter trovare uno spazio di ascolto, magari assieme a suo marito. 

Saluti.


Dr.ssa Giovanna Stecca

 


Buongiorno 
il mio compagno di 45 anni è nato in un paese di mare che dista 1 ora e mezzo di macchina da dove abitiamo in settimana 
Da circa 20 annni però durante la settimana vive, per necessità lavorative, lontano da questo paese. 
Quello che mi preoccupa da sempre è il fatto che lui si senta davvero a casa solo ed esclusivamente là. 
I suoi genitori anziani vivono là, il suo sport preferito (golf) lo vuole svolgere là, il mare è per lui necessario per essere felice e ricaricare lebatterie per la settimana. 
Da 2 anni abbiamo un piccolo appartamento per conto nostro: da aprile a settembre è anche per me una gioia andare al mare ogni week end. Adoro quella casa e ci sto benissimo. 
Il problema è che per lui andare là è necessario anche per tutti i week end invernali. 
Nel paese dove abitiamo durante la settimana per lui non c'è nulla da fare, nulla di bello, nulla che lo renda felice. 
Non andare al mare è per lui impensabile, invece io vorrei avere un po' di tranquillità in inverno e fare delle cose anche qui, incontrare amici, andare ai mercati. 
Ogni volta che chiedo di rimanere qui lui mi dice che quello che posso fare qua io lo posso fare la ( ma non è vero) mentre per lui non è così. 
Che c'è chi pagherebbe per essere sempre al mare e invece io mi lamento. 

Io invece vorrei smettere, almeno per qualche mese, di avere sempre le valigie in mano. 
Io sono nata nel mio paese e a volte mi manca passarvi del tempo 

Ora sono ancora più preccupata perchè aspetto un bambino ed ho il terrore che nemmeno questo evento sarà in grado di farlo sentire "a casa" e sereno nel posto dove abitiamo. 
Ho paura che pretenda che anche il piccolo faccia ( magari da appena nato!) la vita da nomadi che facciamo noi. 

Come posso aiutarlo? 
Dove si trova la chiave di lettura di questa incapacità di mettere radici lontano dal luogo di origine? 
Aggiungo che il mio compagno è molto spesso e da sempre all'estero per lavoro, si definisce a volte un cosmopolita randagio, forse per questo ha tutto questo bisogno di essere ancora alle sue origini?? 
E' possibile che con la nascita del figlio trovi "pace" ed equilibrio anche nel posto dove abitiamo? 

 

Cara lettrice, grazie per averci scritto.

Comprendo le sue perplessità. Mi pare di capire che il mare, luogo tanto amato da suo marito disti solo

un’ oretta e mezza da casa vostra. Mi pare di capire che siate abbastanza vicino e che per suo marito il mare sia un luogo di pace e di equilibrio mentale e fisico, un posto dove poter ricaricare le batterie.

Poter staccare dal caos della vita quotidiana, i rumori della città è un elemento riconosciuto come fondamentale per essere maggiormente resistenti allo stress ed affrontare con più risorse le difficoltà che si possono incontrare nella vita. Poter andare al mare o svolgere una gita il fine settimana penso sia una bella esperienza da condividere con tutta la famiglia. Molte sono le famiglie che portano in montagna o al mare i bambini appena possono per poter dare ai figli la possibilità di respirare aria non inquinata da troppo smog e polveri sottili, condividere insieme una giornata diversa o poter visitare e conoscere il paese di origine di uno dei genitori. L’andare a vivere lontano dal proprio paese o città non è facile soprattutto se in quei luoghi vi è anche la famiglia d’origine cioè i futuri nonni di vostro figlio. I nonni sono figure familiari molto importanti

La nascita di un bambino è un momento importante e delicato. Il senso della genitorialità è un processo di crescita cioè non è automatico solo perché sta per nascere il bambino. Per qualcuno è più facile di altri.

A volte potrebbe creare anche maggiore ansia per il nuovo ruolo che si andrà a ricoprire, nuove responsabilità e priorità ma senza rinunciare al proprio benessere, al potersi ritagliare un piccolo momento per sé.

In questo momento particolare di “attesa” cercate di capirvi, giungere anche a piccoli compromessi per poter a volte accontentare lei e altre volte il futuro papà.

Dott.ssa Sabrina Laccu




09/11/216


Buonasera,

 vorrei esporre un problema che si è presentato quest’anno in cui mio figlio di nove anni dopo tre anni di calcio con cambio di mister è progredito con la specializzazione nella tecnica del gioco e la passione man mano è aumentata anche se è sempre stata grande da sempre.

L’anno scorso era considerato il giocatore migliore della squadra, stiamo parlando di bambini ovviamente ma questo perdire che è stato selezionato per proseguire il percorso sportivo con la società.

Nel gioco è sempre stato presente nel campo e molto propositivo nel giocare senza paure Ora dopo un mese dall’inizio del nuovo anno ci ritroviamo un bambino che ha paura di aprire la borsa del cambio per non essere sgridato se gli manca qualcosa (la linea di condotta dell’allenatore è questa, gli altri non sono così) non lo fa giocare alle partite e anche negli allenamenti lo mette con “l’altro gruppo” e lo coinvolge pochissimo.

 Lui giocava da attaccante e faceva spesso goal, ora viene messo fascia laterale per 10 minuti a partita di cui due minuti da attaccante.

 Quando un allenatore si trova dei nuovi bambini riceve sicuramente un feedback dal precedente, per cui non capisco come faccia a capire come può giocare se non lo mette quasi mai in campo.

Lui, come altri bambini (lo so da altri genitori) è inibito nella strategia di gioco, perché ogni qualvolta “sbaglia” viene ripreso severamente e allora si sente limitato nel prendere iniziative

 

Il mio bambino era una farfalla in campo ora non ha più stimoli perché la persona che dovrebbe fargli da tudor e cui avere estrema fiducia gli gira le spalle, se non c’è complicità con l’adulto che dovrebbe istruirli coinvolgerli e creare unità di squadra, come si fa poi a pretendere che in campo si sia brillanti e vincenti?

 

Noi genitori non possiamo replicare perché ci hanno detto che non dobbiamo interferire con l’allenatore ma non abbiamo mai messobocca sulle metodiche educative fino a che queste sono state stimolanti, di team e non di parte, ora che vediamo che ancor primache lui si renda conto delle potenzialità di ciascuno di loro, si perde su un’educazione rigida e compatta valida più per degli adulti agonisti che per dei bambini in crescita, sentiamo la necessità di capirci qualcosa, perché specialmente all’inizio un mister dovrebbe prendersi del tempo per analizzare ciascun bambino per capirne attitudini, capacità e potenzialità, non tarparli da subito

 

Un bambino se non si sente coinvolto, facente parte del gruppo, se qualche volta non viene elogiato dal suo punto di riferimento come fa a continuare ad amare il suo sport preferito?

 

Cosa devo fare?    

 

Gentile lettore/lettrice,

lo sport è un aspetto molto importante nel bambino, soprattutto a quest'età perchè gli permette di stare a contatto con i suoi pari, gestire le difficoltà, socializzare e confrontarsi con i suoi coetanei.

Può capitare, come in questo caso, che si possano incontrare delle difficoltà relative alla gestione della relazione con i compagni di squadra e/o l'allenatore. Situazioni che sono del tutto normali

Tuttavia, comprendo perfettamente la tua preoccupazione che mi pare di aver capito sia relativa alla possibilità che tuo figlio, spinto dal fatto che si senta escluso, poco gratificato, poco stimolato, possa abbandonare quello che è stato finora il suo sport preferito. 

Bisognerebbe cercare di capire le motivazioni che stanno alla base del cambiamento di atteggiamento dell'allenatore. Quindi io ti consiglio di parlare con lui, nonostante non voglia interferenze da parte dei genitori, per metterlo al corrente della situazione frustrante che sta vivendo tuo figlio, che influisce negativamente sulla sua prestazione e che compromette il proseguimento dell'attività sportiva.

Ti consiglio di farlo con molta tranquillità, manifestando all'allenatore la tua preoccupazione in quanto genitore e il tuo desiderio di capire. Vedrai che sarà comprensivo e saprà trovare una soluzione!

 

Dott.ssa Manganaro Clelia



02/10/216

Salve, sono una ragazza di 23 anni.

Ho una sorella di 16 anni, e spesso spio il suo cellulare per controllarla, non perchè non mi fidi di lei, semplicemente perché tendo ad essere protettiva nei suoi confronti, e visto che è un'adolescente preferisco sapere quello che fa. Qualche giorno fa, spiando le sue chat, ho trovato delle conversazioni che mi hanno lasciato senza parole: chattava con diversi ragazzi chiedendo loro esplicitamente di assumere degli atteggiamenti provocanti, di farla eccitare e di mandarle varie foto. Ad un ragazzo ha anche mandato delle sue foto mezza nuda.

Premetto che io e mia sorella abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, ma proprio in questo periodo, a causa di un litigio banale, lei non mi rivolge la parola da giorni, quindi non so come parlarle. Mia sorella mi racconta sempre tutto, certo non sarebbe mai arrivata a dirmi queste cose, ma sono rimasta sconvolta da questo suo atteggiamento, perché non pensavo fosse così irresponsabile e che potesse arrivare a questo. Cosa posso fare per parlarle non facendole capire che ho letto le chat? E soprattutto, come posso affrontare l'argomento per cercare di farle capire che sta sbagliando? 

Grazie



Gentile lettrice,

comprendo in pieno la sua preoccupazione, vista la giovane età di sua sorella e quanto spesso accade con l'utilizzo delle chat in internet e ritengo che parlarne con lei sia la cosa più utile. Capisco che non vuole passare per la sorella che la spia e la controlla, ma non le serve tenersi dentro queste preoccupazioni. Provi a vedere sua sorella non solo come una bambina da proteggere e controllare, ma una giovane donna con cui poter parlare dei propri vissuti, di come sta lei, provi quindi a sentire solo la sua preoccupazione, se arriva solo questo vissuto sua sorella non si sentirà spiata o controllata.

Vorrei, inoltre, soffermarmi su un aspetto che mi ha colpito e cioè il fatto che proprio in questi giorni si è trovata a guardare le sue chat, come mai solo ora? Mi chiedo se questo comportamento possa essere legato al vostro litigio e alla conseguente chiusura di sua sorella. Un'altra domanda da porsi è che cosa sta succedendo nelle vostre vite, in famiglia? Questo aspetto, come vede, rimanda a temi più ampi che riguardano sia voi due che la vostra famiglia.

Rispetto al vostro rapporto, da quel poco che mi scrive, mi viene la fantasia che voi abbiate stabilito dei ruoli complementari per cui lei è la “protettiva” e sua sorella “è quella da proteggere”. Se lei è la sorella protettiva l'altra è la sorella da proteggere e in questo modo se lei non ha più nessuno da proteggere si attivano preoccupazioni ed ansie, che potrebbero anche ingigantire quanto effettivamente accade. Inoltre mantenendo questi ruoli, sua sorella si sentirà sempre quella da proteggere a cui non viene data fiducia. Mi permetto di fare questa osservazione perché i gesti di sua sorella potrebbero anche essere letti come richieste di attenzione, ma non so appunto quanto sta accadendo nelle vostre storie personali e familiari.

Questi spunti di riflessione potrebbero aiutarla anche ad affrontare in modo più adeguato e sereno l'eventuale dialogo con sua sorella.

Se desidera esplorarli meglio sarò ben lieta di ascoltarla.

La abbraccio calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo


Sono Marta   Ho  42 Anni

 Sto Scrivendo Per Avere Un Parere Da Un Esperto A Volte Trovandosi Dentro Non Si Riesce A Capire Bene  ,Che Sono Molto Confusa

 Ho Conosciuto Una Persona Dove Per Circa  6 Mesi Abbiamo Parlato E Ci Siamo Conosciuti Per Telefono Luii Si Definiva Innamoratissimo Che Non Aveva Mai Provato Simile Sensazioni 

 Voleva Che Io Mi Trasferissi Da Lui  Era Molto Attratto Da Me,Con Progetti Di Futuro Insieme.

Dato Che Per Problemi Di Lavoro Eravamo Costretti A Star Lontano Appena Possibile Ci Siamo Visti  Per La Prima Volta Contavamo I Giorni Avevamo Paura Di Non Piacerci E Invece E  Sensazioni Sono State Confermate Ci Siamo Piaciuti Ancor Di Più.

 Una Settimana Trascorsa Insieme  Favolosa ,Dopo I Sintomi Non Si Fa Più Sentire Quando Chiesi Spiegazioni La Risposta E Che E Confuso Ha Paura Di Innamorarsi Perche In Passato  

Tradito Dalla Convivente,Si Definisce Instabile Che Non Sa Mantenere Relazioni Importanti,Ha Paura Della Lontananza  E Che Tutto Possa Finire Anche Se Io Ero Disposta Ad Un Futuro Trasferimento.

 Ora Sono Confusa Non Riezco A Darmi Una Motivazione Valida E Uno Dei Casi Di Narcisismo Da Parte Sua?Mi Sembra Di Aver Davanti Un'altra Persona Da Innamorato Pazzo A Non Farsi  

 Più Sentire A Dire Che Meglio Chiuderla Qui Perche' Non Vuole Illludermi   E Si Sente Di Essere Stato Una Delusione  Nei Miei Confronti,Non Sa Spigare Bene Neanche Lui Questo Blocco 

 Ad Un Ceto Pinto Non Ha Sentito Più Quello Che Sentiva Prima Perche Preso Da Mille Domande

 Grazie


Gentile Sig.ra Marta,

 Esistono diversi tipi di attaccamento e di modelli relazionali. La conoscenza di una persona e le fasi dellinnamoramento passano tuttavia attraverso uninterazione reale tra due persone fisiche, dove la comunicazione verbale e non verbale, insieme alla condivisione di attività concrete, di diverso tipo, aiutano probabilmente a conoscere progressivamente la natura della persona con cui interagiamo.

 Forse in qualche modo linterazione virtuale prolungata permette a certe persone con difficoltà relazionali di creare un semblant di relazione nella quale forse il contatto e linvestimento psico-sociale sono per loro una fonte di disagio o in qualche modo rappresenta un problema dovuto a una serie di motivi psicologici e personali. Mi chiedo se uninterazione prolungata in contesto virtuale possa innescare un sentimento di innamoramento autentico e duraturo?

Ora Sono Confusa Non Riesco A Darmi Una Motivazione Valida E Uno Dei Casi Di Narcisismo Da Parte Sua?

Mi chiedo se forse in questa situazione non sia più opportuno per lei focalizzarsi sulle sue reazioni, sulle sue modalità relazionali e comunicative, comprendere cosa cerca e desidera in una relazione sentimentale al fine di conoscersi sempre di più e avere una chiave di lettura supplementare sulle sue esperienze ?

 Cordiali saluti,

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo

 

 


27 ottobre 2016

Buonasera, mi chiamo Claudia e ho 40 anni. Sto attraversando un periodo di confusione e tristezza. Ho vissuto un'adolescenza difficile in quanto sono stata vittima di quello che oggi viene definito bullismo. Tutti mi deridevano perché ero brutta e grassa. Nessuno mi ha aiutato. Ho cercato di tirarmi fuori da sola. Nessun fidanzatino e nessuna amica. Mi sono buttata nello studio e mi sono laureata. Ho collezionato alcune storie con uomini che mi prendevano solo in giro. 

Dopo ho incontrato il mio attuale fidanzato, forse non è stato amore a prima vista però lui è molto bravo e non mi prende in giro. Io però continuo a vedermi brutta e inadeguata per questo mondo. 

Due mesi fa invece conosco un giocatore abbastanza famoso di serie A. 20 anni meno di me. Bello. Ci vediamo e facciamo l'amore. Tutti e due sappiamo che è solo per una sera. 

Ora però mi sento strana. Come se non mi riconoscessi più. Come se dentro di me una parte dicesse "vedi non sei così brutta" e un'altra che invece si vede sempre un mostro grasso e deriso da tutti. 

Sono davvero confusa.

 

Gentile,

dalla Sua lettera avverto la “confusione” di cui parla.

Essere stati vittima di bullismo, soprattutto in un’età delicata come quella dell’adolescenza, è sicuramente un evento che “segna” il proprio sentire ed il modo in cui ci si percepisce. Di fatti, come Lei stessa ha detto, si ritiene “brutta e grassa”, facendo emergere come abbia ina certa “idea” di sé stessa.

L’episodio di cui parla sembrerebbe aver “rimesso in discussione” quella che è l’opinione che ha di sé, portandola anche a dire “vedi che non sei così brutta”.

Poiché sta emergendo in lei anche questa parte, mi chiedo se non sarebbe disposta ad intraprendere un percorso, anche breve, di sostegno psicologico, al fine di esplorare questo nuovo aspetto di sé stessa. Ciò anche per “integrare” le parti che sente “brutte” con quelle che, invece, risultano essere “belle”.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli. 


24 ottobre 2016

Buongiorno mi chiamo eros e ho 26 anni.

La mia domanda forse non ha nulla a che fare con un disturbo psicologico, sarà che sono nostalgico e tutto ciò amplia i miei comportamenti.

MA ANDIAMO AL SODO.

Vorrei capire perché e se nella psicologia ha un nome.

io preferisco tornare su un luogo di un evento, per rivivere dentro me ciò che è accaduto anche se nn mi coglie in prima persona, piuttosto che vivere il momento stesso. cioè tra scegliere lo guardo dal vivo o lo vivrò senza nessuno nei miei ricordi, preferisco la seconda opzione.

RINGRAZIO CHI HA LETTO QUANTO SCRITTO.SALUTI

 

Gentile Signor Eros,

innanzitutto La ringrazio per averci scritto e condiviso con noi la Sua esperienza.

Per ognuno di noi il passato è una base importantissima, che ci aiuta ad imparare e andare avanti, mentre il futuro ci fa pianificare e raggiungere i nostri obiettivi, motivandoci per ottenere quello che desideriamo. Invece, vivere nel momento attuale, nel presente, non è sempre facile: la nostra mente potrebbe essere satura di pensieri, di rimpianti passati e di ansie inerenti agli eventi futuri, e di conseguenza potrebbe essere troppo faticoso e gravoso goderci il presente.

Vivere ancorati al passato potrebbe farci perdere le cose belle che si verificano nella nostra vita di tutti i giorni. Non c’è nessun problema, né qualcosa di sbagliato, nel ricordare momenti intensi che abbiamo già vissuto, nell’ immaginare una vita ideale, o viaggiare con la mente in situazioni che non abbiamo sperimentato in prima persona, ma potrebbe essere disfunzionale proiettarci continuamente nel passato. Non assaporare il “qui ed ora”, la realtà che si presenta, oppure considerare una decisione passata come la causa di un malessere presente, potrebbero portarci a vivere in modo sbagliato.

Guardarsi sempre indietro e stabilirsi nel passato potrebbe diventare a lungo andare una vera e propria paura del presente, del futuro della vita, dell’ignoto ed in questo modo farci appigliare ancora più saldamente al passato, proprio perché lo si conosce e ci dà sicurezza. Si potrebbe cercare di affrontare le giornate compiendo dei piccoli gesti che ci aiutino a rimanere nel presente, aumentare la nostra consapevolezza con esercizi di meditazione, compiere delle azioni cortesi non programmate e prestare attenzione a dei segnali che ci riportino al momento presente. Dedicare più tempo a noi stessi, uscendo dagli schemi della routine, magari concentrandoci su delle attività piacevoli o su qualche passione che non coltiviamo più, potrebbe aiutarci a dirigere più facilmente il nostro focus a quello che abbiamo di fronte ai nostri occhi. Potrebbe farsi aiutare da un professionista ad iniziare questo percorso, affinché possa accompagnarla passo dopo passo ad apprezzare sé stesso nella sua totalità.

Un caro saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini


18 ottobre 2016

Buongiorno, sono una donna divorziata di 49 anni, ho una figlia che ne ha 17, sono disperata perché non so più cosa fare. Mia figlia è una bellissima ragazza (tutti mi fanno i complimenti per la sua bellezza) ma, lei non si piace quasi mai, ha avuto un periodo verso i nove anni in cui era un po' in sovrappeso e per questo veniva presa in giro dai suoi compagni, adesso ha una siluet perfetta ma lei continua a dire che è obesa e che si vede grossa (pesa cinquanta chili scarsi ed alta circa 1,57) da qui nasce il bisogno di shopping compulsivo, direi, perché dice che ha bisogno di comprare continuamente per vedersi bella. Io ho un solo e modesto stipendio con cui faccio fatica a vivere, ma lei continua a chiedere e chiedere. Cerco sempre di accontentarla perché vedo che soffre, ma non ne posso più, ad ogni no corrisponde un suo malessere e a scenate tragiche. Lei dice di capire la mia difficoltà ma che non riesce a fare a meno dello shopping. Nello stesso tempo continua a fare di tutto con i suoi capelli che erano bellissimi ma che sta rovinando. Per finire ha anche la fobia del vomito, o per meglio dire ha il terrore di vedere qualcuno che vomiti. L'ho mandata anche per un periodo da uno psicoterapeuta, ipnotista, ma non è servito a nulla, i suoi problemi persistono. Io non so cosa fare, se faccio bene o faccio male ad accontentarla, chi mi sta attorno dice che non ho polso con lei perché dovrei essere più ferma, ma a me fa male vedere che quando va in crisi soffre davvero, capisco che non sono solo capricci i suoi, e questo mi fa davvero male. Vorrei un consiglio su cosa fare e come dovermi comportare.

Grazie

Stella

 

 

Gentile Sig.ra, Stella

 

La ringrazio per aver condiviso insieme a noi la sua situazione. Mi sembra di percepire una certa sofferenza anche da parte sua per la situazione e la relazione che intrattiene con sua figlia.

 

Sicuramente sua figlia sembra dimostrare un certo disagio che appare anche in un periodo particolare della sua vita (ladolescenza) e forse anche in un contesto familiare magari nel quale rappresenta grande parte della figura educativa e referenziale.

 

Probabilmente un aiuto professionale come giustamente lei sembra aver proposto a sua figlia sembra essere unottimo inizio per aiutarla ad uscire da una situazione di disagio psicologico. Sua figlia era daccordo e ha accettato volentieri di consultare uno specialista? Quale era il grado di motivazione e di accettazione di sua figlia rispetto a questo percorso di aiuto psicologico? Quanto tempo è durata la psicoterapia? Lavete interrotta? Per quale ragione non è più andata? Non li piaceva il terapeuta e/o non aderiva alla terapia messa in atto?

 

Ci vuole tempo e costanza al fine di notare cambiamenti significativi in una persona soprattutto quando si tratta di unadolescente con difficoltà di questo tipo. Mi chiedo se non sarebbe opportuno rivolgersi a un altro psicoterapeuta specializzato nelladolescenza con il consenso di sua figlia?

 Inoltre mi permetto di chiederle, sua figlia a delle amicizie? una vita sociale? Frequenta qualche attività/corso ricreativo/creativo/sportivo/artistico? Magari sarebbe benefico per sua figlia investire tempo e energie in unattività di suo gradimento nella quale possa sviluppare capacità psico-sociali e dove si possa sentire apprezzata e competente? Questo permetterebbe di sviluppare laera socio-relazionale e creare interessi nuovi che possano in qualche modo aiutarla, insieme a un percorso di psicoterapia e a nuove modalità relazionali e comunicative madre-figlia, a creare un cambiamento significativo, attenuando probabilmente il suo malessere e anche e soprattutto quello di sua figlia.

 Mi chiedo inoltre se condividete momenti particolari insieme dove entrambe traete piacere e soddisfazioni ma che non nascondo dal bisogno esclusivo di una delle due, dove una impone e laltra accontenta e asseconda come magari può succedere con la situazione dello shopping? Forse sarebbe importante creare dei momenti di condivisone piacevoli di interesse comuni per creare nuovi contesti nel quale sviluppare nuovi aspetti nella relazione madre-figlia?

 Spero esserle stata di aiuto, nella speranza che possiate ritrovare entrambe un equilibrio e un benessere psicologico e relazionale soddisfacente, le auguro un buon proseguimento e la forza di intraprendere le giuste decisioni per permettere i cambiamenti desiderati.

 Cordiali saluti

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


Buongiorno,mi chiamo Anna,ho 27 anni.Vi scrivo per chiedervi aiuto riguardo un senso di colpa che non riesco ad ovviare..

Sono pochi giorni che la mia storia è finita,dopo 5 anni il mio ragazzo mi ha lasciato per incompatibilità caratteriali e feelling perso a livello sessuale...io ho avvertito questa crisi molto prima di lui tanto che mesi fa gli ho fatto presente dei miei dubbi e durante l'anno ho avuto una corrispondenza per chat con un altra persona,per me era momento di evasione,non so come spiegare..però allo stesso tempo tenevo molto al mio ragazzo allora ho fatto di tutto per portare avanti la storia..

Una sera mesi fa mi trovavo in un bar con il mio ragazzo e degli amici,il ragazzo della chat era li(ragazzo con cui tra l'altro ho avuto una storia di un mese 10 anni fa)...usciti dal bar si era fatto tardi il mio ragazzo mi chiede se volessi fare ancora un giro io dissi di no,speravo che tornata a casa il ragazzo della chat mi contattasse per vederlo e cosi fu mi contattò,mi chiese di vederci e venne dietro casa chiacchierammo un oretta provò a baciarmi,io ho desistito,e gli diedi una bacio sul collo e uno sul volto..Ho continuato a sentire il ragazzo della chat senza piu vederci,intanto la mia storia continuava con una crisi di base,ma ci volevamo bene allora abbiamo portato avanti.Volevo raccontare al mio ragazzo della chat,dell'incontro ma non avevo mai il coraggio,pensavo che discolpandomi la mia storia avrebbe ancora potuto avere una chance...

ma ad oggi lui mi ha lasciato,i primi giorni ho sofferto,insonnia,mancanza di appetito poi mi sono ripresa pensando che è stata la cosa migliore in quanto questa crisi io non la volevo vedere,mi volevo illudere che andasse tutto bene..adesso però porto con me il senso di colpa di aver visto quel ragazzo della chat e quindi di aver fatto un torto a quello che è il mio ex ragazzo,e a cui adesso non so se avrebbe piu senso raccontare l'accaduto..come feci ad arrivare  a tanto,mi sento un mostro..grazie in anticipo

Gentile Anna,


spero di aver capito bene la Sua domanda: ci chiede se è il caso di dire all’ex fidanzato che lei ,durante la relazione con lui, si era vista una volta con un altro ragazzo, giusto?

In tal caso, mi verrebbe  da supporre: se crede che questa sua rivelazione sia importante in un qualche modo ai  fini di un eventuale recupero del vostro legame, lo faccia pure!  Ancor di più se lei si sente in colpa per un comportamento che ritiene sbagliato (l’incontro e l’intimità con “ il ragazzo della chat”)  e allora mi verrebbe da dirle che conviene buttare fuori il “rospo” …Io credo tutto sommato che questa rivelazione l’aiuterebbe a star meglio emotivamente, anche se lei ci comunica  che ora è in una fase di  ripresa dalla crisi. D’altro canto mi sforzo di immaginare  l’ effetto che Le  farebbe riveder il sue ex ragazzo pensando a tutte le conseguenze che le ha provocato (“
i primi giorni ho sofferto,insonnia,mancanza di appetito …”).

C’e’” solo” da chiedersi se lei è riuscita effettivamente a ristrutturare la sua vita in funzione dell’allontanamento di questo ragazzo e se lei è riuscita fondamentalmente a superare le inevitabili implicazioni emotive e psicologiche che questa perdita comporta (la cosiddetta “fase del lutto”) Potrebbe essere che questo processo si sia invece interrotto da qualche parte… in tal caso è importante diventarne consapevoli...

Cosa si porta dietro come un carico pesante?  Perché arriva a sentirsi un “mostro”, ancor più oggi che il ragazzo non sta più con Lei? Queste domande le pongo per farla riflettere sul fatto che forse queste sue paure e sensi di colpa dovrebbero essere attenzionati e anche chiariti, meglio con l’auto di una consulenza personale.

Un cordiale saluto,  Dr.ssa Alessandra Varotto


13 ottobre 2016

Buonasera mi chiamo Elisa.sto attraversando un brutto momento.sono sola.e mi sento sola.nn ho un compagno.avevo un amica che reputano grande amica.invece mi ha abbandonata proprio ora che avevo più bisogno che mai. Sono delusa dalla vita.la vita mi ha donato solo dei gran dispiacere.una tegola dietro l altra.a volte mi chiedo:dove è Gesù?



Buonasera Elisa, comprendo la sfiducia nella vita e il suo malessere. Ogni esperienza serve a rafforzarci e trarre insegnamento da essa. Mi pare di capire che attualmente sia senza compagno e si senta sola perché ritiene di aver perso la sua unica amica.

Nei momenti più difficili bisogna cercare di reagire e guardarsi intorno e cercare negli altri un aiuto. Sarebbe una buona occasione svolgere attività extra lavorative in base ai suoi gusti. Alcune persone si iscrivono in palestra o svolgono altri tipi di sport. Ci sono anche circoli ricreativi in cui varie possono essere le attività. Potrebbe rivolgersi al comune della sua città per comprendere al meglio i servizi offerti.

Mi pare di capire che il suo umore sia molto basso e potrebbe essere di aiuto rivolgersi ad un professionista della sua città. Esistono gli sportelli d’ascolto aperti a tutti o gruppi di auto-mutuo aiuto in cui persone con vissuti simili si incontrano e condividono il loro pensieri e sentimenti. Tutto questo per capire che esistono tante persone come noi. Gli uni dagli altri possiamo trarre forza ma anche nuovi modi di pensare.

Dott.ssa Laccu Sabrina



12 ottobre 2016

Buonasera, il mio problema è che mi sono sempre sentita fuori posto,iniziando dalla mia infanzia fino ad oggi che a 50 anni e con un divorzio alle spalle mi sono fidata sempre di uomini falsi.3 storie con uomini che oltre che usarmi mi hanno sempre insultata pesantemente fino a farmi perdere completamente l'autostima e la dignità. Nella mia infanzia non ho avuto quello che tutti i bambini vogliono e cioè Amore dalla mamma.il papà l'ho perso che ero piccola e mia mamma era fredda nel dimostrare l'affetto. Con me però, con i miei fratelli era più affettuosa.mi sono sposata giovanissima proprio per uscire di casa e stare bene.

Giuro che non ho mai tradito ho amato a 360 gradi e sono sempre stata una moglie e  una madre modello . nonostante questo l'amore con mio marito finì e decidemmo entrambi di lasciarci in accordo e con rispetto reciproco.a distanza di anni ho avuto 3 relazioni belle per un periodo poi scatta la gelosia e vengo pesantemente insultata.chiudo queste situazioni uscendone ferita ma in piedi.2 anni fa conosco Alex..tutti e due divorziati.a poco a poco ci siamo innamorati tanto. .invidiati da tutti.una settimana fa succede che io molto gelosa del suo passato e lui del mio litighiamo pesantemente.

E gia da qualche mese che succedeva ma non chiariva lui subito.se ne andava e messaggi su messaggi di parole pesantissime che mi hanno fatto anche pensare al suicidio da come mi aveva insultata da farmi sentire una nullità.ogni volta che rileggo quei messaggi piango disperata perché penso che nessun uomo che ama la sua donna sia capace d'insultare cosi.il giorno prima "ti amo"il giorno dopo"puttana di merda ammazzati".sono sempre stata una donna curata, mi piace vestire bene e usare i tacchi e per lui  cosi sono poco seria.Ho sempre portato rispetto per lui e l'ho sempre giustificato dando colpa alla gelosia.Oggi mi sento una persona vuota..e ogni volta che chiedevo comprensione per le mie  insicurezze anziché capire insultava ancora più pesantemente.ho paura di impazzire!


Carissima lettrice, la storia che hai avuto il coraggio di raccontarci rappresenta ormai una routine nella vita di molte donne, ma che spesso non riescono a staccarsi da questi uomini e quindi le loro storie rimangono sommerse! Ti ringraziamo quindi per esserti aperta raccontandoci la tua esperienza.

Di fronte a uomini di questo tipo, come tu giustamente hai scritto, non possiamo assolutamente parlare di amore, ma solo di rapporto malato. Una storia che si basa sulla gelosia e sulla mancanza di rispetto non ha i presupposti per andare avanti. 

Tutti noi abbiamo bisogno di serenità. La tua infanzia non proprio tranquilla ti fa desiderare ancora di più una vita serena, almeno nell'età adulta. Quindi non devi far altro che sbarazzarti di tutta questa "spazzatura" e circondarti di persone che vogliono solo il tuo bene! Rimani sempre te stessa, curati, vestiti bene, fai quello che ti pare! L'uomo che sceglierà di stare con te accetterà questo tuo modo di essere, ti amerà anche per questo e non cercherà di farti cambiare. Sii paziente, dedicati ad altro e pensa alla tua salute.

In bocca al lupo!

 

Dott.ssa Clelia Manganaro

 


Salve sono la mamma di un bambino di 11 anni, si chiama Federico, mio figlio è affetto dal morbo di Schletter al ginocchio sinistro. E' un morbo che dovrebbe sparire in pochi mesi, ma il problema non è il morbo, è il fatto che lui, per circa sei mesi, non può fare nessuna attività sportiva. Deve stare assolutamente a riposo, altrimenti non passa.

Lui faceva equitazione e nuoto, ora non può fare nulla e quindi è molto nervoso. Non so come aiutarlo psicologicamente, anche se è un bambino molto intelligente e bravissimo a scuola, ma non credo che questo basti per far comprendere ad un bambino che non può correre, saltare, giocare e fare attività sportive. Perché di questo si tratta, non fare assolutamente nulla. Passa le giornate davanti al tablet, al computer, ai giochi elettronici, dopo aver fatto i compiti.

Vorrei aiutarlo a gestire questa emozione (negativa) ma non saprei come fare, anche se gli ho spiegato tutto e gli ho detto che è una situazione momentanea e che quando è guarito tornerà a fare ciò che vuole. Tra l'altro non è la prima rinuncia che deve gestire, perché è anche un bambino allergico e quindi è stato costretto a rinunciare, per esempio a mangiare il melone e il cocomero, durante l'equitazione doveva prestare attenzione al fieno. Ma questo lo stiamo risolvendo con il vaccino. Ma per lui sono state comunque rinunce e ora si aggiunge anche questa infiammazione al ginocchio. Potete aiutarmi a darmi gli strumenti giusti per aiutarlo????

Vi ringrazio anticipatamente per la vostra disponibilità. Buona giornata.

 


Gentile,

dalla Sua lettera avverto la preoccupazione che vive per la situazione che sta affrontando, ed il desiderio di trovare delle strategie per riuscire a gestirla al meglio.

Gli “undici anni” sono un’età delicata, in cui si inizia ad affacciarsi all’adolescenza e, con essa, agli innumerevoli temi che porta, come, ad esempio, la “definizione di sé stessi”. Di fatti è con l’adolescenza che i ragazzi si attribuiscono determinate caratteristiche: “io sono / io non sono”.

Da quello che scrive mi sembra di capire come Suo figlio sia un bambino molto intraprendente, a cui piace svolgere diverse attività – equitazione, nuoto – e al momento costretto al riposo totale per una condizione di salute, fortunatamente provvisoria.

Poiché si tratta di uno stato transitorio, potrebbe sfruttare questo arco di tempo per stimolare in lui nuovi interessi. Ad esempio, una volta che ha terminato i compiti, potreste dedicarvi insieme ad un’attività: modellismo, giochi da tavola, attività creative di qualsiasi genere – dipingere, manipolare la creta, … indagando anche quali potrebbero essere i suoi interessi o eventuali curiosità che vorrebbe soddisfare.

Ritengo sia stato importante da parte Sua parlare insieme a lui di quello che sta vivendo, e la invito a continuare a farlo, anche nel corso di momenti “informali” quali la merenda o il gioco insieme, in modo che si senta libero, in caso , di esprimere e condividere i propri pensieri e le proprie preoccupazioni.

Inoltre, poiché non ne fa riferimento nella Sua lettera, mi chiedo se non abbia pensato di coinvolgere anche il papà in questo momento particolare. Sarebbe opportuno che anche lui passasse del tempo in modo “diverso” insieme a Vostro figlio, e, allo stesso tempo, che parlasse insieme a lui.

La disponibilità all’ascolto e il mostrare che ci sono svariate opportunità tra cui può scegliere potranno fare sì che questi mesi trascorrano in modo produttivo e veloce.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.  


3 ottobre 2016


Buongiorno, sono la mamma di Alessandro di 7 anni e mezzo.
Ale è sempre stato iperattivo.
Al parco giochi ha sempre dato tutto se stesso.
Quando gli abbiamo proposto un corso di nuoto a 6 anni non era entusiasta però dopo la prova e dopo i primi incontri è andato tutto bene.
quest'anno è in seconda elementare. Ha parlato tutta l'estate di arti marziali. Fuori da scuola l'anno scorso capitava che giocasse una partitella di calcio con alcuni compagni di scuola, divertendosi molto, nonostante non sapesse e non avesse mai seguito il calcio.
Adesso siamo a settembre e al rientro scuola ha voluto fare la prova di calcio, tra l'altro nonostante la mia avversione al calcio devo dire che abbiamo trovato un ambiente molto particolare e cioè di tre allenatrice donne, tre ragazze e pare un ambiente ancora sano.
Voi mi chiederete e allora?
Dato che il mondo calcio spesso si rivela una delusione....
L'ho portato per saperne di più alla prova di kung fu, ma è uscito dicendo che non fa per lui.
E' corretto, visto tutte le possibilità che offrono le varie società, portarlo a fare ancora diverse prove tipo, pallavolo, pallamano, basket ecc. e non fermarsi al primo esntusiamo?
Grazie
Saluti
 
 

Buona sera, grazie per aver scritto.

Dalla sua lettera  mi sembra che in realtà Lei non si sia fermata al primo entusiasmo,che se ho compreso correttamente, è il calcio, ma ha portato suo figlio anche alla prova di Kung fu.

Credo che ci voglia, come spesso è necessario, una via di mezzo tra il non fare alcuna lezione prova e il farne troppe. Non farne nessuna significherebbe forse essere troppo rigidi e non considerare le normali preferenze che può avere una persona per uno sport piuttosto che per un altro. Fare troppe prove forse la farebbe stare il linea con l'iperattvità con cui Lei ha descritto suo figlio, ma si rischia di dare un numero eccessivo di stimoli che rendono difficile la scelta. Visto che avete avuto la fortuna di trovare una società calcistica particolare potrebbe essere un'occasione per far fare calcio a suo figlio. Al termine dell'anno sportivo valuterete assieme se proseguire con questo sport o cambiare.
Spero di esserle stata utile.
Saluti.
 
Dr.ssa Giovanna Stecca



3 ottobre 2016


Gentile Dr.ssa,

sono una ragazza di 26 anni. Ho una curiosità su un comportamento di mio padre. Da adolescente egli ha iniziato a spiarmi mentre facevo la doccia, mentre ero in bagno e quando mi svestivo. Appena notava che andavo in bagno, apriva la porta con la scusa di non sapere che mi avrebbe trovata lì (a casa ne abbiamo due, di cui uno è vicino la sua camera da letto. Io andavo sempre nell'altro bagno per evitare). Un giorno mi arrabbiai e gli risposi che doveva bussare prima di entrare e lui reagì in malo modo, sostenendo di non aver fatto nulla di male, che anzi io avevo problemi, ecc. Aveva persino tolto la chiave del bagno. 
Col tempo non è cambiato nulla (sono solo riuscita a trovare la chiave e portarla con me ogni volta, fin quando non si è arreso e ora non entra più). 
Oggi sono curiosa di sapere il motivo alla base di quel suo comportamento.

PS Se può esservi utile, aggiungo che si tratta di una persona violenta e per niente empatica. Mi ha sempre umiliata ed offesa, ostacolato le mie scelte di vita accademiche, affettive e ora lavorative. Non solo me, ma anche mia madre, la quale purtroppo è sempre stata remissiva e succube, e mia sorella, mia "alleata". Suppongo che la mia vita sia stata condizionata da questa situazione. Spesso, infatti, scoppio a piangere all'improvviso, la mente ricorda scene violente, confusionarie, talvolta eccessive. Ciò accade frequentemente anche mentre sono in intimità con il mio fidanzato (accadeva anche con il mio ex). Sono fidanzata da 6 anni. Lui è l'opposto di mio padre, eppure mi succede di rivivere dei momenti di terrore quando sono con lui.
Secondo voi, c'è un nesso? Perché succede quando sono in intimità? Cosa mi consigliate di fare? Il mio fidanzato non sa come affrontare questi momenti. Come dovrebbe comportarsi con me? In genere mi passa se qualcuno mi distrae (mi confido solo con lui e con mia sorella).

Vi ringrazio in anticipo.

Buona giornata.

Cordialmente

Gentile lettrice,

ho letto con molta attenzione la tua lettera e mi dispiace che tu debba vivere delle situazioni che ti creano disagio. Il comportamento di tuo padre non è “tipico” di un genitore. Già dalle tue parole traspare un tuo senso di meraviglia davanti a certi suo comportamenti che lo vedono curioso di vederti mentre sei svestita. Purtroppo questa tua sensazione è legittima perché tuo padre non dovrebbe desiderare di vederti mentre non sei vestita, dovrebbe bussare prima di entrare nella stanza dove ti trovi e dovrebbe anche provare pudore anziché rabbia quando si rende conto di essere “scoperto”. Alla base del suo comportamento che ti lascia molti dubbi probabilmente c’è un rapporto anomalo con la sua sessualità che lo incuriosisce verso le figure femminili familiari. Questo suo comportamento però non deve essere al centro delle tue preoccupazioni, perché rimane in ogni caso un suo modo di vivere la sessualità, sebbene problematico, e non deve necessariamente implicare delle conseguenze su di te.

I comportamenti di tuo padre ti hanno fatto vivere degli episodi in cui tu provavi disagio e vergogna mentre eri nuda e probabilmente la tua mente involontariamente rievoca gli stessi stati d’animo quando ti ritrovi nuda nell’intimità. C’è una differenza importante che dovresti comprendere: la situazione in cui hai provato vergogna perché eri vista in bagno da tuo padre non l’avevi scelta tu, mentre la situazione in cui ti trovi in intimità con il tuo ragazzo è scelta da te, è consensuale, è legittima e dovresti sentirti libera di provare piacere anziché terrore.

Quando vivi queste situazioni di disagio in intimità dovresti concentrarti sul QUI e ORA: non c’è tuo padre con te, c’è un altro uomo insieme te che ti vuole amare e ti chiede il consenso, non ti sta spiando,  non ti devi vergognare, non stai facendo niente di sbagliato.

Spero che potrai vivere la tua intimità staccandoti dagli episodi del passato e riscoprendo un nuovo modo di lamare ed essere amata, mentalmente e fisicamente.

Dott.ssa Anna Verde


30 settembre 2016

Salve dottore, sono Sara ho 37 anni e sono qui a scriverle perché sto vivendo un momento molto complicato, non so nemmeno da dove partire per spiegarle al meglio la mia situazione; parto da otto anni fa, otto anni fa avrei dovuto sposarmi…dopo tante incertezze ed insicurezze date da tanti fattori immaturità, età ecc...capii di essere innamorata di quest’uomo che era ed è tutt’ora il mio capo…purtroppo però a causa proprio di queste incertezze, che prima della scelta mi portarono a vivere altre esperienze, il rapporto si interruppe…io non fui chiara con lui e lui non capendo il momento che stavo vivendo si trovò spiazzato tanto da non riuscire a causa della rabbia e della
ferita che io gli provocai…a portare avanti il nostro rapporto…

Così da quel momento le nostre vite rimasero collegate a livello lavorativo ma non personale…ognuno di noi continuò con la sua vita…

Dopo un pochino di tempo e di incontri sbagliati, incontrai colui che ora è mio marito…iniziammo a convivere…ed un anno fa ci sposammo…

In questi anni la presenza dell’altra persona è sempre stata fondamentale dentro me come punto di riferimento nella mia vita ma credevo e speravo di aver trovato il mio equilibrio…

Prima del matrimonio questa persona provò a parlarmi, per farmi capire che in questi anni aveva capito con tanta sofferenza di amarmi e di non poter vivere senza di me…mi spiegò che aveva sbagliato a rifugiarsi nell'orgoglio e mi spiegò che ascoltandosi nel profondo causa un episodio di malattia che io purtroppo dovetti affrontare qualche anno fa, tutto questo gli aveva fatto comprendere l'amore unico per me...in quell’occasione io fui colta da un’ondata di emozioni…

avrei voluto esternare la mia felicità, ma non potevo farlo...ho deciso di portare avanti la mia scelta...la certezza di ciò che avevo al momento e la paura di sbagliare e del giudizio mi convinsero che era giusto così…ora la situazione è complessa…con mio marito non ci sono rapporti...provo spesso a parlarne e le spiegazioni che mi vengono date sono; intanto un girare le accuse al contrario, del tipo
però nemmeno tu fai o non fai... la stanchezza, il fatto che avendo due cani impegnativi che portano via molte energie siamo sempre di corsa e non riusciamo a prenderci del tempo per noi, che data la frenesia della vita che viviamo è normale così…ecc…ecc…fatto sta che non esistono momenti di incontro…molte coccole affettuose ma mai altro…in due anni sarà successo quattro volte e senza quella passione che mi rende viva…

L’altra persona è presente...dice di amarmi …a volte penso a come sarebbe se fosse tutto diverso  il piacere lo cerco da sola e spesso pensando a questa persona…

Non capisco quali siano i miei sentimenti…da una parte una vita che ho scelto ricca di condivisione quotidiana ma non di eros…dall’altra una vita che ho lasciato andare dove so che quell’eros è vivo e presente dentro di me…

Non capisco nemmeno se io sia in grado di essere lucida ed obiettiva…

Ho paura di lasciarmi troppo condizionare dalle paure e di ciò che significherebbe affrontare un percorso di un certo tipo…

E’ come se io fossi divisa in due…una persona razionale e legata fortemente alla quotidianità che rende sicuri…ed una all’opposto…realtà e sogno…

Non so davvero cosa pensare…mi piacerebbe molto avere una sua opinione in merito…

La ringrazio tanto…

Con stima ed affetto.



Gentile,

dalle Sue parole avverto la difficoltà e la sofferenza per il momento che si trova ad affrontare.

Dalla storia che racconta, partendo dal “principio”, anni fa ha preso la coraggiosa e non semplice decisione di non sposarsi, scelta che, posso immaginare, abbia avuto una certa risonanza nella Sua vita. Ciò però denota come possegga risorse tali che Le permettono di portare a compimento decisioni anche complesse.

Per lo stesso motivo, la scelta di non intraprendere una relazione con il Suo capo ipotizzo essere stata sofferta ma “decisa”.

Rispetto alla situazione di incertezza che riferisce di vivere – il sentirsi indecisa rispetto ai due uomini che le offrono cose diverse – mi colpisce come scriva di avere delle difficoltà nell’intimità con Suo marito. Solitamente, all’interno della coppia, quando si abbassa il desiderio sessuale, ciò può essere ricondotto ad una difficoltà relazionale all’interno della stessa.

Mi sembra di capire come, nella quotidianità, la Vostra vita insieme sia soddisfacente, e che le problematicità sono a livello di “eros”, come lei stessa ha detto.

Poiché non lo specifica, mi sono domandata se, nella Vostra vita insieme, sia sempre stato così o, in seguito a qualche eventi, ciò sia cambiato. Questo per riuscire a focalizzare anche un eventuale punto in cui, come coppia, è sorto questo “allontanamento”.

Mi domando inoltre se si senta disposta ad intraprendere un percorso, anche breve, di supporto psicologico. Nella Sua lettera, di fatti, avverto la “complessità” – emotiva e non – della situazione che sta affrontando, e confrontandosi con i giusti modi e tempi potrebbe trovare la risposte che, in questo momento, sta cercando.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.



28 settembre 2016

Gent.mi Psicologi, 

                       sono la nonna di Giulia una bimba di 3 anni,  dolcissima, intelligentissima  (ma sicuramente tutte le nonne dicono altrettanto)  molto preoccupata per il clima fra i genitori , entrambi affezionatissimi alla bimba ma in perenne conflitto fra loro per quanto riguarda ;educazione e il relazionarsi tra loro.

Il padre (mio genero)funge da cosidetto zerbino della figlia assecondando tutti i suoi capricci, richieste, prepotenze mentre la madre, giustamente, contesta decisamente questo comportamento dando origine a furibonde litigate (in presenza della bambina).

La cosa che mi preoccupa di più è che mia figlia se la prende anche con la bambina apostrofandola con frasi tipo "sei monella, viziata, antipatica;  e che esterna in continuazione il suo nervosismo e esasperazione verso il marito. 

Da aggiungere la sua;fissazione; per la pulizia  che mette in cima alle sue priorità e che la fanno anche ritenere ;vittima; della situazione vista la mole di lavoro che si addossa.

Penso di aver   descritto  chiaramente la situazione e il mio desiderio di aiutare sopratutto mia figlia che non riesce a capire quali sono veramente le cose più importanti cioè la serenità della bambina. 

Come aiutarla? Che fare? Spero vorrete aiutarmi e vi ringrazio anticipatamente.

Gentile Sig.ra,

La ringrazio per condividere insieme a noi le sue preoccupazioni.

Ogni genitore ha un suo modo di relazionarsi con i propri figli, dettato in parte, dalla propria storia personale e familiare che spesso si tende a riprodurre. I schemi relazionali vissuti in infanzia possono quindi essere riproposti o a contrario, a volte possono modificarsi in base a una serie di esperienze socio-affettive significative.

Mi sembra di capire che lei non condivida il modo di educare e la relazione instaurata tra sua nipote, sua figlia e suo genero? Mi chiedo se lei abbia già tentato, in qualche modo, di avere una conversazione, alla pari, con sua figlia al fine comprendere come si sente, se ha qualche disagio che forse generano malessere anche nel rapporto con sua figlia?

La comunicazione e la comprensione potrebbero essere la base per un alleanza positiva e costruttiva con sua figlia e suo genero al fine di creare un clima familiare maggiormente sereno e comportamenti affettivi e pedagogici più appropriati per lo sviluppo psico-socio- affettivo della bambina.

Sicuramente instaurare un dialogo nel quale ognuno si sentirà ascoltato e non giudicato, potrebbe permettere un lavoro di introspezione e di analisi del proprio comportamento con un po’ più di distanza al fine di avviare le modifiche necessarie per la coppia, per la relazione padri-figli e la relazione con la famiglia estesa (nonna ecc.).

A volte anche il rivolgersi a un aiuto esterno e professionale come lo psicologo può aiutare la coppia in un momento delicato della vita dove possono accumularsi una serie di difficoltà che possono creare disagi (stress, lavoro, conflitti nella coppia, ruolo genitoriale, …)

Spero esserle stata di auto, nella speranza che possa al più presto ritrovare il livello di benessere psico-sociale desiderato per lei e per i suoi cari.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


26 settembre 2016

salve,  sono un uomo di 38 anni separato da 9 mesi dopo soli due anni di matrimonio. mia moglie ha 12 anni in meno di me ed il motivo principale  che mi ha spinto a chiedere la separazione è che il nostro rapporto era diventato quasi amichevole, avevo difficoltà a completare un rapporto sessuale con lei. questa cosa mi mortificava. lei è sempre stata abbastanza chiusa, vuoi anche per l'educazione avuta e per la poca esperienza passata e le sue " inibizioni" mi pesavano sempre più. la conoscenza di un'altra donna, che attualmente frequento, mi ha spinto alla decisione di lasciarla. con quest'ultima ho trovato un' alchimia ed un'  intesa perfetta. anche sotto il punto di vista caratteriale ho trovato una donna con la quale parlare, confrontarmi e condividere molte cose. ha 34 anni ed una figlia di due. con mia moglie invece era tutto molto piatto.

il problema è che ora che dobbiamo divorziare mi sono venuti dei forti dubbi. lei continua ad implorami per tornare insieme chiedendomi di provare a ricostruire il ns matrimonio e di aver capito quali sono state le sue mancanze. non so che fare, sono tra le due e non so quale possa essere la scelta migliore..il mio cuore non sa che strada prendere.  l'idea di perderla mi tormenta..mi piacerebbe anche a me dare un'opportunità al mio matrimonio ma non so se è la scelta più giusta. 
cosa ne pensate? grazie


Gentile signore,


dalla sua descrizione emerge un certo grado di sofferenza per la scelta che si accinge a compiere, quella della separazione e del divorzio. dalle sue parole sembra quasi di percepire che sia facendo il “passo più lungo della gamba”. tuttavia non sono nella condizione di sostituirmi a lei e poterle dire con sicurezza quale sarà la scelta giusta, ma la inviterei lo stesso a riflettere attentamente su questa sua decisione. 

allora le pongo alcune domande sperando di scuoterla in senso positivo affinchè lei possa compiere veramente la scelta matura che desidera, soprattutto quella dettata dal cuore.
il tormento che sente è forte a tal punto da fermarla, indipendentemente dalla presenza della nuova donna con cui dice di aver trovato

l alchimia perfetta?
le mancanze e le “inibizioni” di sua moglie sono state discusse insieme?
avete mai affrontato questi problemi sessuali che avete nella vostra intimità?

ricordiamoci che si può tentare una riconciliazione anche con l’aiuto di un consulente sessuologo, che potrebbe essere oltre che un bravo professionista soprattutto un mediatore del dialogo e di certi argomenti che sono sempre difficili da affrontare perché riguardano la nostra intimità e la nostra relazione con l’altro, che non è solo fisica ma ha delle componenti di carattere emotivo e relazionale. riflettiamo dunque sul rapporto di fiducia che si è creato con gli anni tra voi due e cerchiamo di ripartire da questo. il suo cuore le dirà poi qual’e’ la strada giusta da prendere.
un cordiale saluto e l’augurio di trovare la sua serenità,

drssa Varotto



21 settembre 2016

Salve da un po ' di tempo soffro di apatia, stanchezza immotivata, e praticamente non ho voglia di fare niente se non andare a riposare. Dopo il lavoro non riesco a pensare di poter fare altro che stare a casa. Ogni possibile attività mi atterisce, e il più delle volte devo accettare di farlo, ma  la vivo come violenza. Come posso reagire?


Gent.mo Lettore,

innanzitutto La ringraziamo per averci scritto e voluto condividere il Suo stato d’animo con noi.

Capisco quanto questa situazione possa provocarLe disagio, poichè capita spesso che quando si riducono le attività si tende a diventare sempre meno motivati, più stanchi e con meno energie, tanto da innescare un circolo vizioso che può causare un ulteriore peggioramento del tono dell’umore.

Una delle conseguenze potrebbe essere il trascurare i compiti e le responsabilità quotidiane, anche quelle più importanti, che andrebbero ad accumularsi perché non si ha la forza e l’adeguata motivazione per svolgerli: il pensare a questa crescente lista di attività mancate potrebbe provocare poi in noi un ulteriore senso di colpa.

Una delle modalità che si potrebbe utilizzare per evitare che questo si verifichi è quella di aumentare gradualmente il numero di attività piacevoli da svolgere, riconquistando in tal modo piano piano il controllo della propria vita e riassaporando di nuovo il piacere di provare emozioni positive.
Inizialmente non si dovrebbero programmare troppe attività, che necessiterebbero di troppa energia, ma partire da un piccolo compito che richieda poco tempo.
Ci si può aiutare creando un vero e proprio programma settimanale da seguire, selezionando le attività che ci piacciono di più, come per esempio un hobby che vorremmo coltivare. Man mano la lista si andrebbe ad incrementare, così come il senso di padronanza e di piacere percepito nel seguirla, aiutandoci ad uscire dalla passività.

In questo percorso può farsi supportare da un professionista, che La aiuterebbe ad utilizzare al meglio le Sue risorse personali e le strategie adeguate per superare questo momento di difficoltà.

Un caro saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini




14 settembre 2016


Buon giorno sono un ragazzo di 29 anni convivo e una figlia di 2 anni. Mia moglie e molta attaccata alla sua famiglia e a volte se ne frega anche di me. Ieri e successo che dopo un giorno che nn ci siamo visti la sera siamo andati in un centro commerciale e poi siamo andati a mangiare a casa della sua famiglia. In dieci minuti abbiamo finito di cenare e subito lei e la sua famiglia hanno cominciato a giocare a carte ed io sono rimasto in disparte.

Io li mi sn arrabbiato xke mi sn sentito solo anche se noi eravamo nella stessa stanza. Lei mi ha detto ke ho un problema nella testa xke mi sn arrabbiato. Ora chiedo un suo parere su questa situazione. E un problema della mia testa che ho questo problema? E incaso come posso risolverlo?

 

Gentile lettore,

 La ringrazio per averci scritto e per condividere insieme a noi la sua riflessione.

 Mi chiedo se lei abbia già provato a instaurare un dialogo costruttivo con la sua compagna nel quale esprimere le sue sensazioni mi sono sentito solo anche se noi eravamo nella stessa stanza, le sue convinzioni a volte se ne frega anche di me, analizzare i suoi atteggiamenti e comportamenti io sono rimasto in disparte, mi sono arrabbiato?

 Esprimere le proprie emozioni, sensazioni, desideri, paure, attese ecc. aiuta laltro a comprenderci meglio, trovando un miglior equilibrio nel rapporto perché si riesce a mettere delle parole sul proprio comportamento, sul proprio vissuto. In questo scambio produttivo laltro può a sua volta esprimere le proprie emozioni, sensazioni, vissuti, attenuando così le reciproche incomprensioni.

 A volte quando non vengono esplicitate le proprie emozioni, sensazioni, aspettative, paure, attese ecc. si possono creare delle difficoltà relazionali e comunicative con laltro, creando un mondo di convinzioni sul comportamento e le emozioni dellaltro, che possono tuttavia essere errate perché giustamente non avviene uno scambio reciproco, un dialogo, un confronto continuo.

 Forse una maggiore comunicazione permetterebbe di rivedere certe convinzioni che forse creano malesseri (volte se ne frega anche di me)?

Inoltre riflettere sui propri comportamenti e sul messaggio verbale (le parole) e non verbale (come rimanere in disparte, non parlare, i gesti) che si trasmette allaltro, permette di comprendere meglio le reazioni, comportamenti e atteggiamenti degli altri rispetto a noi stessi.

Notiamo in questo modo che abbiamo un ruolo attivo nella relazione con laltro. Comprendere in modo obbiettivo e consapevole limpatto e leffetto del nostro comportamento sullaltro aiuta poi a produrre i giusti cambiamenti dentro di noi e nellaltro al fine di ripristinare eventualmente certi equilibri che possono anche essere modificati da diversi elementi (nascita di un figlio, lavoro, difficoltà economiche, vita sessuale, conflitti)

Spero esserle stata di aiuto, nella speranza che al più presto possa ritrovare lequilibrio che cerca nella sua vita sentimentale e familiare, cordiali saluti.

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


09 settembre 2016

Parere: da piccola ho subito umiliazioni da parte della mia insegnante quando non capivo in materia scolastica ciò che mi veniva spiegato, in età adolescienziale confidai cio ai miei compagni, che deridendomi mi chiamarono ritardata, ora a 47 anni ho avuto una promozione a livello lavorativo, ho attacchi di panico quando il mio collega mi deve spiegare il lavoro, cosa posso fare? Grazie mille


Cara lettrice, 

le umiliazioni subite durante l'infanzia e l'adolescenza possono avere delle conseguenze negative sul benessere psicofisico, sulla formazione

del carattere e sull'autostima. Di conseguenza, molto probabilmente i sui attacchi di panico sono da attribuire proprio a quello

 che ha subito da piccola e da adolescente, portandola a non avere uno sviluppo equilibrato e sentire ogni volta il peso di un' ansia

da prestazione che la porta a temere il giudizio altrui. Capisco il suo stato d'animo e il suo malessere, ma provi a pensare che se le hanno

 dato una promozione un motivo ci sarà! Lei ha meritato questa promozione!

Gestire gli attacchi di panico, purtroppo, non è facile se non si ha un sostegno...quindi se non l'ha ancora fatto le consiglio di consultare

 un professionista (psicologo o psicoterapeuta) che possa aiutarla a gestire e, gradualmente, a superare il problema.


In bocca al lupo!


Dott.ssa Clelia Manganaro

  

06 settembre 2016

Buon giorno sono un ragazzo di 29 anni di Paternò in provincia di Catania convivo e una figlia di 2 anni. Mia moglie è molto attaccata alla sua famiglia e a volte se ne frega anche di me. Ieri è successo che dopo un giorno che non ci siamo visti la sera siamo andati in un centro commerciale e poi siamo andati a mangiare a casa della sua famiglia.

In dieci minuti abbiamo finito di cenare e subito lei e la sua famiglia hanno cominciato a giocare a carte ed io sono rimasto in disparte. Io li mi sono arrabbiato perché mi sono sentito solo anche se noi eravamo nella stessa stanza. Lei mi ha detto che ho un problema nella testa perché mi sono arrabbiato. Ora chiedo un suo parere su questa situazione. È un problema della mia testa che ho questo problema? E in caso come posso risolverlo?

 

Gentile,

da quello che scrive mi sembra di capire come la difficoltà che si trova ad affrontare riguardi il modo in cui è gestito il tempo passato insieme alla famiglia della Sua compagna.

Questa è una criticità comune a molte coppie: di fatti, quando si crea un nuovo nucleo famigliare, come nel Suo caso, le relazioni inevitabilmente cambiano anche con le rispettive famiglie di origine ed, auspicabilmente, mutano esse stesse.

Dalle Sue parole percepisco come mei momenti di convivialità, come l’esempio da Lei stesso riportato, si senta “messo in disparte”, o comunque non coinvolto nell’attività fatta.

Rispetto a questo, poiché non lo specifica, mi domando se tale vissuto sia relativo al tipo di passa tempo svolto o se, in generale, viva questo stato d’animo nelle situazioni a “famiglia allargata”. Se si trattasse della prima ipotesi, mi chiedo se non potrebbe Lei stesso proporre qualche cosa da fare – magari un hobby da lei coltivato. Oppure, se si trattasse dell’ultima supposizione, se ne ha parlato con la Sua compagna, condividendo con Lei come si sente ed il Suo desiderio di trascorrere assieme più tempo.

In questi casi è auspicabile mantenere aperto il canale della comunicazione, confrontarsi e condividere quelli che sono i rispettivi sentire, in modo anche da capire il punto di vista dell’altro.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.  


02 settembre 2016

Buonasera, 
mi chiamo Bea, ho 24 anni e vivo una costante situazione di ansia e paura.
Il mio linguaggio non è molto buono, ma prego perdonarmi perché non sono italiana.
 
Ai tempi del liceo ho commesso una serie di errori, allorché incominciavano le mie prime esperienze coi ragazzi. Credevo di fare bene, che ognuno di loro fosse l'ennesima persona giusta, e invece mi sbagliavo. E solo a distanza di anni, ora che sono sola me ne accorgo. Ho sempre visto i miei genitori come nemici da combattere, perché loro sono molto religiosi e severi, non ammettono possibilità di riscatto, se uno sbaglia deve pagare le conseguenze e stop. So che sono maggiorenne e che potrei vivere da sola, ma oltre a non avere un lavoro fisso ed economicamente gratificiante, io amo molto la mia famiglia e non voglio perdere il loro amore. La notte ho difficoltà ad addormentarmi e sogno episodi sgradevoli, ad esempio essere disconosciuta dai miei genitori, o essere in fin di vita, volerli vedere e loro non vengono, perché non mi vogliono più.

Ho anche difficoltà a mangiare quello che mamma cucina, perché mi sento una traditrice, so di averli delusi e mi sento una persona estremamente cattiva. Ho provato tante volte a parlarne con loro, ma ogni volta succede qualcosa di simile alla mia storia, allora loro cominciano a giudicare e condannare e io ho paura. Non ho nemmeno più voglia di andare alla comunità religiosa di cui facciamo parte, perché penso sempre che gli altri sappiano e che mi giudichino male per quello che mi è successo. Ho sbagliato tutto e vorrei avere un altra vita da ricominciare per non fare gli stessi errori, non riesco a perdonarmi e vorrei solo che la mia familia mi dicesse di non preoccuparmi, che loro son con me e non mi abbandonano. Ma non è così, perché se racconto la verità loro non mi vorranno più vedere, perchè  così ho disonorato la famiglia, infatti loro sono persone tutte di un pezzo, che non sbagliano. E allora posso solo pianger e sperare di trovare un lavoro, fare la mia vita e non vedere più le persone che amo.
 

 
Salve Bea,
la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica per esprimere il tuo malessere…è un forte malessere, si sente molto il peso, l’angoscia che sta vivendo.

Da quello che scrive appare evidente un assioma che regola i suoi pensieri e il suo umore: ”Io sono tutta sbagliata e i miei genitori sono completamente perfetti”; un assioma rigido e assoluto che non le lascia scampo, ma è proprio la rigidità e il suo carattere assoluto che la fa stare male. Ha bisogno della conferma da parte dei suoi ma questa conferma non arriva perché lei pensa di aver fatto cose sbagliate.
Con queste convinzioni si pone e vive come la colpevole e ogni situazione che vive è per lei una conferma di questa colpa… e in questo modo si, la sua vita è piena di ansia e angoscia.

Mi colpisce molto la pervasività di questo pensiero e la sua impossibilità attuale di metterlo in discussione, questo perché, secondo me, ci sono in gioco emozioni e temi più profondi che riguardano il legame con i suoi genitori, prima di tutto. Legame che poi rimanda alle aspettative reciproche, all’immagine che ha di sé, alla sua identità. Le emozioni più profonde e quanto si è delineato nel  legame con i suoi genitori sono la fonte del suo malessere e non le cose sbagliate che ha fatto.

Quanto tempo è Bea che prova questo? Da quanto vede e sente sé stessa solo come la colpevole? Sottolineo solo, perché questa visione univoca di sé è gran parte fonte del suo malessere…lei avrà fatto anche cose sbagliate, ma non ha fatto solo quelle e non è solo una che sbaglia e tradisce…ma lei non riesce a vedere altri aspetti di sé.

Bea sarebbe utile iniziare un percorso di psicoterapia,perché pur se non  mi dice da quanto tempo  sta cosi male, ho l’impressione che il malessere sia abbastanza cronico e che certe emozioni e certi nodi non siano stati affrontati ed elaborati in modo funzionale.  Io le consiglierei anche la psicoterapia familiare, visto che vive con i suoi e che è nella relazione familiare il nucleo del suo malessere. Ma se non se la sente può scegliere anche un percorso individuale, magari la invito ad orientarsi verso uno Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale. Un percorso di terapia può aiutarla a mettere in gioco le emozioni inespresse, le parti più nascoste, le sue ferite.
Se vuole può riscrivermi e potremmo iniziare insieme ad individuare alcuni aspetti, alcuni vissuti, che potrebbero poi servirle per il percorso futuro. La aspetto con piacere e per ora la saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia Dileo


01 settembre 2016


Buongiorno sono W,

la mia domanda può sembrare stupida ma vorrei farla lo stesso.

Se un paziente alla fine di un percorso, scrive una lettera e lo ringraziare la persona che l’ha accompagnata lungo il viaggio e la consegna qualche giorno dopo….

Cosa lo psicologo fa in questo caso?

Risponde o no??? Faccio questa domanda perché ho agito così e non so nulla, neanche se l’ha letta. (Suppongo di si).

Grazie per la collaborazione

 


Caro lettore, la ringrazio per aver esposto il suo dubbio.

La fine di un percorso terapeutico non è mai semplice. Nell’ultimo incontro ci si congeda e si resta eventualmente a disposizione se il paziente avesse nuovamente bisogno di altri incontri, penso che questo sia sufficiente. Non siamo tutti uguali e non posso darle una risposta univoca.

Posso dirle che ha fatto bene a inviare una lettera se questo era il suo desiderio e modo per ringraziare il suo terapeuta.

 

Dott.ssa Sabrina Laccu



27 luglio 2016

Salve,
Chiedo aiuto per potere comprendere la situazione attuale...
Convivevo da un anno mezzo con il mio ragazzo. La convivenza è stata dettata da un mio problema di salute che lo ha spinto a starmi vicino (o ha colto l'occasione per stare sempre con me) . Abbiamo superato il mio problema...continuato con la convivenza.. Accade che subentra una nuova condizione fisica problematica che mi rende praticamente totalmente dipendente a lui.Mi ha accudita amorevolmente senza mai lamentarsi di nulla.. I miei problemi fisici erano sulla via della risoluzione ...lui comincia a dimostrarsi indifferente nei miei confronti e ad essere molto taciturno anche in compagnia. Purtroppo la mia salute ancora una volta vacilla per cui mi dicono che devo subire un piccolo intervento chirurgico a distanza di 10 giorni.

A 6 giorni dalla data del mio ricovero mi dice che mi vuole bene ma ha altro per la testa,altre prioritá,che voleva riprendere ad uscire,divertirsi ed assecondare la sua passione:moto. Mi dice che una cosa del genere non gli è mai successa. L'ho lasciato andare e mi ha detto che teme di pentirsi di tutto questo. Il giorno prima dell'intervento gli mando un messaggio..mi risponde..chiede come sto e mi dice che aspetta notizie l'indomani.

Molto interessato via messaggi...ma non è venuto in ospedale. Una volta a casa mi ha mandato un messaggio chiedendomi se poteva passare... è arrivato con un po'di spesa,ha curato il giardino,poi si è messo a cucinare per me. Mi ha detto che gli manco ma ha scelto la sua vita,che il weekend sará via con la moto... Sabato gli ho chiesto se si stava divertendo e mi risponde"si..dai.." poi mi chiede come sto,se mangio,ecc... ci inviamo diversi messaggi. Domenica non lo contatto e nemmeno lui lo fa..
Non capisco...mi ha abbandonata..era tanto innamorato e adesso... Se potete aiutarmi a capire per potere superare il mio dolore..ne sarei grata..

 

Cara ragazza,

posso immaginare il suo dolore e la sua confusione, in un momento in cui non si sente fragile e abbandonata solo dal punto di vista emotivo-relazionale, ma è anche fragile e bisognosa di cure dal punto di vista pratico-fisico. I problemi di salute, e gli interventi che costringono magari a letto e ad essere accuditi, possono influire molto nelle relazioni. Da un lato possono unire di più la coppia, soddisfare i bisogni di entrambi (magari di essere accuditi da parte di uno e di prendersi cura da parte dell'altro) e quindi alimentare i sentimenti che ci sono. Dall'altro lato a volte queste equilibrio tra bisognoso-accudente rischia di arrivare ad un punto tale che qualcosa si spezza. Io non conosco a fondo la vostra storia, personale e di coppia, quindi non posso fare nessuna ipotesi, posso solo darle questi spunti di riflessione, che potrà magari approfondire con un professionista. Non possiamo sapere i pensieri che hanno portato il suo ragazzo a prendere queste decisioni, non possiamo sapere se e come la situazione cambierà. Può invece chiedere a sè stessa: su cosa si fondava la nostra relazione? È cambiata nel tempo? Come sono cambiata io nel tempo? Cosa posso portarmi da questa importante relazione (nel caso fosse finita) che mi ha aiutato a crescere e a diventare come sono? E soprattutto: cosa voglio fare ora? Cosa sento che farebbe bene a me adesso?

Sono domande importanti e delicate, e non è necessario che risponda subito a tutte, o che risponda da sola. Non si senta sola in questo momento, cerchi aiuto e conforto dove e come ne sente bisogno, In particolare, non si senta in colpa per quanto è successo! In una coppia entrambi contribuiscono al percorso, a volte in modo inconsapevole, quello che è importante è riuscire a parlarne insieme o, in alcuni casi, se la comunicazione si interrompe, riuscire ad andare avanti.

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta



Salve vorrei avere un vostro parere su un mio continuo pensiero...un mio carissimo amico separato con due bambine ha conosciuto una donna di 44 anni separata con due bimbe...la donna in un mese gli ha preso una macchina e spende a destra e a manca x lui...adesso sono in vacanza avendo lei di proprietà una casa  mare e invita tutti i parenti di lui...io mi sto preoccupando un Po x il mio amico...quale donna perde la testa x fare tutto questo?

 

Salve,

 La ringrazio per condividere il suo pensiero.

Forse sarebbe interessante per lei comprendere quale sia realmente la sua preoccupazione? Per quale motivo il suo amico è un continuo pensiero per lei? Forse la relazione sentimentale che il suo amico vive attualmente e più in particolare il comportamento della nuova compagna sono per lei fonte di qualche emozioni che forse non riesce a spiegarsi ?

Mi chiedo se lei abbia già parlato con il suo amico al fine di comprendere eventuali comportamenti che forse destano sospetto in lei? A volte comunicare eventuali dubbi e perplessità permette di ritrovare una maggiore serenità accettando probabilmente le scelte e i comportamenti altrui.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


22 luglio 2016

Buona sera,
Sono un uomo di 43 anni, premetto che non ho mai sofferto di giramenti di testa, il 15/06/2016 mentre stavo lavorando, all'improvviso senza alcun preavviso ho iniziato a sentire forti borbotii allo stomaco come se avessi avuto fame, ma avevo fatto colazione da poco e ad avere un fortissimo giramento di testa prolungato, ho preso da subito paura non capivo cosa mi stesse succedendo, i miei colleghi mi hanno subito soccorso dandomi un succo di frutta, facendomi alzare le gambe e mettendomi vicino alla finesta, pasati una decina di minuti nei quali ero spaventatissimo, il giramento di testa mi si attenua e riprendo a lavorare, pensando fosse il classico calo di pressione o di zuccheri. Non passano 5 minuti che l'episodio si ripropone, ho provato uan fortissima paura, in entrambi i casi non ho perso i sensi, ma decido di farmi venire a prendere con l'ambulanza.

Al pronto soccorso gli esami del sangue erano a posto e anche l'eletro cardio gramma. ,dimesso come stress, senza nessuna terapia se non riposo. In merito il giorno dopo sento anche il mio medico ocurante che concorda con quanto detto all'ospedale senza prescrivermi alcuna terapia, ma facendomi fare una risonanza magnetica con e senza liquido di contrasto, e un Holter pressorio che non ha evidenziato nulla. Due giorni dopo sono costretto a tornare in ospedale per i soliti motivi accompagnati da stato di malessere e formicolii al volto con la senzazione di avere la testa confusa, a questo punto quando vengo dimesso mi danno da prendere Citalopram 20 mg 1 volta a giorno e Xanax 0,25 mg da prender 3 volte al giorno.

 Devo essere sincero da quando prendo la terapia gli attacchi non si sono più presentati e il formicolio è quasi svanito ma mi rendo conto che sono diventato ipocondriaco, non riesco a collegare il giramento di testa, i formicolii e il senso di confusione mentale (ciò una cosa fisica) a problemi di stress. Tra l'altro nell'ultima settimana mi sveglio in piena notte senza riuscirmi più ad addormetare avendo come pensiero fisso le malattie, sono diventato intollerante al freddo di notte sono costretto a coprirmi perchè mi sveglio e ho freddo mi vengono i brividi a toccare l'acqua fredda. e durante il giorno ho 36,8/37 come temperatura di notte se dormo e mi provo la febbre dopo una dormita mi scende anche a 35,9
Quello che volevo chiedere è se è possibile che l'ansia possa portare:
  • Giramenti di testa
  • Formicolii
  • Febbriciattola
  • Freddo di notte e intolleranza al freddo (anche d'estate)
Fino ad un mese fa non avevo nessuno di questi disturbi.
Vi ringrazio.
 
P

 
Salve P, ho letto con molta attenzione la sua richiesta, di cui la ringrazio molto.

Descrive in modo molto dettagliato dei sintomi e gli interventi che ha fatto, a questo proposito vorrei chiederle, prima di darle anche un mio parere se ha fatto l’Holter pressorio che le ha prescritto il suo medico di base o altri esami cardiologici, e se li ha fatti che risultati ha avuto. E’ fondamentale, infatti, prima di affrontare un discorso che chiama in causa motivazioni psichiche, avere la certezza del suo quadro organico. In merito a questo e venendo ad alcuni dei sintomi che mi ha descritto, cioè la febbre e la sensazione di freddo che prova la notte, le chiedo se questo freddo si accompagna a sudorazione eccessiva. Questo può essere un fenomeno legato agli stress, ma potrebbe essere anche il segno di qualche equilibrio saltato nel sistema neuro-vegetativo (che è molto sensibile agli stress) oppure di un disturbo organico in questo sistema, per questo motivo, per escludere cause organiche anche in questo caso sarebbe opportuno vedesse un endocrinologo o un internista, magari potrebbe chiedere al suo medico di base quale specialista sia più adatto.

Veniamo alla sua domanda. Lei mi dice che con gli psicofarmaci che sta prendendo alcuni sintomi si sono affievoliti  (e questo mi fa protendere per una causa di natura psichica), ma potrei rispondere in modo più accurato, se avessi il quadro degli esami organici più completo. In ogni caso le posso rispondere che gli stress e dico stress di proposito, possono causare dei sintomi a livello organico e molti sono quelli che ha descritto lei. Ho scritto stress al plurale perché non mi riferisco solo ad un eventuale sovraccarico di impegni o di lavoro che provoca stress, ma anche ad alcuni eventi che possano averla colpita in questo periodo di vita e che hanno attivato il suo sistema emotivo e  psicologico. Eventi significativi e spesso dolorosi e difficili da accettare  che se non vengono portati alla nostra consapevolezza ed elaborati possono provocare questi sintomi… è come se deviassero sul corpo il loro percorso e attraverso sintomi organici segnalano un problema. Ovvio che in questo modo la sua preoccupazione è spostata sulla sua salute, e questo spiegherebbe in parte anche quella che lei chiama ipocondria, ma la vera origine del problema non è nella sua salute o nel suo corpo, e preoccupandosi solo per questo attiverebbe un circolo vizioso di ansie e preoccupazioni.

Se gli esami medici che ho detto sopra sono negativi, le consiglierei di riflettere su queste ultime cose che ho scritto, sulla possibilità che qualcosa accaduto nella sua vita o che sta accadendo abbia messo in moto alcune sue emozioni, che si legano a parti di sé della sua vita che non hanno trovato la “giusta” elaborazione e che la “colpiscono” ora attraverso l’ansia. L’ipocondria, infatti, rientra tra i disturbi d’ansia.
In questo caso l’ipotesi di lavoro riguarderebbe affrontare prima il sintomo ansioso e successivamente  i significati personali sottostanti e per questo lavoro sarebbe necessaria una psicoterapia.

Sottolineo di nuovo, che prima di arrivare a questo trattamento, farei ulteriori controlli medici: endocrinologo o internista, nel frattempo sarei ben lieta se volesse riscrivere e darmi alcune informazioni su di lei, questo   per delineare meglio il quadro e contenere gli aspetti legati all’ansia. Se vuole mantenere la riservatezza e non usare questo può richiedere alla redazione i miei contatti personali.
La saluto calorosamente, mi tenga aggiornata.
Dr.ssa Marzia Dileo



 19 luglio 2016

Buongiorno, ho 27 anni e sono mamma di uno splendido bimbo di quasi 4. Il padre mi ha lasciata quando il bimbo aveva 8 mesi, e da allora è sempre stato poco presente. Abbiamo sempre vissuto nella casa dei nonni. Io purtroppo ho affrontato un periodo di depressione durante il suo primo anno e mezzo di vita. Ho sempre lavorato e quindi sono sempre stata tutto il giorno fuori casa. Mia madre ha sempre tenuto il bambino e si è sostituita alla mia figura. Da un anno ho un nuovo compagno con il quale ora convivo. Premetto che il mio bimbo è stato molto coccolato ma anche molto viziato dalla nonna.

Ogni volta che provo a insegnargli qualcosa e dargli qualche regola, mi sento ammonire e criticare da lei, che mi interrompe e consola il bambino. All'asilo non lo abbiamo mandato perché lei non voleva, ci è andato due giorni e ha sempre pianto, io non potevo stare a casa da lavoro tutte le mattine per portarlo e stare lì con lui e lei non ha mai voluto farlo. Io purtroppo essendo sola, senza appoggio del padre, e dovendo stare in casa dei miei (sottolineo che nel frattempo li ho sempre aiutati moltissimo economicamente e che loro mi hanno sempre pregata di stare lì e cacciata allo stesso tempo come se avessi fatto qualcosa di male a qualcuno) mi sono trovata a stare zitta, non replicare, anche perché essendo lei molto possessiva, orgogliosa e rigida (con me) si arrivava solamente a litigare pesantemente, e mi veniva detto che sono io il problema.

Io ho sempre amato mio figlio ma non mi è mai stato permesso di fare "la mamma"; sicuramente io ho sbagliato tutto, dovevo andarmene di casa subito e metterlo all'asilo, ma avevo 23 anni, ero sola e confusa. Anziché venire aiutata io, lei ha protetto mio figlio, giustamente ma forse eccessivamente. Sono sempre stata a casa con i miei e mio figlio, uscivo solamente una sera a settimana quando lui ormai dormiva per svagarmi un po'. Da quando ci siamo trasferiti (aprile), lui non vuole più venire a casa con me la sera quando vado a prenderlo dalla nonna. Lei prova a convincerlo ma senza essere davvero convinta neanche lei, e dice che mi devo riconquistare mio figlio perché ho preferito il mio compagno e una nuova casa.

Insomma, mi sta facendo pesare il fatto che io voglia vivere e crescere mio figlio come mi pare. Io finora ho sempre mollato e lasciato dormire lì il bimbo. Per quanto riguarda il mio compagno, è un pochino più severo di me, ma sa che oltre non può andare. Sta facendo di tutto per andare d'accordo col bimbo anche se non condivide il modo in cui lo stiamo viziando e spesso mi fa notare che stiamo sbagliando. Tuttavia, lui è dalla mia parte e vuole aiutarmi e so che mi ama davvero. Ha visto la mia disperazione in questa cosa e mi è stato accanto. Mio figlio non vuole mai essere ripreso su nulla, per convincerlo a stare con me la sera devo promettergli mari e monti ed anche se lo portiamo in capo al mondo alla fine chiede della nonna.

Dice che non gli piaccio né io, né la casa, né il mio ragazzo. Se mai capita che la nonna lo riprenda seriamente, però, lui chiede di me. Insomma, ha capito come gira, ma io nel frattempo soffro. Sul padre non serve contarci, lo vede due volte al mese e ovviamente suo figlio lo fa abbastanza controvoglia in quanto non è mai stato parte di nulla e non cambierà mai. Tutta la forza di affrontare questa situazione devo averla io, ma non è semplice, mi sento rinfacciare tutto ogni giorno, mia madre mi ha persino detto che se posso permettermi di andare a lavorare è grazie a lei.

Scusate per il papiro, vorrei solamente spiegarmi il meglio possibile e cercare di capire come riavvicinare a me mio figlio, anche perché noi ci amiamo e stiamo molto bene insieme, e non ho nessuna intenzione di perderlo. Ho sbagliato così tanto? Devo rinunciare per forza alla vita che vorrei perché comporta un cambiamento importante anche per lui? Cosa devo cambiare? È una fase che passerà quando sarà un po' più grande? Grazie infinite.

 


Gentile,

dalle Sue parole avverto al preoccupazione per la situazione e, allo stesso tempo, il desiderio di trovare una soluzione.

Diventare madre è un passaggio di vita delicato, che porta una serie di “sfide esistenziali” – come la ridefinizione dei ruoli - soprattutto in giovane età. Da quello che racconta mi sembra di capire come, fin dai primi mesi di vita di Suo figlio, ha dovuto affrontare la maternità senza il padre, e quindi ricercare un appoggio dalla Sua famiglia di origine. Ciò ha portato, come Lei stessa dice, ad una “confusione” all’interno del nucleo famigliare – cito “Mia madre ha sempre tenuto il bambino e si è sostituita alla mia figura”. Nelle Sue parole percepisco il senso di gratitudine che prova nei confronti della Sua famiglia, ma creare una propria vita al di fuori del nucleo famigliare di origine, come sta facendo, non cambia tale sentimento, ed è, d’altronde, il naturale maturare del ciclo di vita di ognuno di noi.

Comprendo la difficoltà quando, cercando di portare il bambino a casa con sé, questo piange e chiede di restare con la nonna. A tale proposito, però, questa potrebbe per Lei essere occasione per riappropriarsi del Suo ruolo di madre.

Mi hanno colpito molto le sue domande: “Ho sbagliato così tanto? Devo rinunciare per forza alla vita che vorrei perché comporta un cambiamento importante anche per lui? Cosa devo cambiare? È una fase che passerà quando sarà un po' più grande?”. La “sfida” che si trova ad affrontare è complessa ma non impossibile. È importante però mantenere una “presa di posizione” per il bambino stesso. Considerata la Sua età, gli si può spiegare il cambiamento che sta avvenendo, aiutandolo però a creare “nuovi punti fermi”. Posso immaginare che, come madre, vedere come preferisca la presenza della nonna possa essere doloroso, ma è cruciale che, piano piano, anche voi due consolidiate il vostro rapporto.

Per fare questo, appoggiarsi al Suo compagno e confrontandosi con Sua madre rispetto a quelle che sono le Sue intenzioni – creare la propria famiglia ed indipendenza – può aiutarla ad avvertire maggiore sicurezza rispetto alle Sue decisioni e scelte.

Il percorso che sta per intraprendere è delicato ma, se si affida a coloro che la supportano, può evolversi in risultati positivi.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.   


 08 luglio 2016

Salve , sono una ragazza universitaria  da un periodo di tempo mi vengono in mente sempre pensieri negativi e brutti che mi opprimono le mie giornate.
Sono seriamente preoccupata ad esempio ho avuto gironi fa anche la fobia di entrare nel supermercato.  E sopratutto la sera non riesco a prendere sonno perché mi vengono sempre pensieri negativi. Mi suggestiono così tanto che arrivo a sentirmi male. Non so che fare aiuto.


Gentile Lettrice,

innanzitutto La ringrazio per averci scritto e condiviso con noi la Sua esperienza.

I nostri pensieri influenzano il nostro modo di percepire gli eventi esterni e, in altre parole, non è la situazione che determina come ci sentiamo, ma la percezione della situazione.

Questo fa sì che lo stesso evento possa portare a provare diverse emozioni in soggetti diversi, in base a quello che in automatico ci viene in mente, ai nostri atteggiamenti ed alle credenze che abbiamo.

Nel Suo caso, il modo negativo di pensare può diventare il carburante delle emozioni negative di ansia e di paura; l’obiettivo che ci si dovrebbe porre è quello di individuare e correggere questi pensieri e convinzioni negative: se si cambia il modo di pensare, è possibile cambiare il modo di sentire.

Purtroppo questi pensieri negativi potrebbero far parte di un modello stabile che ci siamo costruiti saldamente e potrebbe servire molta pratica per poterli trasformare affinchè diventino meno frequenti e meno dannosi per il nostro benessere psicologico.

Come si evince dalle Sue parole, questa situazione Le sta creando molto disagio, pertanto, qualora fosse necessario, un professionista esperto potrebbe aiutarla a ritrovare la serenità ed a recuperare le risorse per cambiare e vivere serenamente anche le situazioni che oggi Le fanno paura.

Un caro saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini


 04 luglio 2016

Buonasera, sono la mamma di un bambino di 5 anni e mezzo.

 Nel mese di ottobre 2015, per suo volere, ha iniziato a giocare a calcio; il primo giorno di  allenamento, diciamo che ha provato ad allenarsi e sembrava che fosse andato bene; dal secondo  allenamento (anzi quando dovevano fare la partitella a fine allenamento) si bloccava, piangeva che  nn voleva giocare, mentre l'allenamento individuale o a coppia lo svolgeva senza problema. Col  passare del tempo, dopo aver socializzato e instaurato un bel legame con alcuni compagni, ha  iniziato a sciogliersi e a giocare, divertendosi molto ( anche se ogni tanto qualche pianto qua e là...

 ci stava sempre, ma era sicuramente migliorato), e ad essere sincera è anche bravino... Il problema  si pone, anzi poneva xché quest'anno è finito, quando si facevano le partite con squadre avversarie,  indipendentemente che fossero in casa o fuori; se vedeva che la squadra avversaria era "scarsa"  allora dava il meglio di sé, ma se vedeva il contrario, cioè che erano bravi si bloccava nonostante  lui sarebbe riuscito comunque a tenere corda all'avversario... se lo mettevano in campo non  giocava, sembrava lo stessero obbligando a fare qualcosa che lui non sapesse fare, e poi piangeva...

 nn voleva saperne di giocare... Noi da genitori abbiamo vissuto male questa sua insicurezza... Col  suo mister abbiamo provato di tutto... ma niente si blocca... non ci prova neanche.

 Magari crescendo questa sua insicurezza passerà, ma nel frattempo vorrei dei consigli su come  potrei aiutarlo ad aumentare la sua autostima...

 Sinceramente un altro anno come questo non vorrei passarlo... Vorrei vederlo divertirsi, xché a lui  piace giocare a calcio, visto che mi ha distrutto mezza casa col pallone e appena ha uno spazio  all'esterno l'unica cosa che vuole fare è... giocare a calcio... però lo fa solo con il fratello maggiore  o con conoscenti. Spero lei mi sappia dare risposte su questo suo comportamento e consigli su  come possiamo aiutarlo.

 Saluti.

 

Gentile Signora,

 leggendo la sua lettera mi sembra di capire che suo figlio non ha significativi problemi di  adattamento. Le abilita sociali, cosi come Lei ce le delinea, sono sviluppate in modo armonico: il  suo bambino sta volentieri in gruppo, gioca e ha instaurato un bel legame con i compagni.

 Lei ci chiede dunque un aiuto su come incentivare l `autostima del ragazzino e come riuscire a  vincere l ìnsicurezza.

Io penso che il contributo della famiglia sia importante, come pure lasciargli fare semplicemente  le sue esperienze. I successi e gli insuccessi vanno a definire l autostima e quello che e ́importante  e ́sapere razionalmente„bilanciare“. Questo richiede ovviamente di guardare l autostima secondo  un modello evolutivo dove il concetto di se e di autostima non e qualcosa di gia dato ma e ́ in un  processo caratterizzante che dovrebbe procedere seguendo linee armoniche di sviluppo (mi  riferisco con cio ́ad un approccio psicodinamico al tema della psicologia evolutiva, si veda l autore  (M. Klein ad esempio).

 

Noi psicologi diamo rilievo all ́ „attribuzione di valore“ degli eventi, i quali vanno a delineare l' autostima. L áspetto interessante in tema di autostima e ́ il concetto di se edonistico. In parole  semplici: il fatto di attribuire ad un ipotetico evento negativo ( ad esempio la perdita della partita di  calcio) una causa esterna alla nostra volonta e quindi non mettere in gioco le nostre capacita (ad  esempio il brutto tempo) ci aiuta a mantenere un livello positivo di autostima. Viceversa, i successi  e gli eventi positivi ( ad esempio la vincita alla partita di calcio) dovrebbero caratterizzarsi sempre  da un attribuzione interna ( la destrezza, abilita ́del calciatore, la resistenza fisica).

 E ́importarte dunque avere questa „presunzione“ di auto­valore e dunque di autostima, pensare di  essere stati gli artefici in toto di un proprio successo (anche calcistico, ad esempio una palla parata  in modo acrobratico che ha impedito il goal allávversario) e sporattutto premiarsi.

 Detto cio ́mi sento di risponderLe francamente. Dato che suo figlio vuole giocare a calcio (e da  quanto ho capito ci riesce anche bene) lo lasci semplicemente fare e anche sbagliare quando capita.

 Il fatto di accettare un fallimento oppure un potenziale „ostacolo“ che potrebbe portare ad un  eventuale insuccesso non e ́facile nemmeno per noi grandi e per i piu ́piccoli risulta ancor piu   ́impegnativo perche ́hanno a che fare con le loro emozioni e lo sviluppo delle competenze  emotive. Dal mio punto di vista cio ́che ritengo importante e ́che l ambiente circostante (famiglia,  amici, vicini di casa) non eserciti pressione e lasci prima di tutto sperimentare il gioco come  esperienza in primis di divertimento e intrinsecamente evolutiva (per lo sviluppo sociale,  apprendimento delle regole, delle emotiozioni complesse del bambino.

 

Con questo la saluto, con i migliori auguri Dr.ssa Varotto



Mio nipote di 7 anni e' geloso nei confronti della mamma che balla o si relaziona con chiunque non sia il suo papa' - le rivolge parolacce e vuole starle sempre vicino per controllarla.- mia figlia, la mamma vive a Novara dove fa l'insegnante il bambino sta a Reggio dal. Con il papa' che ha lavoro in questa città' e finora non possono ricongiungersi nella stessa città'.
Siamo abbastanza preoccupati come devono comportarsi mamma e papa?  Grazie per quanto ci dirà'

 

Buongiorno,

Dalle sue parole emerge la preoccupazione non solo da parte di una nonna ma anche dei due genitori che non sanno come comportarsi e reagire ai comportamenti del figlio.  è una situazione difficile quella che state vivendo in famiglia..i due genitori separati geograficamente  per motivazioni legate all’ambito lavorativo, il bambino con  il padre e la comparsa di comportamenti aggressivi rivolti alla figura materna. è comprensibile la vostra preoccupazione.

Vorrei farvi delle ulteriori domande che possono esser spunti di riflessione per poter comprender meglio la situazione: da quanto tempo la famiglia vive separata? Come è stata presa la decisione? Il figlio è stato messo al corrente ed ha preso parte alla decisione? Come si comporta il bambino negli altri contesti come per esempio la scuola? Ogni quanto  la famiglia “si ricompone”?  Come vengono gestiti questi momenti di “aggressività?” è difficile poter dare delle risposte ad un quesito che mostra la preoccupazione e al tempo stesso il senso di fatica nella gestione degli aspetti comportamentali del figlio. 

Per un bambino, la separazione dalla madre, il viver lontano (come l’ha vissuto il figlio?, gli è stato spiegato?) sono eventi importanti che possono far soffrire e far reagire con  modalità differenti. Non è questa la sede per parlarne in maniera approfondita, ma se avete letto del disagio nel nipote-figlio, vi consiglierei di rivolgervi ad uno psicologo sistemico che saprà leggere la situazione e potrà offrire a suo nipote-figlio uno spazio in cui poter esprimere ciò che prova o ha provato a seguito di questo allontanamento. Solo con questo riconoscimento di sentimenti e la condivisione con i genitori si può iniziare un lavoro di espressione delle emozioni in modo equilibrato.

Dottoressa Chiara P.


27 giugno 2016

Buongiorno Dottori,
ho 56 anni 14 mesi fa mio marito dopo 37 anni di matrimonio è andato via di casa con l'inganno diceva che stava via qualche giorno ma non è più tornato. Dice che si è innamorato di una donna più  vecchia di lui di un anno lui ha 59 anni lei 60 sembra che lo abbia aiutato non so in cosa. Lui viene a casa ogni tanto a trovare il cane dice,  però quando viene mi abbraccia e mi bacia e poi se ne
va..Non ha più rapporti con i suoi due figli ha una nipotina di due anni ma non chiede mai o quasi mai di lei..Io sto molto male mi manca tantissimo spero sempre che prima o poi torni a casa ma mi sento presa in giro e non so cosa fare...

A

 

Gentile A.,

comprendo il suo stato d’animo, la sofferenza per l’abbandono improvviso e la confusione, i dubbi che trapelano dalle sue parole.

E’ passato molto tempo da quando suo marito l’ha lasciata ma per lei sembra ancora il primo giorno e questo rende ancora più difficile  e doloroso cercare di superare o capire l’evento.  Mi vorrei soffermare prima di tutto su questo, sul tempo, per chiederle se ha avuto la possibilità di concedersi il dolore, la sofferenza, quella che passa per le lacrime e il bisogno di sostegno, quella che fa molto male ma che è un passaggio necessario per l’elaborazione del lutto e la possibilità di dare a questo un senso, qualunque esso sia. Le chiedo questo perché è un passaggio fondamentale per lei, per il suo equilibrio e benessere, è prioritario rispetto a quanto le dirò sotto per cercare di rispondere al suo quesito sul che fare.

Che fare? Posto che ci sia stato il suo momento e sottolineo suo momento di dolore, potrebbe cercare di riflettere su alcuni aspetti della vostra relazione che lei conosce meglio di chiunque altro e per questo provo a darle degli spunti. In ogni coppia avviene un momento di crisi, che si chiama in gergo tecnico, crollo del patto implicito; che cosa è il patto implicito di coppia? E’ l’insieme di aspettative, di bisogni che appartengono alla propria storia personale (rapporti con i propri genitori, ferite del passato) e che ci aspetta che il proprio partner potrà sanare e compensare in assoluto. Il patto implicito porta a creare un’immagine ideale del proprio partner. La coppia al momento dell’unione costituisce questo patto in modo inconsapevole, questo patto serve, fonda la coppia, ma prima o poi avviene quell’evento che lo mette in crisi. L’evento può essere di qualunque genere, ordinario (nascita di un figlio, scelta della casa, particolari richieste, cambio di lavoro ecc) o straordinario (morti, malattie) ma fa si che ad un certo punto ci si renda conto che lui o lei non è come ce lo aspettavamo. Questo porta ad un’iniziale crisi, che vivono tutte le coppie.

Tale crisi è utile perchè fa crescere la coppia se questa è in grado di trovare un nuovo equilibrio e nuovi ruoli e modi per stare insieme. Può accadere però che la coppia non riesca a superare tale crisi e cerca di mantenere il vecchio equilibrio, i vecchi ruoli, questa crisi diventa cronica e si può manifestare in vari modi. I modi più tipici sono il conflitto continuo e logorante, oppure un conflitto latente che spesso è deviato sui figli o su terzi, in questo caso i due sono molto distanti, non comunicano più sulla loro relazione. In entrambe le situazioni la coppia è in stallo. Le ho dato queste informazioni di natura teorica, che spero non l’abbiano appesantita, per poter riflettere sulla vostra relazione. Che tipo di coppia eravate? Quando ha sentito un cambiamento nella vostra relazione? Cosa è successo? Come lo avete definito?             Questo perché anche nella vostra relazione è avvenuto questo crollo e non credo sia avvenuto 14 mesi fa. Un’altra cosa che mi chiedo è se ha avuto modo di parlare con suo marito in questi mesi, parlare di voi, della vostra storia.

Queste riflessioni, che ripeto non servono molto a farla stare meglio se prima non si è concessa il suo momento di dolore, possono aiutarla ad dare una cornice e un significato al gesto di suo marito. Potranno poi permetterle di avere una consapevolezza per valutare cosa vuole lei, cosa è meglio per lei.

Se vuole può riscrivermi e insieme potremmo iniziare a vedere meglio questi interrogativi, se lo ritiene potrebbe anche rivolgersi ad un terapeuta, ma per fare questo, come detto, deve cercare di riprendere l’attenzione su di sé e anche sul suo dolore e questo, comprendo è l’aspetto più doloroso e per questo potrebbe essere necessario un sostegno psicologico. Mi riscriva potrò darle informazioni maggiori anche su quest’ultimo aspetto.

Nel frattempo la saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo


Buonasera, ho un problema con il mio ragazzo, ormai ex! Abbiamo avuto una relazione di un anno e mezzo a distanza, ci siamo detti cose importanti e insieme siamo stati benissimo...4 settimane fa ero da lui e al mio ritorno stavamo progettando le vacanze insieme! In questo periodo è impegnatissimo tra audizioni e tesi ed è una persona che si agita molto.

Mi ha avvisata che in questo periodo ci saremmo sentiti poco per via dello studio ma per un giorno intero non si è fatto sentire e io non ci ho visto più: dopo numerose chiamate prive di risposta gli ho mandato un messaggio audio arrabbiatissima e lui mi ha risposto dopo molte ore dicendomi che non aveva tempo da dedicarmi, che l'incertezza del suo futuro gli dava fastidio ma che in questo momento non aveva energie da dedicare alla nostra storia. Ha aggiunto che io sono una persona fantastica e che probabilmente si sarebbe pentito della sua scelta ma per il momento le cose erano così.

Alla mia chiamata ha detto che io ero molto più presa di lui e che in questo momento aveva bisogno di stare solo ma se volevo potevo scrivergli ma la storia non era più seria come prima! Dopo si è messo a piangere dicendomi che ci teneva seriamente a me ma in questo momento era così e non poteva farci nulla...io l'ho sostenuto dicendogli che io potevo aspettare e di concentrarsi sui suoi studi. In queste due settimane gli ho mandato due sms, uno mercoledì per dargli l'imbocca al lupo per l'audizione! Mi risponde in maniera fredda dicendo che mi avrebbe chiamata il giorno dopo perché non poteva continuare così e io ho giustamente chiesto spiegazioni.

Si è arrabbiato dicendomi che era meglio lasciarci per il momento e che comunque i suoi sentimenti non cambiano sicuramente da un giorno all'altro ma che lui aveva bisogno e voglia di stare solo e non era giusto che lo aspettassi. Io gli rispondo che rispettavo la sua decisione ma che non capivo perché se i sentimenti non erano cambiati non potevamo risolvere...lui mi risponde arrabbiato e agitato per la sua audizione e mi dice che io sono più presa di lui e che per ora la storia è finita,poi per le vacanze si sarebbe visto...non gli ho risposto ma ora sto male, spero in un suo riavvicinamento...il suo amico mi ha chiamata dicendo che ci siamo presi un periodo!Cosa mi consigliate di fare? È possibile che questo momento di crisi sia passeggero e che appena si liberi dai suoi impegni ci ripensi?



Cara lettrice,
mi dispiace che tu stia vivendo questa situazione.  Dalle tue parole mi pare di capire che il tuo ex stia attraversando un periodo in cui, tra tesi e audizioni, gli sono sorti dei dubbi non soltanto sull'esito delle sue performance ma sul suo futuro in generale e questi pensieri in genere possono destabilizzare  una persona se  non vengono gestiti positivamente.  Il tuo ex, in questa fase della sua vita, sta scegliendo di comportarsi così ma avrebbe potuto desiderare il tuo conforto.  Invece sta percependo il tuo sostegno  come superfluo.

 A questo punto anche tu puoi scegliere: se continuare ad aspettare pazientemente un suo possibile ritorno o se accettare la fine di una relazione e voltare pagina senza rimpianti.  Nessuno ti può assicurare che la tua amorevole attesa servirà a farlo ritornare, purtroppo dipende solo da lui. Secondo me dovresti prendere una decisione in base a quello che stai vivendo nel presente e non in base quello che potrebbe ancora avverarsi. 
Ti auguro di fare chiarezza e di poter vivere un amore che ricambi i tuoi sentimenti.
Dott.ssa Anna Verde


24 giugno 2016

Avrei bisogno di un consiglio…da più di un anno mi sto frequentando con un uomo appena divorziato. Non ci vediamo spesso perché viaggia tanto per lavoro ma quando capita stiamo molto bene insieme anche se  ci incontriamo sempre nei suoi orari di lavoro, mai una sera o weekend. Questo mi ha un po’ insospettito ma non ho approfondito la cosa in quanto non volevo fargli pressioni. Pochi giorni fa mi telefona per dirmi che se ci vediamo poco è perché sta frequentando un’altra con la quale vorrebbe una storia seria però vorrebbe continuare a vedermi ugualmente.  Io gli rispondo che non faccio la seconda scelta di nessuno ma che possiamo vederci da amici e gli ho augurato di fidanzarsi presto. Quando ci siamo visti per chiarirci voleva baciarmi ma ho rifiutato. Ho il dubbio che l’altra ci sia sempre stata anche se me l’ha detto dopo…avrei preferito fosse stato sincero fin da subito. A me lui interessa…come mi devo comportare ora? Meglio spingerlo verso la rivale o dirgli che vorrei baciarlo ancora ma mettendo dei vincoli tipo vedersi nel fine settimana?


Gentilissima amica,
la sua storia dimostra come spesso il cuore e la ragione fanno a pugni fra loro.
In un primo momento sembrava riuscire a rispondere con il giusto orgoglio alle richieste di lui dando il giusto rispetto alla sua persona e alla propria dignità. Poi cos'è successo?Come mai vuol fare quel passo indietro, vedendovi nei week end? I presupposti per una relazione soddisfacente sembra non ci siano. Quello che le sta chiedendo il ruolo di amante. Se è questo quello che vuole è liberissima di gestire come meglio crede la sua felicità. Ma è questo quello che vuole? Se quest'uomo ha bisogno di circondarsi di più "amori" per sentirsi sicuro e appagato vuoldire che qualcuno ci starà male.  Comprendo che il suo cuore fa fatica a distaccarsi da lui ma sicuramente lei merita di sentirsi amata sempre, da lunedi a domenica.
Corduiali saluti,
dott. TUCCIO DOMENICO SAVIO


21 giugno 2016

Mi chiamo Pamela e vi scrivo per chiedervi un consiglio riguardante una storia che ho vissuto.

Tutto è iniziato nel 2008, quando incontrai per la prima volta quello che è stato il mio ragazzo per tre anni. La nostra è stata una storia piena di alti e bassi,questo perché io non sono mai stata sicura di voler stare con lui. Io mi reputo una ragazza bella, intelligente, colta e raffinata, ma quando l'ho conosciuto non avevo questa visione di me, anzi l'esatto opposto: brutta, depressa, insicura. Lui sapeva farmi sentire importante e il modo in cui mi adulava mi faceva sentire amata,desiderata,protetta e unica.

Questo è quello che mi ha sempre legato a lui, la dipendenza, lui è la droga della mia autostima, più mi venera, più mi sento desiderata più credo di amarlo e di non poter vivere senza di lui. dopo che l'ho lasciato tre anni fa, stanca di vivere un rapporto di.dipendenza e possessività da parte sua,lui ha iniziato a minacciarmi, farmi dispetti, importunarmi in luoghi pubblici, io ho dovuto agire con delle diffide, manonostante ciò ho Continuato a fare vederlo. Io attualmente mi sono trasferita Nrl nord Italia per motivi di studio, torno una volta al mese a casa mia nel Lazio. Ultimamente l'ho rivisto 3 volte dopo un anno e mezzo che non lo vedevo più.

Siamo stati bene, abbiamo un'empatia  che pochi hanno. Lui mi ha chiesto di tornare insieme anche se al momento frequenta un'altra persona,  al mio ennesimo 'no' mi ha detto che l'ha portata a casa perché vuole un futuro con lei. Io inizialmente mi sono sentita morire, ho sentito una parte di me che se ne andava anche se non so quanto possa essere vero Il fatto di averla portata a casa sua. Il punto è questo, io razionalmente vorrei tanto andare avanti con la mia vita conoscere altre persone, ma di fatto non riesco a legarmi ad altri e il pensiero di perdere la mia droga mi fa impazzire. Io so che è un amore malato e che non è ciò che voglio, ma nEl momento in cui sento che la mia vita fa schifo, se lui mi cerca tendo a tornare indietro, è come quando ci si trOva nelle sabbie mobili, non sei tu a decidere, la voragine ti risucchia e basta. Io da quando mi sono lasciata ho seguito le mie passioni ovvero le lingue, infatti mi sto laureando in traduzione. Ho viaggiato tantissimo, però ahimè la mia vita non è ancora stabile. 

Io voglio uscire da questo tunnel per potermi aprire finalmente a quello che sarà un amore sano e puro. Questo è l'ultimo tassello che voglio superare nella mia vita, ma mi rendo conto di aver bisogno di aiuto. Cosa mi consigliate? Grazie mille

A presto


Ciao Pamela,
La situazione che ci sottoponi è abbastanza delicata, ma vedrai che grazie alla tua forza e alla tua buona volontà riuscirai ad uscirne fuori!
Intanto devo dirti che non è da tutti essere consapevoli di vivere un legame di dipendenza, in questo sei stata bravissima! 

Da quello che scrivi è chiaro che la vostra relazione si basa principalmente proprio su questa dipendenza e quindi, come giustamente hai osservato tu, è un rapporto malato. Ma proprio per questo è difficile staccarsene...ma non impossibile! Mi sembra di capire che hai una grande forza di volontà, punta su questa e su quello che di positivo c'è nello stare senza di lui (tu stessa hai scritto che ti stai dedicando alle tue passioni, che viaggi molto, che ti stai laureando!). Continua così e vedrai che quando arriverà l'amore SANO, questo riuscirà ad allontanare quello malato che stai vivendo. Tira duro!

Dott.ssa Clelia Manganaro


20 giugno 2016

Buona sera cari psicologi. .
Sono una ragazza di 21 anni e da 5 anni  che sono fidanzata con un ragazzo.
Un ragazzo serio, carino e affettuoso . Solo che è da un Po di tempo che nn provo più niente, e nn ho voglia di fare l amore con lui. I miei dubbi sono iniziati l' estate scorsa ho incontrato un ragazzo e abbiamo mess x un Po solo k ora nn lo sento più .. Da quel momento in poi è cambiato il mio atteggiamento verso il mio raga, ..come posso fare?? Lui parla ank di un futuro insieme che mi vuole sposare ecc solo k io rimando. Ho bisogno di un consiglio x favore!

Buona sera.

Dalla sua lettera mi sembra di capire che il suo sentimento verso il suo ragazzo è cambiato. Mi permetto di puntualizzare che vista la giovanissima età in cui avete iniziato la vostra relazione, questo mutamento nell'intensità del legame è da considerare un fatto non così eccezionale. Entrambi siete maturati e avete sviluppato nuovi bisogni e desideri come è normale che sia. Quando si cresce insieme non è detto che si cambi allo stesso modo e allo stesso ritmo. State diventando adulti e pensare al futuro rientra nelle caratteristiche di questa fase. Forse pensare al matrimonio a 21 anni potrebbe essere un po' prematuro ma questo dipende da molti fattori:personali, della propria storia, ambientali. Credo che la cosa che posso consigliarle sia di cercare di prendere delle decisioni che rispecchino più la sua personalità e i suoi progetti che le aspettative o le esigenze degli altri. 
In bocca al lupo.

Dott.ssa Giovanna Stecca


17 giugno 2016

Salve,

sono una ragazza di 20 anni.

É da sempre che ho dei problemi con la mia sessualità..fin da bambina direi..

Essendo cresciuta in una famiglia molto religiosa però,ho sempre cercato di neutralizzare questo aspetto di me..

Avevo delle cotte per qualche ragazzo, alle medie ad esempio..ma quelle che prendevo per le ragazze o per alcune donne erano di un'intensità decisamente maggiore..

Nonostante mi sia stato insegnato a rigettare certi pensieri,non sono mai riuscita ad ucciderli fino in fondo..erano sempre una parte di me,una costante nella mia vita..

Il punto però é che io non vivo bene questa situazione..

Sono dell'opinione che l'omosessualità sia una malattia..

Ho sempre avvertito una sensazione di disagio per questi motivi..ma ultimamente il disagio é aumentato notevolmente..

Alle volte trovo fatica a trovarmi in compagnia di donne..

Specie se quest'ultime sono di un genere un po mascolino..

Insomma se io riesco a riconoscere una ragazza o una donna lesbica mi trovo particolarmente in "soggezione"..

Nonostante sia molto attratta da questo genere preciso di ragazze e donne,una parte di me ne é anche estremamente intimorita..

E non saprei dire bene il perché..

Fatto sta che tendo ad evitare i luoghi o le situazioni in cui si trovano tali persone...in qualsiasi posto esse si trovino..

Non so se questo mio " problema" sia collegabile a qualcosa di spiacevole da me vissuto..

Io ho un pessimo rapporto con mio padre..in passato abbiamo avuto forti conflitti,legati a tante cose...

Questi conflitti non si sono risolti...diciamo che ora siamo in "tregua"..

Lui non é mai stato una persona espansiva ed aperta nei miei confronti,né tantomeno disponibile..a un dialogo,un confronto,un aiuto o supporto psicologico..

Nonostante con gli altri e " le altre" abbia un modo di approcciarsi notevolmente differente..

Lui nutre un profondo senso di distacco nei miei confronti,ed anche "paura" immagino,che non so da cosa nascano..

Mia madre invece é stata una madre iperprotettiva..

Le sue paure per il mondo,per gli altri,paure di solite infondate e prive di senso logico,l'hanno accompagnata da sempre ed ancora l'accompagnano..

Lei aveva paura di noi,di quello che poteva succederci o meno..

La libertà era invisibile in quegli anni...

Io soffro si Disturbo ossessivo compulsivo..non so se conoscete,immagino di si...

Ed é anche molto grave ed invalidante..

Non mi dà pace..

Ma ritornando al discorso di cui prima..

L'omosessualità in psicologia com'è intesa??

Cosa pensate voi che siete psicologo/a dell'omosessualità?

Cosa é l'omosessualità?

E perché si presenta?

E inoltre cosa potrei fare per risolvere quei problemi di cui parlavo??

Incontrare una persona che vive la sua vita in quel modo,e quindi incontrare una ragazza lesbica..parlarci..magari spiegargli la situazione oppure diventare amica di queste persone..potrebbe aiutarmi a superare questo timore che nutro nei loro confronti??

Non so se da queste righe si avverta,ma io sto veramente male per questa situazione...

Sono anche una ragazza piuttosto timida e decisamente insicura..e il DOC di certo non mi aiuta..

Ho quasi paura del mio stesso sesso,paura che mi piaccia,di provare attrazione...anche se questa paura come ho già detto si aggrava enormemente se si tratta di ragazze che danno parvenza di essere lesbiche..

Comunque devo dire che alle volte mi capita di pensare al vivere la mia vita assieme a una donna,anziché con un uomo..e devo dire,ahimè,che la cosa non mi dispiacerebbe affatto..ed anzi che sarebbe la cosa più giusta..

Penso che amerei di più,che amerei per davvero...

Ma penso anche che la "normalità" sarebbe vivere con un uomo,fidanzarmi con un uomo..

Baciare le labbra di un uomo anziché quelle di una donna..anche se io da sempre mi sento più portata a baciare le labbra di una donna..

Spero di esser riuscita a farmi capire..e se a leggere queste parole é una donna,mi fa ancora più piacere..e spero che la donna che sta leggendo riesca ad immedesimarsi almeno un po in questa situazione,a comprendermi,e a consigliarmi un modo giusto per affrontarla e risolverla...

Saluti.

 

Cara lettrice,

 La ringrazio per averci scritto, posso comprendere la sua preoccupazione, soprattutto quando si cerca magari di capire chi siamo. Questo momento delicato delladolescenza è un momento che tanti giovani della sua età vivono, cercando di comprendere e definire la propria sessualità, in un periodo particolare dello sviluppo nel quale lapprovazione dellaltro è importante e nel quale si cerca di costruire la propria identità e personalità.

 Mi sembra di percepire nella sua domanda non tanto il desiderio di sapere cos’è lomosessualità?o cosa pensate voi che siete psicologo/a dellomosessualità?"

ma magari il bisogno di stabilire e/o forse interiorizzare ed accettare un certo discorso con se stessa nel quale magari sembra già avere certe risposte a certe domande.

 “Comunque devo dire che alle volte mi capita di pensare al vivere la mia vita assieme a una donna,anziché con un uomo..e devo dire,ahimè,che la cosa non mi dispiacerebbe affatto..ed anzi che sarebbe la cosa più giusta..

Penso che amerei di più,che amerei per davvero..

 A volte desiderare lapprovazione dellaltro, rientrare in determinati gruppi sociali possono ostacolare la propria crescita, limitando il benessere o creando a volte disagi psico-sociali, forse come quelli che lei sembra avere con il disturbo ossessivo-compulsivo?

Si potrebbe ipotizzare magari una certa paura dello sguardo dellaltro? Paura di non essere la persona che altri vorrebbero forse che lei sia? Mi chiedo se magari il voler essere conformea determinate definizione di quello che lei intende come normalità” non sia probabilmente fonte di angoscia e di malessere per lei?

Forse le risulta difficile accettarsi ed amarsi? Sarebbe probabilmente interessante per lei comprendere se magari ha paura di essere rifiutata da chi la circonda se non è nella norma sociale che lei sembra stabilire?

 

Ma penso anche che la "normalità" sarebbe vivere con un uomo,fidanzarmi con un uomo..

Baciare le labbra di un uomo anziché quelle di una donna..anche se io da sempre mi sento più portata a baciare le labbra di una donna..

 

Sarebbe interessante magari interrogarsi su cosa significa per lei il termine normalità”, mi chiedo se forse laspetto più importante non sia magari quello di amarsi e di accettarsi al fine di vivere in armonia con se stessi e con gli altri?

A volte il corpo e il cervello possono manifestare disagi psico-sociali perché si cerca di seguire modelli prestabiliti che forse non corrispondono sempre alle proprie esigenze e necessità. Il nostro pensiero e il nostro modo di interpretare il mondo (influenzati dalla propria storia, educazione, contesto socio-affettivo) possono a volte essere in contrasto con quanto sentiamo e vogliamo veramente. Mi chiedo se forse lessere umano non abbia la capacità di evolvere e di adattarsi a quello che meglio crede per il suo benessere psico-sociale?

 

Lomosessualità non è una malattia e forse credere che lo sia porta in lei unulteriore stato di vulnerabilità? Mi chiedo se limportante nellamore non sia il fatto di dare e di ricevere amore/affetto nel rispetto della parti? Mi chiedo se il fatto di voler seguire quello che lei definisce normalità” non sia per lei anormalee fonte di conflitto interno?

 

“…ultimamente il disagio é aumentato notevolmente..

 

In situazione nelle quali si avverte un malessere e un disagio diffuso, intraprendere una psicoterapia potrebbe essere daiuto al fine di comprendere meglio se stessi e modificare certi aspetti invalidanti e/o che causano sofferenza (disturbo ossessivo-compulsivo), mi chiedo se lei abbia già pensato a questa possibilità?

 Spero esserle stata di aiuto, augurandole di trovare al più presto un stato di benessere psico-sociale adeguato, che le permetta di vivere la sua vita e la sua sessualità con rispetto e con serenità.

 Cordiali saluti,

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo

 

16 giugno 2016

Buongiorno Dottori,
Ho 44 anni e due figli. Ca 2 anni fa' mi,sono innamorata di un uomo che non era mio marito, e dopo 15 anni, di cui uno di matrimonio, ho deciso di separarmi.
Convinta della mia scelta ho cominciato la mia "nuova" vita, smontandomi pezzo per pezzo mentre elaboravo il lutto diciamo. Quando lo dissi al mio ormai ex marito lui rispose <e' meglio così, noi funzioniamo meglio come amici che come coppia, possiamo fare i separati in casa, ognuno fa' la sua vita e magari ogni tanto possiamo fare una rimpatriata>. Lui era consapevole che da qualche anno le cose non andavano piu', ma quando ha capito che ero davvero innamorata di quest'uomo...e' cominciata la guerra. La sua famiglia mi ha tolto il saluto, e della mia solo mia madre mi e' rimasta vicina.
D'accordo non condividere un idea, ma secondo me ciò non giustifica questi atteggiamenti. Quindi lui, nonostante battaglie legali durissime nei miei confronti, diffide e denunce, nonostante non mantenga i nostri figli non ho mai ostacolato il rapporto con i bambini. La mia famiglia sa' di tutte queste denunce ma nonostante questo hanno scelto lui. A Pasqua è stato invitato da mia sorella (a me neanche una telefonata) e l'ho saputo dai miei figli.
Mio padre e' diventato il suo consigliere di fiducia sulla famiglia (anche se non riesco a comprendere come un uomo che mette incinte due donne tra cui una mia mamma nello stesso momento, che non ha mai contribuito alla mia crescita e che ho visto in tutto una 30 di volte in 44 anni possa dare di questi consigli). Quando ho fatto presente ciò che non mi stava bene del loro comportamento mi e' stato risposto di guardarmi allo specchio.
Inoltre quando ho deciso di cambiare vita, nonostante la casa sia stata affidata a me (ma intestata a lui e a suo fratello e sposata in separazione dei beni come ha voluto lui), ho preso la valigia e con i miei figli ed il mio compagno abbiamo trovato un altra casa.
Io sento di non aver commesso nessun omicidio o rapina o qualsivoglia atto illecito, e mi sento non sola ma abbandonata.
Potete aiutarmi ad elaborare tutto questo? A volte sono talmente giù, mi sento così ferita che mi escono le lacrime.
Grazie a tutti

 

Carissima lettrice,

innanzitutto La ringraziamo per aver voluto condividere la Sua storia ed averci chiesto un aiuto.

La perdita può rappresentare un “lutto” ed essere vissuta come una grave minaccia alla propria esistenza, un’amputazione di una parte di . Spesso si può accompagnare alla percezione di non poter sopravvivere senza l’altro, e ad una visione catastrofica della vita e del mondo. In un momento del genere possono venire a galla aspetti nascosti ed inaspettati della personalità del partner, ma è bene ricordare che il distacco porta con sé anche degli aspetti positivi. Infatti, se una relazione finisce è perché probabilmente non è più adatta a noi: col passare del tempo, se ci guardiamo indietro, ci potremmo accorgere di come questo taglio sia stato un’importante fonte di riflessione, una ricchezza che ci ha fatto crescere, ci ha fatto vedere il mondo da un altro punto di vista e ci ha offerto più opportunità.

Affrontarlo  ora per Lei può essere uno stimolo verso situazioni nuove e migliori e cercare una chiave di lettura distaccata e non emotiva può rivelarsi una pratica molto utile. Risulterebbe di fondamentale importanza aumentare la propria autostima e vivere la solitudine come un momento speciale, in cui ci si può dedicare a se stessi , ovvero imparare a vivere con piacere anche l’essere da soli. Per fare ciò potrebbe essere necessario auto-disciplinarsi, incoraggiare se stessi ad affrontare le proprie debolezze e le difficoltà che si incontrano, come il Suo sentirsi abbandonata, per dirigersi verso una vera e propria rinascita interiore. Può essere pertanto necessario creare un “campo” di protezione personale dove riuscire a esprimere e a far valere in modo onesto i propri diritti, punti di vista ed esigenze, rispettando al contempo quelli degli altri.

Questa abilità si chiama assertività: è un particolare tipo di comunicazione, la capacità di esprimere e far valere le proprie opinioni , di manifestare i propri sentimenti in maniera adeguata, sapersi comportare nelle varie situazioni e poter difendere i propri diritti e bisogni. Saper far valere le proprie esigenze con rispetto e senza essere calpestati dalle altre persone è una capacità essenziale, per affermarsi nella vita ma soprattutto per coltivare un rapporto di  fiducia con noi stessi.

Potrebbe portarLa a godere delle relazioni che ha ora, con le persone di fianco a Lei, senza pensare agli eventi negativi ed alle critiche ricevute.

In questo percorso potrebbe esserLe d’aiuto rivolgersi ad un professionista, che La può indirizzare a trovare il giusto approccio a questa nuova vita ed alle esperienze che porta con sé in quella che può diventare concretamente una rinascita ed un nuovo benessere.

Un caro saluto,

 

Dott.ssa Francesca Orsini


15 giugno 2016

Buongiorno, Le desidero parlare della mia bimba 8 anni molto sensibile e riservata ma al tempo stesso  aggressiva soprattutto con un'amica , quella che reputa la migliore e con suo fratello di 6 anni.
Sono separata da 3 anni, i bimbi vedono raramente il padre ( indipendentemente dalla mia
volonta')la bimba ne soffre molto specialmente  ultimamente .
Da un paio di mesi lamenta Mal di testa. Portata da un psicoterapeuta- omeopata le ha dato cura omeopatica  dicendomi che somatizza tutte le tensioni .

La bambina pero' usa il Mal di testa anche come scudo,ad esempio: molto timida si vergogna a scuola ad andare alla lavagna e dice alla maestra d aver Mal di testa( ottimo rendimento scolastico), a me che sta male...ha bisogno , forse di maggior amore? Più tranquillità ?
Con il fratellino ha poca pazienza, lui  un po' "
ficosetto" lei non lo tollera, lui la stuzzica e le reagisce alzando le mani ( una botta, un pizzicotto, tirata capelli). Con le amiche e' tranquilla , anche se si altera velocemente se c è qualcosa che non le torna e non ' alza le mani' ad eccezione che con una bimba di quasi sette anni, dicono di esser miglior amiche. Le alza le mani, un pizzicotto, una tirata di capelli quando la sua migliore amica considera un'altra bambina,sempre la solita, lasciando mia figlia spesso in disparte  o dandole poca attenzione! Mia figlia s arrabbia e reagisce così  l amica, dopo il pizzicotto, si sente la ragione  e s'arrabbia con lei.

L atteggiamento della bambina, miglior amica di mia figlia e' sbagliato ma come faccio a far capire a mia figlia che non deve ' alzare le mani'?  Lei si sente esclusa e reagisce con aggressivita e agli occhi dei genitori dell amica  prende puntualmente la colpa. Una sera mi son alterata con la mamma della bimba, tra l altro la mamma e' la mia migliore amica! Lei mi ha detto : le ha stretto il braccio era rossa! Devono risolversela ! Ho ribadito che pur condannando atteggiamento mia figlia, la sua reazioni e' dovuta ad un azione e tutte le volte che c  e' il terzo incomodo, sua figlia isola la mia che sta male e sola anche per un'ora anche a piangere mentre l altre due giocano!
Cosa devo fare? Non andare a cena fuori con loro quando c è il terzo incomodo? Preferirei soluzioni alternative.
Ultimamente frequenta solo la sua migliore amica ...non va bene!!
Grazie di cuore
Una mamma 
      

Ciao Pamela,
La situazione che ci sottoponi è abbastanza delicata, ma vedrai che grazie alla tua forza e alla tua buona volontà riuscirai ad uscirne fuori!
Intanto devo dirti che non è da tutti essere consapevoli di vivere un legame di dipendenza, in questo sei stata bravissima!
Da quello che scrivi è chiaro che la vostra relazione si basa principalmente proprio su questa dipendenza e quindi, come giustamente hai osservato tu, è un rapporto malato. Ma proprio per questo è difficile staccarsene...ma non impossibile! Mi sembra di capire che hai una grande forza di volontà, punta su questa e su quello che di positivo c'è nello stare senza di lui (tu stessa hai scritto che ti stai dedicando alle tue passioni, che viaggi molto, che ti stai laureando!). Continua così e vedrai che quando arriverà l'amore SANO, questo riuscirà ad allontanare quello malato che stai vivendo. Tira duro!

Dott.ssa Clelia Manganaro


Buongiorno. 

Vorrei un consiglio, ho un figlio di 16 anni da 10 anni gioca a calcio. Ragazzo abbastanza tranquillo in campo corretto spesso le prende e non reagisce sempre cordiale. Però da sempre ha il babbo che gli urla dalla tribuna avendo diverbi e scambi di parole mentre gioca e a volte viene tolto dal campo per questo motivo. Il mister gli ha detto che non si può vedere e sentire litigare babbo e figlio. Mio marito se mio figlio non è in giornata: si dorme, sei lento, arrivi in ritardo sull'uomo, se non hai voglia stai a casa...etc. Quando gioca bene gli dice cosa fare e come fare. Mio figlio sia mentre è in campo gli dice di stare zitto (non concordo un figlio che risponde al babbo ma capisco anche mio figlio Thomas). Inoltre mio marito urla spesso all'arbitro (bisogna urlare all’arbitro quando sbaglia) questo atteggiamento non mi piace assolutamente sia per mio figlio che si imbarazza e per me che a volte mi vergogno. Per una partita di calcio un divertimento mi sembra eccessivo. Come posso fare per aiutare mio marito a moderare questo suo comportamento? Una precisazione: mio figlio gli ha chiesto di non venire alle partite perché lo fa agitare se deve urlare così, ma mio marito non resiste di stare a casa e così è sempre la stessa musica. Inoltre per un problema di salute sta smettendo di fumare ancora peggio. Più agitato del solito. Avete un consiglio? Grazie mille.

 

Gentile,

dalle Sue parole avverto la difficoltà rispetto a come gestire il comportamento di Suo marito nel corso della partite di calcio di Vostro figlio.

Da ciò che scrive, mi sembra di capire come Suo marito tenga molto alla prestazione sportiva di Vostro figlio, mostrando anche un atteggiamento “competitivo”, e, attraverso modalità che potrebbero risultare “eccessive” – “se mio figlio non è in giornata: si dorme, sei lento, arrivi in ritardo sull'uomo, se non hai voglia stai a casa […] Quando gioca bene gli dice cosa fare e come fare” – cerca di “guidarlo”. Tale comportamento, però, porta a conseguenze, quali l’allontanamento dal campo e l’imbarazzo/fastidio di Vostro figlio.

Mi sembra di capire come quest’ultimo abbia già domandato al padre di non andare più alle partite, spiegandone anche il motivo, ma questa richiesta non è stata accolta.

Poiché nella lettera non lo specifica, mi domando se anche Lei abbia avuto modo di esprimere le Sue difficoltà rispetto a questi momenti, e condiviso lo stato d’animo di cui Lei stessa parla – “a volte mi vergogno”. Se lo ritiene possibile, provi a condividere con Suo marito le Sue perplessità rispetto ai tali atteggiamenti in momenti che, come Lei stessa riferisce, dovrebbero essere di divertimento. Inoltre il desiderio di vedere il proprio figlio eccellere in una prova sportiva può essere manifestato attraverso diverse modalità, quali, ad esempio, il “rinforzo positivo” – congratulandosi per ciò che ha saputo fare, senza sottolineare gli aspetti meno performanti della partita.

Un comportamento indirizzato più in tale senso potrebbe aiutarvi anche a vivere in modo più sereno le partite.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.

 


14 giugno 2016

Salve,

Le scrivo perchè sono in un momento difficile: dopo due ani di fidanzamento con una persona più piccola di me di 4 anni, (io ho 29 anni) lui mi ha lasciata dicendomi all'inizio che non era più felice e non sapeva se mi amava; ieri ci siamo visti, dopo una settimana fredda, e mi ha detto che vuole stare stare solo. Mi sento impotente e lo so sono effettivamente. L'ho sognato immerso nella nebbia.  lo so che non dovrei fare niente, non contattarlo e non tentare una qualsiasi cosa, ma è difficile. io lo amo ancora e non riesco a stare con le mani in mano. Gli ho scritto una lettere dove gli dicevo che io non posso fare niente davanti a una cosa del genere. so che è finita e che devo pensare a me stessa, ma non riesco ad accettare fino in fondo questa situazione e spero che lui cambi idea.
Grazie per avermi dato la possibilità di essere ascoltata; aspetto un Suo prezioso consiglio su questa situazione.

Grazie



Gentile lettrice,

La ringrazio per avere condiviso insieme a noi la sua situazione, posso comprendere le sue preoccupazioni. 

Il momento della separazione può essere vissuto, a volte, come un momento traumatico, come una sorta di lutto, di fronte allo scioglimento di un legame, a volte forte. In certi casi, la separazione può portare la persona a vivere un momento di confusione e di malessere in quanto si può creare un senso di vuoto nel perdere un "pezzo di Sé", un "punto di riferimento" affettivo, investito da certe aspettative, desideri e magari anche necessità psico-socio-affettive. Tuttavia progressivamente la persona investe nuove persone, progetti, attività e accetta la fine della relazione sentimentale, riconoscendo la decisione del partner, come forse sta probabilmente intentando di fare? 

Mi sembra di comprendere che forse prova un certo sconforto in quanto, nella separazione entrano in gioco diversi meccanismi consci ed insconci. Probabilmente prova un certo disagio di fronte alla separazione che è stata magari imposta dal partner, con motivazioni che magari non comprende pienamente, mettendola forse in una posizione più "passiva" che probabilmente non riesce a controllare?  "mi sento impotente", "io non posso fare niente di fronte a una cosa del genere" ,"non riesco a stare con le mani in mano"

La separazione può portare tuttavia la persona a vivere un momento di introspezione, può essere un momento di crescita personale nel quale rimettersi in questione, comprendere a volte certe dinamiche relazionali, certi tratti di personalità e stili comunicativi che si può aver, in qualche modo, messo in evidenza. Comprendere maggiormente la scelta consapevole e inconsapevole che si fa del partner, che tipo di rapporto si instaura e le cause reali della separazione possono essere importanti per conoscere meglio se stessi e migliorare il proprio benessere psico-relazionale. La scelta del partner e il tipo di relazione instaurata viene delineata, in parte, dai nostri legami affettivi significativi, dallo stile di attaccamento sviluppato dall'infanzia, dal proprio bagaglio psico-socio-affettivo legato alla propria storia di vita. 

Spero esserle stata, in qualche modo, di aiuto, non esiti a intraprendere un percorso di sostegno psicologico, che può aiutare in momenti di transizione e di cambiamento come il suo. 


Cordiali saluti,

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo



 06 giugno 2016

Salve, sono una ragazza di 22 anni e da un po&#39; di tempo a questa parte non sto passando affatto un bel periodo.

Il mio ragazzo decide di lasciarmi ad agosto dell&#39;anno scorso dicendo di non amarmi come prima. Avevo già notato da parte sua un cambiamento e ricordo di essere diventata anche un po&#39; ostile nei suoi confronti. Ma quando prese questa decisione stretti veramente male ma decisi di non fargli una colpa perché vedevo che per questa cosa stava soffrendo anche lui.

Decido quindi di andare avanti senza di lui e grazie a nuove amicizie incontro un ragazzo al quale mi lascio andare senza pensarci.

Il mio ex ragazzo nel frattempo però ha dei ripensamenti e cerca in tutti i modi di ritornare con me. Io mi sentivo di non voler tornare da lui nonostante stessi male per tutto questo. Sentivo che si era rotto qualcosa tra di noi. E dato che la situazione non mi faceva stare bene, in preda all'ansia troncavo ogni situazione per non sentirlo. Continuavo comunque con il ragazzo che avevo conosciuto nonostante sapessi che non provavo nulla se non un forte affetto.

Il mio ex però ritorna molto spesso in questi mesi e sempre per i miei momenti di ansia rompo i rapporti nonostante pensassi che comunque era la persona più importante della mia vita. La persona che mi conosce meglio.

Fino a quando, in preda ad un attacco di panico (il primo) inizio a sentire una forte mancanza per il mio ex, una grande sofferenza per la quale deciso anche che non dovevo continuare con il ragazzo con il quale mi stavo frequentando. Chiudo anche i rapporti con il mio ex e cerco di stare da sola. Il fatto di stare da sola mi faceva sentire meglio anche se ogni tanto gli stati d'ansia riritornavano.

Ad aprile di quest'anno però mi riavvicino al mio ex. Sembrava che nulla tra di noi fosse cambiato e quindi per una settimana ci vediamo e stiamo bene nonostante fosse tutto molto strano.

Dopo una settimana come se non bastasse mio padre inizia a stare male. Ha un malore davanti agli occhi miei e dei miei famialiari che mi traumatizza. Il suo stato di salute non era affatto positivo (fortunatamente ora si è ripreso) e in quella circostanza durata per circa un mese io e il mio ex ragazzo ci siamo ravvicinati così tanto che decidiamo di ritornare insieme. Sentivo di amarlo come prima. Io però inizio a stare male e a soffrire di attacchi d'ansia arrivando ad essere abbastanza ipocondriaca e molto triste. Questa situazione dura per qualche settimana fino a quando un giorno, mentre ero a lavoro, ricordo perfettamente di aver pensato: Finalmente mi sento meglio, non ho più strani sintomi. Cosa è che non va? Oddio ma voglio stare con S.? Lo amo? Perché stiamo insieme?&quot; Da quel momento in poi questi pensieri non mi hanno più lasciata. Le gambe mi tremano, ho una sensazione strana allo stomaco e senso di soffocamento.

Quella stessa sera ho parlato con lui in preda al panico chiedendogli scusa per questi pensieri. Che io volevo stare con lui ma i pensieri che mi venivano dicevano che avrei dovuto lasciarlo e che io non volevo stare con lui davvero. Questa situazione è diventata insostenibile. Mi sveglio continuamente la mattina in presa all'ansia, con tachicardia e tremori e pensieri che a volte mi dicono che non voglio stare con lui. Con la sensazione e  crisi di pianto dovuti alla paura di perderlo. Questi pensieri e questi dubbi occupano la maggior parte del mio
tempo e quando penso che non voglio stare con lui sento un fastidioso senso di pesantezza alle gambe.

A volte mi convinco di volerlo lasciare e il solo pensiero di perderlo mi fa stare male.  Quando stiamo insieme va tutto bene, siamo legati, ridiamo, scherziamo, parliamo tranquillamente e tra noi c'è anche attrazione fisica. Ma quando poi torno a casa, per un po' mi convinco che voglio realmente stare con lui dopo però poi ricado nuovamente in continui dubbi. A volte lo sento il mio ragazzo, altre lo vedo come

un amico. A volte sento di amarlo altre invece ho paura che sia solo grande affetto e che in realtà non voglio lasciarlo andare. Oltre all'ansia e agli attacchi di panico notturni durante i quali sogno di non riuscire a trattenere la rabbia, credo di avere dei momenti in cui sono depressa. Piango e non riesco a smettere.

Temo di non riuscire a tornare alla normalità.

Cosa mi sta succedendo?



Cara lettrice, comprendo il suo disagio e il desiderio di cercare di avere un po&#39; di chiarezza su quello che le sta capitando.

Nell’ultimo periodo mi pare di capire che abbia vissuto momenti di grande impatto emotivo, di provare ansia, tristezza e molta agitazione.

Mi pare di capire che sentimenti ansiosi e di rabbia, con battito cardiaco accelerato capiti spesso durante la notte quando sta a casa, il luogo dove ha visto suo padre stare male.

È probabile che i sentimenti provati in tali circostanze siano dovuti all’aver visto suo padre star male e la paura di perderlo. La paura derivata dalla probabile perdita degli affetti forse è stata generalizzata.

Mi pare di capire che a volte sente di amare il suo ragazzo mentre altre volte di pensare a lui come ad un amico. Il pensarlo come ad un amico implica la perdita di una persona per lei molto importante.

Anche quando non si ama più una persona resta sempre un grandissimo affetto e a volte capita che la persona resti comunque nelle nostre vite.

Se sente che la sua ansia sia eccessiva può rivolgersi a professionisti della sua città.

Dott.ssa Sabrina Laccu


24 maggio 2016

Gentile Dott,

Sono una ragazza di 25 anni, 4 anni fa conobbi un ragazzo, mi disse di non volere storie perché appena uscito da una relazione, ci sentivamo per messaggi, talvolta ci si incontrava per locali, non arrivammo al bacio, ballato stretti stretti, ma non ci fu mai nulla, stanca di questa situazione, iniziai a ignorarlo, lui dimostrò nervoso verso ciò...se non lo salutavo veniva da me e diceva "ciao è".... ci perdemmo di vista, dopo un anno ci rivedemmo, mi fermo' mi abbracciò, poi lui sali in auto e inizio a urlare i dal finestrino "ciao paola ciao paola" la cosa non mi fu indifferente ma lasciai stare.

Lo scorso dicembre l ho rivisto...da dicembre a febbraio lo incontravo tutti i week end, talvolta con una ragazza, li decisi di chiedergli di uscire per un caffè,  nego' dicendo che è fidanzato.  MI dichiarai, non avevo nulla da perdere, mi sarei liberata da un peso, alla mia dichiarazione non rispose. Sono passati tre mesi da allora, non riesco a superare questo rimpianto, soprattutto perché la ragazza con cui sta è bruttina e in sovrappeso, in amore l aspetto non conta, ma mi rimprovero di non essermi mai sentita alla sua altezza e non aver rischiato.

Vorrei un consiglio su come superare questa situazione. Grazie.


Cara ragazza, io penso che il nucleo di questa sua dolce e-mail sia nell'ultima frase "mi rimprovero di non essermi mai sentita alla sua altezza e non aver rischiato". Parto da questo spunto per suggerirle delle riflessioni su come vedere la situazione da un punto di vista diverso e, magari, superarla. Invece di focalizzarsi su quello che ha perso all'esterno  (la possibilità di una relazione con un ragazzo che non ha risposto alla sua dichiarazione, anche se tardiva) provi a pensare a quello che ha dentro di sè. C'è una parte di lei che non si sente all'altezza, allora le chiedo: come si sente? Quali sentimenti prova? Quali pensieri ha su sé stessa e sugli altri? Le è capitato in altre occasioni di non rischiare?  Sono domande intense, me ne rendo conto, ma credo siano la base da cui poter partire per fare delle riflessioni su stessa e scoprire magari che c'è qualcosa che desidererebbe cambiare di sé stessa. Un ultimo consiglio rispetto a questo: non si rimproveri, accetti piuttosto la parte di lei che non si è sentita

all'altezza e se ne prenda cura, come merita!

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta


16 maggio 2016


Buongiorno,

sono 8 anni che sono fidanzato con una splendida ragazza, io ho 41 anni e lei 40. Purtroppo per motivi di lavoro viviamo parecchio distanti, circa 600 km, ma questo non è mai stato un problema per noi, ci vedevamo spesso, di solito andavo io a casa sua per il fine settimana. Circa 7 mesi fa abbiamo litigato perchè a causa dei suoi impegni non riuscivamo a vederci così spesso. Nulla di grave comunque, abbiamo passato un paio di mesi così, senza parlarci, solo messaggi. Poi le ho telefonato, le ho chiesto scusa, le ho detto che mi mancava come l'aria. Lei si è subito rasserenata, mi ha detto di capirla che era un momento in cui il lavoro e gli impegni con il teatro ( è un'attrice non professionista ) la stavano opprimendo.

E' passato un mese in cui ci sentivamo per pochi minuti, non aveva mai tempo, la sentivo inoltre molto euforica, forse troppo conoscendola bene. Una sera mi chiama dicendomi che aveva voglia di vedermi, di organizzarmi. Non mi pareva vero, non stavo più nella pelle. Proprio quella sera lei aveva una cena con i membri della sua compagnia teatrale, ci siamo salutati, le ho augurato una buona serata, e lei mi ha detto che mi avrebbe mandato un messaggio al suo rientro. Nessun messaggio è mai arrivato, ero preoccupatissimo, le ho mandato io un messaggio la mattina successiva chiedendole come stava. Mi ha risposto dopo qualche ora dicendomi, parole testuali: scusami è successo un casino ieri sera. Leggendolo le ho scritto se avevano avuto un incidente, se stava bene, cosa era successo..... Risposta: ti spiegherò.

Da quel giorno è cambiata, le nostre telefonate duravano sempre meno, sentivo chiaramente che non voleva parlare, piangeva sempre. Premetto che non ci siamo mai nascosti nulla, quindi il suo atteggiamento era molto strano. Ho pensato avesse un'altro, ma poi ho saputo tramite sua sorella che non aveva nessun altro.Le ho chiesto se avevano abusato di lei, ma mi ha assicurato di no, che era solo un suo malessere interiore.

Da allora è stata un'agonia, non vuole parlarmi, ma mi dice che mi vuole bene e che io non centro nulla, che sta solo passando un brutto periodo, che non ama neanche se stessa. Quando le chiedo poi di vederci sparisce per qualche giorno, nel senso che non risponde ai miei messaggi alle mie telefonate. La mia paura, visti i cambi d'umore da euforica a triste e senza parole, è che sia entrata in uno stato depressivo. Io l'ho vissuto sulla mia pelle una decina di anni fa, è stato duro, ho cercato di isolarmi ma mai così tanto, anzi sono grato alla mia famiglia che mi ha sempre appoggiato. Non so che fare, ad oggi risponde un giorno sì ai miei messaggi ( con tanto di baci e ti voglio bene ) e due giorni no. Mi sento impotente, delle volte vorrei lasciarla perchè non ce la faccio più, ma poi non ci riesco, vorrei almeno riuscire a parlarle, aiutarla. Ho provato con la dolcezza, dicendole che io ci sarò sempre per lei, senza assillarla, senza darle degli inutili consigli, ma niente, veramente non so che fare. Le ho anche chiesto come posso esserle utile in questo momento, nessuna risposta. Questa situazione va avanti da ormai 5 mesi, e io sono tanto preoccupato.

Come posso fare secondo voi a convincerla a parlare, magari vederci? Dimenticavo, ho provato a non chiamarla mandarle messaggi i primi tempi, le ho scritto che io ero li per lei e che aveva il mio numero. Sono passati 57 giorni nel silenzio, in mezzo c'era anche il nostro anniversario. Mi ha scritto lei, con una banale scusa, tipo come stai? Io ho cercato di riallacciare i rapporti, dolcemente, le ho anche scritto una lettera molto toccante, mi ha ringraziato tanto, ha detto che sono unico, ma alla fine non è cambiato nulla, non mi vuole vedere, sentire, solo messaggi a giorni alterni come spiegato prima. Aiuto.......

 

Grazie

 

 

Caro lettore,

mi dispiace che tu ti senta così affranto da questa situazione. Leggendo le tue parole mi sembra che tu abbia fatto tutti i tentativi possibili per farle capire che ci sei, senza volerla controllare, per sostenerla. Le hai teso la mano con molta pazienza e questo è un gesto molto nobile da parte tua ma affinchè una persona possa essere aiutata serve innanzi tutto che sia lei a volerlo. Anche se le tue sono buone intenzioni, hai un potere limitato sul suo benessere interiore.

Con questo voglio dirti che sei lei continuasse a stare male, come tu stai percependo, non sarebbe per colpa tua. Dopo tutto gli anni che avete passato insieme capisco che ti senti in dovere di prenderti cura di lei ma se i suoi contatti telefonici si fanno sempre meno frequenti e i vostri incontri ancora più sporadici, forse ci sono dei segnali di allarme nella vostra coppia che prescindono da questo suo stato di malessere.

Mi pare di capire che, nonostante lei si senta a disagio con se stessa, è in ogni caso inserita in un contesto socio-lavorativo che la stimola e con cui interagisce regolarmente. In altre parole, per quanto riguarda il suo stato di malessere interiore non hai molti elementi per valutare quanto effettivamente la sua vita sia compromessa. In ogni caso, lei ha deciso di affrontare tutto questo da sola e tu non puoi far altro che rispettare questo silenzio.

Dopo tanti anni che una coppia sta insieme, possono esserci momenti di “crisi” in cui uno dei due o entrambi si sentono un po’ più lontani, forse per l’abitudine, forse per la monotonia, e a quel punto per continuare a stare insieme bisognerebbe riaccendere, far rivivere, “re-inventarsi” il legame che si è indebolito. Probabilmente la vostra coppia avrebbe bisogno di nuovi stimoli che, per la vostra lontananza fisica e per i vostri stili di vita, non riescono ad esserci.

Come riallacciare allora i rapporti? Si possono ancora riallacciare? Ricorda che dovete essere in due a vivere la vostra storia d’amore e se tu ti senti completamente solo, questo è già un segnale importante che devi considerare per scegliere se è il caso di scommettere ancora su di voi o di voltare pagina e dare più voce al tuo bisogno di condividere i tuoi sentimenti, perché tu hai tutto il diritto di voler amare ed essere amato.   

In bocca al lupo!

Dott.ssa Anna Verde



13 maggio 2016

Gentili psicologi,

 sono una ragazza di 37 anni volevo chiedere ho questo pensiero che mi tormenta cioè che sto con un ragazzo da quasi 8 anni e quando ci baciamo non sento o provo niente. Può essere normale? Grazie e cordiali saluti.

 

 


Gentile lettrice,

mi scrive pochissime informazioni, ma deduco che questa mancanza di sensazioni durante il bacio sia per lei un problema importante.

 Lei ora nota di non provare emozioni durante il bacio e se preoccupa, questo mi fa pensare che fino ad un certo punto queste sensazioni c’erano, e ora pensa che non sia normale non provarle più. Se ci fermiamo a questo atto, potrei dirle che ad un certo punto della relazione subentra la conoscenza e l’abitudine e delle cose che davano entusiasmo e stimolavano un tempo, piano piano non lo fanno più e questo può accadere  anche al bacio, quindi questa perdita di interesse o di sensazioni durante il bacio è funzionale…esiste. Mantenendoci su questo atto, potrebbe pensare se le capita in tutti i tipi di baci fra voi, se la modalità del bacio è sempre la stessa, se le capita anche in altri momenti di intimità. La risposta che può dare a queste prime riflessioni può essere utile per allargare il focus del discorso alla vostra storia di coppia  e considerare questo disagio come la spia di qualche cosa che sta avvenendo nella vostra relazione.

Un bacio non è solo un gesto di intimità è uno scambio che richiede reciprocità e complicità, aspetti che rimandano alle dinamiche di relazione, al vostro gioco di ruoli, per cui non mi soffermerei su cosa sia normale o meno ma su cosa possa voler significare in questo momento questo disagio. La vostra relazione è la cornice che può dare un senso a questo disagio; posso chiederle e potrebbe lei iniziare a riflettere su come era il “bacio di prima” e come il “bacio di ora”? Come vive gli altri momenti di intimità? Sono soddisfacenti? Cosa è accaduto nella vostra relazione e cosa sta accadendo? Allargando l’attenzione non solo alla sfera intima. E’ cambiato qualcosa nel modo in cui vede il partner? Questi possono essere i primi spunti di riflessione, che se lo desidera, scrivendomi di nuovo sarei felice di affrontare insieme a lei per capire insieme cosa sta succedendo e come poter tornare a vivere serenamente questo importante momento di intimità e scambio.

La saluto cordialmente.

 

Dr.ssa Marzia Dileo


11 maggio 2016


Gentile Dottore,

Le scrivo questa breve mail nella piena consapevolezza del disturbo che Le sto arrecano ma essendo assolutamente impreparato ad affrontare quello che sto per dirLe mi permetto di percorrere questa  via poco ortodossa e forse poco rispettosa per la Sua professione

Ho  conosciuto una ragazza di 17 anni con un recente passato da autolesionista (tagli) ora improvvisamente mi manifesta in piu occasioni la volontà di voler ricominciare a tagliarsi.  Il suo disagio proviene prevalentemente dal rapporto conflittuale  con la madre apparentemente poco presente e da passati episodi di gravi percosse subite dal padre, mussulmano  estremamente possessivo e intollerante ai normalissimi usi e costumi adolescenziali della ns società. Ora avendo un bel rapporto di fiducia con questa ragazza ed essendo molto preoccupato mi chiedevo se fosse il caso di parlarne con una sorella ad esempio. Questa mia mossa potrebbe però comportare due grandi problemi, il primo sarebbe quello tradire la sua fiducia, il secondo sarebbe quello di dover giustificare la mia "amicizia" con la sorella (la quale non credo reagirebbe positivamente alla ns. rilevante differenza di età.  Per questo secondo aspetto sono disposto ad affrontarne i rischi ma francamente non  saprei se questo eventuale tradimento possa farle aumentare il suo disagio psichico.

La ringrazio se potesse dedicarmi qualche minuto in un breve consiglio  la saluto cordialmente.


.

g
entile Signore,
la ringrazio per la fiducia che dimostra nei confronti del servizio di psicologi di base. Oltrettutto, credo che la domanda  che ci rivolge sia del tutto “rispettosa” per la professione che ricopro.
La sofferenza di questa ragazza ,  tipiche di un umore depressivo “mascherato” , se così si può chiamare, da episodi autolesionistici , andrebbe  evidentamente considerata  nella misura delle conseguenze fisiche ( es.  le funzioni e gli organi danneggiati dalle ferite.)  ma soprattutto da una prospettiva  socio-culturale (origine musulmana della ragazza, “occidentalizzazione” della famiglia, rotture e integrazioni con una società più modernizzata…).

Tenuto conto della complessità del disagio, che possiamo guardare da una prospettiva multifattoriale (cd. biopsicosociale )  occorre per  questo caso ,  tenendo conto in primis delle evidenze che ci riporta nella lettera., ovvero   il disagio ultimo sul “corpo”  e capire soprattutto qual’e’ il livello di urgenza del caso.
La ragazza corre pericolo di vita per i tagli che si procura?
Personalmente cercherei di agire parlando di nuovo con questa donna  e vedere se è motivata a farsi aiutare.
La sorella di questa potrebbe essere sicuramente un punto di “aggancio” dentro la famiglia, credo sia tuttavia preferibile capire anche il possibile livello di intesa  che si può raggiungere con questa…C’e’ da chiedersi infatti  quanto di buono e di utile si possa raccogliere da una famiglia così come ce l’ha descritta (una storia famigliare fatta di madri assenti e di padri possessivi).  Quanto efficace sarebbe la strada del dialogo con la sorella, facendosi  coinvolgere nella rete familiare ( come dice lei ) e dovendo dichiarare  la propria identità e giustificare il rapporto con la poveretta?

Con queste perplessità la vorrei salutare, sperando di aver almeno offerto una nuova chiave di lettura alla sua domanda. Vorrei anche informarLa  che in ogni città sono presenti  i consultori giovani che GRATUITAMENTE e  in modo anonimo, raccolgono le domande dei  giovani  (anche  stranieri ) , ascoltandoli , guidandoli e appoggiandoli psicologicamente nel loro percorso adolescenziale e adulto.
Mi tenga al corrente dell’evolversi della situazione. Volentieri tornerò a risponderLe.
Saluti. Dr.ssa Varotto




10 maggio 2016

Buongiorno,

abito in Toscana, ho 24 anni e sento che la mia vita è un completo fallimento dopo il diploma. Ho intrapreso gli studi, poi interrotti, ho vissuto per qualche mese all'estero, ed ho fatto diversi lavoretti, dove tra l'altro sono sempre ben visto. Avevo programmato di ripartire per la Germania, a maggio, solo che mi hanno prolungato l'attuale lavoro fino a fine agosto/inizio settembre, ancora non so bene le date. Mi fa piacere perché vuol dire che gli son piaciuto, ma ho un grande desiderio di partire, tanto che l'estero sta diventando per un me un chiodo fisso, la mia ossessione. Forse questo anche perché ho una famiglia molto, ma molto opprimente, e non mi riferisco solo ai genitori, ma zii, nonni, parenti vari, tutti che mettono la loro bocca nella mia vita. Ho avuto negli ultimi mesi anche una relazione con una ragazza molto possessiva, il fatto è che negli ultimi mesi ho perso diverso peso, da una 48 ora porto una 42/40. Io anche se un giorno, potessi entrare in questa grande azienda, desidero più di ogni altra cosa potermi rifare una vita lontano, ora che ancora posso, sono giovane. È vero ho accettato il prolungamento del contratto, ho bisogno di più soldi possibile prima di fare un passo del genere, comunque là avrei una famiglia di amici che conosco bene e ci ho già vissuto, pronta ad accogliermi ed ad aiutarmi. Sono pazzo? Cioè fare un salto del genere mi spaventa anche un , ma d'altronde l'ho già fatto a 20 anni, ora a 24 anni ho ancora più voglia di evadere, di prendermi i miei spazi, la mia libertà.
Secondo voi, sono egoista? Inoltre sono stufo delle grande aziende che ti tengono anni, anni a contratti miseri, voglio vedere se là, riuscirei a trovare qualcosa di stabile. Ovviamente in famiglia ho tutti contro, e spesso cercano di farmi cambiare idea, anche imponendomi la loro. Purtroppo son testone, e son fatto così. L'unica cosa che ora finché non avrò il biglietto in mano, di sola andata, mi sento davvero ossessionato da questa partenza. Devo aspettare però di firmare il contratto per vedere effettivamente le date, dopo le quali posso finalmente dare inizio alla mia nuova vita. 

Voi che ne pensate? Perché nonostante tutto, anche se ho le idee chiare, il fatto di non trovare mai nessuno dalla mia parte, essere sempre solo, mi rendo molto molto depresso e non ho molta voglia di vivere, diciamo vivacità. Anzi tutt'altro, e non è bello. Mi sembra di bacillare, forse ho solo bisogno davvero di certezze, di date, di un biglietto aereo, anche se la data potrebbe essere tra qualche mese, lontana nel tempo, ma avrei una data, del tempo da regolare, boh. 

Cordiali saluti e grazie in anticipo per la risposta,


T.


Caro T., grazie per averci scritto.

Non sempre è facile fare una scelta e ora lei si trova di fronte ad un bivio. Trovo molto positivo il suo atteggiamento di riconoscere da una parte il peso di accettare di far parte di una famiglia "opprimente" come scrive Lei (da cui può essere difficile staccarsi) e dall'altra il suo bisogno di prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di buono. 

Questo non lo trovo egoista. 

È vero, come scrive lei, che il suo progetto non è fedele alle aspettative della famiglia e forse è questo che la fa sentire in colpa perchè è un po' come se lei sentisse di non essere leale alla sua famiglia che sicuramente le avrà dato altre opportunità e le farà pesare la sua diversità. Ma penso che lei dovrebbe prendere le sue decisioni perchè si tratta della sua vita. 

Arrivato a questo punto forse deve decidere se vuole una vita a sua misura o a misura della sua famiglia senza che questo significhi tagliare i ponti con le sue origini. Se lei va all'estero solo per evadere e scappare credo potrebbe commettere uno sbaglio. 

Forse una volta chiarite le idee anche l'attesa di una eventuale partenza sarà più gestibile.

Spero di esserle stata utile.

In bocca al lupo!


Dott.ssa Giovanna Stecca


2 maggio 2016

Salve dottori.. ho 25 anni

Da circa tre mesi di preciso gennaio mi capitò di non avere un erezione con la mia ragazza da allora capitò solo 2 volte a distanza di qualche settimana...deciso così di andare dall'urologo il quale mi prescrisse delle analisi uscita perfettamente a disseche era un fatto psicologico e quimdi mi diete il cialis per 14 giorni ma da allora non riesco a farne a meno..poiché tutti i giorni penso di non avere erezioni.infatti non ho neanche erezioni mattutine e questa situazione mi porta problemi di autostima..mi dateun consiglio di cosa fare poiché mi sto rovinando anche la vita sentimentale



Gentilissimo lettore,

comprendo profondamente il suo disagio legato alla mancanza di erezione; disagio che probabilmente verrà più sentito per via della sua giovane età. Ha fatto benissimo a rivolgersi all'urologo in modo da escludere ogni causa organica, infatti è emerso che il sintomo ( disfunzione erettile) esprime un disagio psicologico.

Spero che attraverso alcuni punti di riflessione potrò aiutarla ad acquisire maggiore consapevolezza sul disagio da lei espresso e magari andare incontro ad una risoluzione:

- per cominciare sarebbe utile capire quale era lo stato emotivo nel periodo in cui si è verificata la problematica. Era sotto stress? Stava vivendo una situazione legata al lavoro in cui le sue energie psichiche erano fortemente provate?

- sarebbe anche utile capire se praticando l'autoerotismo, senza l'uso del farmaco, l'erezione è soddisfacente e quali fantasie vengono corredate all'atto;

- sarebbe altrettanto utile capire com'è il rapporto con la sua ragazza. Al di là dei sentimenti, se si concede di pensare un attimo alla relazione con la sua fidanzata ( soffermandosi sugli aspetti che le piacciono di più, ma anche a quelli che non le piacciono affatto, che vorrebbe cambiare) potrebbe esserci una condizione tale da sentire il bisogno di trovare uno spazio per se? Potrebbero esserci stati degli aspetti in cui si sia sentito non riconosciuto, non accettato, non accolto, non soddisfatto di come va la sua vita? Potrebbe essere che avrebbe voluto fare/dire delle cose ma si sia sentito criticato/zittito/bloccato nella sua relazione amorosa?

Come vede di aspetti da indagare ce ne sono molti e ancora altri che potrebbero essere più approfonditi in seduta di colloquio e che in poche righe non si riesce a fare in maniera cosi adeguata per la sua persona, proprio perché non c'è una cosi precisa logica lineare di causa/effetto tra sintomo e risoluzione.

Inoltre, mi sono più volte chiesto come mai si sente cosi legato al farmaci ( Cialis)? Si sente cosi insicuro al punto da non riuscire a rinunciare a un supporto?

Quello che è certo è che in questo momento non riesce a vivere serenamente la sua intimità, proprio dove dovrebbe emergere il principio del piacere prende il sopravvento il principio del dovere, il dover essere prestante, efficiente, soddisfacente. Ma per chi?

Le auguro di risolvere quanto prima le sue difficoltà.


Cordiali saluti,

Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio o semplicemente di un chiarimento perchè soffro ormai da troppo tempo. Può sembrare una cosa elementare, diciamo, ma non riesco a trovare delle risposte a dei 'perchè'. Sono quasi 2 anni che sto insieme alla mia ragazza, e sono un po' di mesi

che abbiamo un periodo brutto, parecchio brutto. E diciamo che si è formato principalmente a causa mia, perchè ho capito forse troppo tardi di aver sbagliato a causa del mio carattere. Di  norma sono una persona molto orgogliosa, che chiede poche volte scusa ma con lei ho fatto il

possibile per rimediare gli errori stupidi, mi sono impegnata fino alla fine mettendoci tutta me stessa. E lo ha riconosciuto che io stessi facendo di tutto. Ma poi ho iniziato ad avvertire altro: ho iniziato a vedere mancato interesse, non più voglia di fare le cose, niente più dimostrazioni. Ho

subito pensato alla cosa più automatica, ovvero che non mi amasse più; perchè poi ha iniziato dicendo che non voleva farmi star male, che sente di non riuscire a darmi più quello che mi dava una volta, e infine che si sentiva strana, in "confusione" e non sapeva più niente. Ed ho pensato:

anzichè andare avanti con queste parole al vento (perchè per me sono scuse e basta) perchè non mi lasci? Non fai più star male me e tu ti togli questo peso. Mi sembrava un ragionamento senza pieghe, insomma. Però appena provavo a dire che stavo pensando di lasciarla, si metteva a

piangere ore, stringendomi e dicendomi che aveva bisogno di me altrimenti non ce la fa. Domenica scorsa (10/4) l'ho lasciata io, in preda alla disperazione perchè ero arrivata all'orlo del vaso, e quindi tutte le mattine ed i pomeriggi (andando a scuola) la volevo ignorare completamente. Le ho spiegato tremila volte i motivi, perchè sono una persona coerente, e che quella senza palle è lei. E che quando si sarebbe messa apposto le idee, non era più confusa, forse ne potevamo parlare di stare assieme.

Il problema è che in questi 4 giorni (oltre a scrivermi cosa che fortunatamente ha fatto, almeno questo. Anche cercare di parlarmi) avrebbe dovuto cercare di riportarmi con , invece sapeva solo scrivermi e dire che le mancavo, mi pensava, non ce la faceva più. Ma invece smuovere un dito per riavermi con ? Cos'è, aspettava solo che la lasciassi no? Allora che motivo avrebbe di dirmi 'ti amo' continuamente, che mi amerà sempre, piangere ecc....? Ho bisogno di aiuto.

Grazie mille in anticipo.

Cara lettrice,

dalle tue parole avverto un forte risentimento verso la tua ex ragazza che secondo te non fa abbastanza per riconquistarti.  Vorrei porti delle domande per farti riflettere: “Cosa ti ha spinto a lasciare la tua ragazza? Vorresti che lei ti riconquistasse? Perché?” Quando ci si lascia, non è semplice. Non è facile trovare il coraggio di farlo, trovare le parole giuste, il momento giusto per farlo e per di più trovare un nuovo modo di vivere la quotidianità senza il proprio partner. Non è facile gestire i tuoi sentimenti che ne conseguono. Quello che stai vivendo non è altro che la conseguenza alla scelta che hai fatto: lasciare la tua ragazza.

Quando hai deciso di lasciarla avrai avuto dei motivi per farlo, spero che tu non l’abbia fatto solo per scuoterla, perché se vuoi stare con una persona dovresti starle accanto e non lasciarla per farti riconquistare.  In un rapporto d’amore è essenziale la comunicazione, per cui se tu vuoi una sua dimostrazione più concreta d’affetto dovresti provare a chiederglielo. Se vuoi capire come mai lei dice di amarti nonostante la senti “distante” dovresti confrontarti con lei.

Secondo me tutti i tuoi dubbi possono essere risolti soltanto con un confronto aperto e sincero con la tua ex ragazza in modo da darle la possibilità di rassicurare le tue incertezze o confermare i tuoi dubbi, in modo da non avere rimpianti nel caso in cui vorreste lasciarvi definitivamente.“In amore vince chi fugge”? Io credo di no, credo che se ami ancora la tua ragazza dovresti riprendertela, se vuoi più attenzioni dovresti chiederle. In altre parole, secondo me dovresti provare ad esprimerle in modo più esplicito tutte le tue richieste senza aspettarti che la tua compagna le indovini, ma augurandoti che lei ti ascolti e risponda di conseguenza.

In bocca al lupo,

Dott.ssa Anna Verde


29 aprile 2016


Mio marito da 6 mesi dice di sentirsi vuoto, di non amare né me né i nostri figli.Lui non riesce a spiegarsi il perche' di questa cosa, anche con la sorella parla pochissimo quasi niente, prima si sentivano molto spesso, uscivamo tutti assieme, ora quasi niente di tutto.Non vuole parlare con nessun psicologo. Nel 2012 è mancata sua madre e lui da ottobre a febbraio x 2 anni in quei mesi cambiava, diventava ombroso, parlava pochissimo, sembrava che non gli interessasse più niente , poi da marzo a settembre tornava la persona sorridente, estroversa che avevo conosciuto.Fino a ottobre 2015 quando mi ha detto che non mi amava più, si è allontanato da tutti.A oggi lui dice di essere ancora vuoto dentro, come posso aiutarlo dal momento che non vuole parlare con nessun psicologo?

 

 

Mia cara signora,

la situazione di cui ci parla è davvero delicata e complessa, e immagino anche molto dolorosa per lei e per i vostri figli, ma anche per suo marito. Dai pochissimi cenni che ha descritto io le consiglierei per prima cosa di parlare con suo marito e di tentare di convincerlo a parlare almeno con il suo medico di base. In questo modo potrebbe avere un primo contatto con un professionista nel campo della salute che, probabilmente, potrebbe consigliare una blanda cura farmacologica utile a stabilizzare l'umore. Questo potrebbe aiutarlo a sentirsi meglio e magari anche a voler approfondire poi le motivazioni interne ed emotive che lo hanno portato a questo vissuto di vuoto di cui lui parla.

Ci tengo a precisare che questa è una strada possibile ma che niente e nessuno può assicurare che suo marito sarà disponibile ad intraprenderla, potrebbe però essere utile che lei parli con lui e gli spieghi, in modo quanto più sereno e non accusatorio, che lo ama e si preoccupa per lui e che vorrebbe trovare una soluzione perchè sia lui che l'intera famiglia stessero meglio. Il suo ruolo è molto delicato e immagino che anche lei stia soffrendo molto: non è facile vivere accanto ad una persona che, da così tanto tempo, mostra sintomi che fanno pensare ad un quadro di depressione. Il mio ultimo consiglio quindi è per lei, nel prendersi giustamente cura di suo marito e della sua famiglia, non perda di vista se stessa e il suo benessere. Parlare con qualcuno potrebbe aiutarla a "sopportare" meglio questa situazione e anche a "supportare" in modo più efficace suo marito.

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta


27 aprile 2016

Buongiorno,

Sono insieme al mio compagno da 10 anni e da 5 conviviamo.

Da un anno e mezzo mi tradiva me ne sono andata di casa ma perdendomi si è reso conto che mi amava ancora tanto e che non poteva stare senza di me.

 Il nostro problema era dovuto al fatto che lui con me si sentiva poco valorizzato quando uscivamo in compagnia, diceva che quando parlava lo guardavo come se ogni cosa che dicesse fosse inopportuna ed in lui è iniziato a crescere questo senso di insoddisfazione e chiusura. Ha sostenuto che quando stava con lei si sentiva stimato e questo lo faceva stare bene. Altro problema un pò di routine quotidiana, io presa dalle cose di casa mi curavo molto meno, insomma questi erano i problemi.

 Adesso ci stiamo rivedendo piano piano quando stiamo insieme stiamo molto bene e proviamo molta emozione da parte di entrambi.

 Lui però si sente debole ed ha paura che tutto cio svanisca.

 Abbiamo provato a fare tre giorni insieme a casa ed un giorno aveva un pò di ansia quindi abbiamo deciso di frequentarci con più calma. Premetto che è sei mesi che non sono più a casa.

 Non so come comportarmi.

 Chiedo un vostro parere.

 Lui continua a dire che ce la faremo perchè mi ama.


 

Gentile Signora,

provi a chiedergli - in momento opportuno- se il suo compagno desidera di nuovo la convivenza con lei.

Probabilmente, questo mi fa pensare il suo scritto, si puo stare bene e provare molta emozioni anche dormendo sotto tetti diversi "frequentandosi con calma"..

Pero´e´e´importante non sottovalutare il fatto che il signore in questione prova ansia quando riprende a frequentarla. C´ e´da chiedersi percio che importanza dare ai suoi vissuti di svalorizzazione in relazione al rapporto che avete costruito in dieci anni e che vorreste prolungare nel tempo.

Forse quest´uomo non si sente sufficientemente appagato da lei in termini di "restituzione" di un immagine positiva di se? Lo pongo qui come interrogativo, in modo che ci rifletta sopra.

Ricordiamoci che la nostra autostima ha anche una parte sociale che riguarda la rappresentazione che ci viene restituita anche dall´ambiente di vita in termini di costruione dell´idea che abbiamo della nostra persona.

Il suo partner si sente debole e a tal proposito potrebbe essere d áiuto un training sull´autostima e sull assertivita´che puo essere pianificato ´consapevolmente da entrambe le parti della coppia al fine di ritrovare la "calma" perduta.

Le raccomando pertanto di contattare lo psicologo convenzionato o privato per affrontare con efficacia le difficolta´attuali. Mi tenga informata,

cordialmente.

Dr.ssa Varotto


21 aprile 2016

Gent.li Dott.ri,

mi rivolgo a voi nella speranza che possiate aiutarmi.

Ho 38 anni, nel 2010 ho incontrato il mio attuale marito (52 anni). Dopo un fidanzamento e una convivenza ci siamo sposati. Sin dall’inizio, mio marito, libero professionista, si è dimostrato un uomo colto e brillante, con numerosi interessi. Organizzava cene, viaggi, visite a mostre e teatri, mi mandava fiori in occasione delle più svariate ricorrenze e spesso arrivava con regali inaspettati. Era molto premuroso, sollecito e attento. Ascoltava con attenzione, mi faceva molti complimenti. Io, da sempre abituata a relazionarmi con coetanei, tali solo anagraficamente, ne sono rimasta subito affascinata, vista anche la sua pacatezza e gentilezza.


Abbiamo deciso di andare a convivere. Mio marito ha un’attività professionale non nella nostra città di residenza, ma a una 40 di km. Subito mi sono offerta di trasferirmi io, magari in una città a metà  strada, in modo che potessi continuare a lavorare, ho una lunga esperienza nel campo della comunicazione, e che anche per lui non fosse disagevole lo spostamento. Nonostante la mia disponibilità, ha dichiarato che si sarebbe trasferito lui, in modo che avessimo vicino i miei genitori.


Piano piano sono sorte alcune conflittualità, più da parte sua che mia, che ho imputato agli spostamenti, non essendo abituato, e alla sua sempre più manifesta insofferenza nei confronti del socio, con cui condivideva l’attività da vent’anni. Capitava che tornasse di cattivo umore e fosse insofferente, anche la sua attenzione nei miei confronti era meno tangibili.


Quattro anni fa ci siamo sposati con rito civile, lui aveva un precedente matrimonio senza figli. Dopo un lungo tira e molla ha deciso di abbandonare anche il socio procedendo da solo.  Dal momento che sosteneva che questo ultimo non lavorava e si limitava a percepire la metà degli incassi, io stessa l’ho sostenuto in questa decisione (sperando che anche il suo malumore si placasse). In realtà il malumore è aumentato a dismisura e nel mezzo, a causa della crisi economica, io ho perso il lavoro.


Con scarsa convinzione, sia per il tipo di lavoro che svolge mio marito sia per la mia inclinazione individuale, ho acconsentito, un po’ per uscire di casa e un po’ per quieto vivere, ad andare ad aiutarlo un paio di giorni la settimana. La situazione è ovviamente precipitata. Mio marito è sempre più irascibile e io sono diventata la sua valvola di sfogo. Qualunque cosa faccia non va mai bene o non è mai abbastanza, vorrei precisare che lavora in un campo diametralmente opposto al mio e che di fatto io sono autodidatta, non essendosi mai sprecato a spiegarmi nulla.


Scatti di rabbia per le cose più innocue e banali sono all’ordine del giorno, insieme a tutta una gamma di insulti che vanno dal “non capisci niente” a “cretina”. Ogni mio tentativo di parlare di qualcosa, dalle vacanze alle mie preoccupazioni, viene liquidato come se fosse di poco conto. Le sue cose, invece, tengono banco in continuazione. Come se non bastasse mi sento vomitare addosso frasi del tipo “vivi sulle mie spalle” seguito da “ti sto versando una pensione integrativa” oppure “ti ho nominata mia beneficiaria”, considerando che continuo a cercare lavoro mi sembra ingiusto e decisamente indelicato. 


Credo che possiate immaginare il mio avvilimento e la totale confusione. Le sue sterili polemiche e il suo continuo criticare poi mi creano una notevole ansia e mmi hanno spinta a soppesare qualunque parola o discorso proferisca, nel timore che possa generare un attacco di ira.


Ovviamente, per non mettere in ansia i miei genitori, piuttosto anziani, spesso taccio sulle esternazioni più sgradevoli di mio marito, che capita anche che si lamenti del mio abbigliamento, mentre prima lo ha sempre apprezzato. Naturalmente non solo sono venute a mancare anche eventuali piccole vacanze durante l’anno, ma spesso c’è persino da discutere sulle due misere settimane che ci concediamo ad Agosto. I fiori sono ormai un lontano ricordo e ogni cosa che faccio è sempre sbagliata.


Vorrei raccontarvi qualche piccolo episodio, alla vigilia di Natale è letteralmente andato in escandescenze perché ho detto al fattorino che viene a ritirare la posta per conto di una nostra ditta, e che aveva dei documenti da fare firmare, che forse poteva trovarlo nei loro uffici (mio marito non mi ha ovviamente detto di non dire dove si trovava). Ha urlato come un pazzo in ufficio, lasciano impietrita non solo me, che rimango totalmente spiazzata dalle sue sceneggiate e cattiverie, ma anche i colleghi. Morale, eravamo attesi a una cena a casa di parenti e mi sono presentata da sola adducendo che stava male.


Poco prima di Natale il discorso è virato su una vacanza che qualche anno prima mio marito aveva organizzato per farmi una sorpresa. Gli ho detto che era stata bella e mi sarebbe piaciuto rifarla e lui è sbottato dicendo che potevo andarci da sola.


Come regalo di Natale mi ha regalato un robot da cucina, io non sono una bravissima cuoca e il robot mi è di grande aiuto. Invece di apprezzare i piatti che preparo, l’unica cosa che è riuscito a dire in presenza di amici è stato “il robot XXX è un gioco intelligente per bambini deficienti. Io, che so cucinare, non ne ho nessun bisogno”.


Qualche giorno fa è rientrato per cena, si è avvicinato al frigorifero per prendere una pietanza, visto che ciò che avevo cucinato e concordato al telefono non era di suo gradimento, e io mi sono affiancata per prendere del formaggio. Il risultato è che senza un motivo ha cominciato a dirmi di togliermi dai piedi e che stavo sempre in mezzo alle scatole. Scocciata gli ho risposto di darsi una calmata, ha bofonchiato uno dei suoi soliti “mi hai rotto i…” e se ne è andato a dormire sul divano (situazione che perdura da due giorni, ma di cui non me ne importa nulla).


Vi risparmierò i soliti: “io stavo così bene da solo” e annessi e connessi, naturalmente è stato mio marito a optare sia per la convivenza che per il matrimonio.


Sono frastornata e stanca. Non lo riconosco più, zero interessi (escluso il vino, ha seguito diversi corsi sulla degustazione, e che è diventato l’unica fissazione della sua esistenza). Il sabato, nonostante abbia meno clienti di prima, lo passa in ufficio e tutte le domeniche pranziamo da mia suocera, a cui voglio bene e che vive sola, ma vorrei fare anche qualcosa di diverso.


Polemizza su tutto, ho quasi timore a intavolare ogni tipo di discorso o a chiedergli di passare fuori un week end. In cuor mio temo che la situazione possa peggiorare ancora di più.


Scusate la lunghezza della mail e lo sfogo, ma non saprei con chi altro parlare. Spero possiate aiutarmi a capire e a decidere per il meglio.

Cordialmente.

 


Carissima Lettrice, comprendo il suo avvilimento e confusione.

Mi pare di capire che suo marito abbia iniziato ad avere cambiamenti repentini nel comportamento e nell’umore. Gli scatti d’ira sono sempre più frequenti e per cause futili in apparenza,,polemizza su tutto, non ha interesse per attività che prima erano piacevoli ( come organizzare le vacanze, le uscite di coppia, la vita intima), tende a sminuire ciò che fa Lei mentre enfatizza le sue capacità “Io non ho bisogno del robot” “è un gioco intelligente per persone …”

Mi pare di capire che l’interesse di suo marito sia incentrato notevolmente sul vino in seguito a più corsi sulla degustazione e che sia diventato l’unico interesse. Questo sarebbe un aspetto su cui riflettere. .L’alcool ha un notevole potere sull’umore tanto da rendere a volte irriconoscibili le persone amate. Per informazioni ulteriori può guardare in questi siti: www.activebeat.com  www.benessere.com Sarebbe opportuno rivolgersi ad un psicologo della vostra zona che possa aiutarla a contenere e gestire la situazione.

Dott.ssa Sabrina Laccu


19 aprile 2016


Buongiorno e grazie in anticipo a qualunque professionista voglia dedicarmi un pò del suo tempo.

Vado subito al dunque. Da febbraio  2015 ho iniziato a frequentare un ragazzo che mi ha corteggiata per un anno senza che io accettassi mai di uscire con lui perchè avevo paura di quello che potessi provare per lui. Alla fine, come sempre, al cuor non si comanda e così ho iniziato a frequentarlo. Lui dolcissimo, tenero e sempre presente inizialmente. Il problema?? E’ che lui mi ripeteva spesso che aveva paura di legarsi, che quando chiedeva a se stesso se fosse innamorato di me la risposta era ancora no, ma che stava bene con me ed era da molto che non provava questi sentimenti ma che crede ormai di essere incapace di amare perché ha paura di vedere la sua debolezza e la sua fragilità di fronte a tale sentimento. Premessa: io ho 35 anni e lui 45!!

 

Ad aprile se ne andò dicendo che lui non è capace di provare sentimenti. Che stava bene con me ma aveva paura di farmi male, mentre se fosse stato solo poteva far male solo a se stesso, ma continuava a chiamarmi tutti i giorni…così dopo un mese torniamo insieme ….e da allora sembrava andare tutto bene, fino a che non siamo partiti ad agosto per le nostre vacanze…di lì è iniziato il mio incubo….l’ho sentito parlare da solo…più che parlare, arrabbiarsi contro qlcuno, ma era solo in bagno…urlava come se stesse facendo ancora il suo vecchio lavoro . Lui aveva un lavoro in cui copriva un ruolo molto importante. Era stato spinto dal padre nella scelta di quel posto. Un padre molto severo e autoritario che da piccolo ha spento la sua vivacità. Comunque, a causa di un suo grave errore personale, è stato licenziato 8 anni fa…ad oggi è in corso ancora un ricorso per tale provvedimento. Un’esperienza dolorosa e terribile per lui, e per la famiglia. Una famiglia borghese, dove non si sopporta la vergogna per quello che è successo.

 

Tornando a me in vacanza, vedendo la mia reazione di spavento e terrore ha finto di smettere di parlare da solo, dico “ha fatto finta” dato che comunque io lo vedevo parlucchiare sottovoce o molto piano, o mentalmente quando si accorgeva che io lo sorprendevo…..addirittura lo vedevo gesticolare o fare le espressioni tipiche del dialogo! Alla mia richiesta di farsi aiutare da uno psicologo o psichiatra, mi ha risposto che lui non ne ha bisogno, che sta bene e da un dottore non ci torna neanche morto, che il suo malessere è come quando uno nasce malato di una malattia incurabile. In tutto questo scopro anche che mi ha mentito sul suo lavoro, che un lavoro non ce l’ha e nonostante gli abbia chiesto di dirmi la verità, lui ha continuato a mentire…così lo l’ho lasciato seduta stante, spiegandogli che il rispetto e la fiducia sono alla base di ogni tipo di rapporto tra due persone e che, inoltre, per potermi dare amore è necessario che lui trovi il suo equilibrio….

 

Mi sento persa e così inizio un percorso da uno psicologo.Intanto lui, di tutto questo mio discorso, capì solo che io mi fossì scocciata, ma non ha smesso di cercarmi, senza però farmi vedere dei veri cambiamenti e facendo attenzione a non promettermi nulla… L’unico cambiamento è stato aver trovato un lavoro e ad ottobre è partito per questo.


Io avevo ancora tanta confusione e paura, ma sentivo che ne ero ancora innamorata. Finiamo così per tornare insieme a natale. Torno insieme anche ai suoi problemi. Continua ancora a parlare da solo, quando crede non lo veda o senta nessuno, continua a dire che ha perso l’entusiasmo per qualunque cosa, continua a dirmi che non sa definire quello che sente me (che sono importante ma lui non può perdere la testa perché quando ha perso il controllo gli hanno tolto il suo “vecchio” lavoro), continua a non riuscire a dire che sono la sua ragazza (pur comportandosi come tale), continua a non dirmi ti voglio bene, continua a non farmi entrare pienamente nella sua vita e infatti non mi fa conoscere nessuno della sua famiglia e mi tiene fuori anche dai suo affari personali (lui è benestante di famiglia e si trova a gestire diversi beni) dicendo che questo non riguarda il nostro rapporto….Il tutto alternato a momenti di dolcezza, di intensa intimità e di grande impegno ad essere meno freddo e più presente nella mia vita, nonostante la lontananza. Io mi dicevo, grazie anche all’aiuto del mio psicologo che ha cercato di farmi comprendere che parlare da solo non è pazzia, che stava facendo dei passi avanti e dovevo solo aspettare e rispettare i suoi tempi.

 

E poi l’incubo la settimana scorsa., nel momento in cui sembrava andasse tutto bene. Scende e vuole presentarmi sua sorella. Arriviamo davanti casa della sorella, mi lascia la mano e mi dice che non devo fare capricci e che non gli va di entrare mano nella mano. Io mi arrabbio, lui esplode in una rabbia che in un anno e mezzo non avevo mai visto e continua dicendomi che a quel punto non se la sente più di farmela conoscere. lo lo insulto dicendogli che non è un uomo e vado via. Lui mi chiama la sera, per dirmi che è stanco che sia sempre io a dettare i tempi del nostro rapporto, che lui non ha bisogno di nessuno e io non ho bisogno di lui. Mi cerca il giorno successivo dicendo che io ho deciso di lasciarlo che lui vuole che pensi meglio a quello che voglio, che lui non vuole tenermi fuori dalla sua vita ma ha bisogno di tempo anche per farmi conoscere la famiglia…io sto male e piango davanti a lui. L’indomani cambia tutto…mi lascia perché non può darmi il futuro che io sogno e non vuole che io stia male e pianga per lui. Io accetto e gli dico di essere coerente e lasciarmi stare. Inutile, mi chiama il giorno dopo. Io non rispondo, mi scrive che io l’ho fatto sentire importante, che da quando mi ha conosciuta lui non ha più fatto uso di cannabis (questo me lo avevano detto anche gli amici) e lui in cambio è riuscito solo a farmi piangere. Ha continuato dicendomi che io per lui sono la sua ultima possibilità, ma lui proprio non riesce ad amarsi e quindi come può amare qualcun’ altro? E’ partito, lasciandomi anche un regalo davanti al mio ufficio, ma senza salutarmi. Ha continuato a cercarmi altre volte, ma io gli ho detto che non ha senso sentirci tanto le cose non cambiano. Ne ho parlato al mio psicologo, che pensa che lui potrebbe soffrire di un disturbo bordeline.Io pensavo fosse più un disturbo evitante di personalità, perchè in realtà non ha mai avuto scatti di rabbia, nè autolesioni, nè mi ha mai espresso le sue emozioni con parole eclatanti....voi che disturbo pensiate possa avere? E poi perché mi manca così tanto, perché vorrei che mi chiamasse dicendo che nn può fare a meno di me e vuole solo farsi aiutare?

 Grazie ancora.

 

 

Carissima lettrice,

La voglio intanto ringraziare per aver voluto condividere con noi la Sua esperienza.

Innanzitutto non è possibile concettualizzare un’ipotesi diagnostica senza aver approfondito in maniera specifica e puntuale tutti gli aspetti ed i fattori che possono concorrere a determinare un’eventuale problematica.

E’ molto importante chiarire che per potersi esprimere in questo senso è necessario rivolgersi ad un professionista, che possa valutare ogni dettaglio rilevante, senza lasciare nulla al caso.

Per quanto concerne la Sua richiesta di aiuto, viste le difficoltà che manifesta il Suo partner, credo che la comunicazione possa giocare un ruolo fondamentale nella forza del rapporto e nella sua durata. Il che significa anche accettare i lati negativi dell’altro, aiutandolo naturalmente a cambiare e facendogli prendere coscienza dei suoi errori, dei suoi difetti, delle sue cattive abitudini.

Parlando assieme di questi aspetti si potrebbe migliorare ed a progredire nel rapporto. In questo modo se succederà qualcosa di nuovo in futuro, positivo o negativo che sia, si potrebbe essere pronti a comprendere ed accettare anche una nuova situazione, prevenendo delle future crisi.

Probabilmente il Suo partner potrebbe usare questa forma di distacco per proteggersi e per proteggere Lei  dalla paura di restare deluso per un’eventuale fallimento: potrebbe aver manifestato questo disagio con l’esplosione di una rabbia accumulata forse nel tempo.

Per alcune persone il rapporto di coppia può significare far accedere l’altro alla propria intimità, riceverlo nel proprio territorio sentendosi invasi nelle proprie debolezze: è fondamentale in questo senso rispettare i tempi del partner per agevolarlo ad aprirsi intimamente a noi e non vederci come una minaccia.

Potrebbe essere d’aiuto ad entrambi iniziare un percorso di coppia con l’aiuto di un professionista che possa aiutarvi in questa fase delicata di condivisione e di scoperta dell’altro.

Cordialmente La saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini

 

 

Buonasera, da un po' di tempo ho notato che mio figlio sceglie alcuni personaggi femminili dei cartoni animati. Se, ad esempio, stiamo "combattendo" passa dall'essere Batman a White Tiger (donna), o la osserva nei fumetti che leggiamo insieme o nelle carte da gioco. Sinceramente non so se questo sia "normale" per l'età e come comportarmi quando mi dice che vuole essere uno di questi personaggi. Oltre a questo, è molto timido nei gruppi, ma gioca serenamente col fratello, 3 anni, con noi o con gli amici nei gruppi piccoli; segue tutti gli argomenti che gli presentiamo, ascoltando con interesse ed elaborando sue deduzioni.

Spero di aver descritto in modo chiaro la situazione. Ringrazio in anticipo.

 

Gentile,

attraverso le situazioni di gioco, i bambini si “sperimentano” in più situazioni, impersonando anche figure del sesso opposto.

Poiché nella sua lettera non lo specifica, mi sono domandata l’età di suo figlio. Di fatti, nel corso della crescita, si presentano diversi momenti in cui nasce e cresce la curiosità per ciò che è “diverso” da loro ed iniziano a notare le prime differenze.

Siccome dalle sue parole mi sembra di capire come ci sia della preoccupazione rispetto a questi atteggiamenti, mi chiedo se chiedere a suo figlio come mai scelga questi personaggi possa, in qualche modo, rassicurarla.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.

 

 

Buonasera e grazie per l'eventuale risposta, una domanda o meglio una perplessità, si può restare amici degli ex? Ho 34 anni fidanzata con uomo di 53 anni, puntualmente quando apriamo questo argomento discutiamo,credo ci sia un gran differenza tra uomo e donna, io riuscirei ad essere amica con un mio ex poiché quando sono finite le mie storie non ho mai provato più interesse per loro,mentre i miei ex qualche volta che mi hanno telefonato c'è sempre stata qualche allusione. .il mio attuale compagno invece dice che si può essere amici soprattutto se sono passato anni. ..ma quando lui mi dice questo mi infastidisce forse perché i miei ex ci hanno sempre riprovato con me...e penso che possa farlo anche lui con le sue ex...mi date un consiglio grazie mille

 

 

Gentile Sig.ra,

La ringrazio per averci scritto e per condividere la sua perplessità”. Forse non esiste una risposta univoca perché ogni persona è unica e vive, interpreta e si relaziona in modo diverso di fronte allaltro sesso e di fronte a un ex-compagno/ una ex-compagna in funzione di una serie di variabili personali e di caratteristiche proprie della coppia separata.
Mi chiedo se al di là della domanda che lei sembra porre, non ci sia una domanda ancora più significativa che sia quella della fiducia “…e penso che possa farlo anche lui con le sue ex?

Forse esiste un certo sentimento di gelosia e di incomprensione ma quando lui mi dice questo mi infastidisce forse perché i miei ex ci hanno sempre riprovato con me?
Mi chiedo se lei ha già parlato con il suo compagno di quello che lei prova? Forse sarebbe opportuno comprendere se sia veramente il rapporto con gli ex che attizza la sua perplessità”?

 

Nella coppia un elemento fondamentale al fine di risolvere eventuali interrogativi e perplessità è la comunicazione e la disponibilità al dialogo e al confronto. Forse un autentica comunicazione su un tema più ampio come quello della fiducia permetterà di chiarire perplessità ed eventuali disagi.

 Spero esserle stata di aiuto,

 Cordiali saluti,

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


Buongiorno Dottore/ssa

Sono una ragazza di 32 anni e da sempre mi porto appresso il problema
divuna bassissima autostima. Reputo sempre nullo tutto quello che faccio,mi paragono semore agli altri(e penso che facciano sempre meglio di me),mi vedo sempre brutta,grassa,stupida, incapace di scherzare e per questo tendo a stare un po sulle mie. Da adolescente ho sofferto di anoressia,poi bulimia,poi di nuovo anoressia e poi di nuovo bulimia.

 Ora sto
meglio,ma ho sempre il chiodo fisso del cibo e del peso che mi impedisce di vivere serenamente.  Ogni volta che devo fare qualcosa vengo assalita da attacchi di ansia che spesso mi hanno portato a rinunciare ai miei sogni e progetti. La scarsa fiducia in me stessa mi porta a farmi maltrattare dagli altri,finché poi esplodo.

 Sto con un ragazzo che mi ama moltissimo da 10
anni,ma non riesco a concedermi a lui pienamente sia fisicamente che mentalmente,visto che mi sento spesso attratta da altri uomini,soprattutto se più grandi di me. Mi rivolgo a voi perché non ce la faccio più,voglio cambiare,voglio essere più forte e determinata,e soprattutto non voglio più avere paura di parlare con gli altri ed esprimere il mio parere per paura di non essere più accettata,e vorrei fare le cose per me stessae non in virtù di quello che pensano gli altri,tra cui i miei genitori...
Come posso farcela???
Grazie 
G.

Gentilissima G.
Il disturbo dell’alimentazione si verifica proprio per come lei ce lo descrive con ondate che vanno dall’anoressia alla bulimia e per quanto abbia sedato il
sintomo sembra che l’insicurezza di fondo, che la caratterizza, non si sia risolto appieno.
Nella lettera non ci scrive come è riuscita ad affrontare la problematica trovando un equilibrio nel rapporto con il cibo. Tuttavia è molto chiaro di quanto la problematica col cibo abbia rappresentato piùttosto un sintomo di cui bisognerebbe capire a quale sofferenza più profonda si è appoggiata.
L’essere accondiscendente e  “brava” agli occhi degli altri le crea sicuramente un disagio in quanto probabilmente si sente costretta a mettere una maschera per paura del giudizio degli altri.
Sicuramente  sarebbe opportuno rivolgersi a un collega per farsi accompagnare in un percorso adeguato alla risoluzione dei suoi vissuti, al fine intanto di rinforzare la propria autostima.
Nel frattempo cerchi di concedersi la possibilità di far uscire se stessa dalle costrizioni sociali ed educative a cui si sente legata.
Alla fine la sua esperienza ci insegna che rimanere relegata nell’immagine della fidanzata  decennale, della ragazza gentile e mite non l’ha portata che a negare gran parte di se.
Viva il presente cercando di lasciarsi andare.
Le auguro un gran bene.
Cordiali saluti
Dr. Tuccio Domenico Savio.


11 aprile 2016

salve scusate per il disturbo  , ho fatto uso di cannabis per quattro anni e spacciavo.Ora non ne faccio più uso da cinque mesi nei quali non riesco a dormire .se mi addormento sono le sei le nove di mattina o non dormo per due giorni . soffro di pressione alta ,ipertensione di 1° grado . non ho vita sociale.nulla a senso tranne quando suono il piano ,emozione che svanisce subito.ho l abitudine di dormire con un contello che e lungo dal gomito alla mano,mi da sicurezza. la dipendenza l ho superata subito non mi manca fumare mi è mancata solo la prima settimana .ma ora non riesco piu a vivere non mi importa  piu nulla ,sono sempre nervoso  . sono molto realista .cosa fare?anche per dormire e cinque mesi che la mia testa e in tilt  grazie per il tempo dedicato

 
 
Gentile lettore,
la ringrazio per la fiducia che ha riposto in noi.
Lei è stato molto capace e bravo nell’interrompere l’assunzione di cannabis ma da quello che mi racconta e dai sintomi che riporta lei ora ha bisogno di un aiuto strutturato, sia da un punto di vista medico che psicologico.  Lei  sta vivendo una situazione problematica, in cui il primo problema da affrontare nel qui ed ora è l’astinenza dalla cannabis. Il secondo è   l’uso di una  sostanza (tossicodipendenza) per cosi tanto tempo, che in genere è la spia di altre problematiche, di ferite o di aspetti della propria storia personale che si fa fatica ad affrontare ed elaborare, questo secondo problema potrà affrontarlo successivamente dopo che saranno rientrati i sintomi che lamenta. Mi perdoni la schiettezza, ma non le sarei d’aiuto se non inquadrassi con i termini reali la sua situazione, solo partendo da questa realtà anche lei può capire meglio cosa le sta succedendo e decidere cosa fare.

Rispetto ai sintomi che riporta, la  difficoltà nell’addormentamento, è fisiologica dopo una lunga storia di uso di sostanze psicotrope (stupefacenti), cosi come i disturbi nella pressione arteriosa, ma tutti questi andrebbero indagati da un punto di vista medico.  I sintomi di natura “psichica”  o che rimandano alla sua sfera personale come la necessità di dormire con un coltello, l’assenza di vita sociale e l’emozione - la vita -aggiungerei io - che ritrova suonando il piano rimandano invece all’ambito psicologico e ad alcuni aspetti di sé che dovrebbero essere portati alla luce ed elaborati. Primo fra questi, come ho accennato sopra è l’uso di sostanze, che in genere ha una funzione di compenso, di protezione, come una specie di tappo che ci si pone di fronte alla propria vita interna e al mondo esterno.
Lei non specifica se ha smesso di fumare da solo o se ha chiesto aiuto e a chi e cosa l’abbia indotto a smettere, ma ora che ha preso questa decisione, che ritengo sia supportata da motivazioni solide, ha la possibilità di iniziare un processo di cambiamento. Questo percorso è difficile e doloroso e ha bisogno dell’aiuto di esperti, altrimenti è facile il rischio di ricadute o fallimenti che alimenterebbero le sue difficoltà personali.

In questo spazio non è possibile affrontare tutti questi aspetti e lei ha bisogno di un aiuto più sistematico, ma posso consigliarle di rivolgersi a dei professionisti del settore.  Se vuole avvalersi del servizio pubblico può chiedere aiuto al DSM o al Sert della sua zona oppure può rivolgersi ad un professionista privato esperto nell’ambito di abuso di sostanze, meglio se di orientamento sistemico-relazionale o cognitivo-comportamentale. Il servizio pubblico è sicuramente più accessibile da un punto di vista economico e  le offre la possibilità di avere un intervento integrato con diversi professionisti che lavorano in èquipe; se i tempi di attesa sono lunghi può cercare se nella sua zona esistono delle associazioni che si occupano di recupero della tossicodipendenza, qui potrebbe partecipare a dei gruppi o avere dei primi colloqui, ce ne sono alcune che organizzano dei laboratori e lei potrebbe utilizzare come valida risorsa la musica, che a suo dire la fa emozionare e mi pare stare meglio, anche se ancora per poco tempo.

Si prenda il suo tempo per riflettere e per decidere che significato dare a questa decisione importante che ha preso,  e  se vuole può riscrivermi e potremmo riflettere su alcuni degli spunti che le ho fornito e che potrebbero aiutarla per il percorso successivo se deciderà di iniziarlo, l’importante è che lei si renda conto che esiste un problema da affrontare.
Spero di esserle stata d’aiuto e di risentirla.
La saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia Dileo


1 aprile 2016

Buongiorno Dottore/ssa
Sono una ragazza di 32 anni e da sempre mi porto appresso il problema
divuna bassissima autostima. Reputo sempre nullo tutto quello che faccio,mi paragono semore agli altri(e penso che facciano sempre meglio di me),mi vedo sempre brutta,grassa,stupida, incapace di scherzare e per questo tendo a stare un po sulle mie. Da adolescente ho sofferto di anoressia,poi bulimia,poi di nuovo anoressia e poi di nuovo bulimia.

Ora sto meglio,ma ho sempre il chiodo fisso del cibo e del peso che mi impedisce di vivere serenamente.  Ogni volta che devo fare qualcosa vengo assalita da attacchi di ansia che spesso mi hanno portato a rinunciare ai miei sogni e progetti. La scarsa fiducia in me stessa mi porta a farmi maltrattare dagli altri,finché poi esplodo.

Sto con un ragazzo che mi ama moltissimo da 10 anni,ma non riesco a concedermi a lui pienamente sia fisicamente che mentalmente,visto che mi sento spesso attratta da altri uomini,soprattutto se più grandi di me. Mi rivolgo a voi perché non ce la faccio più,voglio cambiare,voglio essere più forte e determinata,e soprattutto non voglio più avere paura di parlare con gli altri ed esprimere il mio parere per paura di non essere più accettata,e vorrei fare le cose per me stessae non in virtù di quello che pensano gli altri,tra cui i miei genitori...
Come posso farcela???
Grazie
G.


Gentile G.,

da quello che scrive percepisco un disagio che non Le fa vedere le cose per come effettivamente sono ma per come Lei le percepisce e percepisce stessa: questo mi rendo conto possa portarLa a dare delle valutazioni irrealistiche nella quotidianita', a stessa, al Suo vivere ed al raggiungimento di un obiettivo.

Partendo da questa assunzione occorrerebbe innanzitutto lavorare sulle Sue percezioni, focalizzando l'attenzione non solo sugli aspetti negativi, ma anche e soprattutto su quelli positivi, che solo una conoscenza approfondita di noi stessi può far emergere. Inizialmente se da soli ci sembra troppo oneroso, si può chiedere un aiuto ad una persona fidata, in grado di porre in risalto in maniera obiettiva le nostre risorse e farci riflettere su aspetti del nostro carattere che potremmo non cogliere.

Tutti noi sappiamo fare qualcosa ed abbiamo delle potenzialità che spesso sottovalutiamo o non conosciamo affatto: l'auto-conoscenza può aiutare a scoprirci e farci ammettere che ognuno è diverso ma unico e possiede delle qualità da mettere in campo e su cui si può lavorare in un'ottica di cambiamento.  Da qui si potrebbero fissare degli obiettivi in funzione delle caratteristiche e capacità reali, evitando soprattutto di imporsi le cose, come fossero un obbligo al quale non ci si può sottrarre.

Potrebbe partire da una Sua qualità positiva, anche se Le può apparire piccola, e cercare di sfruttarla al massimo, pensando a tutte le cose che si potrebbero ottenere sviluppandola a fondo, evitando di ricercare traguardi lontani ed irraggiungibili o facendoci guidare da desideri altrui o scelte ideali. Inoltre, in questo cammino di scoperta e di conoscenza delle proprie risorse potrebbe essere utile per Lei farsi accompagnare e guidare da un professionista, il quale potrebbe aiutarLa a pianificare per piccoli passi dei traguardi da raggiungere insieme, per acquisire una maggiore sicurezza e flessibilità anche nell'affrontare l'incertezza.

La ringrazio per aver condiviso con noi questa Sua esperienza e Le mando i più cordiali saluti,

Dott.ssa Francesca Orsini



23 marzo 2016

Buongiorno,

chiedo se possibile un parere rispetto a una richiesta portata da una mia paziente che ha iniziato un percorso di sostegno psicologico con me da qualche mese a seguito della separazione a breve dal marito.

Ora chiede se lei e il marito possono essere seguiti da me per "sostegno genitoriale" a fronte della necessità di dare la notizia della separazione ai bambini (insieme). È possibile accogliere la richiesta dal punto di vista deontologico? O sarebbe meglio inviarli ad altro professionista e continuare a seguire solo la moglie come sto facendo (io sono più propensa per la seconda ipotesi).

Grazie, saluti.



Gentile,

come lei stessa scrive nella lettera, quando si ha già in carico un paziente con percorso individuale, nel caso vi sia un’evoluzione che richiede un lavoro con il partner, come in questo caso di “sostegno genitoriale”, è preferibile appoggiarsi ad un collega.

Ciò al fine di preservare i “confini” del rapporto che già sussiste con il paziente e permettere anche al “terzo” – l’ex marito – di inserirsi in un rapporto che è in “divenire”.

Mi sento quindi di suggerire un invio per la parte del “sostengo genitoriale” ad un collega che conosce e cui sente di poter collaborare portando avanti i due lavori in parallelo.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.


15 marzo 2016

salve,
vi contatto dopo aver visto via web il vostro portale e ne sono rimasto colpito positivamente.
anche tramite i vari social..
vi contatto così..senza un motivo apparente o forse si..vorrei un parere un consiglio o quantomeno una delucidazione…
da mesi e mesi guardandomi intorno vedo sempre gli altri essere più indaffarati aver più successo o quantomeno essere più soddisfatti di me del tipo "l'erba del vicino e smepre più verde".. proprio tramite i social tipo facebook noto che sembrano più attivi..e ultimamente ho proprio come la necessità di controllare cosa facciamo o comunque se abbiano postato cose interessanti anche se magari sono persone che hanno interesse lontanissimi da miei addirittura opposti o sono persone a me lontane o sconosciute comunque. questo mi fa pensare..e a volte rimango magari indietro con le mie di cose o quantomeno non uso la giusta carica e/o tendo a rimandare magari mieti progetti o comunque sogni più o meno realizzabili posticipandone l'azione, il dover appunto darmi da fare per provare quantomeno ad avvicinarmici..vorrei saper eun vostro parere saluti.

 

Gentile lettore,
Grazie per averci contattato.
La tua situazione penso sia comune a molte persone e come hai scritto " l'erba del vicino è sempre più verde! ". È vero, spesso si è portati a sottovalutare i propri successi e le proprie attività perché si è troppo impegnati a guardare gli altri. Non farti scoraggiare da tutto quello che fanno gli altri, impegnati su te stesso, piuttosto che occupare il tuo tempo ad osservare la loro vita, vivi pienamente la tua. Ne trarrai sicuramente qualcosa di positivo! Non rimandare le tue attività, l'hai tu stesso che devi darti da fare per avvicinarti alla realizzazione dei tuoi progetti! Sii attivo, non osservatore passivo! Avrai sicuramente tanti interessi da coltivare, dedicati a tutto quello che ti soddisfa!
Spero di averti dato un po' di carica!
Buona giornata!

Dott.ssa Clelia Manganaro


7 marzo 2016

Buongiorno, sono la mamma di un bambino di 11 anni, e' da circa due settimane che sono molto preoccupata perche' non so cosa sta accadendo a mio figlio. Ha incominciato con crisi di pianto dicendomi che non sapeva perche' si sentiva così, il giorno dopo sempre piangendo mi ha detto che aveva paura ad uscire di casa perche' ha il terrore che fuori  gli possa  succedere qualcosa o qualcuno avrebbe

potuto fargli del male. Dopo di che ha fatto qualche giorno tranquillo e poi ha ricominciato facendomi una confessione, del tipo che ha paura di essere gay perche' e' andato su internet a cercare delle foto di omosessuali. Dopo qualche giorno aveva il terrore che potesse capitare tra le mani di qualche pedofilo.

Allarmati abbiamo incominciato a controllare qualsiasi cosa, seguirlo quando va a scuola e sopratutto parlargli per capire se qualcuno possa avergli fatto del male...Dopo questo e' stato buono un paio di giorni e poi ha ricominciato dicendomi che ha paura dei ragazzini più grandi a scuola anche se non li conosce e non gli hanno fatto niente, senza contare che non va più neanche a giocare al parco con i suoi amichetti che tutti i giorni lo vengono a chiamare...Sabato piangeva perche' aveva paura di essere matto,Ieri invece come per magia ha riso e scherzato tutto il giorno come se niente fosse ed e' persino andato a giocare con gli amici.

Ne ho parlato col pediatra che mi ha fatto subito l' impegnativa per il neuropsichiatra infantile, ma considerando i tempi d' attesa sto pensando di portarlo privatamente anche se non navighiamo nell'oro. C' e' da dire che e' un bambino molto insicuro infatti quando deve fare cose nuove si agita e in più ha problemi di sovrappeso. La mia paura più grande e' che possa essergli capitato qualcosa, lei cosa ne pensa?

Grazie e arrivederci

Gentile Sig.ra,

La ringrazio per averci scritto e per aver condiviso insieme a noi le sue preoccupazioni.

Suo figlio, in età pre-adolescenziale, sta probabilmente attraversando, come sembra riferirlo, un periodo che causa in lui sofferenza e difficoltà.

La sua scelta di rivolgersi al pediatra e di iniziare un percorso con un neuropsichiatra infantile è fondamentale per suo figlio e un’opportunità al fine di comprendere ed eventualmente superare il malessere.

Le cause del disagio che generano ansie, paure e difficoltà possono essere multiple e possono nascere e/o nutrirsi da esperienze di vita che provengono dall’ambiente circostante come la scuola (difficoltà nell’apprendimento…) o l’ambiente familiare con le figure significative (cambiamenti, divorzio, separazione, nascita di un fratellino/sorellina, trasloco, lutto, conflitti…).

Mi è sembrato di capire che suo figlio parla con lei “mi ha detto che … facendomi una confessione…” forse suo figlio riconosce in lei una figura affidabile? 


Probabilmente suo figlio raccontando cosa le sta succedendo “che ha paura di essere gay… aveva il terrore che potesse capitare tra le mani di qualche pedofilo…

paura di essere matto…” sta probabilmente chiedendo aiuto? Lei d’altronde sembra aver percepito e compreso la probabile sofferenza di suo figlio cercando aiuto presso professionisti qualificati ed apparentemente concentrando la sua attenzione

nel aiutare suo figlio attraverso l’ascolto e la disponibilità.

Il percorso con il neuropsichiatra infantile permetterà a suo figlio di trovare l’aiuto adatto affrontando le sue problematiche.

Spero esserle stata di aiuto, nella speranza che a breve suo figlio inizi il percorso con il neuropsichiatra infantile recuperando un livello di benessere psicologico e sociale adeguato.

Cordiali saluti

Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo


24 febbraio 2016


Salve..ho 24 anni e sono stata fidanzata per 3 anni con un ragazzo che ha voluto fortemente la nostra storia..ha fatto di tutto per conquistarmi e per 3 anno non c'è stato un giorno in cui non mi abbia dimostrato amore. Faceva tutto per me..mi accontentava in tutto..metteva sempre me al primo posto. Ma io ho un pò esagerato..ero troppo gelosa possessiva e lui per me si è allontanato da amici..viveva solo per me dalla mattina alla sera.

Tre settimane fa c'è stato un litigio stupido e io l'ho lasciato..come ho fatto per 3 anni..perchè io mi arrabbio facilmente..e ogni volta lui correva sempre da me a dimostrarmi amore..però devo dire ke lui è stato sempre perfetto e non si è mai comportato male con me..mi arrabbiavo sempre per mie pippe mentali e cose stupide. Questa volta lui non mi è corso dietro..ma è scoppiato..ha detto che non ce la fa più a stare con me si sente oppresso in gabbia..mi ha dato 1000 e io non ho mai apprezzato e non voleva più tornare con me. Io ho provato in tutti i modi a chiedergli scusa e convincerlo che avevo capito i miei errori ma lui dice che non mi ama più e non ne vuole sapere più di me.

Dopo 2 settimane oggi mi ha detto che sta uscendo con una ragazza che lo fa sentire apprezzato e ripagato per la prima volta..cosa che non facevo io..ci ha tenuto a ribadire più volte che è fantastica e apprezza tutto quello che lui fa..ha detto ke non mi ama più e vuole stare con lei...ma poi stiamo ancora messaggiando e ci sentiamo a telefono..mi dice : mi hai lasciato tu ora che vuoi ecc ma mi risponde..mentre per la prima settimana non mi ha più risposto ai messaggi..ora mi risponde sempre..non so cosa fare e cosa pensare. Il nostro è stato un grande amore..fatto di promesse future e progetti..e lui è sempre stato quello che ha dimostrato più ampre e mi chiedo come sia possibile. Grazie A


Gli equilibri su cui si regge una coppia sono vari. Di sicuro perché la coppia prosegua nella sua storia è necessario che questi equilibri siano accettati da entrambi i partner.
Mi sembra di capire, da quanto ha scritto, che il suo ex ragazzo ad un certo punto abbia fatto un passo indietro: forse si è reso maggiormente conto del fatto che era più lui stesso a tenere unita la coppia conquistandola ogni giorno non con poca fatica. Se prima questo equilibrio funzionava dopo quella litigata non è più stato così. Il suo ex ragazzo sembra aver trovato delle motivazioni per lui ragionevoli del fatto che non la ama più. Pensa di poter fare lo stesso anche lei? C'è una ragione per la quale vorrebbe riavere il suo ex ragazzo? Cosa pensa cambierebbe nel vostro modo di stare assieme?
In che modo pensa potrebbe maturare la sua capacità di stare in relazione con un uomo?
Non so rispondere al perchè il suo ex ragazzo, pur avendo sempre dimostrato più amore per lei, ora sia cambiato ma credo che nella vita le persone evolvano e maturino, diventano più consapevoli di se stessi e degli altri. Provi a riflettere se ciò può valere anche per lei.
Saluti.

Dr.ssa Giovanna Stecca


22 febbraio 2016


Buonasera sono una giovane donna di 27 anni sposata con un uomo di 39 da quasi 3 anni.
È un uomo molto affascinante e colto, ci conosciamo da circa 7 anni e siamo insieme da 6.
Il nostro è stato amore a prima vista, lui mi ha corteggiato allo sfinimento ed io a volte me ne approfittato, mi ha sempre fatto sentire unica e  amata.

Abbiamo una vita sessuale intensa e soddisfacente. Negli ultimi 3 anni ho avuto 3 grosse operazioni alla spina dorsale, l ultima è stata il 10 marzo di questo anno, ma nonostante i miei problemi fisici e il mio disagio lui non me l ha mai fatto pesare in alcun modo.
Ho sempre avuto una spalla su cui piangere e un uomo che riesce nonostante tutti i problemi a farmi ridere trovando insieme la soluzione.
Lavora molto, ma io in questo ho la piena visuale sui turni di lavoro e devo dire che è sempre molto puntuale e preciso.
Proprio l altro giorno per l ennesima volta ho trovato una chat aperta con nome fasullo, dove lui parla con altre donne e inventa la sua vita, devo dire che ci sono rimasta molto male,  ancora una volta il mio mondo mi è crollato addosso, aveva promesso che non lo faceva più.

Anche le precedenti volte che ho trovato questo ho constatato dai messaggi che ci "giocava" e basta,ma fa male, e non capisco perché abbia bisogno di fare questa cosa. Sono disperata ho privato tutto, arrabbiarmi e sparire per qualche ora, piangere e non parlargli, buttarlo fuori casa ma ho sempre ceduto perché lui si scusava, si faceva perdonare e davanti a me cancellava tutto.

Poi passati circa 2 mesi mi veniva una sensazione di disagio dentro e come se qualcuno nel mio subconscio mi dicesse che c è qualcosa che non va, ed ecco che vado a controllare e trovò una chat aperta da pochi giorni. La cosa che mi ferisce di più è che chatta anche con le ex fidanzate sotto falso nome.
Aiutatemi cosa devo fare?

Grazie C.

 

Cara C. , penso che ti senti combattuta tra la sensazione di benessere che provi quando stai con lui e la sensazione di malessere quando scopri che lui ha delle amicizie segrete via chat. Sebbene tu ti renda conto che questo suo modo di fare non ha conseguenze negative sul tuo rapporto, perché, come dici, ti riempie di attenzioni, ti fa sentire capita, ti appoggia nelle difficoltà…questo suo atteggiamento con le amicizie virtuali va a minare la buona opinione che hai di lui. Perché secondo te ti infastidisce? Perché ti ferisce? Cosa ti ferisce esattamente? Che te lo tiene nascosto? O che flirta con altre donne, anche se in modo virtuale?

Visto che parlandone con lui non è cambiato nulla, credo che tu possa placare la tua sensazione di disagio soltanto provando a capire perché si comporta così e dopo averlo saputo, potrai prendere le tue decisioni come conseguenza. Secondo me dovresti allora chiedergli il motivo di questo suo modo di fare ed essere pronta a sentire delle verità scomode che però potrebbero essere risolte col dialogo. 

Ti auguro di fare chiarezza con lui e dentro di te.

Dott.ssa Anna Verde


Salve..ho 24 anni e sono stata fidanzata per 3 anni con un ragazzo che ha voluto fortemente la nostra storia..ha fatto di tutto per conquistarmi e per 3 anno non c'è stato un giorno in cui non mi abbia dimostrato amore. Faceva tutto per me..mi accontentava in tutto..metteva sempre me al primo posto. Ma io ho un esagerato..ero troppo gelosa possessiva e lui per me si è allontanato da amici..viveva solo per me dalla mattina alla sera. Tre settimane fa c'è stato un litigio stupido e io l'ho lasciato..come ho fatto per 3 anni..perchè io mi arrabbio facilmente..e ogni volta lui correva sempre da me a dimostrarmi amore..però devo dire ke lui è stato sempre perfetto e non si è mai comportato male con me..mi arrabbiavo sempre per mie pippe mentali e cose stupide.

Questa volta lui non mi è corso dietro..ma è scoppiato..ha detto che non ce la fa più a stare con me si sente oppresso in gabbia..mi ha dato 1000 e io non ho mai apprezzato e non voleva più tornare con me. Io ho provato in tutti i modi a chiedergli scusa e convincerlo che avevo capito i miei errori ma lui dice che non mi ama più e non ne vuole sapere più di me.

Dopo 2 settimane oggi mi ha detto che sta uscendo con una ragazza che lo fa sentire apprezzato e ripagato per la prima volta..cosa che non facevo io..ci ha tenuto a ribadire più volte che è fantastica e apprezza tutto quello che lui fa..ha detto ke non mi ama più e vuole stare con lei...ma poi stiamo ancora messaggiando e ci sentiamo a telefono..mi dice : mi hai lasciato tu ora che vuoi ecc ma mi risponde..mentre per la prima settimana non mi ha più risposto ai messaggi..ora mi risponde sempre..non so cosa fare e cosa pensare. Il nostro è stato un grande amore..fatto di promesse future e progetti..e lui è sempre stato quello che ha dimostrato più ampre e mi chiedo come sia possibile. Grazie A




Gentile A.,

capisco e si sente che sta male, purtroppo la sofferenza è un vissuto inevitabile quando finisce un legame ed è anche un passaggio obbligato nel processo di elaborazione del lutto. La fine di un legame è come un lutto, si soffre, ci si dispera, non si accetta, ci si fanno diverse domande sul perché sia successo, si prova rabbia e dopo un periodo di confusione e “depressione” si cominicia ad accettare la perdita e riorganizzare la propria vita. Lei in questo momento è nella fase iniziale del processo e sembra oscillare tra la disperazione e la negazione, sta male e si domanda come mai sia stato possibile che questo ragazzo fantastico abbia smesso di amarla. Mi sono soffermata su questa domanda perché mi ha molto colpita e mi ha dato come l'idea che lei non si aspettava che lui potesse lasciarla.

Tutti i lutti, come ho detto sopra, causano dolore, ma i lutti improvvisi spiazzano e sconvolgono ancora di più, e per lei questo sembra essere un lutto imprevisto.

Su questa domanda mi vorrei soffermare perché questa potrebbe essere per lei uno spunto di riflessione, magari non ora che è troppo dolente, ma quando sarà più pronta per farlo.

Mi chiede come sia stato possibile e da quello che mi racconta non posso fornirle una rilettura adeguata, posso dirle che ogni legame porta con sé la possibilità di finire; pensi che alcuni per questa possibilità non iniziano un legame profondo, altri la ignorano e non ascoltano più quello che accade nell'altro o nella relazione con la convinzione che durerà in eterno, e queste sono alcune delle possibilità. Il suo ragazzo le ha detto alcune motivazioni che lo hanno portato a questa decisione, motivazioni che non sono legate all'ultimo litigio ma che si estendono alla vostra relazione. Motivazioni che lei ora non riesce ad accettare ma che c'erano nella vostra relazione e che lui sente valide. La vostra relazione contiene sia i perché dello stare insieme, sia i perché della fine.

Ora lo so, quello che ho scritto può apparire fumoso e poco utile, ma più in là potrà rivedere nell'insieme la sua storia, c che può apparire fumoso quanto sto dicendo, provi a rileggerlo così: questa esperienza la potrà aiutare a riflettere sul suo modo di vivere le relazioni, su come considera e vive l'altro.

Ora, come le ho detto, credo non sia nella condizione di farlo, il dolore non le da questa lucidità. Questo purtroppo è il momento del dolore e lei dovrebbe viverselo per sé, lasciare fuori anche lui, con le telefonate o le domande, da questo che è il suo momento, il suo dolore. Non è per niente facile lo so, ma è l'unico strada per elaborare e se vuole anche per riflettere su sé stessa.

Se vuole può riscrivermi e potremmo affrontare insieme gli spunti di riflessione che sono emersi o potrebbero emergerne altri, la aiuterei con piacere, ma può scrivere anche solo per dire che sta male, è così è la verità, la ascolterei.


La saluto calorosamente.


Dr.ssa Marzia Dileo



02 febbraio 2016

Buongiorno mi chiamo alessandra ho due figli e sono separata vivo lontana dalla mia famiglia x motivi di lavoro e quindi nn ho. Aiuto da nessuno nemmeno dal padre dei miei figli che ora vive vicino a noi perché la sua compagna è di qua..sono molto stanca mentalmente perché tutte le faccende sono sulle mie spalle..lavoro e meno male..poi i vari impegni calcio catechismo sport compiti gite compiti malattie visite mediche...e tutti i problemi quotidiani..io nn ce la faccio più...

il mio ex nn mi aiuta in niente e x giunta nn lo posso neanche chiamare x le emergenze perché mi ha messo in rifiutati sul suo telefono..per giunta i ragazzi nn vogliono neanche stare con lui quelle rare volte che lui si propone...nn vogliono stare con lui e  se ne frega anzi é felice e così ha la scusa di dire che sono loro a nn volerci andare...io vorrei farlo ragionare ma nn c e verso é  troppo egoistA..ma in in qualche modo dovrà farlo perché io sto rischiando l esaurimento nervoso..poi chi di occuperà dei miei figli?aiutatemi grazie



Cara Alessandra, comprendo e sento il suo malessere trasparire dalle tue parole.

Comprendo bene che avere la famiglia lontano non sia facile. È importante cercare di non isolarsi.

Un sostegno emotivo può essere dato da gruppi di donne che si incontrano per parlare della loro situazione. I gruppi sono condotti e coordinati da un mediatore in genere psicologo. Oppure fare affidamento su qualche amico.

Mi pare di capire che il suo ex non stia contribuendo (come previsto dalla legge) al mantenimento dei figli e le abbia bloccato le chiamate perché messa tra i rifiutati. Un padre non può sottrarsi dal suo diritto e obbligo di far parte della vita dei ragazzi. Anche se i figli sono maggiorenni lui deve contribuire. A tale proposito le segnalo alcuni siti che potrebbero essere utili per la sua situazione.


www.genitoricrescono.it www.estense.com www.laleggepertutti.it www.miolegale.it

Dott.ssa Sabrina Laccu



01 febbraio 2016 

Mi chiamo Luca, ho 23 Anni.

Sono insieme ad una ragazza di 20 anni da quasi 1 anno; vorrei un consiglio su come gestire una situazione che mi risulta difficile da capire.

Lei non sa che le sto scrivendo, e forse è meglio cosi; voglio aiutarla perchè ci tengo davvero tanto, forse troppo.

Prima di spiegarle i nostri problemi è meglio sapere in che mondo è cresciuta; per questo le chiedo gentilmente se è possibile avere una risposta in privato e non pubblica sul sito internet.

Iniziamo col dire che la mia ragazza fa parte di una famiglia abbastanza benestante; si sono trasferiti dal loro paese natale per 3 volte, dovute principalmente a cambi di aree di lavoro da parte del padre.

Quello che ho capito è che la mia ragazza è molto viziata; con la famiglia vanno spesso fuori a mangiare, ogni cosa che lei chiede di avere la ottiene senza difficoltà (perchè ne hanno la possibilità economica). Purtroppo questo atteggiamento fa si che pretenda sempre troppo da chi le sta intorno; io invece vengo dal mondo opposto, vengo dal mondo in cui bisogna sacrificare cose per ottenere quello che si vuole, guadagnarsi, come si suol dire, il pane e sono stato cresciuto secondo una certa filosofia che è quella del guadagno in base ai propri sforzi e sono stato, diciamo, "caricato" di responsabilità molto prematuramente; praticamente veniamo da due mondi opposti.

Io lavoro da circa 4 anni, lei studia Psicologia all'università.

Ieri, come per altre 2 volte in passato, ha avuto una specie di crisi.

Dice di sentirsi in gabbia, vuole abbandonare tutto e partire, lasciarsi alle spalle situazioni, persone; non vuole più vedere certi atteggiamenti e comportamenti. Dice che c'è una voce dentro di lei che le comunica che questa non è la vita che deve vivere,  pensa di appartenere a qualcosa di più grande e che è destinata ad altro; dice di non sapere cosa vuole dalla vita e ha paura dell'ignoto e del futuro (come tutti credo all'età di 20 anni, ma lei ne fa proprio un peso personale). Non riesce ad apprezzare quello che ha perchè vuole sempre di più. Ho fatto qualche ricerca e credo sia affetta dal famoso Borderline.

Ora arriviamo alla nostra storia.

Ci siamo conosciuti 1 anno e mezzo fa, lei gentile, carina e simpatica; ci siamo frequentati per circa 3 mesi dove ci sono stati comunque alti e bassi perchè per me era la "prima esperienza" con una ragazza (proprio a livello di trattamento, non sessuale, nel senso che le mie precedenti storie non andavano oltre il mese e ne ho avute solamente 3; a mio parere ne sono davvero innamorato) e non sapevo come trattarla. La porto spesso fuori a mangiare perchè so che le piace, pur sapendo di togliere tempo e denaro a me stesso e alle mia vita, ma non mi interessa perchè io sono quella persona che se vede felice qualcuno è altrettanto felice, soprattutto se sono io a renderla contenta e sorridente. Facciamo fatica a non vederci per un giorno, anche se sappiamo che questo porta ad una "monotonia" e ad una "noia" nel rapporto, ma non riusciamo.

All'inizio era molto passionale, ora invece sembra essersi spenta; la sento distante, dice di avere un blocco nei miei confronti (è ancora vergine, e la sto aspettando da 1 anno ma non è un problema perchè mi sento in dovere di aspettarla perchè ne sono innamorato). In questo anno abbiamo passato molti momenti splendidi, vacanze insieme per la prima volta, giornate allegre; però non riesco a gestire questi suoi sbalzi da una parte all'altra perchè mi sento "preso in giro" e in questi casi non riesco a fare a meno di pensare anche a me stesso e al male che mi fa senza accorgersi, distaccandomi e non andandole incontro e lei mi rimprovera questo fatto dicendo che non ci tengo mai abbastanza, che sono egoista e che penso soltanto al mio benessere, ma non è cosi.

Ultimamente, siccome studia psicologia, tende a psicanalizzare molto se stessa tentando di capire ogni cosa che fa e ogni pensiero che le passa per la testa, me e i miei comportamenti, la gente che le sta intorno, non riesce a fidarsi e quindi a confidarsi con nessuno perchè ha paura di non essere capita ed il fatto stesso di non essere capita quando si apre la delude e si distacca, ha paura di fare l'amore con me nonostante dica di non aver provato niente del genere per una persona; Io ho paura che rimanga sola e non voglio che lo sia  perchè so quanto fa male la solitudine, e la sto tentando di aiutare cercando di farle capire che non è sola. Però sto cominciando a pensare che questi siano capricci e personalmente non riesco a passarci sopra; non posso parlare con lei perchè altrimenti si arrabbia, non posso parlare con i suoi genitori di queste cose perchè non lo sanno e non si sono, probabilmente, mai interessati di cosa pensa o come sta la loro figlia e, secondo me, è un modo sbagliato di gestire le situazioni a livello familiare. Io non sono nessuno per giudicare tutto ciò però non posso essere la persona che le sta accanto come dovrebbero farlo il nucleo familiare.

 

Aggiungo un altro fatto che è accaduto recentemente; abbiamo litigato la vigilia di natale sempre per un suo capriccio che poi è sfociato in una discussione piuttosto accesa nella quale ci siamo rinfacciati un sacco di cose; mi ha dato del poveraccio,in poche parole, dicendo che posso permettermi di stare con ragazze solo con cui posso andare a mangiare solo quando posso e non quando voglio (perchè a me stava iniziando a stare stretto il fatto che spendo quasi 400 euro al mese per noi due tra cene, regalini, uscite e lei non mi fa neanche un regalino mentre è in giro a fare shopping per i fatti suoi; non è il fatto del regalo in se ma proprio del gesto, siccome non faceva altro che rimproverarmi del fatto che quando sono in giro da solo per conto mio non la penso anche se ci sentiamo sempre); come al solito il mio orgoglio ha preso il sopravvento e non sono andato io a chiarire questa situazione ma, al contrario, le ho detto proprio di sparire perchè nel momento in cui mi sono sentito rinfacciare questa cosa ho iniziato a pensare che tutto quello che ho fatto per lei in un anno non è servito a niente, sentivo che il fatto di corteggiarla ogni giorno e di mettere da parte buona parte della mia vita e del mio futuro per lei non fosse nulla.

Poi quando è tornata (perchè io non sarei tornato, doveva assumersi le responsabilità di ciò che ha detto) abbiamo litigato e sono arrivato al punto di urlarle contro (mai successo in vita mia, ne con amici e ne coi genitori) di smetterla di piangere e di smetterla di non dirmi le cose, di tenersi tutto dentro e nascondermi le sue paure; in quel momento mi ha ri-confessato tutto, piangendo; si sente sola con tutti, me, amici, genitori; è sempre stanca, perde i capelli e di notte sbatte le mandibole, si sente debole, non è più allegra come prima, tutto questo perchè sente che questa non è la vita che vuole fare (anche se ha sempre avuto tutto in termini materiali; in termini di affetto spero che sia veramente cosi perchè non credo che possa giocare su una cosa cosi delicata per avere attenzioni); in quel momento sono comunque rimasto li per cercare di farla tranquillizzare e, in quel momento, anche io ho confessato un pensiero che mi attanagliava da giorni; non avendo mai avuto storie cosi importanti mi sono spaventato di una sensazione che avevo ultimamente: non mi veniva voglia di scriverle spesso come prima e non mi pesava il fatto di non sentirla anche per un ; io pensavo di essermi distaccato e questa cosa, oltre poi a consigli di amici che, vedendo da fuori certi suoi comportamenti nei miei confronti, mi dicevano di mollare perchè ai loro occhi ero solamente una persona che veniva usata perchè per loro una persona veramente innamorata farebbe molti gesti che lei non fa nei miei confronti e che io invece faccio e rifaccio.

 

Parlando cosi mi sembra di essere uno che pensa ad un "dare per avere"; in un certo senso è cosi perchè non mi sento trattato da ragazzo e vedo che la mia ragazza non fa altro che farmi richieste ma non mi da mai niente o non mi viene mai incontro.

 

 

Avrei bisogno di un consiglio su come gestire la situazione, su come farla sentire a suo agio e permetterle di fidarsi di me, di amarmi senza limiti perchè io in lei vedo qualcosa di stupendo, solamente che questi atteggiamenti lo nascondono e mi incutono paura perchè sembra che più do e meno ricevo (nel senso che non mi sento trattato da ragazzo).

 

Grazie infinitamente


Caro Luca,

ho letto attentamente la tua mail e per prima cosa ti ricordo che il servizio "lo psicologo risponde" di consuetudine risponde pubblicando sul sito e non in privato alle persone che ne fanno richiesta.

Detto questo la prima cosa che mi sento di dirti è che si tratta di una situazione molto complessa: ci sono molti elementi in gioco e, secondo me, tanta (comprensibile) confusione e indecisione da parte tua. Nella mail nomini te, la tua ragazza, il vostro rapporto, ma parli anche della sua famiglia, del rapporto tra la famiglia della tua ragazza e lei, dei consigli degli amici...di così tante cose che si fa un po' fatica, a volte, a capire quale sia davvero il fulcro del problema per te. All'inizio della email parli di voler aiutare lei, poi nel corso della lettura si intuisce che ci sono delle cose di cui sei tu a soffrire (ci sono frequenti litigi, non ti senti trattato da ragazzo, c'è la forte tematica del "dare e avere" intesa non solo emotivamente ma anche a livello concreto/economico), infine chiedi aiuto su "come gestire la situazione" e torni a parlare di lei, che, a tuo dire, non si sente a tuo agio e dovrebbe fidarsi di più di te e "amarti senza limiti".

Ti ho fatto questa carrellata, caro Luca, per cercare di farti capire che la risposta a tutte queste tue domande e a questi dubbi è davvero complessa e richiederebbe tempo, approfondimenti e attenzione, più di quella che ti si potrebbe dare con una risposta scritta su questo sito. Posso darti solo degli stimoli a cui pensare, e da questi dovresti poi partire per decidere che cosa, eventualmente, fare: la prima cosa che ti dico è che dovresti concentrarti di più su di te e sul tuo malessere, chiederti "cosa mi fa star male di questa situazione?", "cosa non mi va bene e vorrei cambiare?".

Questo perchè non ci si può mettere nei panni di un'altra persona e cercare di "cambiare lei", anche se le nostre intenzioni sono buone e sono dettate dall'amore. Quindi invece di chiedere cosa puoi fare per fare in modo che lei si senta a suo agio, si fidi e ti ami illimitatamente, ti suggerirei di chiederti "perchè penso che lei non si senta a suo agio, non si fidi e non mi ami illimitatamente? perchè voglio queste cose? perchè a volte non mi sento trattato da ragazzo e sento che "più do e meno ricevo"? mi sta bene questa situazione? lei è fatta in un certo modo e non potrà cambiare se non vuole essere lei a farlo, non posso farla cambiare io per forza...mi sta bene che lei sia così?".

So che sembrano tante domande, ma credo siano proporzionate a tutto quello che hai scritto e penso che riuscirai a trovare delle risposte non appena sposterai il centro dell'attenzione da lei a TE! Spero di esserti stata d'aiuto,

un caro saluto

 

Dott.ssa Capuano Maria Concetta




27 gennaio 2016 

Salve, sono una ragazza ed ho 23 anni. Innanzitutto grazie per il tempo che dedicherete a leggere il mio problema.

Come dicevo ho 23 anni, e da 3 anni e mezzo sono fidanzata con una ragazza 4 anni più piccola. La mia ragazza soffre di anoressia e autolesionismo da ormai 9 anni ed io, da 3 anni, mi sento in gabbia. L’ ho aiutata in tutto ciò che mi era possibile aiutarla e da 6 mesi a questa parte sta riprendendo a mangiare un po di più. Inizialmente non mi dava le giuste attenzioni, il suo problema era l'Argomento principale di ogni nostra serata e i mieei "desideri" venivano sempre accantonati. Per 2 anni mi ha rifiutata anche fisicamente, oppure nel momento di un rapporto io non potevo toccare nulla se non le sue parti intime. Non doveva esserci contatto con altre parti del corpo...

Ho allontanato amici e perso tante occasioni a causa del suo problema e del suo sentirsi a disagio. 1 anno e mezzo fa, purtroppo la tradii con la mia migliore amica, ma è stato un momento di debolezza di cui me ne pento tantissimo! Il mio problema ora è che, a causa del suo problema, la nostra relazione ormai si è spenta.. E per quanto lei in questi mesi stia cercando di recuperare il tutto perche si sta riprendendo, il danno era già stato fatto negli anni precedenti.. Le frequenti liti, le sue mani addosso quando litigavamo, mi hanno spinta ad allontanarmi anche se la considero ancora fondamentale per me. Vorrei cambiare vita ed essere felice..

Ma non so se riuscirei a vivere senza di lei.. Ora sono combattuta tra lo stare con lei,che io ritengo abitudine ormai, e ritornare con il mio ex che non ho mai dimenticato dopo 4 anni. Ma mi rendo conto che per quanto io possa amarla, io nel mio futuro mi vedo con una famiglia e dei figli.. Cosa che lei non puo darmi. Sono una donna molto insicura,che non sa ciò che vuolee e soprattutto timorosa. Ho perso il controllo della situazione e vorrei capire cosa fare.. Da quando sto con lei, ho notato anche dei cambiamenti fisici in me. Sono dimagrita tantissimo per viia del suo problema che mi coinvolgeva, ho frequenti mal di testa e crisi.

Quando mi parla ed urla nelle liti io mi assento e non riesco ad ascoltare nulla. Ho iniziato a soffrire di dolori al petto e questo per via delle urla frequenti.. Non so come comportarmi e il più delle volte ho pensato che, malgrado la mia codardia, forse era meglio farla finita in modo tale che lei non soffrisse come se dovessi lasciarla... Ho pensato che nel frattempo sia opportuno farmi seguire da uno psicologo.. Voi cosa ne pensate? Grazie di nuovo per l ascolto!


  
Cara Lettrice ti ringrazio di averci scritto.

Comprendo bene la tua situazione e il disagio provato.
Mi pare di capire che da circa tre anni e mezzo hai intrapreso una relazione sentimentale con una ragazza di 19 anni con un disturbo
dell’alimentazione e autolesionismo. Mi pare di capire che la problematica fosse già presente quando vi siete conosciute (9 anni in tutto di cui gli ultimi 3 trascorsi insieme). Mi scrivi di sentirti in gabbia, di avere crisi, mal di testa, dolori al petto quando litigate e si è verificata una perdita di peso da quando state insieme oltre che isolamento sociale. Mi pare anche di capire che si è verificato da parte tua un tradimento e attualmente stai pensando ad un futuro con una relazione di tipo eterosessuale poiché il tuo desiderio è quello di avere una famiglia.
L’autolesionismo spesso associato ad un disturbo dell’alimentazione come l’anoressia è una patologia che deve essere trattata da un esperto. Mi sento però di farti capire che tale problematica è molto delicata e il suo rifiuto di due anni di rapporti intimi non erano un rifiuto rivolto a te in prima persona. Una persona che odia il proprio corpo, con bassa autostima, errata percezione del proprio corpo e segni evidenti a causa di “attacchi” verso stessi ha difficoltà ad esporsi alla vista e dunque al” giudizio” dell’altra persona. L’autolesionismo non è un modo per attirare l’attenzione ma un meccanismo non adattivo di affrontare i problemi. Spesso l’apatia è tale che si ricorre alla sofferenza fisica per provare a sé stessi di essere vivi. Quando si affrontano problematiche del genere sarebbe opportuno non isolarsi e allontanarsi dagli amici. Loro possono essere fonte d’aiuto e sostegno. Importante è ricordarsi sempre di richiedere aiuto a professionisti, mai cercare di fare da sé.
La sessualità è un fondamentale tassello nella costruzione dell’identità di una persona; l’identità sessuale ha bisogno di tempo per costruirsi ed essere stabile. Penso che sia importante riflettere suoi propri vissuti e farsi aiutare da un professionista che ti indirizzi verso una maggiore comprensione di te stessa e suoi tuoi possibili segni d’ansia e panico.

“Non ditemi di smettere di farmi male, mi accade. Ascoltatemi, sostenetemi, aiutatemi” (dal libro di Marilee Strong)

Dott.ssa Sabrina Laccu
 


Buonasera sono una giovane donna di 27 anni sposata con un uomo di 39 da quasi 3 anni.

È un uomo molto affascinante e colto, ci conosciamo da circa 7 anni e siamo insieme da 6.

Il nostro è stato amore a prima vista, lui mi ha corteggiato allo sfinimento ed io a volte me ne approfittato, mi ha sempre fatto sentire unica e  amata.

Abbiamo una vita sessuale intensa e soddisfacente. Negli ultimi 3 anni ho avuto 3 grosse operazioni alla spina dorsale, l ultima è stata il 10 marzo di questo anno, ma nonostante i miei problemi fisici e il mio disagio lui non me l ha mai fatto pesare in alcun modo.

Ho sempre avuto una spalla su cui piangere e un uomo che riesce nonostante tutti i problemi a farmi ridere trovando insieme la soluzione.

Lavora molto, ma io in questo ho la piena visuale sui turni di lavoro e devo dire che è sempre molto puntuale e preciso.

Proprio l altro giorno per l ennesima volta ho trovato una chat aperta con nome fasullo, dove lui parla con altre donne e inventa la sua vita, devo dire che ci sono rimasta molto male,  ancora una volta il mio mondo mi è crollato addosso, aveva promesso che non lo faceva più.

Anche le precedenti volte che ho trovato questo ho constatato dai messaggi che ci "giocava" e basta,ma fa male, e non capisco perché abbia bisogno di fare questa cosa. Sono disperata ho privato tutto, arrabbiarmi e sparire per qualche ora, piangere e non parlargli, buttarlo fuori casa ma ho sempre ceduto perché lui si scusava, si faceva perdonare e davanti a me cancellava tutto.

Poi passati circa 2 mesi mi veniva una sensazione di disagio dentro e come se qualcuno nel mio subconscio mi dicesse che c è qualcosa che non va, ed ecco che vado a controllare e trovò una chat aperta da pochi giorni. La cosa che mi ferisce di più è che chatta anche con le ex fidanzate sotto falso nome.

Aiutatemi cosa devo fare?

Grazie C

 

Gentile Sig.ra,

 La ringrazio per condividere le sue preoccupazioni, spero poter esserle di aiuto.

 A volte ricoprire diversi ruoli (ruolo di cura ed accudimento, fonte economica, fonte di sostegno morale ecc.) ed avere una certa modalità relazionale possono creare divergenza tra le proprie necessità, esigenze e bisogni e quelli dellaltro.

 Forse la comunicazione reciproca permetterebbe una maggior comprensione della situazione complessiva rispetto a certi agiti ho privato tutto, arrabbiarmi e sparire per qualche ora, piangere e non parlargli, buttarlo fuori casa ?

 Probabilmente suo marito, che sembra descrivere come una persona attenta nei suoi confronti mi ha sempre fatto sentire unica e amata, un uomo che riesce nonostante tutti i problemi a farmi ridere trovando insieme la soluzione, devo dire che è sempre molto puntuale e preciso, ha magari bisogno a sua volta di attenzione?

 Mi chiedo se forse il fatto di crearsi una nuova identità virtuale e di parlare con altre persone permetta a lui in qualche modo di trovare quello che forse non trova nella sua vita reale?

 Ha forse pensato a chiedere a suo marito di iniziare una terapia di coppia?

La terapia di coppia permetterebbe di avere uno spazio e un tempo per comprendere i meccanismi e le modalità relazionali e comportamentali che si sono instaurate nella coppia e che possono in qualche modo creare disagio a un membro della coppia o ad entrambi.

 Nella speranza che possa a breve ritrovare il benessere desiderato nella sua vita coniugale.

 Cordiali saluti,

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo



26 gennaio 2016


Buongiorno, mi chiamo Chiara e sono sposata da circa un anno e mezzo. Purtroppo forse a causa della mancanza di lavoro di mio marito siamo entrati da subito in crisi. Durante le discussioni, mio marito percepisce ogni mia frase o affermazione come se fosse un giudizio su di sè, sul suo comportamento o modo di pensare, perciò reagisce in modo aggressivo, offendendomi e mancandomi di rispetto. Come posso aiutarlo?

Grazie per la risposta.

 Chiara


Gentilissima Sig.ra Chiara,

 innanzitutto La ringrazio per averci reso partecipi della Sua attuale condizione e della problematica che sta

vivendo.

 In questo momento storico, purtroppo, perdere il lavoro non è raro e rappresenta un evento di vita molto doloroso e delicato, che può avere un’incidenza forte anche nelle relazioni interpersonali ed affettive.

 Il lavoro è uno degli elementi che contribuiscono alla costruzione dell’identità sociale, ovvero la sperimentazione di appartenere e sentirsi parte di un gruppo, pertanto un accadimento del genere si può riflettere in maniera negativa sull’immagine che abbiamo di noi stessi, sulla nostra autostima e di conseguenza sugli altri a noi vicini.

 Si può generare un’attivazione emotiva di rabbia ed aggressività, come Lei ha descritto, che può ricollegarsi alla frustrazione nel sentirsi ostacolati nel vivere la propria quotidianeità, al senso di impotenza e di fallimento per l’esperienza traumatica che si sta sperimentando.

 Oltre a fargli sentire la Sua vicinanza ed il Suo supporto, potrebbe provare a condividere con Suo marito l’idea che è possibile cambiare e migliorarsi, mantenendo uno stile di vita attivo anche nella ricerca di un nuovo impiego ed avere l’obiettivo di accettare questo momento di vita, cercando di fronteggiarlo in maniera adeguata.

 Nel caso non riuscisse ad utilizzare le Sue risorse personali, per evitare che lo scompenso si cronicizzi, posso consigliarLe di rivolgersi ad un professionista al fine di farlo accompagnare durante questa fase di difficoltà per reinventarsi in maniera positiva.

Un caro saluto,

 Dott.ssa Francesca Orsini


13 gennaio 2016 

Illustro brevemente la mia situazione...tre mesi fa ho conosciuto un ragazzo su una chat e lui mi ha subito spiegato la sua situazione...aveva da pochi mesi lasciato la sua ragazza dopo 8 anni di fidanzamento perchè era da molto tempo che non stava più bene con lei e si sentiva in "galera" soprattutto per colpa di lei...mi dice che ha una situazione familiare molto difficile alle spalle che lo ha segnato e che deve cambiare lui stesso, non sta bene con la sua personalità e non se la sente di avere una relazione...ci sentiamo tanto comunque e lui decide di vedermi...ci siamo visti tre volte...

ci piacciamo molto, a sua detta si sta innamorando, vorrebbe star con me...il problema è questo...un paio di giorni fa dice che non ce la fa, che è una relazione alla fine quella che stavamo avendo e lui non riesce in questo momento...Il solito discorso che deve "cambiare" e per farlo deve farlo da solo e dedicarsi a se stesso e che innamorandosi di me in questo momento sarebbe peggio per lui e per me perchè mi farebbe solo soffrire...Ha detto che per un pò di tempo non dobbiamo sentirci ma non per sempre...

Deve prima superare questa fase della sua vita...Ha davvero problemi alle spalle seri che lo hanno segnato e addirittura si chiede che cosa ci sta a fare lui al mondo...Mi ha detto che deve cambiare visione su un po' di cose e che non è pronto ad amare un'altra persone perchè prima deve cercare di star bene lui stesso...Io sto male senza di lui e mi costa tanto dargli del tempo...Il problema è che ho paura che non ritorni ma so che scrivergli sarebbe uno sbaglio perchè non rispetterei la sua scelta...

Lui è già andato dallo psicologo per un po' di tempo e ha capito quali sono i suoi problemi, praticamente ora deve riuscire ad accettarli ed andare avanti spensierato...datemi un consiglio vi prego non so come comportarmi ma di sicuro non voglio perderlo...Stiamo tanto bene insieme, non capisco come faccia a non sentirmi, ad aver preso questa decisione se come dice prova tanto per me e gli manco. Ps: Lui ha 27 anni e io 23...abitiamo un po' distanti.

 

Grazie per averci scritto.

Da quello che ho letto nella sua lettera sembrerebbe proprio che questo ragazzo abbia bisogno di un suo spazio in questo momento per chiarire alcuni suoi aspetti. Trovo che questa scelta sia opportuna vista la situazione. Dopo 8 anni di relazione tornare ad essere single ha diversi risvolti: accettare l'idea che si è persona (e non coppia) e che la propria esistenza può realizzarsi a prescindere dal vivere una relazione di coppia, riappropriarsi delle proprie abitudini. È un po' come se si facesse conoscenza di nuovo con sé stessi, ritrovando caratteristiche già note e scoprendone di nuove. Questo tempo è importante per riflettere sull'esperienza conclusa, trovarne gli aspetti positivi e non, raggiungere un nuovo equilibrio per poter eventualmente iniziare una nuova relazione.

In questo senso perciò mi pare che la scelta dei questo ragazzo sia sensata e sia segno anche di rispetto verso di lei.

Spero di esserle stata utile.

Saluti.

 Dott.ssa G. Stecca

 

 

Buongiorno,

 chiedo un vostro parere per poter aiutare il mio compagno nella gestione di una situazione personale complessa che inevitabilmente si riflette sul nostro rapporto di coppia.

 Siamo entrambi adulti (40 anni io, 46 lui), siamo insieme da 3 anni, una relazione iniziata senza prospettive che si è trasformata nel tempo in una relazione d’amore in cui c’è un obiettivo comune, condividere la quotidianità come una coppia normale.

 In questi anni abbiamo fatto progressi per riuscire nel nostro obiettivo, i miei più veloci dei suoi (ho lasciato il mio compagno), lui più lento e meno ardito di me ma anche in una situazione più problematica perché condivide un figlio con quella che era la sua compagna e che è diventata la sua attuale coinquilina.

 Ora vivono da separati in casa, conducendo entrambi le loro vite private all’oscuro del figlio.

 Preferiscono in questa fase e data l’età del bambino (6 anni), nascondere a lui la situazione.

 Capisco la difficoltà, di una coppia fallita, nel dover spiegare al figlio la situazione, i sensi di colpa, senza sottovalutare l’incapacità, perché siamo umani e non sempre abbiamo la forza di fare scelte grandi e c’è anche la paura di poter procurare ferite enormi alla propria creatura.

 

Io vorrei aiutarlo per quello che mi è possibile ma sento che è un percorso che deve intraprendere lui, deve partire da lui, qualunque mio tentativo di indirizzarlo potrebbe essere percepito come una pressione, un voler accelerare i tempi di un percorso di maturazione di una scelta che è legata a tempi

assolutamente personali.

Osservare il mio compagno da lontano mentre percorre il suo cammino è quello che sto facendo, mi chiedo se io non possa fare altro per lui.

 Vi ringrazio per l’attenzione e per un vostro suggerimento al riguardo.

 

 Buongiorno,

La ringrazio per aver affidato a noi i suoi pensieri e le sue emozioni in questo periodo in cui si sente molto vicina al suo compagno seppur a distanza  “lo osservo da lontano”. Le sue parole denotano una storia di amore che inevitabilmente deve fare i conti con le vite personali di ciascuno di voi. La presenza di una famiglia, di un figlio precedente la vostra relazione, fa nascere riflessioni e mette in discussione (lei stessa fa una analisi della situazione con tutte le ripercussioni  a cui prestare attenzione).

 Le vorrei porre delle domande-stimolo...quanto ritiene verosimili le sue parole “preferiscono nascondere a lui la situazione..”, “vivono da separati in casa..”, “la sua compagna è diventata la sua coinquilina..”. è proprio vero che un bambino a 6 anni non comprende ciò che accade alla mamma ed al papà? Cosa ne pensa il suo compagno? Cosa sa il bambino della separazione (di fatto) dei genitori? Come è il clima in casa?

 Tre anni sono molti ed inevitabilmente il bambino può aver percepito qualcosa..anzi, è proprio il non detto, spesso, a generare ansia e smarrimento. Non detto della separazione, non detto delle nuove relazioni..

La rivelazione è senza dubbio un compito gravoso (a tutte le età del figlio), ma rientra nell’assunzione delle responsabilità genitoriali. Non è facile, molto i dubbi, le incertezze, il voler proteggere il figlio come lei stessa avverte “paura di provocare delle enormi ferite...” però è proprio la rivelazione ad esser fattore protettivo..non dire loro di come stanno le cose li fa sentire traditi ed ingannati.

 Nel suo scritto chiede un consiglio...provi ad esplicitare nella coppia quanto da lei scritto, i suoi dubbi, i suoi pensieri..e cerchi di capire le difficoltà insite in questo passaggio sì difficile, ma altrettanto doloroso. Se può esser utile, vi sono percorsi di mediazione familiare che possono aiutare a co-costruire una storia condivisa della separazione.

 Un saluto, dott.ssa Chiara Poleni

 

 

Buongiorno,

 mi chiamo Daniele ho 31 anni e sono sposato con mia moglie che ha 25 anni, vi chiedo un aiuto in quanto io e mia moglie stiamo affrontando la crisi del 7° anno, io nell'ultimo periodo sono molto stressato dal lavoro e purtroppo ho fatto ricadere questa cosa su mia moglie, lei adesso vuole un momento di pausa ma la mia paura è che non ritorni più...io la amo alla follia non riesco a stagli lontano, lei è andata dai suoi per questo momento ma non ce la faccio, mi chiede tempo, deve pensare perché è cambiata...e io soffro capendo che a causa mia ho rovinato il nostro matrimonio.

 Come posso fare per recuperare ai miei sbagli…mi sono scusato mille volte ma a lei non importa.

 Ho una gran paura che ormai siamo alla frutta.

 Vi ringrazio per l'aiuto.

 

 Gentile Daniele,

 dalle Sue parole avverto la preoccupazione per la situazione che si trova ad affrontare.

 Da ciò che scrive mi sembra di capire vi siate sposati giovani e, poiché non ne accenna, mi domando se abbiate già, in passato, affrontato periodi difficili come quello attuale. Nel corso di vita della coppia è fisiologico vivere dei momenti di difficoltà e, allo stesso tempo, crescere e trovare “modi nuovi” per fronteggiare gli ostacoli.

 Dal Suo racconto, però emergono pochi elementi. Mi domando, ad esempio, il motivo di quella che definisce “crisi del settimo anno” e cosa abbia portato Sua moglie a richiedere una pausa.

 Poiché lei stesso afferma di “essersi scusato mille volte ma a lei non importa”, mi chiedo di cosa abbia in questo momento bisogno Sua moglie per sentire si poter tornare a casa insieme a lei.

 Al fine di mantenere aperta la comunicazione e cercare di comprendere quali siano i punti su cui avete bisogno di confrontarvi come coppia,  mi domando se possa considerare di intraprendere con Sua moglie un percorso di terapia di coppia. Ciò potrebbe aiutarvi a fare chiarezza su quelli che

sono le vostre attuali difficoltà, e trovare “modi nuovi” di stare insieme.

 Se ritiene possa esserLe utile, può contattarmi per continuare ad affrontare questi temi insieme.

 Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

 Cordialmente,

 Dott.ssa Sara Marinelli.


cari dottori

 chiedo gentilmente il vostro aiuto,mi presento,sono adriano un napoletano che risiede ormai da 18 anni in olanda,la mia famiglia vive a napoli,ed e' proprio di questo che volevo parlarvi e chiedere il vostro aiuto.mio fratello e' ormai  20 anni che soffre di depressione e problemi mentali,ma ultimamente la situazione sta un po' degenerando ed io ho paura che succeda qualcosa di serio,ora e' convinto che tutti lo spiano,la mia famiglia e' sempre stata molto unita ma ultimamente nessuno piu' degna mia madre di una visita solo per paura delle sue reazioni(insulta tutti e manda e- mail intimitadori anche alle persone che non frequentano la casa dei miei genitori ormai da anni) .mio fratello ha fatto abuso di cocaina e ancora oggi appena ha qualche euro corre a fornirsi(e' anche stato preso e c' e' una causa in corso).l' altro giorno mi e' capitato di parlargli ma non vuole sentire ragioni,anzi mi ha confidato che un nostro zio ,che ormai non vede piu' da 1 anno gli ha installato un programma sul compiuter per spiarlo,vi prego aiutatemi non so cosa fare,pensavo ad una denuncia e ricovero forzato,ma non so se tutto questo e' possibile.....grazie mille aspetto una vostra risposta


Gentile   Adriano,


vorrei ricordare che purtroppo mancano i presupposti per pensare ad un eventuale ricovero coatto (
tso trattamento sanitario obbligatorio). l’unica possibilità di aiutare il fratello è quella di incentivare la sua motivazione a stare meglio... dalla sua lettera mi sembra di capire che vive in famiglia e questo a mio avviso è un importante fattore di protezione. 

in riferimento alle problematiche mentali per il quale tutt’ora permane una preoccupazione crescente, raccomanderei un colloquio con lo specialista psichiatra che lo ha i n carico (nel caso non ne avesse uno è utile rivolgersi al servizio specialistico) . ricordo infatti che questi problemi, quelli che potrebbero sembrare dalla sua descrizione quelli che noi chiamiamo disfunzioni del pensiero o paranoie, correlate all’uso dello stupefacente possono con l’andar del tempo “avere effetto”  ( nel senso di diffondersi) sulle persone che sono vicine a suo fratello. credo che suo fratello debba essere aiutato prima possibile e spero di cuore che sua madre riesca a prendere la situazione di pugno.
con i migliori auguri. dr.ssa
Varotto