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domande / risposte del 2011






Inserita il 28/02/2011



Inserita il 21/02/2011

RAPPORTI CON I FIGLI

Salve, sono la mamma di una ragazza di 24 anni definita poco tempo fa "borderline", l'avventura è iniziata a 14 anni con vari e ripetuti episodi disastrosi, tipo scappare dalla finestra e non rincasare (14 anni), il giorno dopo cercata dai carabinieri del paese è stata fatta ritrovare da uno spacciatore di un paese vicino, portata a casa mille promesse e paura di uscire.


E' stato tutto un susseguirsi di episodi drastici, dall'essere chiamati a scuola perchè il preside sosteneva che portasse pastiglie alle amiche, non ha mai avuto una vera amica, ha sempre avuto problemi con i ragazzi nel senso che appena conosciuti si legava a loro in modo morboso, non facendoli più vivere e pretendendo che venissero a dormire tutte le sere da lei, l'ultimo l'ha lasciato 6 mesi fa dopo aver comprato casa (noi abbiamo fatto un mutuo) da un giorno all'altro come se niente fosse, e di questo passo ne sono passati a decine. Fine della storia come se non fosse mai successo nulla. Riuscendo dopo un pò di tempo (non molto) ha trovato un ragazzo e si è detta subito innamorata, si è legata conoscendo la famiglia di lui (noi abbiamo deciso con lo psichiatra di non conoscerlo) la ragazza ha sempre esagerato in tutto, nel bere, ha avuto due grossisssimi incidenti dove per fortuna ha solamente disfatto le macchine ma grazie al cielo non ha fatto del male a nessuno. Nel mangiare è sempre la stessa storia, fa delle grandissime abbuffate per ingrassare in una settimana 5 chili per poi perderli non mangiando più nulla. Perchè siamo qui, mia figlia ha passato diversi psicologi ma nessuno è mai riuscito a dirci che cosa lei
avesse (siamo stati in terapia anche noi), adesso siamo in mano ad un bravo psichiatra che stà trattando mia figlia anche con farmaci tipo efexor, e le sta facendo terapia.


Io vorrei un consiglio su come comportarmi con questo ragazzo che purtroppo non ha colpa ma non lo riteniamo giusto in quanto l'ha conosciuto prima di rendersi conto di essere ammalata, sono già in un vortice che per una ragazza di 24 anni definirei una prigione, cosa devo fare?
Vi ringrazio in anticipo
Mamma disperata


Gentile Signora,

si sente molto il peso della preoccupazione e del dolore che prova per sua figlia, sentimenti così forti che spero di poter sostenere in poche righe.

La storia “clinica” di sua figlia è sicuramente molto dolorosa, ma è anche molto complessa e chiama in gioco anche lei e tutta la sua famiglia. Lei mi parla di una diagnosi di disturbo borderline di personalità, e si tratta di un quadro complesso (nel senso comune si può definire a margine fra nevrosi e la psicosi), dove la caratteristica saliente è l’instabilità e un’”Incapacità” nell’area delle relazioni (Paura di essere abbandonati/Paura di stare insieme). Non voglio spaventarla, ma ho voluto darle questi piccoli “spunti” diagnostici per aiutarla a capire meglio cosa sta vivendo sua figlia, e voi con lei, e anche per cercare di rincuorarla rispetto alle precedenti esperienze terapeutiche di Vostra figlia, la terapia nei soggetti Borderline è molto lunga e non sempre facile, anche per il professionista. Sembra che lo psichiatra che la sta seguendo stia svolgendo un buon lavoro, e questo mi sembra già un punto di forza.

Rispetto alla domanda che mi pone, su come “comportarsi” con l’attuale ragazzo di sua figlia, mi sono posta alcuni interrogativi…Cosa intende per “comportarsi”? Vuole parlare con lui o con sua figlia? Lei è preoccupata per chi? Per sua figlia, o per il suo ragazzo? E di cosa è preoccupata? Mi dice che sua figlia l’ha conosciuto prima di “rendersi conto di essere ammalata”, in che modo questa consapevolezza potrà danneggiare il loro rapporto o uno dei due? E chi dei due? Se davvero sua figlia è consapevole della sua malattia, forse a suo tempo, sarà in grado lei di decidere di questa storia! Credo anche, che questo ragazzo, indipendentemente dalla presa di consapevolezza di sua figlia, forse ha colto già alcuni aspetti di lei.

L’area problematica di sua figlia sono proprio le relazioni, le relazioni intime, e credo che se intervenga lei, nonostante capisco la sua disperazione ed impotenza, non penso possa essere d’aiuto ne a sua figlia ne al suo attuale ragazzo.

Per la mia formazione professionale, e perché supportato dalla letteratura scientifica, credo sia più utile che affronti questa sua ansia, con sua figlia e lo psichiatra che la segue. Ovviamente dovrà valutare con il collega questa possibilità, (io non so che approccio segua lui), ma credo, comunque, che avere anche lei, e suo marito, un vostro spazio per affrontare queste preoccupazioni e poter riflettere su quanto state vivendo anche voi, vi sia molto utile. Se lui non può accogliervi anche solo per qualche incontro, potete rivolgervi ad altri specialisti.

Le faccio un grosso in bocca al lupo.

Dott.ssa Marzia Dileo




 





Inserita il 09/02/2011
FARMACI / DISTURBI D'ANSIA

Buongiorno,scrivo perchè ci terrei davvero tanto ad avere un suo parere e consiglio.

ho 60 anni.

Da circa un mese sto soffrendo di problemi di ansia che si manifesta soprattutto come ansia sociale:esco ma ho paura di incontrare qualcuno che conosco,se proprio mi capita vado in confusione, mi agito, cerco ed invento scuse per andarmene.

Questo soprattutto se sono sola. Tutto ciò mi limita enormemente, vorrei, fare,andare,dire,ma mi capitano questi attacchi di paura pensando e se incontro qualcuno vado in panico Anni fa, all'inizio della menopausa avevo avuto forti problemi di ansia anche sociale Ero stata a parlare con una psicologa che mi aveva spiegato come tutto fosse legato a cambiamenti ormonali e possibile calo della serotonina Mi aveva ricettato zoloft mg 50 sapendo la mia reazione e preconcetti verso questi farmaci ero partita con prenderne mg 12,5, un quarto di compressa, per poi passare a 25 mg per qualche settimana  tutto si era risolto e alla compressa intera non avevo mai dovuto ricorrere ora mi chiedo se essendo i sintomi minori rispetto ai precedenti potrei prendere semplicemente un quarto di compressa fino a che il disturbo scompare se si tratta di serotonina, potrebbero i miei valori normalizzarsi anche con dosi così basse?

in sostanza mi piacerebbe sapere se mg 12,5 di zoloft hanno effetti terapeutici

Grazie

 Anna

 

Gentile signora Anna,

                                      La ringrazio per averci contattati dimostrandoci così fiducia e ci tengo molto a risponderLe proprio perché Lei mi dà l'occasione di trattare un dubbio che appartiene a molti: lo psicologo dà farmaci?Chiarirlo è importante, oltreche per conoscere meglio "cosa fa lo psicologo" anche per definire i campi di competenza professionale e l'orientamento.

Dalla Sua descrizione capisco che Lei ha consultato una PSICOLOGA che Le avrebbe ricettato un antidepressivo (Zoloft). Credo però di non aver capito bene se Lei ha avuto una consulenza da un MEDICO / PSICHIATRA ( con laurea in medicina / specializzazione in psichiatria competente ed abilitato alla prescrizione di medicine) o piuttosto da uno PSICOLOGO (laureato in psicologia) che Le ha poi prescritto il farmaco.

Infatti nel secondo caso ( PSICOLOGA), che credo strano, non capisco come un professionista non abilitato a prescrivere farmici abbia potuto farlo.

Per quanto riguarda il quadro generico dell’ANSIA posso condividere la possibilità di una correlazione nel disturbo con quanto suggeritoLe, ma noi psicologi potremmo consigliarLa e aiutarLa a trovare eventualmente strategie di contenimento, di significato, di gestione dell’ansia sul versante psicologico, ma non di cura farmacologica.


La invito quindi, per la Sua legittima domanda, a rivolgersi al Suo medico di fiducia che sicuramente saprà accogliere la Sua richiesta e darLe una risposta puntuale e professionale lasciandoLe la nostra disponibilità per eventuali chiarimenti o richieste sul versante della cura psicologica dell’ANSIA.

 

Cordialmente

Richard Unterrichter




Inserita il 07/02/2011
COMPORTAMENTI E GUSTI PERSONALI

Salve gentile dottore, mi chiamo siro ho 34 anni e sono della provinciadi verona.
Sono sposato da quasi due anni e non ho particolari problemi sul lavoro.
Sono a scriverle in merito ad una mia passione che neltempo mi sembra diventi sempre piu un ossessione.
 Sono attrattofortemente dai piedi femminili.
Questa attrazione si è manifestata giàda quando avevo circa 16 anni ed e andata sempre piu progredendo.
Sonoattratto dai piedi, dalla loro forma, lineamenti, dalla forma delledita fino alle unghie.
Sono attratto dal loro sudore, odore e piuquesti odorano piu mi eccitano.
Sono arrivato anche a pagare delleragazze per poter loro accarezzare, baciare e leccare i loro piedi,  abere l'acqua del loro pediluvio richiedendo espressamente loro di nonlavarsi i piedi per giorni interi,  di indossare scarpe e calze dinaylon appositamente per far puzzare le loro estremità e far accumulare tra le dita dello sporco che poi io avrei pulito e leccato via. sonoarrivato inoltre a rovistare tra i rifiuti per  cercare collant sporchi,odorosi, spesso mi capita di rubare di nascosto collant usati o di annusare sempre di nascosto scarpe o ciabattine. Questa passione ha ilsuo culmine
in estate quando i piedi vengono messi in mostra inciabattine e sandali.
Arrivo a adorare le estremità di tutte le donneche incontro, a volte cercando di sentirne  l'odore o facendo di tuttoper poterli toccare. La mia eccitazione non e sessuale in quanto non e accompagnata mai da erezione, e solo una eccitazione legata al piede,al suo odore e alla voglia di sentirne il gusto... Volevo sapere setutto cio le sembra normale e cosa mi consiglia di fare in quanto spesso provo  una cosi forte attrazione che mi risulta essereimbarazzante e a volte pericolosa....grazie

 Gentile Siro,
vorrei innanzitutto soffermarmi sulla parola “Normale”, da lei usata, e dirle, anche e soprattutto per sostenerla, che non c’è un comportamento “normale” e uno “Non normale”, ma esistono comportamenti o gesti che possono esseri un po’ bizzarri per alcune persone, e per altri, invece le stesse azioni possono essere fondamentali per sentirsi bene. Ciò che ci deve preoccupare rispetto ad un comportamento o ad un’abitudine è quanto questa possa funzionale o meno, cioè quanto possa farci stare male o meno (e di conseguenza possa fare lo stesso anche a chi ci circonda).
Lei mi racconta di questa sua passione per i piedi, e la prima domanda che vorrei farle per riprendere alcune delle sue parole “Mi sembra che diventi un’ossessione”, è quanto questa sua passione influisce sulla sua vita personale e sulle sue relazioni? Quanto sente che questo comportamento le sta causando fastidio, o malessere? Me ne sta parlando, e mi sembra di capire che forse sta divenendo un problema. Mi dice che sta diventando imbarazzante e pericolosa, cosa intende? Dai suoi racconti emerge che si tratta di un’attrazione presente da quando aveva 16 anni, e che sembrava gestire meglio in passato, fino a quando non è diventata più presente. … E quando? Come mai ora la sta sentendo “pericolosa”, cosa succede nella sua vita? Riflettere sulla natura del “problema”, su come questo si è manifestato nel corso della sua vita è importante per iniziare a comprenderlo meglio, a dare a questo altri significati. Fermarsi già su questi interrogativi potrebbe aiutarla a valutare o meno la possibilità di chiedere un aiuto psicologico.
Lei lavora, è sposato, e vorrei chiederle se i suoi colleghi o sua moglie si sono mai accorti di questa sua “passione”? Sua moglie ne è a conoscenza? Ha mai condiviso con lei quest’amore per i piedi? Mi permetto di farle queste domande, perché è importante inquadrare il significato dei nostri comportamenti anche all’interno delle nostre relazioni, e perché ritengo, anzi meglio ipotizzo, che la sua attrazione per i piedi abbia una funzione nelle sue relazioni.
Se pensa di volere approfondire questi aspetti può rivolgersi ad uno Psicologo o Psicoterapeuta e se non se la sente di affrontarlo con sua moglie, può svolgere anche una Terapia Individuale, sarà poi compito del Professionista aiutarla nel ridefinire in ambito relazionale questi aspetti.
Spero di esserle stata un po’ di aiuto, e se avesse altre domande sarò molto lieta di ascoltarla e provare a risponderle.
La saluto.
                          Dott.ssa Marzia Dileo
 


inserita il 19/01/2011

COPPIA

Buon giorno, mi chiamo N. e ho 56 anni, mia moglie ne ha 49.

 Da mesi, lei mi ha parlato del suo desiderio di avere un figlio per ovodonazione, e per questo ci siamo rivolti a un Centro specializzato della Repubblica Ceca.Gli esami sinora fatti sono positivi e  dovremmo recarci alla Clinica per fine febbraio. Io sono sempre un po' titubante, nel senso che ho aderito alla sua richiesta ma ho mille dubbi, legati soprattutto all'età di entrambi.

Mia moglie svolge l'attività di infermiera, mentre io mi trovo attualmente in Mobilità lavorativa, e questo comincia psicologicamente a pesarmi.

Inoltre, proietto la nostra esistenza con una creatura che sarà per forza gestita fra qualche anno da due persone anziane, e questo mi fa riflettere non poco sul tipo di educazione che saremmo in grado di darle. 

C'è poi un problema legato ai nostri caratteri, siamo due testoni e spesso facciamo scintille anche per questioni di poco conto.

Io continuo a ripetere a mia moglie che l'autocontrollo e la serenità interiore sono fondamentali per poter affrontare questa avventura: non possiamo permetterci, anche per rispetto verso l'essere che verrà, di crescere un bambino in maniera nevrotica, sarebbe pernicioso per tutti !

 Francamente, devo ammettere che mi piace sinceramente diventare padre, come del resto la mia consorte (che dovrà comunque gestire una gravidanza forse problematica e a rischio), ma continuo ad arrovelarmi e a chiedermi se stiamo facendo una cosa giusta.

 Avremmo bisogno di un consiglio e, possibilmente, del parere di  uno psicoterapeuta di coppia.

 Noi abitiamo in provincia di Milano.

 Grazie per l'attenzione e scusate la lunghezza della lettera.


Gentile Sig. N.,

la sua lettera non è per niente lunga, anzi racchiude in poche righe le sue ansie e le sue preoccupazioni rispetto ad un evento, che seppur felice, è un momento delicato  e ansiogeno per ogni coppia…. Pensi alle domande che, comprensibilmente, ognuno  si pone in queste situazioni..”Sarò un buon padre?”… “Come educare e crescere un figlio”. La vostra situazione è di certo un po’ più “particolare” rispetto a quella di altre coppie, e questo rende ancora più presenti dubbi e domande.

A parte questo aspetto comune nel vissuto di ogni coppia che si appresta ad avere un bimbo, mi sembra di sentire nelle sue preoccupazioni che ci sia qualcosa di più… Le chiedo se è soltanto legato alle vostre età? E’ vero avete superato l’età fertile, (sua moglie soprattutto), ma oggi non è proprio raro sentire di coppie che hanno avuto figli anche più tardi di voi. Mi permetto di chiederle, quando è nata in sua moglie l’idea di avere un figlio? Mi incuriosisce il fatto che sia un’idea di qualche mese? Le chiedo questo per poter offrire a lei e a  voi due uno spazio per riflettere su quanto accade ora nella vostra storia di coppia,  questo potrebbe essere utile per gestire meglio le ansie e capire, anche da altre prospettive, il desiderio di genitorialità, che mi sembra essere comune.

Rispetto alla vostra storia vorrei chiederle da quanto tempo siete sposati, e se avete mai affrontato prima il discorso “avere dei figli”?

Lei giustamente presenta delle ansie legate a problemi concreti, come le attività lavorative, l’età e i vostri caratteri, ma sarebbe importante per entrambi cercare di andare al di là di questi e cercare di capire insieme che cosa significa avere un figlio per il vostro “Noi” di coppia. Cosa significa per lei avere un figlio o non averlo? Cosa significa questo per sua moglie? Vorrei aggiungere senza per questo sminuire le sue preoccupazioni, che il legame, il rapporto che avete creato è l’aspetto che più conta e che vi permetterà di affrontare questo compito, indipendentemente dalle difficoltà pratiche… Il momento giusto per fare un figlio, probabilmente, non c’è mai, ma penso che invece un solido legame, appunto un solido NOI di coppia possa esserci.

Lei esprime la necessità di un aiuto psicologico, e mi sembra una buona idea, ma chi lo necessita? E’ un suo bisogno, lo sente anche sua moglie? Tale aiuto potrebbe aiutarvi sia ad esprimere le Vostre ansie (o anche solo le sue) rispetto alla gravidanza e a riscoprire e rinsaldare la vostra coppia, ma è importante che siate d’accordo entrambi nel farlo. Potreste rivolgervi anche ad un Consultorio per colloqui di sostegno alla genitorialità, e poi vedere se è necessario lavorare di più sulla vostra storia personale e di coppia, potreste iniziare un percorso di terapia.

Spero che questi interrogativi la aiutino e vi aiutano a vedere anche sotto altre prospettive questo momento di vita, e la ringrazio molto per avermi presentato un “tema” così intimo e importante.

Dott.ssa Marzia Dileo


inserita il 13/01/2011

CUORE

Gentile dottoressa Orrico  sono sempre A. (43 anni). Mi ha riposto ieri.

Volevo ringraziarla.

Lei mi consiglia di parlare con la mia amata di quello che voglio e che lei vuole. Mi creda l’ho fato 1 milione di volte. Lei sa cosa io voglio. Voglio che stiamo insieme. Lei dottoressa ha capito benissimo: io nutro molta rabbia per S., non ho più energie, questa situazione di stress mi uccide. Io le dico: vieni a casa da me continuamente fino a che anche lei si stressa e si allontana. Così stiamo lontani 2 mesi, non ci vediamo, non ci telefoniamo. Io poi la richiamo e tutto torna come prima. C’è una grande complicità. Ha ragione. Tutti i giorni stiamo al telefono 40 minuti e ci raccontiamo di tutto: delle malattie dei nostri padri (entrambi malati di tumore e qui ci sosteniamo a vicenda), piuttosto che del tempo. Tutto, tutto. S. dice che con questo rapporto con me ha tenuto in piedi anche il suo matrimonio: “compensa”. A volte mi dice: ma io ti amo davvero comportandomi così?. Io a questo punto dottoressa le giro la domanda: ma si può amare a metà? Perché non scegliere la persona con la quale stai bene. Ci doniamo amore e pace, sembriamo marito e moglie, facciamo tante passeggiate, andiamo al ristorante (certo tutte cose belle). Forse lei ha paura di perdermi e non mi sceglie? Tenga presente che io sono la persona più affidabile del mondo.  In questi anni mi ha raccontato tante e tante scuse: non vengo da te perché nella stessa casa abitano i tuoi, non vengo da te perché l’appartamento è al terzo piano, non vengo da te perché non sei ricco come mio marito e io spendo molti soldi, non vengo da te perché a mio marito tolgono la patente 10 mesi e come faccio a lasciarlo solo. Ma vediamo a questo marito: dice che gli vuole bene (e sicuramente gliene vuole). Prima di me l’ha  tradito con almeno 2 uomini. Non gli ha mai dato un figlio perché – dice – sente di non amarlo. Ma di figli poi non ne vuole: la vera bambina è lei. Lei dice che non vuole occuparsi di un bimbo (quando suo padre la chiama perché deve andare a Milano dal medico comunque va).

A me ha sempre detto: se vuoi andare a letto con altre donne vai, però non dirmelo. Io invece non l’ho mai tradita. La amo. S. dice che il problema è lei. E’ andata mesi da una psicologa che le ha detto: non tutti possono avere una famiglia da Mulino bianco. Della serie: fai quello che ti senti. Uno psichiatra in 2 ore le ha detto invece: A è un narciso: mollalo. Ma pensa te io un narciso: soffro come una bestia! Secondo me S non sa quello vuole purtroppo. Non si lascia andare all’amore totalmente. Forse ha un blocco. A volte quando è a casa sua mi manda sms con scritto mi manchi, ma spesso non è così. Il marito è tutto il giorno al bar e lei ha dei gatti da compagnia. Ma come è possibile? Perché dei gatti e non me? A volte penso che lei è abituata, a causa di sua madre, a “mangiare” 2 grammi di amore per cui i 2 chili di amore che le do’ io la fanno vomitare. Non lo so. Non capire mi fa star male. Quando le dico: potrei andarmene lei mi dice: forse ci incontreremo in un’altra vita. Ma io per Dio non sono morto. E poi, ecco l’incongruenza, è stata 2 mesi con il telefonino sotto il cuscino ad attendere la mia chiamata (me l’ha detto lei).  Quest’estate era la mare col marito e diceva che soffriva da pazzi la mia mancanza. E’ arrivata a dirmi che non sopportava più l’odore di suo marito.

Dottoressa Orrico io devo sbloccare questa sensibile, giovane, bella e dolce donna (pare una bimba e ha un fisico da bimba nonostante 38 anni. Ne dimostra 30. Penso che anche questo abbia pesato per lei: si vede una bambina e non sente il tempo che passa). Devo farle provare l’amore totale (in questi 7 anni io mi sono sentito amato in quelle meravigliose parentesi). Sì ammetto ho lo spirito di crocerossina (me lo dicono anche i miei amici oltre a dirmi: molla tutto da anni).

 Grazie ancora

Spero di non approfittare troppo della sua pazienza


Gentile signor A.,

Per noi è un piacere cercare di essere utile a persone che come lei in questo momento soffrono una situazione di disagio. Noi siamo qui perché davvero crediamo in quello che facciamo, a tal punto da non considerare né un peso né un lavoro quello che stiamo facendo ma una missione fatta con il cuore, scienza e coscienza. Abbiamo pensato il servizio per tutti e vediamo che sta piacendo vedremo se il passaparola farà avvicinare, come speriamo, sempre più persone.

Mentre leggevo la sua domanda, via via mi immaginavo lei che aumentava il ticchettio sulla tastiera del PC e quasi mi sembrava di sentire anche i tasti essere picchiati via via con sempre maggiore forza e trasporto. Mi domando come si sia sentito lei dopo questo “sfogo”.

Ora torniamo alla sua seconda mail. Mi è  sembrato di sentire tutta la sua rabbia e la sua frustrazione, è come se le avesse tirate fuori e potute finalmente lucidamente gridare in un luogo per lei sicuro. ( differentemente dalla prima in cui aveva cercato di domarle cercando, forse, un equilibrio per la situazione che sta vivendo).

 Come le dicevo precedentemente, una situazione, assestatasi in tanti anni, specialmente se basata sul non detto e sulla complicità segreta (quasi a creare una sorta di mondo/vita parallelo per entrambi) ha in sé per natura  un cambiamento, ma certo anche la sofferenza. Essendo poi proprio le scelte che ciascuno di noi matura e intraprende che possono cambiare la nostra condizione e/o la nostra vita anche in modo radicale ciò ci rende tutto più difficile, faticoso e talvolta anche impensabile. Talvolta possiamo essere talmente spaventati dalla nuova via sconosciuta che preferiamo mantenere la vecchia anche se ci fa soffrire, come talvolta possiamo aver investito e costruito a tal punto della nostra identità insieme ad un’altra persona che pensarci senza di lei sarebbe come pensarci senza un pezzo di noi ( cosa praticamente impossibile).

Nella sua conclusione invece mi ha fatto provare quasi un senso di tranquillità o forse un ritrovato equilibrio della sua immagine personale che al momento sembra essere come una certezza importantissima per lei ora: “Sì ammetto ho lo spirito di crocerossina”.

Credo che prendere una decisione definitiva, come suo desiderio, sia legittima e meriti una riflessione accurata. Esistono però molti approfondimenti, significati, sfumature che forse dovrebbero essere prese in considerazione e maturate. Forse essendo molto coinvolgente il materiale emotivo che ha dentro di lei, un consulto con un collega potrebbe aiutarla a trovare la sua giusta via e forse maturare la migliore decisione per lei.  Ora la complicità, i ritagli di tempo, gli sms e le telefonate, l’andare e il tornare alla situazione di partenza sembrano non bastarle più.

Spero di esserle stata ulteriormente di aiuto, le lascio un in bocca al lupo per la sua situazione, cordiali saluti

Dott.ssa Orrico Elvira



inserita il 03/01/2011

AUTOSTIMA

Buon giorno. Io sono un uomo di 44 anni e vorrei avere dei chiarimenti in base a dei dubbi che ho nei miei confronti e delle cose che si vedono nella vita e che non riesco darmi delle risposte.Esempio io credo di piacermi ma alle volte non mi piccio,sono un po' pessimista e perfezionista della mia identita sono pessimista credo di non piacere anche se a volte credo di capire che sono io con il mio pessimismo che non va, ma che dovrei essere piu ottimista e piacermi come sono e credo di non essere meno di tanti altri ma anzi di avere delle buone qualita.Mi rendo conto che il piacere di una persona e' soggettiva, ma a volte mi capitano cose strane, di vedere donne che preferiscono fare amicizzia con persone che non anno, ne un bel aspetto, ne arte,personaggi da baraccone. E queste sittuazzioni mi mettono in dubbio sulla mia persona,credo in modo
pessimista che sono io che non vado bene io,questo e' un mio dubbio . Aspetto una sua risosta a questo mio problema grazzie..


Gentile signore,

i dubbi che riporta su se stesso e sulle scelte di relazione degli altri sono dubbi che attanagliano gran parte degli esseri umani. Pensi semplicemente a quando si finisce una storia, o a quando non si riesce ad avere il compagno/a che si desidera, o anche a quando si perde il lavoro, queste domande “ce” le poniamo tutti e a tutte le età… Mi sembra di capire e di sentire dalle sue parole che questi dubbi siano diventati un problema, e forse anche un problema “difficile” con cui convivere. Le chiedo, infatti, se questo farsi domande su di sé, sta rendendo la sua vita personale e la sua vita di relazione più difficile.. In questo caso, occorrerebbe domandarsi da dove nasce questa sua insicurezza, quali sono le radici più profonde di questi suoi dubbi.

La nostra identità, e con essa anche le nostre fragilità, le nostre insicurezze risalgono ad aspetti della nostra storia personale come il rapporto con la nostra famiglia (genitori e fratelli), e spesso ci portiamo dietro queste immagini di noi, e pur se dolorose, ne cerchiamo la conferma dagli altri per poterci riconoscere.

Potrebbe iniziare a riflettere su questi aspetti, e se lo ritiene necessario può ampliare queste riflessioni con l’aiuto di uno psicologo… Lei ha anche buone capacità, mi sembra, di riconoscere alcuni aspetti di sé, come “il riconoscersi che non è meno di altri”, e che la visione di una persona è “soggettiva”.

Le vorrei chiedere ancora, se è sposato o fidanzato, e che cosa sta succedendo ora nella sua vita.

Spero di averle chiarito un po’ i suoi dubbi.

Le faccio i miei auguri di Buon Anno.

Dott.ssa Marzia Dileo

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