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domande / risposte del 2014

27/06/2014


Buonasera, ho letto alcune lettere dal vostro  sito, forse potrete darmi qualche consiglio per capire cosa mi sta succedendo e aiutarmi o se è il caso,indicarmi la strada o terapia da intraprendere dato che sono circa 3 anni che mi trovo in questa situazione.

Ho 48 anni, bella donna, posto fisso, casa di proprietà, fidanzata da circa 3 anni con un ragazzo di 5 anni più giovane, entrambi mai sposati e desiderosi di farlo. Vorremmo anche un bimbo ma non capita. Ho sempre desiderato di sposarmi e formarmi una famiglia.

Lui  persona matura seria, innamorata di me, io all'inizio si ma dopo poco tempo mi sono resa conto che eravamo diversi (lui con gusti di paese io più amante della città) inoltre tutto il suo 'contesto' non mi è mai andato bene: i suoi amici scrocconi e pigri quasi tutti disoccupati e pur se laureati poco brillanti, io mi sono data da fare da sola, laureata prestissimo sono andata in altre città da sola ho fatto concorsi e mi sono sistemata; per questi motivi lui ha sempre cercato di farmi avere pochi contatti con loro rispettando il mio disagio (giustificato). Anche la sua famiglia mi piace poco ( bassa cultura e chiusi con diversi preconcetti) la mia è decisamente più educata. A parte ciò io, che sono sempre stata una persona seria, che ho sempre saputo con chi volevo stare, che sono sempre stata fedele, che amo le regole e l'educazione, che ho sempre allontanato dalla mente persone poco serie ed ho sempre cercato di instaurare relazioni con uomini che volevano sposarsi, ora che mi capita quello che ho sempre cercato non sono affatto felice e mi stanno venendo diversi dubbi ( ma non so se è proprio il contesto diverso), inoltre da quanto lo frequento mi sono allontanata dalla vita e dagli amici di città e spesso mi annoio con lui che invece è una persona adorabile ma pigro, con gusti 'paesani' rispetto ai miei e con poca esperienza di vita. Sento che sto conducendo una vita piatta con pochi stimoli. Anche da punto di vista sessuale non è un gran chè con lui  mentre lo è sempre stato con gli altri che ahimè erano poco seri in altri aspetti.

Ma a parte queste diversità, da quanto mi sono messa con lui mi è mancato molto il mio ex che conosco da quasi 10 anni e che negli ultimi tempi era diventato il mio migliore amico e che poi mi aveva anche proposto una relazione seria a cui io avevo rifiutato per paura che mi avrebbe fatto soffrire (in passato mi ha  lasciato più volte per stupidi motivi e poi non ne voleva sapere di sposarsi ma solo di convivere e non può avere figli; inoltre è un soggetto ansioso, soffre di lievi attacchi di panico ed è molto nervoso pur se buono solo instabile come partner ma adorabile come amico ).

A me però capita spesso di pensare all'ex col quale condividevo più i miei gusti ed interessi e per due anni circa ho spesso pianto perchè volevo tornare con lui e lasciare il mio fidanzato attuale.Ma poi non ci riesco e lascio tutto come è nella più totale  insicurezza e insoddisfazione.

Ma perchè mi capita questo, a quest'età, a me che amo le regole, che sono sempre stata seria, tenace e fedele e poi mi capita da ben 3 anni circa? Intendo che sto con uno ma penso al mio ex che mi sembra di aver abbandonato...però non riesco a lasciare il mio attuale e mettermi con il mio ex forse perchè ho paura di lasciare una situazione seria per una poco stabile...Ma cosa posso fare? Non ho pace e non voglio ferire nessuno...il mio attuale è veramente innamorato di me e vuole sposarmi sono io che continuo a rimandare perchè nel complesso non ho una relazione soddisfacente...

Anche il mio ex mi vuole ancora bene e pure se non è cambiato caratterialmente (e questo mi spaventa un pò) e mi ha sempre detto di lasciare il mio attuale e di tornare da lui.

Cosa devo fare? Mi rendo conto che ero più decisa da bambina che a quest'età...spero di trovare una soluzione e soprattutto capire cosa voglio; grazie a chi mi risponderà, Veruska

 

Cara Veruska, non ci sono età o caratteri tipici per avere questioni d’amore e il fatto che tu sia una donna matura, con tante qualità e certezze economiche, non ti impedisce di provare delle emozioni forti che animano la tua vita. Mi sembra di capire che non sai se lasciare il tuo attuale fidanzato per ritornare o meno con il tuo ex. Secondo me, dovresti prima di tutto separare le due scelte, perché non devono essere ritenute necessariamente collegate. O meglio, la scelta di lasciare il tuo attuale fidanzato non deve essere fatta solo se c’è il tuo ex con cui ritornare, ma dovrebbe essere guidata dal fatto che non provi più amore per lui, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno il tuo ex con cui rimetterti. Dalle tue parole noto che parli molto dei difetti del tuo fidanzato (gusti di paese peggiori di quelli di città, vita sessuale non entusiasmante come quella vissuta con gli altri, famiglia di bassa cultura, amici pigri e scrocconi..) concentrandoti poco sui sentimenti che provi per lui. Mentre del tuo ex ne parli molto di più, ricordando però perfettamente i motivi che vi hanno fatto lasciare e che forse ti renderebbero nuovamente insoddisfatta se tornassi con lui. Entrambi però mi sembra che ti rendano scontenta.

Come fare a capire chi è la persona giusta con cui stare? In realtà non esistono elementi oggettivi e uguali per tutti che rendono una storia d’amore perfetta, ma è ognuno di noi a scegliere cosa sia più importante nel proprio rapporto di coppia (ad es. per alcuni potrebbe essere fondamentale avere “gusti di paese”, mentre magari per te non lo è), quindi solo tu puoi stabilire se il tuo fidanzato ti soddisfa o meno, o se invece è il tuo ex a stimolarti di più oppure è solo un fantasma che disturba la tua attuale storia. Del resto, è comunque difficile riconoscere e ammettere la fine di una storia, perché si interrompono equilibri, ritmi di vita quotidiana, abitudini e si ha sempre paura di quello che ci aspetterebbe se avessimo il coraggio di mollare tutto e vivere a pieno i nostri desideri. Quindi capisco il tuo disagio.  

Dalle tue parole sembrerebbe che tenti di trovare delle giustificazioni razionali nel caso in cui decidessi di lasciarlo ma in realtà non devi giustificarti, “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”(Pascal), quindi non sentirti giudicata o in colpa se dovessi renderti conto di non voler più stare con lui. Pensa a quello che vuoi tu, senza badare alle aspettative degli altri e all’immagine che vorresti dare di te, entra in contatto con i tuoi sentimenti e prova a vivere da protagonista le tue emozioni. Metti te stessa al primo posto e se non c’è nessun uomo che nel presente risponda alle tue esigenze e che riesca a colmare i tuoi bisogni, allora non stare con nessuno di loro e forse solo così potrai incontrare quello che ti farà battere veramente il cuore. Devi stare bene prima di tutto tu!

Dott.ssa Anna Verde



27/06/2014



Buongiorno, ho 43 anni da circa 2 anni ho problemi con mia moglie è il mese scorso le ho chiesto la separazione,  circa 2 mesi fa da quando  hanno trasferito una mia collega in un altro ufficio mi sono reso conto che mi manca e che penso solo a lei,  per un periodo abbiamo messaggiato con complimenti reciprochi di corteggiamento,  poi ad un tratto lei mi ha allontanato dicendomi che in questo momento pure la sua psicologa le ha consigliato di non avere relazione.  Premetto che lei si è lasciata con il suo compagno 6 mesi fa ed ha problemi con il papà che sta molto male.  Vorrei sapere se per innamorarsi ci momenti so o momenti no grazie

 


Gentile lettore,

lei mi pone una domanda a cui non c’è una risposta prefeconziata, e quindi valida per ognuno. Coinvolgersi in una relazione, lasciarsi andare ad un sentimento non è sempre così “naturale”, o così spontaneo per molti, e possono intervenire diversi fattori ad ostacolare o rendere più complicato il coinvolgimento, ferite personali ancora da elaborare, scelte di vita più o meno consapevoli e rigide, ecc.  Io, pertanto, non so dirle se la sua collega stia vivendo o meno un “momento no per innamorarsi”, o se abbia preso qualunque altra decisione. Posso però rivolgere a lei qualche spunto di riflessione? Come sta affrontando la sua separazione? Le chiedo questo perché non emerge nessun vissuto emotivo rispetto a questo evento.  Poi rispetto alla sua collega la inviterei a riflettere su come mai solo due mesi fa si è reso conto di essere affezionato alla sua collega? Cosa le è piaciuto in lei? E cosa cerca in lei?

Le offro questi spunti perché provare ad interpretare ciò che pensa la sua collega non è per me possibile, e per lei non è molto utile, potrebbe, invece essere più funzionale utilizzare questo momento per riflettere su di lei e su cosa prova e vuole anche lei in questo momento delicato e particolare, e cioè quello della sua separazione.

Mi farebbe molto piacere se scrivesse di nuovo, trovando in questo spazio la possibilità di iniziare ad esplorare questi primi interrogativi.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo


26/06/2014


Salve sono antonio ho 30 anni e fino a 2 anni fa soffrivo di ansia da prestazione e stati d’ ansia del tipo:

 

1) il disturbo ossessivo compulsivo (in particolare l’ aspetto riguardante il risparmio di denaro eccessivo).

2) stati d’ansia per quanto riguarda le scelte e le prospettive di lavoro.

 

oggi per fortuna ho risolto i miei problemi, ma volevo chiederle dottore se a livello scientifico-medico c’è un collegamento tra il fatto che appena ho sconfitto l’ ansia da prestazione ho eliminato anche gli altri 2 sopraelencati stati d’ ansia.

Grazie, cordiali saluti



Gentile Sig. Antonio

Innanzitutto,  vorrei complimentarmi con Lei per l'aver superato con successo le Sue problematicità. Per rispondere alla Sua domanda rispetto al possibile collegamento che potrebbe esistere tra queste diverse difficoltà, mi sento di risponderle  che  a livello scientifico-medico, l'uomo, è visto sia a livello biologico, psicologico che sociale, come un insieme che si articola in maniera dinamica e complessa nel creare cambiamento e nuove modalità di funzionamento. Esiste un'influenza reciproca tra il fisico, la mente e l'ambiente che non possiamo spezzettare e che hanno sicuramente giocato un ruolo determinante nel produrre un cambiamento reale e duraturo nella sua vita. Sarebbe molto difficile darle una risposta più specifica di questa, in quanto ogni individuo è unico e singolare,  come lo sono anche ogni problematicità che vanno lette alla luce di quello che è la persone nel suo insieme. In effetti, ogni persona reagisce in modo diverso a situazioni simile. Potremmo ipotizzare che le sue diverse problematicità erano magari faccettature di una questione più ampia, come poteva essere l'ansia, che ha saputo risolvere, annullando probabilmente, per conseguenza, ogni sintomatologia creata per abbassare il livello d'ansia e che erano legate in maniera diretta o indiretta a tale segno di disagio.  

Spero che la mia risposta sia stata per Lei fonte di chiarimento,

Cordialmente

 Dott.ssa Maria Vanesa Fornillo



26/06/2014


Buongiorno avrei bisogno del vostro aiuto per capire;

per capire se sto sbagliando qualcosa. Sono abbastanza disperato !

temo che questa mail sara’ un po’ lunga e spero avrete la pazienza e il tempo di andare fino in fondo nella lettura

 

Prima cosa mi presento

Ho 50 anni separato da tre con due figli di 20 e 17 anni. I figli sono affidati a me e in ugual misura alla mamma, quindi tanti giorni li ho io e tanti lei. Separazione senza Problemi e buon rapporto con la mia ex moglie La mia compagna ha 4 anni separata da 3 anni con due figli di 13 e 10 anni. I questo caso sono affidati a lei e il papa’ li vede a week end alternati e poi una giorno la settimana.


Separazione traumatica per tutti/rapporto con ex marito inizialmente pessimo con continue accuse da parte sua per aver sfasciato la famiglia, adesso a distanza di tre anni Le cose tra di loro vanno meglio; si e’ riaperta una collaborazione per la gestione delle problematiche legate ai figli.


Io e la mia compagna ci frequentiamo da 7 anni e da tre le nostre vite si sono unite diciamo ufficialmente. Abbiamo due case dove viviamo i giorni in cui i figli ci sono affidati E nei giorni e week end liberi siamo sempre insieme o a casa mia o a casa sua. Ci amiamo tantissimo e io vivo con la certezza che sia lei l’amore della mia vita.

I miei figli, i miei genitori i miei amici la conoscono e tutti le vogliono bene. Va e viene da casa mia, dormiamo insieme anche se ci sono i miei figli che l’hanno accettata Serenamente. Sono stati bravi loro ed e’ stata brava lei a presentarsi sempre come un’ospite. Insomma da questo lato nessun problema.

 

Io pero’ non conosco i suoi figli, i suoi enormi sensi di colpa e  l’iniziale brutto rapporto con l’ex marito, non le hanno permesso di avere la serenita’ e la forza Per farlo. a questo si deve aggiungere  l’eta’ dei suoi figli. Conosco i suoi genitori la sorella, ma i suoi figli no.

 

Di conseguenza nei gironi in cui loro sono con lei io scompaio, ci sentiamo per messaggi e con telefonate. Qualche volta pranziamo insieme perche’ fortunatamente Lavoriamo vicini.


Credo che la cosa piu' difficile, sia vivere una situazione, nella quale non puoi permetterti il lusso, di essere triste, di poter essere consolato; questo perche' dall'altra parte le sofferenze vissute e che si vivono quotidianamente, non permettono di avere molto margine.


Io e Lei insieme stiamo veramente molto bene, ci divertiamo e facciamo un sacco di cose. i tempi e le scadenze pero' sono dettate dalle nostre precedenti vite, da scelte sbagliate, che ci portiamo e ci porteremo appresso per tutta la vita.


si vivono due vite parallele, nelle quali non ci si puo' intromettere. tutto l'amore  e il coinvolgimento che fino a un minuto prima ti rende felice, bisogna che di colpo sparisca per far spazio agli impegni e a i suoi affetti che al momento non si possono condividere.

provo gelosia per tutto quello che di lei non posso condividere.


Sono sicuro di aver trovato la donna giusta, scalerei montagne per lei, senza sentire fatica e il mio futuro lo vedo solo al suo fianco.

sono altrettanto sicuro che anche lei provi lo stesso per me. negli anni ha fatto rinunce incredibili; sono il primo a sbalordirsi quando qualcuno dimostra interesse nei miei confronti, figuriamoci davanti a tutto quello che Lei ha dovuto sopportare per poter stare con me.

Questa e' la faccia bella della medaglia, il rovescio e' che e' forse, al momento, troppo amore e incanalarlo non e' facile. limitarlo ancora piu' difficile.

avrei bisogno di poterlo vivere senza doverlo programmare; il verbo programmare stride un po' con tutto quello che invece dovrebbe essere

desiderio, sorpresa, istintivita', spontaneità.


Pero' se da un lato i 50 anni mi mettono un po' di fretta, dall'altra mi dovrebbero fare ragionare un po' di piu' e  rendere conto che visto le nostre

attuali situazioni, e' un utopia.

La maturita' mi dovrebbe aiutare ad accettare tutto con serenita', prendendo quello che di piu' bello questo amore mi possa al momento dare. forse pero' davanti ad alcune cose, l'età centra poco, si possono avere anche 90 anni e la vita coglierti di sorpresa ugualmente.


Sentirti fragile, troppo esposto e inadeguato. ho paura di mettereLe troppa pressione, soprattutto perche' so che, piu' di quello che adesso fa per me, non potrebbe fare.

 

Ultimamente la figlia ha avuto un problema ed io mi sento ancora piu’ allontanato e impotente per non poterla aiutare. A peggiorare le cose…… ha giustamente, dovuto chiedere all’ex marito una mano per gestire la situazione ed e’ proprio questo che mi terrorizza. La vedo fragile spaventata e un po’ in balia degli eventi. Con i soliti sensi di colpa che la colpiscono continuamente e la fanno vacillare. Temo che questi ultimi non le abbiano mai permesso di chiudere definitivamente La porta alla sua vita passata e nella disperazione possa riavvicinarsi all’ex marito, anche solo per il bene dei figli.


Sono terrorizzato ho sentimentalmente investito tutto con lei e non avere progetti per il futuro e questa sua fragilita’ mi fa vivere male e provare anche un po’ di risentimento.

Risentimento che a volta non mi permette di starle vicino cosi come vorrei.

Lei continua a ripetermi che mi ama e che non puo’ fare a meno di me e di stare tranquillo su tutto.

 

Avrei bisogno di un vostro parere, non mi interessa sapere chi ha ragione o chi ha torto, vorrei solo sapere come devo fare per esserle piu’ vicino e possibilmente fare sparire da dentro me quel risentimento e la paura di perderla , che a volte non mi permette di essere all’altezza  scusate se mi sono dilungato e grazie infinite

per la vostra pazienza


Gentile Signore

comprendo la paura e la sofferenza che la condizione attuale con la sua attuale compagna le provoca e le espongo dunque alcune mie osservazioni che

spero Le siano di aiuto.

 

lei scrive che si tratta dell’amore della sua vita e le da spessore in tutta la lettera , connotandolo sempre con ufficialità e parlando della scoperta di una

persona giusta .. tuttavia ..questa relazione  rimane a mio avviso ancorata nella “atipicità” per quanto formata da due persone di mezza età e con

esperienza pregressa.

 

Di fatto, infatti, la  coppia vive in case separate e per quanto si incontri tutti i fine  settimana gli incontri sono” programmati”...

Si  vive insieme, SI….ma probabilmente nei ritagli d tempo dovuti certamente agli impegni reciproci: il  lavoro, la condizione di madre e di padre, e

dunque gli  incontri  con i rispettivi ex-coniugi.

La condizione della coppia appare dunque complicata  nella sua spazialità /temporalità. Non è coppia di fatto e per quanto la qualità del legame (a suo

avviso), abbia fatto lentamente  una salita.Manca , probabilmente, di una reciproca accettazione.

(mentre lei ha deciso di riconoscere e di presentare ai suoi cari questa donna cosi come è,  quest’ultima non fa parimenti con lei che è il nuovo

compagno…..A distanza di sette anni, infatti, lei non sa ancora chi sono i figli di lei e non entra in casa della sua donnaq  quando i figli  son presenti.).

 

Ancora, una considerazione : sul  tema della gelosia che mi evidenza in sottolineato. Questa è il sentimento di chi ha paura di vedersi sottratto

l'oggetto del proprio amore… e ciò sembra inevitabilmente calzare con la condizione di chi vive un rapporto parcellizzato (programmato?), dove esistono

per cosi dire delle figure ancora immaginate o fantasticate…ma certamente non ancora conosciute nella realta…


 Ci sono questi due figli , di 10 e di 13 anni che sembrano ricevere piu attenzioni di lei dalla persona da lei amata.E’ poi c’e’ il rapporto con il suo ex

marito che sta migliorando nella condivisione del bene comune dei figli generati nella coppia gia formata. ..

 

Tutti elementi che a mio avviso sono significativi. Per tale ragione, rinnovo la raccomandazione di (ri-) prendere il “contatto” con la sua attuale

compagna per poter affrontarli insieme.

La consulenza dello psicologo a mio avviso sarebbe auspicabile nelle veci di terza parte , neutra  dalle dinamiche di coppia e dunque mediatrice di una

relazione che abbisogna di dar voce ai non detti…che possono farla stare male e non renderla felice come vorrebbe.


Non esiti a ricontattare il servizio qualora ne ravvisi la necessità . Con la speranza di esserLe stata d’aiuto, la saluto cordialmente

Dr.ssa Varotto







24/06/2014

Salve, mi chiamo Katia. Sono andata via di casa all età di 19 anni.......ora ne ho 21...

Mi é stato riferito che dopo un certo periodo é quasi obbligatorio fare ritorno in casa propria.... Ma le mie aspettative di vita sono completamente diverse in quanto il mio cammino é verso un futuro indipendente e non di rientrare a casa dei miei genitori e finire di nuovo in schiavitù...dove vengo riconosciuta come una loro proprietà...

E mi viene impedito o vengo colpevolizzata se prendo una qualsiasi decisione. Volevo sapere se per avere un buon rapporto con i miei genitori devo ritornare in casa dei miei genitori....Vi ringrazio per la cortese attenzione.


Gentile Katia,

dalle Sue parole avverto la difficoltà che Le provoca la situazione di cui parla.

Mi colpisce l’affermazione che fa in apertura: “Mi é stato riferito che dopo un certo periodo é quasi obbligatorio fare ritorno in casa propria....”. Poiché non lo specifica, mi domando chi le abbia detto ciò. È importante la riflessione che questa asserzione le suscita: “per avere un buon rapporto con i miei genitori devo ritornare in casa dei miei genitori....”?

Il percorso di crescita può non essere facile, in particolare il cammino, per i figli, verso l’età adulta e l’indipendenza. Il distacco dalla famiglia di origine è un passaggio fisiologico, che, chi prima chi dopo, si intraprende. Come tutti i cambiamenti, anche questo richiede un successivo momento di “assesto” e “riorganizzazione”. Ciò comporta che anche la relazione genitori – figli adulti evolve e muta.

Mi sembra di capire come Lei sia andata via di casa molto giovane, ed immagino quale sforzo e coraggio tale gesto le abbia richiesto. Non precisandolo, mi domando quali siano gli attuali rapporti con la Sua famiglia di origine: vi parlate? Vi fate visita? Qual è stata la loro reazione al Suo “andare via di casa? Mantenere aperta la strada del dialogo e del confronto può facilitare l’evoluzione del loro “essere genitori di figli che vivono fuori casa” ed il Suo “essere figlia adulta ed indipendente”.

“Andare via di casa” non è sinonimo di “chiusura dei rapporti con la famiglia di origine”, ma è il naturale evolversi della relazione genitore – figlio.

Sperando di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione, le faccio un grande in bocca al lupo!

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.



24/06/2014

Salve ho bisogno di una mano.Ho 23 anni e sono fidanzato con la mia ragazza che ha 22 anni.Ci amiamo molto e la nostra andava più o meno bene...Venerdi scorso l'ex fidanzato della mia ragazza (ossessionato da lei) l'ha violentata...Ora sono in atto le denunce etc...Io sono a pezzi per questa cosa,sto veramente tanto male...Lei ancora più di me ovviamente..Il problema è che dopo questo fattaccio lei mi dice che non vuole più avere a che fare con nessun ragazzo.Continua a dirmi che mi ama e che gli farebbe comunque piacere vedermi,ma mi dice che non ha più fiducia,che non si fida di nessuno,che si sente sporca,che vuole rimanere da sola..Io l'ho sempre trattata benissimo,mai un episodio di violenza verso di lei,non ho nemmeno mai alzato la voce contro lei.Niente di niente!L'ho sempre trattata benissimo!Perché vuole allontanarsi da me?Io voglio solo aiutarla!Per favore ho bisogno d'aiuto!Questo è un argomento molto delicato e da solo non ce la posso fare.

Voglio aiutarla,cosa posso fare?

Grazie mille.

 

Grazie a lei per averci scritto.

Dalla sua lettera si comprende quanto lei tenga alla sua ragazza e quanto sia preoccupato per la vostra relazione. Un evento come quello che la sua ragazza si è trovata a subire porta delle conseguenze non solo nella sua persona ma anche, e inevitabilmente, nel vostro rapporto.

Una delle sensazioni e stati d'animo che più spesso le vittime di violenza riportano è proprio quello di sentirsi sporche e diffidenti verso l'altro. Vede, vivere un rapporto sessuale in modo violento fa passare quello che dovrebbe essere un atto di amore tra due persone come un atto di violenza ed è come quindi se in questa circostanza la sua ragazza abbia vissuto un'esperienza affettiva solitamente positiva e gratificante (fare l'amore) come qualcosa di negativo, doloroso e imposto. Questo crea confusione in chi ha subito l'abuso, e forse è per questo che la sua ragazza vive ora il vostro rapporto con ambivalenza: vuole che lei le stia vicino ma allo stesso tempo teme la vicinanza perché nell'esperienza appena vissuta ha provato che la vicinanza fisica può essere molto pericolosa e appunto diventare violenza. Credo che se desidera aiutare la sua ragazza potrebbe cercare di motivarla ad affrontare il trauma della violenza attraverso un percorso di psicoterapia. Credo sia opportuno che lei rimanga vicino alla sua ragazza ma sapendo tollerare il suo bisogno di tenerla per un po' a distanza, se la sua ragazza sente che lei regge a questa situazione, e che non cerca di pressarla nel voler fare in modo che tutto si sistemi subito, allora un po' alla volta sentirà di potersi e volersi riavvicinare. Ma ci vuole pazienza. Sappia inoltre che spesso subentrano nella vittima di violenza sentimenti di vergogna per ciò che le è accaduto e colpa per essere stata vittima e non aver saputo evitare la violenza. 

Spero di esserle stata d'aiuto, altrimenti non esiti a ricontattarmi. 

Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca



24/06/2014

Buongiorno,
Ci provo a scrivere, a rendere l'idea di qst dolore che nn passera'
Ho quasi 40 anni. Sn mamma da 9 mesi. Ma nn c'e' piu' nulla tra me e il padre di qst bimbo stupendo.
Viviamo ancora insieme in una casa piccola piccola.
Nn puo' durare cosi', c'e' solo indifferenza, ne' una carezza, ne' sostegno, nessuna condivisione.
Nn ci siamo ancora divisi ma il pensiero del trasloco, acquisto mobili e dopo qualke mese mandare tutto all'aria mi preoccupa.
Al tempo stesso nn so se sia giusto stare insieme cosi' per il bimbo.
Nn ci fosse, e' da un po' che nn staremmo piu' insieme.
Piu' ripenso al momento del test di gravidanza e piu' mi convinco che avrei dovuto fare diversamente... Poi guardo negli occhi la mia creatura e mi viene da piangere.
E' tutto cosi' complicato.
E nn mi Sto godendo la crescita del pupo.
Nn mi sento nemmeno degna di ess madre. E' un continuo sbagliare scelte.
La vita mi rimanda quel dolore,io che erroneamente ho sempre pensato di ess un po' speciale forse a causa del lutto di mio padre cosi' giovane.
Vado avanti, ma continuo a nn capirla qst vita che mi schiaffeggia.
Ho lasciato il mio ex 10 anni fa, ma so che era ed e' ancora l'uomo della mia vita per me. Ma lui sta bn con la sua famiglia. Sn io ke sogno tutte le notti una vita normale ma piena d'amore con lui e con la famiglia che avremmo potuto costruire.
Poi torno alla realta' e mi viene solo voglia di farla finita. Tanto ho fallito. Nn sopporto di ved il bimbo 3 gg la settimana e di perdermi i momenti della sua vita. Nn e' giusto. Ed e' solo colpa mia e delle mie scelte.
Anke se prendessi degli antidepressivi nn cambierebbe.
Nessuno mi puo' ridare la vita ke vorrei.
Grazie di cuore se potete rispondere.

Inviato da Manu...


Carissima Manu,

ha fatto benissimo a scrivere e a condividere questo dolore che si porta dentro. Immagino che non sia facile. Ho letto più volte la sua lettera e tutte le volte il mio pensiero si attaccava a questa frase “ … mi viene solo voglia di farla finita. Tanto ho fallito.” E' chiaro che per riuscire a entrare meglio nel suo vissuto ci vorrebbero più informazioni e una modalità di interazione diversa, che una lettera; tuttavia non sento tutto questo fallimento di cui lei parla, innanzi tutto perchè Lei ha dato alla luce un bambino che tanto ama e da cui riceve tanto amore e poi perchè cerca giorno per giorno di dare il meglio di quanto riesca a dare e fare.

Il fatto che non si sta godendo la crescita di suo figlio non vuoldire essere una cattiva madre, quindi non degna di esserlo, vuoldire che è una persona in difficoltà e che fattori esterni non sembrano favorire il suo nuovo ruolo, quello di madre. Un ruolo che non è insegnato da nessuno e allo stesso tempo richiede la costruzione giorno per giorno anche perchè ogni madre è diversa in funzione anche della diversità di ogni figlio.

Capita spesso che una donna, una volta diventata madre, fa molta fatica ad uscire da quel ruolo e mette sempre in secondo piano quelli che sono i bisogni di intimità, di comprensione, di piacevolezza, insomma i bisogni di una donna, per questo credo che il suo inconscio emerga di notte con delle fantasie sul suo ex. Un ex che per essere tale un motivo ci sarà stato.

Quello che le posso indicare fortemente Manu è di far si che questo suo dolore possa essere dignitosamente ascoltato ed elaborato con un collega psicologo, il che non vuoldire per forza assumere degli antidepressivi, ma concedersi la possibilità di capire meglio questa sofferenza a quale altra sofferenza si appoggia e quindi affrontarla per stare meglio Lei e chi ama.

Le faccio un enorme augurio per la sua maternità e sia fiduciosa.

Cordiali Saluti

Dottor Tuccio Domenico Savio


23/06/2014


Buongiorno,

sono una ragazza di 31 anni che è appena stata lasciata dal proprio fidanzato di 28 dopo un paio d'anni di convivenza. Lui, dagli Stati Uniti dove vivevamo insieme, si è trasferito in Svizzera. Avevamo il progetto di andare a vivere insieme in Svizzera dopo qualche mese di assestamento io avrei dovuto raggiungerlo lí. Invece dopo quattro mesi di Svizzera mi dice che mi vuole bene ma che non è più innamorato di me, piangendo. Io, in stato di shock, vado in Svizzera per chiarire, capire, rendermi conto e diventa ondivago e inizia a farmi discorsi contrastanti e contraddittori. "Ti amo, non so come ho potuto dirti quello che ti ho detto, rimani qui, voglio costruire una famiglia insieme a te" a "dobbiamo trovarci entrambi un nuovo partner". Alla fine io me ne vado e lo sento dire alla mie spalle, mentre entro nel treno: "Goodbye, I love you". I giorni successivi ci siamo sentiti per messaggi, prima che io decidessi di bloccare ogni contatto. Gli manco, si sente attratto dalle bellissime ragazze svizzere con cui vorrebbe fare sesso sfrenato. Gli manco ed è convinto di commettere un grave errore lasciandomi. Dice che con me manca l'attrazione fisica - nn abbiamo mai avuto problemi di sesso, se non l'ultima volta che l'ho visto - anche se ha sempre voglia di fare sesso con me. Premetto che sono una persona dall'aspetto gradevole ma mi ha fatto anche discorsi del tipo: hai un naso troppo grande, vorrei una come te ma con un viso più simmetrico .. di fronte ai quali, nonostante la gravità della situazione, non ho potuto che scoppiare a ridere :)
Io sono innamorata di lui, negli ultimi messaggi gli chiedevo se era mai stato innamorato di me e mi diceva di si e che probabilmente lo è ancora, ma non riesco a capire cosa succede anche se, mi pare, dopo aver a lungo discusso con lui, di vedere con chiarezza come mi dovrei comportare ovvero penso sia necessario un periodo di distacco, per entrambi, non solo per lui nel quale io mi dedico a me stessa, ai miei progetti, alle mie cose, a me. Non vorrei tuttavia rendere esplicito con lui questo pensiero ma semplicemente lasciarlo in solitudine a pensare e a fare chiarezza dentro di lui. Mi spiego: mi piacerebbe che facesse chiarezza in totale libertà.
Lui è una persona intelligente ma molto immatura dal punto di vista relazionale e molto insicura e molto molto molto egocentrica e narcisa. Il nostro è un grande amore, nonostante tutto. Siamo molto diversi, io filosofa, lui economista e abbiamo caratteri molto simili, ridiamo, sappiamo smussare abilmente le angolature dell'altro, ci stimiamo e ci piaciamo e abbiamo un core di valori di base comuni.
Mi piacerebbe capire cosa succede qui. Come è più saggio che io mi comporti.


Gentile lettrice,

sono rimasta molto colpita dalla lucidità e dall'analisi dettagliata che fa nella sua lettera, che mi sono chiesta quale sia la sua richiesta. Mi spiego meglio, lei descrive le differenze tra lei e il suo ex-ragazzo, lo descrive come una persona immatura da un punto di vista relazionale e narcisa e questo già potrebbe dare un senso alla sua confusione ai suoi ripensamenti, al fatto che non sembra prendere una decisione netta sulla vostra storia. Lei sembra avere preso una decisione, quella del distacco che potrebbe servire ad entrambi per riflettere, quindi sono sincera non capisco cosa intende con la frase “Mi piacerebbe capire cosa succede qui”.

Rispetto alla domanda su come comportarsi le posso dire che non c'è una ricetta o una strategia vincente, ma c'è la soluzione che lei ritiene più adatta a lei, quella che le permetta di stare bene. Per questo può riflettere, conoscendo il suo ragazzo e la vostra relazione, se lui è il tipo di uomo che vorrebbe, che sarebbe anche disposta ad aspettare (e non è detto poi lui riesca a far chiarezza), se questi suoi comportamenti possono essere la spia di qualcos'altro che può essere accaduto in questo periodo o a lui e/o alla vostra relazione. Potrebbe riflettere anche se il trasferimento in Svizzera possa aver evocato qualcosa nel suo ragazzo. Da quello che mi racconta non posso darle spunti di riflessione più circoscritti.

Mi sento di rimandarle un aspetto: il fatto che non ho sentito il dolore in questa lettera. Ha avuto la notizia della fine di una storia importante, è vero ha poi avuto delle informazioni contrastanti che l'hanno confusa, ma che comunque creano incertezza, ansia, e se non dolore delusione, mi chiedo come mai tutto questo non sembra trasparire. Se lo ritiene potrebbe rifletterci sopra e se vuole può riscrivermi.

La saluto cordialmente.

 

Dr.ssa Marzia Dileo



23/06/2014



Buongiorno

sono una madre disperata, da circa più di 1 anno ho scoperto che mio figlio spaccia.

Appena saputo l'ho aggredito, poi ho cercato di prenderlo con le buone, abbiamo cercato in tutti modi in famiglia di dissuaderlo, anche perchè in casa la situazione economica è nella media quindi non c'è alcun bisogno di fare questo, ma è arrivato persino al punto di rubare in casa. Messo alle strette visto che lo seguivo quando usciva e dalle minacce della sorella a cui lui (forse) ci tiene aveva promesso che smetteva. Ma oggi scopro che invece non è vero.

Sono arrivata al punto di cacciarlo di casa, cosa devo fare come mi devo comportare.

 

 

Buon Giorno,

la disperazione è comprensibile, certamente.

La famiglia purtroppo in questi casi non può fare grandi cose, probabilmente la scelta di allontanarlo di casa è la scelta migliore.

In questo modo darebbe un segnale forte a lui, un segnale che magari potrebbe comprendere, laddove le parole non sono state sufficienti.

Si faccia forza

Una buona giornata

 

d.ssa Stefania Giunchi



16/06/2014


Salve mi chiamo Gerardo e ho 19 anni. Sono fidanzato da sei mesi con una ragazza di 17 anni e tutto va a  gonfie vele. Il problema infatti non è di tipo

amoroso ma familiare. Suo fratello di 20 anni è un  ragazzo cordiale e tranquillo per tutti, uno di quelli che in un gruppo di amici viene definito buono

come "un pezzo di pane"; in famiglia, invece, scatena la sua vera personalità con scenate assurde in cui spesso finisce per picchiare non solo la sorella,

che è appunto la mia ragazza, ma anche i genitori, che ovviamente coscienti di avere un figlio con un problema restano immobili e non reagiscono.


Stando a quello che mi hanno raccontato lui ha sempre avuto questi momenti in cui impazzisce completamente,  arrivando addirittura a prenderserla

con cose, persone e perfino con se stesso, è come se cambiasse personalità e anche i suoi occhi sono diversi; non sono mai riusciti a portarlo da uno

psicologo anche Se non conosco le vere motivazioni di tale mancanza. Ovviamente conseguenza di questo atteggiamento è che nei periodi lucidi si

sente insoddisfatto della sua vita perchè non riesce mai a portare a termine situazioni universitarie, lavorative o sentimentali. La scrivo non per

raccontarle il fatto in sé per sé ma perchè davvero non so come comportarmi. Dopo l'ultimo episodio la mia reazione spontanea sarebbe stata

riservargli lo stesso trattamento, affrontandolo anche fisicamente ma per fortuna mi è stato consigliato e spiegato che potrei solo peggiorare la

situazione. Per cui mi ritrovo di fronte a una condizione disastrosa con due genitori disperati che non sanno più che fare e non riescono neanche più a

tutelare la figlia dalle botte, la mia fidanzata che subisce tutto in silenzio versando mari di lacrime e io che non so che fare ma che allo stesso tempo

non riesco a pensare di restare immobile a guardare. Secondo lei c'è un modo giusto di agire senza provocare altri danni? C'è qualcosa che posso fare?


Spero tanto in una sua risposta e nel frattempo la ringrazio in anticipo.



Caro Gerardo, la situazione che stai vivendo mi sembra particolarmente delicata sia perché ci sono episodi di violenza sia perché purtroppo è causata

da un soggetto che non appartiene alla tua famiglia e quindi più difficilmente gestibile da te in prima persona.


È molto maturo il tuo atteggiamento, perché riesci a metterti nei panni degli altri, senza giudicare nessuno e questo ti sta permettendo di osservare con

occhi attenti e comprensivi. A parer mio sei già consapevole dei diversi segnali d’allarme nella famiglia della tua fidanzata: l’incapacità dei genitori di

capire e affrontare le reazioni violente del loro figlio, la mancanza di una loro richiesta d’aiuto nei confronti di un professionista che li aiuti a superare

questa difficoltà, un atteggiamento di rassegnazione e impotenza che si sta insinuando in quella casa.

Da quello che mi dici, il ragazzo di cui parli sembra attraversare dei momenti di lucidità e penso che proprio in questi momenti dovrebbe essere

invogliato, insieme ai suoi genitori, a rivolgersi a uno psicologo, facendo leva sulla sua insoddisfazione e sul suo bisogno di concludere positivamente i

progetti che ha in corso (lavoro, studio, affetti..).


Per quel che riguarda te, stai già facendo, secondo me, tutto il possibile perché la tua capacità di comprendere la situazione senza giudicare è già una

grande risorsa che puoi offrire per proteggere la tua fidanzata ed esserle da riferimento quando ne ha bisogno. Continua a starle vicino, pur

consapevole però che devono essere il ragazzo e la sua famiglia a fare il primo passo. Se però gli episodi di violenza dovessero diventare

eccessivamente ripetitivi o gravi, a quel punto bisognerebbe denunciare l’accaduto.

Vi auguro tanto di superare questi problemi così che tu e la tua fidanzata possiate vivere a pieno la vostra storia d’amore. Resto disponibile per ulteriori

chiarimenti o dubbi.


Dott.ssa Anna Verde



16/06/2014

Salve,sono una ragazza di 21 anni e studio psicologia; mi rivolgo a Voi per un problema che, pur sembrando forse non troppo grave, non riesco a risolvere da sola. Sono figlia unica e i miei genitori si sono sempre impegnati ad educarmi alla perfezione per quanto riguarda lo studio, gli amici, la fede e tutto il resto e io ho sempre cercato di soddisfarli. Da due anni studio all'università, quindi abito in un'altra città ma torno a casa ogni weekend, per rivedere i miei certamente ma anche per distrarmi un po', perciò appena posso esco con il mio fidanzato, con cui ho una relazione da due anni e lo conoscono anche i miei.


Per loro però dovrei tornare a casa massimo all'una e mezza di notte nonostante io esco solo nel weekend e, sottolineo, li tengo costantemente informati su cosa faccio e su dove vado; se appena appena non rispondo a qualche loro messaggio, vanno in panico e solo questo già influenza tutta la mia giornata. Infatti anch'io poi vado in ansia al pensiero che devo essere sempre pronta a rispondere ai loro sms entro qualche minuto, se non voglio farli impaurire. Ma il problema maggiore è l'orario del rientro a casa, che mi rimane difficile da rispettare sia perché non lo capisco, ritenendomi comunque abbastanza matura da non mettermi nei guai a quest'età e sentendomi anche al sicuro vicino al mio fidanzato, con cui inoltre non vado mai in discoteca o luoghi pericolosi, sia perché non voglio che questa imposizione mi faccia trasmettere a chi mi sta intorno tutta l'angoscia che ho dal momento in cui esco fuori dal portone di casa mia.


Ovviamente non riesco ad attenermi al coprifuoco e ritorno a casa in genere verso le due di notte e, se capita che torno poco più tardi, per esempio alle due e un quarto, i miei non mi rivolgono più la parola per giorni, ricevo insulti e, molto raramente, qualche scappellotto. Ho provato parecchie volte ad aprire un dialogo con loro ma, soprattutto per mia madre, è importante che in casa si rispetti questo coprifuoco e io, a parte lamentarmi, non ho alcun potere in partenza di far rispettare le mie esigenze dato che le autorità sono loro e non io. A lungo andare non sono più riuscita ad avere delle serate tranquille, capita spesso che in casa non ci sia più dialogo tra me e i miei genitori e inoltre si sono acuiti dei miei problemi di digestione, dovuti sicuramente all'ansia, che mi portano a star male per la maggior parte del tempo che sto fuori casa. Io capisco che per i miei il coprifuoco è una forma di educazione e di etica ma non riesco a dimostrargli che stanno rovinando la mia spensieratezza di giovane donna quale sono, perciò Vi chiedo un consiglio per migliorare questa situazione.


Nel frattempo vorrei complimentarmi per il Vostro impegno e per la Vostra professionalità nella speranza che un giorno possa diventare una Vostra collega. 

Vi ringrazio moltissimo per l'attenzione, cordiali saluti.


Mi sembra di percepire nella sua richiesta di aiuto, l'eventuale disagio che può provocare l'instaurarsi, con i genitori, ad una certa età, un rapporto paritario e simmetrico.

Sembrerebbe che lei si trovi in una fase nella quale, probabilmente, sente il desiderio di ridefinire, eventualmente, il rapporto con i suoi genitori. Magari questo suo desiderio di cambiamento può essere fonte di una forma di disagio?


Mi sembra di capire che i suoi genitori, magari, nel voler proseguire un cammino di accudimento e protezione, instaurino regole e limiti che lei forse, come giovane adulta alla ricerca di un' eventuale maggiore autonomia ed indipendenza, ha forse difficoltà ad accettare?

Il suo intento di ricercare il dialogo, sembra essere una via privilegiata ed auspicabile per una possibile evoluzione nel rapporto.


Potrebbe essere interessante per lei, chiedersi: "cosa provo e come mi sento quando il dialogo sembra chiudersi? Qual è il mio stile comunicativo e come riesco ad affrontare in un modo costruttivo le mie eventuali difficoltà e i limiti che eventualmente mi vengono imposti dalle figure genitoriali?

Le relazioni sono costruite su momenti di rottura e riparazione del rapporto che permettono sempre di più il raggiungimento di un equilibrio basato sulla reciproca accettazione e mutua comprensione. Il passaggio dell'età adulta è tuttavia, un momento delicato che comporta spesso una ridefinizione dei ruoli, delle dinamiche familiari, una ridefinizione dei bisogni e desideri da parte dei genitori e dei figli. Il corpo può anche spesso esprimere un disagio della mente. Forse una figura mediatrice, come lo psicologo, potrebbe permettere di superare eventuali incomprensioni e possibili disagi.


Nella speranza di esserle stata di aiuto, nell'arricchire la sua riflessione, le auguro di poter riuscire al meglio superare questa delicata fase della vita.   

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa



12/06/2014

Buon giorno sono G ed ho 34 anni. 

Separato dalla mia EX moglie da 2 anni con separazione consensuale.

Ho due bambine di 4 e 7 anni e convivo con la mia compagna dal giorno della separazione. 

Tengo a precisare che già prima della nascita della seconda figlia il legame tra me e la mia EX moglie si era letteralmente sgretolato per volgere proprio al termine subito dopo la nascita della secondo genita. Tra noi non c'era più alcun tipo di rapporto, vivevamo in casa per le bambine ma come due perfetti estranei e dormendo fin dalla nascita della bambina in due camere separate.

Le bambine hanno conosciuto gradualmente la mia nuova compagna circa 8 mesi prima della separazione dalla mia EX moglie e con lei si trovano bene e provano affetto. 

Abbiamo scelto una separazione consensuale con 3,5 giorni a testa per stare con le bambine. 

Tutto è andato bene fino a qualche mese fa', poi progressivamente la bambina più grande ha iniziato a manifestare la voglia di rimanere sempre con la mamma e non voler più vedere me (mentre vorrebbe che la mia compagna si recasse a casa della mia EX moglie per stare con loro). 

Da allora le cose sono gradualmente peggiorate. Prima manifestava il suo dissenso solo a parole, poi sono iniziate le lacrime, le suppliche, successivamente vere e proprie scenate con crisi che durano anche ore. 

Perfino parlarmi al telefono per lei è uno sforzo e si rifiuta ma lo fa in quanto imposta dalla mamma. Infatti se faccio domande non ascolta, dice velocemente quanto vuole e neppure in un minuto mi ha salutato e passato la sorellina. 

Queste manifestazioni però la bambina le ha sempre esposte alla mia EX moglie ed alla mia compagna, chiedendo loro aiuto, dicendo che non viene ascoltata e che non vogliamo che lei sia felice. 

Solo una settimana fa' sono riuscito, tra le lacrime della bambina, a farle ammettee che non mi vuole più bene e che desidera solo stare con la mamma e che vuole anche la mia compagna ma non me. 

Ho chiesto più volte ed insistito per sapere la motivazione ma sostanzialmente non ne ha fornita una realmente valida. 

Alla mia EX moglie e compagna dice che non c'è motivazione e che è così punto e fine. Lei è felice solo con la mamma e si lamenta perchè nessuno la capisce.

Il suo comportamento è però discordante dalle sue parole e lacrime. 

Quando i cartoni sono finiti, c'è pubblicità o vuole fare un gioco, viene a cercarmi e mi abbraccia etc. 

Non sono io a chiedere di abbracciarmi ma lo fa lei spontaneamente. O così credo in quanto alla mia EX moglie ed alla mia compagna dice che lo fa perchè in poche parole si sente obbligata a rendere felice papà che ci è rimasto male dato che mi ha detto di non voler stare con me. 

A cosa devo credere ? A parole o fatti ?

Per provare a recuperare il rapporto ho proposto alla bambina di vederci un'ora il pomeriggio al parchetto e giocare insieme. 

Ho ricevuto un secco rifiuto dalla bambina. Di me non ne vuole sapere. 

Ho provato veramente di tutto, facendole fare quello che vuole, non sgriandola ed essendo accondiscendente in quello che desiderava come esempio andare in bicicletta o al parchetto di sera, giocando a palla in casa etc. Solo sulla scuola rimango rigido. Cerco di giocare con lei il più possibile ma anzichè recuperare la situazione peggiora. 

Sono convinto che dovrei passar più tempo insieme alla bambina e giocare con lei, obbligandola a stare con me e che questo sia l'unico modo per recuperare il rapporto. 

Ma nel contempo credo che facendo così, forzandola, finirei ancor di più per farmi odiare. 

E' giusto seguire, per il bene della bambina, il suo volere e magari lasciarla per qualche gg in più a casa della madre e limitare le visite a quache ora settimanale in modo tale che piano piano si riabitui a me ? Oppure obbligarla a stare con me nei giorni stabiliti sapendo che è forzata ed il suo comportamento è finzione ?

Chiedo un consiglio. 

Grazie per l'aiuto. 

 

G



Gentile Signore,

in merito alla sua domanda, anzichè limitare il numero di visite, mi sembra più opportuno suggerirLe di continuare la  frequentazione della figlia con lo stesso numero di ore.

Dalla sua lettera mi sembra che emerga ( piu che un rifiuto tassativo di “stare con il papà” ) il desiderio della grandicella di vivere comunque la relazione  con papà e la nuova famiglia ... forse a modo suo. Prova ne è, infatti, la presenza di un’interazione costante con la sua attuale compagna.

Alcune domande, a mio avviso interessanti , risultano purtroppo senza risposta; è presente una qualche difficoltà anche con la sorella minore? in quale ambiente avvengono le “visite” della sorella piu grande? cosa intende esattamente che con la scuola Lei diviene rigido?

Volentieri mi rendo disponibile a risponderLe una volta che mi chiarisce i punti sopramenzionati.
Non di meno è utile ricordare che un bimbo a  7 anni è da poco uscita da quel periodo un po’ turbolento che gli psicologi di orientamento dinamico (psicoanalitico) chiamano “fase edipica”. Il successo di questa fase sta proprio nel riuscire a superare la competizione con la madre per garantirsi l’attenzione e la fiducia della figura paterna. Nel caso di specie la bimba dovrebbe aver superato tale passaggio evolutivo e dovrebbe esser entrata ( a livello di sviluppo ) in una fase di latenza dove i rapporti con le figure primarie (mamma e papà) si sono già risolti…ovvero la bimba ha assunto dalla madre le caratteristiche ei valori.
In tale fase i bimbis i concentrano di piu sui coetanei e la scuola diviene cosi  una buona palestra dove sperimentare  la relazione e maturare dunque in modo sempre più evoluto

Con la speranza di esserLe stato d’aiuto, la saluto cordialmente

Dr.ss Varotto




11/06/2014

Gentili Dottoresse e Dottori, volevo porvi una domanda ma per farlo devo descrivere qualcosa di me. Sono una donna di 52 anni e da quando ho memoria(credo 5,6 anni di età) fino ai 13, 14 anni, ho subito molestie e abusi sessuali da parte di un mio cugino di circa 30 anni più grande di me. Mi capita che quando(raramente) parlo di questi fatti, i ricordi affiorano e mi lasciano sconquassata, con una gran labilità emotiva, mi sento confusa e mi vien da piangere quando sto da sola, questo stato dura qualche ora o al massimo un paio di giorni. Quel che mi spinge a chiederVi un chiarimento è che l'ultima volta che è successo la cosa si è accompagnata da una sorta di amnesia, non ricordavo cosa avevo fatto fino a quel momento quel giorno, ho dovuto guardare più volte sul cell. per vedere che giorno era, nel lavoro è stato orribile districarmi senza sapere cosa avevo fatto e cosa dovevo ancora fare, ma mi ricordavo benissimo dove avevo lasciato la macchina e come tornare a casa mia. So che dovrei affrontare il mio passato con una psicoterapia.

 Le mie domande sono queste: Questa esperienza angosciante che ho vissuto(amnesia), può essere correlata a quei vissuti che ho descritto?, oppure possono essere i prodromi di arteriosclerosi, etc.etc? E anche, se questo evento fosse collegato con il mio passato, potrebbe ripetersi ancora più forte e prolungato?
Vi ringrazio infinitamente.

 

Gentile signora, la ringrazio di averci scritto.

Posso immaginare che la sua infanzia sia stata una fase tutt'altro che serena, anzi si potrebbe dire che la sua infanzia le sia stata strappata.

Nella sua lettera scrive che il ricordo di quelle lontane vicende si accompagna poi a confusione e labilità emotiva. Forse, questo ultimo episodio è in continuità con ciò che finora le accadeva. Dico forse perchè ritengo che in questi casi eseguire degli esami strumentali possa essere utile ad escludere un qualche fattore organico. Le esperienze di abuso e maltrattamento sono così tragiche e dolorose, che la mente per difendere la proprio integrità le allontana da sè, rievocare i ricordi, le sensazioni legate a quei vissuti è molto faticoso, è un dolore così grande che la mente fatica a sopportare. Molte volte, infatti, capita che queste esperienze vengano rimosse dalla coscienza, il che non significa che vengano cancellate, semplicemente rimangono lì in un angolo dormienti fino a che qualcosa non ne scaturisce il riemergere. Quando ciò accade è chiaramente uno shock per la nostra mente, che può andare in confusione, e per la nostra emotività, che può sfuggire al nostro controllo consapevole. Potrebbe essere che la sua amnesia sia stata più forte perchè era più forte lo stato di confusione e smarrimento che ha provato in seguito al rievocare quei ricordi.

Non sono in grado di dirle se il suo episodio di amnesia possa ripetersi più forte, ma come ha saggiamente scritto lei, sarebbe opportuno affrontare tutto ciò con il sostegno di un buon psicoterapeuta.

Spero di esserle stata d'aiuto.

 Dott.ssa Giovanna Stecca



11/06/2014

Buongiorno,
io e il mio compagno siamo sposati da 15 anni e abbiamo un figlio di 5 anni.
Negl’ultimi anni la nostra relazione ha avuto dei picchi di alti e bassi, che hanno lasciato il segno. Io sono molto incentrata sulla famiglia e i figli, pur avendo un lavoro che mi realizza, e lui principalmente sulla carriera e il lavoro, anche se per nostro figlio è presente. Entrambi abbiamo da sempre saputo tutto ciò, e nonostante questa diversità, non abbiamo avuto mai il desiderio/coraggio (non riesco più a capirlo) di lasciarci, abbiamo provato a cambiarci e alla fine ad “accettarci” così come siamo. Il mio “accettarlo” l’ho
sempre visto come un avvicinarmi a lui, a quello che fa… Il suo “accettarmi” a questo punto non so…
La mia vita a me va bene così, mi divido tra famiglia, lavoro e gestione domestica, e lo faccio da sola, non ho nessuno che mi aiuti, i miei genitori/fratelli vivono in un’altra città…In aggiunta dò una mano anche un suo
familiare che non è completamente autonomo. Lui la mia vita non riuscirebbe mai a farla e io la faccio per noi, con fatica ma piacere, perché le difficoltà ci sono sempre… Anche se sono spesso sola con nostro figlio, ho imparato a non fargli pesare niente e a trascorrere dei momenti sempre piacevoli. Nostro figlio non sente la sua mancanza e sta bene quando c’è.
Nonostante tutto negl’ultimi mesi l’equilibrio si è nuovamente rotto a causa del mio desiderio di allargare la famiglia. A ciel sereno mi ritrovo in crisi, dico a ciel sereno, perché io sto bene insieme a lui e pensavo che il suo dubbio di allargare la nostra famiglia era dovuto a sue paure legate all’organizzazione domestica, lavorativa, alla sua presenza effettiva non affettiva… Invece mi ha detto che non sta sempre bene insieme a me… E io a questo non avevo mai pensato perché le nostre discussioni iniziano solo quando
tocchiamo l’argomento “secondo figlio”, se no discutiamo su cose banali, come tutti ... Non so cosa pensare e soprattutto cosa fare, sono arrabbiata e mi sento presa in giro.
Vorrei lasciarlo perché vorrei che lui capisse cosa vuole, se mi vuole… Ma non riesco a farlo perché credo nella nostra famiglia e nostro figlio non è giusto che ne risentirebbe.
Vorrei avere un consiglio e vorrei vedermi fra qualche anno…
Grazie K.


Gentile signora K., leggendo la sua mail, ho subito percepito la sua rabbia.

Lei lavora, segue il vostro figlio, la gestione domestica e addirittura un parente di lui non autosufficiente.

Fa tutto questo senza chiedere niente in cambio e sforzandosi di vivere felicemente i momenti insieme, senza far pesare a suo marito questa situazione.

Non ha mai chiesto niente e ora che chiede una cosa, un altro figlio, si sente rispondere da suo marito che non lo vuole, perchè non sempre sta bene con lei.

Le chiedo: questo desiderio di avere un altro figlio quando è comparso? C'entra qualcosa con il suo desiderio profondo e vitale di tenere unita la famiglia?

Potrebbe parlare con suo marito, con calma e onestà, senza alzare la voce e senza litigare. Potrebbe chiedergli quali sono i momenti e le occasioni in cui non sta bene con lei, se c'è qualcosa che si può fare, insieme, per migliorare la situazione. 

Potrebbe fargli capire quanto si sta impegnando per mandare avanti la famiglia, senza rinfacciare nulla, ma facendogli comprendere che non è facile e che, anche se lo fa con amore e passione, a volte le pesa non avere un aiuto concreto.

Credo che l'unica cosa da fare sia andare a fondo nel rapporto con suo marito, senza ripicche o minacce, inutili e dannose, per voi, ma soprattutto per il vostro bambino.

Comprendo tutta la sua rabbia e ammiro la sua forza di portare avanti la famiglia. Un ultimo sforzo per chiarire questa situazione può esserle d'aiuto.

Inviti suo marito a cena e parli con lui. Una nuova modalità di comunicazione non può che aiutarvi a chiarire questo momento difficile. 

Dott.ssa Francesca Masserdotti
Psicologa



03/06/2014


Salve io ho 36 anni e il mio ragazzo ha 27-28 anni. Sono un ragazzo gay e sono fidanzato da un anno circa. Il mio problema che all'inizio il mio ragazzo non voleva farmi avere nessun contatto con la sua famiglia. Ora che lo sanno che stiamo insieme lui non vuole che i loro genitori ci trattino da fidanzati. Lui non vuole che i suoi genitori gli dicono che sia fai anche se comunque sono contenti per noi, ma lui dice solo che siamo grandi amici. Quando in realtà i suoi sanno benissimo che stiamo insieme. Il mio ragazzo dice che si vergogna e che si sente a disagio. Infatti se mangiamo insieme io, lui la mamma e il papà cerca di invitare un parente perché si sente scomodo. Ora mi chiedo perché se i suoi genitori sanno di noi lui continua a comportarsi in questo modo? Perché vuole essere solo felice con me e non con la sua famiglia? Io credo che tanti ragazzi gay che leggono questa email vorrebbero stare al sul posto. Abbiamo tutti motivi per essere felici allora perché lui non vuole esserlo? Il primo suo ragazzo è riuscito a nasconderlo molto bene tanto che di quel ragazzo non sanno proprio chi sia. Ora mi faccio 1000 domande perché non so se il problema sono io o ne ha lui più di uno? Inoltre dice che il nostro amore deve essere una cosa solo nostra. Io non so più cosa fare anche se gli ho parlato più volte, sono qui per chiedere un parere un consiglio un aiuto vi prego aiutatemi. Ps. Raramente sente telefonicamente il suo ex ragazzo e a volte anche degli sms. Un'ultima cosa il mio ragazzo è stato lasciato dal suo primo ex ragazzo. L'altra domanda che mi tormenta è dopo due anni e mezzo quasi tre è possibile che sia ancora legato al suo ex ragazzo e è che il suo cuore appartiene al suo ex ragazzo e non ancora definitivamente a me? Il suo ex sta per studiando per diventare un prete.

Cordiali Saluti A.


Gentile A.,

leggendo la Sua lettera ho avvertito la difficoltà che Le provoca la situazione di cui parla.

Gestire il rapporto tra la famiglia di origine e la propria coppia può non essere facile. Dalle sue parole, sento come ciò che la “impensierisce” sia che il Suo compagno “non vuole che i suoi genitori vi trattino da fidanzati”. Comprendo come ciò possa muovere delle perplessità, però, da ciò che scrive, mi sembra di capire ci sia stata un’evoluzione nel corso della relazione. Infatti, riporta come “all'inizio il mio ragazzo non voleva farmi avere nessun contatto con la sua famiglia”, mentre adesso i genitori sanno del Vostro rapporto. Ciò potrebbe essere visto come un progredire del Vostro “stare insieme”.

Mi domando però se il Suo compagno, anche alla luce della sua età, stia ancora compiendo un percorso personale di crescita, al fine anche di trovare il modo migliore per sé di gestire la propria relazione e sessualità con il mondo. L’aver parlato di voi con i genitori e coinvolgerla in occasioni quali “i pranzi” denota una volontà ad evolversi.

In merito ai contatti che il Suo compagno mantiene con il primo fidanzato, poiché non ne parla, mi domando se abbia provato a confrontarsi con lui riguardo a ciò.

Parlarsi ed esprimere i propri dubbi – riguardo alla famiglia di origine ed il precedente fidanzato - può aprire la strada ad un confronto e ad un ulteriore crescita di coppia da fare insieme con il reciproco sostegno.

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.




30/05/2014


Salve,
sono una ragazza di 23 anni e volevo raccontarle di quello che mi è successo e della mia conseguente incapacità di amare.
Mi sono fidanzata all'incirca all'età di 17 anni con un ragazzo più grande di me di 6 anni. Lui, fin dall'inizio, è sempre stato importante per me ed eravamo molto felici. Nel corso degli anni però le cose sono cambiate, fino a quando, negli ultimi due anni mi sono resa conto di stare male perché lui si rivolgeva a me in modo poco carino e non potevo essere me stessa perché ogni volta, in privato, mi rimproverava. Premetto di essere una ragazza solare e socievole ma da quando stavo con lui era completamente cambiata. Aveva impostato il suo rapporto con me al pari di quello che aveva ed ha con sua madre; avevo sempre giustificato il suo modo di fami fare quello che diceva perché lo consideravo un segno di affetto e il fatto che fosse figlio unico mi faceva credere che comunque era abituato ad essere servito e riverito e lo facevo con piacere. Alla fine ero arrivata ad avere dei disturbi somatici quali insonnia o dolori addominali e riuscii a capire che tutto era dovuto al fatto che tenevo sempre tutto dentro e che non ero capace di essere me stessa. Così, essendo anche cresciuta e avendo accanto una splendida famiglia e dei buoni amici decisi di affrontare la situazione e finalmente trovare il coraggio di parlare al mio ex di cosa mi stava succedendo e che dovevamo fare qualcosa. Qui la mia grande delusione: non solo lui incolpava me di vedere cose inesistenti ma trovai un muro di gomma che mi ripeteva all'infinito che io non l'avevo mai capito. La decisione più grande venne da lì a poco, gli dissi che dovevamo allontanarci e che era finita. Ad un anno da tutto ciò vedo con occhi diversi la situazione e capisco che avevano ragione tutti coloro che appoggiavano la mia scelta di lasciarlo andare perché non fosse alla mia altezza e che comunque non ero proprio trattata da "regina" cosa che a volte sentivo si essere per lui.
Il problema è questo, dopo la rottura lui continua a scrivermi e io non sono capace ad essergli indifferente anche se il contatto è solo telematico e non ci vediamo dal vivo, qualora capiti è solo perché siamo dello stesso paese. Dopo il distacco non volevo comunque più essere delusa o presa in giro ed ora sento di avere un blocco. Alcuni ragazzi si sono fatti avanti ma ogni volta sono fredda e distaccata e se mi chiedono di uscire cerco sempre di far degenerare la cosa. Ciò che mi preoccupa è il fatto che sono tornata ad essere una ragazza solare e allegra, cosa che mi hanno ribadito i miei amici, ma allo stesso tempo se capisco che potrebbe essere qualcosa di più di un'amicizia divento un'altra persona non mi sento più me stessa. 
Mi scuso per la prolissità della lettera (spero di aver fatto pochi errori) ma spero vivamente di ricevere un consiglio.
La ringrazio vivamente cordiali saluti
.



Gentilissima Scrittrice,

non serve che si scusi per la prolissità anzi, questo,  mi ha dato modo di avere un quadro più chiaro di quello che Lei sta attraversando in questo momento.

Da quello che ci scrive emerge come la relazione col Suo ex-fidanzato sia andata scemando via via che Lei cominciava a volere qualcosa di più che una relazione di “sudditanza-servilità” per come Lui aveva cercato di impostare (...Aveva impostato il suo rapporto con me al pari di quello che aveva ed ha con sua madre...). Forse a Lui una sola mamma non bastava, ma Lei invece aveva bisogno di una relazione diversa, una relazione con uomo con cui relazionarsi in quanto donna. E' vero che durante la fase di innamoramento si ha una sorta di idealizzazione dell'altro al punto da vedere come pregi anche quegli aspetti che in futuro risuonano come poco piacevoli e poco tollerabili (...era abituato ad essere servito e riverito e lo facevo con piacere. Alla fine ero arrivata ad avere dei disturbi somatici...) al punto da arrecarLe una sorta di blocco emotivo, forse sfiducia e paura, nei confronti degli altri uomini.

La cosa che Lei potrà constatare guardandosi attorno è che non tutti gli esseri umani sono uguali, pertanto non tutti gli uomini sono uguali. Allo stesso tempo Lei si conceda del tempo per conoscere e riscoprire il mondo che lo circonda, anche insieme alle sue paure; poiché, spesso, le paure, se non le demonizziamo troppo, posso risultare come alleate e consigliere riusciendo a guardarle in faccia.

Voglio rassicurarLa con una metafora:

In questo momento è come se lei fosse stata troppo al primo sole estivo e si fosse scottata ;  pertanto per un po' dovrà mettere delle creme per idratare la pelle e proteggerla dai raggi solari perchè possa riprendere a stare al sole. Intanto ha preso un po' di abbronzatura e questo Le permetterà liberamente di vivere il calore del sole senza altre scottature.

In sintesi in questo momento in cui Lei si è scottata per questa relazione d'amore poco felice ha messo i suoi blocchi (creme) nei confronti degli altri uomini per paura di bruciarsi ulteriormente, avvertendo gli altri come “pericolo”.

Vedrà che nel momento in cui elaborerà le sue paure e troverà un uomo che sia in grado di trattarLa come una “regina” da amare e rispettare riuscirà a scongelare questa freddezza e distacco con cui si difende quando sente di essere in “pericolo”.

Cordiali Saluti

Dr. Tuccio Domenico Savio





21/05/2014


Salve, sono una ragazza di 29 anni e da 4 mesi vivo "un incubo". dopo 3 anni di relazione con il mio ragazzo decidiamo di andare a vivere nella stessa casa insieme ad un altro suo amico fin quando 4 mesi fa li mi lascia dicendo di non amarmi più. purtroppo questa estate mia madre si ammala e per me inizia un periodo di sofferenza e dolore che mi ha portato ad isolarmi anche a casa..avevo bisogno di lui ma vedevo che non sapeva proprio come comportarsi con me finchè decide di prendersi una pausa e a gennaio mi lascia definitivamente. in questi mesi viviamo ancora insieme(io in un altra camera),sto cercando casa ma sinceramente non mi sto impegnando più di tanto, la paura di staccarmi definitivamente da lui mi terrorizza. lo amo ancora ma lui sembra aver girato veramente pagina. ho due pesi che mi porto costantemente dietro, la situazione grave di mia madre e la mancanza per il mio ex e non so davvero come provare a rialzarmi.

grazie per avermi "ascoltato
".


Risposta
Gentile lettrice,
la ringrazio per la sua lettera e mi scuso innanzi tutto per l’attesa nella risposta.
Ho letto con molta attenzione ciò che scrive, e sono d’accordo, lei sta vivendo un momento molto difficile, “un incubo” come lo descrive, ha visto mettersi in discussione due rapporti significativi e questo è fonte di dolore per tutti.
E’ in una fase di vita che si chiama elaborazione del lutto, e questo processo richiede del tempo, in genere 6 mesi un anno, e soprattutto richiede vivere le fasi che lo caratterizzano (Confusione, Disperazione, Depressione, Elaborazione) per riuscire a dare un senso all’evento e ricominciare a vivere. Senza dubbio la fine della storia con il suo ragazzo l’ha posta di fronte ad un lutto, per la malattia di sua madre la questione è più sottile, il lutto sta nel ridefinire l’immagine materna, come colei che ha bisogno d’aiuto e accadimento  e non come colei che in genere lo da, la malattia grave le può attivare il pensiero e il timore di un lutto, ma prima di tutto la malattia di sua madre la mette in difficoltà e la fa soffrire perché è sua madre a stare male, una figura significativa. Come vede anche riformulate in modo più tecnico questi due eventi sono dolorosi, anche se già se ne fosse verificato solo uno. Per lei purtroppo c’è stata una concomitanza, ma pur nel dolore provi a vederli come due eventi separati e dare ad ognuno il proprio valore e le proprie emozioni.
Mi scrive che quando ha saputo della malattia di sua madre ha iniziato ad isolarsi, questo mi fa sorgere delle fantasie sul suo mondo di relazioni. Si è isolata perché? Si isolata da chi? Questi interrogativi potrebbero essere uno spunto di riflessione per lei, e potrebbero aiutarla a capire perché sta vivendo questa situazione come un incubo, pur se ripeto, è una situazione che è dolorosa di suo… Poi il come la si vive è legato alla nostra storia e alle nostre ferite personali e qui può appunto aiutarla la riflessione.
dr.ssa Marzia di Leo


21/05/2014


Salve, sono una ragazza di 31 anni, sto vivendo un periodo buio della mia vita avrei bisogno di un aiuto psicologico..ho una relazione con il mio compagno da dieci anni, ma circa 4mesi fa lui ha preso una svista x un altra ragazza ....lui ha sempre negato tutto.....xo poi ha riconosciuto di aver sbagliato....ora stiamo insieme ma il problema è che vedo il rapporto sotto un altra luce...vivo nel terrore che lui possa farmi male di nuovo,non riesco a fidarmi, neanche della famiglia mostratasi indifferente alla nostra rottura mostrando freddezza assurda.... sono combattuta tra il riprovarci con lui guardando al futuro o il partire e dedicare  a realizzarmi lavorativamente.....sono una tipa a cui piace viaggiare e conoscere culture...mentre lui è un imprenditore agricolo super impegnato e legato alla sua terra. Vi prego...disperata..... grazie ...




Gentile ragazza,
bisogna capire se nel suo compagno permane il progetto di coppia costruito con lei oppure no. Ha avuto modo di chiederglielo direttamente?
Il futuro lo si guarda in primis in termini di benessere individuale. Da quando mi pare di capire, nel suo caso, la dimensione lavorativa gioca un peso forte . Questa attualmente è bloccata  per via della difficoltà di coppia... Le raccomando quindi di provare a “distanziarsi” dal suo compagno che conosce da tanti anni
…e di guardare un po’ di più se stessa, in modo generosamente narcisistico.
Provi a pensare alla sua realizzazione personale, ovvero ciò di cui a bisogno per essere contenta della sua vita e realizzarsi come persona.
Anche un viaggio potrebbe servire all’uopo per schiarirsi le idee e imparare a discernere.
Se era amore il rapporto con quest'uomo di consoliderà e porterà ad una crescita di coppia. E probabilmente anche a livello personale e professionale ci sarà  un giovamento.
Cordialità. Dr.ssa
Varotto



21/05/2014

Buona sera ... Volevo una consigli , o una relazione con un uomo sposato da quasi due anni , il problema e che lui mi dici che vuole stare con me , ma mi dici sempre di avere pazienza e devo aspettare , sua moglie si a visto tutti SMG che mi manda .... Vorrei un consiglio come mi devo comportare ??? E cosa dovrei fare ??? Sono molto ansiosa questo periodo e non so cosa fare !! Grazie

 

Gentile signora,

Lei sembra essere in una situazione delicata, per la quale mi pare di cogliere una certa preoccupazione.                              

Mi sembra di capire che lei sia nell'attesa, da circa due anni, di un eventuale cambiamento nell'attuale relazione che intrattiene con un uomo sposato. Potrebbe essere interessante per lei, indagare le ragioni per le quali, in un certo modo, è legata ad un uomo che non sembra completamente e immediatamente disponibile, essendo vincolato apparentemente da obblighi matrimoniali. Inoltre mi chiedo cosa lei stia provando e cosa pensi del fatto che la moglie, della persona a cui è legata, sia a conoscenza della vostra relazione extraconiugale. 

La scelta del partner può rivelare diversi aspetti dei nostri desideri ed aspettative, ma può anche essere condizionata, in un certo senso, da vissuti e modelli di riferimento affettivi che abbiamo sin dall'infanzia e che abbiamo maturato nella vita. Si potrebbe eventualmente supporre che la relazione che intrattiene risponde parzialmente ai suoi bisogni, visto che, attende da due anni, un mutamento del rapporto. Mi permetto di chiederle: Quali sono le sue aspettative in una relazione sentimentale? Quale è la sua percezione come partner in una relazione sentimentale?     

Mi domando se approfondire la comprensione del suo funzionamento socio-affettivo e delle sue dinamiche relazionali non sia eventualmente un cammino da intraprendere per eventualmente abbassare i suoi livelli di ansia e chiarire maggiormente i suoi pensieri rispetto all'attuale situazione che sta attraversando.

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa




20/05/2014

Buongiorno, sono una ragazza di 35 anni e sono fidanzata da quasi un anno con un uomo di 55. Sto molto bene con lui, sento di amarlo, ci divertiamo insieme ma non riesco ad accettare il suo passato. Le spiego. Lui è stato sposato due volte. La prima volta con il suo primo amore adolescenziale con la quale è durata 16 anni. Poi lei lo ha lasciato. Lui poco dopo ha incontrato un’altra donna, con la quale dopo un anno di convivenza, iniziata perché lei aveva litigato con il padre tanto da rompere il vetro di una finestra, si è presentata con le valigie a casa sua dopo solo un mese che si conoscevano e lui l’ha fatta rimanere in casa sua. Ora lei non è una persona mentalmente apposto, nel senso che litiga con tutti, prima esalta una persona poi la stessa persona diventa la più cattiva al mondo, denigra il suo ex anche con me lo ha fatto. Ci siamo conosciute, io e la sua ex casualmente nel supermercato dove lavoro, perché lui mi ha fatto conoscere la figlia, mi ha descritto lui come un mostro davanti alla figlia, che le aveva fatto passare le pene dell’inferno. Io lui lo conosco e non è affatto una persona cattiva anzi. Hanno fatto questa figlia, dopo tanti tentativi hanno scoperto che lui aveva un problema agli spermatozoi, si è sottoposto ad esami, visite e operazioni per fare un figlio con una donna del genere, una pazza, che litigava con tutti, con i medici, che le dicevano che era una psicolabile e lui doveva pregarli affinché la visitassero. Ha avuto una gravidanza a rischio e lui tutte le sere andava in ospedale da lei per farla mangiare e lavare. La figlia l’hanno avuta tramite una inseminazione, dopo aver trattato i suoi spermatozoi e poi li hanno immessi nell’utero della sua ex moglie. Ora sono in cattivissimi rapporti, lei non gli lascia vedere la figlia nei giorni che dovrebbe, lo ha chiamato scemo davanti alla figlia. Poi è stata lei a lasciarlo, ad andarsene di casa quando la figlia aveva 3 anni e lui ha sofferto molto che ha portato via la figlia non per lei. La figlia ora ne ha 13. Il mio problema è che non riesco a capire come mai lui sia stato 10 anni con una donna del genere, che ha anche denunce perché ha picchiato una sua vicina, e soprattutto a fare una figlia che non è nata da un semplice rapporto sessuale, che sarebbe comprensibile, ma lui si è sottoposto a tanti esami e visite. Io mi aspettavo che lui mi dicesse che l’amava alla follia, vedendo questo sacrificio, ma lui dice che non era così ma le voleva bene e siccome era un suo desiderio avere un figlio lui l’ha accontentata. Io non lo riesco ad accettare questo, come ha fatto a stare con una donna del genere? Io sono completamente l’opposto e soprattutto come ha fatto a fare una figlia così con lei? Oggi lui si è pentito di averla sposata, e maledice il giorno in cui l’ha conosciuta. Il mio problema è capire lui che persona è come mai è stato con questa donna? E soprattutto ha fatto una figlia in questo modo? Averla conosciuta mi ha sconvolta perché è davvero come lui me la descriveva. Chiedo un suo consiglio per vivere meglio questo rapporto e riuscire ad accettare il suo passato perché con lui sto benissimo.

Grazie mille.


Gentile scrittrice,

dalle Sue parole avverto il disagio che prova per la situazione che si trova ad affrontare.

Mi sembra di capire come la difficoltà maggiore sia in merito ad una precedente relazione del Suo compagno. Dalla descrizione che fa dell’ex moglie, appare una persona complessa. Del Suo racconto, però, mi colpisce come Lei si definisca “completamente l’opposto” e mi domando se e come questo la preoccupi. Proprio alla luce delle precedenti esperienze, il Suo compagno può aver scelto in lei una partner “completamente” diversa rispetto a quelle del passato. Ciò potrebbe essere letto come tentativo di effettuare un cambiamento nella sfera relazionale – di fatti, dagli elementi che descrive in merito alla Vostra relazione, mi sembra di capire come stiate bene nel vostro rapporto.

Mi domando, quindi, se confrontarsi con il Suo compagno in merito ciò che oggi ha scelto in Lei come compagna – qualità, attitudini, … - possa aumentare il Vostro senso di coppia. D’altronde, Voi formate un nuovo nucleo, diverso dai precedenti rapporti che entrambi avete avuto. Ciò potrebbe sostenerla nel “convivere” con questo  passato “visibile e tangibile”.

Sperando di averLe dato qualche spunto di riflessione, le faccio un grande in bocca al lupo!

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.


20/05/2014

Siamo una coppia innamoratissimi entrambi sposati con figli. A causa dei suoi figli - motivi di lavoro diversi, compreso suo marito - ci riesce difficilissimo incontrarci e stare insieme. Quando ciò accade avviene di nascosto, con paura che la vedono ecc. Tale situazione sta incominciando a pensarmi.  Come posso gestirla?

Gentile signore, 

lei parla solo della situazione della sua innamorata, ma non parla della sua. 

Anche lei è sposato, con figli, mi sembra di capire, dovrebbe quindi comprendere quanto sia difficile trovare del tempo per se stessi quando si ha una famiglia. 

Ha parlato con la sua partner di quanto questa situazione le pesa?

Non c'è una ricetta che posso darle per gestire le cose. 

Entrambi avete un partner e dei figli e per non fare tutto "di nascosto" posso consigliarle di chiarire prima di tutto questa parte della vostra vita. Prima di averlo fatto non potrete uscire allo scoperto e vivere pienamente questa relazione.

 Distinti saluti

 Dott.ssa Francesca Masserdotti


19/05/2014

Salve,

ho trovato il coraggio di chiedere consiglio perchè mi trovo in una situazione per me troppo "difficile" da affrontare da sola....fino tre anni fa andava tutto bene, casa, figlia e un uomo che amavo...improvvisamente tutto cambia, il mio compagno decide di lasciarmi ma il giorno prima di andarsene di casa compie un gesto estremo, cercando di togliersi la vita. Da allora sono successe tante cose, ma io, un pò per nostra figlia, un  pò perchè voglio veramente bene a quest'uomo, gli sono sempre stata vicina.

Oggi nonostante il passare del tempo siamo ancora molto legati, pur essendo separati ....posso affermare che la nostra più che una separazione è una "relazione complicata" che non riesce a stabilizzarsi a causa delle sue difficoltà affettive. Gli è stato diagnosticato (dai Dottori che lo seguono in terapia) un disturbo bordeline, con indole narcisista e bipolare...ovviamente io sono frenata dal voler credere che un giorno tutto possa tornare come una volta, ma la mia speranza rimane quella di poter costruire qualcosa capendo il problema e cercando di conviverci ed affrontarlo insieme, ma nonostante io per lui sia importante, appena chiedo qualcosa di più si allontana, e con il solito rituale mi fa sentire "sola".

Vorrei aver la forza di voltar pagina, ma ogni mio tentativo è stato vano, lui è sempre più importante e l'unico con cui voglio crescere nostra figlia, l'unico a cui do tutto......senza vedere che sto lottando per qualcosa che ancora oggi non capisco, non riesco a controllare e mi rende completamente dipendente.

Chiedo un cosiglio, un nuovo modo di vedere le cose, perchè oggi sento di averne veramente necessità.

 

Grazie

 

Buonasera signora,

                                  La voglio ringraziare di averci scritto perché credo non sia stato facile.

Colgo nelle Sue parole una grande stanchezza, ma anche un anelito di speranza e di forte legame verso l’uomo che ama.

Mi sembra di cogliere un’inquietudine che preme alle Sue porte e chiede di essere svelata, vista e  riconosciuta.

Ci chiede un nuovo modo di pensare. Credo sia importante, per Lei “vederci chiaro” questa credo sia la strada per riuscire a pensare in un nuovo modo.

Credo possa farlo con una guida che la orienti, con il giusto modo e metodo verso le Sue verità ed i suoi bisogni allora tutto le sarà chiaro.

Non molli signora, trovata la chiave credo sarà per Lei ed i suoi cari una rivoluzione.

 

Richard Unterrichter



05/05/2014


salve sono una ragazza du 23 anni sto con un ragazzo da 5 anni ma da un periodo non mi sento più amata ... ci siamo traslocati ha Londra . abbiamo iniziato a lavorare io ho conosciuto un mio collega e con il passare dei giorni e dei mesi mi fa sentire bene mi fa sentire a casa quando mi sfiora il viso ho mi abbraccia mi sento a casa . sono una ragazza molto ansiosa ma quando cè lui sembra di stare un un altro mondo . lui ha perso da 3 mesi il papà e viveva con una ragazza da 5 anni ma ora su sono lasciti . ciò che sto provando ora è un sentumento che non provo da anni ma lui mi dice che tornerà in spagna fra due mesi è che quindi mi lascerà . mi ha detto che io le piaccio molto ma lui poi partirà le ho chiesto che allora è meglio la distanza già da ora perchè potrei soffrire di più ma lui mi ha abbracciata e baciata nella testa e ha detto che non vuole le distanze mi ha tenuta fra le sue braccia per un bel po di tempo accarezzandomi i capelli . non ce stato di più nemmeno un bacio sulle labra solo nella guancia e in testa ... vi prego aiutatemi a capire che cosa sta succedendo cosa devo fare grazie

Mi sembra di capire che questa situazione sia per lei fonte di confusione e possa procurarle una certa forma di sofferenza. 

Ho letto con molta attenzione la sua lettera e cercherò di darle dei spunti di riflessione che li permettano di chiarire al meglio la sua situazione.

 Mi chiedo se non sarebbe meglio, in primis, comprendere in profondità le difficoltà e gli eventuali problemi che forse sta attraversando nella sua coppia. Innanzitutto bisognerebbe comprendere la ragione per la quale non si sente più amata dal suo fidanzato e capire quale siano i sentimenti che nutre nei suoi confronti. Dopo un percorso di migrazione, la coppia potrebbe risentire dei cambiamenti legati all'integrazione in una nuova cultura, in un nuovo paese.

Lei sottolinea il fatto che il suo collega "la fa sentire a casa" mi chiedo in che modo questo avviene e se questa sensazione sia collegata a un reale sentimento di innamoramento o a un sentimento di accudimento e protezione che può forse inibire in lei la sua natura ansiosa.

Inoltre scrive che il suo collega, in fase di lutto per il decesso del padre avvenuto tre mesi fa, sembrerebbe non avvertire il desiderio immediato di costruire una relazione con lei e forse tantomeno a distanza, non negando tuttavia la sua benevolenza al suo riguardo fino alla sua partenza in Spagna? Mi chiedo se i numerosi cambiamenti avvenuti e che si prospettano per lui, a livello familiare, sentimentale e professionale, lo portino eventualmente ad attraversare una fase di fragilità e di confusione che magari non gli consentono, nell'immediato, di rispondere a certe sue attese.

 Spero che i miei interrogativi le possano aiutare a chiarire il suo pensiero e i suoi sentimenti.

 

Cordiali saluti

 Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa



24/04/2014


Buongiorno sono una ragazza di 30 anni.convivo ed ho una figlia di 7 anni.il problema e' che ultimamente mi sento impazzire.lavoro 9/10 ore al giorno e finito il lavoro,tra la casa,e la bimba non ce la faccio piu.il mio compagno in casa non mi aiuta,anzi... Mi fa innervosire ulteriormente in quanto lascia tutto in giro come se io fossi la sua domestica personale. Sono stanca. Cosa posso fare? Mia madre ha passato 12 anni di depressione..la piu brutta malattia che possa esistere..e non voglio entrarci anche io! Vi ringrazio e vi auguro una buona serata.



Cara lettrice,

gli stress quotidiani possono minacciare seriamente la propria serenità psico-fisica e questa tua sensazione di impazzire forse è proprio dovuta al fatto che i ritmi a cui sei sottoposta sono effettivamente pesanti. Ma il lavoro non si può mollare, la figlia si deve continuare ad accudire….e allora cosa si potrebbe fare? “Mal comune mezzo gaudio”: forse sapere che i vestiti in giro vengono tolti sia da te sia dal tuo compagno ti farebbe sentire meno “donna domestica” e ti sentiresti più capita e sollevata. Potresti sperimentare la sensazione di non avere solo tu tutto il peso della gestione familiare. Prova a parlarne con il tuo compagno e spiegagli che la sua collaborazione in questo momento è necessaria per te. Cerca di dirglielo con calma, senza aspettare il litigio.

Hai poi paura che ci possa essere un collegamento tra la depressione di tua madre e un tuo ipotetico futuro disagio depressivo. Lo stress che stai vivendo tu non è di per sé una causa della depressione ma tutto dipende dalla tolleranza allo stress e dai fattori protettivi (es. atteggiamento ottimistico, ambiente familiare comprensivo, capacità di risolvere i problemi..) che cambiano da persona a persona. È positivo che tu ne tenga conto ma voglio rassicurarti sul fatto che il tuo destino non è segnato.

In bocca al lupo!

Dott.ssa Anna Verde




23/04/2014

Salve

io e la mia ex compagna ci siamo separati un anno fa, lei si è trasferita a 600 km di distanza e ora teniamo la bambina un mese e mezzo a testa...

quando è con me, mia figlia di 3 anni si rifiuta di parlare al telefono con sua madre, piange e per riuscire a farla parlare con lei sono obbligato a mettere il vivavoce al telefono.


E' normale? quando la bambina è con la madre quando la chiamo mia figlia parla sempre con me e mi tiene al telefono anche 20 minuti ,invece quando la bambina è con me, e le dico che la porto dalla madre si rifiuta, piange ........ io non parlo mai male di sua madre in presenza della bambina, la invoglio a raccontarle sempre la giornata, cosa ha fatto o anche solo di darle la buona notte ma la bambina 8/10 si rifiuta e naturalmente la madre incolpa me e i miei genitori.


Come devo comportarmi? è un comportamente normale di una bambina di 3 anni?

grazie



Buona Sera,tanto per iniziare bisognerebbe indagare il motivo di tale comportamento, ovvero cosa sottende il rifiuto della bambina.

Potrebbe essere la madre a parlare male di male o esserci altro che comunque andrebbe indagato.

Siccome la bambina è piuttosto piccola e difficilmente si otterrebbero informazioni esaustive attraverso un colloqui, da padre potrebbe cercare di capire l'accaduto, attraverso dei giochi o dei disegni.

A disposizione per eventuali chiarimenti

Porgo Cordiali Saluti


d.ssa Stefania Giunchi


22/04/2014


Buongiorno,

sono una ragazza di 20 anni, e sento la necessità di un avere un consiglio professionale. Da qualche mese credo di essermi innamorata di un ragazzo, nei confronti del quale ho sviluppato una sorta di idealizzazione, ovvero ritengo che sia il massimo a cui io possa aspirare, nonostante io mi ritenga una ragazza molto bella,intelligente e con numerose qualità, e nonostante abbia numerosi ragazzi che vorrebbero frequentarsi con me. Purtroppo sono estremamente attratta dalla mente,dall’intelligenza, di questo ragazzo,come lo sono stata per il mio ex fidanzato. E’ una persona estremamente intelligente ed acculturata, piena di interessi e molto informata su tutto. Provo nei confronti di persone come lui una grande ammirazione, ed anche una forte invidia per il loro essere così acculturati ed intelligenti che mi porta non solo a restarne tremendamente affascinata ma anche a sviluppare una sorta di complesso di inferiorità, ed è per questi motivi che quando conosco un ragazzo cosi faccio di tutto affinchè si innamori di me, perché in fondo è come se sentissi di non potermi meritare una persona così, ed anche perché l’idea di potermi fidanzare con lui mi rende estremamente orgogliosa. Oltre a questo aspetto che considero anormale, c’è da dire anche che sento anche un grande trasposto emotivo e fisico per questo ragazzo,oltre che un’attrazione mentale,la quale però è preponderante. Non riuscirei mai a provare attrazione e ad innamorarmi di un ragazzo per cui non avverta attrazione mentale e con cui possa condividere pensieri,opinioni, idee che possano arricchirmi ogni giorno. Purtroppo, il problema è che questo ragazzo è fidanzato, ma tra noi c’è qualcosa, qualcosa di dichiarato, ci sono state delle effusioni molto intime e l’interesse è reciproco, anche se molto più forte da parte mia. Lui è sfuggente, dice di essere interessato a me e gli credo, ma è spaventato dal vedermi così presa, ed io non so come gestire la grande ansia che mi accompagna nel vivere questo limbo in cui non so cosa aspettarmi e come comportarmi, non so cosa deciderà, non so se insistere nel mostrare il mio interesse e ‘corteggiandolo’ in modo affettuoso e dolce. Ora non lo rivedrò per due settimane,ed ho paura che non rivedendomi per un po’ ma al contempo frequentando la sua ragazza, il pensiero di me possa sfumare. Sono molto in difficoltà, grazie in anticipo per i consigli.



Gentile ragazza, bisogna capire cos’e’ quel “qualcosa di dichiarato” …il ragazzo di cui si è innamorato cosa prova nei suoi confronti? Nella sua lettera è presente la storia di una giovane donna che s innamora di persone “estremamente” intelligenti…Mi viene da farle queste domande: questi uomini che lei ipervaluta  consapevolmente…sono vicini alla sua età? Si è m hai chiesta cosa li rende cosi “attraenti” ai suoi occhi? In altri termini, possiamo in un qualche modo utilizzare metri di paragone “comuni” tra le sue esperienze di vita e quella di questi partner che ci descrive? 
Le rammendo, ma non vorrei essere presuntuosa nel
farlo…che lei ha solo 20 anni, probabilmente è studente oppure ha cominciato a lavorare da poco…e ovviamente tutta la  vita davanti..per scegliere le cose che le piace fare e soprattutto saper accogliere con raziocinio la persona con cui accompagnarsi. Le suggerisco pertanto di non insistere nel corteggiare un ragazzo conosciuto da poco, che appare sfuggente e soprattutto che la fa preoccupare.


Ce’ un'altra donna con cui lui è
fidanzato… e di questo deve farsi una ragione. Perciò le raccomando vivamente di aspettare e ponderare bene i costi che questo rapporto le implica in termini di “ansia” nel suo quotidiano. Mi faccia sapere come si sviluppa questa frequentazione, nel frattempo le porgo i migliori saluti

Varotto



15/04/2014


Buongiorno,

sono la mamma di una ragazzina di quasi 15 anni. Ha sempre avuto problemi con lo studio e infatti l'anno scorso è stata bocciata. Aveva problemi con i vecchi compagni, la escludevano da tutto. Quest'anno è iniziato bene, i voti erano migliori, aveva nuove amiche e una in particolare con la quale andava molto d'accordo. Tutto è cambiato dopo la gita scolastica di 4 giorni. Ha litigato praticamente con tutte. La cosa ho capito per motivi futili, ma dopo 15 giorni non riallaccia i rapporti. Quando io le chiedo se c'è qualche problema, perché lei non sa che io so.. .nel senso non mi ha detto lei della lite, ma l'ho scoperto da sola, lei mi risponde con il sorriso sulle labbra che è tutto a posto che non ci sono problemi, ma io ho notato che i voti sono calati e che non vuole più uscire di casa…mentre prima iniziava a chiedere di uscire. Da cosa sono riuscita a scoprire che ce l'hanno tutte con lei per colpa del suo comportamento con un ragazzo…per colpa di alcune piccole bugie che ha raccontato.

Non so come comportarmi, se devo lasciare che si aggiusti da sola, o se devo insistere per farmi raccontare e darle anche dei consigli. Sottolineo che prima mi raccontava tutto, o quasi, ora più niente.

Non vorrei che rimanesse da sola, perché so come ci si sente senza amicizie e quindi vorrei evitarlo almeno a lei.

Grazie per i vostri consigli.


Gentile scrittrice,

dal Suo racconto, avverto la preoccupazione che prova per questa situazione.

Da quanto scrive, deduco come Sua figlia stia vivendo i complessi anni dell’adolescenza. Dalla Sua affermazione “Sottolineo che prima mi raccontava tutto, o quasi, ora più niente” emerge un cambiamento relazionale tipico di questa età: a 15 anni è, di fatto, comune che i figli si confidino meno con i genitori, nella ricerca di una propria individualità. Mi sento quindi di tranquillizzarla in merito a questo atteggiamento.

Riguardo alla scuola, riporta come Sua figlia abbia “sempre avuto problemi con lo studio”. Sembrerebbe però emergere come queste difficoltà siano collegate ad una “sofferenza” di tipo relazionale. Di fatti, racconta come “Aveva problemi con i vecchi compagni, la escludevano da tutto” e, anche ad oggi, la lite avuta sia andata ad incidere sul rendimento scolastico.

Mi sembra buono come Lei si dimostri aperta e disponibile al dialogo, chiedendo a Sua figlia “se c’è qualche problema”. Ciò rimanda un’appropriata presenza genitoriale, importante in questo delicato momento.

Poiché, però, mi sembra di capire, non sia stata Sua figlia a riportarle l’episodio della lite, mi domando se abbia provato a confrontarsi con lei riguardo ai cambiamenti oggettivi che ha notato: “i voti sono calati - non vuole più uscire di casa”. Ciò potrebbe aprire la strada ad un ulteriore momento di dialogo da entrambe le parti.

In oltre, poiché nella Sua lettera non lo menziona, mi domando se abbia la possibilità di  confrontarsi con Suo marito in merito al vissuto della figlia. Nel caso la ritenga una strada possibile, anche questa potrebbe portare a “fare squadra” nel sostegno a Vostra figlia.

L’adolescenza è indubbiamente un momento di passaggio che comporta cambiamenti su diversi livelli – psicologico, fisico, relazionale. Mantenere aperta la strada del dialogo e del confronto può essere di aiuto nell’affrontare i momenti di maggiore difficoltà.

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.





14/04/2014


Salve,

 Vado subito al dunque. Frequento da due anni un uomo che sta divorziando (in realtà deve ancora affrontare il

discorso con la moglie, che sa benissimo che io vivo con lui) e ha un figlio piccolo. Ha lasciato la moglie per me, sebbene io sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso tra lei e lui. Da 5 mesi viviamo insieme. Lui vede il

figlio tutti i giorni perchè lo va a prendere all'asilo, lo fa mangiare e lo addormenta. Spesso lo tiene anche dopo cena aspettando che torni la sua ex e poi viene a casa da me. Non ho mai fatto una festa con lui, nemmeno

l'ultimo dell'anno e il primo di maggio, in quanto o sta con la sua famiglia alcompleto (che non mi conosce e preferisce far finta che io non esista probabilmente)o con gli amici che hanno in comune e che  hanno bambini anche

loro.

Praticamente io sono esclusa da ogni festa comandata perchè lui ha paura delle reazioni della ex moglie. Io non ho problemi a farmi da parte per alcuneoccasioni nelle quali è giusto e sacrosanto che il padre e la madre

condividano del tempo insieme col figlio, ma far diventare degli appuntamenti fissi anchefeste come il primo maggio perchè, dice lui  "mi sembra bello che mio figlio passi del tempo in campagna e con gli altri bambini", mi

sembra una scusa per mettere le toppe ai sensi di colpa e alle ire della ex, che in questo modo tiene le redini del nostro rapporto (perchè lui glielo permette, ovvio). Io cominciodavvero a sentirmi un accessorio in balia dei

capricci di questa donna che ha detto chiaramente che io non devo vedere il figlio (cosa impossibile, in primoluogo in sede legale) e di lui che cerca di accontentarla per farla stare buona. aggiungo che lei aveva espresso il

bisogno di vedere ciclicamente unopsicoterapeuta ed invece chi ora va dallo psicologo è lui (nulla da dire), ma la cosa che non mi torna è che questo psicologo gli abbia detto che io devo

rimanere fuori dalla vita del figlio fino a quando non abbia compiuto i 3 anni e mezzo e questo mi sembra quantomeno assurdo, ma non essendo io psicologa, chiedo conferma a voi. Come devo comportarmi in questa

situazione? Vedo lui fare dei salti mortali per far contenti tutti, mentre contento non è nessuno. L'argomento "nuova compagna" non viene neanche mai affrontato a casa sua. Io sono praticamente un fantasma. 


Vi ringrazio anticipatamente.

G



Gentile G,

la ringrazio per la sua lettera, molto densa emotivamente e molto sentita.

Rispetto all'interrogativo che mi pone sul parere che ha espresso il collega a cui si è rivolto il suo compagno non posso darle una

risposta, sia perchè non sono molto competente in materia di affidi e separazioni, e sia perchè non so (e questo rimane nell'ambito del

segreto professionale) da cosa sia nata questa sua affermazione, cosa abbia raccontato il suo compagno ecc.


Come ho scritto all'inzio, la sua lettera è molto densa, e il suo quesito, che capisco la spiazzi, è comunque uno dei dettagli della

relazione che sta vivendo, è questa che le sta causando disagio, chela facendo vivere male o da “fantasma”, come dice lei. Io penso che sia la relazione ciò su cui dovrebbe iniziare a riflettere.

Frequenta quest'uomo da due danni e vivete insieme da 5 mesi, immagino quindi questa persona sia molto importante per lei, possochiederle cosa l'ha fatta innamorare. Che aspettative ha avuto su di lui? Quanto reggono ancora queste aspettative? Inziare a rimettereal centro sé stessi è un primo passo per riuscire a capire come si vuole comportare, più che come si dovrebbe comportare, cosa puòdecidere.

Ho la fantasia che il suo compagno non sia una persona molto definita, vivete insieme ma non ha ancora parlato di separazione alla moglie, sembra pronto ad intervenire ai suoi richiami, eppure poi ha scelto di vivere con un'altra donna...Cosa vuole lui? Ha mai provato a pensarlo? Potrebbe imputare i suoi comportamenti alla confusione e al senso di colpa, che ci sono alla fine di ogni storia, oppure  potrebbe rientrare in una sua modalità divivere le relazioni? Se l'ipotesi sarebbe quest'ultima la situazione tra voi assumerebbe altri significati. Ad esempio uno di questi signficati è l'altalena e la precarietà a cui la costringe; più fa delle richieste, sacrosante, come il primo maggio ad esempio, e più espone lui di fronte ad una scelta definita e chiara, che forse non è in gradodi prendere. Mi sono permessa questa rilettura perchè ho sentito la sua rabbia nei confronti del suo compagno quando lo vede e lo sente in balia della ex-moglie, e questo mi ha fatto sorgere lafantasia sulla sua modalità di vivere le relazioni. Purtroppo lei non può fare nulla per modificare il rapporto che si è creato tra il suo compagno e la ex-moglie, può però intevenire nel rapportocon il suo compagno, e provare a dare lei la definizione che lui non riesce a dare, per questo può intanto inziare con gli interrogativi che le ho posto sopra, e che se lo desiderapossiamo ancheesplorare insieme con un'altra lettera.

La saluto cordialmente.


Dr.ssa Marzia Dileo


14/04/2014


Gentile dottore, 
 Scrivo su questo forum perché non so che altro fare, purtroppo vivo all'estero in un paese in cui la lingua ufficiale non é l'italiano e non credo sarei in grado di andare da uno psicologo e parlare dei miei problemi in una lingua non mia ma da qualche mese non sorrido più, ho continuamente voglia di piangere e sto perdendo interesse anche nel mio lavoro, che fino ad oggi è sempre stato causa di gioia e orgoglio nella mia vita.
 Comincio dall'inizio:
 Per motivi di lavoro mi sposto a vivere all'estero, dopo tre anni in cui ho fatto di tutto per dimostrare il mio valore finalmente questo mi viene riconosciuto e ottengo un'offerta di lavoro straordinaria: il lavoro per cui ho studiato e sudato tanto da tutta una vita! (Premetto che questo è successo un anno fa e avevo 31 anni).
 Più o meno nello stesso periodo conosco un ragazzo su un sito di incontri online ed è la favola: inizia il periodo più bello della mia vita. Lui per lavoro è spesso via ma anche se torna alle 3 di notte o sta in città per solo un giorno fa di tutto per vedermi, passiamo dei momenti molto intensi insieme e qualunque cosa accadesse bastava un sorriso o un abbraccio ed ero in grado di affrontare il mondo a testa alta.
 Piano piano però le cose sono cambiate e a distanza di un anno da quei momenti mi ritrovo ad avere di fronte a me una persona che se si ricorda di mandarmi un msg quando è via per farmi sapere come sta è un miracolo e comunque sono quasi sempre io a chiedere, quasi mai lui a scrivere di sua iniziativa. Fino all'ultimo minuto non mi dice i suoi impegni quando sta qui, quindi spesso io mi tengo libera per poi sapere che invece ha altro da fare. Adesso non è più "non posso stare un altro minuto senza vederti" ma è "se vuoi vieni qui". Ovviamente io ho cominciato ad arrabbiarmi e a dire che così le cose non potevano andare e facendo un riassunto delle varie discussioni lui nell'ordine mi ha detto: 
 - quando stiamo insieme non vorrei mai lasciarti andare ma quando non stiamo insieme non mi manchi
 - non so se sono completamente innamorato di te o siamo solo amici speciali, per me c'é comunque qualcosa in più della semplice amicizia (amici? Ma se ci siamo conosciuti online..?) ma se vuoi vediamo come va con il tempo
 - io sono fatto così, non puoi chiedermi di cambiare perché vuol dire che vuoi una persona diversa da quella che sono
 - sei libera di fare ciò che vuoi, vedere altre persone o quello che credi sia meglio per te, non posso mica tenerti in una gabbia
Ogni volta che ci vediamo pero` e` dolce, affettuoso, sembra sincermante felice di stare con me in quel momento e l'attrazione fisica e` esattamente come era il primo giorno!
 
 Aggiungiamo che, a causa del suo lavoro e dal fatto che se gli chiedo di pianificare qualcosa insieme lui si sente soffocare, non abbiamo mai fatto una vacanza o passato dei giorni insieme.
 
 Negli ultimi 3-4 mesi è un'altalena di emozioni, alcuni giorni mi cerca, mi scrive che gli manco e che vuole vedermi, altri non sa nemmeno che esisto, io sono arrivata al punto di vedere se si è collegato con il cellulare e a che ora per capire se non mi ha scritto perché è impegnato o perché non mi sta pensando.
 Settimana scorsa poi mi sono svegliata con un dubbio e sono andata a controllare una cosa online: lui è ancora attivo sul sito di incontri dove ci siamo conosciuti (io poco dopo ho cancellato il mio profilo) lo tiene aggiornato e vi accede regolarmente.
 
 Gli ho chiesto perché è lui dice che ha fatto l'accesso per parlare con una amica che non sentiva da tempo (su un sito di incontri???) che non chatta con altre donne e che si é "scordato" di cambiare il suo profilo da "in cerca di amore con una donna 18-35" a qualcos'altro, e alla mia richiesta se mi avrebbe fatto vedere le conversazioni per provarmi che quello che dice è vero ha risposto di no perché sono cose private e non sarebbe corretto da parte mia voler controllare ma che mi devo fidare.
 
 Ovviamente se nella mia situazione ci fosse una mia amica non esiterei a dirle di lasciare immediatamente un uomo così perché se ne sta solo approfittando ma io ogni volta che ci provo non riesco a farlo. Perdo ogni forza di volontà e ogni coraggio a parlare e mi faccio andare bene le briciole. Credo purtroppo (o per fortuna, non saprei!) di essermi veramente innamorata per la prima volta in vita mia. Ho avuto altre due storie lunghe (5 e 7 anni) prima di lui più varie storielle nel mezzo ma per la prima volta, se penso di stare senza di lui provo un dolore fisico, come se due mani grandi mi schiacciassero la cassa toracica e non mi permettessero di respirare. Sono sempre stata una persona solare, vitale, con voglia di fare mille cose nella vita ma ultimamente voglio solo dormire......
  Non so cosa fare, sono veramente disperata, ma non so a chi chiedere aiuto. La mia famiglia vive in Italia e si preoccuperebbe troppo, gli amici mi dicono tutti la stessa cosa, ovvero di lasciarlo (che è la stessa che direi io a loro se le parti fossero invertite) ma non capiscono che non ci riesco e quindi evito il discorso a priori.
 
 Spero che lei possa darmi qualche consiglio in più, perché io non so davvero dove sbattere la testa. 
 
 Grazie mille in anticipo,
 
 Ps: non so se questo sia di qualche importanza ma io ho 32 anni e lui 29, io Italiana e lui Svizzero-tedesco.

Gentile signora, grazie per averci scritto nonostante la lontananza fisica.




Ho letto con vivo interesse la sua lettera di cui non esito a rivolgerle delle domande che possano favorire una riflessione su questa sua esperienza.

Mi colpisce come lei abbia cercato una relazione con il maschile: come mai ha scelto internet? Quali aspettative riponeva nel frequentare il sito di incontri on line? E quali aspettative aveva il suo partner? Lei ha scelto la lontananza fisica dalla sua famiglia per il lavoro, e mi sembra che una sorta di distanza lei l'abbia tenuta anche nel suo cercare una relazione nel mondo virtuale invece che reale. 

Rispetto alla relazione con il suo fidanzato mi sembra abbastanza chiaro che entrambi avete vissuto una fase iniziale di innamoramento in cui avete vissuto molto intensamente il vostro rapporto a livello emotivo mettendo un po' da parte la razionalità. Mi sembra di capire che ora l'investimento su questa relazione sia per lo più da parte sua e non del suo fidanzato, che anzi le dice di non sentirsi così "impegnato" con lei. Mancando di fatto una reciprocità nella vostra relazione le chiedo cosa vi sente di forte e cosa sentirebbe di perdere se la relazione finisse. 

Vista la sua giovane età e considerato che ha scritto di aver avuto due storie durate diversi anni, le chiedo anche quanto si sentirebbe capace di tollerare di rimanere single e che immagine di donna (che si è realizzata molto bene però nel lavoro) questa fine di relazione le restituirebbe di se stessa. Spero che queste mie domande possano aprirle nuovi modi di vedere le cose.

La saluto. 


Dott.ssa Giovanna Stecca





11/04/2014

Buongiorno  sono una donna di 36 anni che ha bisogno di un consiglio. Da circa due anni il mio ex amante mi ha lasciato, ultimamente dice che quando mi vede sta male, vorrei sapere perché mi dice cosi?

Un cordiale saluto



Carissima Lettrice,

perché mai il suo ex amante Le dice di stare male quando la vede?

Perché mai Lei si sofferma a cercare una risposta di fronte a questo quesito?

In quali occasioni il suo ex amante ha la possibilità di vederla e, ancora, di riferirLe il proprio malessere?

E Lei, come si sente di fronte a questo malessere? Cosa le suscita?

Cosa vorrebbe sentirsi dire da me?

Attraverso questi interrogativi spero che Lei possa fare chiarezza un po’ di più su questa relazione. Spero che sia chiaro che dalle poche cose che mi scrive è impossibile farmi un ‘idea, e di conseguenza darLe una risposta, di cosa passi per la testa del suo ex amante.

Probabilmente ha vissuto come un abbandono, un rifiuto, l’essere stata lasciata. Ha dovuto subire una scelta altrui e adesso si chiede, forse, se vuole tornare alla carica? Si chiede, forse, se La rivuole con sé?

E poi, che consiglio vorrebbe che Le dessi? Forse quello di ritornarci insieme oppure no?

Di sicuro, quello che mi è chiaro, è che Lei si trova davanti a un conflitto ma non sono in grado di trovarne una risoluzione se non attraverso un approfondimento.

Spero che i miei interrogativi possano aiutarla a fare chiarezza.

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio.



11/04/2014

salve, sono un ragazzo di 25 anni e sto con una ragazza che e piu piccola di 4 anni abbiamo iniziato il nostro rapporto molto bene, poi dopo qualche tempo abbiamo deciso di fare una splendida bambina, ma dopo sono iniziate le disgrazie, il lavoro non ce piu, la mia famiglia non e presente e cosi la sua famiglia e rimasta l unica a darci una mano, poi sono piu di 6 mesi che non abbiamo un rapporto io sono cambiato per la situazione visto che devo andare sempre da lei e poi tornare a casa mia perche non possiamo ancora tornare a vivere insieme, poi sembra che lei non capisce come mi trovo con questa situazione, la piccola ormai sta per fare il suo primo anno. Lei mi dici che il rapporto non va che qua e la, io non la voglio perdere ci tengo troppo a loro non riuscendo a capire nulla di tutto questo lei si dimentica il diario in macchina mia e cosi decido di leggerlo dopo piu d un ora a chiedermi se e giusto farlo, e cosi inizio e scopro che lei AMA ancora il suo ex e che non mi amara mai e che gli sarebbe piaciuto almeno dire addio come si deve al suo ex e come adesso lui e fidanzato e lei sta con me, spera che ci possa essere qualcosa tra di loro, mi sento tradito so che ho sbagliato a leggerlo ma non potevo piu non capire nulla di tutto in realta lei non mi a mai amato e adesso mi trovo da solo a non sapere cosa fare la felicita piu grande della mia vita e crollata in meno di 5 min io non riuscirei a vivere senza di loro ma mi fa male sapere che lei la pensa cosi. 

non voglio perderle l amo troppo ma mi sento triste e non riesco piu a essere spontaneo adesso non so come riallacciare il rapporto, non si lascia toccare non si lascia baciare, la ringrazio per la risposta.

 

 

RISPOSTA

Gentile lettore comprendo quanto stia male in questo momento, e lo si sente dalle sue parole e anche da ciò che sceglie per raccontarmi la sua storia. Una storia che non sembra finita, sembra più che altro, al momento, precaria e sfuggente, e questo crea confusione oltre che dolore. Specifico questo perchè ho sentito vergogna e senso di colpa nell'episodio del diario; è vero non è educato leggere un diario "segreto", è vero anche che aveva bisogno di capire, di trovare delle risposte. Mi domando anche come mai la sua ragazza lo abbia lasciato in macchina sapendo cosa aveva scritto. Mi viene immediata la fantasia di alcuni non detti fra di voi, di una comunicazione non sempre fluida e spontanea.. Da qui vengono anche molti altri interrogativi sulla vostra storia, ad esempio da quanto tempo stavate insieme, cosa ha causato l'allontanamento, cosa le è piaciuto in questa ragazza e cosa si aspettava.. .. Come avete deciso e perchè di fare un bambino? Questi interrogativi di certo non placano il dolore, ma possono aiutarla a riflettere e ad osservare la sua storia e quanto sta vivendo da un'altra prospetttiva. Questi interrogativi sarebbero utili anche a me per dare una lettura relazionale a quanto è accaduto e le sta accadendo.

Al momento purtroppo deve viversi il dolore, e quando riesce cercare di rimettersi al centro dei suoi pensieri, domandarsi se è questa ragazza che vuole davvero e perchè, cercare di leggere anche i suoi gesti, probabilmente questa ragazza non ha ancora le idee chiare su chi volere, provi a lasciarle del tempo, e a prendersi questo tempo per stesso, per riflettere. Lo so che c'è una figlia di mezzo, ma lei rimane, comunque vada a finire la vostra storia lei rimane sempre suo padre.

Mi scriva ancora se vuole, magari dandomi le informazioni che ho richiesto, sarò ben lieta di ascoltarla.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo






18/03/2014

Buonasera ho 50 anni e da qualche anno quando guardo delle mie vecchie fotografie o penso al passato inizio ad assumere una situazione d'imbarazzo  inizio ad arrabiarmi e a volte bestemmio anche ad alta voce. forse dipende dal fatto che svolgo un lavoro dove non e' ammesso sbagliare?
e spesso il passato visto con il giudizio di oggi e' pieno di sbagli ?
come posso fare per uscirne fuori ?
grazie

Gentilissimo Scrittore,
della sua vita scrive veramente poco per riuscire a farmi un‘ idea più precisa di quello che Lei vive di fronte a delle vecchie fotografie.
Non tutte le persone hanno le stesse reazioni di fronte agli stessi oggetti, piuttosto le emozioni vengono fuori dal significato che noi diamo a situazioni, persone o cose. Una cosa è certa che non ha un buon legame con il passato e questo viene fuori anche con un piccolo ricordo. L’unico modo per potersi riappacificare con il suo passato è lavorarci per elaborarlo.
Se vuole, può rivolgersi ad un collega psicoterapeuta con il quale avrà modo di aprirsi ed entrare in contatto con le sue emozioni per rielaborarle.
Cordiali Saluti,
Dott.
Tuccio
Domenico Savio

18/03/2014

Salve a tutti sono un uomo di 44 anni ed ho conosciuto da circa 8 mesi una bellissima donna di 46.
Il nostro rapporto è bellissimo in certi momenti e di conflitto in altri, premetto che lei vorrebbe un rapporto di amicizia sesso.
Il problema nasce sul sesso perché di fare l’amore come dice lei non se ne parla.
Nella fase del rapporto tutto si svolge regolarmente fino al fatidico momento cui con molta fatica la devo condurre ( e sempre io ) dopo di che nebbia in val padana , lei si irrigidisce, non vuol essere baciata e a malapena toccata e a me pare di fare una violenza ( ma lei dice che mi vuole ).
Nella propria vita non ha mai avuto ne convivenze ne matrimoni solo 2 lunghissimi fidanzamenti ho provato a chiedergli se ha una relazione con un altro, se è lesbica, se è frigida, ma ho avuto tutte risposte negative mi dice solamente che io sono speciale.
Per me c’è sotto qualche trauma, VOI COSA NE PENSATE?
In attesa di risposta.


Gentile scrittore,
dalla sua lettera percepisco la preoccupazione che prova nei riguardi della Sua compagna ed il desiderio di esserle, in qualche modo, di aiuto.
Con i limiti che una “consulenza a distanza” pone, sento che mi mancano alcuni elementi per poter formulare o smentire l’ipotesi di precedente trauma. Da ciò che Lei racconta, potrebbero esserci diverse condizioni che portano la Sua compagna ad irrigidirsi durante il rapporto sessuale.
Da quello che scrive, mi sembra di capire come abbia già provato a confrontarsi con Lei in merito alla situazione. Mi chiedo se possa considerare l’ipotesi di
proporLe un percorso, anche breve, di sostegno psicologico in coppia. Ciò potrebbe aprire la strada ad un ulteriore dialogo tra voi e, nel caso emergessero temi quali “passati traumi”, potreste usufruire di una “rete di sicurezza”.
Sperando di
esserLe stata di aiuto, le faccio un grande in bocca al lupo.
Cordialmente,
Dott.ssa Sara
Marinelli.

18/03/2014

Ciao sono una donna di 35 anni in piena vita che ha superato avversità fino ad arrivare ad essere quella che sono con tutti i miei difetti e pregi e prendendo atto di tante mie debolezze e farne un punto di forza.

Da circa un mese esco con uomo(un amico di vecchia data) di 37 anni lasciato da quasi un anno dalla moglie in malo modo e per la terza volta in 13 anni,con due figli.
Lui vive una sorta di limbo perché vorrebbe avere una vita normale fatta di lavoro amici ecc diciamo un giusto equilibrio,invece lui è da anni che vive una doppia vita tra il legale e l illegale e' sempre sul filo del rasoio.
Ha pochissime amicizie fidate e solo me nel mondo della legalità che sa tutta la sua realtà...lui mi racconta tutto fidandosi, cosa rara da parte sua....ho fatto questa premessa per farvi capire la sua situazione psicologica e volevo sapere se realmente può influire su una vita sessuale sana e regolare.
Ci piacciamo c e' attrazione abbiMo già avuto un approccio a letto ma niente di eclatante....anche quelle poche volte che ci baciamo non è mai rilassato sembra sempre in un altro posto e quando abbiamo dormito insieme io sono stata al mio posto e lui mi ha cercato e vuole sentire la mia pelle sulla sua si eccita ma dopo al momento della penetrazione si blocca e non riesce a far altro....lui dice che ha molti pensieri e che gli devo dare tempo.... Non ho problemi a farlo perché mi piace e ci troviamo bene c'è feeling mentale e ci cerchiamo ci vediamo anche più volte al giorno per lavoro ed è' uno scambio di sguardi e sorrisi e sono molto amica della mamma e stiamo al telefono ore.
Poi l ultima volta che ci siamo visti lui si imbarazzato per la "cilecca" e io l ho abbracciato e coccolato e mi ha chiesto dormiamo ma voglio restare abbracciato a te e così ho fatto e si vedeva il suo bisogno di essere considerato coccolato e bisognoso di calore
umano
E il caso che lascio perdere e coltivare la sua amicizia e basta o veramente il suo problema sessuale e'dovuto alle sue lotte interne dovute  al suo vivere sul filo del rasoio?
Grazie per la risposta....per me è importante

Grazie per averci scritto.
Dalla sua lettera mi sembra di capire che il suo compagno abbia una regolare attività lavorativa ma anche una "regolare" attività illecita. E rispetto a questo vorrei chiederle che cosa la attratta di questo uomo? Cosa sente che le dà? E lei cosa pensa di dare al suo compagno? 
Mi sembra, in effetti, come scrive anche lei, che il suo compagno abbia più ambiti di vita che possono rappresentare una fonte di stress: l'essere stato lasciato dalla ex moglie, la presenza di due figli, la nuova relazione con lei, le attività illegali. Certo è lecito e facile pensare che tutto ciò abbia in una qualche misura un nesso con la sessualità e la vostra intimità di coppia. 
Qui penso dovrebbe lei chiedersi se lei sente di voler continuare la relazione col suo compagno, se pensa di poter rispondere ai suoi bisogni di contatto fisico e non solo sessuale. 
Spero di esserle stata utile.
Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca



18/02/2014

Buonasera sono una donna di 45 anni (sposata da 20 anni dopo 9 anni di fidanzamento) per quale il sesso  non ha mai assunto grande importanza nel rapporto di coppia. Lo facevo più per evitare discussioni e per far piacere a mio marito ma io ne avrei potuto fare tranquillamente a meno. Premetto che sia per me che per mio  marito non ci sono stati mai altri partner e che per mio marito il sesso invece è "tutto" lo dice da una vita che  lo farebbe più volte al giorno e non ne avrebbe mai abbastanza.

Sta di fatto che negli ultimi anni per lui il sesso è diventato un’ossessione, mi chiede di presentarmi con  abbigliamento sexy, ogni 

occasione è buona per cercare di "toccarmi" mentre per me il desiderio di lui è  sempre più andato scemando ... non sono attratta fisicamente da lui e quando cerca di toccarmi, quando  cerca il rapporto mi irrigidisco come non mai, da qui ne deriva che i rapporti sono vissuti come quasi "una  violenza" e fatti esclusivamente per evitare che lui abbia poi da ridire.

Non so veramente cosa fare so solo che così sto male sia fisicamente che psicologicamente.

Vi ringrazio dell'aiuto che potrete fornirmi.


Gentile scrittrice,

leggendo la Sua lettera ho potuto avvertire la difficoltà che la situazione di cui parla Le provoca. Nel corso del ciclo vitale della coppia si riscontra spesso un variare dell’attrazione / attività sessuale: si  passa dalla passione dei primi tempi alla tenerezza della maturità. 

Ciò è dettato dall’evolvere fisiologico  della coppia stessa, che affronta momenti diversi della propria vita – fidanzamento, matrimonio, arrivo del  primo figlio, e così via. All’interno della medesima coppia, d’altro canto, ognuno vive la sessualità in modo  diverso.

Dal suo racconto emerge come, per Lei, la sfera sessuale non sia stata di grande importanza. Ciò che mi  colpisce, però, è come Lei  riporti che, negli ultimi tempi, è diventato difficile lasciarsi andare durante  un rapporto, descritto come “una violenza”. Da questa sua affermazione, mi sembra di capire come stia  diventando difficoltoso gestire le richieste di Suo marito ed il sentire che Lei stessa prova a riguardo. Poiché  non ne accenna nella sua lettera, mi chiedo se abbia mai parlato di ciò che prova con Suo marito, e, nel caso  non  lo  avesse fatto, mi domando se la ritenga una strada percorribile.

Poiché queste sensazioni, come Lei stessa riporta, la fanno stare male “sia fisicamente che  psicologicamente”, mi sento di invitarLaconsiderare un percorso, anche breve, di sostegno psicologico.  Ciò poiché i sentimenti che prova e descrive mi sembrano importanti  e, trattandosi di una situazione che per  Lei sta divenendo sempre più gravosa, è giusto che trovi un modo / uno spazio che Le permetta di gestire  queste circostanze al meglio.

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.


18/02/2014

Ho bisogno d' aiuto.

Mio marito si e iscritto sui siti gay e nega tutto. 

Poi gli ho parlato...ha detto che l' anno pubblicato gli altri. Poi ha detto che non centra niente..ma sulla cronologia c'è

sempre delle cose di gay....video...iscrizioni con nomi falsi...etc. io non so più cosa fare. Non voglio perderlo. Abbiamo

una figlia. Voglio capire se mi ama ancora....cosa faccio?


Gentile Sig.ra,

effettivamente il suo compagno potrebbe nascondere il vero profilo fingendo di essere qualcun altro; procede così nella 

navigazione di questi siti dedicati così come frequenta le chat, forum e qualsiasi altra utility che gli permette di interagire con i 

gay.

Il falso profilo opera tanto nei siti di e-commerce, quanto nei social  network ma anche in questi luoghi virtuali, dove mettere la faccia  potrebbe divenir un un problema. Potrebbe essere un modo per spiare gli altri? Nel caso di suo marito, 

bisogna prima di tutto capire se è una semplice curiosità oppure sta divenendo un problema per la coppia Posso chiedere se fa l'amore con lui?


Dr.ssa Varotto


18/02/2014

Salve.sono una ragazza di appena 20 anni gia sposata...ho fatto le cose di fretta,soni gia due anni che sn sposata...mio marito ha la mia stessa eta ne abbiamo passate di tutti i colori finché non ci siamo stabilizzati litigi continui gelosie ripicche ecc pero adesso che sembra che siamo riuscita a cambiare a essere la donna che lui vuole al suo fianco lui stravolge tutto!!! Lui ha voluto che io come donna sia sottomessa : 1-) dall italia mi sono trasferita in macedonia per lui che poi adesso siamo in serbia...

2)ha voluto continuare a vivere con i suoi genitori quindi io non solo ho cambiato il paese in cui sono cresciuta per lui ma sposando lui ho pure accetato di adossarmi il bagaglio dei suoi genitori dico questo perche si impicciano in qualsiasi momento almeno e cosi dal mio punto di vista,non ci lasciano prendere decisioni da soli,vogliono che gli sia fatta sempre cortesie come se fossero ospiti caffe mangiare sparecchiare puliere come se in casa ci vivessi solo io e loro fossero i miei ospiti, pretendono assolutissima mente di non lasciarli mai nel senso andare a vivere io e mio marito da soli insieme insomma non ci lasciano essere adulti indipendenti...ma vabbe comunque gli rispetto e gli voglio bene.

3)ha imposto regole del tipo io sono uomo posso uscire da solo quado mi pare e tu donna puoi uscire solo con me quando lo dico io. 

4)non mi lascia avere contatti con i miei famigliari liberi cioe io gli sento tutti i giorni pero me lo rinfaccia,non posso assolutamente quel periodo delle vacanze che vengono in macedonia andare a dormire da loro andiamo a trovarli avendo un limte di tempo 1 2 al massimo 3 ore... Oo sarebbe un suicidio elencare tutte le regole fatto sta che con la forza dell amore che ho verso lui in questi due anni ho acettato tutto pero adesso non mi vuole piu non lo amette mi dice di esersi stufato della nostra vita matrimoniale nelle domande del tipo amore non riesco piu a sentire il tuo amore mi dice quello e un sentimento che non puo essere sforzato o lo senti o non lo senti...non abbiamo piu una vita sessuale regolare(che poi io ho dato a lui la mia verginita solamente una volta sposati),appena mi metto la sera quando andiamo a dormire attorno alle sue braccia o quando lo bacio lui mi spinge via durante tutta la giornata nemmeno parla con me aprire qualche tema oggi questo oggi quello ma niente di niente solamente dammi questo dammi quelllo mettimi da mangiare un vero e proprio infernoooo!!!come che doppo tutto quello che ho acettato mi ripaga cosi ho un ansia terribbile depressa saro sicuramente solamente che recito di stare bene ho paura di star per avere un esaurimento nervoso quando sono a casa da sola piango ad alta voce e diko tutto cio che vorrei dire a lui che poi glielo diko pero lui neanke mi risponde uff che devo fareee sto impazzendo non ho piu autostima in me mi vedo brutta cicciona comincio a odiarmi mi sento incolpa anche se consapevole sono di non esserlo del tutto mi dia qualke consiglio la mia vita si e fermata non so come andare avanti devo mettere fine come ? 

Ci riusciro?  Io lo amo devo togliermi dalla  mente per il mio bene di continuare cosi?


Gentile giovane lettrice,

ho letto con molta attenzione la sua lettera, molto intensa e la ringrazio.

Lei sta vivendo una situazione molto difficile, una situazione che è precipitata in questi ultimi periodi, ma che è iniziata dal matrimonio e forse anche prima, visto che mi parla di litigi e ripicche.

Per cosa litigavate prima del matrimonio? Mi pare di capire che litigavate perché lui voleva cambiarla, voleva che fosse come voleva lui. In questo modo, purtroppo, si è instaurata una dinamica in cui lei ha dato al suo compagno un potere assoluto. Lui ha avuto da lei il ruolo UP, il ruolo del dominatore, e lei si è messa nella condizione DOWN, di subalterno..ora questi ruoli è funzionale 

che esistano in una coppia, ma non lo è nel vostro caso in cui rigidamente lui è sempre UP e lei è sempre DOWN.

Le motivazioni per cui avete creato questa dinamica stanno nella storia personale di entrambi, e lei potrebbe riflettere sul perché fin dall’inizio ha accettato e scelto un uomo così. Senza dubbio c’era, e come dice, c’è ancora un forte legame verso di lei, che in parte  giustifica le sue mosse per assecondarlo, ma  ci saranno stati anche altri fattori che hanno determinato la sua scelta:  i suoi 

bisogni personali, le sue aspettative, la sua storia familiare. Questi interrogativi possono aiutarla a dare un senso alla storia che sta vivendo, e alla quale avete dato un contributo entrambi.

Vedendo la storia da una prospettiva più ampia può aiutarla a cercare di capire se è davvero questa la storia che vuole, e l’uomo che vuole. Siete entrambi molto giovani e quindi ci sono possibilità di cambiare e cercare di rinegoziare il rapporto, ma su questo lei non mi dice cosa pensa suo marito e semmai fosse disponibile; non le nascondo che ho la fantasia che lui non sia molto disponibile a questo, ma ripeto è solo una mia fantasia. Lei ha mai provato a parlargli, e non dal ruolo Down, ma da una posizione paritaria?

Suo marito è italiano o slavo? Questo perché anche i modelli culturali nella vita di coppia hanno un loro peso.

Dal primo interrogativo, se questo sia o meno l’uomo che vuole, lei può decidere cosa fare del suo matrimonio,  deve cercare di 

mettere lei al primo posto.

Non esiti a scrivermi se ha bisogno, la saluto calorosamente.

 

Dr.ssa Marzia Dileo



18/02/2014

buongiorno,sono una donna di 35 anni e sono sposata da 4. mi ritrovo nel bel mezzo di una crisi matrimoniale e personale dalla quale proprio non riesco a venir fuori. fin dall inizio del matrimonio ci sono state molte difficoltà nel mio rapporto di coppia,vuoi per la sua immaturità o per l invadenza dei suoceri,vuoi perché provenienti da differenti contesti sociali e culturali. le protematiche  affrontate in questi anni hanno sempre avuto per oggetto le interferenze esterne,il suo provvedere solo alle sue necessità e spesso mi sonor trovata davanti a risposte del tipo:io vorrei te abbiamo abitudini diverse,il fatto ke abito lontano dai miei genitori e dai miei amici (20km di distanza) e più grande di noi,che comunque non hanno mai portato a nulla se nn ad una sorta di gara tesa a dimostrare la superiorità delle proprie ragioni. più volte sono stata umiliata anke dai suoi con frasi del tipo ki ti da il diritto di parlare o vai a lavorare invece di studiare(io ho sempre fatto le due cose contemporaneamente e mio marito spesso e volentieri a casa),ma lui non ha alzato un dito preoccupandosi solo di giustificare i suoi. il suo mondo e intoccabile,le esigenze degli altri (madre e amici) sono da soddisfare subito,le mie no. dopo l ennesimo litigio,in cui abbiamo constatato ke il nostro matrimonio non ha senso,ho proposto come soluzione la psicoterapia di coppia,ma non ne ha voluto sapere,lo stesso per la separazione,affermando ke avrebbe trovato una soluzione kr ancora oggi non e arrivata. risultato:il mo disagio a lo palesato non e stato preso in considerazione e dopo 4 anni di delusioni,attese disattese io non ce la faccio più :sono sempre nervosa,ho attacchi di ansia,dormo poco e male  spesso e volentieri mi ritrovo a non poter parlare poiché inizio a piangere. lui pare non accorgersi di nulla,imperversa il silenzio oltre le domande dovute,lui si comporta come s niente fosse,ma ogni volta ke si avvicina o mi tocca parte un "rifiuto di stomaco". forse la soluzione e la separazione,ma non ho il coraggio di dirglielo ne farlo,intanto però non posso più andare avanti così perché mi sto distruggendo da sola. potete aiutarmi? Grazie


Gentile signora, la ringrazio di averci scritto.

Nella sua lettera si coglie bene lo stato di malessere che sta vivendo.

Leggendo le sue parole, e provando ad immaginare la sua vita, ho sentito proprio la sensazione dell'essere in trappola, mi sembra quasi si potrebbe dire che suo marito la tiene in "ostaggio". Nel senso che lei si trova come sotto scacco, da diversi punti di vista: affettivo (lei scrive che non pensa di riuscire a chiedere e attuare una separazione) e relazionale (suo marito finge una normalità che non c'è, i suoceri le fanno pesare la sua inadeguatezza).

Mi domando come lei e suo marito siete giunti alla decisione di sposarvi, come è stato il fidanzamento, come i suoi genitori (se ci sono) hanno partecipato al formarsi della vostra coppia. 

Da ciò che ha scritto non colgo, da parte di suo marito, un interesse nei suoi confronti a modificare la situazione o al cercare di comprenderla meglio; perciò non prenderei in considerazione, al momento, la terapia di coppia.

Se ritiene di non riuscire a prendere una decisione rispetto alla sua coppia e allo stesso tempo però si sente molto in difficoltà a sostenere questa situazione, forse potrebbe rivolgersi lei, senza suo marito, ad un professionista, per avere un supporto in questa fase della sua vita matrimoniale. Forse un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a riflettere su cosa l'ha portata a scegliere il suo attuale marito come compagno di vita e di conseguenza a comprendere come favorire, se possibile, un cambiamento.

Spero di esserle stata d'aiuto, in bocca al lupo.

Saluti.


Dott.ssa Giovanna Stecca




06/02/2014

buon giorno e auguri per il nuovo anno
sono un uomo di 59 anni , sto curando una depressione con efexor e mirtazapina e sto abbastanza 
bene avrei bisogno se possibile di una risposta per quello che mi sta succedendo ; sono sposato da 37 anni mi  chiamo  luigino , mia moglie pensa che io abbia una relazione extra coniugale ,non è assulutamente  vero non l'ho mai tradita in tutti questi anni e non è mai passato per la testa , detto questo le espongo il problema , lo scorso anni per via di questa idea infondata che si è fatta mi chiese di prendere l'oro di famiglia per dare una controllata , in effetti mancavano alcuni pezzi apriti cielo sono diventato  e un ladro e un porco le assicuro che non ne sapevo niente   , poi quest'anno circa due mesi fa e mancata biancheria di pregio delle nonne ricamate ecc.
cosi mia moglie ha deciso di separarci,  se non trova qual'cosa il ladro la portato alla puttana  le premetto che in che in casa siamo lei ed io soli i figli anno la loro vita.
ora le chiedo se è possibile che io faccia tutte queste cose per poi dimenticarmene subito dopo
va bene che soffro di depressione e che sono un pò rincoglionito ma le assicuro che oltre a non avere  nessuna amante e di non avere dato niente a nessuno.
vi prego sono disperato cosa ne pensate  grazie e ancora auguri


CON I LIMITI DI UNA CONSULTAZIONE A DISTANZA

appare verosimile supporre che il furto in abitazione (relativamente agli indumenti intimi e agli oggetti preziosi) sia realmente avvenuto. Tuttavia, il fatto non sembrerebbe avere alcuna logica con una eventuale Sua intenzione di prelevare gli oggetti familiari “alimentando” in tal senso una relazione …
Riguardo ciò, la letteratura medico-psichiatrica ci informa che spesso tali fissazioni, o meglio, modalità di difesa (adottate da una persona per dominare le proprie paure),  potrebbero avere una connotazione ossessiva e presentarsi con una certa ripetizione di contenuti (…sei un ladro, sei un porco..); nei casi di vero “disturbo” queste caratteristiche di personalità possono avere risvolti in vere e proprie distorsioni del pensiero, traendo spunto da dati oggettivi e realmente successi. Non è mia l’intenzione di suscitare un eventuale allarmismo a riguardo, posso limitarmi invece a suggerire che il problema meriterebbe un approfondimento clinico.

Rispetto, invece, il dubbio sulla sua presunta amnesia (che potenzialmente la “ scagionerebbe” dalla colpa di aver rubato le cose preziose) vorrei esprimere che a mio avviso questa appare infondata. Forse la sua ex- donna potrebbe influenzare i suoi comportamenti e dunque il suo pensiero nella direzione di un eventuale e, ripeto, ipotizzabile delirio condiviso….

Raccomanderei quindi di nuovo la consultazione dello specialista psichiatra, con specializzazione in psicoterapia.

Cordialità. Varotto




28/01/2014

Buonasera sono una ragazza di 31 anni e vi scrivo perché è da qualche tempo che non mi sento più la stessa, mi sento fragile, ansiosa, arrabbiata e soffro di insonnia. Queste emozioni nascono dal rapporto con la mia famiglia d'origine con  cui ho sempre avuto dei problemi, madre ansiosa, depressa e ora penso cattiva che non faceva altro che parlarmi male di  mio padre e di tutti i suoi problemi sia con lui sia fuori dalla famiglia (nonostante io le dicessi che quelle cose io non ero  in grado di sentirle e affrontarle perché mi facevano soffrire, ma se non l'ascoltavo lei si arrabbiava con me dicendo che  nessuno la capiva e che ero dalla parte di mio padre, io poi…) e un padre possessivo e geloso che mi ha sempre giudicata, a cui non è mai andato bene niente di me o comunque non lo ha mai dimostrato nonostante abbia sempre cercato di accontentarlo, facendo del mio meglio a scuola (ma l'8 e il 9 non erano mai abbastanza) e cercando di contribuire ai lavori di casa senza mai un riconoscimento. Non hanno mai dimostrato fiducia in me, o comunque avevano troppa paura degli altri a detta loro, non mi hanno mai fatto sentire libera, nonostante lo meritassi, mio padre mi seguiva dappertutto e non vi dico cosa ho passato quando ho avuto il mio primo fidanzato a 17 anni, per loro non andava bene e quindi non doveva andare bene neanche a me, ma era comunque un bravo ragazzo.

Mai fatto un viaggio con le amiche, discoteca, ma che lo dico a fare visto che il sabato sera dovevo rientrare alle 23, non potevo neanche andare a casa del mio fidanzato...e questo a 20 anni. Ma li ho sempre rispettati e rispettato quello che dicevano perché comunque sia vivevo a casa loro e mi mantenevano loro, e comunque economicamente non mi hanno fatto mancare niente, io poi sempre per rispetto, non ho mai preteso troppo. Poi sono andata a studiare all'università a circa 100km da casa, ma continuavo a stare sotto il loro controllo perché ero io la prima a non liberarmene. Poi mio padre perse il lavoro e mi disse che lui non poteva più darmi niente, io già lavoravo tutti i fine settimana e loro comunque mi aiutavano dandomi qualcosa ogni settimana, e di tornare a casa. Ma io non volevo rientrare a casa perché stavo meglio lontano, il mio primo fidanzato dopo cinque anni mi aveva lasciato di punto in bianco continuando poi a non lasciarmi in pace dopo, e i miei non capivano che stavo male, non mi davano il diritto di star male, dopo una settimana pretendevano che io stessi bene e fossi contenta.

Lontana da loro invece riuscivo a piangere liberamente e poi avevo anche delle nuove amiche e anche un lavoro nella città dove frequentavo l'università. Quindi ho detto a mio padre che non sarei tornata a casa. ho cercato un lavoro più stabile e più impegnativo mentre studiavo con ottimi risultati all'università e ho cominciato a mantenermi da sola. Da quel momento per loro era come se non esistessi più se non per criticare distruttivamente le mie scelte e farmi sentire in colpa per non essere tornata a casa. Non e stato facile, alla fine ho lasciato l'università perché non riuscivo più a lavorare e studiare. Questo è quello che penso ora, fino ad un anno fa invece mi sentivo in colpa per essere andata via, considerando che nonostante non abitassi più con loro andavo a trovarli almeno una volta al mese e chiamavo con regolarità e quindi sottostavo a tutte quelle che ora chiamo violenze psicologiche soprattutto da parte di mia madre. Come sempre continuavano a mettere me sempre in mezzo ai loro litigi, mai un giorno che sentissi mia madre dirmi che stava bene, mi chiamavano per risolvere i loro problemi. Tanto io per loro sto bene e me la cavo sempre, cito parole testuali. Questo perché sono una ragazza forte e positiva , anche perché altrimenti se non fossi stata così con tutte le difficoltà che ho incontrato non sarei uscita viva. ma loro non se la cavano perché non riescono a far fronte da soli ai loro problemi, e non vogliono neanche farlo. Poi un po' di tempo fa mi è montata una rabbia dentro nei loro confronti perché erano loro a dovermi stare vicino, ad ascoltarmi e aiutarmi a crescere e invece da quando avevo 10 anni erano sempre li a caricarmi di problemi non miei, mi hanno lasciata sola solo perché avevo deciso qualcosa di diverso da quello che avevano deciso loro, senza far niente di male, senza neanche ascoltarmi per cercare di capire, e io avevo 22 anni. Ma loro negano tutto, a volte sembra che capiscano ma dopo un attimo ritornano esattamente come sempre.

A 25 poi ho conosciuto il mio fidanzato e dopo circa un anno siamo andati a vivere insieme e ora ci siamo trasferiti in altra regione perché a lui hanno fatto un'ottima proposta di lavoro e io l'ho seguito (anche perché anche io circa 2 mesi prima della partenza avevo perso il lavoro) anche se ancora qui non ho trovato lavoro, ma abbiamo dei progetti e utilizzeremo quello che abbiamo messo da parte con tanto sacrificio e col lavoro di questi anni. Non ci siamo sposati, anche perché ne io soprattutto ma neanche lui crede nel matrimonio, ma è come se lo fossimo e siamo innamorati. Io son felice di quello che ho e di quello che con tutte le mie forze son riuscita a costruire in questi anni, e non demordo e continuo a impegnarmi per avere un futuro anche in questo brutto periodo economico , ho ripreso a studiare all'università ora che siamo più tranquilli economicamente e non sto lavorando , perché so che in qualche modo ce la faremo, io e il mio fidanzato, perché nonostante tutti i problemi che la vita pone voglio con tutte le mie forze essere felice, e per felice non intendo senza problemi, senza attimi di sconforto, senza sofferenze, intendo felice nel senso più ampio del termine, ossia di una vita da vivere cercando di trarne il meglio che posso. ma non riesco a perdonare loro per quello che ora, secondo me, mi hanno fatto e continuano a farmi con i loro atteggiamenti e soprattutto non vedo possibilità di cambiamenti, loro non riescono e non vogliono ascoltare e capire, vogliono continuare a vivere le loro nevrosi contaminando tutti quelli che sono loro vicini, compreso mio fratello che ha una marea di problemi, ma loro non li vedono perché sono troppo egoisti, l'unico suo appoggio sono io ma anche lui ce l'ha a morte con i miei e forse è proprio il suo punto di vista che mi ha fatto riflettere sul comportamento di miei.  

Vorrei non vederli e non parlarci più perché ogni volta che lo faccio mi viene un'ansia addosso solo perché non riesco a dire quello che penso (altrimenti succede un macello, pianti, tutti e due a dire tutto e il contrario di tutto, negare l'evidenza, trovare colpe, naturalmente degli altri, per giustificare i propri atteggiamenti, etc. ) e sembra di camminare sulle uova perché bisogna stare attenti a quello che si dice, e sono sempre in mezzo a loro 2 che non fanno altro che mandarsi frecciatine e litigare. Ma so che mi sentirei male comunque se li eliminassi dalla mia vita completamente, e nonostante tutto mi dispiace per loro perché non stanno bene quando avrebbero la possibilità di esser sereni e di far stare sereni anche gli altri. E questo mi fa ancora più arrabbiare perché riescono a farmi del male perché io mi dispiaccio per loro e cerco sempre di stare calma e di trovare una soluzione. Visto che parlandoci non riesco a risolvere il mio problema, come faccio a superarlo e a non pensarci più con questa rabbia che mi rovina le giornate? Ora poi che sto cercando di ambientarmi in un posto nuovo e non ho ancora trovato un lavoro, visto che loro non mi rendono certo le cose più facili sarebbe utile non sentirli e non vederli? Mi chiedo inoltre se sto esagerando, tutti i genitori sbagliano d'altronde ma poi mi chiedo anche quanto sarebbe stata più semplice la mia vita se loro fossero stati diversi.


Conflitto, aiuto! Grazie mille per l'ascolto e per la risposta cordiali saluti, G.


Gentile G.,

leggendo la Sua lettera ho avvertito il senso di ansia e rabbia di cui, più volte, ha parlato.

 

Dal racconto che fa della sua famiglia di origine, mi sembra di capire come la Sua non sia una situazione facile. Da come descrive i Suoi genitori, appaiono molto presenti, anche in quelli che sono i Suoi spazi. Mi ha colpito però come, nonostante la Sua difficoltà, mostra di essere riuscita, non senza fatica, a gestire il rapporto con loro. Come da Lei  riportato, infatti, ha detto a Sua madre di non voler essere “messa in mezzo” alle questioni tra i Suoi genitori, e ha anche cercato di confrontarsi con loro in merito a quello che prova. Indipendentemente da come possano aver reagito, sento che queste sono buone risorse che Lei ha, e che La possono ulteriormente aiutare e sostenere nel superare l’attuale situazione.

 

Posso immaginare come, “da figlia”, non sia per Lei facile rimanere inerme davanti ai loro atteggiamenti, che definisce “nevrotici”, ma sento che forse questo è il loro modo di relazionarsi. Mi sembra, tuttavia, che si sia distaccata da questa modalità, trovandone una più affine a Lei. Come figlia adulta, è giusto che trovi le proprie modalità, che possono differire totalmente con quelle della famiglia di origine, non mettendo però in discussione l’affetto che prova per loro.

Dalla sua lettera, mi sembra di capire che Lei vive ormai fuori casa, assieme al suo compagno. Andando a vivere insieme, anche senza essere sposati, avete formato un vostro nuovo nucleo, una vostra famiglia, che è indubbiamente diversa da quella di origine. Da come parla della Sua relazione, appare un rapporto affiatato e co-costruito. Alla luce di ciò, poiché non lo menziona, mi domando se ritenga di poter confrontarsi con il Suo compagno in merito alla difficoltà che sta incontrando con i suoi genitori.

Riguardo alla possibilità di non parlare / vedere i Suoi genitori per un periodo, sento che potrebbe essere pesante per Lei. Bisognerebbe forse trovare un nuovo / diverso modo di relazionarVi, in modo che la rabbia e l’ansia che prova possano attenuarsi. Poiché queste sensazioni, come Lei stessa riporta, stanno avendo delle ripercussioni sul Suo riposo e stato emotivo giornaliero, mi sento di suggerirLe di ricercare un percorso, anche breve, di sostegno psicologico. I sentimenti che prova e descrive mi sembrano importanti ed è giusto che trovi il modo di affrontarli e gestirli per il meglio.

 

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

 Cordialmente,

 

Dott.ssa Sara Marinelli.

 


28/01/2014


Buonasera le scrivo per un problema riguardo a mio figlio maggiore avuto dal mio precedente matrimono.
Aveva solo 3 anni e mezzo quando mi sono separata dal padre poichépersona violenta e un poco di buono tanto che avrebbe dovuto vedereil figlio con incontri protetti e ciònon è mai avvenuto.
Quando aveva 4 anni e mezzo ho conosciuto un uomo e piano piano l'ho fatto entrare nella nostra vita.oggi sono passati ben 13 anni e mezzo e fino a 5 mesi fa andava tutto abbastanza bene abbiamo creto una nuova famiglia io lui mio figlio e un altro bimbo di 7 anni avuto successivamente.mio figlio che a da poco compiuto 18 anni da qualche mese ha iniziato a rispondere in modo a dir poco mostruoso ogni qual volta gli si imponevano regole banali di vita.si èrivoltato al mio compagno e di punto in bianco se ne è andato a vivere dal padre che per sua scelta non vedeva da anni.

Mi ha messo in condizioni di scelta tra lui e il mio compagno ..... ma vedendo la mia posizione ferma nelle regole,cosa che fino ad oggi con me erano abbastanza elastiche poicheanello debole nei suoi confronti,comincia a maltrattarmi con parole e parolacce.Non riesco a capire cosa si sia innescato nella sua mente e sorattutto non so io come dovrei comportarmi


Gentile lettrice,

la ringrazio per aver contatto la nostra Rubrica.

In base a ciò che mi racconta non saprei neanche io cosa stia capitando a suo figlio, ma sicuramente le sta lanciando dei segnali. Ha provato a domandargli se sia accaduto qualcosa nella sua vita in questi 5 mesi, che possa averlo destabilizzato o preoccupato? Oppure è capitato qualcosa nella vostra dinamica familiare, con lei o con il suo compagno?

Una cosa mi colpisce, la sua ultima affermazione rispetto alle regole, che ora sembrano più rigide, mentre, se non ho capito male, prima erano più elastiche e lei era più “debole”… Questo potrebbe essere un fattore di cambiamento e di destabilizzazione per il ragazzo, e questo non significa che non debba avere regole, ma se le ha vissute in modo blando, il trovarsi di fronte ad una rigidità può avergli provocato confusione e rabbia, perché non riconosce più le sue figure di attaccamento, e lei in particolare.. Ma questa è al momento, solo una mia fantasia, che nasce dall’unica informazione che mi fornisce.

Lei riuscirebbe a parlare a con suo figlio a chiedergli cosa stia succedendo, mettendo lui al primo posto? Attraverso la comunicazione potrebbe riuscire a capire meglio le cose.

Mi farebbe molto piacere poterle fornire un aiuto più accurato, ma avrei bisogno di avere maggiori informazioni, che possono arrivare già dalle domande che le ho posto sopra; per questo non esiti a riscrivermi se ne avverte  anche il bisogno.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo


28/01/2014


Ciao, sono una donna di 33 anni. Ho una bambina che tra pochi mesi compirà sei anni.

Da circa tre anni sono separata in casa e circa 20 giorni fa il padre di mia figlia se n'è andato ad abitare in un'altra casa. Nostra figlia non sembra triste di questo, anzi, negli ultimi tempi era proprio lei a dire: "ma quando va via papà di casa? Tanto se non vi amate più..." e infatti quando lui se n'è andato lei non sembra soffrirne. C'è una cosa che però mi preoccupa tantissimo. Io invito il mio ex a cena a casa nostra per stare con la bambina, lo invito a pranzo, lui però non mi chiama mai per sapere come sta nostra figlia o quando la può vedere... se non sono io a farlo lui non lo fa. Mi preoccupa il fatto che mia figlia non voglia più andare dai nonni paterni. O meglio, anche lì io una volta alla settimana ce la porto a salutarli, ma lei non ne vuole sapere affatto e non riesco a capire perché.

 Non vuole sapere di stare un pomeriggio a casa dei nonni paterni e anche se passano giorni senza vedere suo padre, non mi chiede mai di lui. Perché? Quando lo vede poi, è felicissima, lo bacia, lo abbraccia, ma non chiede mai assolutamente di lui e anche quando io le dico: "vogliamo chiamare il babbo così senti cosa sta facendo o come sta?" lei mi risponde sempre di no... Perché?

Vi prego aiutatemi...

 A.B.


Gentile scrittrice,

dalle Sue parole avverto la preoccupazione che prova per questa circostanza, che posso immaginare non essere facile.

Mi sembra di capire come, ciò che la impensierisce maggiormente, sia l’atteggiamento di sua figlia nei confronti del padre e della relativa famiglia. Dalla Sua lettera deduco, però, come il Suo ex marito abbia da poco cambiato abitazione, perciò mi sento di rassicurarla. I bambini, di fatti, sono molto perspicaci e comprendono le dinamiche / avvenimenti che si verificano tra adulti. Mi colpisce come Lei stessa racconta che Sua figlia Le ha detto "ma quando va via papà di casa? Tanto se non vi amate più...". Ciò denota come la bambina abbia chiaro ciò che accade tra voi.

Il cambio di dimora del Suo ex marito, d’altronde, segna un nuovo passaggio nella vostra separazione, e quindi un punto di cambiamento e riassetto per tutto il nucleo famigliare. Di fatti, le relazioni, le dinamiche e la quotidianità dovranno, nel tempo, essere ridefinite. Avverto il Suo desiderio nel far sì che sua figlia mantenga i rapporti con il padre ed i nonni paterni, arrivando a “facilitarli” il più possibile. Poiché non ne accenna nella sua lettera, mi domando se abbia ritenuto di confrontarsi con il Suo ex marito in merito alle Sue preoccupazioni e perplessità. Di fatti, anche se non più “coppia di coniugi”, rimanete “coppia genitoriale” ed, in merito a questo, è importante che tra Voi ci sia la possibilità di confrontarvi su a ciò che riguarda Vostra figlia.

Mantenendo la strada del dialogo e “metabolizzando” nel tempo il nuovo assetto famigliare, sento troverete il modo di ridefinire la vostra quotidianità ed il modo di stare insieme. Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

 

Cordialmente,

 

Dott.ssa Sara Marinelli.





23/01/2014

Salve sono una donna sposata da 7 anni, abbiamo un bimbo di pochi anni e la mia vita sembra aver deciso di strapparmi definitivamente il sorriso e la serenità per sempre. Premetto che con mio marito abbiamo avuto un lungo fidanzamento e anche dopo il matrimonio ero felice. Tutto cambia quando nasce mio figlio... Io mi allontano da lui perchè dovevo badare al piccolo e anche dal punto di vista sessuale lo è stato perchè mi sentivo...fisicamente cambiata dalla gravidanza, non avevo più il mio fisico e ho sofferto per questo.

 

Quindi inizio a notare che il nostro rapporto cambiava, lentamente. Non eravamo più una coppia unita, complice e felice. Inizio, negli ultimi 3 anni a trovare una serie di indizi che mi portavano a sospettare che lui potesse essere gay. Quando ne parlavo con lui, negava sempre. Una mattina, prendo coscienza che i miei non erano solo sospetti, e, difronte a certe prove, non ha potuto più negare l'evidenza. Ora non so se ho fatto la cosa giusta o sbagliata a "voler sapere" ma io stavo molto male, i pianti che ho versato nel vivere questa paura, mi stavano lacerando. Lui dice, che mi vuole bene, ed effettivamente non noto disagi nel

vivere con me (dal punto di vista sessuale, le cose non vanno come una coppia normale, i nostri rapporti sono "rari"). Io gli voglio un bene dell'anima, anche se so che non è l'uomo che ho sposato. Vorrei, x amor suo e di mio figlio, cercare di accettare questa sua ....tendenza e continuare a vivere con lui.

  Francamente non è una cosa facile, ma voglio tentarci. Per me la famiglia, è qualcosa di...sacro e penso di essere disposta ad accettarlo, pur di vivere con lui. Ma il mio dubbio è....e se si innamora di un altro? Questo potrebbe capitare..., cosi come potrebbe anche capitare che io possa avvicinarmi a qualcun'altro, ovviamente non posso prevederlo, ma il solo pensiero che questo possa accadere, mi fa star male da morire. Per adesso mi sento confusa, svuotata e mi fa rabbia sapere che la mia famiglia non è quella che ho sempre sognato... Pertanto, chiedo, se secondo voi è possibile riuscire a trovare quel minimo di equilibrio mentale ed emotivo che possa farmi vivere una vita...non dico felice perchè so che non accadrà mai, ma quanto meno serena...

 Grazie


Gentilissima scrittrice,

 leggendo la sua lettera c’è stata una frase che mi è rimasta impressa per tutto il resto della storia e che a  

me sembra essere la chiave della questione: “Tutto cambia quando nasce mio figlio...”.

E’ risaputo che la nascita di un figlio capovolga enormemente la vita della coppia; bisogna fare i conti  con un’atra realtà, cominciare a pensare in modo diverso. Un figlio, soprattutto il primo, comporta  cambiamenti determinanti, dall’essere solo moglie all’essere mamma o solo marito all’essere padre,  dalla dualità alla triangolazione ( il che vuol dire avere un bambino che assorbe tempo ed energie soprattutto della mamma che per un breve periodo non riesce, se non a fatica, a svolgere il ruolo di moglie-amante).

 Inoltre, per come Lei racconta ci si sente fisicamente cambiate dalla gravidanza, “non avevo più il mio fisico “.

Questi eventi mettono a dura prova l’equilibrio di una coppia e spesso può sfociare in cambiamenti che  comportano sofferenza, come tradimenti o altro (slatentizzare una omosessualità forse repressa). In questa storia siete in due a decidere, da un lato Lei che sembra non voler perdere Suo marito e  trattenerLo vicino a Sè ( alla sua famiglia) al costo di quasi negare “questa sua tendenza”; dall’altro lato c’è Suo marito con i Suoi bisogni e le Sue volontà: cosa ne vuole fare del vostro matrimonio? Lui è disposto a continuare a stare con Lei in seguito a questo coming out?

 Credo che sia utile per tutta la sua famiglia fare chiarezza sui vostri sentimenti e bisogni al fine di ritrovare un equilibrio senza che nessuno ne soffra troppo. Se non riuscite a farlo da soli potreste rivolgervi a dei colleghi per una terapia di coppia.

 Detto questo non tralascerei gli aspetti di tristezza e rabbia che si sono accumulati in Lei dalla gravidanza ad oggi, sarebbe utile poterci lavorare per un ritrovamento del suo benessere psichico e fisico al fine di ritrovare quell’autostima legata alla sua identità di donna.

 Cordiali Saluti

 Dott. Tuccio Domenico Savio





23/01/2014

Salve! Ho 21 anni, un buon lavoro che soprattutto mi piace pur essendo lontana 800 km da casa e una famiglia che mi vuol bene. Mi reputano una bella ragazza e nonostante tutto ciò non riesco a capire il motivo per il quale io non riesca a rapportarmi normalmente con gli altri. Mi spiego.

Non ho un ragazzo, né ne ho mai avuto uno. Se mi piace qualcuno non riesco a farglielo capire, al contrario illudo involontariamente chi non mi piace. Ogni volta che mi devo rapportare con una persona qualsiasi è come se mi sentissi..non so nemmeno io spiegare come con l'unico risultato di commettere Orrori grammaticali (che è la cosa che odio di più perché mi fa sentire ignorante pur avendo tra i miei hobby la scrittura). devo precisare che con i miei non accade nulla di tutto ciò. Credo sia un problema di autostima che trova radici nella mia infanzia fino a prolungarsi nell'adolescenza in cui mi insultavano per i baffetti. 

Ho letto tante storie nella vostra pagina, molto più serie della mia, ma ho deciso comunque di scrivervi perché di tutto ciò non riesco a parlare con nessuno. mia madre mi ascolta, ma non mi dice niente pensando che siano solo sfoghi momentanei e non problemi per me ed i miei amici....diciamo che non considero nessuno di loro sincero visto che nel momento del bisogno non c'è mai nessuno. come credete che possa risolvere la mia insicurezza? sono anche timida e a proposito di ciò in una delle vostre risposte ho letto:"Spesso la timidezza è legata all’ansia di non piacere agli altri, di non essere adeguati alla situazione. Quello che spaventa però non è il reale ricordo di casi in cui abbiamo fatto una brutta figura davanti agli altri o in cui abbiamo ricevuto un’aspra critica nei nostri confronti..quello che spaventa la maggior parte delle volte è ciò che immaginiamo possa accadere. In altre parole la preoccupazione di non piacere agli altri è quasi sempre fondata su pensieri immotivati"  E se la critica non fosse verbale, ma perfettamente traducibile dai loro occhi? E se una delle mie paure fosse proprio quella di non piacere alle persone alle quali vorrei piacere, come devo fare? se essendo me stessa (anche se la cosa mi diventa impossibile nei confronti delle persone nuove) non piacessi? se il mio carattere pessimo fosse una barriera impenetrabile ed involontara e pertanto insormontabile? se avessi già allontanato qualche amico vero a causa di qual carattere che non riesco a cambiare?

mi piace stare da sola, amo il silenzio. E' come se stando da sola nessuno mi possa giudicare per qualsiasi cosa io faccia. Ho un lato un po' bambino e la voce alta. Mostrare la mia sorpresa alzando la voce mi ha fatto spesso rimproverare dai miei amici perché dicono che li spavento. mi sento terribilmente infantile certe volte, ma io sono così e pur volendo non riesco a cambiare.  Di parlare con qualsivoglia persona e di guardarla in faccia mentre dico tutto ciò non ce la faccio....mi sento così stupida eppure tutto ciò condiziona la mia vita. ogni volta che qualcuno mi fa un complimento mi sento come un guscio vuoto, bello da vedere, ma senza sostanza, senza carattere. se mi rimproverano mi viene da piangere, non per dispiacere, ma per rabbia ed è una cosa che odio perché agli altri poi faccio pietà. cambiare circolo di amicizie è impossibile perché viviamo in un piccolo paesino friulano, io non ho la macchina e i miei amici sono in realtà i miei colleghi visto che nessuno conosce nessun'altro vivendo tutti insieme. 

Grazie mille per il vostro aiuto e complimenti per questo topic in cui le persone possono parlare con voi pur mantenendo l'anonimato.



Grazie per averci scritto. 

Nella sua lettera sento molto smarrimento; ma spero di poterle dare qualche spunto di riflessione che le consenta di ritrovare qualche saldo punto di riferimento dentro di lei.

Nella sua lettera, da una parte lei si domanda come fare per portare dei cambiamenti nel suo carattere e nella sua persona, dall'altra afferma che lei però è fatta così. Mi sembra che questo sia un buon punto di partenza per poter intanto rassicurarla sul fatto che è inutile spendere molte energie sul voler modificare gli aspetti di noi che non ci piacciono, se prima non impariamo ad accettarli. E, una volta che si riesca ad accogliere anche queste caratteristiche meno desiderabili di noi (che pur sono parte di noi) ciò che si può fare è cercare di educarle piuttosto che cambiarle. Mi sembra che lei sia molto impegnata ad esercitare un ferreo controllo sugli aspetti di lei che ritiene negativi (agli occhi degli altri) non riuscendo così a vedere tutto il resto, tutte quelle parti di lei che invece le piacciono e funzionano. Ha presente la storia di Dumbo? Finché Dumbo non accetta le sue enormi orecchie non riesce a vedervi l'enorme potenziale. Una volta che compie questo passaggio ecco che ottiene un grande guadagno in termini di crescita e realizzazione.

Lei ha sottolineato un passaggio scritto da una collega in questa rubrica, dove alla fine si dice che la preoccupazione di non piacere agli altri è quasi sempre fondata su pensieri immotivati. Io aggiungerei che questa preoccupazione è fondata più che altro su pensieri irrazionali, con cui tendiamo ad esagerare l'interpretazione delle situazioni e non riusciamo a trovare una modalità di risposta che ci preservi da una critica troppo aspra verso noi stessi e allo stesso tempo ci renda forti agli occhi degli altri. 

Vorrei anche un po' "provocarla" sulla sua situazione familiare. Lei è giovane eppure già così distante dalla sua famiglia, mi chiedo cosa realmente ( o è davvero solo il lavoro?) l'abbia spinta ad allontanarsi dalla sua casa. Da ciò che ha scritto mi pare quasi di capire che anche rispetto alla sua famiglia lei si viva un po' in modo ambivalente: dice infatti che la sua famiglia le vuole bene, che in famiglia non le capita di incespicarsi con le parole ma anche che non trova nessuno che riesca davvero ad ascoltare ed accogliere la sua sofferenza. Allora mi chiedo dove lei possa riuscire a parlare del suo dolore per non sentirsi all'altezza degli altri e di se stessa.

È davvero sicura di non riuscire a rivolgersi ad un professionista? Scrivendoci un passo l'ha già fatto. Ma se ritiene di non poter sostenere la relazione con uno psicologo dal vivo e intende però avere ulteriori chiarimenti non esiti a ricontattarci. 

Spero di esserle stata d'aiuto in qualche modo.

 Dott.ssa Giovanna Stecca


 

10/01/2014

Buona sera. Le scrivo perché sono arrivata al limite di una situazione che faccio fatica a sostenere... Le spiego... Io da quasi 3 anni frequento un uomo. Lui era sposato...uscendo con me poi dopo quasi 2 anni ha deciso di mollare la moglie. Insieme hanno 3 figli di 10 anni i gemelli e 8 la bimba. Ora io e lui abbiamo una bimba di 2 mesi. Non cercata ma arrivata x caso... nel senso che i contraccettivi li usavamo ma poi è andato storto qualcosa e  chiaramente alla notizia non eravamo contenti perché ancora lui legalmente non era separato.

Non voleva che la tenessi ma io ad abortire non ce l'ho fatta perché comunque sono contro. E dunque abbiamo deciso di proseguire con la gravidanza... chiaramente la ex non è stata al suo posto... appena saputo che lui aveva un'altra ha fatto di tutto per riprenderselo. Lui mi ha mentito tutta estate giurandomi che era finita con lei...ecc ecc e invece mentre era con i bimbi al lago lei lo raggiungeva di notte e immagini lei cosa facevano. Tutto ciò mi è stato confessato 1 mese fa dove lei si è presentata quando ero con lui e lui mi ha detto tutto. Pure che sono andati a una spa e per di più dopo 2 settimane dal parto sono stati a cena per i 24 anni insieme dv lui ha regalato 24 rose .

OK...mi sono fatta dare una spiegazione. Praticamente lui dice che app ha saputo che frequentava un altro e lei lo ostentava, lui ha ceduto e dopo aver ceduto si è pentito perché non voleva tornare con lei e lei lo ricattava dicendo che se non faceva cm voleva lei sarebbe venuta a dirmi tutto. Arrivato il famoso giorno ha fatto una scenata stratosferica menando lui prendendolo a calci e pugni e insultandolo anche davanti ai suoi operai ribaltandogli l ufficio e laniandogli dietro pure un coltello. Dopo la scenata lui ha giurato di mandarla a quel paese e far tutto tramite avvocati. MA ora dopo 1 mese dice che la rabbia gli è passata e che cmq non riesce a essere cattivo con lei nonostante ciò che gli ha fatto. Giura di amarmi e di volere solo me. Ma alla domanda  se gli desse fastidio sapere che lei ha un altro mi ha risposto di si.

Che nonostante tutto non riesce a odiarla e che gli darebbe comunque fastidio. Dice che è normale dopo 23 anni insieme. Io non ci capisco più nulla e vivo con l'ansia che lui possa ancora mentirmi . Insomma non vivo bene...e ho 2 figlie da crescere. Cosa devo pensare? che lui la ama ancora? o le vuole bene solo perchè han 3 figli insieme? o perché ha sensi di colpa nei suoi confronti? vorrei un consiglio perché non riesco più a gestire la situazione. E siccome uno dei motivi per  cui l'ha mollata è stato che con me stava bene e era sereno, non voglio ora rovinare tutto perché risulto pressante e negativa rischiando così di metterlo in difficoltà. Mi dica lei. grazie di cuore

distinti saluti


Gentile Signora,

la ringrazio per averci scritto.

Ho letto con attenzione la sua lettera, e devo essere sincera, alcuni punti non mi sono molto chiari, e mi sono molto chiari, e mi chiedo, e le chiedo il senso di questa confusione.

Sicuramente questa confusione nasce in parte dalla fatica della situazione (per parafrasare le sue stesse parole), e dall’ambiguità della storia…mi chiedo però se non fosse presente fin dall’inizio di questa. Come mi ha detto quest’uomo era sposato, e per due anni vi siete frequentati, mentre lui ancora era con sua moglie, e portava quindi avanti due storie parallele, e questa situazione è andata avanti, se non ho capito male, fino a poco tempo fa, visto che quando è rimasta incinta lui non aveva ancora iniziato legalmente a separarsi. Non è chiaro se la separazione sia iniziata o meno, ma quello che sembra più evidente che lei sia entrata in crisi nel momento in cui la ex-moglie ha fatto pressioni per riavere suo marito…eppure la donna è sempre stata presente nelle vostre vite.

Lei sembra accorgersene solo ora, come mai? Quest’uomo le pone una situazione incerta da 3 anni, come mai solo adesso sente che la situazione è pesante? Quali erano e sono le sue aspettative? Credo che debba, innanzitutto, iniziare a riflettere su questi aspetti, e su ciò che vuole lei, piuttosto che provare a dare una risposta ad interrogativi su di lui, che probabilmente neanche lui ha ben chiari. Capisco la sua ansia di trovarsi di nuovo di fronte ad altre bugie, ma tempestare lui di domande non serve a nessuno dei due.. Lui a quanto pare ora deve fare i conti con la separazione e con la fine del legame, semmai sia finito, e questo potrebbe renderlo ancora più confuso e distante. La cosa su cui dovrebbe concentrarsi è la dinamica della vostra storia, come si evoluta in questi tre anni, e ripeto, cosa lei si aspetta da quest’uomo, e se alla luce di quanto avete vissuto nel corso di questi anni, questo può darle ciò che cerca… Centrare l’attenzione di più su lei, potrà aiutarla a sentirsi più padrona della situazione e meno in balia degli eventi.

Non esiti a riscriverci se ne sente il bisogno, la saluto cordialmente e le auguro buon anno.

 Dr.ssa Marzia Dileo


10/01/2014

buonasera,

io e mio marito ci siamo sposati 10anni fa dopo un fidanzamento di 6 anni.

Siamo sempre stati molto diversi ma credevo che con il tempo saremmo riusciti a trovare un equilibrio invece le cose sono peggiorate fino al punto che ormai siamo separati in casa. Io sono una persona che crede molto nel rapporto di coppia, nella complicità, nel dialogo continuo e sincero, credo che arrivati in casa bisogna togliersi la maschera e permettere a chi ci sta accanto di amarci (o non amarci) per quello che siamo. Mio marito invece è una persona estremamente introversa, chiuso dentro la sua corazza impenetrabile, ostinato e tenace quando vuole qualche cosa ed estremamente attento a far si che nulla scombini il suo equilibrio e il suo quieto vivere.

Maschera molto bene questa sua lontananza emotiva con un carattere estremamente bonario, è educato, delicato, non perde mai la pazienza e sarebbe disposto anche a vendersi un rene per garantire a me e nostro figlio il benessere economico. Ho investito troppo in questo matrimonio mettendo sempre in secondo piano la mia individualità, il mio lavoro e ogni decisione che ho preso è sempre stata "assoggettata" alle esigenze di coppia. Per me non è mai stato un sacrificio anzi era la mia ragione di vita e sono sempre stata felice quando riuscivo a trovare un equilibrio tra noi due. Ma poi ho dovuto fare i conti con la realtà.

Negli ultini anni ho attraversato dei momenti molto difficili economicamente e lavorativamente e mi sono ritrovata completamente sola, "abbandonata" a me stessa e al mio malessere, si è allontanato da me e dai miei malesseri per non farsi coinvolgere e non sconbussolare la sua tranquillità, continuando la sua vita come se io non esistessi. Allora ho dovuto fare i conti con me stessa e con la realtà e ho capito che tutto quello che pensavo di aver costruito era solo un'illusione a senso unico a cui avevo voluto credere. Ho capito che non eravamo mai diventati  "coppia" perchè non si era mai davvero messo in gioco, si era sempre protetto da me per non dover cambiare il suo modo di essere e di pensare. Così ho iniziato a rileggere tutto il mio passato, ho capito che nelle discussioni mi dava ragione solo quando l'argomento non gli interessava altrimenti mi prendevandeva in giro con finta ccondiscendenza e poi andava dritto per la sua strada prendendosi quello che voleva (usando anche brutti sotterfugi). Alla fine ho capito che era sempre lui a scegliere (quando cedere e quando no) senza vere discussioni, perchè se non si mettono su un piatto i propri bisogni e le proprie paure non ci sono proprio i presupposti per alcun tipo di comunicazione. Ho capito che era per proteggere la sua indipendenza che  non mi chiedeva mai aiuto, che non parlava mai con me delle brutte cose che gli capitavano.

Gli bastava solo che io ci fossi, che mi vedesse, come un bella statuina. E alla fine mi ha riservato lo stesso trattamento. Ho fatto i conti con la realtà nel modo peggiore, assaporando la solitudine e a questo punto rimettendo anche in discussione i suoi sentimenti per me. Perchè non ha sentito il bisogno di riununciare ad un pò di tranquillità per aiutarmi quando ve avevo bisogno? perchè non si sente libero di essere se stesso e di aprirsi con me? Perchè non mi sento parte di un progetto ma solo un ostacolo per il suo piano di vita?
Ho provato in tutti i modi a cambiare le cose a alla fine ho cambiato talmente tanti atteggiamenti che sento di aver perso me stessa. In cosa ho sbagliato?

Grazie


Gentile signora, grazie per averci scritto.

Ho letto con attenzione e interesse la sua lettera e mi sono chiesta: quando lei ha conosciuto il suo attuale marito cosa vi ha trovato di bello? Che cosa l'ha colpita di lui? E ora, a distanza di anni, cosa è cambiato rispetto ad allora? 

Sarebbe bello poter rivolgere queste stesse domande a suo marito. Le porgo questi interrogativi per portarla a riflettere su quelli che sono stati i presupposti della vostra coppia e su come questi siano evoluti, o meno, nel corso del tempo.

Da ciò che ho potuto leggere mi sembra di capire che oramai lei sia giunta ad una decisione rispetto al futuro di coppia. Tuttavia mi sentirei di consigliarle di rivolgersi ad un terapeuta di coppia perché credo varrebbe la pena approfondire gli aspetti che ho solo accennato nelle mie domande precedenti. 

Spero di esserle stata utile in qualche modo.

Saluti.

 Dott.ssa Giovanna Stecca


10/01/2014


Salve,

Ho 21 anni e sono fidanzata da quasi 3 anni. All'inizio la relazione era esattamente come la desideravo. Lui perfetto e la sua famiglia idem. Non c'erano grossi problemi fra di noi..ci si litigava, certo, ma nel giusto e come credo sia del tutto normale.

Il problema subentra nell'ultimo periodo..all'incirca 6, 7 mesi..in cui lui si confida con me su alcuni pensieri strani che ha verso le persone a cui vuole bene..dice di averli da sempre ma che nell'ultimo periodo gli pesano particolarmente..per farvi un'idea:

pensieri di aggressione verso di me o un suo familiare, dubbi sulla nostra relazione. Lui mi ha detto che sono solo fissazioni basate su nulla di veritiero ma che non riesce a liberarsene, fino a provocargli nell'ultimo mese dei veri e propri stati d'ansia. Allora di comune accordo anche con la sua famiglia, abbiamo chiesto consulto ad uno psichiatra che, alla fine, gli ha prescritto delle gocce di ansiolitico e che ora lui prende. Io gli sono stata vicina in tutto e per tutto sempre. Ho sempre creduto che fossero solo dei pensieri infondati. Tuttavia ho iniziato ad avere dei dubbi e a stare davvero male nel momento in cui lui, qualche giorno fa, mi dice di aver immaginato, in una "situazione particolare", di avere dei rapporti sessuali con mia madre. Ecco..davvero non so come prendere la cosa.


Gentilissima Francesca,

comprendendo perfettamente il suo turbamento a fronte di tale “rivelazione”, La invito a riflettere sul fatto che probabilmente, il suo ragazzo anche se ha immaginato di avere dei rapporti intimi con sua madre ciò non significa che desidera vivere questo tipo di rapporto.

Questa riflessione parte dal presupposto che nella sfera dei rapporti sessuali esiste una chiara distinzione tra immaginazione e desiderio. La sfera del desiderio è caratterizzata dal fatto che l’individuo vorrebbe che ciò che desidera si realizzasse realmente nel rapporto sessuale; mentre la sfera della fantasia sessuale è costituita da immagini che non necessariamente la persona desidera che si realizzassero nella realtà.

Quando immaginiamo una situazione non significa necessariamente che ci piacerebbe che accadesse realmente e quello che immaginiamo non fa sempre parte di ciò che desideriamo realmente attuare.

Se il senso di malessere e disorientamento da lei avvertito in questa situazione non le sembra facilmente superabile, Le suggerisco di avvalersi del supporto di un professionista per poter elaborare ed approfondire i sentimenti che emergono.

 Un caloroso saluto

 

Dott.ssa Patrizia Ziti


10/01/2014

Salve, dopo un anno e mezzo di matrimonio e anni di convivenza ho avuto il coraggio di dire a mia moglie che non l'amo più. Non perchè Lei si sia comportata male nei miei confronti ma perchè il rapporto si era come assottigliato, non c'era  più quella passione, niente in comune.

 Ovviamente comunicare questo è stata la parte dolorosa, lei l'ha presa davvero male, piangendo, autodistruggendosi, non volendo reagire.  A distanza di mesi e rimanendo sempre fermo nella mia posizione, mi accorgo che non è cambiato niente; lei continua a non voler reagire, facendomi sentire in colpa, dicendomi che non serve a niente, che non è buona a fare niente e non accetta neanche il mio aiuto.

 Non so come fare, anche perchè vederla così mi devasta, vorrei reagisse solo per lei e anche per me. Provo per lei un affetto profondo e vederla cosi mi fa soffrire ma allo stesso tempo, questo suo legame, questo suo continuo cercarmi con frasi autodistruttive blocca la sua e anche la mia vita. Come mi devo comportare per creare in lei quella molla che l'aiuti ad andare avanti, che le faccia vivere la sua vita senza piu il mio aiuto?


Gentile Signore,

 gli studi di psicologia dello sviluppo ci raccontano che l’amore subisce profondi e radicali cambiamenti lungo il ciclo di vita. E’ indubbio che la passione appartenga ad una fase infatuativa propria dell’età adolescenziale,  mentre l’affetto profondo, quello meno fisico ma, di fatto, più intimo e ricco della vs esperienza di vita insieme appartengono al periodo di una piena maturità. Ecco quindi che le sue riflessioni sul rapporto che sta vivendo,  potrebbero trovare una chiave di lettura in tal senso. Probabilmente non c’e’ alcuna “molla” da sollecitare e nemmeno alcuna incomprensione da chiarire l’uno nei confronti dell’altro.

A mio avviso, semmai è la consapevolezza che la qualità del vs legame è in questo periodo in corso di trasformazione che dovrebbe essere favorita; una modalità diversa dello stare insieme che non dovrebbe struggere nessuno e tanto meno far sentire una parte di voi in colpa. Ritengo pertanto opportuno vagliare la possibilità del counselling di coppia affinchè entrambi i membri di questa coppia trovino uno spazio idoneo ad esprimere i propri vissuti e i propri pensieri su ciò che sta vivendo.

Ancora, le informazioni che provengono dalla sua lettera meriterebbero di essere riconsiderate e anche approfondite in una situazione di counselling; nulla sappiamo per esempio in merito all’età sua e della moglie e soprattutto sul livello di aiuto che questa donna le sta chiedendo per andare avanti. Ovviamente tutti questi aspetti avrebbero bisogno di essere riconsiderati secondo un’ottica di ricostruzione affinchè possiate riprendere “in mano” il benessere della vs coppia. Un cordiale saluto. AV


Pagine secondarie (1): domande secondo semestre 2014
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