domande secondo semestre 2014

17 dicembre 2014


Salve sono un ragazzo di 21 anni, da qualche tempo non riesco più a relazionarmi con le persone in particolare con il sesso opposto, mi sale spesso l'ansia, non riesco a guardare il mio interlocutore in faccia, non capisco se le persone sono realmente interessate a me o fingono, mi sento costantemente giudicato per chi sono e per come mi comporto. Visto che ormai ho perso tutta la fiducia che avevo in me stesso e non so più cosa fare chiedo aiuto a chi forse può aiutarmi davvero grazie



Caro lettore,

mi dispiace che tu sia attraversando questo momento di disagio, spero che queste sensazioni di inadeguatezza e di sfiducia siano solo passeggere. Stai attraversando un periodo molto delicato per la definizione della tua personalità e stai probabilmente scoprendo alcuni aspetti di te che non ti permettono così facilmente di sentirti membro del gruppo dei tuoi coetanei. Vedi, durante l’adolescenza si sente il bisogno di essere uguali agli altri per sentirsi accettati e, di conseguenza, per stare bene. Crescendo, però, diventa sempre più forte il desiderio di distinguersi dagli altri per le proprie capacità e caratteristiche, per cui si prediligono i piccoli gruppi e i rapporti sempre più intimi con poche persone. Probabilmente tu stai attraversando questa fase in cui dai voce agli aspetti di te che vengono fuori e che magari ti differenziano dagli altri, facendoti sentire inadeguato rispetto a loro. Probabilmente hai bisogno di conoscere altre persone, più simili a te. La fiducia che hai in te stesso non deve dipendere solo dal grado di accettazione degli altri ma deve essere legato ai tuoi successi, alle tue esperienze, alle opinioni che hanno di te le persone a cui tieni. Ti invito, perciò, a riscoprire ancora di più te stesso e di cominciare o riprendere attività che ti piacciono (sport, hobby, interessi, musica..) per sentirti competente in quell’ambito e poi mano a mano per sentirti più competente nella vita in generale, sconfiggendo quel senso di inadeguatezza che ti impedisce di guardare gli altri negli occhi. Non hai nulla di cui vergognarti, hai tutte le qualità per guardare con fierezza gli altri e sentirti a tuo agio.

In bocca al lupo!

Dott.ssa Anna Verde  


10 dicembre 2014

Salve, sono una donna di 36 anni...sono fidanzata da un anno e mezzo cn un uomo di 36 anni..bravissimo dolce gentile premuroso che fa d tutto per rendermi felice...abbiamo deciso d sposarci e stiamo preparando il tutto...ma ora sono entrata in uno stato d grande ansia..metto in dubbio anche i miei sentimenti verso d lui..nn so più se la persona giusta per me...ma nn voglio nemmeno perderlo perché ho paura d pentirmene. Purtroppo io ho un passato molto burrascoso..a 18 anni rimasi incinta e mio padre m ha obbligato a sposarmi cn il padre d mia figlia..ma il matrimonio ovviamente finì male..da allora ho avuto storie impegnative..ma nel momento in cui si parlava d matrimonio scappavo...ma forse loro meritavano la mia fuga nn erano delle persone serie..nonostante parlassero di matrimonio. Ora con il mio attuale ragazzo ho tt quello che volevo da un uomo...ma cn la parola matrimonio anche cn lui ho solo voglia d scappare...io non so cosa pensare forse il mio passato ormai influisce sul mio presente..per favore aiutatemi a capire...grazie mille


Gentile signora,

La ringrazio per averci scritto. Percepisco nella sua domanda un sentimento di confusione e di paura. Magari, a volte, di fronte a decisioni importanti e a traguardi significativi si può entrare in uno stato di confusione e di paura dovuti all'importanza delle scelte compiute. A volte il cambiamento e le conseguenze che queste scelte comportano possono generare stress talvolta perché si lascia una situazione conosciuta per una situazione nuova, modificando una situazione socio-psicologica che forse si teme, talvolta perché si percepisce uno stato di malessere collegato a diverse problematicità interne o esterne . Forse lo stress e le domande che sorgono in quei momenti possono essere collegate a vissuti simili accaduti in passato, alla paura di non essere all'altezza, alla paura di non poter controllare tutto e prevedere l'andamento della scelta stessa, alla paura di perdere una certa libertà e di costruire una realtà diversa ? Il "suo stato di ansia" e il suo desiderio di "scappare" possono forse essere collegati, in un certo modo, al suo passato vissuto del matrimonio ? "... mi ha obbligato a sposarmi con il padre d mia figlia..ma il matrimonio ovviamente finì male". Forse oggi il suo compagno "bravissimo dolce gentile premuroso che fa d tutto per rendermi felice" e la scelta presa apparentemente deliberatamente "abbiamo deciso di sposarci" non rispecchiano le condizioni del passato?

Spero esserle stata d'aiuto, le auguro di poter ritrovare al più presto uno stato di benessere psicologico soddisfacente e di vivere con serenità le scelte e decisioni della sua vita.

 Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa



10 dicembre 2014


Salve,

ho sentito parlare molto bene delle vostre consulenze e avrei bisogno di chiedere un consiglio su come comportarmi rispetto ad un comportamente ormai non più gestibile, da parte di mio marito. Da due anni ha iniziato a molestare mia sorella con sms e mms spinti. Nello specifico due anni fa ha provato ad avere un approccio maldestro prontamente rifiutato da lei. Sono cominciati quindi sms che poi lui ha giustificato dicendo che in realtà erano rivolti a me, sua moglie. Un anno fa ho affrontato con lui l'argomento e pur non credendo alle sue scuse ho accettato di andare avanti facendo finta che nulla fosse accaduto, ma ormai anche i miei sentimenti erano mutati. Da pochi giorni mia sorella mi ha confessato che da alcuni mesi sta ricevendo nuovamente altri tentativi di contatto da un numero non conosciuto; facendo alcune ricerche abbiamo scoperto che in realtà lui ha comprato un'altra scheda telefonica e un altro cellulare e ha provato ad agganciarla creando anche vari profili falsi su diversi social network. La cosa grave è che agli sms si sono aggiunti anche gli mms con contenuto spinto. Ho affrontato nuovamente con lui il problema e ha negato l'evidenza fino a che non l'ho costretto ad ammettere tutto. Ora cerca di recuperare un rapporto con me e dice di non provare nulla per mia sorella...io non credo che provi dei sentimenti verso di lei, credo invece che abbia un problema da affrontare. Non so se si può definire disturbo e non so neppure di che genere, ma non credo sia normale che poi giustifichi questi ultimi episodi dicendo che per lui si è trattato di un gioco anche perchè mia sorella ha chiarito fin da subito che non gradiva questo tipo di atteggiamento; lei è addirittura in cura presso una psicologa poichè ha iniziato ad avere paura e a sentirsi oggetto di stalking. L'ho convinto a parlare con un esperto di questa situazione e abbiamo minacciato di denunciarlo se dovessero ripetersi altri episodi del genere. Io ho deciso tra l'altro di non continuare il mio rapporto con lui e di chiedere la separazione ma vorrei innanzitutto aiutarlo a capire se ha davvero un problema relazionale anche perchè

abbiamo due bimbe.



Carissima lettrice,

posso immaginare il suo disagio. Da quello che mi scrive mi pare di capire che ha provato più volte ad affrontare la situazione con suo marito e ora il suo interesse è cercare di capire come affrontarla data la presenza di due bimbe.

Mi pare di capire che sua sorella sia in cura perché si è sentita oggetto di stalking e anche suo marito abbia  accettato di farsi aiutare e che è stato minacciato di denuncia se gli episodi si ripeteranno. Mi è sembrato di capire che siate in possesso di eventuale materiale (sms, mms provocatori). Le potrei consigliare di non cancellare tali dati che potrebbero essere utili per decisioni future. Mi pare di aver capito che abbia deciso di allontanarsi e di non continuare la relazione. A volte la distanza può essere utile per capire come comportarsi e pensare alla propria sicurezza.

Le consiglio vivamente di non cercare di risolvere da sola la situazione.

 Dalle sue parole mi pare di percepire la difficoltà nel dare una definizione alla situazione che sta vivendo.

Penso sia utile cercare di mettere a fuoco il termine stalking.

Il termine si riferisce ad un “insieme di comportamenti persecutori ripetuti e intrusivi, come minacce, pedinamenti, molestie, telefonate o attenzioni indesiderate, tenuti da una persona nei confronti della propria vittima”.

 Lo stalking è un fenomeno psicologico e sociale conosciuto anche come “sindrome del molestatore assillante.  In Italia lo stalking è considerato reato da tempi molto recenti ed  è un fenomeno assai diffuso che non dovrebbe essere sottovalutato ;  chiunque può diventare oggetto di stalking. Viceversa  lo “stalker” può essere una persona conosciuta  o perfino uno sconosciuto con cui ci si è scontrati anche solo per caso, magari per motivi di lavoro.

Quando si cerca di stabilire una relazione con qualcuno, la maggior parte delle persone è in grado, dopo alcune risposte negative, di comprendere che l’ altra persona non è interessata. Tentativi ulteriori di comunicare o imporre la propria presenza o attenzioni si possono configurare come  una condotta di stalking  se l’ altra persona ha chiaramente specificato di non essere interessata. Una caratteristica dello stalking è rappresentata dalla sua durata. Queste condotte possono protrarsi per molto tempo, anche mesi o addirittura anni.

Attraverso lo stalking si  può rivelare  un problema  individuale e sociale . Per raggiungere i suoi scopi, lo stalker mette in atto una serie di comportamenti fastidiosi e molesti nei confronti della vittima designata, come ad esempio, le comunicazioni non desiderate.

In genere, l’attenzione è posta sulla vittima, ma a seconda dei casi, lo stalker, può manifestare comportamenti invadenti anche con i familiari e gli amici della vittima .

Lo Stalking è un fenomeno complesso ed eterogeneo poiché lo stesso comportamento può essere innescato da motivazioni diverse che solo l’attenta analisi del caso specifico può decifrare. Non è detto che siano presenti delle patologie. La persona che mette in atto tale condotta può non essere consapevole  e  potrebbe agire spinto solo dai suoi bisogni, negando la realtà.

L’ Osservatorio Nazionale sullo stalking fornisce ascolto e guida psicologica sia agli autori di tali comportamenti che ai loro familiari.

Un caro saluto

Dott.ss Laccu Sabrina


10 dicembre 2014


Salve,

Sono una ragazza di 20 anni e frequento il secondo anno di università. Non sto vivendo per niente bene l'esperienza universitaria. Non riesco più a studiare, nemmeno dieci pagine al giorno, sto l'intera giornata a studiare e poi mi ritrovo senza sapere nulla. Sono mesi e mesi che vado avanti così, ho sostenuto quattro esami, tutti preparati a stento e non raggiungendo i risultati che avrei voluto. Da ottobre stavo preparando un esame che avrei dovuto sostenere fra quindici giorni, ma sono tre giorni che non ho proprio più la voglia di aprire il libro perché tanto so che non imparo nulla e mi sento ancora più male perché penso che sto studiando da metà ottobre tutti i santi giorni per nulla. Mi sento depressa al massimo, non so cosa mia stia succedendo. Non ho mai avuto problemi riguardo lo studio in vita mia e ho sempre avuto le idee ben chiare su cosa volessi fare "da grande".

Ora mi ritrovo a 20 anni che mi sento una fallita, che non riesce a fare l'unica cosa che avrebbe voluto, cioè laurearsi e realizzare i suoi sogni. Mi sento cambiata, prima non ero così. Ero una ragazza solare e avevo amiche, uscivo, studiavo, tutto. Ora non ho più un'amica, nella mia famiglia nessuno mi capisce, mi dicono che non devo stare così ma niente di più, mia madre mi dice che mi sta capitando questo perché penso che non ce la faccio e quindi parto già sconfitta, inveve non è così perché io sto male proprio perché vorrei fare ma non ci riesco, come se qualcuno mi stesse spingendo sempre più giù. Mi sento sola, non faccio altro che piangere.  Non so che fare. Sono fidanzata da sei anni, il mio fidanzato mi sta vicino a modo suo, ma anche lui dice che mi sto fissando e non devo fare così. Vorrei capire se c'è qualcosa dentro di me che magari non so nemmeno io e che mi blocca. Ho pensato di andare da uno psicologo in modo da parlare da vicino e spiegare un pò tutta la mia vita, che è lunga da scrivere, può essere che il problema stia lì, ma non so se effettivamente mi servirà, ho paura di spendere solo i soldi, soprattutto perché so che le sedute costano molto e non ho poi tutte queste possibilità. Chiedo solo un consiglio


Gentile lettrice, le chiedo scusa innanzitutto per il ritardo nella risposta e la ringrazio per averci contatto.

Mi colpisce molto la sua lettera e quello che scrive, si sente il peso e il dolore che sta vivendo in questo periodo. Ha molte persone che le stanno vicino e che cercano a loro modo di confortarla e credo lo facciano con le buone intenzioni di fornirle uno stimolo, ma lei non si sente capita e questo la fa piombare ancora di più nello sconforto e nel senso di fallimento. Lei dice che non sa cosa sta succedendo dentro di lei, sinceramente, da quello che racconta non posso dirglielo neanche io, da quello che scrive  sembra che all’improvviso sia caduta questa pesante ombra sulla sua vita che le ha tolto ogni stimolo e, per attenermi alle sue parole ogni capacità. Più che dentro di lei, iniziamo e inizi a vedere cosa è successo nella sua vita in questi mesi. Cosa è accaduto? Come è cambiata?

In base a ciò che scrive posso dirle che l’inizio dell’università, così come la fine della scuola superiore segna un periodo di cambiamento importante, si finisce un ciclo e questo già comporta un lutto, come tutte le “fini”; ci si affaccia all’ètà adulta e questo comporta l’abbandono del vecchio ruolo con i suoi vissuti e le sue funzioni , comporta   la necessità di ridefinirne uno nuovo e questo può portare a delle crisi personali e a vissuti depressivi. E’  come se dovesse far “morire” una parte di sé, per costruirne un’altra e ancora non si sente pronta per questo. E’ possibile che stia vivendo questo, senza esserne pienamente consapevole e quindi sente solo la fine e il senso della perdita, è possibile  che si stia prendendo il suo tempo prima di costruirsi una nuova identità.  Questa cornice vale anche se è accaduto qualcosa in questi mesi, perché l’evento è avvenuto in una fase più delicata della sua vita.

Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a mettere in luce questo periodo e gli eventi della sua storia personale che possono alimentare ora il suo disagio, se ancora non ne sente il bisogno potrebbe iniziare a rispondere agli interrogativi che gli ho posto e a riflettere su quanto ho detto sopra, e potrebbe riscrivermi, sarei ben grata di poterla aiutare.

La saluto cordialmente,

Dr.ssa Marzia Dileo



10 dicembre 2014


Caro psicologo, sono una ragazza di 22 anni che ha bisogno di un aiuto.
Sto vivendo un rapporto felice da ormai 1 anno e 8 mesi che da lunedì è diventato un incubo.
Il mio fidanzato mi ha confessato di avermi tradita con una persona che lavora con lui. A detta sua un colpo di testa quasi, un vero e proprio errore.
Io mi sono sentita cadere il mondo addosso non ci potevo credere.
Ora gli ho detto che non è possibile stare insieme perchè personalmente in questo momento non me la sento di perdonare un tradimento, che tolto il lato fisico della situazione è un tradimento della mia grande fiducia che avevo riposto in lui.
Purtroppo però sento che anche solo i messaggini o le chiamate con lui mi mancano e anche se in modo freddo continuo a rispondergli e a scrivegli. Non riesco a fare finta di niente ma vorrei potermi staccare da lui ma mi sembra di non riuscire a farlo e questo mi riempie la testa di domande e dubbi a cui non trovo risposta.Cosa posso fare? Cosa è meglio fare? La ringrazio in anticipo. Marta


Cara Marta,

capisco che il momento che stai passando non è sicuramente dei più facili. Da un lato c’è la tua delusione che ti spinge lontano da lui, dall’altro c’è l’amore che vi ha tenuti insieme quasi due anni che ti porta ad avere ancora contatti con lui. Cosa è giusto fare? Tutto dipende da quello che provi per lui e dalla fiducia che hai o che potresti riavere in lui. Vedi, siamo portati erroneamente a pensare che le cose accadono secondo il principio della “continuità”, per cui si potrebbe pensare che il tuo fidanzato ti ha tradito una volta e lo rifarebbe di nuovo. In realtà, niente è prevedibile e se tu vuoi nuovamente scommettere sul tuo rapporto sentiti libera di farlo. In questo momento hai due possibili strade da percorrere: il perdono o la fine del tuo rapporto con lui. Entrambe rischiano di farti soffrire, non ce n’è una che sicuramente ti darà la serenità che cerchi. Cerca di capire se puoi provare a perdonarlo e ricostruire la fiducia che avevi in lui o se l’odio e la delusione che provi sono più forti di tutto il resto.  I dubbi che invadono la tua testa verranno risolti con il confronto, parlandone con lui che, a quel punto, potrebbe confermarteli o, invece, potrebbe rassicurare tutte le tue incertezze.

Cerca di non chiuderti in te stessa, ma cerca il confronto con lui, qualunque sia la tua decisione.

Dott.ssa Anna Verde



05 dicembre 2014


Salve, sono un ragazzo di 27 anni bloccato da diverso tempo all'università. La mia vita fino a 5 anni fa andava a meraviglia. Studiavo tanto e sentivo di pianificare bene il mio futuro. Ho sempre avuto poco dalla vita rispetto a tanti altri ragazzi, mai stato fidanzato e mai avuto esperienze con ragazze, mai viaggiato in aereo, mai imparato ad andare in bicicletta, mai avuto un motorino e nemmeno un auto per l'università da mio padre. Eppure non ne ho mai preteso nulla, ho fatto il mio dovere di figlio e basta. Vivevo solo di casa e scuola/università.

Con la mia laurea triennale sono iniziati i pesantissimi problemi. Mio padre, malato di diabete da poco e che già in passato è sempre stato una persona burbera, ha peggiorato tantissimo il suo carattere. Faceva liti enormi a casa rompendo mobili ed oggetti. Quella casa che già non era mai stata particolarmente curata da lui, nonostante non fosse una persona benestante, era più distrutta di prima. Poi è andato via di casa traumatizzandomi che avrebbe dilapidato il suo patrimonio. È scomparsa mia nonna, sua madre, che ha litigato con lui senza neanche fare pace, ed ora lui è in causa con mia zia per l'eredità. Un intera vita rovinata per stupidità e cattiveria.

Io poi ho perso laanche la fede, che forse era l'unica cosa con cui mi davo forza nella vita, sono diventato un razionalista. Ho iniziato anche a perdere i capelli, che nella mia situazione di ragazzo vergine e senza una donna hanno accresciuto il mio senso di fallimento e di non accettazione di me stesso in modo inimmaginabile. Tento oggi disperatamente rimedi per evitare di perdere anche l'immagine allo specchio che ho.

Mi sento solo, senza futuro, ho fallito all'università, non sono più bravo come prima e non riesco nemmeno a stare al passo con altri che vedo milto più brillanti di me. Sembro un addormentato, l'altra volta con un professore ho fatto una figuraccia presentando un progetto scadentissimo, quando io anni fa macinavo 30 e lode come se niente fosse. Ed il brutto è che sento dentro di me quei tempi come lontanissimi ed irrecuperabili.

Ora ho iniziato una terapia cognitivo conportamentale dopo essere stato per 2 anni in terapia al servizio pubblico senza risultati.

Mi sento solo, senza futuro, senza una famiglia forte come molti hanno (vivo solo con mia madre casalinga), senza amici, senza una ragazza, mi vedo brutto e mi sento come se mi avessero strappato via tutto, tutto quanto. Ma non ce l'ho con mio padre, ne con nessuno in particolare, forse la vita è proprio così ed io dovrei farmi da parte perchè il mio momento per avere dalla vita c'è già stato e me lo sono giocato. È solo che vorrei che qualcuno mi scrivesse.

 

 

Gentilissimo lettore,

nelle sue parole ho avvertito un profondo senso di inadeguatezza e di solitudine. Sembra che una tristezza di fondo sia emersa facendo leva sul suo senso di fallimento in diverse aree della sua vita.

Da quello che scrive sembra che la scuola/università per tanto tempo siano state una sorta di rifugio sicuro rispetto alle altre aree affettive e relazionali, forse avvertite come “instabili e insicure”.

Tuttavia nel momento in cui fisiologicamente saranno venute meno le forze per questo “surplus  di investimento energetico” dopo la laurea e si è dovuto fermare per riprendere “fiato” si sarà confrontato con le altre sfere della sua vita su cui ha investito un po' meno e forse proprio per questo si è accorto di sentirne il bisogno.

Sicuramente la situazione familiare non è stata d'aiuto al punto da sentirsi “traumatizzato” dalle “minacce” di dilapidazione del patrimonio da parte di suo padre e probabilmente il fatto di non avere nessun amico/partner che potesse accogliere la Sua emotività (tristezza ma anche rabbia) l'ha indotta a demoralizzarsi e a svalutarsi al punto da non stare bene con l'idea che ha di sé, forse somatizzando fino a perdere i capelli.

Tuttavia mi lascia perplesso la vera motivazione per cui Lei ci scrive. Si tratta solo di desiderio di ricevere una risposta  alla sua domanda (È solo che vorrei che qualcuno mi scrivesse)?

Anche perchè credo/spero che di questi aspetti ci stia lavorando in psicoterapia.

Alla luce di quanto è stato detto, mi permetto di  indicarLe, se vuole, di parlarne con il suo terapeuta se ancora non è stato fatto ma sopratutto si conceda di esperire la rabbia per le situazioni senza somatizzarla e, ancora, rivaluti questa situazione come punto di svolta e di partenza per una vita piena di consapevolezza e possibilità di fare tante altre cose che possano piacerLe, basta solo trovare la volontà.

Spero di essereLe stato utile.

Cordiali saluti

Dr. Tuccio Domenico Savio



05 dicembre 2014

Buonasera ho un serio problema aiutatemi…sono una donna di 44 anni ho avuto due matrimoni e due figli. Il primo mi ha tradito lasciandomi con la mia prima figlia. L'altro dopo il secondo figlio è uscito di testa e io l'ho lasciato.Mentre frequentavo l'università ho conosciuto un uomo e da cinque anni stiamo insieme e da uno conviviamo. Per stare insieme abbiamo fatto entrambi follie lui ha lasciato una donna con cui stava da dieci anni ha venduto la casa presa per andarci a vivere con lei. Ha imposto la mia presenza ai suoi genitori...insomma ha fatto di tutto e soprattutto voleva dividere la sua vita con me. Io ho creduto che avesse capito cosa volesse dire vivere in un ménage a quattro soprattutto gli ho sempre detto che avevo dei dubbi sul fatto che fosse abituato fino a 44 anni a vivere con i suoi genitori. Lui però mi ha sempre detto che ero la sua donna. Purtroppo invece in quest’anno di convivenza è stato un massacro soprattutto per lui. Io sono una macina per i miei figli corro sempre l’ho sempre fatto e sicuramente ho perso di vista il suo malessere soprattutto quando lui si è estraniato verso di me e dalle problematiche di casa.

Era sempre buio sempre insofferente aveva cominciato a bere negli ultimi mesi fino a quando tre settimane fa ho scoperto che con Whatsapp avevo un contatto con una donna conosciuta in chat e la sera si scambiavano msg erotici...la mia reazione è stata quella di dirgli di andare via da casa e lui sconvolto piangendo mi ha giurato che era solo una cosa schifosa e che si faceva schifo ma che si sentiva nei miei modi di fare ormai colmo. Se ne tornato a casa dei genitori ma abbiamo continuato a vederci dopo una settimana e a parlare. Mi sento tradita vengo da due fallimenti e non credevo che di nuovo male. Ho cercato di spiegare che anch'io mi sentivo solo fare tutto io conti divisi non mi sembrava un unione ma una colla. Il sentimento c'è ma entrambi abbiamo paura e io in più ho perso la fiducia. Che devo fare?


Gentile scrittrice,

dalla Sualettera avverto la complessità ed il dispiacere che la situazione affrontata sta provocando.

Da ciò che scrive, mi sembra di capire come la difficoltà sia capire come comportarsi nei confronti del Suo compagno ed in quale modo / se darvi un’altra possibilità. Dal racconto fatto, percepisco il come le esperienze passate l’abbiano ferita e, ad oggi, “pesino” di più sull’accaduto. Mi colpisce, nonostante ciò, la chiarezza con cui descrive i fatti e la consapevolezza con cui riporta il Suo sentire e quello del Suo compagno.

Appare come il vostro “malessere” – mi passi il termine – sia cresciuto nell’ultimo anno, in coincidenza alla convivenza. Come Lei stessa ha sottolineato, vivere assieme non è sempre semplice, e richiede un adattamento reciproco ad abitudini ed esigenze. Inoltre, per il Suo compagno era la prima esperienza fuori casa, mentre Lei già da tempo si muove tra impegni e responsabilità che una casa, ed una famiglia, richiedono. Può essere che sia stata nella diversa “quotidianità” che vi siete “persi” come coppia, lasciandovi prendere dalle “urgenze” di tutti i giorni. Mi colpisce come riporti “sicuramente ho perso di vista il suo malessere soprattutto quando lui si è estraniato verso di me e dalle problematiche di casa”. Alla luce di ciò, si potrebbero leggere i comportamenti del Suo compagno - bere e scambiarsi messaggi con un’altra donna – come segnali di una sua difficoltà.Questo non per giustificarlo, ma per soffermarci su una difficoltà del Suo compagno, e su come non abbia trovato un’altra strada per confrontarsi con Lei in merito alle problematicità che stava affrontando.

Poiché riferisce che “il sentimento c'è”, mi chiedo se possa considerare di intraprendere un percorso di coppia. Questo per aiutarvi a trovare un nuovo modo di confrontarvi ed esprimere timori e disagi, costruendo così di un nuovo senso di fiducia.

Augurandomi di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.



04 dicembre 2014


Buongiorno,

Vi scrivo in merito ad un problema che ormai da qualche mese affligge me e di conseguenza anche la mia compagna.

Alcuni mesi fa, durante i nostri normali rapporti sessuali, cominciavo ad accusare una certa difficoltà a mantenere l'erezione. Capitava purtroppo che mia moglie arrivava all'orgasmo ed io invece no. Questa situazione imbarazzante si è poi ripresentata alcune volte ed è peggiorata a tal punto che durante i primi approcci con mia moglie, vado in agitazione e la paura di non riuscire ad avere una normale e stabile erezione da come risultato che l'erezione non inizia nemmeno, anche a seguito di stimoli come rapporti orali.

Mi sento strano, nel senso che mi sento quasi asessuato. Solo un anno fa mi eccitavo guardando solo mezzo seno di mia moglie oppure un bel sedere di una ragazza che passava per strada (non ho mai tradito mia moglie e non intendo farlo). Ora invece vedo bellissime ragazze in giro, vedo mia moglie nuda, facciamo preliminari ma... niente, non sento la necessità del sesso psicologicamente... pur sapendo che fisicamente ne abbiamo bisogno come coppia.

Non so veramente come risolvere questo problema, non so nemmeno se identificarlo come psicologico o come fisiologico! 

Per aiutarvi nel stendere una diagnosi, vi do qualche maggiore informazione riguardo a me: ho 29 anni, sposato da 2, vivo all'estero, faccio un lavoro fisicamente duro e che sostanzialmente non mi appaga moltissimo ma che pratico perché mi appaga economicamente e fa star bene quindi mia moglie. 

Inoltre in questo periodo non mi piace parlare con la gente, vorrei sempre e solo ascoltare gli altri senza che nessuno mi chieda nulla. Mi piacerebbe insomma essere spettatore silenzioso in questo mondo.

 

Grazie del supporto


Buongiorno,
Grazie per averci scritto, probabilmente ha significato per Lei affrontare un passaggio impegnativo, ma importante, perché non mi sembra di intravedere altre possibili soluzioni se non parlarne e cercare l'aiuto degli altri.
E' una fortuna per ognuno di noi poter contare sulla propria comunità di riferimento, ovvero quella degli esseri umani, che ovunque e comunque è intorno a noi, accomunata da sentimenti, emozioni, affetti e problemi; se non stiamo al meglio però possiamo avere la tendenza ad escludere gli altri dal nostro spazio più prossimo, per poi sentirci esclusi, lontani ed incompresi, e la distanza dagli altri diventa progressivamente maggiore.

Quanto descrive sembrerebbe inquadrarsi in un quadro ansioso/depressivo,  ovvero un insieme di sintomi che merita di essere ben indagato, e, come Lei giustamente dice, la prima cosa da escludere è un'eventuale causa organica del Suo disturbo, con l'aiuto del suo medico.
Per quanto riguarda le eventuali cause psicologiche, mi sembra doverosa una premessa: la sessualità umana sana è prima di tutto desiderio della
sostanza dell'altro, quindi desiderio di un corpo e una mente altrui fusi inscindibilmente insieme, vissuti col nostro corpo e la nostra mente, a loro volta fusi inseparabilmente insieme. Il sesso non è un bisogno fisiologico come la fame o la sete, ma un atto di conferimento reciproco di identità: nel sesso ci sentiamo uomini e donne e facciamo sentire l'altro uomo o donna.
Questo per ipotizzare che la sua difficoltà potrebbe anche essere la manifestazione visibile di una perdita di desiderio per quella
sostanza di cui sopra, e allora potrebbe denotare una sua sensibilità verso dimensioni del vostro rapporto più profonde, che vanno al di là delle apparenze e che chiedono di essere affrontate.
Le Sue parole mi sembrano motivo di riflessione e meritano un'indagine più approfondita:
dice che la difficoltà a mantenere l'erezione Le crea imbarazzo: cosa intende esattamente con questo? Mi ha fatto pensare che la situazione di mancanza di appagamento crei disagio non tanto a Lei ma sopratutto a sua moglie; mi ha ricordato la frase in cui parla del suo lavoro come di "un lavoro fisicamente duro e che sostanzialmente non mi appaga moltissimo ma che pratico perché [.....] fa star bene quindi mia moglie".

Ci scriva ancora, siamo qui per lavorare insieme a Lei

Dr.ssa Buti




03 dicembre 2014

Gentili psicologi, sono una ragazza di 25 anni e sono davvero disperata...
purtroppo dall'età di 19 anni soffro di stati d'ansia molto forti  con tachicardia, paura immotivata, tremolii, nausea, vomito, difficoltà a mangiare...tra alti e bassi la situazione si ripresenta ogni volta e non so
proprio come fare. A volte  mi sento depressa, mi viene da piangere.Attualmente da un paio di anni sto in cura da una psicologa, all'inizio le cose andavano benissimo, ma molto probabilmente perchè ero in cura farmacologica con il daparox. Qualche mese dopo aver tolto il farmaco sono stata di nuovo malissimo...ho cambiato un altro paio di psicologi prima di questa...la mia mente è affollata sempre da pensieri negativi, sembra che non riesco più a pensare positivamente.Mi sento prigioniera di questa condizione che non mi fa essere me stessa...

non riesco ad avere vita sociale,se devo partire , anche per una vacanza che io desidero,mi viene una ansia fortissima che stento a tenere a bada e compromette  duramente il mio benessere....credo poco in me stessa.Mi sento in ansia per qualsiasi impegno che ho, qualsiasi cosa che devo fare.
Inoltre non riesco a trovare la mia strada nella vita...sono una studentessa in  scienze della nutrizione umana però non ho scelto con convinzione questo corso di studi, non ho le idee chiare su ciò che voglio fare, invece mi piacerebbe essere più decisa, convinta.A volte penso che mi piacerebbe fare qualcosa di più creativo,ma non so bene cosa, e quindi mi fermo e non faccio niente.

Quello che studio è interessante,per carità, però non mi convince più di tanto, o forse, siccome ho quasi perennemente la mente annebbiata dall'ansia e paura di tutto, che non riesco neanche a capire se mi piace oppure no. Mi
hanno sempre detto che l'ansia è un sintomo che qualcosa del nostro modo di vivere non va....io cerco, seppur con difficoltà, di modificare certi aspetti, oppure di parlare con me stessa intimandomi di stare calma soprattutto quando vedo che l'ansia mi assale senza motivo, ma non ci riesco, è più forte di me,
mi preoccupo per tutto, e mi sento inferiore agli altri, mi sento sfigata perchè gli altri sanno sempre cosa fare ed hanno le idee chiare, mentre io sono sempre confusa e questo mio malessere mi fa stare ancora più male.Lo so che lamentarsi non serve a niente però davvero non so come agire, spero in un vostro consiglio, per favore, datemi una mano.

 


Gentile ragazza,

Dalla sua lettera emerge un generale vissuto d’insicurezza rispetto la condizione attuale, la sua vita trascorsa  e le sue previsioni per il futuro. Probabilmente, come lei più volte riferisce, questo stato di base ansioso, talvolta “freddo” talvolta corroborato di pensieri fissi e negativi non le permette di valutare le situazioni per come sono oggettivamente, di ponderarle e di fare delle scelte opportune.

 Ad esempio, per quanto riguarda la questione “scolastica”, dalle sue parole, posso percepire un’immagine di studente quasi “irreale”, poco motivata allo studio e a rapporti con l’ambiente sono insoddisfacenti o anche assenti. Mi permetto di usare il termine “irreale” per rendere evidente che - diversamente dall’immagine di se che potrebbe risultare -  la sua consapevolezza su questo stato di sofferenza è presente in tutta la lettere.

Ciò fa chiaramente  pensare che c’e in Lei’ il desiderio di cambiare questo stato di disordine e di dare una svolta alla sua vita.  Per far ciò è auspicabile consultare di nuovo il medico di famiglia e discutere con questa figura sulla possibilità di intervenire sull’ansia tramite uno psichiatra che sia anche psicoterapeuta. Le raccomando questa figura perché diversamente dallo psicologo, questi e’ medico autorizzato alla somministrazione del farmaco.

Data la natura della consultazione con la sottoscritta, posso in questa sede, offrire delle indicazioni di massima che a mio avviso sono utili e determinati per “ripartire”. L’obiettivo dell’eventuale terapia è a mio avviso la ristrutturazione di pensieri fissi e disfunzionali alla sua vita, perché non le permettono di compiere scelte ponderate e razionali. La consapevolezza di cui le accennavo in precedenza potrebbe essere una meta facilmente raggiungibile vista la sua giovane età e le risorse che lei stessa ha riportato alla nostra attenzione.

Con queste ultime parole, la vorrei salutare augurandole di ritrovare presto il suo cammino.

  dr.ssa Varotto


Salve, ho 22 anni e mi sono ritrovata all'improvviso in una situazione più che scomoda.Parliamo di sonnambulismo...

Sono stata lasciata due settimane fa dal mio ragazzo, con l'accusa di furto https://ci3.googleusercontent.com/proxy/D1h6wx6WChMiNHxrpvIm8FSEM0hF3t8SMoIPvHkMOUo7kCIKdaPqkjnPtbZVNCAFb0BY8jfBb0S8gOyWPfD0u_gMPipvhTgnCUJxSYF8ANnCJGXvHy0CS2Qheg=s0-d-e1-ft#http://static.afcdn.com/world/communaute/forum/imforum/smiley/g34.gif.
In questo periodo della mia vita, sto attraversando un bruttissimo periodo economico. Mio padre non lavora, io nemmeno. Ho perso il lavoro (lavorato 15 giorni, mi hanno aperto il contratto di 4 anni e non lo chiudono, e non mi pagano), lavora solo mia mamma e con 900€  manda avanti 4 persone perchè ho anche un fratellino di 11 anni.

Quindi sto attraversando un periodo di fortissimo stress.
Insomma, il mio ragazzo lunedì di due settimane fa, aveva messo via in casa dei soldi, una banconota da 50€ e 5 da 20€. Per un totale di 150€ e li aveva messi dove di solito li tengono i suoi genitori (tutto questo ovviamente l'ho scoperto il mercoledì mattina), perchè già in precedenza era capitato che da li mancasse del denaro e io il caso vuole ero sempre in casa quando questo succedeva. In parole povere voleva mettermi alla prova e capire se fossi stata davvero io :'(

Insomma martedì sera sono andata a dormire da lui. Lui mi parla mo di esca e dice che i suoi genitori hanno più soldi di lui nel cassetto che lui nel suo e la mattina dopo, cioè il mercoledì mattina, mancano 20€ dalle 5 banconote... Morale lui dice che sono stata io e non vuole più stare con me :'( nonostante li abbia spiegato che non ero mai stata da sola in camera, che in casa c'erano anche i suoi genitori e lui compreso, che non avrei mai fatto niente di simile, e comunque poi non mi sarei mai rovinata la vita per 20€ e nemmeno se fossero stati 500€, perchè loro mi hanno accolta in casa come una figlia e con tutti avevo un rapporto bellissimo fino a qualche giorno fa :'(
Nemmeno se fossi con 0€ avrei mai fatto una cosa simile, non sono una ladra e non mi sarai mai permessa di fare una cosa del genere :'( ,sono una persona molto onesta 
sono sempre cresciuta con un educazione ottimale, e mi hanno sempre insegnato che le cose bisogna guadagnarsele e non rubare nemmeno una mela per esempio.

Stavamo insieme da 4 anni non 2 giorni. Mi dovrebbe conoscere bene :'( Ma tutto non è stato sufficiente...

Ho il problema di essere sonnambula, o meglio, pensavo di averlo superato con il tempo, l'ultimo episodio si è verificato 2 anni fa.

Tenevo accesa la luce in camera e al mio risveglio nel cuore della notte, la luce la trovavo spenta. Per una settimana sono andata avanti a chiedere ai miei genitori e mio fratello, se erano loro a spegnerla e perchè. Ovviamente loro non erano e io nemmeno... o meglio, non ne ero consapevole.

Decisi di mettere la videocamera per capire chi era... Una volta visto con i miei occhi che ero io ad alzarmi e spegnerla, e non me lo ricordo nemmeno a piangere, ho capito che ero realmente sonnambula e questo mi ha sempre terrorizzata.

E' capitato spesso anche, che sparivano oggetti e mi arrabbiavo con i famigliari, quando ero stata io sonnambula che spostavo le cose senza saperlo, oppure che mi ritrovavo con cose in mano al mattino dopo e non sapevo come le avessi prese... 

Insomma tornando al principio, la mia domanda è molto semplice.

Per ipotesi perchè non ne ho idea, e lui dormiva,quindi non può dirmelo, visto precedenti miei di sonnambulismo, è possibile, causa stress che ho in casa per via dello stato economico, che davvero li abbia presi io mentre dormivo e poi li abbia a mia volta messi in un posto per nasconderli anche a me stessa??
Se è possibile cosa posso fare per non essere più così??? :'( mi terrorizzano i sonnambuli, e mi terrorizza e mi fa tanta vergogna che possa davvero averli presi dormendo.

Nella parte conscia io non sono una persona disonesta anzi, ho anche sempre aiutato il prossimo come meglio potevo,

Ma non vorrei che invece a livello inconscio, senta questo desiderio di averli, ma poi li ho nascosti a mia volta per non farmeli autotrovare...

E' possibile tutto questo?

Spero il cielo che mi sia spiegata bene :(

Sono mortificata e ci sto malissimo per quando accaduto, delle due avrei preferito alzarmi e mettermi a cucinare mentre dormivo, piuttosto che compiere un gesto simile.

Grazie della risposta 

Cordiali Saluti.

 

Gentile lettrice,ho letto con molto interesse la tua mail. Percepisco dalle tue parole una grande delusione, nei confronti di un ragazzo, con cui per 4 anni hai condiviso gran parte della tua vita. 

La prima cosa che vorrei farti notare è una mancanza di fiducia nella tua relazione. Ripartirei da questo per comprendere il tuo rapporto con lui.

Questa mancanza di fiducia ti sta sicuramente facendo stare molto male, e si accumula al momento di stress che stai vivendo.

Il sonnambulismo di solito sparisce con l'età adulta, ma in casi di forte stress, può manifestarsi anche alla tua età.

Non è una cosa grave e non è necessario preoccuparsi o spaventarsi. Rivolgiti al tuo medico di base, chiedi di fare degli accertamenti, in modo da poterlo comprendere e tenere sotto controllo. 

Non si tratta di conscio o inconscio. Non sei disonesta se mentre dormi prendi e sposti oggetti. 

Inoltre non puoi sapere se effettivamente sei stata tu a prendere quei soldi o se è stato qualcun altro. 

Se anche fossi stata tu, non eri cosciente di quel gesto, non devi quindi sentirti in colpa o sentirti una persona disonesta. 

Mi sembra di capire che questo è un periodo difficile della tua vita. Non concentrarti sulla tua onestà o disonestà, perché riflesso di opinioni di altri, ma concentrati nella comprensione del tuo sonnambulismo e nella riduzione di uno stress, che influisce negativamente su di te, come su tutti. 

Mi farebbe molto piacere se tu mi aggiornassi su questa situazione.

Cari saluti

 Dott.ssa Francesca Masserdotti



17 novembre 2014


Salve,

Ho 24 anni in realta Ho un paio di problemi che mi porto dietro dalla infanzia dei quali ho cercato Ni nascondere ma che purtroppo si sono ripresentati.

Sono cresciuta con mia nonna perché ho perso i genitori da piccola, ho avuto una infanzia più ho meno tranquilla grazie a mia nonna. Il mio problema più grave è iniziato dal momento in cui ho trovato per caso un uomo che mi dava dei dolci io forse potevo averne 4 anni, purtroppo ero piccola per capire che non dovevo ricevere niente da sconosciuti ma ovviamente mi molestata per poco tempo per fortuna perché poi abbiamo traslocato di casa; in tutto ciò io non ho detto niente a nessuno per diversi anni di quel uomo mi ricordo tutto ma non il suo nome ho dove si trovase casa sua... crescendo ho iniziato a capire cosa mi fosse successo e mi dava più ragioni per restare in silenzio ho cercato di dimenticare però con il tempo e nato un altro problema mio fratello maggiore era cresciuto nervoso a causa della perdita dei nostri genitori  e mi alzava le mani per qualunque cosa mia nonna mi difendeva si ma iniziavo accumulare rabbia verso gli uomini... passati i 15 anni il rapporto con mio fratello e migliorato ma purtroppo all'età di 18 ne ho trovato un ragazzo che mi ha fatto sentire da subito male perché era invadente geloso e ossessivo lo ho lasciato dopo un mese di relazione ma lui mi ha inseguita per 3 anni nel frattempo ho adottato la stessa maniera da fare come era già successo in passato, cioè , silenziosa non dicevo niente a nessuno e facevo finta che non fosse successo ovviamente ci pensavo speso però cercavo di impiegare il mio tempo a fare altro per non pensare a niente attività fisica, lavorare e altre cose...


ho cercato di non dare le colpe delle mie sfortunate situazioni al mondo e così ho avuto una relazione con una ragazzo molto più tranquillo ovviamente non ne ho parlato di queste cose con lui purtroppo anche questa storia è finita in amicizia ma è finita; viaggio lavoro pratico sport per non pensare esco riesco secondo me a tenere le situazioni del passato Sotto controllo conosco un altro ragazzo con il quale sto assieme tutto ora il mio problema esce fuori dal momento che con lui devo restare in silenzio nel senso che ci sono cose che a me nella relazione non andavano bene e sono del parere che le cose vanno dette pensavo che lui mi avrebbe capita ma purtroppo  reagisce in maniera terribile mi urla contro senza farmi parlare si è permesso di alzarmi le mani anche se in quella occasione lo ho perdonato perché mi ha promesso che non lo avrebbe fatto più, in effetti non lo ha fatto più però è capitato che ha fatto il gesto e ha la tendenza a farmi sentire colpevole dei problemi nella nostra coppia... questo quando le cose a lui non vanno quando le cose vanno come vuole lui però è sempre dolce premuroso e tanto altro ... adesso io so che ogni uno a il suo carattere e modi diversi di reagire alle proprie sensazioni sia di rabbia felicità e tristezza ; quello che non riesco a capire è perché non ho trovato ancora il coraggio di lasciarlo perdere se mi fa sentire male quando le cose non li vanno bene con me ...


ovviamente  c'è anche del buono non cerco di giustificare le sue azioni  ma so che un uomo che si permette di toccare una donna lo può rifare la cosa mi mette anzia questa cosa non mi premette di dargli fiducia adesso siamo in un periodo buono dove si comporta bene ma penso che proprio nei momenti più difficili uscirà di nuovo il suo modo di agire ai problemi ... cioè urla e quanto altro ... devo specificare che mi lascia libera di uscire e non mi fa il geloso compulsivo ... magari sono io il problema visto che ho avuto diversi problemi nella mia vita...

Vi ringrazio della vostra attenzione .




Carissimo lettore, posso immaginare il suo disagio. Da quanto mi scrive  ha avuto attenzioni particolari da parte di un adulto quando Lei era molto piccola, inconsapevole e senza colpa per quello che è accaduto.

Mi scrive che solo con il tempo ha capito cosa fosse successo e per questo ha forse taciuto,tenendosi tutto dentro senza mai parlare.  Mi pare di capire che abbia provato varie volte  di superare il passato, “buttandosi “ in attività varie come lo sport e il lavoro  ma i ricordi del passato riemergono.


In genere quando si hanno esperienze traumatiche si sviluppano delle difese rigide (schemi o modalità di comportamento non funzionali perché possono andare bene per alcune situazioni ma non per altre) Soprattutto quando si passa dall’infanzia fino all’età adulta le modalità di coping cioè di far fronte alle situazioni devono evolversi, essere adattivi.


Mi spiego meglio. Le esperienze che accadono nell ‘infanzia  se vengono comprese fino in fondo  possono modificare il nostro modo di vedere noi stessi, il mondo e le persone che ci circondano. Diversamente si possono formare convinzioni erronee come   l’idea di non valere nulla o giustificare comportamenti violenti in nome dell’amore, sentirsi colpevoli per non essere riusciti a fermare l’accaduto. In un rapporto tra adulto-bambino c’è disparità non è un rapporto alla pari.


Mi pare inoltre di capire che la sua  attuale situazione  sentimentale le crei disagio, ansia. Il suo partner ha alzato le mani ma le ha promesso di non farlo più. Mi pare di percepire che capisca che ci sia l’eventualità di un nuovo comportamento aggressivo. Mi pare di capire che stia pensando di lasciare il suo partner ma non ha il coraggio di farlo. Le suggerisco vivamente di informarsi sui servizi del suo territorio come ad esempio Centri Antiviolenza e/o eventuali luoghi in cui poter stare in caso di aiuto e che possano fornirle informazioni utili per gestire anche senza di lui la vita quotidiana. Non bisogna pensare di essere sole . Ci sono gruppi di auto aiuto costituito da persone che vivono o hanno vissuto le stesse situazioni superandole.

Bisogna essere “gentili” con se stesse. Le relazioni amicali possono essere un aiuto.


Qualunque sia la sua decisione, Le consiglio vivamente di mettere per iscritto la sua esperienza . Lo scrivere ha un potere  positivo sulla salute psicofisica. Quando si scrive si è portati ad esplorare il significato emotivo dell’ avvenimento e tradurre il tutto in parole ci fa focalizzare sugli aspetti importanti e dare un giusto nome a ciò che è accaduto.

Le posso consigliare  L’ albero di Antonia ; è una guida on line  per le donne.

Un caro saluto

Dott.ssa Laccu Sabrina



17 novembre 2014


Buongiorno scrivo per avere un parere esperto. Sono una donna di 25 anni vivo in famiglia, ho una fratello e sorella più piccoli ma vorrei concentrarmi sul vero problema che da circa 2 mesi a questa parte riguarda i miei genitori.

Mia madre ha 46 anni e mio padre 49, sono sposati da 27 anni matrimonio molto solido, hanno sempre condiviso tutto ed era evidente quanto si amassero. Mia madre è nella polizia quindi è sempre a contatto con colleghi e persone ogni giorno, è una persona molto socievole ed espansiva. Mio padre ha un'impresa e per questo la sua giornata è molto impegnativa lavora spesso fino tarda sera ma non per questo perde la vitalità anzi! si occupa della casa, cucina ed è un tutto fare ma soprattutto ha sempre accontentato mia madre in ogni sua richiesta nel limite del possibile. Mio papà non ha mai smesso di amare mia madre, non ha occhi che per lei. d'altro canto mia madre, qualche settimana fa, gli ha confessato di non amarlo più, dicendogli che la cosa andava avanti da molto più tempo ma non voleva parlargliene ( fino a qualche mese fa sentivo scambiarsi parole dolci, effusioni come possibile che tutto questo fosse iniziato da tanto?).Insomma da qualche mese mia madre è cambiata in tutto per tutto, ha il cellulare costantemente in mano giustificando sia per lavoro, non da nessun aiuto in casa ed è come se si fosse completamente eclissata. Fa fatica persino a scambiare quattro chiacchiere dicendomi di non averne voglia. Mio padre le ha parlato più volte di quello che sta accadendo e lei ha detto che per ora la situazione è così, che non vuole essere rintracciata, assillata con domande, che non ha voglia di fare qualunque tipo di attività con lui, anche solo per una passeggiata.

Non ho mai visto mio papà così abbattuto così spento. Ogni tanto lo vedo con gli occhi lucidi e lo sento piangere, io gli sto vicino e lo aiuto a sfogarsi, m'ha raccontato di quante cose siano cambiate fra loro a partire dal sesso che facevano spesso ma da un mese è finito, da certi atteggiamenti, dal fatto che mangi pochissimo e molti sotterfugi. ad esempio un pomeriggio non lavorava, quindi esce lasciando detto che andasse dall'estetista e spegne il cellulare fino a tarda sera, noi cercavamo di contattarla ma nulla. appena prima di ritornare lo riaccende. Mio padre nel frattempo ha contattato l'estetista dato che fosse non reperibile e la ragazza le ha detto che non doveva passare. Alle 9.45 di sera torna e mio padre ha una reazione disperata urlando disperato e piangendo. Alla fine ne hanno parlato e lei s'è giustificata dicendo che voleva stare in giro sola e non essere contattata da nessuno. Io non so cosa pensare davvero oltre ad essere un atteggiamento irresponsabile e menefreghista non vuole aiutare suo marito a capire cosa succede rimanendo sul vago e dicendo di non voler farsi aiutare in alcun modo e che sa lei cosa deve fare. Lui è con le mani legate, per il carattere tanto affettuoso e dolce che continua a dimostrargli nonostante tutto e lei che lo allontana spesso anche in modo brusco, tanto da sentirsi costretto a sopprimere tutto il suo amore e le attenzioni.

Mio padre vuol credere che non abbia un altro, in realtà ogni atteggiamento che assume lascia pensare questo ed io ne sono quasi certa. Il fatto è che lei nonostante abbia già detto e ripetuto che forse non riuscirà più ad amarlo, non vuole assumersi le sue responsabilità di moglie e madre, vive alla giornata non preoccupandosi di prendere alcun provvedimento/soluzione per non far pesare tutto questo macigno a noi, Insomma vuol stare in famiglia pur non amando più mio padre e non avendo rapporti con i figli, è giusto tutto questo? Mio padre come dovrebbe comportarsi?...insomma come possiamo affrontare il momento senza subirne conseguenze soprattutto mio padre? che soluzione si può adottare nei confronti di mia madre che sceglie il silenzio e si rifiuta di parlare?Sono preoccupata per mio papà perché non dorme più la notte (mai successo), temo per il lavoro visto che ora non è più motivato in nulla oltretutto ha la pressione alta e non vorrei che questi episodi possano farlo stare male. Per piacere datemi un consiglio che possano aiutarmi ad affrontare il problema nel modo migliore possibile.

Grazie infinite...


Gentile scrittrice,

dalle Sue parole avverto la difficoltà della situazione descritta.

Nella complessità di questa circostanza, il suo ruolo di figlia non è tra i più facili, e, posso immaginare, ne risente molto.

La preoccupazione che prova per Suo padre è lecita. Da parte Sua, però, ritengo che stia già facendo per lui la cosa migliore: offrire sostegno ed ascolto. Posso ipotizzare come questo, a volte, sembri “non sufficiente”, ma come figlia, credo sia importante per Lei non sostituirsi ai Suo genitori nella gestione della dinamica in cui si trovano.

A tale proposito, proprio come figlia, potrebbe provare con un ulteriore confronto con Sua madre, eventualmente anche rimandandole l’impressione che – usando parole Sue - “non vuole assumersi le sue responsabilità di moglie e madre, vive alla giornata”. Mi domando se ritenga questa una strada possibile, cercando anche di non trarre conclusioni affrettate. Da ciò che dice, mi sembra di capire come ritenga che Sua madre abbia un’altra relazione. Potrebbe però trattarsi invece di un periodo non facile per Lei. Questo non per giustificarne i comportamenti, ma al fine di mantenere aperto il dialogo ed il confronto.

Sperando che riesca a trovare le risposte di cui, giustamente, ha bisogno, la invito a continuare a dialogare con suo genitori, esprimendo anche quelli che sono i Suoi vissuti riguardo a questa non semplice situazione.

Augurandomi diaverle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.



17 novembre 2014

Salve sono una ragazza di 27anni ho due figlie piccole e un compagno di 31anni.conviviamo da 5anni.ha luglio ho scoperto il suo tradimento ke andava avanti da maggio ho cercato di perdonarlo.le cs diciamo andavano bene fino ha qualke settimana fa abbiamo litigato e lo cacciato fuori di casa.dopo 2settimane lui è tornato e lo fatto rientrare.una sera prendo il suo telefono e noto ke x tre giorni si è risentito cn la ragazza ke mi aveva tradita.la domanda ke mi faccio è questa e vorrei tanto una risposta per favore ma se dice ke non sa neanke lui perché gli ha scritto ke è un povero stupido quello ke mi domando è il perché la fatto se non ha questo interesse che lui dice perché quando abbiamo litigato lui ha cercato lei?vorrei capire questo suo compoetamento questa sua esigenza di scrivergli anche sl delle cavolate .grazie per la risposta


Cara lettrice,

mi dispiace che tu abbia vissuto l’esperienza del tradimento e capisco come questo abbia messo a dura prova il legame che unisce te e il tuo compagno.  La prima cosa che noto è che non fai nessun riferimento ai tuoi vissuti personali, né alle motivazioni che ti hanno portato a riappacificarti con lui. Ti sei sentita ferita? Avresti voluto spiegazioni? Ti fidi ancora di lui?

Capisco che il tradimento sia un’esperienza che sconvolga il modo di vivere il rapporto di coppia ma anche il modo di vivere la propria fisicità e il senso di sicurezza personale, perché spesso, a seguito di un tradimento ci si potrebbe chiedere “cosa ha lei più di me?”, “cosa c’è in me che non va?”, “perché è interessato a qualcun’altra e non a me?” . A seguito di un tradimento si vivono diverse emozioni contrastanti, perché il perdono non è un atto “automatico”  o “facile” da mettere in pratica. Vorrei farti riflettere sul fatto che è importante che tu presta attenzione ai tuoi vissuti, alle tue emozioni. Non provare a soffocarle, vivile, riconoscile, dai loro un nome, così potrai capire più cose di te e della situazione che ti è successa.

Purtroppo non posso sapere come mai il tuo compagno abbia avuto contatti con quella ragazza, non so se è stato perché c’è un minimo di interesse da parte sua o se è stato fatto solo per noia, senza dargli troppa importanza. Da quello che mi hai riferito, non ho elementi per rispondere, mentre sarebbe più opportuno che tu ponessi  le tue domande a lui e provassi ad affrontare con lui le conseguenze di questo tradimento. Cosa provi per lui dopo che hai saputo del tradimento? Cosa prova lui adesso che è tornato da te? Cosa ti aspetti da lui ora? Cosa si aspetta da te ora?

Ti auguro di chiarire, con i vostri tempi, questi aspetti e di ritrovare la vostra complicità.

Dott.ssa Anna Verde 


13 novembre 2014

Salve..mi chiamo anka  ho 35 anni..SN rumena e vivo in Italia da 10 .vi scrivo xke SN accusata del ragazzo con qui ESCO da giugno di averlo tradito...lui mi ha visto in un pomeriggio che stavo parlando con un ragazzo con qui non ho niente..xro non mi crede ..mi ha portato accuse grave pur sapendo nulla di tutto ciò. Accusata pure x gli commenti di certi ragazzi (amici.conoscenti suoi) di facebook... dicendomi che pensava che ero una rumena diversa di tante altre... ho cercato di spiegarli xro non vuole sentire niente di tutto ciò...a me piace tanto questo ragazzo e non so cosa posso fare x convincerlo. ho l l'impressione che se insisto più lo allontano ..fa troppo male essere accusata di cose non fate...aiutoo

 

 Gentile  Anka

non è facile capire dalla Tua richiesta quale risposta possa esserti utile davvero.
Sembri in cerca di un modo per convincere questo ragazzo che "sei una ragazza seria“ e di  parole giuste per riuscire a farlo.

In amore la gelosia può essere normale: si tiene tanto all'altro che il timore di perderlo può essere una paura continua .... Ma può essere  anche una sfida a migliorare sempre, ad essere sempre più desiderabile ai suoi occhi.

Forse una domanda che vorrei fare io a Lei, per capire un po' meglio la vostra storia, è proprio questa, cioè se fra di voi c'è il desiderio continuo di essere sempre più "amabili" l'uno per l'altro.

La paura di perdersi non è mai un ostacolo alla relazione, non opprime o addirittura avvelena il tempo che due persone trascorrono insieme: la gelosia, se sana, è percepita  da chi ne è fatto oggetto come una lusinga, come qualcosa che ci dà la misura di quanto siamo amati....e chi è sanamente geloso non cerca  rassicurazioni ma sente dentro di sé un'esigenza continua di essere sempre migliore, affinché la sua donna non desideri altro....
Provi a sentire se le cose stanno così...

dr.ssa Donatella Buti




12 novembre 2014

Buongiorno ho un problema cin mia moglie perche lei non prende mai iniziative anzi la sera crolla alle 21 e non mi stuzzica mai anzi se non lo faccio io non si fa mai l.amore e siamo una coppia sposata da 13 anni ma giovane lei 34 ed io 38 perche devo pensare che ha un altro il nostto rapporto si basa a 3 o 4 volte al mese perche


Gentile Lettore,

la frequenza dei rapporti sessuali è qualcosa di molto soggettivo, difficilmente quantificabile. La media generale per le coppie sposate diverse statistiche ci dicono essere intorno a una-due volte alla settimana. La frequenza ideale dei rapporti sessuali è quotidiana per gli uomini, mentre la maggior parte delle donne auspicherebbe ad avere rapporti sessuali non più di una volta alla settimana.

Detto questo, quale dato che dovrebbe far riflettere, non saprei darle una risposta specifica alla motivazione che spinge sua moglie ad avere un rapporto sessuale 3 o 4 volte al mese.

Piuttosto però mi sorgono delle domande che magari potrebbero aiutarla a chiarire meglio la sua situazione di intimità di coppia.

Innanzi tutto partiamo dal presupposto che il rapporto sessuale consiste in un incontro fisico ( e dovrebbe essere anche mentale) fra almeno due persone al fine di condividere qualcosa insieme.

Dunque, cosa condivide Lei con Sua moglie e Sua moglie con Lei?

Cosa intende per stuzzicare? ( battutine, corteggiamento?)

A Sua moglie piace il suo modo di stuzzicare?

Tuttavia bisognerebbe capire se avete figli e di che età, se Sua moglie lavora o fa la casalinga.

Rilevante è capire se Sua moglie sta attraversando un momento di forte stress e allo stesso tempo in che modo ha sentito aumentare il disinvestimento di Sua moglie nell'intimità di coppia?

Le propongo di prendere in considerazione l'eventualità di parlarne con Lei per individuare quali sono gli ostacoli che si frappongono fra di voi e rendere partecipe Sua moglie delle Sue preoccupazioni e del Suo disagio in merito.

 Cordiali Saluti

Dr. Tuccio Domenico Savio

 



12 novembre 2014

Sono un ragazzo di 24 anni, sono uno studente. Vi scrivo per parlarvi di me, del mio disagio profondo.  

Sin da bambino ho sempre avuto un carattere chiuso ed introverso. Sono vissuto in un piccolissimo centro di provincia, ed inoltre da bambino ero abbastanza paffuto e goffo, e questo non ha contribuito alla mia vita sociale.

Gli anni delle scuole superiori li ricordo come anni di rassegnazione, perché non avevo amici: mi sentivo diverso, ma ero ancora felice. Il mio più grande limite era l'impossibilità di socializzare con persone della mia età; ho sempre cercato l'affetto dei miei insegnanti, e comunque ho sempre avuto difficoltà ad intraprendere relazioni con miei coetanei. Il fatto è che mi sentivo debole. Mi sentivo fragile, incapace di reggere la competizione con loro.

Ho quindi passato gli anni migliori della mia vita sui libri, oppure guardando la televisione, o giocando al computer, senza mai avere rapporti assidui di amicizia con persone in carne ed ossa. Ad aggravare il tutto c'era il fatto che abitavo in una fattoria, e frequentavo i mezzadri o gli stagionali che ivi lavoravano, persone tutte di una certa età, il che mi ha ulteriormente allontanato dai miei coetanei, dal loro modo di pensare, di essere, di fare.

Frequentavo assiduamente anche la chiesa, e credevo veramente in quello che facevo.

 Sono stati anni in cui la vicinanza dell'altro sesso mi incuteva timore, anni in cui ho cercato nel mondo digitale anziché in quello reale di scoprire il sesso e la sessualità. In breve tempo sono diventato dipendente dalla pornografia, e per molto tempo anche questo mi ha fatto sentire diverso.

 Sono una persona fragilissima, e in poco tempo ho rinnegato tutti gli insegnamenti ricevuti, lasciandomi trasportare ora qua ora la, a seconda di chi avevo davanti. Ho smesso di avere fiducia nei miei genitori.

Per uno strano caso ho avuto anche una ragazza e la nostra relazione è stata del tutto suis generis: eravamo i "diversi", gli "esclusi", e in lei c'era, come in me, una forte emotività repressa.

 Sono arrivato all'università e ho avuto le prime tegole sulla testa: non sono stato affatto brillante.

 Ed arriviamo a noi...

Mi sento come di aver sprecato l'intera mia esistenza. Per molto tempo infatti, ho tollerato i miei difetti, senza cercare di correggerli. In particolare, la mia fragilità, l'ho tollerata, quando, ad oggi, penso che avrei dovuto combatterla, sconfiggerla.

Non riesco ad avere rapporti sani con i miei coetanei. Soffro tantissimo del fatto di non avere fatte le "esperienze", di non aver attraversato quel percorso che inizia con la pubertà, e che in modo riduttivo viene definito adolescenza, quel viaggio alla scoperta della vita, in cui ci si può fare anche male, ma non importa, perché si tratta del momento giusto.

Tolleravo i miei difetti, perché mi sono sempre detto che non si può essere perfetti in tutto. Io ero bravo nello studio, ma una frana nella vita sociale.

 

Ma ora non è più così. Mi sento crollare il mondo addosso. Mi sento completamente inutile. Ogni volta che esco con dei coetanei, mi sento sempre inferiore. Sento che se la vita mi metterà seriamente alla prova, come per ora non ha fatto, crollerò miseramente.

Soffro di crisi di pianto e momenti di assoluta tristezza, che mi portano a pensare al suicidio come unica soluzione ad un dolore che può attenuarsi saltuariamente, ma sempre ritorna a ritorcere le mie viscere.

 

Sento di dover fare tutto quello che non sono riuscito a fare, ma anche di avere il peso delle responsabilità. Queste due spinte endogene vanno un direzioni completamente opposte, questo attrito interno mi fa soffrire.

Penso seriamente al suicidio, le giornate trascorrono vuote e tutte uguali fra loro, il mio telefono non squilla, sui social network tutto tace.

 

In particolare soffro per il grande gap che mi separa dai miei coetanei: è veramente un tormento per me, sento di poterne morire. Dopo una serata con amici, torno a casa senza aver spiccicato una parola tutto il tempo, con un terribile senso di frustrazione e di nausea, sono geloso ed invidioso. Inutile dire che ho perso la bussola, ho incominciato a praticare i più disparati hobbies senza mai portarne alcuno a compimento, nel limite delle mie possibilità economiche.

 

Che cosa devo fare? Come posso recuperare le redini di questa mia esistenza maledetta?

Ho seriamente bisogno di parole che mi indichino una via d'uscita.

Grazie per l'ascolto




Carissimo lettore,

Posso immaginare il suo immenso disagio e spero poterla aiutare a prendere le decisioni migliori per ritrovare al più presto un stato di benessere psico-sociale soddisfacente.

Le consiglio vivamente di ricercare ed accettare un aiuto esterno e qualificato come via d'uscita preferenziale, in primis, le consiglio di prendere appuntamento al più presto con un medico specializzato nella salute mentale per aiutarla a regolarizzare il suo apparente umore depresso con magari la prescrizione di un trattamento farmacologico adeguato al fine di preservare la sua incolumità fisica "...che mi portano a pensare al suicidio come unica soluzione", "Penso seriamente al suicidio".  Se non sa a chi rivolgersi chieda direttamente al suo medico di base spiegandole il suo disagio o si rivolga al Centro Psico-Sociale o all'Ospedale. Le suggerisco inoltre di iniziare un percorso di sostegno con uno psicologo al fine di elaborare i suoi vissuti, sentimenti e credenze. Questo sostegno le permetterà sicuramente di modificare schemi comportamentali e mentali che impediscono un reale benessere ed integrazione sociale. Lei potrà cosi, attraverso una presa in carico medico-psicologica attivare cambiamenti ed imparare a usare nuove strategie personali e relazionali per affrontare situazioni, vissuti, credenze, ma anche magari migliorare la propria autostima e ritrovare progressivamente un benessere psico-sociale soddisfacente.

 Cordiali saluti

 Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa








12 novembre 2014

Qualche giorno fa , stavo facendo il bagno finito sono andato nella mia camera , è venuto il mio suocero stavo accapatoio fai vedere la pancia mi sono messo ha dieta , sé avvicinato così tanto che mi ha chiesto farmelo vedere ero in boxer lo mandato via ! Mia risposta che viviamo con i suoceri avevo intenzione di raccontare la sua figlia della faccenda , abbiamo un figlio di  15 anni non so sé provato anche lui mi domando ? Soluzione migliore  per raccontare la vicenda senza creare tensione di lei quando viene sapere ?

Penso potrebbe essere difficile non creare tensione se racconta quanto accaduto, anche perché avete un figlio minorenne. Il suo timore che suo suocero possa essersi comportato con suo figlio come ha fatto con lei mi sembra giustificato.
La saluto cordialmente.

Dott.ssa Giovanna Stecca






10 novembre 2014

Salve a tutti ho 27 anni, 

 

Vi scrivo per esporre un problema che mi attanaglia da tempo e che pensavo fosse superato ma a quanto pare ogni volta sembra ripresentarsi magari in contesti differenti.. tendo ad essere sempre pessimista e ho mancanza di fiducia in me stesso nelle relazioni con l'altro sesso. 

E' da circa due anni che vorrei costruire un rapporto "sano" con una ragazza, sento di aver raggiunto una maturità tale ed un bagaglio di esperienze di vita per poter affrontare nel massimo della serietà e serenità un qualcosa di importante su cui gettare le basi e vivere una storia d'amore duratura.

Purtroppo ogni volta che mi capita, la cosa dura non più di 1 mese e mezzo - 2 mesi.. e ci soffro moltissimo, a tal punto da poter pensare che la persona sbagliata sono io x il modo che ho di comportarmi.

L'ultima è successa pochi giorni fa'(ho avuto paura fin dall'inizio), eravamo entrambi perfetti per stare insieme (stessi gusti, stesse passioni, talvolta eravamo telepatici), anche lei se ne rendeva conto tant'è che me lo ha ripetuto più volte. La cosa che la sorprendeva di più era il fatto che fossi molto dolce e presente per lei, poichè di recente non aveva incontrato persone come me (l'ultimo con cui si era frequentata e c'era stato del tenero risaliva ad 8 mesi prima!) e questa cosa la stava facendo sciogliere abbastanza, anche se in pubblico manteneva un certo distacco. Era molto presente, ci sentivamo tutti i giorni e questa cosa mi faceva tantissimo piacere al punto che era diventata un abitudine scriverle e parlavamo di tutto.

La sua premessa è stata dopo alcuni giorni che ci frequentavamo, di non sentirsi pronta ad una relazione poichè era uscita un anno e mezzo fa' da una storia di 8 anni nata nel pieno dell'adolescenza e le mancavano alcune esperienze non fatte precedentemente. LA QUESTIONE CENTRALE ERA LA LIBERTA' ACQUISITA ANCHE NEI CONFRONTI DEI SUOI GENITORI CHE LA PRESSAVANO PARECCHIO (HA LA MIA STESSA ETA').

Da parte mia non c'è mai stato nessun tentativo di obbligarla a prendere la cosa con più serietà, se non quello di avere un minimo di programmazione quando dovevamo vederci, visto che essendo impegnati entrambi era un problema organizzarci all'ultimo.

Fatto sta che ogni qualvolta si doveva decidere cosa fare x passare una serata insieme, lei era un po' sfuggente e piena di impegni con amici e amiche varie, e mi teneva alle sue condizioni.

Alla fine dopo avermi ripetuto una seconda volta di voler vivere senza dover rendere conto a nessuno, ho preso la decisione di lasciar perdere la cosa visto che mi sono sentito di "troppo" nella sua vita e non così importante, e che probabilmente non saremmo andati molto lontano. Non ci siamo più cercati se non dopo la telefonata con un paio di messaggi strappalacrime, con il quale lei si scusava e ribadiva che a me ci teneva davvero e mi voleva bene, che forse le cose era meglio che andassero così, e sperando di poter un domani tornare a ridere e scherzare con me (quando me la sarei sentita).

Tempo fa' un amico in comune che abbiamo, la sentì parlare e lei disse che avrebbe tanto voluto trovare una persona seria e non uno "Str". 

- E LA PERSONA SERIA L'AVEVA IN EFFETTI TROVATA!

RIASSUMENDO: ERAVAMO UGUALI + LEI AVEVA SOFFERTO =  IO SONO STATO ME' STESSO E SPONTANEO  = NON SI SENTIVA PRONTA PER UNA STORIA.

E' passata circa una settimana, e ci sto soffrendo tantissimo perchè avevamo entrambi trovato tantissimi punti in comune, ma due visioni diverse. Infondo al cuore non sono sicuro di aver fatto la scelta giusta interrompendo bruscamente la frequentazione..sto infatti pensando che magari se le avessi dato più tempo lei si sarebbe aperta e lasciata andare.

IL PUNTO E': SBAGLIO A COMPORTARMI CON SPONTANEITA' E CHIAREZZA OPPURE SONO LE PERSONE CON CUI MI RELAZIONO CHE MAGARI DIMOSTRANO DI ESSERE MENO MATURE RISPETTO ME?

COME DOVREI AGIRE IN QUESTO CASO? SECONDO VOI LE SUE PAROLE ERANO SINCERE O MAGARI DIETRO SI NASCONDEVA QUALCOS'ALTRO?

Grazie mille e scusate se mi sono un po' dilungato.

Un saluto e grazie


Buongiorno,

La ringrazio per aver voluto affidare allo scritto i suoi pensieri e le sue preoccupazioni che in questo particolare periodo la stanno facendo soffrire e la fanno interrogare. Lo scritto ha in sé un forte potere catartico permette di “buttare fuori” ciò che pesa, ciò che fa star male, ciò che ci preoccupa. Ed è proprio ciò che ha fatto lei con estrema lucidità e consapevolezza. Sono interrogativi importanti che porta avanti da tempo “un problema che mi attanaglia da tempo e che pensavo fosse superato…” e che si ripercuotono nell’attualità “ho avuto paura fin dall’inizio” nelle sue relazioni amorose. Le sue ultime riflessioni sono molto specifiche alla situazione ed in questo contesto non si riesce a dare una risposta che sia univoca. Voglio vorrei, però farle alcune domande che siano di stimolo per ulteriori riflessioni: Queste paure si mostrano in qualsiasi relazione (d’amicizia, di lavoro), oppure solo in quelle amorose? Come si concretizza la paura che avverte? Paura di rimanere troppo legato? Paura di non esser ricambiato? Paura che le sue aspettative non vengano ben riposte? Paura di restare da solo?

Dalle sue parole emerge quanto riponga nelle relazioni amorose forti sentimenti ed aspettative fin dall’inizio della conoscenza “sento di aver raggiunto una maturità tale ed un bagaglio di esperienze di vita per poter affrontare nel massimo della serietà e serenità un qualcosa di importante su cui gettare le basi e vivere una storia d'amore duratura”. Mi sembra un pensiero ambizioso che, a volte, di fronte ai rifiuti, destabilizza e fa porre interrogativi su se stessi “non sono sicuro di aver fatto la scelta giusta..”, “tendo ad essere sempre pessimista..”

Ogni coppia è formata da individui con le proprie esperienze di crescita personale nei rapporti affettivi e sociali. In ogni coppia si parla di un incontro, una sorta di danza, come una musica..ci sono elementi che tutti hanno in dotazione, ma la sintonia e l’armonia viene co-costruita, passo dopo passo.. La crescita di un partner può non andar di pari passo con quella dell’altro “non sentirsi pronta ad una relazione..” e da qui la necessità di ritrovare nuovi equilibri che permettano sia di esprimere la propria individualità sia di rimanere coppia. È proprio questo che le auguro..di ritrovare passo dopo passo il giusto equilibrio che permetta di rimanere coppia pur mantenendo la propria individualità e specificità e permetta di rispettare i singoli bisogni.

 

Un saluto,

Dott.ssa Chiara Poleni




10 novembre 2014

Gentili psicologi,

scrivo in merito alla mia situazione attuale per chiedere un parere. Ho cominciato a soffrire di ansia anni fa, dopo tanto stress e una serie spiacevole di eventi, ho avuto i primi attacchi di panico, superati con il mio psicologo dopo pochi mesi di cura. Per anni sono stata bene, ma l'anno scorso sono ripiombata nell'ansia. Tutto è iniziato da un attacco di tachicardia violento dopo un
di esercizio fisico, non mi reggevo in piedi, cuore a 120 battiti circa.


Da qui ho sviluppato l'ansia di avere altri attacchi fuori casa, che si sono verificati in diverse situazioni. Dopo essermi accertata che il cuore andava bene, ho pensato di scrivermi a yoga per cercare di combattere l'ansia che ormai avevo ogni giorno, è stato inutile, lo yoga non mi ha aiutata, anzi è capitato anche di avere tachicardia alla fine di qualche lezione. Ho deciso dunque di fare psicoterapia (Gestaldt) con un altro dottore. Da ottobre a aprile circa, l'ansia era diminuita ma non scomparsa. Alla tachicardia si sono aggiunti poi malesseri fisici (ascessi, febbre per circa un mese ecc.), cure debilitanti di mio padre e anche funerali di altri parenti.


Quando stavo cominciando ad accettare gli attacchi di tachicardia sono arrivati i cali di zucchero. Non ho mai sofferto di cali di zuccheri! Quindi direi che le mie ansie, fino a questo momento sono queste due: tachicardia e cali di zucchero. Da quando l'ansia è ripresa l'anno scorso ho cominciato a sentirmi stanchissima, sono sempre debole, non ho forza, infatti lo yoga mi distruggeva. Forse i cali di zucchero sono dovuti a questa debolezza? Non lo so. Ho fatto esami, glicemia, tiroide, tutto nella norma. Gli esami all'università e le lauree dei miei amici non mi hanno aiutata, se l'ansia era diminuita un , dopo queste lauree è tornata  molto forte. Ad fine settembre decido di tornare dallo psicologo che mi aveva curato anni prima, ero speranzosa. Ma, attualmente, non ci sono stati miglioramenti. Lo psicologo (che è anche psichiatra) si sta soffermando sul fatto che io non guido (non guido da quasi 10 anni), convinto che debba prendere la macchina e partire inoltrandomi per la città...quando io non so neanche mettere la retromarcia. Sto facendo delle guide con i miei familiari, ma chiaramente sono ben lontana dal poter prendere la macchina e guidare in città. Tuttavia lo psicologo non fa che pressarmi e spingermi, probabilmente pensa che la sicurezza che acquisterei mi aiuterà a combattere la mia ansia in generale.


So, che nell'ansia l'esposizione dovrebbe essere graduale, ecco, quella proposta da lui non mi sembra affatto graduale. Il mio dubbio riguarda la macchina: davvero guidare può guarire la mia paura di avere un attacco di tachicardia o un calo di zuccheri? Secondo me sono cose distinte e separate! Io cerco di combattere "l'evitamento" uscendo a fare la spesa o le commissioni, ma l'ansia è sempre la e la terribile stanchezza che provo non appena mi alzo non mi lascia mai. Non sono mai stata così stanca in vita mia. E chiaramente la stancchezza, insieme alle gambe che tremano, non mi fanno stare serena.
Lo psicologo per le mie paure ha detto solo che non posso uscire di casa col pensiero che mi succederà qualcosa, beh, a questo c'ero arrivata anche io, ma le ansie
sccattano nella mia mente in automatico!
Quello che vi chiedo è se la terapia della macchina farà davvero sparire le mie due paure. Al momento ripeto non sta funzionando, anzi ho avuto un attacco di tachicardia proprio giorni fa.
Vi ringrazio per l'attenzione.
 
M.B.



Gentile M.B.,
la ringrazio a nome di tutto lo Staff per la fiducia che ci ha dimostrato.
Dalla sua lettera emerge bene la pesantezza e l’estrema difficoltà di quanto sta vivendo e che sta cercando di affrontare. Ha fatto i passi corretti:   medici e richiesta di un aiuto psicologico; quest’ultimo a quanto pare non le sta dando i risultati che si aspetta, e questo ora sembra un altro motivo che va ad alimentare i suoi stati di ansia. Innanzi tutto vorrei rassicurarla dicendole che ci vuole del tempo per la remissione o il miglioramento dei sintomi, lo ha visto anche lei che con la prima terapia erano migliorati per poi ritornare in altri importanti momenti di stress, quindi deve darsi il tempo giusto per lei, e non porsi obiettivi  non realistici che possono solo amplificare il suo stress e la sua ansia.


Rispetto al trattamento che sta seguendo, spero mi comprenda se le dico, che non posso interferire nel lavoro del collega solo in base alla prescrizione di guidare la macchina, credo che questa prescrizione nasca da un lavoro che sta conducendo con lei. State lavorando sugli eventi legati all’ansia, le situazioni in cui si verifica? State esplorando cosa sta succedendo nella sua vita al momento e cosa accadeva al momento dei primi episodi? Questo per dirle che il disturbo d’ansia, quando è invalidante come il suo, non si risolve mettendosi alla prova in un’azione (come può essere quella della guida) senza un sostegno, senza avere esplorato i motivi e i significati personali dell’ansia. Ha ragione, infatti, quando dice che per lei guidare è impossibile ed è un’azione che la esporrebbe di più all’ansia. Non so perché il collega insiste, è vero ricaverebbe sicurezza nel guidare, ma prima deve aver sviluppato la sicurezza in sé stessa con un lavoro su di sé; credo comunque che il collega abbia un progetto di lavoro che motiva la sua insistenza, e poi ripeto, credo sarà motivata da quanto accade nelle sedute, di cui non mi ha parlato. Se non è soddisfatta può comunque cambiare e rivolgersi ad un alto professionista, l’approccio cognitivo-comportamentale oppure l’approccio sistemico-relazionale (se vuole affrontare il suo problema anche nell’ottica dell’analisi delle sue relazioni significative) sono molto utili nel suo caso.


Una cosa la può aiutare, a prescindere dalla decisione che prende, lo stato d’ansia che sta vivendo e che credo sia anche la causa del calo glicemico, visto che da tempo il suo corpo reagisce allo stress, sono l’aspetto manifesto di altro, non è il vero problema.  E’ come se l’ansia le stesse lanciando un segnale che c’è qualcosa nella sua storia personale, nella gestione delle sue ferite personali e delle sue emozioni, che deve essere visto, più si concentra sull’ansia e sul modo per uscirne e più si allontana dal suo vero problema e l’ansia aumenta. Qualsiasi tipo di terapia o di intervento decide di intraprendere deve avere l’obiettivo di dare meno peso all’ansia e non solo perché migliora,  ma proprio perché si deve andare a cercare cosa c’è sotto questa. Posto questo è vero anche che l’ansia è protettiva (e lo so che sembra paradossale) perché è il suo modo di gestire emozioni e situazioni che la metterebbero ancora più in difficoltà, e quindi finchè non riesce ad andare più a fondo nel lavoro su sé stessa va rispettata, e su questo credo che il collega stia forzando un po’ la mano invitandola a guidare, ma ripeto non so in che termini le sta dando questa prescrizione.
Spero di esserle stata d’aiuto e non esiti a scriverci di nuovo, anzi sarei molto lieta se volesse iniziare a riflettere su quegli interrogativi sulla sua vita che le ho posto all’inizio della risposta.
La saluto cordialmente.
 
Dr.ssa Marzia
Dileo






10 novembre 2014

Buongiorno,

mi presento sono Emy ho 29 anni.

Da 1 mese ho preso la patente, finalmente.....ci sono riuscita anche io.

Ho vissuto questo periodo di esame molto ansiosa..perchè ho sempre avuto paura di guidare.

Ora finalmente ho la patente, ho preso anche una macchina per esercitarmi...ogni volta che devo prendere la macchina mi sala ansia, agitazione, paura di rimanere bloccata nel traffico senza riuscire piu a guidare...

insomma la vivo male ...non la vivo serenamente..

mi potete aiutare o darmi un consiglio???

Molte volte mi si spege la macchina perchè ancora non so dosare la frizione ... e questa cosa mi crea ansia .. agitazione .. ma perchè?

Ogni mattina prendo la macchina per fare casa/stazione  e viceversa ...ma sono sempre tesa agitata.. aiutatemi come posso fare? ?????


grazieee


Buongiorno Emy. Da quanto mi scrivi sento che dev’essere una situazione difficile per te e che è stato un obiettivo importante ottenere la patente.


Da quello che mi dici nonostante la tua paura di guidare ti sei fatta forza e questo è positivo.

Mi domando se per te,  In generale, le situazioni che assomigliano ad esami, possono portarti ansia e/o preoccupazioni più o meno forti. Mi chiedo se il guidare in questo caso rappresenti per te una situazione nuova e sebbene possa comprendere  la possibile incertezza e paura di rimanere ferma nel traffico penso che la pratica e il non rinunciare alla macchina  ti potrebbe portare ad una maggiore capacità di gestire le tue sensazioni rendendoti più sicura e tranquilla.


Appena ottenuta la patente può succedere di non sentirsi ancora pronti per gestire i possibili imprevisti (partenza in salita ecc.) che normalmente possono capitare; può aiutare fare pratica con persone fidate, patentate da un po’ la vicinanza di qualcuno che ci dà fiducia ci può tranquillizzare e incoraggiare.  Mi sembra poi tu ti stia impegnando a superare questo tuo limite, ma apparentemente sembra non essere immediatamente rintracciabile la causa che scatena tutte queste tue emozioni così invasive.

 

 Se persistendo con la pratica e quello che ora ti rende nervosa con il passare del tempo non ti recherà più tale ansia, potrai goderti la conquista di un pezzo della tua indipendenza, se invece questa tua “inquietudine” permane, forse potrebbe esserti utile domandarti: “ cosa dice di me questa cosa?”  e magari chiedere l’affiancamento di un collega che potrà aiutarti a superare la tua ansia e paura.


dr.ssa Sabrina Laccu

 



31 ottobre 2014



Gentili psicologi,
sono una donna di 41 anni e desidererei un parere psicologico sulla storia del mio matrimonio qui in Olanda.
Io e Ludo ci siamo conosciuti sette anni fa, in un contesto particolare. Vivevamo entrambe in una casa sociale, ed eravamo molto impegnati sul fronte politico. Lui era abbastanza scapestrato, aveva gia' due figlie nate da precedenti storie. Una di 11 anni, cresciuta alquanto male, in mezzo a relazioni aperte e senza una vera guida genitoriale (basti dire che ha due papa', ma e' come se non ne avesse nessuno). L'altra nata da una storia successiva, ma anche quella finita male. La donna ha preso la bambina e l'ha portata in Germania dopo appena sei mesi dalla nascita. Premetto che Ludo ha nove anni meno di me, e che al momento in cui abbiamo iniziato la nostra storia non lo prendevo come un potenziale compagno. Era senza lavoro, pieno di debiti, insomma, non certo un uomo con cui pensare di mettere su famiglia.

E'figlio unico, di una coppia alquanto fredda e benestante, che lo hanno sempre spitno troppo nelle loro direzioni. Se n'e' andato di casa prestissimo, e ha avuto la prima figlia appena ventenne. A modo suo si dedicava alla bambina, anche se con grossi limiti.
Io d'altro canto vengo da una famiglia italiana numerosa, dove le carenza di mio padre a livello affettivo e l'iper responsabilita' materna (che entrambe mi hanno trasmesso) mi hanno resa una donna "che non deve chiedere mai". Me ne sono andata dall'Italia per questo, per trovare me stessa, e ora gestisco un'attivita' di cucina da dieci anni che ha riscontrato un notevole successo, anche se finanziariamente non rende in maniera splendida. Nel tempo ho imparato a smussare molte delle mie durezze.

Con Ludo, la storia e' nata poco a poco. Dopo quasi un anno che stavamo insieme piu' per gioco che per altro, lui ha trovato lavoro e nell'arco di dieci mesi ha ripagato tutti i debiti e si e' avviato verso una discreta carriera. Abbiamo condiviso molto insieme, in questo periodo, e dopo un altro anno sono rimasta incinta.Per me ormai 37enne e' stata una rivelazione. Dopo i dubbi iniziali, ho deciso di rinunciare a un'opportunita' di carriera e tenere il bambino. In quel periodo, abbiamo anche deciso di andarcene dal posto in cui vivevamo e affrontare una convivemza a due. Purtroppo, la gravidanza non e' andata bene, ma Ludo ha insistito per sposarsi comunque, anello di diamanti e tutto il resto.

Dopo pochi mesi, sono rimasta incinta di nuovo e questa volta e' andato tutto bene. Durante la gravidanza, Ludo ha trovato una bellissima casa da comprare che era nelle nostre possibilta', e con immensa gioia ci siamo trasferiti in tempo per far nascere il bimbo proprio li'. Ludo ha lavorato molto, per mettere da parte soldi che poi abbiamo investito nella casa (abbiamo rifatto la cucina da poco). Poi si e' iscritto all'universita' part time, per poter aprire nuove prospettive di carriera. All'inizio era tutto molto bello, tanto amore e comprensione. Nel tempo, la relazione si e' stabilizzata su canoni che hanno portato un po' di contrasti, anche se non gravi. Io ho sempre continuato a lavorare, e quando il bambino ha compiuto due anni e mi sono avviata alla fine dell'allattamento, che ho smesso a due anni e mezzo, ho iniziato a richiedere una maggiore presenza di Ludo sia in casa, sia per me stessa. Infatti, quest'anno ho scritto un libro, un romanzo di cui vado molto fiera. Il lavoro, lo stress, il bambino, certo hanno mangiato molti degli spazi che prima erano solo per noi. Ma abbiamo sempre continuato ad amarci e a guardare la prospettiva di una vita insieme. I rapporti sessuali erano soddisfacenti, e anzi si sono intensificati in quest'ultimo anno visto che il bambino e' uscito dal nostro letto, finalmente.

Niente mi faceva supporre che fossimo arrivati ad un punto di totale rottura, anche se alcune avvisaglie di problemi ci sono state.
A fine luglio, Ludo mi ha detto durante una serata fra noi che una ragazza si era dichiarata a lui e che la cosa lo aveva piacevolmente impressionato. Io chiaramente non sono stata contenta del fatto. Lui mi ha detto che le nostre visioni sulle possibili attrazioni esterne erano diverse, ma che comunque amava me e non avrebbe certo compromesso il nostro matrimonio per una cosa del genere. Abbiamo passato una bellissima serata insieme.

Una settimana dopo, oberato di problemi pratici che non dipendevano da me, ha iniziato a sbattere porte e ha rotto un bicchiere. Io mi sono allarmata, e abbiamo avuto un lungo colloquio sul suo stato d'animo. Gli ho detto che non lo vedevo veramente dove voleva essere, anche a riguardo delle vacanze che non si riusciva a programmare insieme. Che voleva fare troppo e troppo per se stesso, e ho cercato di fargli capire che nella vita bisogna anche saper fare delle scelte e delle rinunce. Se uno vuole maggiormente tempo per se, non puo' avere una famiglia a tempo pieno. Lui mi ha risposto che voleva stare insieme, e che il nostro matrimonio era la cosa che piu' contava, che voleva davvero che funzionasse.

Il 4 Settembre e' tornato a casa ubriaco fradicio alle 11 di mattina e ho scoperto tutto. Durante il mese di Agosto, ha continuato a vedere la ragazza in questione, e la notte prima avevano fatto sesso. Ovviamente ci sono state grandi discussioni, lacrime, dolore, da parte di entrambe. All'inizio, Ludo ha lasciato la ragazza e abbiamo passato un paio di giornate a parlare della nostra relazione.

Le sue rimostranze vertevano piu' che altro sul fatto che negli ultimi due anni era sorta una distanza fra noi, che mi ero lasciata andare mentre lui si era sviluppato intellettualmente (testuali parole), che io non ero presente in grosse parti della sua vita come il lavoro e i suoi studi e progetti. Ho dimenticato infatti di menzionare che Ludo e' un nerd, e che si dedica ad attivita' informatiche, organizzando conferenze e cose simili. Premetto che questa ragazza l'ha conosciuta pochissimi mesi prima di questo accaduto, forse tre, proprio in vista della preparazione di un evento che e' avvenuto a meta' agosto, immediatamente dopo il mio compleanno.

Insomma, all' inizio sembrava intenzionato a far rifunzionare la nostra storia. Ma dopo letteralmente un paio di giorni, e' uscito la mattina abbracciandomi ed e tornato la sera dicendomi che era troppo innamorato di lei. Tre giorni dopo e' andato via di casa, anche perché' stremata dalle costanti rimistranze di amore folle per l'altra, l'ho messo fuori.

Dopo questo episodio abbiamo riparlato, e abbiamo deciso di prenderci una pausa. Abbiamo anche preso degli appuntamenti di base per la casa, dove continuo a vivere io con il bambino, e mi sono sorpresa non poco di fronte alla sua volonta' di rimanere sposati fino a che non prendero' la cittadinanza olandese. Se ne parla fra almeno due tre anni..

Gli ho anche domandato in che prospettiva vedeva la nostra temporanea separazione, se avevamo intenzione in questo periodo di parlare del rapporto o semplicemente ci stavamo lasciando. Ancora piu' sorpresa sono stata di sentire che ci vede ritrovarci insieme in un futuro lontano, fra un anno o due, ma del nostro rapporto non abbiamo parlato comunque.
Insomma, per farla breve, non vuole divorziare, non vuole dar via la casa, continua a venire quattro cinque giorni la settimana a tenere il bambino quando lavoro o esco e abbiamo stabilito dei budgets per le questioni finanziarie. Intanto appena uscito di casa e' corso dall'altra.

Ma non e' finita. Alla luce della sua "disonesta'" mi e' venuto il dubbio di chiedergli se era gia' successo qualcosa con questa persona in precedenza al 4 Settembre e ho cosi' scoperto che mi ha tradita due giorni dopo il mio compleanno ad una conferenza durante la cui preparazione Ludo e questa ragazza si sono incontrati. Altri episodi strani mi confermano che aveva instaurato la doppia vita, portandola avanti fino al fatidico giorno in cui ho scoperto tutto, mentre continuava ad avere rapporti con me come se niente fosse, mandandomi messaggi di amore. Nella sua visione, io e l'altra non abbiamo niente a che fare e lui sarebbe stato perfettamente felice di portare avanti tutte e due le storie. Io ovviamente no. Di fronte alla scelta, che comunque a suo dire non lo rende davvero felice, ha scelto di continuare a vedere lei.

La ragazza mi e' stata descritta come una barbie..belloccia, intellettuale e vacua. Studentessa al post laurea di filosofia, guarda un po'. Ora Ludo va in giro con una sciarpetta improfumata che gli ha regalato lei, mi sembra veramente patetico. Sembra uno studentello adolescente al primo innamorameno, con le farfalline intorno. Mi chiedo quanto durera', perche' sinceramente non vedo molte prospettive in tutto questo, specialmente considerando che comunque continua a mantenere una famiglia e certo il tempo a sua disposizione e' molto limitato. In una delle nostre discussioni proprio sugli accordi pratici, mi sono permessa di farglielo notare. Penso che lui non avesse nemmeno considerato che le responsabilita' e la difficolta' di gestione di vita sono solo aumntate invece di diminuire. Per cui cosa ha fatto? Ha iniziato a coinvolgere il bimbo nella sua nuova relazione, senza dirmelo, in modo da ritagliare maggiori spazi per la sua storia. Al che sono diventata una belva, anche perche' la povera creatura, gia' confusa dalla situazione stressante, due giorni dopo essere uscito a cena con il padre e la nuova fiamma ha avuto un attacco isterico.

Dopo questo fatto, Ludo e' sceso a piu' miti consigli. In principio infatti mi aveva risposto male, dicendomi che non erano fatti miei quello che faceva con il figlio (!!!!) e che non dovevo proiettare la mia gelosia sul bambino. Credo che abbia reagito cosi' perche' gli ho detto che ci voleva tempo per il bimbo ad abituarsi, e anche che prima di coinvolgerlo in una nuova relazione avrebbe comunque dovuto sapere lui in primis che questa relazione sarebbe stata almeno stabile e duratura, e non questo colpo di testa pazzesco e irresponsabile.
Comunque ora ci siamo accordati per andare da uno psicologo per bambini, anche se secondo me lo psicologo serve piu' a lui che al figlio..

Io sto meglio, anche se fumo troppo e soffro di uno stato ansioso. Ma dormo, mangio e riesco a portare avanti tutte le cose del quotidiano con un minimo di serenita'. Soprattutto, sto iniziando un percorso di auto analisi, in cui voglio mettere a fuoco i miei meccanismi distorti e voltare pagina nella mia vita. Voglio prendere consapevolezza delle mie problematicita' che mi hanno sempore portata ad esercitare un eccesso di controllo sugli altri e nelle situazioni di difficolta', imparare a non dimenticare le mie esigenze emotive e anche accettare che a volte non tutto deve andare come io lo programmo. Spero dopo questo periodo cosi' intenso e difficile di poter instaurare una relazione affettiva diversa, su un piano di condivisione e non di dipendenza.

Naturalmente, non vedo nessuna chance di tornare con Ludo. Sinceramente mi e' proprio calato sotto le scarpe, e non trovo nessun motivo per ricoinvolgermi in un rapporto che mi ha lasciata tanto a terra. Poi, chissa', la vita e' lunga e strana. Ma piu' leggo testi di psicologia e piu' mi accorgo di quanto la descrizione dell'uomo narciso calzi a pennello a Ludo, e il consiglio di tutti e' sempre lo stesso: da un uomo cosi' scappate!

Mi scuso per la lungaggine della mail, ma desidererei veramente il parere di uno psicologo su tutta questa situazione. Mi sta sfuggendo qualcosa di importante? Mi sto lasciando trasportare nelle mie decisioni da un orgoglio ferito, o da emozioni negative? Mi trovate una persona squilibrata? Lo voglio sapere per poter migliorare e imparare da questa dolorosa esperienza. Tanto gli altri non si possono cambiare, ma noi stessi si. E spero di poter arrivare ad un "posto" piu' sano dentro di me. Vi sarei gratissima percio' se vorrete rispondere alle mie domande.
Un ringraziamento anticipato,
Margherita



Gentile Sig.ra Margherita,

 Mi sembra di percepire nella sua lettera il desiderio di comprendere una situazione affettivo - familiare che le ha procurato sicuramente molto dolore e che sembra procurarle magari anche confusione ed insicurezza.
La ringrazio per averci scritto, posso immaginare quanto sia difficile cercare di ritrovare un certo equilibrio dopo una fase di cambiamenti psico-relazionali.

Preservare la salute psico-fisica del vostro bambino in questa fase di transizione familiare (separazione, inserimento di nuove figure di attaccamento) attraverso il supporto di una figura professionale e neutra come lo psicologo è un elemento molto importante che permetterà sicuramente a vostro figlio di vivere con maggior serenità e comprensione i cambiamenti che subisce il nucleo familiare. E' di fondamentale importanza distinguere il  ruolo genitoriale, che va preservato e rispettato nonostante le problematiche ed i contrasti che la coppia può manifestare e il ruolo coniugale, ruoli molto distinti tra di loro.

Il suo desiderio di "mettere a fuoco i (suoi) meccanismi distorti e voltare pagina (...)prendere consapevolezza delle problematicità che (l') hanno sempre portata ad esercitare un eccesso di controllo sugli altri e nelle situazioni di difficoltà, imparare a non dimenticare le (sue) esigenze emotive e anche accettare che a volte non tutto deve andare come (lei lo) programma" attraverso un'auto analisi sembra dimostrare il suo intento di "rimettersi in gioco”, indagando magari le reciproche responsabilità, le dinamiche relazionali disfunzionali e il suo desiderio di migliorarsi sempre di più per raggiungere un livello migliore di benessere mentale. Nonostante lei si definisca: "una donna che non deve chiedere mai" probabilmente affiancare questo tipo di analisi a un percorso con un professionista come lo psicologo, potrebbe aiutarla a comprendere maggiormente il suo stato mentale, emotivo e relazionale, modificare schemi comportamentali, relazionali e di pensiero che magari la portano a vivere determinate situazioni "soffro di uno stato ansioso" e privilegiare determinate relazioni interpersonali ("poter instaurare una relazione affettiva diversa, su un piano di condivisione e non di dipendenza", comprendere la scelta del partner ecc.).

Sicuramente nel corso di questo percorso lei potrà analizzare in maniera più autentica il suo mondo interiore e rielaborare con maggior consapevolezza quanto ha vissuto, nonché lavorare su tematiche tale responsabilità, l'autostima e la fiducia nell'altro che possono forse essere state intaccate nella sua vita sentimentale dai comportamenti di tradimento coniugale che lei sembra aver subito da suo marito.

 

Spero esserle stata di aiuto, nella speranza che lei possa al più presto prendere le decisioni migliore per ritrovare un livello soddisfacente di benessere psicologico, la saluto cordialmente.

 Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa

 

31 ottobre 2014


Spettabile psicologia di base sono quasi 80enne e da sempre ho avuto una specie di repulsione per tutto ciò che concerne la procreazione, da sempre anche da ragazzo dicevo o pensavo..... mah piuttosto di avere un figlio è meglio prendersi un cane oppure piuttosto che fare un figlio è meglio adottarne uno ,,,,ne salvo due il mio che non viene al mondo e l'adottato che male che vada starà meglio con me, le donne e anche gli animali in attesa mi hanno sempre fatto una impressione sgradevole e peggio,  penso di aver preso da mia madre che negli anni '30 era già contraria a nascite diciamo plurime, a  lei sarei bastato io ma mio padre, credente ma anticlericale, diceva "ogni bambino ha il suo cestino" mia sorella nacque il 20 agosto '40 e vi lascio immaginare il cestino, guerra, bombardamenti, sfollamento, Papà a Dachau........ricordo bene che da almeno sessanta anni dico "un figlio nato è un regalo al capitalismo ed è inutile mettere al mondo qualcosa che dovrà morire".....grazie dell'interessamento. P. M.


Gentile signore, mi sembra di percepire dalle sue parole una sorta di delusione. Comprendo il suo disagio nel sentirsi diverso dagli altri e nel non provare tenerezza e dolcezza alla presenza di una gravidanza. Provi a pensare però che non esiste un termine di paragone, per cui è giusto o sbagliato, avere questo tipo di reazioni. Non necessariamente è sbagliato non volere figli e non sentirsi attratti dalla paternità.

Le sue parole sembrano di rimprovero verso le scelte dei suoi genitori. Comprendo i suoi dubbi sulla decisione di avere figli in tempo di guerra e mi piacerebbe che lei condividesse con me ancora un'altra piccola parte dei suoi racconti, di modo che io possa ascoltarla e comprenderla meglio.

La ringrazio per aver condiviso con me questa parte del suo essere uomo. 

Cordiali saluti

 

Dott.ssa Francesca Masserdotti




31 ottobre 2014


Buongiorno, mi chiamo Rita e ho 30 anni.. sono sempre stata una ragazza eterosessuale ma da un paio d' anni ho capito di essere attratta dalle donne. Ho da un anno una relazione con una ragazza stupenda, ci amiamo molto e abbiamo dei progetti insieme. Da un po' mi sento che dovrei parlarne ai miei di quello che sto vivendo, in quanto essi sono convinti che io stia con un uomo e non vedo giusto continuare a mentire. Parlando con la mia compagna avevamo l' idea di dirglielo insieme: lei non mi vuole abbandonare in un momento così delicato, non sapendo come possano reagire i miei genitori, e anch'io preferirei che lei fosse con me in quell' istante. Secondo il suo parere sarebbe meglio che affrontassi i miei da sola o come pensavamo io e lei? con i miei ho un bel rapporto, sono persone moderne ma allo stesso tempo un po' di mente chiusa per certe cose.. grazie per la risposta

Rita


salve Rita buongiorno,

credo che rinnegare quello che lei sente e continuare a mentire non faccia del bene a lei ma nemmeno alle persone che le vogliono bene, veda i suoi genitori e la sua compagna.

Credo, anche, che parlarne insieme possa essere una buona opportunità, anche per mostrare loro, che la scelta che ha fatto è una scelta seria.

Certamente lei deve mettere in conto reazioni di vario genere, poi nel caso lo ritenesse opportuno possiamo parlare in merito proprio a questo.

Per il momento "in bocca al lupo"

saluti

d.ssa Stefania Giunchi







28 ottobre 2014


Buongiorno,

sono una ragazza di 26 anni ed ero fidanzata con un uomo più grande di me di quasi 20 anni.

Abbiamo superato alcune difficoltà dovute, più che altro, a differenze di carattere, ma negli ultimi mesi tutto andava bene.

Negli ultimi tempi si è presentata la paura, da parte di lui, di essere lasciato. Questo è dovuto soprattutto all'esperienza passata che ha avuto: è stato fidanzato e sposato per molti anni, finchè il matrimonio non si è concluso con un tradimento da parte di lei.

Questo ha avuto un impatto molto forte su di lui. Ha paura e si è convinto che prima o poi il suo carattere, poco espansivo e affettuoso, non mi andrà più bene e che quindi deciderò di lasciarlo.


Dopo una breve pausa estiva abbiamo provato ad affrontare la situazione insieme e ad allontanare queste paure. Ma nonostante tra noi non ci siano problemi questa paura non va via e non se la sente di andare avanti.

Siamo molto innamorati, ci capiamo al volo, siamo uniti, sembreremmo quasi una coppia perfetta se non fosse per questo blocco che ha. Le cose positive e belle che vede di noi sembrano non essere abbastanza da cancellare le paure.


Come può superare e metabolizzare dopo così tanti anni quello che gli è successo? Potrebbe servirgli fare un lavoro su se stesso con uno psicologo (è un po' restio a questa idea)? Nel caso come convincerlo? E, può essergli di aiuto avermi accanto o è meglio che faccia questo percorso da solo?

La ringrazio e la saluto



Cara  lettrice,

mi dispiace che tu debba affrontare questa situazione. Sembrerebbe che tu ti stia comportando come se dovessi farti perdonare e dovessi riconquistare la fiducia del tuo fidanzato a seguito di un tradimento. Questo è ammirevole perché dimostra il tuo amore per lui, però vorrei farti riflettere sul fatto che tu non hai nessuna colpa nei suoi confronti, nessun tradimento da farti perdonare, quindi avete inconsapevolmente stabilito che tu hai il ruolo di colei che ha sbagliato e lui ha il ruolo di colui che deve perdonare.


Questo ruolo che hai rivestito ti sta bene? Ha delle conseguenze positive sul vostro rapporto?  I dubbi del tuo fidanzato sono necessariamente legittimati dal fatto che lui è stato tradito in passato? È giusto che il tradimento subìto in passato venga rivissuto di continuo con te, nonostante siano cambiati i soggetti e le situazioni?


Io ti suggerirei di affrontare con lui questi interrogativi,di provare a spogliarti del ruolo di “colpevole” che ti è stato dato e di far emergere le TUE difficoltà, i TUOI  dubbi, il TUO punto di vista della situazione, esprimendogli tutte le tue preoccupazioni legate alla situazione. Secondo me, lui dovrebbe prendere consapevolezza che non c’è continuità tra la relazione precedente e quella attuale. Se necessario, potrebbe rivolgersi a uno psicologo della vostra zona per fare luce sui suoi atteggiamenti  più o meno consapevoli che gli stanno impedendo di vivere a pieno una relazione d’amore, restando ancorato alle vicissitudine del passato.

Ti auguro di risolvere tutto e di poter vivere con più serenità la vostra relazione.

Dott.ssa Anna Verde



28 ottobre 2014


Sono una ragazza di vent’anni...sono una studentessa universitaria e sono fidanzata da quasi 3 anni ormai…ci amiamo e ci vogliamo bene...ma sento che mi manca qualcosa...
Non ho mai fatto l'amore, ne con lui ne con altri. Non riesco...è più forte di me...nonostante il desiderio ci sia, non riesco a sciogliermi.Il mio problema però non è solo legato ad un punto di vista sessuale…uscendo dall'adolescenza cambiano i bisogni e le priorità...e io mi sento cambiata soprattutto interiormente…Quest'estate, per motivi personali non ho avuto modo di vedere il mio ragazzo e stranamente non mi è mancato come le altre volte. In questo periodo però ho avuto modo di conoscere altre persone…E da quel momento ho capito che mi mancava qualcosa…Il mio fidanzato è un "perfetto principe azzurro"…dolce romantico gentile ecc…Gli voglio un sacco di bene, lo amo...ma ultimamente mi sono accorta che mi interessa poco...e cerco in un uomo, caratteristiche che lui purtroppo non ha…come la sicurezza, l'autonomia, la "virilità"…ecc..
È qualcosa di passeggero che si risolverà con il tempo? Oppure ho bisogno di "cambiamenti radicali"?

Grazie in anticipo.



Gentile scrittrice,

dalle Sue parole percepisco l’importanza che hanno per Lei le domande poste.

Il percorso di crescita, come Lei stessa giustamente riporta, conduce ad una ridefinizione di “bisogni e priorità”. Essere una giovane coppia, come nel vostro caso, sotto intende la “sfida” di crescere insieme, rimanendo su un “cammino comune”. Mi sembra infatti di capire come, nell’ultimo periodo, Lei si sia posta delle domande riguardo allaSua relazione ed il Suo compagno. Queste riflessioni sembrano essere sollevate dalla sensazione che Lei definisce di “mancanza”. Poiché non lo specifica, di cosa avverte la mancanza?Dell’intimità fisica o delle caratteristiche che adesso sente di desiderare in un uomo?

Riuscire a definire cosa cerca potrebbe essere il primo passo per rispondere ai quesiti da Lei posti.

Di fatti, mi sembra di capire come ci possano essere più strade percorribili.

Se ciò che le “manca”, da un lato, è l’intimità fisica, potrebbe cercare di fare chiarezza su cosa non Le permette di “Sciogliersi”. Non avendolo menzionato, ha avuto modo di confrontarsi in merito a questo tema con il Suo fidanzato? Ed in caso non lo avesse fatto, riterrebbe fattibile un confronto? Mantenere aperto il dialogo all’interno della coppia è sempre un aspetto importante, soprattutto quando si parla di intimità.

Se, invece, ciò ci cui avverte l’assenza sono caratteristiche che adesso sente di desiderare in un uomo – come“sicurezza, autonomia, virilità" – potrebbe valutare come il suo fidanzato appare “carente” in questo, ed cosa, nei suoi comportamenti, adesso Le fanno desiderare questo “altro”.

Come è stato detto all’inizio, il percorso di crescita implica cambiamenti che possono avvenire all’interno della coppia e / o come singolo. Confido che, il riuscire ad identificare meglio questa “mancanza”, la possa aiutare nel Suo cammino.

Spero di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.





24 ottobre 2014

Salve. 

Cercherò di riassumere il possibile. 

Il mio ex vuole tornare con me dopo che mi ha lasciata due volte.

Una volta mi ha lasciato a settembre del 2013, ma tornò dopo due settimane e un'altra volta a gennaio  tornando a maggio, cercandomi perchè aveva/ha dei problemi. Ho scoperto da qualche settimana che in questi mesi, si è fidanzato per un mese con una ragazza, me lo aveva già accennato ma pensavo non fosse niente di rilevante. In realtà, anche se lui continua a sostenere che non era una cosa importante, avendo potuto leggere le sue conversazioni con lei, non riesco a passar sopra ad una cosa del genere. Intanto l'ha contattata dopo due settimane che ci eravamo lasciati, nel mentre che ci stava le diceva che l'amava, ad un suo amico diceva che l'aveva aiutata a dimenticarsi di me ma anche che leggendo un mio messaggio s'è messo a vomitare. Solo che questo è successo appena prima che loro si mettessero ufficialmente insieme.

E' stata lei comuque a troncare con lui, ma lui non sembrava fosse dispiaciuto. Solo che dopo 15 giorni mi cerca chiedendomi di essere aiutato. La sua situazione nei mesi in cui non ci sentivamo è degenerata. Non andava più all'università, non mangiava. Lui ha giustificato questa ragazza con il fatto che doveva dimenticarsi di me e lo capisco perchè tra noi non andava. Ma sarà vero o sono solo un ripiego? LA COSA IMPORTANTE è che ci siamo lasciati( anche se lui ha preso in mano la decisione) perchè litigavamo veramente tutti i giorni, non  per terze persone, ma per inostri atteggiamenti . Inizavamo da una cosa piccola ma essendo orgogliosi ci attaccavamo a vicenda, non sapevamo prenderci.

Io stessa volevo che quella situazione finisse ma lo amavo, lo amo e non riuscivo a immaginare la mia vita senza di lui. Al di là di quei litigi, pensavamo le stesse cose. I mesi di pausa, si vede sono serviti a migliorarci entrambi, abbiamo capito ALCUNI sbagli e per adesso non li stiamo facendo. Ci siamo sempre amati, ( o almeno anche i suoi amici dicono cosi) ma ci siamo lasciati perchè non riuscivamo a stare insieme. Non so se provarci di nuovo, non so se quello che dice è vero, se davvero mi ha sempre amato o no. Se fidarmi. Cosa le sembra? COsa devo fare?



Gentile ragazza,
probabilmente la sua richiesta (se provarci di nuovo o meno…) richiede un tempo adeguato di riflessione, pertanto non è facile da esaudirsi. Al più potrei consigliarle di cercare l’aiuto professionale di uno specialista delle relazioni interpersonali (psicologo) per far luce a tanto buio e tanta confusione. Dalla sua lettera emergono, infatti, ricordi di fatti salienti avvenuti durante la relazione con il ragazzo, nonché emozioni in conflitto, il bello e il cattivo tempo del legame co-costruito..
Iniziavamo da una cosa piccola ma essendo orgogliosi ci attaccavamo a vicenda, non sapevamo prenderci. Io stessa volevo che quella situazione finisse ma lo amavo, lo amo e non riuscivo a immaginare la mia vita senza di lui
Tanti andirivieni, dunque.. Un rapporto tira e molla,e poi  la presenza di una terza persona che si frappone in un rapporto già ad intermittenza e  fatto anche di sms e di mancati chiarimenti (lui:  leggendo un mio messaggio s'è messo a vomitare). Mi tenga informata sulla sua decisione, cordialmente,

dr.ssaVarotto




23 ottobre 2014

buongiorno,

mi rivolgo a voi per una questione che a pare mio è delicata, è un anno che mi frequento con una donna separata che ha due figli, sabato scorso mentre eravama in taverna fare l'amore (erano le 3 di notte) il figlio maschio di 9 anni entrando precipitosamente dalla porta  sulle scale, ci ha visto in atteggiamento poco equivocabile, io ero nudo lei aveva ancora i vestiti addosso ma si capiva benissimo cosa potessimo fare.

Ora il problema nasce spontaneo come potrebbe essere stato traumatizzato il bimbo, lui non sa e della nostra relazione e ha sempre pensato che la mamma da dopo la separazione non avesse riallacciato nessun rapporto....

Ha fatto diverse domande su chi fossi io e se ero il suo fidanzato e si è risentito del fatto che la mamma non lo avesse messo al corrente della cosa come di contro il papà lo aveva fatto. Ma la mamma non ha deciso di relazionarlo solo per il fatto di tutelare la loro sensibilità a fronte anche di una gelosia innata dei bimbi.

Che azioni secondo voi sarebbe opportuno intraprendere?

Grazie della risposta

Distinti saluti


Gentile lettore,

la ringrazio per la sua richiesta che ho letto con molta attenzione.

Mi chiede quali dovrebbero essere le azioni più opportune e per questo però dovrei capire se il bambino ha avuto delle reazioni particolari dopo l’episodio, a parte le domande che racconta, oppure se tale sua richiesta nasce dall’imbarazzo suo e da quello della sua compagna.

Fermandomi su ciò che racconta sento molto l’imbarazzo, comprensibile, provato da voi due ma anche dal bambino, che vi ha scoperti. L’imbarazzo genera vergogna e senso di colpa e queste potrebbero filtrare (come dire falsare) le azioni o i comportamenti successivi, e su questo vi invito a riflettere. Potrebbero nascere preoccupazioni infondate o i comportamenti riparatori verso il bambino che invece pare stia chiedendo altro. Il bambino più che traumatizzato dalla scena, sembra sentirsi tradito dalla madre che non gli ha detto la verità, e magari sentirsi in colpa per averla scoperta così. Ciò che chiede, infatti, è sapere dalla madre chi fosse l’uomo che era con lei, e credo che le azioni più opportune siano ascoltarlo e dargli le risposte adatte.

Capisco che sia una questione delicata, imbarazzante e che probabilmente genera senso di colpa non solo nel bambino ma anche in voi due, ma il circolo del senso di colpa, se c’è va spezzato. Non è colpa del bambino se si è trovato lì per caso, non è colpa vostra se stavate vivendo un momento intimo in coppia. Non c’è colpa e da quello che racconta neanche nessun comportamento da rendere preoccupante o abnorme. Quello che è successo a voi succede a molte coppie.

Vorrei chiederle invece cosa prova lei?  Cosa ha provato in quel momento? Come avete vissuto questo evento in coppia? Avrebbe provato le stesse cose se quel bambino fosse stato suo figlio? Sintonizzarsi/vi sulle emozioni la e vi può aiutare a capire meglio cosa fare con il bambino, perché in parte avrà provato le vostre stesse emozioni.

Intanto, ripeto, il bambino va ascoltato, vanno date risposte alle sue domande senza però farne un problema o senza sentirsi sporchi e cattivi per quello che è successo, il bambino deve sapere di potersi fidare della madre, ora si sente tradito dal fatto che la madre gli ha nascosto la verità, questo è ciò che lo ha traumatizzato (per usare le sue parole) più che vedervi fare l’amore. Quindi non fermatevi su questo episodio, ascoltatevi e ascoltate il bimbo, poi anche il tempo farà il suo effetto.

La saluto cordialmente e se ha bisogno ancora non esiti a contattarmi.

Dr.ssa Marzia Dileo



23 ottobre 2014  


Salve, racconto la mia storia con la speranza di chiarirmi le idee. Sono una ragazza di 25 anni. Sono stata insieme ad un ragazzo di 27 anni per 2 anni e mezzo. Caratterialmente siamo molto simili: scherzosi entrambi, aperti, con la voglia di divertirci.Il nostro grande problema è stata la distanza. Ci vedevamo poco, nelle rispettive città univeristarie e fare qualcosa insieme era diventato quasi un obbligo piuttosto che un piacere perchè dovevamo sfruttare al meglio il poco tempo che avevamo. Al contrario di come si dice a noi è mancata la quotidianità! Ciò, verso la fine del nostro rapposrto, ha portato a una mancanza di stimoli dovuta anche al fatto che non abbiamo mai fatto una vacanza insieme e tante altre cose che fanno le coppie normali. Tengo a precisare, però, che le poche cose fatte insieme sono state bellissime.

Cosi verso metà luglio lui prende la decisione di chiudere. Sono stata male, ma se le cose fossero continuate cosi avrei preso anche io questa decisione; forse ho riflettuto un pò perchè a settembre lui deve venire nella mia stessa città e volevo vedere se le cose potevano cambiare. Comunque sia, anche se sapevamo che ci eravamo lasciati  ci sentivamo tutti i giorni, piu volte al giorno, parlando del piu e del meno. Avrei voluto chiudere tante di quelle volte, ma ogni volta che lo sentivo mi tranquillizzavo ed ero felice; la stessa cosa è valsa anche per lui. Fino a quando qualche giorno fa ha ammesso che dopo 2-3 settimane che ci eravamo lasciati ha visto un'altra ragazza. Mi ha detto che è stato solo sesso e che lei continua a chiamarlo anche se lui non le risponde sempre. Gli ho risposto che non aveva alcun problema a dirmi che ha avuto una "storia" in quanto già ci eravamo lasciati. Ma in tutto ciò io mi sono sentita arrabbiata, offesa e presa in giro anche perchè pochi giorni prima che ha confessato avevo sospettato qualcosa e lui mi aveva detto di no!  inoltre penso che sia stata una mancanza nei miei confronti perchè ci sentivamo tutti i giorni e a questo punto penso anche che lui volesse tenermi buona mentre faceva i suoi comodi. Lui ha detto di no e si è giustificato dicendo di non avermi detto niente perchè non voleva rovinare tutto, che se questa ragazza gli chiede di chiudere con me lui chiude con lei perchè vuole continuare a sentirmi.

Adesso sono stata io a prendere una decisione (anche lui ritiene che sia la cosa giusta da fare) cioè di non sentirlo per un pò; se lui ne ha bisogno è lui che mi deve cercare, io non mi farò sentire anche se la cosa mi pesa. Se capisce che gli manco deve chiudere con l'altra e riprovarci con me. Ora però io ho perso la fiducia nei sui confronti. Riuscirò a recuperarla? e inoltre è normale che un ragazzo di 27 anni dopo un paio di settimane da una rotture va a letto con un'altra solo per sesso?. Vi ringrazio e mi scuso per essermi dilungata.



Carissima Lettrice,

ho letto diverse volte la sua lettera in quanto tutte le volte mi sorgeva un interrogativo e non sono riuscito a trovare una risposta a “Ma dove si vuole andare?”.

Le spiego meglio: l'impressione che sovviene è che  in questa storia non sembra ci sia una finalità, si vuole costruire un rapporto duraturo? Ci si vuole “parcheggiare” in questa storia fino a che non si trovano storie più soddisfacenti?  E la cosa sembra provenire da entrambe le parti.

Il motivo per cui vi siete lasciati sembra essere stata l'insoddisfazione della lontananza che comportava il doversi vedere con intensità non molto spesso. Cosa è cambiato da allora?

C'è la possibilità di riavvicinamento logistico?

Mi chiedo come mai non riesce a “tagliare” il rapporto con questo ragazzo. E' per un sentimento profondo o per una ferita al suo ego, nel senso che non si sentirà più il suo (di Lui) oggetto di amore e Lui non sarà più suo?

La fiducia è un sentimento che si costruisce poco a poco, parlandone e chiarendo ogni dubbio. Continuando a stare distanti, e se questa distanza Le fomenta dei dubbi o delle fantasie, finirete probabilmente per stare male entrambi.

Una cosa è certa, in questa vostra storia, c'è una notevole tendenza a procrastinare:

-                    procrastinare nel lasciarsi

-                    procrastinare e continuare a sentirsi

-                    procrastinare nel sentirsi liberi di raccontarsi

In tutta questa storia, se Lei nota, sembra che a “timonarla” ci sia sempre Lui, anche quando sembra che per la prima volta Lei prenda una posizione ( decide di non sentirlo più), lascia che sia Lui ancora una volta a decidere se riprendere la relazione telefonica oppure no.

Adesso tocca a Lei scegliere una delle tre strade:

1.                  Continuare ad aspettare che lui si decida se prendere o lasciare questa vostra storia;

2.                  Decidere di troncare e guardarsi attorno, magari potrà riuscire a trovare una persona che sia a Lei complementare, con cui poter vivere una “quotidianità”;

3.                  Lottare affinchè si possa costruire una storia solida, e mirata a un obiettivo comune, il NOI.

 

Cordiali Saluti,

Dr. Tuccio Domenico Savio



22 ottobre 2014

Buon giorno. Io ho un problema che affligge la mia storia d amore.  Sono fidanzata da 7 anni e convivo da un anno il mio fidanzato ha 29 anni io ne ho 22. Siamo andati sempre d'accordo il nostro è un rapporto pieno di passione amore complicità.  Ma ho un problema. La mia famiglia non è delle migliori dico solo questo non ho avuto x niente  bella infanzia non è una bruttissima famiglia lamia ma non è bella . Lui conoscendo tutto di me della mia storia non vuole avere niente a che fare con loro io lo capisco e non glielo faccio pesare ma a me lui si. Cioè dici se un domani facciamo un figlio io non voglio che loro stiano con mio figlio cose così insomma, hai una famiglia di m****a... insomma io ho sofferto tanto x loro e ne sono uscita ma lui mi ricorda ogni momento ciò che ho passato io gli dico queste cose e se ne frega altamente.  Insomma li odia. X farvi capire venivo picchiata presa a parolaccie sempre e x niente dai miei fratelli mio padre uguale mia madre non poteva parlare. Tutto qui xke il mio fidanzato fa così? Aiutatemi vi prego a trovare una soluzione.


Buon giorno, grazie per averci scritto.
Mi colpisce come lei descriva la sua infanzia per niente bella anche se non bruttissima e successivamente scrive che veniva picchiata dai maschi (fratelli e padre) della sua famiglia. 
E commenta questo con l'espressione "tutto qui": mi sembra quasi che voglia minimizzare quanto sia stato difficile per lei crescere nella sua famiglia. Dice anche che ne è uscita; è sicura di questo? Cosa pensa oggi dei suoi genitori? E dei suoi fratelli? 
Spesso chi è vittima di maltrattamenti da parte di figure significative per proteggersi dal dolore e dalla sofferenza tende a negare la rabbia verso quelle figure così da poterne conservare un'immagine più positiva. Forse il suo fidanzato teme per un vostro eventuale futuro figlio che, stando con i suoi familiari, possa ripetersi ciò che ha vissuto lei da bambina, teme che suo padre possa nuovamente alzare le mani verso un bambino e non ci sarebbe nessuno a fermarlo (come sua madre non poteva parlare). Il suo fidanzato probabilmente pensa di proteggere vostro figlio in questo modo, perchè i genitori nel prendersi cura dei propri figli li proteggono da ciò che può essere pericoloso. Mi chiedo quanto lei abbia sentito di essere stata protetta da bambina e in che modo questo possa influire su come e quanto lei sarà protettiva a sua volta con i suoi figli.
Spero di esserle stata utile.
Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca


14/10/2014

Salve mi chiamo Maurizio sono sposato da 22 anni sto passanto  un brutto periodo da35 giorni che siamo separati causa riflessione io o perso il lavoro dopo 23anni ma sono panettiere qualificato e il lavoro lo trovo anche fuori chiedo cosa e successo a mia moglie perche dice sempre se mi ama o mi vuole bene poi non mi saluta con un bacio soltanto ciao non vuole uscire con me nemmeno a manciare una pizza pero e molto gelosa che devo fare non riesco a prendere la mia vita sto sofrendo


Caro Maurizio,

le informazioni che da sono molto poche per dare un parere più ampio, tuttavia la prima domanda che mi sono posto è: perso il lavoro, per quale motivo?

Per via della situazione di crisi attuale o perchè Lei, Maurizio, ha avuto dei conflitti con il datore di lavoro?

Inoltre, da quando ha perso il lavoro ad oggi, Lei, Maurizio, si è dato da fare a cercarlo? E ancora, la separazione è avvenuta prima o dopo la perdita del lavoro? E poi, sua moglie su che cosa deve riflettere?

Una cosa è palese, che Sua moglie è arrabbiata con Lei, purtroppo non conoscendo le motivazioni non mi è possibile cercare di darle dei chiarimenti o delle indicazioni.


Le possibilità sono svariate:

sua moglie potrebbe essere arrabbiata con Lei per qualche mancanza verso di lei o altri;

potrebbe attribuirle la colpa della perdita del lavoro;

potrebbe attribuirle la colpa di una non ricerca di lavoro;

come vede le possibilità potrebbero essere tante e solo chiarendovi fra di voi si può trovare una soluzione.

Lei dice che sua moglie “dice sempre se mi ama o mi vuole bene poi non mi saluta con un bacio soltanto ciao “, vede Maurizio, si può amare una persona ma essere talmente arrabbiati da non riuscire a stargli vicino o essere affettuosa.

Parlatene e se ci tenete al rapporto si potrebbe pensare ad un percorso di coppia che vi aiuti a comprenderne i punti di forza del vostro legame e i limiti che vi portano ad una separazione.

 

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio


13/10/2014


Salve,
sono una ragazza di 33 anni che dovrebbe sposarsi tra pochi mesi, ma una situazione che da sempre
è stata lunico problema con il mio fidanzato, è scoppiata e degenerata in una crisi profonda che mi addolora moltissimo.Ho sempre desiderato e considerato positivo un rapporto di coppia in cui si cercasse di condividere il più possibile, senza che questo significasse nè perdere le proprie amicizie nè i propri interessi e per prima mi sono sempre personalmente attivata per far sì che la condivisione fosse la norma, anche per motivi pratici e logistici di tempo molto ridotto a causa del lavoro, che lascia poco tempo realmente utile ad alimentare il rapporto di coppia.


All'inizio mi sono scontrata con una persona con uno stile di vita all'interno della coppia molto diverso: un ragazzo con mille interessi, alcuni che prevedono tempi e dinamiche impegnative per essere portati avanti, amicizie su più fronti, e il risultato è stato qualche litigio iniziale. A parole non mi sono mai sentita "rincuorata", nel senso di poter davvero auspicare ad un rapporto come avrei desiderato io, ma ammetto che nella pratica le occasioni di non condivisione sono state pian piano minori rispetto a quelle di condivisione. Ho mantenuto nel tempo un certo malessere riguardo questa situazione che si ripresentava ogni volta che lui si isolava nelle sue amicizie, vuoi perchèal contrario io nel frattempo lavevo reso partecipe di ogni mia amicizia, vuoi perchè sono circondata da esempi in cui questo problema non sussiste, vuoi in alcuni casi per gelosia legata solo ad alcune particolari compagnie e situazioni non proprio rassicuranti,...Nella pratica alcune volte non mi sono permessa di dire nulla per non essere fraintesa e perchè mi rendevo conto che nella cosa in sè non c'era nulla di male, altre volte quando oltre a scontrarmi con una mentalità diversa si presentava anche una circostanza che reputavo poco sensibile( per esempio passare un giorno intero fuori a praticare il suo sport preferito quando il giorno dopo io sarei dovuta partire!) ho esposto il mio problema ma il tutto si è sempre risolto con un litigio sterile in cui le sue esigenze sono apparse rigorosamente sempre lecite e superiori alle mie. Fin qui ho catalogato il tutto come normali scontri tra due modi diversi di percepire la vita di coppia in abbinamento alla vita sociale. Purtroppo lultimo episodio ha scatenato il finimondo. Il mio fidanzato è stato invitato ad un addio al celibato che prevede la presenza di vari sconosciuti e una notte fuori. Mi è sembrato normale provare un po' di fastidio, parlarne con lui, chiedere il perchè di un'organizzazione piuttosto strana per dinamiche e luoghi, anche se non partiva da lui. Si è sentito di farmi un piacere, dopo aver messo i soldi per lalbergo, dicendomi che se vessi voluto sarebbe tornato indietro. Lho apprezzato ma allo stesso tempo mi è sembrato un volermi far fare la parte della "cattiva", infatti mai mi sarei permessa di essere lunica a farlo tornare per di più a tarda serata. Il tutto effettivamente mi ha un po' innervosita, finchè non mi ha risposto che sarebbe stato lo stesso fastidio che avrebbe provato lui al mio addio al nubilato: ovviamente, sapendo che avrei precedentemente detto alle mie amiche che avrei preferito non dormire fuori, minimo non lavrei messo nelle stessa situazione di banale ma umana preoccupazione e gelosia per una nottata fuori casa (premetto che conviviamo) e per un ovvio rientro quasi un giorno dopo. Questa precisazione è stata fonte di una reazione forte e di tutto un litigio che è diventato enorme e pesante.


Non avevo intenzione di impedirgli di andarci come mi è stato poi detto, intendevo, questo è vero, manifestare un mio fastidio e delle mie preoccupazioni (alcune amici sono stati descritti da lui stesso come infantili e non sempre rispettosi dei legami di coppia) . Lunica cosa che davvero non avrebbe dovuto fare è mettermi nella posizione, spacciata per "regalo", di decidere del suo rientro, e capire che una fidanzata che prova molto fastidio per una notte fuori con molti uomini in una situazione goliardica per antonomasia, rientra nella più banale consuetudine e quindi ci sta che ti dica qualcosa e, provocata su un'ipotetica identica reazione in caso contrario, reagisce perchè già prevede dinamiche e situazioni "più tranquille" in un mio eventuale addio al nubilato. Una prima forte discussione su questi argomenti era capitata qualche anno prima quando, dal nulla, mi riferì che dal giorno x al giorno y si era organizzato per una vacanza in moto di circa una settimana tra uomini. In quell'occasione, al fastidio si unì la preoccupazione per una vacanza pericolosa ma soprattutto il dispiacere di fronte alla percezione per la prima volta che questo mio tipo di esigenza (cioè condividere i viaggi e non partire ognuno per fatti propri) non solo non sarebbe stato preso in considerazione, ma veniva denigrato.Premetto, prima che si possa banalmente parlare di pura gelosia, che non lo ritengo capace di tradirmi realmente e con facilità, ma allo stesso tempo ritengo che nessuno si possa e si debba fidare al 100% dell'altro, perchè non conosciamo mai davvero del tutto laltro al punto tale da sapere ogni sua reazione in ogni possibile situazione. Non mi ritengo neppure stupida o bigotta, so che nella vita queste situazioni capitano così come so che è giusto non perdere le amicizie, speravo solo che all'interno della nostra coppia questo non significasse nè impedimenti nè rinunce, ma una situazione di equilibrio senza litigi.


Purtroppo, a quanto pare, sono stata percepita proprio al contrario, come una sorta di carceriere che vorrebbe un uomo che non facesse nulla. Analizzando tutto anche con molta autocritica, sono giunta alla conclusione che nella pratica forse vogliamo e facciamo le stesse cose (queste situazioni per fortuna sono state poche rispetto ad un substrato di storia felice), cioè ci regoliamo più o meno sul da farsi, ma, almeno io, a parte qualche occasione di poca reale sensibilità nei miei confronti, mantengo un malessere che può effettivamente avermi portato ad allungare una discussione e ad essere di conseguenza fraintesa nelle intenzioni, dovuto al fatto che, pur avendo nella pratica un piccolo numero di occasioni di non condivisione, nelle parole e nella teoria ho un uomo che "minaccia" di volere lesatto contrario, alimentando in me la paura che diventi realmente così, quando, di contro, dice invece che dovrei fidarmi perchè nella realtà si saprebbe sempre regolare da solo e non vorrebbe nessun mio intervento.


A questo va aggiunto il fatto che se io da un lato quando vedo la situazione degenerare, tendo a chiudermi, lui invece diventa aggressivo, urla, tira fuori cose passate, offende. E proprio di un'offesa vorrei chiedere a voi spiegazioni e delucidazioni.Ritengo che questi tipi di malesseri, fastidi, piccole paure, umane gelosie, siano cose comuni e banali, e il motivo nasce da una diversa mentalità, da diverse esigenze, da diverse sensibilità. Il mio fidanzato non solo non dà a tutto ciò la dignità di motivazioni nè la credibilità, ma mi accusa di avere un serio problema psicologico, usando termini come "malattia" o essere "inetta" (allargando tra laltro la malattia anche a tutti i miei amici che senza tragedie vivono da questo punto di vista il rapporto che avrei voluto io). Ritengo che una motivazione non debba essere necessariamente scientifica per essere tale, credo che a volte, soprattutto in dinamiche di coppia, una motivazione possa essere irrazionale, sentimentale, un'esigenza, una mentalità (ovviamente senza sfociare nel giustificare esigenze davvero patologiche). A quanto pare sono percepita come nociva in quanto priva di motivazioni.
Sono pronta a limarmi, a cercare compromessi, a dialogare, a fare autocritica, ma con lui diventa impossibile
perchè a monte non avendo motivazioni, sono solo una che deve accettare di avere gravi problemi e solo da quel giorno si può parlare di compromessi. Chiedo una vostra opinione per una situazione che ritengo in parte infantile, in parte surreale, ma che mi ha travolto come un macigno mettendo a repentaglio la cosa più bella che ho.



Gentile scrittrice,

dalle Sue parole avverto il malessere e la “pesantezza” che la situazione di cui parla Le sta provocando.

Da ciò che scrive, mi sembra di capire come, alla base degli “scontri” descritti, vi sia una differenza – caratteriale e non – tra Lei ed il Suo compagno. Ciò emerge non solo dalla diversità con cui scegliete come impiegare il tempo libero, ma anche da come reagite agli attriti. Di fatti riporta come Lei “quando vede la situazione degenerare, tende a chiudersi, il Suo compagno invece diventa aggressivo, urla, tira fuori cose passate, offende”. Queste dinamiche, che si ritrovano spesso all’interno delle coppie, chiudono il canale della comunicazione, e non permettono un confronto soddisfacente.

Dal Suo racconto emerge come questa diversità, da sempre presente nel vostro rapporto, sia diventate più “pesante” negli ultimi tempi, diventando “una crisi profonda”. Mi chiedo se, l’avvicinarsi della data delle nozze, possa aver aumentato un senso di “insofferenza” per questa dinamica infruttuosa. Una scelta importante come quella del matrimonio, e quindi del partner, può portare a vivere con più preoccupazione le situazioni di incomprensione.

Avverto però come, in merito alle questioni che riporta, vi sia una difficoltà comunicativa, che porta a fraintendimenti. Il ricercare un confronto che si basi sul condividere i rispettivi vissuti potrebbe aiutare una maggiore “comprensione reciproca”.

Alla luce anche del suo vissuto – che descrive come un “macigno che mette a repentaglio la cosa più bella che ha”, mi chiedo se possa considerare un percorso, anche breve, di coppia. Questo al fine di chiarire quelle modalità comunicative che non vi permettono di comprendervi pienamente.

Spero di esserLe stata utile, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.




13/10/2014


Salve, gentilissimo dottore vorrei chiederle delle risposte riguardanti una mia nuova relazione sentimentale, vedo questa persona da circa sei mesi, e da subito mi è stato proposto di tutto, come per esempio una convivenza, dal canto mio mi piacerebbe convivere con questa persona ma non ho voluto dire subito di si perchè mi sembrava un pochino avventata la proposta, da subito ha parlato di  un possibile figlio.

Il mio primo no, ha avuto una conseguenza che ad oggi non comprendo, dato che avendo detto no alla convivenza mi è stata tolta anche l'opportunità di fare visita in casa sua, la persona in questione sostiene che dato che ho detto no, lui non sente la necessità di mostrarmi la sua dimora, apparendo ai suoi occhi una curiosa.


Una specie di prendere o lasciare, io mi sento in difficoltà rispetto a queste tragiche chiusure, avrei voluto conoscere il suo ambiente e piano piano magari inserirmi in esso, sono decisamente innamorata, ma anche preoccupata su questo modo di pensare e agire.

Lui frequenta da 6 mesi la mia casa e io non ho mai messo piede nella sua.


Aggiungo che tutte le volte che mi propone qualcosa di molto serio, il giorno prima faccio un pochino di menate per cose che magari non c'entrano, come avessi delle paure a migliorare la mia vita, infatti la proposta di convivenza si è estesa all'acquisto di un altra casa per noi, ma il giorno prima è passata una sua ex, il caso ha voluto che io e lui ne stavamo parlando qualche giorno prima, sono un tipo molto geloso, e mi sarebbe piaciuto poterla vedere, ma lui me lo ha detto quasi ridendo solamente a casa, ho quasi percepito una sorta di provocazione, la frase che mi ha detto è stata, è passata la.... e volevo fartela vedere ma poi ho immaginato che avresti scatenato qualche problema e allora non l'ho fatto.   Ovviamente mi sono scaldata per un quarto d'ora e ho parlato di fine relazione, cosa che lui non sopporta e che dice destabilizzarlo, allora mi chiedo perchè me lo ha detto? e perche' poi il giorno dopo nuovamente mi è stata tolta l'opportunità di visitare la nostra nuova eventuale casa? vorrei sapere bse in questa relazione si stanno mescolando paure o se sono io che devo esser più sicura di me, mantenendo il rapporto in una condizione emotiva piu' costante e serena, lui è molto calmo, ed io un peperino che cambia umore rapidamente, le cchiedo di cuore qualche consiglio sono in difficolta' .

grazie




Cara lettrice,

mi dispiace che tu sia molto preoccupata circa la tua relazione. Dalle tue parole percepisco che tu sentiresti il bisogno di avere  più tempo per fare un passo alla volta nel rapporto con il tuo partner, mentre lui, al contrario, ha dei tempi “diversi” dai tuoi e ti fa sentire “in ritardo” o “in difetto” per i tuoi comportamenti. In realtà ci tengo a tranquillizzarti sul fatto che i tuoi “no” iniziali non andrebbero necessariamente interpretati come una mancanza di amore verso il tuo partner ma potrebbero essere semplicemente legati al tuo bisogno di fare le cose con più consapevolezza. In effetti, in amore, non esistono tempi uguali per tutti, non è stabilito in un nessun manuale dopo quanto tempo è lecito dirsi “ti amo” o andare a convivere o provare ad avere un figlio. Sentiti libera di rispettare i tuoi tempi e fare le tue scelte importanti con la consapevolezza e la sicurezza di cui senti il bisogno.


Descrivi te stessa come un peperino e lui come molto calmo, ma da quello che racconti sembrerebbe il contrario: lui sembrerebbe più impulsivo, perché scelte importanti (come la convivenza o  l’acquisto di una nuova casa) che andrebbero prese insieme, te le propone senza prima accertarsi che anche tu ti senta pronta a farle e ti mette davanti a un bivio senza possibilità di dialogo o di compromessi, tu sembreresti più riflessiva perché senti il bisogno di avere elementi in più per prendere decisioni importanti (es. vorresti vedere casa sua per conoscerlo meglio).


Un’ultimo aspetto su cui vorrei farti riflettere riguardano le “punizioni” a cui sei sottoposta dopo un tuo rifiuto su scelte molto importanti della vita (es. se non vuoi convivere con me, non ti faccio vedere la mia casa). Non voglio entrare nel merito se siano giuste o sbagliate, ma vorrei farti notare che molte sue reazioni ai tuoi rifiuti vengono vissute da te come delle punizioni. In realtà, davanti a un tuo rifiuto, lui potrebbe chiudersi a riccio, è vero, ma in alternativa potrebbe  provare a conquistare di più la tua fiducia (es. ti faccio vedere casa mia così mi conosci meglio e ti fidi di più di me), cosa che invece non fa, da quello che riferisci.


E’ giusto che le tue scelte siano dettate dalla consapevolezza, dalla serenità, dalla fiducia e non dal ricatto e in balìa degli eventi. Sei tu la padrona delle tue scelte e ricorda sempre di mettere al primo posto il tuo benessere, anche nelle questioni d’amore.

Dott.ssa Anna Verde



13/10/2014

buongiorno, lasciato da un anno dall' amante, io 46 lei 12 piu' giovane, non riesco a fare a meno di pensarla e di aspettare che torni. Sono legato al ricordo che ho di lei. La vedo negli occhi di tutte. Mi manca come l'aria. Era un intesa favolosa in tutti i sensi. Non pensarla e' come far morire parte di me. Grazie.



Gentile lettore, la ringrazio per averci contattato.  Da quello che mi scrive percepisco la sua profonda sofferenza.  Lei dice che si sente morire a causa della mancaza e della lontananza di questa donna. Sente la necessità di pensare a lei e immagino ai momenti passati insieme, perché non farlo, le fa mancare l'aria.


Credo che lei si senta in attesa, come se l'unica soluzione per lenire queste sensazioni negative, fosse il ritorno di questa donna nella sua vita. La sensazione di mancanza che lei descrive sembra molto intensa. Le chiederei di provare a capire se quello che prova, le sue sensazioni, riguardano questa donna, in particolare, o le emozioni, l'intesa, che lei sentiva durante questa relazione.  Questo perché le sue emozioni, i suoi ricordi, rimangono, sono e saranno presenti dentro di lei.


Provi a pensare che non possiamo escludere che queste sensazioni ed emozioni si ripresentino, anche, perché no, in compagnia di un'altra persona.  

Se volesse condividere con noi ancora qualcosa di lei, siamo qui per ascoltarla.

10/10/2014

Buongiorno avrei bisogno , se possibile , un aiuto per capire una situazione che mi sta lentamente logorando psicologicamente.
Circa cinque anni fa conosco una donna di cui mi innamoro e credo sia stata la stessa cosa per lei , fino a qui niente di particolare se non che io ero sposato  a quel tempo , e lei fidanzata
inprocinto di sposarsi. La relazione comunque sia  va avanti , la passione è  forte i sentimenti anche , almeno da parte mia , da parte sua non l'ho ancora ben capito , tutto questo dura fino al giorno del suo matrimonio , premetto che non era molto sicura di sposarsi anzi era molto tormentata perché non voleva assolutamente sposarsi , ancora oggi non ho capito perché si è sposata , anche se devo fare un inciso la sua famiglia e' moto particolare con dei dettami abbastanza ferrei visto l'ambiente , ovviamente la relazione si interrompe ,  decidiamo di chiudere questa parentesi , anche se in realtà nessuno di noi lo voleva . Passa un anno dal matrimonio e lei torna a cercarmi , ed io non resisto , anche perché ne ero e ne sono innamorato , ricomincia questa storia , bella per quanto complicata , tutto va avanti per un altro anno , poi lei un giorno mi chiama e mi dice che suo marito sa tutto ( ho sempre pensato che sia stata lei a dirgli tutto, tra l'altro il giorno del mio compleanno), a questo punto  le dico di non preoccuparsi che io ci sono ed in fondo era quello che volevamo . Non so bene poi cosa sia successo ,lei va dalla madre per un po' di tempo e poi mi comunica che il marito la perdona e non se la sente di lasciarlo , perché in fondo anche se non lo ama , gli vuole bene etc ,etc , le solite cose. Ne prendo atto e gli dico che va bene a e  è una sua scelta la rispetto, si chiude il rapporto e io cerco di farmene  una ragione .
Nel frattempo io mi separo consensualmente , il mio matrimonio non andava molto bene da un po' di tempo , lascio la mia ex moglie , una brava donna , ma ormai non c'era più nulla che ci legasse se non un bellissimo e amatissimo figlio .
Io ricomincio da capo la mia vita , conosco una bella e dolce ragazza e comincio una nuova relazione , con molta cautela , comunque le cose vanno bene tra di noi è tutto scorre , ormai fa parte della mia vita . Da quando la relazione si è chiusa comunque non sono mancati  i contatti tramite sms e qualche telefonata dalla mia , non so bene come definirla perché non era una vera amante o almeno io non la percepivo così , comunque diciamo amante , dove mi fa delle scenate assurde di gelosia , e poi sparisce per mesi , tutto questo fino ad una settimana fa ,  mi chiama , anzi mi tempesta di telefonate e sms finché non rispondo , dicendomi  che mi ha sognato , che suo marito è fuori per lavoro per alcuni mesi e poi si ripete il copione con una grande scenata di gelosia ( sa delle mia compagna) , mi chiede se mi voglio risposare come va , che lei non vuole avere figli, che comunque le cose con suo marito vanno bene , fino a svelarmi il vero motivo della telefonata , cioè il fatto che io con lei non mi ero comportato bene , che sono come tutti gli uomini , che lo presa in giro
etc , tutto questo è durato fino a quando non mi ha  fa perdere la pazienza ( cosa assai difficile ) e le dico ,quello che forse non gli avevo mai detto chiaramente , cioè quanto tenevo a lei . Si chiude la telefonata ci salutiamo e finisce lì . Tutto questo fino la notte verso mezzanotte mi arriva un sms nel quale testualmente c'è scritto , “ ti credo , o meglio o capito e ti credo . Avevo bisogno di sapere certe cose.”
Poi da allora è sparita di nuovo .
Io non riesco a capirla e visto che ci tengo molto a lei , questo mi destabilizza mi manda letteralmente al manicomio. La cosa più grave però è che il solo sentirla mi crea problemi con la mia attuale relazione non so come spiegare.
Potete darmi un consiglio , farmi capire cosa significa tutto questo , cosa sta succedendo.
Grazie anticipatamente



Gentile lettore,

la ringrazio per averci contattato.

Comprendo come si sente,  ha descritto molto bene le oscillazioni e le ambivalenze di questa donna , e da quello che mi sembra di capire, lei ha vissuto come appeso, come in balia dei suoi umori, e questo desabilizza, fa entrare in confusione, fa stare male. Ora sta vivendo una storia e un momento di vita apparentemente diverso ma questa donna riesce ancora a destabilizzarla e credo perchè ci siano  delle domande a cui avrebbe voluto dare risposta, delle incertezze che la vostra relazione ha creato, ci siano dei nodi che questa donna riesce ad agganciarle… Lei si chiede come mai le succeda questo ed è  utile in questi casi provare a riflettere sul perché  questa donna attiva in lei questi stati, ma prima di esplorare questo spunto di riflessione, la inviterei a ripensare alla relazione e a come si è svolta in questi cinque anni. Un va e vieni, che potrebbe non finire mai; lei ora ha una compagna, ha fatto delle scelte che potrebbero essere messe in discussione se questa donna rifacesse ingresso nella sua vita. Ecco, prima di riflettere sul perché questa donna ha questo potere su di lei, la inviterei a guardare a ciò che ha ora, e a ciò che vuole veramente: la compagna attuale e quindi proseguire nella scelta che ha fatto e lasciare il passato da parte, oppure riprendere i contatti con questa donna, sapendo che probabilmente starà un po’ o poi se ne andrà. Lei dovrà scegliere ciò che vuole lei, non è facile e lo comprendo, ma ha al momento domandarsi ciò che vuole è l’unica domanda che potrebbe aiutarla a stare meglio... Provi a rimettere lei stesso al centro, logorarsi su cosa fare con questa donna o su cosa vuole da lei non la aiuta in questo senso.


Questa storia apre una serie di riflessioni interessanti sulla sua vita personale, sul suo modo di stare in relazione e potrebbe essere una risorsa importante per la sua conoscenza di sé, ma le rinnovo il consiglio rimetta lei al centro delle sue riflessioni. E’ questa la donna e la storia che vuole? O è l’altra? Cosa vuole veramente lei?

Mi auguro di esserle stata d’aiuto e se volesse scrivere ancora per affrontare anche quegli spunti di riflessione che le ho aperto, sarei ben lieta di risponderle.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo


Cordiali saluti.
Dr.ssa Marzia
Dileo





06/10/2014

Salve mi chiamo Giulia e ho 22 anni... da qualche tempo a questa parte soffro di ansia ma la cosa che mi fa star male è che io non capisca il perché! Sono sempre stata una ragazza solare e sbarazzina sempre con la battuta pronta e sempre pronta a confortare gli altri ma Qualche tempo fa ho passato un brutto periodo a causa di un incidente di due persone a me care (una delle due purtroppo non ce piu!) da quel momento non ho capito nulla piu! Sono solo momenti in cui mi viene l ansia e poi va via da sola. Questa ansia sorge in momenti in cui non ho niente da fare o quando sono per strada all improvviso ai miei occhi appare tutto triste ma poi mi basta il sorriso di una persona che amo e mille autoconvicimenti "che va tutto bene" e tutto torna normale.anche ora mentre espongo il mio problema mi viene l ansia perché non ne riesco a parlare con nessuno! Non ho problemi per fortuna il periodo nero è passato ho una bellissima famiglia un uomo che mi ama follemente l.unica neo della.mia vita è questa ansia che va e viene e a volte vorrei piangere perché non so il motivo non so da dove provenga! Spero che voi possiate darmi una risposta in modo che la mia persona torni ad essere serena totalmente!



Cara Giulia,

La ringrazio per averci scritto, immagino quanto possa essere difficile esprimere le proprie difficoltà.
Affrontare la perdita di una persona cara e i cambiamenti psico-fisici che un incidente può provocare, possono stravolgere, sia il benessere
bio-psico-sociale della persona incidentata sia influenzare la salute psico-fisica dell'ambiente circostante. Forse lei sta ancora vivendo in una fase di lutto per la persona cara che è venuta a mancare? A volte, probabilmente per evitare di sentirsi deboli, per timore di preoccupare chi ci circonda o forse per evitare di affrontare la realtà accaduta, possiamo magari reprimere sentimenti di tristezza, di rabbia e/o di colpa che possono essere collegati all'evento di perdita subito. Tuttavia la fase di lutto è importante per permettere di assimilare l'accaduto ed integrarlo nel proprio bagaglio di vita. Sarebbe interessante per lei comprendere se quello che prova veramente è ansia o tristezza: "all’ improvviso ai miei occhi appare tutto triste ma poi mi basta il sorriso di una persona che amo e mille auto convincimenti "che va tutto bene" e tutto torna normale". Forse non si è concessa di vivere la fase del lutto quando l'evento è accaduto? :"a volte vorrei piangere perché non so il motivo". Magari a volte emergono sentimenti che lei forse cerca di tamponare per non farli emergere ed integrarli a quel vissuto probabilmente traumatico?
Queste sono riflessioni ipotetiche che non possono tuttavia rispondere alla sua richiesta ma le possono magari offrire spunti di riflessioni per comprendere meglio la sua situazione nel complesso.
A volte, quando risulta difficile comprendere la nature delle proprie difficoltà e delle proprie reazioni emotive, perché risultato di un insieme di variabili
bio-psico-sociali, può essere d'aiuto iniziare un percorso di aiuto psicologico, che permetta di superare un determinato momento di difficoltà e tornare probabilmente a un livello di funzionamento psicologico soddisfacente.

Spero esserle stata di aiuto, augurandole di ritrovare al più presto il suo benessere ottimale.

 

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa



 
06/10/2014


Salve, sono una ragazza di 28  anni che da poco  ha chiuso una frequentazione con un uomo di 32 anni, dalla personalità molto forte e orgogliosa. In sintesi, ci conoscemmo un anno fa, maggio 2013, tutto sembrava procedere fino a ferragosto quando per la prima volta vivemmo la nostra prima notte di intimità. Lui si era presentato come un ragazzo di altri tempi ed in effetti il suo comportamento corrispondeva alle sue parole, fin quando un giorno avvenne una prima litigata tra di noi perchè lui iniziò da subito a mettere una distanza dicendo che non eravamo una coppia. Segui' una litigata furiosa, dai toni molto forti in cui volarono parole veramente forti. Per un mese non ci sentimmo piu', diversi furono i miei tentativi di riappacificazione, fin quando a settembre ricominciammo a frequentarci. Avevo sbagliato anch'io in quella litigata e volevo dimostrargli quale fosse la mia persona e cosa fosse l'amore per me. I suoi presupposti erano diversi dai miei, lui non era innamorato come me, ma i suoi comportamenti, il suo interesse costante, mi facevano sperare e illudere che tutti i miei sforzi sarebbero andati in porto. Passammo anche il Natale insieme, il tempo incalzava e in tutti questi mesi il nostro rapporto cresceva nonostante non fossimo andati a letto piu' insieme.


Quella litigata a suo parere aveva procurato in lui una ferita profonda che però sembrava scemare sempre a detta sua. In primavera partimmo per un weekend, contrassegnato da momenti di amore intellettivo, ci confidammo i nostri segreti piu' intimi e lui mi racconto della sua vita, con riferimenti a particolari che mai a nessuno aveva raccontato. In quei giorni affrontammo anche il discorso intimità in cui lui mi disse di avere pazienza, che il suo desiderio era piu' forte di quello di prima, ma che ancora non si sentiva pronto. Il sesso per me non fu un problema, almeno apparentemente, ma era un problema che tenevo per me, per evitare di addossargli questo peso. Non gli feci mai pressioni e alla sua affermazione è stato il viaggio piu' bello della mia vita, risposi con un si anche per me. I mesi passarono sempre insieme, giorno dopo giorno, una vera coppia alla vista di tutti e soprattutto alla mia, i suoi comportamenti costanti, il suo ripetermi quanto io per lui fossi importante , un punto di riferimento, tutto..


A luglio dovette partire per lavoro e in quell' occasione mi domandò di raggiungerlo a breve e di iniziare una convivenza. Allorchè io tra l'incredulità e lo stupore, risposi con un si ti raggiungerò. Gli domandai anche come fosse possibile una richiesta del genere da parte sua, se lui stesso in primis affermava che ancora noi due non eravamo una coppia a tutti gli effetti, mi rispose con un: ci sono i presupposti... io mi feci bastare questa sua risposa. Partito dopo un mese ci fu una litigata in cui lui rimarcò il fatto che on era innamorato di me, io accecata dall' amore dopo un lo cercherei e riprendemmo. In quest'anno ho provato a fargli capire cosa fosse per me l 'amore, rendendomi una presenza costante nella sua vita, un supporto morale e anche a volte materiale, visto il periodo di crisi che il nostro paese investe. Lui non mi chiese mai nulla, piuttosto ripeteva di non essere meritevole di certe cose, ma i suoi comportamenti, il suo chiamarmi amore, il suo esserci nonostante tutto mi facevano presagire a un futuro nostro. Giorni fa arrivò un 'altra litigata, credo quella definitiva, in cui mi espose la sua volontà di averci provato, di aver cercato quell'amore per me, di tenerci alla sottoscritta ma di non essere innamorato.


Questo un duro colpo, la mia persona era arrivata alla conclusione che lui mi avesse tenuta accanto per un sostegno morale e forse chissà anche materiale, queste mie parole in lui scaturirono una reazione di ira in cui lui mi disse che non si era mai approfittato di me, che ero davvero scesa in basso per avergli rinfacciato cose che io spontaneamente avevo fatto. La mia risposa fu solo una: sei stato finto, hai giocato con me, ti sono servita. La sua: devi morire, fai schifo.

Vorrei avere una risposta, qualsiasi da parte di esperti come voi. Distinti saluti



Buongiorno,

La sua  lettera richiama ad una forma di partnership che si è protratta a lungo senza evolversi in maniera progettuale. Credo sia opportuno farLa riflettere sul fatto che - indipendentemente dalle ferite che le ha provocato il rapporto  - la sua giovane età rappresenta tuttavia una efficiente risorsa di "coping" che le da garanzia di elaborare questa perdita in senso evolutivo. Infatti ho potuto osservare dalla sua lettera una discreta capacità di elaborare pensieri /episodi "difficili" nonchè contenuti di alta valenza affettiva relativi al legame costruito con il suo partner.


Probabilmente la relazione con quest'uomo meriterebbe un tempo utile per essere riveduta da una prospettiva possibilmente neutrale Uno sguardo riflessivo, certamente più maturo (
perchè nutrito di esperienza) permetterebbe di ri-osservare la sua biografia personale  e L' intrecciarsi con quella di ques'uomo ("complicato" talvolta sicuro di se e talvolta implicato in crisi esistenziali) in modo coerente e dotato di senso. C'e' bisogno infatti di raccogliere i pezzi di una storia finita e di fare un opera di ricostruzione.
 L'aiuto di un professionista , meglio uno psicologo specialista delle relazioni interpersonali, servirebbe anche a rivedere il senso di alcune questioni 
fondamali, che Lei riporta spesso all'attenzione di questa Rubrica. Ad esempio l'argomento del sostegno (materiale,morale, etc) a mio avviso è implicato in  qualsiesi relazione (anche di partnership) e meriterebbe di essere rivisitato nel significato che ha per lei nel rapporto di coppia. Spero di esserLe stata d'aiuto nel chiarire le sue perplessita e nel ritrovare un senso di coerenza alla sua giovane esistenza.


Cordialità. 
drssa Varotto


Cordialità.
drssa Varotto




06/10/2014

La mia storia è stata molto complessa e piena di difficoltà per cui cerchero' di essere breve ma sarà un difficile.

10 anni , dopo un anno di relazione sono rimasta incinta, lui egoisticamente pensando alla sua carriera ed alla sua vita da libertino non ha voluto la responsabilità di questa gravidanza. 

Ho deciso di tenere il bambino( che è splendido e dolcissimo :-) ). Nonostante la sofferenza del rifiuto sia mio che del bambino,ho fatto di tutto per rendere questo 'padre' partecipe del futuro figlio, riuscendo a far si che lo vedesse sporadicamente nei primi mesi dopo la nascita, e negli anni successivi. 

si sono frequentati di rado ma sempre negli anni e qualche volta lui si è interessato di più chiamando per chiedere del bambino . Ma tutte le visite sono avvenute sempre e soltanto qui in casa mia o in zone lontanissime dagli ambienti di lui in cui avrebbe potuto incontrare persone .

Inizialmente non voleva si sapesse del bambino, motivo per cui non lo riconobbe, ma poi con gli anni , frequentando lo stesso ambiente lavorativo anche s ein regioni diverse , iin moltissimi lo vennero inevitabilmente a sapere.

Non ha mai portando il bambino nel suo 'contesto familiare' ( vive molto lontano da me ed è single con una figlia) nemmeno dove lavora ,ne con la figlia ( che invece porta e presenta con orgoglio ) naturalmente la figlia parla con ilo fratello pochissime volte l anno ma non si incontrano, ne dai nonni che vivono tanto lontano . 

C è da dire che è un uomo di 47 anni ma con una mente particolare ed infantile, molto egoista che ha sempre creato legami e storie parallele , contemporanee ma ognuna divisa tra loro, facendo in modo che nessuna fosse assimilata all altra..tante situazioni familiari smembrate e non collegate tra loro, da cui è lui ad andare in ogni rispettivo 'nucleo' ma non permette a nessuno di socializzare con 'gli altri'. :-( .Paradossalmente paragonabile alla tela del ragno , tutti sulla ragnatela e lui l unico che può muoversi e dire dove andare.

Ho scoperto queste dinamiche dopo la gravidanza, quando ormai era tardi , perchè vivevamo in due città diverse io e lui e non lo conoscevo davvero bene come credevo . 

Da madre,nonostante la situazione difficile e le cose poco semplici, ho creduto giusto dare comunque a mio figlio la possibilità di avere una 'figura paterna' anche se sporadica ma esistente ,lottando tanto con ogni forza e dolcezza per far si che accadesse questo.

Non sempre è stato facile e non sempre è andata bene ma in 11 anni le cose sono migliorate!.

Quando aveva 3 anni ho ottenuto riconoscimento a 5 il cognome , tuto con tribunale,ma nonostante io pretendessi giustizia e tutela legale per mio figlio e lui la negasse, ho continuato a permettergli di vedere suo figlio tutte le volte che voleva. Il padre vedendolo crescere così adorabile e pieno di dolcezza ha iniziato a vederlo sempre un po di più.  Più restio al principio,  poi si è lentamente costruito un rapporto d affetto tra di loro!. Non ho mai creato problemi ne 'rinfacciato le cose'passate ne le tantissime mancanze anche economiche ,ed ho insegnato a mio figlio ad amarlo , parlandogli a volte bene di lui , regalandogli cose a natale a nome del padre che non lo faceva mai nei primi anni .. .

Con il padre non ho imposto troppo regole , ne che prendesse decisioni più giuste per il bambino , anche perchè mio figlio era piccolo ed anche se lo vedeva solo qui in casa o in centri commerciali lontani dalla sua regione era più che sufficiente, anche perchè avevo timore che facendo troppe pressioni e richieste e creando problemi si sarebbe di nuovo allontanato dal bambino!. Negli anni le cose sono lentamente cambiate sempre più in meglio :-) lui si è innamorato di suo figlio , di come l ho cresciuto ed anche lui ed io  siamo diventati civilmente 'amici ,noi nonostante tanti anni di lotte liti e tira e molla!. Si figuri che oggi il mio ex predilige , nel tempo libero , la nostra compagnia.persino a natale  e feste decide di stare con il figlio e con me  (noi genitori 'fraternamente' ed in armonia ed è lui stesso che mi invita con loro a cena ecc anche se io gli lascio i loro spazi , dormono insieme e hanno dei loro momenti riservati ) .

Il problema per qui chiedo risposta ed aiuto è questo ! : Ora che vuole ed ama suo figlio , lo frequenta e lo chiama costantemente e che ha anche un buon rapporto con me , gli ho detto che il bambino è diventato grande ( 11 anni ) capisce tutto ormai ed ha bisogno di sentirsi accettato totalmente , che desidera stare di più con lui anche nel suo ambiente ( del padre) che vuole conoscere il nonno , gli zii , la sorella , andare dove lavora suo papà e conoscere un suo amico , scattare delle foto con suo padre e sentirsi che suo padre è orgoglioso di lui...che lo va a vedere quando fa le garette del suo sport ecc . cose che dovrebbero venire normali , almeno così speravo ma qui il rapporto di è fermato :-(.



Lui mi ha risposto , quasi con il groppo in gola : Questa è la mia vita non capisco perchè tu devi intrometterti nelle cose mie, quello è il mio lavoro, quella è mia figlia e quello è mio papà. che c entri tu...Siccome è la mia vita sono solo io che devo decidere se voglio dire agli altri della mia vita privata e raccontare le mie cose personali a tutti e dire che ho una famiglia!. 

Io senza parole!! Sono stata una povera illusa..forse ho sbagliato tutto ...

gli ho risposto dicendo che quelli sono anche la sorella e il nonno e gli zii di mio figlio ...ma lui sembra che voglia suo figlio solo alle sue condizioni, e che la sua felicità e i suoi desideri vengano prima del bambino!.Ma meno male che mi ha detto cosa aveva nel cuore...cosa pensava...: pensa che è tutto suo.


Non so davvero cosa fare a questo punto! sono davanti a un bivio ,fin ora ho avuto positività , speranza e forza d animo ,ma dopo 11 anni mi sta abbandonando .Sono tanto triste,  questo padre ha 56 anni è mi risponde che sono cose sue quelle...i parenti di mio figlio, la sua casa il suo lavoro e il bambino lo vule tenere 'a margine', venire a trovarlo solo qui quando vuole lui, senza regole.

Cosa devo fare? hanno un rapporto, si vogliono bene ma non è un amore incondizionato ma a CONDIZIONI IMPOSTE. Forse ho sbagliato io a far si che si costruisse un rapporto genitoriale dove già in partenza non c era una volontà ma se ho sbagliato l ho fatto con il cuore di madre , per dare a mio figlio la possibilità come tutti di avere un papà! . Grazie e scusate se è tanto lunga la lettera ma era difficile spiegare tanti anni in poche righe.

 spero mi direte qualcosa che mi aiuti a prendere una decisione. Penso che questo Vostro sia un servizio bellissimo che aiuta tutte le persone che sono un po in difficoltà e che per vari motivi non sanno a chi chiedere aiuto !

Buon giorno, grazie per averci scritto.

Ho letto la sua lettera con molto interesse e il fatto che sia lunga mi permette mi farmi un quadro non troppo scarno di informazioni. Da quello che scrive non posso non notare che la differenza di età tra lei e il padre di suo figlio è piuttosto sostanziosa (20 anni o sbaglio?)! Mi sembra interessante questo aspetto perché mi chiedo che tipo di relazione avesse/ha lei con suo padre e con i suoi genitori che nella lettera non vengono mai citati. Lei si è davvero molto impegnata per costruire un rapporto tra suo figlio e il suo papà con una tenacia che mi fa chiedere quanto in questa ricerca di legame con il paterno, fatta in nome di suo figlio, non ci sia in realtà un suo bisogno di padre visto che anche la differenza di età tra lei e il suo ex partner potrebbe considerarsi quasi una differenza tra due generazioni e visto il suo investire anche nel cercare di instaurare un rapporto con il nonno paterno. Le chiedo anche se pensa che questa sua ricerca tenace del padre di suo figlio possa essere in qualche modo legata ad una sua difficoltà di separarsi emotivamente da questo uomo e di instaurare eventualmente un'altra relazione significativa.


Mi sembra anche di cogliere degli aspetti che potrebbero creare confusione in suo figlio rispetto alla figura paterna. È vero ed importante il legame di sangue ma è altrettanto vero che il legame di sangue non è sufficiente a fare di un padre una figura paterna. Quale idea di padre pensa si stia costruendo suo figlio? Quali sono i modelli di madre e padre che suo figlio sta acquisendo? 

Spero di avere stimolato la sua riflessione e non esiti a ricontattarmi se ne sentisse il bisogno.

La saluto.


Dott.ssa Giovanna Stecca




06/10/2014

ho 30 anni, 2 figlie e vivo con il mio compagno da 4 anni.Ci siamo fidanzati circa un anno prima di avere la prima figlia.. e fin li tutto meraviglioso, quando sono rimasta incinta era felicissimo lo volevamo entrambi e poi..boh!! il caos! I suoi gli hanno fatto pesare cosi tanto il fatto che se ne sarebbe andato di casa che lui, prima mi ha chiesto di andare a vivere con loro (ahh??) al mio rifiuto categorico si è messo a piangere (giuro avevo voglia di prenderlo a sberle). Io avevo mollato tutto per lui, e se ne esce con quella sparata?


Comunque, passano i mesi e scopro che lui ogni santissima mattina alle 6 andava da sua madre(prima del lavoro) salutava e si prendeva il pranzo ( a me diceva che non lo voleva fatto
perchè si comprava il panino) e poi alle 4 quando staccava, invece di tornare da me ( a letto con minacce di aborto) stava dalla mammina fino alle 7, mi diceva sempre che lavorava fino a tardi.

Passano gli anni e a tal rigurado abbiamo sempre una guerra, non va più la mattina per il pranzo ( gli ho detto che se no poteva prendere le valig e sparire) ma quando torna è sempre li. Per ora non lavora e sta sempre li, sono stanca, stufa mi sembra di stare con un neonato che deve fare la poppata dalla mamma ogni 15 minuti. E se provi a parlare con lui fa finta di niente o dice che sono io esagerata.. sono esagerata?

grazie

Buonasera,no signora non è esagerata. Premetto poi che quando si avverte un problema non si è mai esagerati.

Io credo, che dovrebbe parlare seriamente con il suo compagno, con tatto dovrebbe fargli capire, che la sua famiglia ora è questa, quella con lei e i vostri figli e non più quella di origine con la madre.

Inoltre potrebbe provare a proporre anche una terapia di coppia, magari insieme potrebbe vedere la cosa favorevolmente.

Spero di esserle stata utile

saluti


d.ssa Stefania Giunchi




24/09/2014



Buona sera, io ho 40 anni sono sposato da12 anni mia moglie ha conosciuto un uomo via chat dopo 2 mesi che parla con lui mi viene a dire che vorrebbe fare uno scambio di coppie. Io capisco subito che in realtà voleva incontrare lui liberamente lasciando anche me di andare con un altra donna. Chiedendole se era sincera con me e che non era una scusa per andare a letto con una persona che conosceva già, mi ha risposto assolutamente no.

Io ero al corrente dei dialoghi che teneva con questo uomo. Solo davanti a fatti ha ammesso la cosa. Ora non ho più fiducia in lei. E negandole questa opportunità lei mi ha detto che gli dispiaceva molto. Sono sicuro che lo incontrerà ugualmente a mia insaputa. Lei dice che mi ama moltissimo e che non lascerà ne me ne nostro figlio ed è puro sesso. Premetto che siamo sessualmente molto attivi insieme. Come mi devo comportare. Sono molto confuso. Grazie.



Gentile scrittore,

dalle Sue parole percepisco come la situazione che si trova ad affrontare sia non facile.

Leggendo la Sua lettera, mi sono domandata quale sia il Suo stato d’animo riguardo agli avvenimenti che descrive. Di fatti, ha raccontato con precisione quelle che sono state le richieste e dinamiche tra Sua moglie e Lei, però non emerge quale sia il Suo vissuto.

Mi chiedo, perciò, se abbia avuto modo di confrontarsi con Sua moglie riguardo a come la situazione la fa sentire. In questi casi la comunicazione è importante, soprattutto se si vuole recuperare quella fiducia che, da ciò che scrive, si è persa.

Mi sono inoltre domandata: Lei cosa vorrebbe da Sua moglie? Cosa vorrebbe per il Vostro rapporto?

Non c’è una “regola” su come comportarsi in questo caso, ma forse confrontarsi e chiarire l’uno con l’altro emozioni e desideri può aiutare a fare “maggiore chiarezza”.

Alla luce anche della “confusione” che Lei riporta, mi sento di invitarLa a considerare un percorso, anche breve, di coppia. Questo affinché possiate trovare un modo / spazio per chiarirvi.

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione, ed un in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.




Buongiorno, voglio cercare di essere il piu' breve possibile..mi chiamo Anna ho 37 anni e sono single..dopo molto tempo ho ripreso a studiare (scienze del servizio sociale) ma sono stata impossibilitata a lavorare in quanto ho i genitori anziani che non sono stati benissimo..vengo da un anno pesantissimo durante il quale è successo di tutto..ho un fratello e un nipotino malati di cancro, che tuttora sono sotto cura e io mi sto facendo in quattro per aiutarli (specialmente mio fratello), accompagnandoli alle varie visite mediche e cercando di star loro vicina come posso..

Il problema non è tanto questo, ma credo di aver dei problemi, dei disagi internamente..e questo va avanti da molto tempo..specialmente da quando non lavoro ed ho la mente sgombra..fuori sono una persona solare, ottimista, sempre sorridente, ma dentro a volte sono confusissima..il mio problema è che penso troppo e penalizzo le cose che mi piace fare..è come se le bloccassi..i miei pensieri ricorrenti sono: sto lottando molto per ottenere una certa cosa, ma poi? quando l'avro' ottenuta? che cosa importa? per esempio la laurea, la dieta che mi fa perdere qualche chilo, l'amore per un ragazzo per cui sto lottando da tempo..è come se immaginassi il risultato finale e quindi perdessi il gusto della conquista delle cose..anche se so che magari questa cosa la voglio con tutta me stessa, il mio cervello mi convince che è inutile e quindi spesso, mi ritrovo ad abbandonare le cose a metà.

Ho anche paura della noia quando le cose vanno bene, se le malattie spariscono ( anche se li' mi struggo e la guarigione è l'unica cosa che conta) e questo mi fa sentire orribile.

Paura di non temere la gente e che quindi non avreu piu' freni e timori con nessuno..

insomma una serie di piccole paranoie e paure che mi incasinano la vira e mi fanno stare li' a pensarci appena sveglia e per gran parte del giorno. Vorrei vuotare la testa e renderla libera di apprezzare cio' che piu' voglio e mi piace senza pensare ai se e ai ma.

Mi sono guardata bene dentro ed ho capito che forse voglio autopunirmi privandomi delle cose che piu' amo fare..come studiare, fare la dieta, uscire con gli amici.

O forse ho paura di non aver piu' niente da desiderare appena l'ho ottenute..

c'è da dire che certe volte mi sforzo di fare le cose anche con questi pensieracci di inutilita' e poi sto benissimo,una volta che le vinco, e riesco ad apprezzare al mille per mille!

Perche' perdo la motivazione? che problema ho? e soprattutto come uscirne??

grazie mille!

A.




Gentile Sig.ra Anna,

Mi pare di percepire nella sua lettera il desiderio di uscire da una situazione che sembra crearle un forte disagio psico-sociale.
Non è sempre facile chiedere aiuto e spesso il primo passo verso la risoluzione dei problemi è la consapevolezza della loro esistenza, come sta facendo lei.
Spesso le cause di una serie di disagi psico-sociali come quelli che lei sembra enumerare: "ma dentro a volte sono confusissima", "penso troppo e penalizzo le cose che mi piace fare", "mi ritrovo ad abbandonare le cose a metà", "paura della noia quando le cose vanno bene, se le malattie spariscono" "Paura di non temere la gente ", "Perché perdo la motivazione?", sono il risultato di un insieme di elementi
bio-psico-sociali, ossia del corpo, della mente e dell'ambiente circostante, che si intrecciano tra di loro e si influenzano reciprocamente.
Si potrebbe ipotizzare che l'assenza di una situazione lavorativa: "sono stata impossibilitata a lavorare",  "da quando non lavoro"; i problemi di salute in famiglia: "ho i genitori anziani che non sono stati benissimo", "ho un fratello e un nipotino malati di cancro", e la sua situazione sentimentale apparentemente complessa e forse anche dolorosa " l'amore per un ragazzo per cui sto lottando da tempo" potrebbero essere elementi che suscitano in lei confusione e che magari favoriscono uno stato d'animo internamente basso (paure, ansia, tristezza), nonostante lei dimostri di essere esternamente " solare, ottimista, sempre sorridente".

Potrebbe essere molto benefico per lei avviare un percorso di sostegno psicologico, con un professionista competente, come può essere la figura dello psicologo, al fine di creare delle strategie mentali e comportamentali che magari le permetteranno di superare le paure e la confusione che possono bloccarla nel suo percorso di crescita e nella sua realizzazione personale.
La rievocazione del proprio percorso di vita, l'indagare in profondità il suo vissuto soggettivo e quant'altro potranno offrire una nuova chiave di lettura a certe situazioni ed eventi della vita che magari hanno scatenato inconsciamente gli attuali disagi psico-sociali.

Spero esserle stata d'aiuto, la saluto e le auguro di poter al più presto trovare la soluzione migliore per la risoluzione delle sue difficoltà.

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa




Buonasera mi chiamo Luca ho 39 anni e da due mesi la mia compagna mi ha lasciato.

Era un rapporto che durava da 18 anni in cui non abbiamo mai avuto l' opportunita', per motivi economici, ne' di convivere, ne'di sposarci.

il nostro rapporto, credo sia sempre stato nella media, con discussioni e litigi vari, maggiormente dovuti alla mia gelosia ed alle volte al fatto che io non avevo voglia di fare tutto cio' che lei voleva.


Lei Psicologa e psicoterapeuta di 36 anni, molto solare ed allegra con tutti.

 A causa di questo suo carattere, qualche volta si e' trovata in situazioni di fraintendimenti da parte di colleghi o conoscenti, nonostante io per tanto tempo le abbia cercato di far capire che continuando ad essere cosi', prima o poi sarebbe arrivata a trovarsi di fronte a queste cose.

Quando poi, queste situazioni di fraintendimenti le si sono presentate davanti, io non mi sono pronunciato, e non mi sono mosso, se non per ribadirle cio' che le avevo gia' detto in precedenza.

Due anni e mezzo fa, trova lavoro in un ospedale all' ufficio ticket, quindi nuove conoscenze, colleghi e colleghe, un po' di sconvolgimento della vita anche dovuto a un problema di salute della madre, che presenta sempre una leggera febbriciattola giornalmente e che ancora oggi non si e' risolto.


In questi quasi tre anni,  in riferimento al discorso della madre, io non le sono stato tanto vicino, sia per via del mio lavoro che mi occupa tutto il giorno, e sia per via del suo rapporto morboso con la madre che un po' mi indisponeva.

Mi dava un po' fastidio il fatto che dopo tutta la sua giornata lavorativa che iniziava alle 6:30 del mattino e finiva alle 13:30 o alle 17:30, appena terminava, andava subito dalla madre con la quale restava in ospedale fino alle 21:30/22:00, nonostante avesse una sorella con cui volendo si potevano alternare le visite, per poi l' indomani doversi ridestare alle 5:30 per ricominciare la giornata lavorativa.

Mentre in riferimento al lavoro nuovo, dopo circa 6/7 mesi che e' cominciato, ho cominciato a notare un certo distaccamento da me, d una certa freddezza da parte sua.


teneva sempre il telefono nascosto ed odiava quando le chiedevo quando magari arrivava un messaggio o su Fb o su Whatssapp chi potesse essere, le sue risposte erano, sono i miei colleghi.

sono arrivato al punto di spiarle il telefono per cercare di capire se ci fosse un altra persona, ma in realta' non ho mai trovato nulla di compromettente, tranne una sera in cui ho lasciato il mio telefono a casa sua in modalita' registrazione, per allontanarmi circa 15 minuti.

Al mio rientro, ho riascoltato la registrazione e la sua prima frase parlando al telefono, e' stata : Puoi parlare? poi, il resto della telefonata non ha portato nulla di compromettente.

Lei era libera di fare tutto cio' che voleva, non le ho mai proibito nulla, andare a cavallo, master e corsi anche di svariati giorni, cene e pranzi con amici e colleghi.


Pero' insisteva sul fatto che io ero troppo geloso.

Da circa 6/7 mesi, da parte sua, e' calato tantissimo anche il desiderio sessuale nei miei confronti, ma io credevo fosse dovuto al fatto della preoccupazione per la salute della madre.

Non avendo una casa, ci si organizzava in genere il sabato sera per stare da soli a casa della zia che non c'era.

Una sera, abbiamo deciso per le 15:00 di vederci per stare soli e fare le nostre cose.

Circa 10 minuti prima delle 15:00, mi chiama per avvisarmi che dovevamo ritardare l' appuntamento di mezz'oretta perche' un suo collega che capitava nel nostro paese x un impegno, avrebbe avuto piacere di prendere un caffe' con lei.

Questo per me e' stato terribile: rinunciare al nostro tempo intimo dopo una settimana di attesa, per andare a prendere un caffe' con un tuo collega?


Si e' giustificata dicendo che quando l'ha chiamata al telefono le ha chiesto cosa stava facendo e lei rispondendo che era a casa, automaticamente era libera , e che quindi secondo la sua risposta, poteva accettare il suo invito.

Mi ha chiesto se volevo andare anche io insieme a loro a prendere il caffe', ma io mi sono rifiutato perche' senno' avrebbe pensato che lo facessi per controllarla.

Poi e' tornata ed abbiamo fatto cio' che dovevamo fare.

Da questo momento in poi, io sono diventato sempre piu' sospettoso e diffidente, controllandole il telefono, per vedere a che ora fosse collegata sui vari social, dove alle volte anche ad ore tarde mezzanotte ed oltre, vedevo che c'era e mi diceva che stava scrivendosi con le sue amiche e colleghi.


Premetto che, in due anni e mezzo, non sono mai andato di sorpresa sul sul posto di lavoro per trovare o vedere chissa' che cosa.

Il 15 giugno di quest' anno, mi chiede una pausa di riflessione senza limite di tempo, perche' a parer suo, doveva capire, perche' confusa, se il nostro rapporto era ormai diventato abitudine o se realmente c'era ancora amore.

La prima settimana, l'ho contattata due volte per chiederle come stava.


Il sabato successivo, avevamo una cena con amici programmata da tempo, a cui siamo dovuti andare.

 Durante il tragitto per arrivare nel locale, abbiamo parlato della situazione e lei mi ha detto che, visto che conosceva i miei bisogni, se volevo potevo anche andare con un altra.


Io sul momento non ho dato peso alla frase, ma poi il giorno dopo risentendoci, le ho fatto capire la gravita' di cio' che mi aveva detto e mi ha risposto che lo aveva detto solo perche' tanto sapeva che non lo avrei mai fatto. 

Poi durante la cena Abbiamo riso e ci siamo divertiti, e dove lei, e solo partendo da lei, si comportava come se nulla fosse, dandomi baci,  coccole e carezze


A questo punto io ho pensato che la settimana trascorsa, potesse aver fatto chiarezza nella sua mente.

Invece al momento di riaccompagnarla a casa, mi chiede altro tempo per riflettere ed io acconsento.

Passano circa altri 10gg e decido dia andare a trovarla avendo lei contratto la varicella, per sapere come stava ed oltre alla malattia, era chiarissimo che fosse distrutta per cio' che stava succedendo alla nostra relazione.


A questo punto mi dice che visto che non ero in grado di lasciarle il tempo che mi ha chiesto, senza vederla e contattarla, decide di interrompere la pausa e di lasciarci, anche perche' vedeva che stavo male restando appeso ad un filo e che vedermi, la faceva star male.

Accetto anche questo, passa un altro mese e durante qualche messaggio che ci siamo scambiati, in cui io le chiedevo come stava e la tranquillizzavo sul fatto che sarebbe guarita presto, le scrivo che anche facendomi stare malissimo, preferivo che fino al momento in cui nelle nostre menti non si fosse fatta chiarezza, era meglio non vederci ne sentirci. Lei mi ringrazia per questo e mi risponde con uno smile con la lacrima, uno con un bacio e con un ok aspettiamo.


Da quel momento, e' passato quasi un altro mese in cui ne lei ne io ci siamo piu' scritti ne visti.

A questo punto vi chiedo come devo comportarmi visto che da lei non ho ricevuto nessun contatto, e tanto meno una risposta definitiva alla nostra relazione: cioe' e' finita o non e' finita?

Sta' facendo passare del tempo ulteriore perche' io mi dimentichi in modo naturale di lei e che digerisca col tempo la situazione o cosa?

Mi devo fare avanti io per chiederglielo o per mettere fine definitivamente alla nostra storia?

Merito dopo 18 anni che mi venga detto dritto negli occhi sia che non mi ama piu' o sia se c'e'la possibilita' e l' intenzione di ritornare insieme?

Premetto che io la  amo da morire e sto' soffrendo tantissimo

Cosa mi consigliate, come devo agire?


Ringraziandovi, vi chiedo dove potro' leggere la vostra graditissima risposta ed in che tempi.

Luca




Caro Luca,

mi dispiace che tu stia soffrendo molto per via di questa situazione. Da quello che riferisci mi sembra che la tua ex compagna abbia deciso di porre fine alla vostra relazione, inizialmente il 15 giugno e in seguito dopo la festa,  ma a te viene difficile accettarlo, forse perché dopo tanti anni lei fa parte della tua quotidianità o forse  perché questa separazione è stata più una scelta sua e non “vostra”.

Purtroppo non possiamo costringere le persone ad amarsi e se lei non prova più quello che provava prima, rimane solo da accettare la situazione per poi ritrovare la voglia di mettersi in gioco e conoscere nuove persone.


Hai descritto molto dettagliatamente molti aspetti del vostro rapporto in cui però la dipingi negativamente (carattere solare che la porta ad essere fraintesa dai colleghi, distanza fisica per via delle cure per la madre, distacco intimo…). Probabilmente hai voluto pensare ai motivi per cui la vostra storia è finita e vorresti poter rimediare, ma in realtà queste tue parole suggerirebbero che non ti trovavi così tanto bene con lei.

Dici che vorresti che lei ti chiarisse i suoi sentimenti, ma sei stato tu per primo a dirgli che era meglio non sentirsi vedersi. Forse la tua era solo una provocazione, ma lei ha semplicemente fatto quello che le hai chiesto. Il fatto che l’hai vista giù, dopo la vostra rottura, purtroppo non significa inevitabilmente che lei ti ami ancora ma magari prova ancora molto affetto per te che sei stato una persona molto importante per la sua vita e lo sei stato per tanti anni.


Capisco che dopo tanti anni insieme è difficile anche solo pensare di affrontare tutta la vita senza di lei, ma se questa è la sua decisione dovresti accettarla e trovare la forza di andare avanti.

Se per te è fondamentale avere ulteriori spiegazioni allora prova a chiederglielo, in modo chiaro così come lo hai scritto a noi.  Solo lei può spiegarti il significato delle sue parole e dei suoi silenzi.

Resto disponibile per ulteriori domande,

Dott.ssa Anna Verde




Salve,
ho 23anni e sto da un anno e tre mesi con un ragazzo di 22anni, i miei genitori non lo accettano perché lui non ha una famiglia stabile e poco unita
con problemi. Io lo amo e ho accettato questo suo problema perché non mi sento all'altezza di giudicare ne lui e ne la sua
famiglia.In più non ha un lavoro fisso ne una stabilità economica.Avrei tanto voluto che la mia famiglia lo volesse bene come un figlio ed invece mi hanno messo davanti ad un bivio o lui andando via di casa e chiudere tutti i rapporti con loro oppure la mia famiglia lasciando lui.


come posso fare per farli ragionare non voglio perdere ne la mia famiglia e ne lui amo entrambi.. io mi trovo davvero bene con lui perché in lui ho visto una maturità che non ho mai visto in ragazzi molto più grandi..in più è un ragazzo volenteroso nel lavoro ha imparato diversi mestieri e un ragazzo che si da dà fare, non si scoraggia dinnanzi alla crisi che vige in questo periodo,e sono pronta anch'io ad alzarmi le maniche per lavorare con lui..i miei pensano che lui sia un tipo immaturo,pensano che mi stia facendo il lavaggio del cervello,che è troppo piccolo per me, che non ha una famiglia su cui contare e che non mi ama per davvero.Lui sta sopportando tutto questo per me e non è giusto..


mi sento molto triste.. perché non ho nessuno che mi può aiutare e per lui tutto questo e difficile perché i miei genitori mettono anche delle cattive voci su di lui..come devo fare?più andiamo avanti più soffriamo vorrei tanto che i miei aprissero il loro cuore e vedessero quanto male mi stanno facendo con tutto che mi sono aperta a loro..che mi sono in posta..che ho pianto non è servito a nulla ..voglio essere io in grado di scegliere il mio fidanzato e vorrei che la mia scelta fosse rispettata..questa mia lettera è l'ultima spiaggia ho davvero bisogno di consigli aiutatemi per favore



La situazione che mi descrivi è molto complicata. Credo che i tuoi genitori stiano, in modo poco opportuno, cercando di proteggerti.

Non lo scrivi, ma immagino che tu non viva in una grande città e le voci nei paesi e nelle cittadine spesso valgono di più della verità, anche se questa viene messa sotto gli occhi degli interessati.

Ti chiedo, hai qualche "alleato" all'interno della tua famiglia? Una zia, uno zio, la nonna, un'amica di famiglia?

Qualcuno che possa intercedere tra te e i tuoi genitori e con cui puoi parlare?

Sarà molto difficile convincere i tuoi genitori della buona fede del tuo ragazzo. Loro ti vedono ancora come la loro piccola da proteggere e sarà sempre così.


Parla con loro, senza urlare, a cuore aperto, come parleresti ad un adulto, spiegando loro che non stai frequentando un cattivo ragazzo, ma un ragazzo sfortunato, che non ha la tua stessa fortuna di avere dei genitori presenti. che si preoccupano per lui e che lo sostengono.

Tu hai questa fortuna e, visto che ti hanno educata e cresciuta, sai riconoscere una persona che merita affetto e amore, da una che si approfitta solo di te.


Spiega loro che giudicare una persona dalla famiglia da cui proviene, senza conoscerla o accettarla, è superficiale.

Dimostra loro che il tuo ragazzo lavora, dì loro dove e quando, fai vedere loro che lui si prende cura di te.

Non scontrarti ma confrontati, anche se è molto difficile farlo con i genitori, è difficile vederli come persone, come adulti, con i loro limiti e le loro paure, ma è questo che sono.


Dott.ssa Francesca Masserdotti



12/09/2014


Buongiorno mi chiamo Antonello da circa 4 mesi mi sono trasferito in Svizzera dove vive la mia compagna di 42 anni ,la quale ci siamo conosciuti a maggio del 2014 lei ha deciso di farmi conviver nello stesso appartamento suo ,molto amorevole in tutto molto bello insomma tutto ok.

Poi io nel frattempo da giugno lavoravo in un ristorante sempre in svizzera dopo 3 mesi circa causa la crisi il titolare mi comunica che non poteva piu sostenere il mio stipendio ,a quel punto lei si preoccupa come lo ero io ma io sono sempre stato fiducioso nel trovar un altro impiego, nel frattempo lei incominciò a mancare sentimentelmente e a dir che non avesse nulla ,poi mi disse che sarebbe partita a Riccione per 2 gg con il figlio di 18 anni e li incominciò a mancare con messaggi amorevoli e quant’altro .

Oggi in una telefonata verso le 11.00 mi disse che secondo lei abbiamo affrettato le cose ma sostiene d’amarmi come prima e rifarebbe tutto da capo senza pentimenti.La telefonata si basa sulla ua richiesta di trovar un altro appartamento poiché cosi facendo abbiamo i nostri spazzi ma nel frattempo lei vuole rifletter dicendomi che vuole del tempo,poi si potrebbe cercare una casa piu grande per viver tutti assieme .

Io mi sento DISTRUTTO,ANNIENTATO,VUOTO,insomma vi chiedo AIUTO CON UMILTA’ lei per me e tutto

 

Gentile Antonello,

comprendo la sofferenza e l’angoscia di questo momento, che trapela molto intensa dalle sue parole, ma proviamo insieme a mettere un po’ d’ordine nelle cose. Lei ha perso il lavoro e da qui si sono incrinati i rapporti con la sua compagna, ha perso, da quanto mi pare di capire, la casa e quindi una serie di certezze, che spiegano bene la sofferenza del momento. La inviterei però a  cercare di focalizzare cosa l’ha fa soffrire di più… Da ciò che scrive, lei sta male per il comportamento della sua compagna, che è vero si è allontanata e l’ha invitata a trovarsi una casa, ma non l’ha lasciato…Comprendo che trovarsi in questa situazione, senza casa ora, che non ha lavoro è una situazione a dir poco pesante, ma lei non l’ha lasciato, le ha chiesto solo di rallentare un po’..e rallentare un po’ non è finire una storia. Vi frequentate da poco e c’è un momento in ogni coppia in cui arriva una crisi, che è utile per ridefinire il rapporto e cambiarlo, e potrebbe essere questo il vostro momento. Ora con tante altre situazioni da risolver (ricerca casa e lavoro)sta rischiando di vedere tutto legato a lei.  La invito, pertanto, a scindere le cause della sua sofferenza: la sua compagna? La perdita del lavoro? Ricominciare una nuova vita in un altro paese?

La sua compagna sembra essere per lei il motivo di sofferenza maggiore, almeno da quello che scrive e per questo al momento può cercare di rispettare quanto le ha chiesto, ripeto non l’ha lasciata, le ha chiesto solo  di andare un po’ meno di corsa. Rispettare questa richiesta senza pensare che sia il segno della fine aiuta sia lei, che trova un po’ di sollievo, sia la sua compagna che avrà sicuramente qualcosa da chiarire con sé stessa. Se trova difficile accettare o rispettare la decisione di lei, provi a riflettere sul perché, sulla sua storia, se le è capitato prima, su cosa significa per lei Antonello desiderare l’amore di qualcuno. In queste riflessioni vorrei che non perdesse di vista anche altri aspetti della sua vita importanti come il lavoro ad esempio.

Sarei ben felice se scrivesse di nuovo per provare ad affrontare insieme questi interrogativi, mi auguro intanto di esserle stata d’aiuto.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo



11/09/2014

Buonasera,

ieri sera ho scoperto che su un muro della casa del mio compagno,con cui sto da 1 anno,tra i vari disegni c’è scritto “primo bacio” e la data e poi un’altra data e la scritta  sono rinato.Queste date si riferiscono alla sua conoscenza con una ragazza che dopo tanti anni gli ha dato serenità.Capisco che si tratta del suo passato anche se sono passati solo due anni,ma io mi sento offesa da quella scritta e ogni volta che ANDRò IN QUELLA CASA DOVRò LEGGERLA E SAPERE CHE C’è.

Lui ha detto che quella ragazza in quel momento della sua vita è stata speciale,perchè lui ha ritrovato interesse ed emozioni verso una donna dopo piu di 10 anni.Io vorrei che lui la cancellasse,ma forse non è giusto perchè è il  suo passato ma quella scritta mi dice che lei è sempre presente.Quella scritta mi da fastidio,e non riesco più a starci in quella casa.Come posso fare per accettarlo?Sarebbe giusto che lui la cancellasse di sua spontanea volontà? Io gli ho detto che mi fa stare male quella scritta ma lui dice che è il suo passato e non vuole cancellarla.Grazie


Buona sera, grazie per averci scritto.

Dalla sua lettera si coglie la sua sensazione di fastidio per la scritta sul muro della casa del suo compagno.

La coppia matura fonda la sua relazione sulla fiducia reciproca che viene anche dalla accettazione delle reciproche storie di vita. Lei sente di aver accettato la storia del suo compagno? Cosa le consente di pensare che il suo compagno possa essere affezionato più a quella scritta che a lei? E lei quanto sente realmente minacciato il vostro rapporto in seguito alla scoperta della scritta (che c'era comunque anche prima che lei la scoprisse)? 

Potrebbe essere ventilabile l'idea di cambiare abitazione?

Spero possa raggiungere un accordo con il suo compagno.

La saluto cordialmente.

 

Dott.ssa Giovanna Stecca



Buona sera! Vorrei, se è possibile una risposta per il mio problema... sono una donna di 38 anni, da 2 anni e morto mio padre,  e di allora sono molto stresata... celo un compagnio bravo, che mi sta molto vicino, ma de le volte penso che non li fa piacere di vedermi cosi.... problema  mio e che celo periodi di 3 o 4 giorni in quale mi sento giu, mal di testa, giramenti di testa, malumore, sto solo a letto, mangio di piu ( mi sono ingrassata 10 kg in 2 anni), non mi va di uscire, non mi va di parlare con nessuno,  le facende domestiche mi sembrano estenuante,  non mi riguardo,  e sono sempre nervosa..... poi magari dopo questi tre, quattro giorni,  sto un po meglio, un po su di morale, ma per poco... vi dico che ho fatto anche i analisi,  e sono tutto apposto.... Vi prego aiutatemi,  celo paura di perdere mio compagnio e la mia vita di prima...Grazie anticipatamente!

Gentile Signora

i sintomi da lei enunciati potrebbero far propendere per una problematica psicologica legata all'ansia e all'umore. Tuttavia, l'accertamento che lei ne ha fatto in merito approssimativo. A che professionista si è rivolta? Che tipo di analisi ha fatto? Sarebbe opportuno innanzitutto contattare il proprio medico di famiglia e parlare di ciò sente. Provi anche ad accennare al suo compagno le sue paure...Sperando di esserLe stato d'aiuto, la saluto cordialmente

A.V.



io ho un problema e mi servirebbe un aiuto, per questo ho deciso di scrivere qui.
Il problema è che ho pensato una cosa molto brutta e questa cosa mi fa stare male. Sono una ragazza di 27 anni che ha un rapporto bellissimo con una zia. Il nostro è un rapporto molto stretto perchè lei non è sposata e io ho perso la mamma, quindi è come se ci fossimo adottate. Abitiamo distanti, ma ci sentiamo spesso e passiamo le vacanze insieme.

Insomma io le sono molto legata. L'altro giorno in macchina mi dice che le serve la mia carta d identità perchè ha fatto una polizza assicurativa e io sono la beneficiaria e doveva sbrigare delle pratiche. E io sapete cosa ho pensato? il mio cervello bacato ha istintivamente elaborato questo pensiero che mi vergogno pure a dire: " speriamo che muoia". Da rabbrividire!!!!!

Ora l'ultima cosa nella vita che voglio è sicuramente perdere lei, allora perchè ho pensato una cosa cosi brutta? Non è la prima volta che mi capita di pensare cose cattive di persone che amo. Perchè? vuol dire che io sono cattiva? Questo pensiero mi ha fatto cosi schifo che sono rimasta a letto per due giorni!!!!!Può essere che io abbia dei problemi psicologici? Non mi reputo una ragazza cattiva,non ho mai fatto del male a nessuno, anzi sono sempre stata io quella che ha sofferto! Eppure faccio dei pensieri diabolici! Vi prego aiutatemi voi!!! grazie mille


Buona Sera,

ho letto attentamente la sua richiesta e certamente i dubbi che solleva possono essere leciti, tuttavia non deve assolutamente farsi logorare dai sensi di colpa.

Il fatto di fare pensieri negativi, proprio riferiti alle persone più vicine, non vuol dire essere persone cattive, piuttosto può essere proprio il timore di perdere tali persone, così importanti per la propria vita.

Spero di essere stata abbastanza esauriente.

Buona giornata

 

d.ssa Stefania Giunchi

 


30/07/2014


Salve,

Ho 36 anni e da qualche mese ho una relazione stabile. Il mio compagno mi ha chiesto di andare a vivere con lui, stiamo cercando una casa, lui sembra essere molto innamorato. In passato ha avuto solo una storia importante...dice che con me sente di aver scoperto il vero significato dell'amore e dello stare con una persona. Facciamo entrambi lo stesso lavoro sembra tutto perfetto (troppo?). Lavoriamo in ambito musicale, siamo entrambi molto molto proiettati in questo mondo e per entrambi ascoltare o eseguire un brano ha un'importanza estrema. Si sono verificati due episodi che mi hanno fatto riflettere e che posso immaginare sembrino avere tratti naïf ma in effetti i musicisti un po' lo sono. Gli episodi sono i seguenti: per il giorno di S. Valentino lui ha fatto un concerto al quale io non ho presenziato e ha deciso di eseguire tra i vari brani uno che spesso dedicava alla sua ex. Mi chiedo perché quello è non uno che riguarda la nostra storia.

L'altro episodio è il seguente: oggi mi ha detto che desidera fortemente ballare con me un tema che io so essere il preferito della sua ex. Che cosa significa tutto questo? Non mi fa sentire bene. Ogni canzone ha per me e per lui significati molto profondi, perché mi ha chiesto questa cosa? Pensa ancora a lei? Io cosa rappresento per lui?

Grazie.



Gentile scrittrice,

leggendo la Sua lettera avverto come gli episodi riportati Le suscitino delle perplessità.

Dalle Sue parole, mi sembra di capire come, tra Lei ed il suo compagno, vi sia una forte affinità – lavorativa, affettiva ed intellettiva – tanto da decidere di andare a vivere insieme. Il passo della convivenza è un passaggio importante nella vita di coppia, che apre ad una nuova crescita e definizione dello stare insieme. Alla luce di ciò, poiché non lo specifica, mi domando se le riflessioni quali “Che cosa significa tutto questo? Pensa ancora a lei? Io cosa rappresento per lui?” le avesse anche prima di questa importante scelta. La “scelta del partner” – come primo passo per una vita insieme – può portare a questo tipo di domande. Non facendone cenno, mi chiedo se si sia confrontata con il Suo compagno in merito a queste sue riflessioni, e, nel caso non lo avesse fatto, se la ritenga una strada percorribile. Il confronto può aiutarla a mantenere aperto il canale della comunicazione e ad avere risposte in merito a queste “perplessità”.

Spero di esserLe stata utile, Le faccio un grande in bocca al lupo.

 Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.




30/07/2014


Buonasera ho 49 anni, dopo 30 anni di vita insieme, mio marito mi ha lasciato dicendo di non amarmi più. Ho 2 figli adolescenti. Quando é andato via ha detto che non si é sentito amato perché io non ero affettuosa ma sono sempre stata così, io l' amore lo sapevo dimostrare in altri modi non con le smancerie e cmq lui aveva problemi sessuali di eiacul precoce e disfunz erettile che non ha mai voluto affrontare seriamente. Io ho sopportato perché lo amavo ma soffrivo perché non si riusciva mai ad avere rapporti sereni e soddisfacentii. Pensavo avesse un altra ma ha detto di no e invece ho saputo che c' era un altra e anche molto bella.

Ho sofferto e soffro tanto, é andato già da giugno che non viviamo più insieme non riesco ad accettare la fine e mi chiedo come possa fare sesso con un altra donna con i suoi problemi. I miei figli sono molto discreti e non vogliono affrontare l' argomento ma quando il loro padre é andato via sono rimasti senza parole. Mi sto facendo aiutare in un centro di counseling ma la strada é ancora lunga. Sto meglio anche perché il mio medico mi ha dato delle pastiglie perché ho avuto gli  attacchi di panico. Vorrei poter accettare e guardare avanti mentre penso sempre al passato e penso che io non ho mai pensato di tradirlo malgrado i problemi che c'erano mentre lui lo ha fatto.



Buona sera a lei, grazie di averci scritto.

Quella che descrive nella sua lettera sembra una situazione pesante e faticosa da sostenere.

Lei sta già facendo un percorso presso un servizio, come mai ha pensato di scrivere alla nostra rubrica?

Affrontare una separazione, dopo così tanti anni di vita insieme, dev'essere molto doloroso. Nel suo caso ci sono anche due figli che, come ha scritto, soffrono per il fatto che il loro papà è uscito di casa. Mi domando se il loro essere discreti e il non chiedere del padre sia più un loro modo per non affrontare la situazione o più un modo per proteggerla perchè sentono che la farebbero troppo soffrire se le chiedessero del padre. Solitamente il non affrontare un dolore non porta a superarlo, anzi, il dolore rimane là e servono molte energie per non farlo parlare e sentire.

Mi ha colpito anche il fatto che nella sua lettera ha legato il suo non manifestare l'affetto con "smancerie" e i problemi sessuali di suo marito. Forse le due cose sono in un qualche modo collegate. Ha mai proposto al suo ex marito di affrontare insieme questi problemi ad esempio attraverso una terapia di coppia?

Credo anche sia normale che lei attraversi un periodo di disagio e malessere, la sua separazione è recente e richiede un certo tempo per essere elaborata.

Cordialmente.

 

dott.ssa Giovanna Stecca




30/07/2014


Salve doc,mi chiamo S,ho 27 anni e sono della sardegna,dai 21 sono affetto da ansia e attacchi di panico e la causa scatenante e la bellezza femminile derivata da tutte le delusioni avute in ogni campo in tutti questi anni e lo contattata per cercare un aiuto o almeno dei consigli che mi aiutino a capire come devo fare per uscirne dato che gli specialisti con cui sono in cura da tanti anni ancora oggi non riescono ad aiutarmi nel modo adeguato nononostante pratichi psicoterapia e farmacoterapia da anni ma senza risultati efficaci forse perche la mia situazione e complessa anche per loro


Gentile Sig. S,

Immagino la sua frustrazione nel trattare un problema, da cosi tanti anni, con diversi specialisti, senza tuttavia raggiungere apparentemente un risultato soddisfacente.

Sono certa che lei, insieme ai miei colleghi, state collaborando attivamente con mutuo impegno per comprendere le radici profonde del suo malessere, per aiutarla a produrre un cambiamento significativo a livello bio-psico-sociale.
Tante volte le cause legate all'ansia possono essere multiple e può succedere che il motivo scatenante l'attacco di panico sia soltanto la punta dell'iceberg. Si potrebbe ipotizzare che la causa reale delle sue problematiche non sia quella che definisce lei, ma siano altre, più profonde. Forse non riesce a produrre cambiamenti significativi focalizzandosi prevalentemente su quella credenza.
Nella sua lettera riferisce : "derivata da tutte le delusioni avute in ogni campo in tutti questi anni"sembrerebbe che lei non abbia completamente interiorizzato e magari accettato e compreso, le diverse esperienze di vita forse spiacevoli che ha probabilmente attraversato. Magari la rielaborazione dei suoi vissuti permetterebbe, forse, di non avere più la sensazione di avere soltanto subito gli eventi e le permetterebbe di lavorare su diverse tematiche tale l'autostima, di senso di colpa, l'aggressività ecc.
Sono certa che dopo tanti anni, lei abbia già provato ad iscriversi a qualche gruppo di pari, di ambi sesso, di attività ludiche o ricreative, al fine di fronteggiare progressivamente le sue difficoltà.


Spero esserle stata di aiuto, anche se affrontare le proprie difficoltà non è mai cosa semplice, e che ognuno di noi, le supera con una certa resistenza al cambiamento e con tempistica diverse. Spero che lei troverà il modo migliore per aiutarsi a produrre un cambiamento ed affrontare le sue più profonde paure.

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa





30/07/2014


Salve. Mi chiamo I C. Ho 18 anni. Ho una curiosità enorme. Si tratta di un sogno, più che altro incubo. Sonp fidanzata da un anno con un ragazzo di nome Fabio,poco più grande di me. Nel sogno eravamo ad un congresso di danza, lui non c era mai stato, io si perché nella realtà ho danzato per dieci anni. Comunque , nel sogno ricordo che eravamo seduti, ad un tratto arriva una donna bionda , mi saluta e mi chiede all orecchio se io e il ragazzo seduto vicino a me eravamo fidanzati.

Dunque io rispondo naturalmente di si. Lui mi interrompe e dice che non siamo proprio fidanzati. Allora io lo guardo e inizio a capire qualcosina. Cosi mi alzo e vado a fare la doccia con altri ragazzi. Tornando vedo lui piangere. Successivamente mi lascia per stare con lei. Io inizio ad impazzire. Non ci capisco nulla. E inizio a stare malissimo. Vedevo loro baciarsi stare insieme. Cosi parlo con lei e le chiedo quanti anni ha e risponde 35. Io inizio a ridere e le inizio a dire una serie di cose pesantuccie:) ma ne ricordo una in particolare che la dicevp urlando come una pazza, ovvero: " tu non sei nessuno! Io conosco questo mondo, non te ne importa nulla di Fabio.

Ti stai solo divertendo un po', poi tornerai a Roma e per due o tre giorni lo cercherai dopodiché sparirai! Lui per me non è un passa tempo e me lo porti via cosi senza motivo". Lei risponde con una sola frase: " almeno lavorerà! " a quel punto divento una iena :) inizio ad urlare ( anche in presenza di Fabio) dicendo che quel mondo era un mondo finto che lui non meritava tutto quello etc..ma alla fine lui ha preferito con lei.  Nel sogno c erano altre scene che adesso ricordo poco. Queste sono quelle che mi hanno fatto svegliare piangendo. La mia curiosità è forte, perché il sogno sembrava reale. Quando mi sono svegliata e l ho visto accanto a me l ho iniziato a guardare dicendo : " ma che ci fai qui? Perché sei tornato?" E lui naturalmente non capiva di cosa stessi parlando. Comunque sono sveglia già da qualche oretta e se ci penso mi viene da piangere. È stato veramente insopportabile. Mi chiedo se ci sono dei malesseri o preoccupazioni mie interne? O se è un sogno premonitore ? Potreste aiutarmi voi per favore?  Grazie anticipatamente. Buona giornata :)



Cara I, mi dispiace che tu abbia vissuto queste preoccupazioni. Vorrei tranquillizzarti sul fatto che è normale che tu sia rimasta impressionata dal tuo sogno, perché molto spesso i sogni ci appaiono davvero come reali e a stento capiamo se si sia trattato di un sogno o di una realtà…ma in fondo è stato solo un sogno. I sogni, di per sé, non sono premonitori di avvenimenti futuri e non sono necessariamente legati a disagi psicologici. Molto più spesso, sono il risultato di immagini e contenuti mentali con cui entriamo in contatto durante la giornata o durante l’ultimo periodo, anche inconsapevolmente (scene di film, storie sentite, immagini della pubblicità..).

Quando invece lo stesso sogno viene ripetuto più volte di continuo, in uno stesso periodo di tempo, allora è il caso di chiedersi quale significati possa contenere. Nel tuo caso, mi sembra un episodio singolo, perciò fossi in te non mi preoccuperei più di tanto. Una cosa però vorrei dirtela, quando raccontiamo un sogno non è importante “cosa” sogniamo ma “ come” lo riferiamo, quali sono i dettagli che aggiungiamo, quali sono i particolari che scegliamo di raccontare (es. - ricordo di averle detto delle cose pesantuccie-), e quali sono invece quelli che abbiamo scelto di non riportare. In base a questo, vorrei invitarti a riflettere sulle tue parole, su quelle che hai scelto e perché ti sei soffermata a descrivere proprio certe cose. Tu stessa, alla fine delle tue considerazioni, affermi il timore che dietro questo sogno si celino delle preoccupazioni.

C’è qualche aspetto del tuo rapporto che ti preoccupa? Ti senti minacciata dalla presenza di qualche persona che possa intromettersi tra voi due? Prova a parlare di questo con il tuo ragazzo, perché così gli darai la possibilità di rassicurare le tue incertezze. Se invece terrai tutto per te, potresti lentamente costruirti un’immagine di lui che non corrisponde alla realtà, allontanandoti così dal tuo fidanzato.

Resto disponibile per ulteriori interrogativi,

Dott.ssa Anna Verde


30/07/2014


Mio figlio ha 19 anni e non vuole accettare di diventare adulto.
Mi ha conformato piu' volte che gli spaventano i" problemi "di tutti i giorni da risolvere.
Ha timore a prendere la patente poiche' ,dopo dovra' guidare in mezzo ad automobilisti folli e imprudenti.
Non sa che cosa vorra' fare come lavoro, cosi' nel frattempo si prepara con qualsiasi tipo di corso.
Ha terminato le superiori, ha fatto corsi di inglese, informatica, cucina, sicurezza sul lavoro.....si cementa con tutto , ma nulla appofondiscie.
Non ha amici, non li vuole e non li cerca perche' (a mio parere) ha paura di non piacere a nussuno .
Ha un bel aspetto ma si sente vecchio!!!
Non esce con nessuno.
Fa qualche viaggio, da solo!!
Per ultimo ha scoperto di avere paura di diventare grande. Il suo corpo ha stimoli da adulto (ad esempio il pene gli diventa duro alla vista di una donna) ma a lui fa schifo e non lo accetta. Vuole ripugnare la natura.
Per fortuna ha un papa' che gli parla tanto, lo calma, ma solo momentaneamente!
Cosa posso digli per aiutarlo ?



Cara lettrice,

l’adolescenza è un periodo di transizione dall’età infantile all’età adulta i cui confini non sono rigidi e non c’è un’età precisa in cui può dirsi conclusa, anzi attualmente si tende a procrastinare la fine dell’adolescenza verso i 30 anni, quindi vorrei rassicurarti sul fatto che le preoccupazioni di tuo figlio sono legittime per la sua età e per le difficoltà che sta vivendo legate alla crescita. L’adolescenza comporta tutta una serie di cambiamenti corporei e psicologici tanto che spesso implica dei disagi e probabilmente tuo figlio sta vivendo alcuni di questi (es. non accetta i cambiamenti sessuali a cui il corpo inevitabilmente sta andando incontro, ha paura del futuro..) ma con il vostro sostegno e una comunicazione efficace (esplicita ed empatica) sicuramente gli sarete d’aiuto. In realtà state già facendo tanto, perché quando lui mostra un disagio ci siete voi a spiegargli delle cose che alla sua età possono sembrargli incomprensibili. E’ importante che ci siate quando lui ne ha bisogno.

Il fatto che tuo figlio si cimenti in diversi corsi e attività non è necessariamente un dato preoccupante perché è proprio questa l’età in cui deve sperimentare le sue capacità e i suoi limiti e, facendo così, lui sta cercando di conoscere meglio se stesso e strutturare meglio la sua identità che probabilmente è ancora da definire. Vorrei tranquillizzarti sul fatto che tuo figlio sta cercando di conoscere meglio se stesso e il mondo circostante e dovresti lasciargli il tempo che gli serve. Dalle tue parole, ho la sensazione che tuo figlio ti sembri “in ritardo” rispetto alla presa di decisioni importanti che andrebbero prese a quest’età (scelte professionali, di studio…). In realtà lui è perfettamente “in tempo” nella società attuale, in cui l’ingresso del lavoro e la separazione dalla famiglia d’origine avvengono all’età di 30 anni (mentre trent’anni fà, già a 20 anni ci si sposava e si trovava il lavoro della vita).

Le sue preoccupazioni sui fatti quotidiani (es. guidare nel traffico sregolato) sono anch’esse tipiche della sua età. Alla sua età, tante cose gli sembrano difficili da spiegare e da capire ed è per questo che gli adolescenti tendono a dare delle spiegazioni estremiste ai fatti che vivono, perché a livello cognitivo è più facile (es. penso che guidano tutti come dei pazzi, perché così il mio cervello trova una spiegazione veloce e semplice). Crescendo, a poco a poco, lui stesso capirà che queste esagerazioni (es. guidano come dei FOLLI) e generalizzazioni (es. TUTTI guidano come dei folli) non saranno più idonee a spiegare gli eventi (quindi poi capirà che NON TUTTI guidano come dei FOLLI, e che si può guidare in modo prudente).

Per aiutarlo ad affrontare le sue paure potresti fargli capire che la paura è un’emozione tipica di tutte le età (altrimenti potrebbe erroneamente credere che se ha paura significa che è ancora bambino). La paura contraddistingue tutti, nessuno escluso, non è un segno di debolezza ma bisogna imparare ad affrontarla, a reagire ad essa. Lui del resto dimostra di essere molto autonomo e aperto mentalmente (sa viaggiare da solo e fa corsi di vario genere), anche lui potrà superare la sue paure. Dovrebbe imparare ad apprezzare di più queste e altre sue qualità per sentirsi sempre più competente nelle situazioni quotidiane.

La mancanza di amici, infine, potrebbe essere segno del fatto che in questa fase della sua vita vuole dedicare più tempo a conoscere meglio se stesso, senza doversi omologare al gruppo (cosa che si fa tra gli adolescenti, rischiando di non capire qual è la propria identità). Potresti parlare, però, con lui anche di questo, confermando o meno le tue preoccupazioni.

Resto disponibile per ulteriori richieste,

Dott.ssa Anna Verde


30/07/2014


Buongiorno scrivo per avere un parere esperto. Sono una donna di 25 anni vivo in famiglia, ho una fratello e sorella più piccoli ma vorrei concentrarmi sul vero problema che da circa 2 mesi a questa parte riguarda i miei genitori.
Mia madre ha 46 anni e mio padre 49, sono sposati da 27 anni matrimonio molto solido, hanno sempre condiviso tutto ed era evidente quanto si amassero. Mia madre è  nella polizia  quindi è sempre a contatto con colleghi e persone ogni giorno, è una persona molto socievole ed espansiva. Mio padre ha un'impresa e per questo la sua giornata è molto impegnativa lavora spesso fino tarda sera ma non per questo perde la vitalità anzi! si occupa della casa, cucina ed è un tutto fare ma soprattutto ha sempre accontentato mia madre in ogni sua richiesta nel limite del possibile. Mio papà non ha mai smesso di amare mia madre, non ha occhi che per lei. d'altro canto mia madre, qualche settimana fa, gli ha confessato di non amarlo più, dicendogli che la cosa andava avanti da molto più tempo ma non voleva parlargliene ( fino a qualche mese fa sentivo scambiarsi parole dolci, effusioni come possibile che tutto questo fosse iniziato da tanto?).

Insomma da qualche mese mia madre è cambiata in tutto per tutto, ha il cellulare costantemente in mano giustificando sia per lavoro, non da nessun aiuto in casa ed è come se si fosse completamente eclissata. Fa fatica persino a scambiare quattro chiacchiere dicendomi di non averne voglia. Mio padre le ha parlato più volte di quello che sta accadendo e lei ha detto che per ora la situazione è così, che non vuole essere rintracciata, assillata con domande, che non ha voglia di fare qualunque tipo di attività con lui, anche solo per una passeggiata.

Non ho mai visto mio papà così abbattuto così spento. Ogni tanto lo vedo con gli occhi lucidi e lo sento piangere, io gli sto vicino e lo aiuto a sfogarsi, m'ha raccontato di quante cose siano cambiate fra loro a partire dal sesso che facevano spesso ma da un mese è finito, da certi atteggiementi, dal fatto che mangi pochissimo e molti sotterfugi. ad esempio un pomeriggio non lavorava, quindi esce lasciando detto che andasse dall'estetista e  spegne il cellulare fino a tarda sera, noi cercavamo di contattarla ma nulla. appena prima di ritornare lo riaccende. Mio padre nel frattempo ha contattato l'estetista dato che fosse non reperibile e la ragazza le ha detto che non doveva passare. Alle 9.45 di sera torna e mio padre ha  una reazione disperata urlando disperato e piangendo. Alla fine ne hanno parlato e lei s'è giustificata dicendo che voleva stare in giro sola e non essere contattata da nessuno. Io non so cosa pensare davvero oltre ad essere un atteggimento irresponsabile e menefreghista non vuole aiutare suo marito a capire cosa succede rimanendo sul vago e dicendo di non voler farsi aiutare in alcun modo e che sa lei cosa deve fare. Lui è con le mani legate, per il carattere tanto affettuoso e dolce che continua a dimostrargli nonostante tutto e lei che lo allontana spesso anche in modo brusco,   tanto da sentirsi costretto a sopprimere tutto il suo amore e le attenzioni.

  Mio padre vuol credere che non abbia un altro, in realtà ogni atteggiamento che assume lascia pensare questo ed io ne sono quasi certa. Il fatto è che lei nonostante abbia già detto e ripetuto che forse non riuscirà più ad amarlo, non vuole assumersi le sue responsabilità di moglie e madre, vive alla giornata non preoccupandosi di prendere alcun provvedimento/soluzione per non far pesare tutto questo macigno a noi, Insomma vuol stare in famiglia pur non amando più mio padre e non avendo rapporti con i figli, è giusto tutto questo? Mio padre come dovrebbe comportarsi?...insomma come possiamo affrontare il momento senza subirne conseguenze soprattutto mio padre? che soluzione si può adottare nei confronti di mia madre che sceglie il silenzio e si rifiuta di parlare?
Sono preoccupata per mio papà perchè non dorme più la notte (mai successo), temo per il lavoro visto che ora non è più motivato in nulla oltretutto ha la pressione alta e non vorrei che questi episodi possano farlo stare male. Per piacere datemi un consiglio che possano aiutarmi ad affrontare il problema nel modo migliore possibile.
Grazie infinite... Cordiali saluti.


Buon Giorno Signora,

capisco la delicatezza del suo problema e certo il suo ruolo di figlia non è tra i più facili.

Credo che dare sostegno a suo padre, anche solo facendogli sentire la sua presenza, sia molto importante.

Per quanto concerne sua madre, non trarrei conclusioni affrettate.

Prima di tutto proverei a insistere, anche con delicatezza, provando a parlarle e capire il periodo che sta attraversando.

Naturalmente non è detto che sia disposta a farlo, ma non perda le speranze.

Probabilmente anche lei sta attraversando un periodo non facile.

A disposizione

Buona giornata

 

d.ssa Stefania Giunchi



30/07/2014


buongiorno,
sono un
mammma molto preoccupata, ho una figlia di 30 che non riesce a trovare il fidanzato.. anzi non riesce a trovare quello che si  prende di lei, ha avuto diverse storie, all'inizio sembra che la corteggiano, lei si affeziona subito e loro la mollano con tutti la stessa storia che non si vogliono impegnare e non vogliono cose serie.
Ho letto che mia figlia si attacca subito ai ragazzi (dipendenza affettiva)
perche' quando era piccola ha sofferto l'abbandono della mamma.
Dopo i tre mesi io andavo a lavorare, avevo l'orario ridotto e quelle poche ore la lasciavo con la baby
sitter.
adesso mi ricordo che a circa tre anni non dormiva la notte voleva sempre me vicino .
lei e' disperata
perche' per questo non riesce a trovare il ragazzo
io vorrei capire se anche a distanza di tempo posso fare qualcosa per lei per aiutarla 
grazie
giulia



Giulia, ho letto con molta attenzione la sua lettera e la ringrazio per averci scritto.
Quello che mi riporta è oggi un tema piuttosto comune, visto che le persone incontrano diverse difficoltà ad instaurare o a mantenere dei legami  affettivi stabili e le spiegazioni possono essere diverse dalle fragilità o ferite di entrambi i
partners alle contingenze della società attuale.
Lei lo sente come un forte problema, una grande preoccupazione e la prima cosa che mi chiedo e le chiedo
“è chi è preoccupato per chi?” Perché ho la sensazione che sia più lei ad essere preoccupata per il fatto che sia figlia non riesca ad instaurare un legame stabile. Perché è cosi importante per lei? Ovvio, comprendo che vedere sua  figlia disperata non sia piacevole per lei e che una delle aspettative dei genitori è quella vedere i figli “sistemati”. Ma appunto,  quanto è sua e quanto di sua figlia questa preoccupazione? Come sta sua figlia rispetto a ciò? E’ possibile che anche lei abbia delle difficoltà ad instaurare un legame stabile e che lei stessa metta in atto dinamiche per allontanarsi o farsi allontanare e, pertanto avrebbe un ruolo attivo in questa situazione.
Le sto ponendo una serie di interrogativi solo con l’intento di riflettere in modo diverso sul problema, e il primo è più importante è quello che le ho posto all’inizio: chi è preoccupato per chi? Se sente che è più una sua preoccupazione, potrebbe iniziare a riflettere sull’origine di tale preoccupazione.  Lei accenna a quando ha lasciato sua figlia alla baby-sitter e ad alcune  difficoltà nel sonno di sua figlia, è un dettaglio importante ma troppo poco per comprendere se sua figlia abbia avuto delle relazioni insicure in casa. Come erano piuttosto i vostri rapporti? Che succedeva in famiglia? Ci sono fratelli, sorelle? Il padre? Come vede l’analisi è piuttosto complessa e quindi prima di tutto non si senta colpevole di nulla, se avverte che la preoccupazione è più la sua può, se lo ritiene necessario, rivolgersi ad un Terapeuta, e potrà anche parlare del problema con sua figlia e comprendere cosa sente e se anche lei ha bisogno di un aiuto specialistico.
Se vuole iniziare ad esplorare gli interrogativi che le ho posto per provare a riflettere un po’, sono ben felice di risponderle nuovamente.
La saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia
Dileo


24/07/2014


Buongiorno scrivo per avere un parere esperto. Sono una donna di 25 anni vivo in famiglia, ho una fratello e sorella più piccoli ma vorrei concentrarmi sul vero problema che da circa 2 mesi a questa parte riguarda i miei genitori.
Mia madre ha 46 anni e mio padre 49, sono sposati da 27 anni matrimonio molto solido, hanno sempre condiviso tutto ed era evidente quanto si amassero. Mia madre è  nella polizia  quindi è sempre a contatto con colleghi e persone ogni giorno, è una persona molto socievole ed espansiva. Mio padre ha un'impresa e per questo la sua giornata è molto impegnativa lavora spesso fino tarda sera ma non per questo perde la vitalità anzi! si occupa della casa, cucina ed è un tutto fare ma soprattutto ha sempre accontentato mia madre in ogni sua richiesta nel limite del possibile. Mio papà non ha mai smesso di amare mia madre, non ha occhi che per lei. d'altro canto mia madre, qualche settimana fa, gli ha confessato di non amarlo più, dicendogli che la cosa andava avanti da molto più tempo ma non voleva parlargliene ( fino a qualche mese fa sentivo scambiarsi parole dolci, effusioni come possibile che tutto questo fosse iniziato da tanto?).


Insomma da qualche mese mia madre è cambiata in tutto per tutto, ha il cellulare costantemente in mano giustificando sia per lavoro, non da nessun aiuto in casa ed è come se si fosse completamente eclissata. Fa fatica persino a scambiare quattro chiacchiere dicendomi di non averne voglia. Mio padre le ha parlato più volte di quello che sta accadendo e lei ha detto che per ora la situazione è così, che non vuole essere rintracciata, assillata con domande, che non ha voglia di fare qualunque tipo di attività con lui, anche solo per una passeggiata.


Non ho mai visto mio papà così abbattuto così spento. Ogni tanto lo vedo con gli occhi lucidi e lo sento piangere, io gli sto vicino e lo aiuto a sfogarsi, m'ha raccontato di quante cose siano cambiate fra loro a partire dal sesso che facevano spesso ma da un mese è finito, da certi atteggiementi, dal fatto che mangi pochissimo e molti sotterfugi. ad esempio un pomeriggio non lavorava, quindi esce lasciando detto che andasse dall'estetista e  spegne il cellulare fino a tarda sera, noi cercavamo di contattarla ma nulla. appena prima di ritornare lo riaccende. Mio padre nel frattempo ha contattato l'estetista dato che fosse non reperibile e la ragazza le ha detto che non doveva passare. Alle 9.45 di sera torna e mio padre ha  una reazione disperata urlando disperato e piangendo. Alla fine ne hanno parlato e lei s'è giustificata dicendo che voleva stare in giro sola e non essere contattata da nessuno. Io non so cosa pensare davvero oltre ad essere un atteggimento irresponsabile e menefreghista non vuole aiutare suo marito a capire cosa succede rimanendo sul vago e dicendo di non voler farsi aiutare in alcun modo e che sa lei cosa deve fare. Lui è con le mani legate, per il carattere tanto affettuoso e dolce che continua a dimostrargli nonostante tutto e lei che lo allontana spesso anche in modo brusco,   tanto da sentirsi costretto a sopprimere tutto il suo amore e le attenzioni.


  Mio padre vuol credere che non abbia un altro, in realtà ogni atteggiamento che assume lascia pensare questo ed io ne sono quasi certa. Il fatto è che lei nonostante abbia già detto e ripetuto che forse non riuscirà più ad amarlo, non vuole assumersi le sue responsabilità di moglie e madre, vive alla giornata non preoccupandosi di prendere alcun provvedimento/soluzione per non far pesare tutto questo macigno a noi, Insomma vuol stare in famiglia pur non amando più mio padre e non avendo rapporti con i figli, è giusto tutto questo? Mio padre come dovrebbe comportarsi?...insomma come possiamo affrontare il momento senza subirne conseguenze soprattutto mio padre? che soluzione si può adottare nei confronti di mia madre che sceglie il silenzio e si rifiuta di parlare?


Sono preoccupata per mio papà perchè non dorme più la notte (mai successo), temo per il lavoro visto che ora non è più motivato in nulla oltretutto ha la pressione alta e non vorrei che questi episodi possano farlo stare male. Per piacere datemi un consiglio che possano aiutarmi ad affrontare il problema nel modo migliore possibile.
Grazie infinite... Cordiali saluti.

M


Buon Giorno Signora,capisco la delicatezza del suo problema e certo il suo ruolo di figlia non è tra i più facili.

Credo che dare sostegno a suo padre, anche solo facendogli sentire la sua presenza, sia molto importante.

Per quanto concerne sua madre, non trarrei conclusioni affrettate.

Prima di tutto proverei a insistere, anche con delicatezza, provando a parlarle e capire il periodo che sta attraversando.

Naturalmente non è detto che sia disposta a farlo, ma non perda le speranze.

Probabilmente anche lei sta attraversando un periodo non facile.

A disposizione

Buona giornata


d.ssa Stefania Giunchi



24/07/2014


Buongiorno, ho 27 anni e un problema mai denunciato di stalking risalente a 4 anni fa di cui ancora pago le conseguenze.
Ero fidanzata, bella, felice ma troppo giovane per non evadere mai dagli schemi di una relazione fissa. Ma con un tipo mi andò male; con leggerezza mi buttai in un'avventura con una persona senza sapere di quanto instabile e antisociale fosse (e anche pericolosa a quanto so). Mi sono rovinata la vita.
Lo schema è stato comune: quella persona mi terrorizzava, conosceva tutti i miei movimenti, minacciava le persone a me vicine ed io per non coinvolgere nessuno mi sono chiusa nel silenzio e facevo quel che voleva.

Almeno una volta alla settimana ero tenuta ad incontrarmi con lui e a fare sesso controvoglia; morivo dentro ogni volta.
Quando il mio meraviglioso ragazzo l'ha scoperto invece di accusarmi mi ha capita ed aiutata (come poi hanno fatto tutti avvolgendomi d'affetto, al contrario di ciò che pensavo).

Sono sparita per un pò ed ora tutto tace, ma non so se dovessimo rincontrarci faccia a faccia cosa succederebbe.
Da lì in poi ho capito il valore che aveva per me il mio ragazzo e gli sono stata devota. Siamo sempre stati più forti di qualsiasi problema.
Ma qualcosa in me cambiò; non so se associo ormai al sesso qualcosa di sporco o sia altro, ma prima vivevo la sessualità in maniera gioiosa, avevo sane fantasie ed appetiti, ed ora invece lo faccio controvoglia, è come se non contasse più, ed io non ero affatto così.

Ora il mio ragazzo mi ha messa in standby (pausa di riflessione) e tra le motivazioni ha elencato anche i nostri rapporti sessuali ormai stanchi.
Mi rendo conto che le radici di ciò probabilmente sono profonde, ma io vorrei perdonarmi, lasciarmi indietro i fantasmi, recuperare le gioie del sesso... ma non so da dove cominciare.



Gentile Signorina,

Percepisco il Suo intenso disagio e spero di poterla aiutare a trovare la soluzione migliore per uscire da questa delicata situazione. Posso capire la Sua difficoltà a parlare, condividere e cercare aiuto di fronte a una situazione e una persone che può incutere timore. Le faccio i miei complimenti per essere stata in grado di parlare di tale situazione alle persone a Lei care ed oggi a noi, dimostrando la Sua forte determinazione al cambiamento. Una situazione di Stalking dovrebbe essere denunciata alle autorità competenti al fine di segnalare una persona che potrebbe anche avere importunato altre ragazze o che potrebbe continuare a farlo. Inoltre, questa Sua denuncia permetterebbe probabilmente di non rimanere ancorata a una situazione temuta, e forse potrebbe un maggior controllo ed appoggio da parte delle autorità nel caso la persona continuasse ad importunarla.

Vorrei sottolineare i punti di forza che Lei ha riportato nella Sua lettera attraverso qualche domande. Possiamo ipotizzare che l'atteggiamento e il comportamento del Suo ragazzo e del Suo contesto sociale circostante, l'abbiano magari permesso di dare un nuovo senso e una nuova definizione alle Sue relazioni interpersonali, in ambito sentimentale e non? Il modo in cui avete affrontata la situazione, Le ha forse permesso di valutare, rivalutare ed analizzare le Sue diverse esperienze e quello che Lei si aspetta da esse? Per quanto riguarda Le Sue difficoltà rispetto alla Sua vita sessuale, Le consiglio di iniziare un percorso con uno psicologo.

Avviare una relazione d'aiuto con tale figura professionale, sarà probabilmente molto benefico e l'aiuterà sicuramente a comprendere ed a modificare comportamenti che oggi possono magari causarle difficoltà come nel ambito sessuale. In più, il volere dare un senso, il comprendere il Suo vissuto, il cercare di interiorizzare ed accettare tale esperienza nel Suo bagaglio esperienziale ma anche il riflettere sul cosa prova, sente e pensa rispetto ad una serie di aspetti e questioni relative, ad esempio, alla figura maschile, alla Sua autostima, all' immagine di Sé ecc. le permetteranno probabilmente di raggiungere un buon grado di benessere psico-fisico e di gestire, con rinnovata fiducia, con maggiore consapevolezza e coscienziosità, i vari aspetti della Sua vita.

La saluto cordialmente e spero esserle stata di aiuto.

 

Dott.ssa FORNILLO Maria Vanesa


15/07/2014

Salve,
sono una ragazza di 23 anni, che sta attraversando un periodo di dolore molto prolungato. Sono stata fidanzata per due anni e qualche mese con un ragazzo della mia stessa età, entrambi studiamo all'università, e la nostra storia, essendo anche dei fuori sede, era quasi una sorta di convivenza. Aveva conosciuto la mia famiglia e io la sua.

Io e il mio ragazzo stavamo spesso insieme, nell'ultimo anno però da quando iniziò a giocare presso una squadra di football sia per allenamenti che per partite varie e studio compreso ho iniziato a vederlo sempre meno, lo sentivo lontano, ci stavamo perdendo, e io ho iniziato ad essere pesante e rompiscatole, aprendo continuamente liti su liti. Negli ultimi di 3 mesi della nostra storia litigavamo sempre, più volte lo lasciai ma poi tornai a riprendermelo o lui comunque è sempre tornato da me, premettendo che mi aveva sempre chiesto di cambiare perché cosi non poteva continuare.

A dicembre scendo a casa per Natale (io calabrese lui toscano) e vedendo che non si faceva sentire molto come al solito apro l'ennesima lite, a Capodanno. Il giorno dopo Capodanno lui mi scrive dicendomi dove ero finita, perché non gli rispondevo ai messaggi...la sera del 2 gennaio lo chiamo e ci chiariamo. Gli dico che lo amo e lui mi risponde anche io! Nei giorni seguenti però succede qualcosa, lui è distante non si fa sentire io non capisco. Una sera arrabbiata lo chiamo e mi dice " io ti amo ma non so se siamo fatti per stare insieme". Lo cerco disperatamente per una settimana l'8 gennaio mi dice " io non ti amo più" tutto per telefono.

Ritorno a Pisa il 13 gennaio (dove ci troviamo a studiare sia io che lui), mi dice che vuole stare solo, che non vuole stare con me. Disperata lo cerco, chiamo scrivo per un mese intero, ma niente. Il 22 gennaio scopro da sola tramite facebook che mi aveva tradita la sera di Capodanno e che si frequentava con un altra. Scoperto tutto da sola perché non ha mai avuto il coraggio di dirmelo in faccia. Morale della storia: stanno insieme da 5 mesi, nonostante io dopo aver scoperto tutto abbia continuato a chiamarlo e cercarlo dicendogli che avevo capito i miei errori, mentre lui più volte mi ha ribadito " non ti ho lasciata per un altra ti ho lasciata perché io con te non ci stavo più bene".

Ora vorrei chiedervi una cosa, è normale che lui stando con questa nuova ragazza per 5 mesi se io lo chiamo continua a rispondermi al telefono? Mi risponde mi ascolta e poi mi tratta male dicendomi di lasciarlo stare e farmi una vita. Dice che mi risponde perché mi vuole bene e sono stata importante per lui, ma se così fosse come ha fatto a dimenticarmi in cosi poco tempo? Mi ha detto di non avere speranza che possa tornare, ma se una persona è stata davvero importante e ci ha lasciato davvero qualcosa perché non tornare? L'ho ripetutamente cercato per 5 mesi e lui o a volte se gli chiedevo di richiamarmi mi richiamava o comunque mi rispondeva al telefono, però mi ha sempre detto che voleva essere lasciato in pace.

Ovviamente lui non vuole vedermi e ha evitato che ciò accadesse in qualsiasi circostanza. Io sono molto innamorata e sto veramente molto male. Ancora oggi riesco a stento a credere che tutto sia successo per davvero, so solo che mi manca da morire. E' vero che chi lascia non torna? Scusate se ho scritto veramente tantissimo ma spero di essere stata abbastanza chiara!

Grazie dell'aiuto, Camilla.


Gentile Camilla,

dalle Sue parole comprendo come questo momento non sia facile.

La conclusione di una relazione è spesso un evento doloroso che lascia aperti degli interrogativi. Del Suo racconto, infatti, mi colpiscono le domande di chiusura: “E’ normale che lui […] se io lo chiamo continua a rispondermi al telefono? - Come ha fatto a dimenticarmi in cosi poco tempo? – etc. etc.”. Come Lei stessa scrive, “mi risponde perché mi vuole bene e sono stata importante per lui”. Mi sembra quindi di capire come il Suo ex, nonostante abbia deciso di interrompere la Vostra relazione, riconosca l’importanza che per lui questa ha avuto. Lasciarsi non vuol necessariamente dire “tagliare i ponti”, e può rimanere un affetto diverso per la persona con cui abbiamo condiviso molti momenti.

Importante, però, è come Lei sta vivendo il tutto. Parla infatti di un “periodo di dolore molto prolungato”, che la porta a porsi interrogativi su di sé e sulla relazione appena conclusasi. Mi sembra di capire come, ultimante, il “carico emotivo” sia stato per Lei faticoso, e abbia bisogno di “elaborare” e trovare risposta alle domande che si pone. Alla luce di ciò, mi sento di invitarLa a considerare un percorso, anche breve, di sostegno psicologico. Questo affinché trovi un modo / uno spazio che Le permetta di “chiudere” i numerosi interrogativi che sente per la passata relazione.

Spero di esserLe stata utile ed averLe dato qualche spunto di riflessione.

Un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.





15/07/2014

Buongiorno sono Maria ho 55 anni e sono sposata da 30, siamo cresciuti come coppia, come famiglia , sempre insieme, nel bene  nel male ……

Ma ora ho il sospetto che mio marito soffra di dipendenza sessuale,. Ho scoperto che da circa due anni ha una relazione reale con una giovane donna e prima di lei è stato frequentatore di relazioni internet , (non so se sfociate in realtà oppure no). Tralasciando la mia sofferenza , ne abbiamo parlato.., ma lui nega, secondo lui non è dipendenza sessuale, in quanto può controllarla e non invade la sua vita lavorativa , avendo un lavoro di grande responsabilità, gli serve ..dice lui da valvola di sfogo quando si sente stressato, noi da quando tutto ciò e cominciato circa 10 anni fa , (per lavoro viviamo in due città diverse e ci vediamo nel we ), la ns. vita intima  è quasi inesistente. 

Ovviamente  ci sono conseguenze anche dall’altra parte, in quanto, questa persona  nutre dei sentimenti nei confronti di mio marito  e forse.. ,(penso io, anche delle speranze) , anche se lei non è sposata ma fidanzata, ed è per questo anche, che hanno provato a lasciarsi più volte ma non ci son riusciti , ed ora riscoperto, per l’ennesima volta mi richiede fiducia, che non mi deluderà più,  l’ha lasciata e  vuole riprendersi la sua vita di prima , che non vede la sua vita accanto ad un’altra donna che non sia io, ecc.,ecc... Ma io, con tutta la mia buona volontà e con tutto il mio amore lo vorrei, ma non ci credo più,  ho mille dubbi,incertezze..,  per questo mi piacerebbe avere un vs. parere medico su questa ns. situazione prima che degeneri del tutto.

Vi ringrazio in anticipo se vorrete rispondermi.

Cordiali Saluti

Maria    


Gentile Maria, non credo che suo marito soffra di dipendenza sessuale, disturbo molto invasivo.

Secondo il Manuale Diagnostico dei Disturbi Psichiatrici (DSM 5), in questo tipo di disturbo manca il controllo della situazione, l'impulso alla sessualità è continuo e non gestibile e questo crea un disagio personale e una ripercussione nell'area sociale e lavorativa.  Può essere definita una dipendenza senza sostanza, sostituita in questo caso dal sesso.

Da quanto mi descrive, suo marito non ha un disturbo psichiatrico, può quindi scegliere cosa fare e cosa non fare. Non ha una dipendenza ma prende delle decisioni. 

Credo che dovrebbe decidere cosa vuole Lei. Le distanze a volte sono difficili da gestire, lei e suo marito vi vedete poco, vivete due vite sostanzialmente separate. 

Deve decidere se correre ancora questo rischio. E' una decisione che solo lei può prendere.  

Dovreste ritrovare la vostra intimità, riavvicinarvi, e lei dovrebbe trovare la forza di perdonare e andare avanti. 

Le auguro di trovare le risposte che cerca.


Dott.ssa Francesca Masserdotti
Psicologa







10/07/2014


Ciao, ho 21 anni e insieme a mia madre ci siamo trasferiti in un'altra città ad abitare con il suo compagno. A distanza di quattro anni, stanno accadendo dei momenti sgradevoli in casa. All'inizio sembrava un uomo comprensivo, sereno, buono, molto calmo. Invece negli ultimi periodi sto notando che lui si comporta sempre male con mia mamma. Da alcune discussioni si evince che a lui dà molto fastidio quando mia madre fa qualcosa per me. C'è da dire che lui fa un lavoro con uno stipendio sostanzioso, casa di proprietà, auto e furgone da lavoro, così che mia madre possa usare l'auto. Mia mamma è una persona fantastica, lavora part-time per occuparsi della famiglia.

Ovviamente ho sottolineato questo punto per precisare che mia madre guadagna molto meno di lui. Lui spesso e volentieri aggredisce quello che diciamo, anche le cose più futili, come il commento ad un programma tv o sul modo di mangiare ed incomincia ad imporre con aggressività la sua posizione, senza ascoltare anche come la pensiamo noi. La cosa più brutta è che lui la prende seriamente è comincia ad urlare e a sbattere le mani sul tavolo o sul muro.

Dopo questi eventi, spesso e volentieri la piccola conversazione si trasforma in una discussione carica di tensione. Io mi chiudo in camera, perché sono molto irascibile e se mi intromettessi non saprei gestire la situazione, ma sento lui dire che si sente mancato di rispetto e che noi siamo opportuniste nei suoi confronti, poi rinfaccia ad esempio i regali che lui fa a mia madre, ripete sempre che si fa il culo ed esce un sacco di soldi. Adesso ha detto a mia madre che deve mettermi in regola e non deve darmi più un soldo. o.O Non credo che sia una persona che voglia amare mia madre, perché se no avrebbe accettato anche me, ma ogni volta che io entro nel mezzo la aggredisce come se il suo affetto verso di me sia una mancanza di rispetto verso di lui. La cosa che più non capisco è che i suoi discorsi non stanno nè in cielo nè in terra. Potete darmi una spiegazione psicologica della questione? Perché io vorrei strangolarlo!


Grazie per averci scritto. 

Nella mail che ci ha inviato ha illustrato le posizioni lavorative di sua madre e del compagno di sua madre; non ha scritto invece nulla riguardo a sè. Mi sembra questo un'informazione che potrebbe essere importante per comprendere meglio il comportamento del compagno di sua madre. Lei studia?Lavora? Ha un progetto, sia professionale sia personale,per il suo futuro? 

Da come ha scritto nella mail mi è sembrato di cogliere che lei e sua madre avete un rapporto affiatato:quanto e in che modo questo può rappresentare un limite o un ostacolo nel rapporto tra sua madre e il suo compagno?

Le pongo queste domande per portarla a rileggere la situazione altre angolature. Sarei ben contenta se mi rispondesse.

Spero intanto di essere stata d'aiuto.

 

Dr.ssa Giovanna Stecca



09/07/2014


Salve!! non so da dove iniziare... Da 2 anni esco con un uomo che credevo normale...ma gia' dopo 6 mesi ha iniziato con paranoie di gelosia..mi spiava! ma dopo gli ho spiegato che io non vedo malizia se una persona viene a trovarmi nel negozio dove lavoro..insomma ha capito.. poi un suo amico mi chiede l'amicizia su fb.io non ci vedevo nulla di male,ma lui che gia' mi controllava aveva visto un post in bacheca pubblica..io ringrazio..e da li il putiferio ma non con me, con la ragazza del tipo..nel frattempo io non sapevo nulla ne dei suoi pensieri e neppure della malattia. nel frattempo io mi ammalo e devo subire un intervento valvolare..lui mi accompagna all'ospedale dice cose belle ecc..


poi 2 gg dopo scopro che lui la sera che mi hanno ricoverata e andato a ballare!! io non capivo mancavano 2 gg all'operazione. lo mandai via..i dettagli lasciamo stare...stetti tanto male li le ore non passavano.. ed intanto mi informano dei suoi sospetti e che mi controllava su whazApp controllandomi gli accessi e se combinavano con quelli del suo amico..(premetto che non ho mai avuto contt. con lui se non x chiederle della fidanzata).mi aveva condizionato cosi tanto che se x caso stavo scrivendo con qualcuno quando arrivava staccavo e quando andava via rispondevo..ma mai con malizia solo x evitare ...


ma nel ferattempo lui mi controllava...e così inizio'il calvario ..io debole reduce dall'intervento e lui che ogni 3x2 dice di amarmi ma mi lascia xche' non si fida, io non so non mi riconosco più mi continua a dire che l'ho preso ingiro e che gli ho fatto male.. nulla valgono i discorsi neppure la convivenza.. mi lascia io lo cerco e lui torna ma poi si ricomincia ..sono pazza!! so tutto non sono una stupida ma pensavo di aiutarlo.. sono stremata ora mi si sono agg. altri problemi e lui continua a dire che non si fida e io non so stare senza!!! con la sua ex abbiamo parlato e lei dice che soffre di borderline, era anche stato ricoverato con diagnosi di disturbo delirante!!!...aiutatemi mi sento un ragno dentro una ragnarela...non ho piu' voglia di vivere...come faccio non so stare senza e non so non capisco perchè, non ho la possibilità di pagare uno psicologo,uffa!!!

SIMONA4


Mia Risposta                                   

Salve Simona,

dalla sua lettera emerge la confusione e la sofferenza di questo periodo, lei dice di sentirsi come un ragno in una ragnatela…incastrata in una relazione di cui non può fare a meno e stare senza. Questo incastro è il nucleo fondamentale di quelle personalità che vengono definite “Borderline”. Questo termine le è stato riferito per descrivere il suo compagno dalla sua ex-ragazza; ora non sappiamo se questa diagnosi sia certa, e comunque non  potrei intervenire su di essa, è comunque vero che da quello che racconta, lei sta con un uomo che dimostra delle grosse fragilità e delle difficoltà nel gestire e vivere le relazioni, con dei tratti che sembrano appartenere all’area borderline. Il disturbo borderline è un disturbo di personalità, che può essere anche molto serio quando rientra nel versante psicotico, e ripeto non so se il caso del suo compagno. Il disturbo borderline si manifesta nelle persone che hanno avuto gravi esperienze traumatiche nelle relazioni d’attaccamento (cioè nelle relazioni con i genitori, caratterizzate da carenze e/o violenze fisiche o psicologiche).


Chi presenta questo disturbo ha delle difficoltà ad affidarsi all’altro di cui comunque sente il bisogno (ecco il nucleo borderline di cui ho detto sopra), e se va continuamente alla ricerca di conferme e di affetto da parte dell’altro, contemporaneamente lo attacca e lo distrugge.  Cerco di spiegarmi meglio, nella sua mente ci sono   due  immagini contrapposte della persona amata, e quando ne accetta una dimentica l’altra. Ad esempio lei può essere la donna amata, e dopo un po’ la donna odiata.


Queste oscillazioni si evidenziano non solo nel piano delle relazioni, ma anche nell’umore, e in generale l’instabilità e la mancanza di continuità sono caratteristici in questo disturbo. Nel caso in cui sia più grave si evidenziano dei sintomi come deliri, stati dissociativi ecc, che permettono di diagnosticare una psicosi. Non so, e non sappiamo quale sia dal punto di vista clinico la diagnosi del suo compagno, ma il  breve quadro che le ho fornito sopra, le potrebbe servire per fare alcune riflessioni:

1) Cosa  vuol dire per lei stare con lui? Cosa è più importante per lei? Cosa cerca da questa relazione?

2) Cosa si aspettava, invece, da lui?

3) Che sia borderline o meno, questa modalità potrebbe essere una costante, è questo il tipo di relazione che lei vorrebbe avere?

Provi a mettere lei stessa al centro del suo pensare, lui se davvero ha tale diagnosi, ha bisogno dell’aiuto di un professionista. Anche per lei potrebbe essere utile uno spazio simile, utilizzando magari il contesto pubblico, che è più accessibile economicamente. Sarebbe opportuno anche uno spazio di coppia, ma da quello che mi racconta, non so se e quanto vi siate confrontati sulle problematiche che lei sta vivendo.


Spero di averle fornito alcuni spunti per avere un po’ di respiro, e se vuole affrontare alcuni di questi primi interrogativi non esiti a contattarmi di nuovo.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo



09/07/2014

Salve sono un ragazzo di 31 anni sono sposato da 5 ed ho un figlio. Vi espongo la questione : Circa 10 anni fa sono stato fidanzato con 

una ragazza, l'amavo alla follia ero veramente preso, poi dopo circa 1 anno mi ha lasciato con le solite frasi (sei un bravo ragazzo ..., ti

voglio bene ma ....ecc ecc) io ho sofferto molto. E da allora ho deciso di distaccarmi totalmente da lei, mi sono trasferito in un altra

città, non ho mai più ne chiesto ne cercato di contattarla, non ho frequentato nemmeno più gli amici in comune, ho messo su famiglia

con una donna che voglio bene e mi ha dato un Figlio Ma, ora arriva il ma, due giorni fa su Facebook nella lista " amici che potresti

conoscere " mi compare il suo nome e la sua foto come per uno strano scherzo del destino. Appena l' ho vista ho iniziato ad avere una

morsa al cuore, sono stato due giorni a respirare male e nel frattempo mi accorgevo che i ricordi che pensavo di aver rimosso non

erano tali, ma erano chiari e vividi. Sto malissimo e in più penso che stia prendendo in giro mia moglie, che voglio bene ma

evidentemente non la amo. Perché se soffro da cani per quell'altra ragazza vuol dire che ha ancora lei la priorità nel mio cuore.

Consigliatemi, aiutatemi in qualche modo a capire.

Grazie in anticipo per la risposta


Buon Giorno,leggendo la sua richiesta, primariamente penso sia fondamentale, che lei faccia chiarezza nel suo cuore e nei suoi

sentimenti.

Io non sarei così drammatica, spesso succede che persone, che hanno occupato un posto così importante nella propria vita, poi

rimangano per sempre.

Questo non necessariamente significa che quel sentimento debba essere ancora amore e che lei stia prendendo in giro sua moglie.

A disposizione

Una buona giornata

d.ssa Stefania Giunchi




01/07/2014


salve! ho 32 anni sono sempre stata una persona molto molto equilibrata...sono soddisfatta della mia vita perché sono riuscita a raggiungere i miei obbiettivi ed a superare le difficoltà...7 anni e mezzo  fa ho iniziato una storia con un ragazzo...sono stata con lui quasi 5 anni...


all'inizio nn andava male poi lui è diventato  veramente cattivo era molto aggressivo...abbiamo fatto tante grosse litigate dove lui mi urlava a 10 cm dalla faccia tutto rosso come un pazzo... e schizzava dal nulla anche per una stupidaggine nn solo con me anche con la madre in maniera ancora + aggressiva...io rispondevo di conseguenza per difendermi ma sono una persona buona quindi nn superavo il limite come faceva lui con me! abbiamo avuto una discussione molto molto brutta! in questa discussione ha buttato in mezzo un fatto del mio passato che mi pesava...x ferirmi...ogni occasione era buona x ferirmi è ci è riuscito tante volte... mi sono sempre difesa  nn mi sono mai fatta mettere i piedi in testa...


lo lasciato quando ho visto che la situazione nn migliorava e anche xchè nn lo amavo + gia da un pò ...ma avevo molta molta rabbia sono riuscita a farla andare via del tutto o  almeno pensavo grazie ad un messaggio lunghissimo  e all'aiuto del mio migliore amico...dove gli dicevo x l'ennesima volta quello che pensavo ma senza la paura di ferirlo... dopo poco mi sono innamorata del mio migliore amico e stiamo insieme da quasi 2 anni con lui sto molto bene...ma nonostante questo io ho dei momenti che mi arrabbio molto con lui sono aggressiva acida ... mi sembra come se adesso io mi comporto in piccola  parte come il mio ex... devo trovare una soluzione al + presto ho paura di rovinare la mia attuale relazione.


aspetto un suo consiglio nn so veramente + come risolvere questo problema ho provato in tutti i modi! grazie mille x il suo aiuto! buona giornata

 


 

Buongiorno, ho letto con molta attenzione la sua lettera e ho notato che lei ha parlato molto della relazione con il suo ex fidanzato e poco di quella attuale con il suo migliore amico.

Credo che la rabbia che lei provava nei momenti in cui il suo ex fidanzato era molto aggressivo sia ancora presente e che il suo modo di reagire con il suo attuale compagno sia provocato dalla necessità che aveva di reagire in maniera aggressiva con il suo ex. 

Ha dovuto imparare un modo di difendersi e questo schema le è rimasto, quando si sente ferita o nelle discussioni con il suo attuale fidanzato quello che viene fuori è la modalità di reagire che aveva in precedenza. 

Dice più volte che non si è mai "fatta mettere i piedi in testa" e che "rispondeva di conseguenza" per difendersi.

Mi sembra di capire che ora non ha più bisogno di difendersi. Posso consigliarle di parlare con il suo fidanzato, di spiegargli che non lo ferisce volontariamente, ma che ha bisogno del suo aiuto per capire quando esagera, quando riprende la modalità aggressiva di cui non ha più bisogno.

Lei d'altro canto dovrà essere in grado di accettare che il suo fidanzato le faccia notare quando i suo comportamento diventa "aggressivo o acido".

Buona giornata.

 

Dott.ssa Francesca Masserdotti

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