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domande/risposte 2015


22 dicembre 2015

Mi chiamo Fabio e ho un problema che mi sta rovinando la vita…
Sono sposato da 45 anni ne avevo 15 appena fidanzato e ora ne ho 56, due figli maschi di 23 e 25, tutti e due tra qualche anno saranno, uno in Inghilterra per lavoro e l’altro finita la specializzazione dopo laurea, resterà a vivere in Toscana dove già vive quasi tutto l’anno. Sono Siciliano, Maresciallo di finanza e penso sappiate la cultura da noi un po’ poco aperta… anche se appena sposato sono stato per 15 anni a Milano per lavoro, poi mia moglie è voluta rientrare e chiesi il trasferimento.

Sono anni che con mia moglie non ho più nessun rapporto solo una convivenza serena costruita per la famiglia, forse lei ha ancora nei miei confronti dell’affetto, ma non so’ se gli basti o lo fa solo per la famiglia… Una volta sola abbiamo parlato di questo mio stato di indifferenza e mancanza di felicità nello stare compresso in casa senza avere altro che divano tv e lavoro, e l’unica risposta è stata o dentro casa o fuori… e abbiamo smorzato lì la cosa… la mia è diventata abitudine e accettazione per i figli e per lei che non avendo famiglia d’origine, vive la mia come ancora, non riesco a pensare di fargli del male, ma il mio desiderio sarebbe quello che si trovi un altra persona per sentirmi libero di scegliere. Non c’è più assolutamente nulla, neppure un abbraccio fraterno, aspetto che lei si addormenti e vado a letto. Poi il lavoro, al quale dedico più che posso per non tornare a casa, tranne quando sono stanco e preferisco il divano. Ho instaurato un rapporto, forse per colpa mia di oppressione nei miei confronti e assenza di indipendenza… mi spiego: Qualsiasi movimento io faccia è controllato, non vedo amici da solo se non in casi molto rari, il mio cellulare (aziendale) è controllato senza che riesca ad impormi, l’unica mia distrazione è la bicicletta la domenica mattina da solo, il tutto verificato negli orari, se tardo da lavoro o da dove sono andato mi arriva una chiamata di mia moglie, se vado in bagno e mi chiudo a chiave, vogliono sapere se sto male, inoltre da poco i miei genitori mi sono venuti a vivere quasi difronte casa, con mio padre ho un brutto trascorso…

Da quando sono al mondo mi ha sempre dato dell’incapace, che non sarei arrivato da nessuna parte, che non valevo niente, che non ero un uomo ecc. finché da quando sono Maresciallo non si permette più e se si azzarda a chiedere favori non solo mi da fastidio ma lo tratto anche male, non lo sopporto, cerco di stare tranquillo solo per mia mamma che adoro. Ho due sorelle con cui vado molto d'accordo. Forse serve, non so’, sapere che mia moglie come le mie sorelle, fanno le maestre e quindi hanno la loro indipendenza economica. Da circa 6 mesi ho conosciuto una donna, per caso,  dapprima attraverso una conoscenza virtuale e in seguito la scelta di viverci per un periodo nella mia Sicilia… E’ stato fin dall’inizio un’intesa impressionante, quasi come ci fossimo sempre conosciuti, parlavamo di tutto senza problemi, anche passando dal virtuale al telefono non cambiava molto, (lei di Roma separata, ancora col marito ma solo per convenienza di entrambi e un bellissimo rapporto di amicizia… lui si è scoperto gay a 50anni) Avevamo paura di vederci e che tutto fosse illusione, invece non c’è stato neppure l’imbarazzo della prima volta, siamo stati così bene fin dal primo momento che sembrava un sogno, sentire dentro una persona è vita che scorre…

per me e anche per lei non è mai stato solo passione, ma il desiderio di stare insieme in tutto, molte affinità intellettuali e di ideali ci accomunano, stare anche lontani ma parlare ci stimola fortemente, lei è una scrittrice e trascina me nel suo mondo fatto di sentimenti puri e di pensieri profondi verso il mondo attuale, sentiamo forte la tragedia di tutto il male di questo pianeta e ne parliamo spesso… lei ha una grande positività è paziente e serena, ama molto la vita. Molto coraggio e tenacia in tutto l’hanno portata a superare una vita familiare molto difficile, anche lei senza famiglia d’origine, si trova senza lavoro dal 2009 e quindi non indipendente (scrivere è una passione che non porta soldi se non sei nessuno) Sono innamorato di lei profondamente, però ho dovuto convincermi che non era possibile anche per la distanza che non sapevamo come risolvere e gli ho fatto molto male, prima ho cercato di allontanarla e lei non se ne andava, sopportava i miei malumori perché sapeva che non era realmente quello che volevo, poi mi sono arrabbiato e gli ho chiesto di lasciarmi solo, che non potevo lasciare la mia famiglia e che avremmo visto un domani se qualcosa cambiava, lei mi gridava il suo amore e io l’ho quasi cacciata dalla mia vita in malo modo. Pensava di dovermi aspettare, ma non ce la faceva e ogni tanto mi cercava e io la mandavo via, fino a 3 gg fa, quando si è arrabbiata e mi ha scritto che non accettava più questo distacco e che se dovevamo lasciarci avremmo dovuto parlare e non tramite i messaggi virtuali di un social… così mi ha chiesto di chiamarla al tel. e io ho accettato… premetto che non ho mai nascosto anche quando la trattavo male di essere innamorato di lei e quindi in una certa maniera non volevo si allontanasse, speravo lo facesse lei, ma sapevo che sarebbe stato inutile, io soffrivo in silenzio e lei soffriva dicendolo, in qualsiasi modo…

Mi ha dedicato il suo ultimo libro che parla di noi e quando l’ho letto ho rivissuto tutto, io questa donna ce l’ho dentro l’anima e non riesco a cancellarla sono confuso, pensavo essendo un razionale che mi bastava decidere di restare a casa per cancellarla, ma non solo non riesco, ma non voglio farla diventare un’amante che solo a dirlo mi da fastidio, non lo merita e io quello che voglio è vivere tutto di lei… non solo dei pezzi, ma so’ che non è possibile. La situazione ora è questa, lei non molla, è tornata nella mia vita anche se non del tutto perché io la tengo a distanza, e poi per i 700km che ci dividono… Ho cercato di dirgli razionalmente e con decisione che non c’è possibilità per noi, che ho deciso di restare a casa, che non riesco a fare del male a mia moglie e soprattutto ho paura di deludere i figli e di non avere più la loro vicinanza per il dolore che darei alla madre. Sò per mentalità e per carattere che mia moglie mi caccerebbe subito di casa e i miei figli mi direbbero di tutto…

Non capirebbero che la mia non è vita e che sarebbe giusto avessi altro, dall’altra, il mio cuore mi dice che merito di essere felice, ma la mente mi convince che quello che ho mi basta e che ormai alla mia età non cerco nulla, sono arrivato a costruire tutto con tanti sacrifici e non penso sia giusto abbandonare, preferisco soffrire io che far soffrire loro… e non mi sento in grado di sconvolgere tutto, troppo per me dover mentire e con molta difficoltà trovare spazio per lei nella mia condizione obbligata, prima ero comandante e riuscivo a muovermi con facilità ora mi hanno spostato e sono impiegato quindi ho orari da rispettare, non saprei come vederla… anche se lo vorrei più di ogni altra cosa… sono distrutto dalla confusione e dall’incapacità di fare qualcosa che mi darebbe di più. Lei è convinta che staremo insieme e sta organizzando la sua vita per venire a vivere in Sicilia, le sto rovinando la vita e anche a me perché non riesco a fare quello che voglio. Potete darmi una mano? Grazie

 

Gentile Signor Fabio,

La ringrazio innanzitutto per aver scritto ed aver voluto condividere questa situazione.

Mi sembra di comprendere che stia provando una grande sofferenza nel non riuscire ad esprimere liberamente i Suoi veri sentimenti e le Sue emozioni.

L’insicurezza nel prendere queste decisioni e la paura di fare del male alla Sua famiglia, può essere un ostacolo insidioso per la Sua felicità: Le impediscono di godere di ciò che veramente La fa stare bene e La inducono comportare in modo trattenuto, parziale, non spontaneo.

Il senso di colpa può arrivare a limitarci in molte cose e, se eccessivo, costituisce un elemento di blocco molto doloroso.

Rimuginare sugli stessi problemi per periodi di tempo anche molto lunghi, disorientati dal dubbio e poi dal senso di colpa, li potrebbe rendere dominanti nella vita di una persona.

Uscire da questo blocco potrebbe significare diventare liberi di farsi conoscere dagli altri per ciò che si è, che si prova e che si pensa, senza dover nascondere la realtà, solo per il timore che gli altri non l’avrebbero accettata.

Mi sembra che Lei abbia fatto un primo passo importante per un futuro cambiamento, ovvero riconoscere le Sue emozioni ed iniziare ad acquisirne consapevolezza.

Sarebbe opportuno ora parlarne con uno psicoterapeuta, che possa valutare in modo approfondito ed adeguato le Sue motivazioni e progettare insieme a Lei un piano mirato ad aiutarLa nell’ aumentare la sicurezza, l’autostima e la capacità di assumersi le responsabilità decisionali.

Un saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini

 

21 dicembre 2015

Mi chiamo Fabio e ho un problema che mi sta rovinando la vita…
Sono sposato da 45 anni ne avevo 15 appena fidanzato e ora ne ho 56, due figli maschi di 23 e 25, tutti e due tra qualche anno saranno, uno in Inghilterra per lavoro e l’altro finita la specializzazione dopo laurea, resterà a vivere in Toscana dove già vive quasi tutto l’anno. Sono Siciliano, Maresciallo di finanza e penso sappiate la cultura da noi un po’ poco aperta… anche se appena sposato sono stato per 15 anni a Milano per lavoro, poi mia moglie è voluta rientrare e chiesi il trasferimento.

Sono anni che con mia moglie non ho più nessun rapporto solo una convivenza serena costruita per la famiglia, forse lei ha ancora nei miei confronti dell’affetto, ma non so’ se gli basti o lo fa solo per la famiglia… Una volta sola abbiamo parlato di questo mio stato di indifferenza e mancanza di felicità nello stare compresso in casa senza avere altro che divano tv e lavoro, e l’unica risposta è stata o dentro casa o fuori… e abbiamo smorzato lì la cosa… la mia è diventata abitudine e accettazione per i figli e per lei che non avendo famiglia d’origine, vive la mia come ancora, non riesco a pensare di fargli del male, ma il mio desiderio sarebbe quello che si trovi un altra persona per sentirmi libero di scegliere. Non c’è più assolutamente nulla, neppure un abbraccio fraterno, aspetto che lei si addormenti e vado a letto. Poi il lavoro, al quale dedico più che posso per non tornare a casa, tranne quando sono stanco e preferisco il divano. Ho instaurato un rapporto, forse per colpa mia di oppressione nei miei confronti e assenza di indipendenza… mi spiego: Qualsiasi movimento io faccia è controllato, non vedo amici da solo se non in casi molto rari, il mio cellulare (aziendale) è controllato senza che riesca ad impormi, l’unica mia distrazione è la bicicletta la domenica mattina da solo, il tutto verificato negli orari, se tardo da lavoro o da dove sono andato mi arriva una chiamata di mia moglie, se vado in bagno e mi chiudo a chiave, vogliono sapere se sto male, inoltre da poco i miei genitori mi sono venuti a vivere quasi difronte casa, con mio padre ho un brutto trascorso…

Da quando sono al mondo mi ha sempre dato dell’incapace, che non sarei arrivato da nessuna parte, che non valevo niente, che non ero un uomo ecc. finché da quando sono Maresciallo non si permette più e se si azzarda a chiedere favori non solo mi da fastidio ma lo tratto anche male, non lo sopporto, cerco di stare tranquillo solo per mia mamma che adoro. Ho due sorelle con cui vado molto d'accordo. Forse serve, non so’, sapere che mia moglie come le mie sorelle, fanno le maestre e quindi hanno la loro indipendenza economica. Da circa 6 mesi ho conosciuto una donna, per caso,  dapprima attraverso una conoscenza virtuale e in seguito la scelta di viverci per un periodo nella mia Sicilia… E’ stato fin dall’inizio un’intesa impressionante, quasi come ci fossimo sempre conosciuti, parlavamo di tutto senza problemi, anche passando dal virtuale al telefono non cambiava molto, (lei di Roma separata, ancora col marito ma solo per convenienza di entrambi e un bellissimo rapporto di amicizia… lui si è scoperto gay a 50anni) Avevamo paura di vederci e che tutto fosse illusione, invece non c’è stato neppure l’imbarazzo della prima volta, siamo stati così bene fin dal primo momento che sembrava un sogno, sentire dentro una persona è vita che scorre…

per me e anche per lei non è mai stato solo passione, ma il desiderio di stare insieme in tutto, molte affinità intellettuali e di ideali ci accomunano, stare anche lontani ma parlare ci stimola fortemente, lei è una scrittrice e trascina me nel suo mondo fatto di sentimenti puri e di pensieri profondi verso il mondo attuale, sentiamo forte la tragedia di tutto il male di questo pianeta e ne parliamo spesso… lei ha una grande positività è paziente e serena, ama molto la vita. Molto coraggio e tenacia in tutto l’hanno portata a superare una vita familiare molto difficile, anche lei senza famiglia d’origine, si trova senza lavoro dal 2009 e quindi non indipendente (scrivere è una passione che non porta soldi se non sei nessuno) Sono innamorato di lei profondamente, però ho dovuto convincermi che non era possibile anche per la distanza
che non sapevamo come risolvere e gli ho fatto molto male, prima ho cercato di allontanarla e lei non se ne andava, sopportava i miei malumori perché sapeva che non era realmente quello che volevo, poi mi sono arrabbiato e gli ho chiesto di lasciarmi solo, che non potevo lasciare la mia famiglia e che avremmo visto un domani se qualcosa cambiava, lei mi gridava il suo amore e io l’ho quasi cacciata dalla mia vita in malo modo. Pensava di dovermi aspettare, ma non ce la faceva e ogni tanto mi cercava e io la mandavo via, fino a 3 gg fa, quando si è arrabbiata e mi ha scritto che non accettava più questo distacco e che se dovevamo lasciarci avremmo dovuto parlare e non tramite i messaggi virtuali di un social… così mi ha chiesto di chiamarla al tel. e io ho accettato…

premetto che non ho mai nascosto anche quando la trattavo male di essere innamorato di lei e quindi in una certa maniera non volevo si allontanasse, speravo lo facesse lei, ma sapevo che sarebbe stato inutile, io soffrivo in silenzio e lei soffriva dicendolo, in qualsiasi modo… Mi ha dedicato il suo ultimo libro che parla di noi e quando l’ho letto ho rivissuto tutto, io questa donna ce l’ho dentro l’anima e non riesco a cancellarla sono confuso, pensavo essendo un razionale che mi bastava decidere di restare a casa per cancellarla, ma non solo non riesco, ma non voglio farla diventare un’amante che solo a dirlo mi da fastidio, non lo merita e io quello che voglio è vivere tutto di lei… non solo dei pezzi, ma so’ che non è possibile. La situazione ora è questa, lei non molla, è tornata nella mia vita anche se non del tutto perché io la tengo a distanza, e poi per i 700km che ci dividono…

Ho cercato di dirgli razionalmente e con decisione che non c’è possibilità per noi, che ho deciso di restare a casa, che non riesco a fare del male a mia moglie e soprattutto ho paura di deludere i figli e di non avere più la loro vicinanza per il dolore che darei alla madre. Sò per mentalità e per carattere che mia moglie mi caccerebbe subito di casa e i miei figli mi direbbero di tutto… Non capirebbero che la mia non è vita e che sarebbe giusto avessi altro, dall’altra, il mio cuore mi dice che merito di essere felice, ma la mente mi convince che quello che ho mi basta e che ormai alla mia età non cerco nulla, sono arrivato a costruire tutto con tanti sacrifici e non penso sia giusto abbandonare, preferisco soffrire io che far soffrire loro…

e non mi sento in grado di sconvolgere tutto, troppo per me dover mentire e con molta difficoltà trovare spazio per lei nella mia condizione obbligata, prima ero comandante e riuscivo a muovermi con facilità ora mi hanno spostato e sono impiegato quindi ho orari da rispettare, non saprei come vederla… anche se lo vorrei più di ogni altra cosa…

sono distrutto dalla confusione e dall’incapacità di fare qualcosa che mi darebbe di più. Lei è convinta che staremo insieme e sta organizzando la sua vita per venire a vivere in Sicilia, le sto rovinando la vita e anche a me perché non riesco a fare quello che voglio. Potete darmi una mano? Grazie 

Gentile Signor Fabio,
La ringrazio innanzitutto per aver scritto ed aver voluto condividere questa situazione.
Mi sembra di comprendere che stia provando una grande sofferenza nel non riuscire ad esprimere liberamente i Suoi veri sentimenti e le Sue emozioni. 

L’insicurezza nel prendere queste decisioni  e la paura di fare del male alla Sua famiglia, può essere un ostacolo insidioso per la Sua felicità: Le impediscono di godere di ciò che veramente La fa stare bene e La inducono comportare in modo trattenuto, parziale, non spontaneo.  

 Il senso di colpa può arrivare a limitarci in molte cose e, se eccessivo, costituisce un elemento di blocco molto doloroso.
Rimuginare sugli stessi problemi per periodi di tempo anche molto lunghi, disorientati dal dubbio e poi dal senso di colpa, li potrebbe rendere dominanti nella vita di una persona. 

Uscire da questo blocco potrebbe significare diventare liberi di farsi conoscere dagli altri per ciò che si è, che si prova e che si pensa, senza dover nascondere la realtà, solo per il timore che gli altri non l’avrebbero accettata. 

Mi sembra che Lei abbia fatto un primo passo importante per un futuro cambiamento, ovvero riconoscere le Sue emozioni ed iniziare ad acquisirne consapevolezza. 

Sarebbe opportuno ora parlarne con uno psicoterapeuta, che possa valutare in modo approfondito ed adeguato le Sue motivazioni e progettare insieme a Lei un piano mirato ad aiutarLa nell’ aumentare la sicurezza, l’autostima e la capacità di assumersi le responsabilità decisionali.
Un saluto,
Dott,ssa Francesca Orsini

 

14 dicembre 2015

Salve,
convivo da tre anni con mio figlio di 8 anni il mio compagno e sua figlia di 17 anni.Ho avuto delle accese discussioni con il mio compagno a causa dell'atteggiamento di sua figlia. la ragazza non mi ha mai accettata dichiarandolo anche apertamente e additando suo padre di alcune sue mancanze.

Furbamente salta da una casa all' altra appena c è un'uscita o una festa fuori casa o un viaggio approfittandosi della situazione.mi sto logorando....mi consumo dentro per la mia incapacitá di affrontare queste difficoltá soprattutto adesso che pensavo di aver ritrovato un po di serenitá e temo di inclinare il feeling con il mio compagno.è giusto che non mi esprima che non intervenga mai tra loro?che non la rimproveri sul suo disordine(riferisce tutto a sua madre!!).

Dietro la maleducazione opportunismo e sfacciattagine di questa ragazza c é sua madre che la influenza e le fa il lavaggio del cervello contro di me e suo padre!Ma possibile che a 17 anni non riesca a capire?Perchè il rapporto con un genitore ne deve escludere l'altro?Ultimamente é sempre da sua madre e non fa altro che chiedere soldi per uscite varie e dobbiamo sopportare i suoi musoni e silenzi(e tante bugie).Tutto questo mi renda nervosa e irritante dato il poco pugno fermo del mio compagno spesso accondiscendente, ma sofferente.

Purtroppo sono stata esasperata dal menefreghismo e dall'indifferenza della ragazza e questo mi ha portato ad atteggiamenti piuttosto aggressivi verso il mio compagno che, dapprima mi incoraggiava al dialogo e anche a rimproverarla sul disordine ma sempre con toni Gentili, poi da quando riferisce tutto a sua madre mi ha detto di non dire più nulla(ma chi se ne importa della ex!!!!!)E io reprimo!non sarò molto aperta nel manifestare le me emozioni ma sono sempre stata gentile e disponibile (darle consigli....accompagnarla. ..comprarle regalini).

La verità? Il mio compagno non accetta pareri altrui e per i suoi sensi di colpa farà sempre la parte del burattino.

Ammetto che sbaglio nei modi verso il mio compagno (anche con le mie battutacce) ma trovo questa situazione ingestibile.Quando la ragazza non c'è il mio umore cambia e si nota!mi sento ansiosa e depressa in sua presenza.non le nego che vorrei che non tornasse piú!ma perché mi lascio così influenzare?perché non riesco a prendere con più leggerezza?é una spina nel fianco!

 

grazie!la saluto cordialmente.

Laura

 

 

Gentilissima Laura,

quello che Lei racconta riflette molto quello che emerge nelle famiglie attuali, al di la che la vostra sia una famiglia ricostituita e questo accentua ulteriormente le dfferenze.

Sembrerebbe che la ragazza, in piena età adolescenziale, stia cercando di trovare una posizione all'interno delle dinamiche relazionali e familiari. Basti considerare che ogni adolescente vive con più o meno intensità una spinta a cercare di farsi riconoscere come persona, una spinta a riconoscersi spesso anche indipendenti dagli altri e allora si trovano delle risorse che non sempre possono essere costruite su una intenzionalità di ferire l'altro ma piùttosto, potrebbe essere il suo caso, quello di scaricare un'aggressività che per la giovane potrebbe essere ancora più oneroso trattenere misurandosi nelle rlazioni anche con le manipolazioni, forse rinforzate anche dal fatto che  in famiglia vige un discreto lascismo pur di non entrare in conflitto.

Di sicuro la sua condizione personale risulta gravosa in quanto il dialogo su questa sfera viene evitato. Ma che senso ha continuare ad evitare qualcsa che comporta un logorio all'interno della coppia e dell'equlibrio familiare? Forse sarebbe utile fermarsi qualche momento insieme al suo compagno e parlarne insieme “col cuore in mano”; alla fine si ricordi che a soffrirne siete tutti e tre.

Le auguro una buona risoluzione del problema.

Cordiali saluti,

 

 

01 dicembre 2015

Buongiorno
Io ho una figlia che gioca a tennis,il problema é che lei non riesce a far venire fuori la sua grinta, il maestro le chiede quando fai un colpo vincente devi farti sentire fai un pugno o un verso... Niente da fare. Sembra piatta senza emozioni, ma trattiene tutto dentro. So che nella vita o troppo aggressiva con chi ha confidenza o troppo timida e sottomessa.... Se mi potete dare qualche consiglio ? Grazie

 

Gentile lettore o lettrice,

dalla Sua lettera traspare l’urgenza di voler risolvere una situazione di disagio che però non riguarda Lei. E’ importante che Lei, in quanto genitore, senta il bisogno di proteggere Sua figlia da eventuali delusioni o fallimenti, ma così come lei ha imparato a camminare da bambina dopo essere caduta un paio di volte, allo stesso modo ora lei dovrà affrontare qualche difficoltà per imparare ad affrontare meglio la timidezza. Nel caso della partita di tennis, nello specifico, secondo me Sua figlia in prima persona dovrebbe vivere la difficoltà legata al non mostrare la sua grinta.

Se questo suo modo di esprimere le emozioni la porterà a perdere, allora lei stessa sentirà il bisogno di gestire diversamente la sua emotività. Se, invece, nonostante sia così riservata, dovesse vincere lo stesso, probabilmente sua figlia non sentirà il motivo di cambiare atteggiamento. Con questo voglio dire che capisco la tendenza a voler risolvere i problemi di Sua figlia, ma non posso essere d’aiuto a lei se non è lei stessa ad averne la necessità. Non ho sufficienti informazioni sull’età di Sua figlia ma, in ogni caso, Lei da genitore non dovrebbe sostituirsi a Sua figlia nella richiesta di aiuto e nella gestione del problema, ammesso che ci sia.

Questa Sua preoccupazione su Sua figlia è riconosciuta anche da lei stessa o è un problema solo per Lei? E' preoccupato/a perché perde le partite o pensa sia il presagio di un atteggiamento timido e fallimentare negli altri campi della vita?

In base a quello che ha riferito, Le consiglio di confrontarsi con Sua figlia sulle preoccupazioni che ha per lei e sulle possibili soluzioni da intraprendere. Se anche lei vive questo disagio potrebbe rivolgersi a uno psicologo della zona per intraprendere un percorso sulla gestione positiva delle emozioni. Le emozioni, infatti, non vanno solo provate ma possono essere anche gestite in modo funzionale per i propri scopi. E’ fondamentale però che ognuno affronti le “proprie” preoccupazioni e quindi La invito a riflettere se queste Sue paure siano condivise da Sua figlia o meno.

In bocca al lupo,

Dott.ssa Anna Verde

 

 

Salve sono una ragazza di 22 anni ho sempre sofferto di ansia nellamia vita ma ultimamente sono stata assalita da una terribile paura cioè quella di fare del male a qualcuno o a me,di diventare pazza vi

prego ho bisogno di sapere se può realmente accadere vi ringrazio anticipatamente

 

Buongiorno,

Mi permetto di darti del tu, considerata la tua giovane età. Innanzitutto ti ringrazio per averci scritto..dalle tue poche parole hai fatto emergere la tua sofferenza “ho sempre sofferto di ansia” ed i tuoi dubbi che accentuano questi sentimenti “ho una terribile paura”. Non è la sede per riflettere su tutto ciò considerando da un lato la scarsità di informazioni e dall’altro il fatto che questo spazio non è un contesto terapeutico.

Posso consigliarti di rivolgerti ad uno psicologo della tua città (puoi appoggiarti anche ai consultori pubblici) che saprà aiutarti a capire l’origine del tuo malessere, questa tua ansia che, ultimamente (è successo qualcosa in particolare? Qualche evento che ha avuto ricadute importanti nella tua vita?) si è acuita e non ti permette di vivere serenamente.

Mi auguro tu riesca a contattare qualcuno che possa aiutarti a capire questa tua situazione e a farti star meglio,

Un saluto,

dott.ssa Poleni

 

13 novembre 2015

sono una ragazza di 28 anni fidanzata da 11 anni. 

Vivo la mia storia a distanza da 4 anni. 

Vorrei raccontarvi cosa mi è successo quest’estate. Un nostro amico, mio e del mio ragazzo mi ha fatto delle avance, dopo varie insistenze, ho ceduto. Abbiamo iniziato a vederci di nascosto, tra di noi vi era una passione fortissima, mi riempiva di attenzioni, di messaggi, non volevamo che trascorrere del tempo insieme. 

Terminata l’estate sono partita per la città nella quale vivo tutt’ora. 

Lui è sparito, non si è mai più fatto sentire, ho provato a mandargli qualche messaggio all’inizio mi rispondeva molto freddo, poi mi ha detto chiaro e tondo che tra di noi non ci poteva essere nulla per tutta la situazione complicata che c’è alla base.

sono tornata di recente nella nella mia città natia, l’ho incontrato per caso, successivamente gli ho chiesto di vederci per messaggio sostenendo che fosse giusto far due chiacchiere di persona, lui non mi ha neanche risposto. Silenzio assoluto io non riesco a togliermelo dalla testa, mi sento troppo fregare

Ad oggi sono delusa, delusa per aver tradito la persona che mi ha sempre amata con una persona che da me non ha mai voluto nulla. 

 

Perché arrivare ad assumere questo comportamento???

 che grande delusione

 

 

Gentile signora, grazie per averci scritto.

Penso non sia semplice vivere una storia a distanza perché forse ha più limiti che opportunità. La distanza chilometrica è vero non coincide con la distanza affettiva ma il fattore Tempo fa la sua parte. Ha scritto che vive questa relazione a distanza da 4 anni, sono molti...lei e il suo ragazzo che pensieri avevate fatto sulla vostra relazione quando avete iniziato a vivere questa parte della vostra storia? Che domande e quali aspettative reciproche avevate e vi eravate esplicitati l'un l'altro?

 

Sicuramente la distanza mette duramente alla prova la relazione e penso sia normale che si senta delusa. Penso anche che il suo tradimento abbia un significato nella storia con il suo ragazzo, cioè parla di qualcosa (forse un suo bisogno di vicinanza, di attenzioni, di essere corteggiata...) che sta avvenendo nella sua persona e che di conseguenza influenza la vostra relazione. Scrivo questo non per sdrammatizzare l'accaduto ma per aiutarla a vederci un senso e a riflettere come andare avanti da ora. Pensa di parlarne con il suo ragazzo? Nella lettera ha scritto che si sente delusa per aver tradito la persona che la ha sempre amata....ma lei sente di amare ancora il suo ragazzo?

In bocca al lupo. Saluti.

 

Dr.ssa Giovanna Stecca

 

13 novembre 2015

Buongiorno,
mi trovo in una situazione in cui non so come sia giusto comportarsi. Mia figlia di 18 anni da qualche mese ha il ragazzo che regolarmente viene a casa nostra a mangiare o la sera a trovarla. Abbiamo un bel rapporto con lui ma ultimamente è successo che mia figlia ci abbia chiesto se lui può fermarsi a dormire a casa nostra.

La scusa è stata per non farlo tornare a casa in scooter (un paesino a circa 15 km dal nostro) la sera tardi magari alle due di notte. Il posto per dormire c'è in camera di mia figlia nel letto della sorella che è via per studio ma comunque si chiudono in camera e dormono su un divano letto matrimoniale. Lo so che alla fine quello che fanno lì lo possono comunque fare altrove e che alla loro età è più che normale e importante la scoperta dell'intimità ma qual'è il ruolo di noi genitori in questa fase? Com'è giusto comportarsi? Fino ad ora è successo una volta e mi ha colta impreparata e abbiamo acconsentito ma se dovesse ripetersi, il che sarà molto facile, vorremmo sapere come comportarci.

Confidando in una risposta ringrazio e saluto.

 

Salve Gentile Lettrice,

grazie d' aver trovato il coraggio di confrontarsi con la nostra equipe e di aver chiesto il nostro parere, rispetto alla situazione che ci ha descritto.

Mi colpisce ciò che tra le prime cose ha scritto :” non so come sia giusto comportarsi.”

Cara lettrice, le dico subito che essere genitore è un “lavoro” o meglio un ruolo che cambia continuamente, in quanto continuamente ci si evolve, evolvono e crescono i propri figli, cambia il contesto e le relazioni che ci appartengono.

Non credo ci sia un modo giusto, in generale, per affrontare situazioni e dinamiche familiari, come quella che ci ha descritto.

Potrebbe esserci, d’ altra parte, “il vostro modo giusto” per poter risolvere una situazione che solleva domande delicate, quale quella che lei sta vivendo, insieme ai membri della sua famiglia e al “ragazzo” di sua figlia.

Mi verrebbe da chiederle, rispetto a ciò, chi ha deciso che il fidanzato di sua figlia debba frequentare regolarmente casa vostra?

Questo dato di fatto, ovvero la frequentazione di sua figlia con questo ragazzo (come lei ce lo ha definito), negli ambienti a voi più intimi e familiari, quale dovrebbe essere casa vostra, è stata concordata attraverso un confronto attivo tra voi tre ( tra lei, suo marito e sua figlia, intendo) o è stata una decisione latente, non ufficializzata, presa dai ragazzi e dunque subita da voi genitori?

Gli adolescenti e i giovani adulti , più di chiunque altro appartenga a qualsiasi altra fascia d’ età, hanno bisogno di negoziare con gli altri, per apprendere la conquista dei diritti, per imparare dal confronto (una buona cultura del confronto potrebbe scongiurare di molto atteggiamenti e comportamenti di scontro, intra ed extra familiari), per saper gestire e vivere con serenità i “NO” che spesso servono per stare al mondo, per intrattenere un rapporto sano con se stessi e con gli altri.

Sua figlia, da come e da ciò che ci scrive, sta facendo delle “prove” per ritagliarsi, nella casa dove è cresciuta (luogo a lei ,potrei dedurre, familiare e confortevole per molti versi) un suo spazio, quale potrebbe essere il chiudersi in camera con il suo ragazzo.

Se con coraggio e consapevolezza si osserva il comportamento di sua figlia si potrebbe notare da parte di questa giovanissima donna un bisogno di una propria autonomia, in un ambiante a lei conosciuto, quale è la dimora domestica.

Confrontandosi anche con il padre di sua figlia, cara signora, vi inviterei a riflettere su come, su quali siano le modalità più adatte per concedere, in primis a voi e successivamente alla vostra ragazza, un cambiamento evolutivo all’ interno del vostro nucleo familiare.

La vostra famiglia si evolve, propone nuove domande. Queste ultime necessitano di risposte che tengano conto delle esigenza di ogni componente della famiglia stessa.

La inviterei a considerare che, di norma, con le dovute eccezioni, all’ età di sua figlia, i ragazzi tendono a tollerare poco la frustrazione, a cercare di pretendere “tutto e subito”.

Ciò comporterebbe che, senza una lucida e profonda consapevolezza, di come i giovani tendono a comportarsi, da parte dei genitori e degli adulti con cui hanno a che fare, si rischierebbe di trasmettere loro un messaggio poco funzionale : “pretendere di ritagliarsi uno spazio nel mondo senza confrontarsi con le esigenze di spazio altrui”.

Un sereno e disponibile confronto tra i membri della sua famiglia, coinvolgendo anche l’ altra sua figlia che ora è fuori per studio, potrebbe essere per tutti una buona e, mi auguro, anche sorprendente esperienza!

Spero di esserle stata d’ aiuto.

Le auguro una vita armonica.

Dott. ssa Anna Maria Maresca

 

10 novembre 2015

Buona sera

Mi chiamo  A scusate  se disturbo, però avrei bisogno di un vostro consiglio e aiuto
Se avete  qualche minuto per me vi  spiego:
Circa sette mesi fa ho conosciuto una persona, Hans . Ci siamo trovato subito bene e ci siamo frequentati. Lui è un pastore battista
Abbiamo anche fatto alcuni viaggi brevi nei dintorni, cene ecc, ecc, ( tutte belle cose)
Facevamo anche lunghe discussioni sulla fede Fatto sta che abbiamo perso la testa entrambi in modo positivo .
Lui era molto combattuto però dal suo stato di pastore e stare insieme ad un uomo


Poi lui è tornato in Inghilterra per trovare parenti e da quel momento ha chiuso tutti i mezzi di comunicazione con me: telefono, e-mail,senza nessun motivo e preavviso.
Io ci ho sofferto molto e sto ancora soffrendo atrocemente
Poi ieri ho ricevuto una sua e-mail che le  riporto sotto:

Il problema è che sono io che ti ho fatto male. Sono io il male e sono io degno solo del giudizio di Dio. Ti ho fatto trasgredire la legge di Dio. Ti ho condotto nel peccato e insieme abbiamo fatto qualcosa abominevole à Dio.
Gesú dice in Marco 9:42 a 48 che chiunque che causa la caduta di uno dei suoi, merita di essere ucciso. Io ti ho fatto cadere, e tu sei uno che ama il Signore.

Sono qui, sotto la cura degli anziani di una chiesa. Non sono neanche più sicuro di niente. Ho superato la pazienza di Dio? Sono come Esau, fratello di Giacobbe, che ha venduto la sua eredità per un attimo di piacere? Non so.
Ho trasgredito la legge, ho causato che un altro cadesse con me. Non riesco scappare dalla mia colpa. Prega per me.



Da cui si deduce che lui ha rinunciato per paura del giudizio di Dio.
Io a questo punto non so come comportarmi
potete  darmi una mano?
Grazie ciao A

 

  

Caro A, ti ringraziamo di averci scritto.

L’argomento di cui mi parli è molto delicato e molto attuale e comprendo il tuo disagio.

Mi pare di capire che Hans sia un prete battista. Il battismo allo stato attuale non permette una descrizione univoca proprio per le sue origini e il suo sviluppo storico. Non è possibile neanche parlare di chiesa battista al singolare, in senso universale.

In materia di fede ogni individuo può scegliere in coscienza ciò che giusto e ciò che è sbagliato e risponderne unicamente a Dio. Trattandosi di un movimento molto grande e variegato il rapporto tra battismo e omosessualità è alquanto complesso. Grazie al principio ecclesiologico congregazionalista, che caratterizza il modo di organizzarsi delle Chiese battiste, ogni comunità locale esprime il proprio orientamento teologico ed etico in modo completamente autonomo. Ovviamente ciò include l’omosessualità. Per questo motivo all’interno del movimento battista si possono trovare posizioni molto distanti tra loro su questo argomento che vanno dalla vera e propria omofobia (Westboro Baptist Church) a chiese guidate da pastori gay o lesbiche. Generalmente una maggioranza di chiese ed organismi battisti definisce il comportamento omossessuale come peccato. Una minoranza invece mostra atteggiamenti più aperti come le chiese che si dichiarano welcoming and affirming (Riverside Baptist Church).

 

In quanto persona che si attiene alle conoscenze scientifiche e recenti posso dirti di riflettere sul fatto di volere veramente una persona che ti ritiene un peccato, “di averti fatto cadere” e di non aver avuto il coraggio di sostenere la sua natura. Scrive attraverso versi religiosi che quello che è capitato tra voi è qualcosa di abominevole “abbiamo fatto qualcosa di abominevole a Dio”. Ti scrive “sono sotto la cura degli anziani di una chiesa”.  L’omosessualità non deve essere curata, non è una malattia, non è una vergogna, non si deve rinnegare la propria natura. La stessa chiesa cattolica sta cercando di rimediare al suo pensiero di chiusura. L’accettazione e il rispetto dell’altro sono importanti.

Rifletti su quello che vorresti dalla persona che ti sta vicino. Comprendo che per te la decisione non sia facile. Se avrai altri dubbi sarò lieta di ascoltarti.

Per aiutarti nella scelta che prenderai posso consigliarti alcune letture che trovi facilmente on line riguardanti l’Association of Welcoming and Affirming (gruppo di circa 50 chiese ed organizzazioni, che prende la piena inclusione e approvazione di persone non etero), l’Alleanza dei Battisti, una confessione minore americana liberale.

 

Dott.ssa Sabrina Laccu

Salve ho un problema assurdo . . Sono infelicemente sposato da venti anni e fatto vita piuttosto da single scapestraTo fino a due anni da che iniziata storia con ragazza con due figli e marito la quale poco dopo si separa . .ci innamoriamo, e  smetto di fare il cascamorto con tutte. . Inizialmente a letto lei era un po freddina ma presa confidenza si trasforma in una donna caldissima . . Si fa tutti i giorni più volte, non ha limiti, e ci piace provare nuove esperienze . . Un giorno confessa che piacerebbe provare con una donna , la cosa mi ecciTa e chiedo di essere presente pure io seppur attivo solo su di lei . . Una sera ci troviamo in città e dopo cena il gioco prende forma . . X scherzo mi fermo da una prostituta chiedo e subito accetta . . Solo che mi ritrovo nel atrio da solo perché mi dice tu sali dopo . . Idem la volta dopo sempre con prostituta . . Trovo su un sito d incontri una donna bisex  della mia zona né parliamo e domani sera venerdì si incontrano sole . . X la prima volta esce x serata insieme  e mi tradisce . . Io spiegato che la cosa non mi va il gioco deve essere tra noi non lei da sola . . La sua era curiosità diceva ma mi sembra un po troppo presa da sto situazione . . Io sono innamorato di lei ma seppur con una donna questo è tradimento . . Non più un gioco erotico . . La domanda  è.. ma  la donna con  cui faccio sesso più volte al di, che si tocca pure sola se manco un giorno, che non ha limiti , e ora si porta a letto pure le donne è ninfomane? E quanto passerà prima che si porti a letto un altro uomo?  Vi ringrazio e aspetto una Vs sincera  risposta al più presto . .

 

 

Gentile Sig.,

 La ringrazio per averci scritto e spero di poterla aiutare offrendole punti di riflessioni validi.
Mi permetto di riprendere brevemente la Sua situazione per comprendere meglio cosa sta attualmente vivendo.

 Mi sembra di capire che lei è attualmente sposato: “Sono infelicemente sposato da venti anni” e intrattiene una relazione extra-coniugale con una persona da due anni “due anni fa è iniziata la storia con una ragazza con due figli e marito la quale poco dopo si separa”. Tuttavia sembrerebbe che la relazione forse sia principalmente di natura sessuale “Si fa tutti i giorni più volte, non ha limiti, e ci piace provare nuove esperienze”. La vostra apparente soddisfazione sessuale e reciproco intendimento, ha permesso alla sua compagna di esprimere il desiderio di esplorare nuove esperienze con la presenza di una terza componente “Un giorno confessa che piacerebbe provare con una donna”. In questa nuova modalità triangolare pero, lei non sembra essere coinvolto come lo vorrebbe “Solo che mi ritrovo nell’atrio da solo perché mi dice tu sali dopo…Idem la volta dopo sempre con prostituta”. Lei si sente apparentemente tradito, chiede se questa persona abbia una dipendenza dal sesso e potrebbe forse avere rapporti sessuali con altri uomini “…la donna con cui faccio sesso più volte al di (…) ora si porta a letto pure le donne è ninfomane? E quanto passerà prima che si porti a letto un’altro uomo?”.

 Mi permetto di chiederLe : cosa pensa Lei di tutta questa situazione?
Cosa si aspetta di una relazione sentimentale e più in generale di una relazione di coppia?

Mi chiedo se forse lei non stia vivendo questa situazione come se fosse un “coniuge” tradito? Magari la sua attuale compagna, attraverso le sue azioni, sta forse inconsciamente sostituendosi a un ruolo che lei era magari abituato a intrattenere nelle relazioni sessuali e di coppia? “fatto vita piuttosto da single scapestrato”, “…fare il cascamorto con tutte”.
Sarebbe probabilmente interessante per lei comprendere cosa ricerca nella relazione di coppia e nelle relazioni sessuali in generale. A volte l’aiuto di un professionista psicologo/psicoterapeuta potrebbe aiutare a comprendere certe situazioni e certi comportamenti che possono a volte, essere il riflesso di disagi interiori e di difficoltà relazionali.

Magari intraprendere un percorso di psicoterapia le potrebbe permettere di comprendere cosa vuole lei come marito “infelicemente sposato da venti” e come partner sessuale “Io sono innamorato di lei ma seppur con una donna questo è tradimento. Probabilmente comprendere meglio certe scelte di relazioni sessuali o di coppie possono portarla a vivere con più consapevolezza e coscienza situazioni che definisce come “assurde”.

 Le auguro di poter al più presto, trovare la soluzione alle sue difficoltà affettive e relazionali.

 Cordiali saluti,

 Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa

 

6 novembre 2015

Buona sera, io avrei bisogno di un chiarimento perché mi sento  confusa ed incapace di decidere.... da qualche anno  frequento di media 1 volta al mese una persona che non mi abita vicino ma che riuscendo a trovare un punto di ritrovo, stiamo assieme  qualche ora. Siamo entrambi legati ad altre persone  quindi questa relazione lascia abbastanza il tempo che trova ma fin'ora siamo stati bene insieme.  Io a questo punto della storia sento il bisogno da parte dell'altra persona di avere spiegazioni più  "dettagliate" riguardo i suoi sentimenti  nei miei confronti.... chiarimenti che, credo, non avrò  mai xche ' sostiene che parlare d'amore sia noioso e che non capisce se per me prova amore ma che sostiene di stare bene in mia compagnia e di sentire una forte attrazione  quando mi pensa, mi sente e mi vede.

Lui sostiene di voler bene a tutti....  Diciamo che non è un tipo profondo, non si pone domande non si crea paranoie, vive  e  basta. Dice che non mi sa dare una risposta. Lui è un tipo che nella vita ha sempre fatto quello che si proponeva di fare, si è  sempre accontentato, anche se si è  sposato a 24 anni (ora 58enne). Lui ha 14 in più di me ma è  molto più  "vissuto" ( relazione nascosta per 10 anni e figlio anche, tenuto in segreto per un po' xche' sposato con 2 figli. Divorziato quundi e non si è  fermato alla relazione di 10 anni xche ' non voleva impicci di figli..... ).

Da 15 anni convive in relazione con una donna che per motivi di lavoro lo lascia libero tutta la settimana fino a tarda sera.  Insomma sto uomo ha sempre fatto gli affari suoi e gli piace la vita moderna, bere, ansare a ballare, molto socievole, fare notte fonda e..... non pensare a niente.  Ecco tutto questo  per dire che non credo che lui sia in grado di "riconoscere l'amore" quello che sto tentando di fargli capire io. Ma sta di fatto che per me questo legame lo sento più  profondo rispetto all'inizio ed ora ho bisogno di avere una panoramica  chiara su questo xche ' per prima cosa io voglio bene  a me stessa e "devo quindi capire a chi mi sto donando"!  Anche se la nostra unione non potrà  mai essere definitiva, io ho bisogno di capire se sono ricambiata sentimentalmente xche' non mi concedo solo per sesso, il sesso fine a se stesso non mi basta (e questo lui lo sa)!

Gliel'ho anche detto che forse non ci vedremo più  xche ' da parte sua non lo sento mai dire un "ti voglio bene" e questo mi fa sentire o credere che mi sto sprecando! Lui ci e' rimasto male e mi ha detto fhe non capisce se e' amore.... lui si esprime dicendo "sono pazzo di te, sei mia, sei la donna che ho sempre desiderato"...... m sta a significare che mi vuole bene allora.??! Non so se lui "abbia paura" a guardare realmente dentro di se o se è  solo pieno d'orgoglio, oppure le sue idee somo altalenanti xche' ogni tanto alza il gomito!.... Uffa, io necessito di una risposta, di un chiarimento, cosi' sto male, non riesco a tirargli fuori niente.  Devo capire se chiudere o meno la storia xche' non voglio "farmi male" e nello stesso tempo non voglio fare del male a lui chiudendo un rapporto  per la quale magari ci tiene, ma che non lo dice. Attendo una Vs cortese risposta, grazie.

Cara lettrice,

il Suo punto di vista è abbastanza chiaro, se non sbaglio Lei vorrebbe capire se questa storia può andare "oltre" e quindi diventare qualcosa di più serio. Purtroppo, mi pare di capire che dall'altra parte non ci sia questa volontà. Lei stessa ha scritto che lui dice di non saperle dare una risposta. E poi il fatto che "sto uomo ha sempre fatto gli affari suoi e gli piace la vita moderna, bere, andare a ballare, molto socievole, fare notte fonda e..... non pensare a niente" mi fa pensare che probabilmente non ha voglia di impegnarsi seriamente con una persona: Lei stessa scrive che forse lui non è in grado di "riconoscere l'amore". Purtroppo quando i sentimenti non vengono corrisposti, io credo che non abbia senso andare avanti.

Sembra essere abbastanza chiaro che quest'uomo prova attrazione fisica per Lei: "sono pazzo di te, sei mia, sei la donna che ho sempre desiderato". Quello che posso dirLe è di provare a chiedergli, ancora una volta, se prova dei sentimenti che vanno oltre l'attrazione fisica, Dopo di che osservi il suo comportamento, perchè sono soprattutto le azioni che ci danno dimostrazione di quello che vuole realmente l'altro. Se lui Le dimostra di non volere nulla di profondo, decida Lei se acconsentire o chiudere la storia. 

Spero di esserLe stata d'aiuto.

Le auguro una buona giornata

 Dott.ssa Clelia Manganaro

   

 

buon giorno...dopo 5 anni la mia compagna mi ha mollato perche pensa che io abbia ancora legami con la mia ex da cui sono divorziato.ho due figli...che per lei qualche volta sono stati un problema .mi ha detto sempre che capiva la loro presenza e con loro aveva instaurato un bel rapporto.giorni fa mi ha detto che con me non se la sentiva di fare famiglia e di vivere assieme perche secondo lei dipendevo sempre dalla mia ex.ho detto che si sbagliava e lo mandata a quel paese.non vuole piu saperne di me ma non ho capito il perche.sono stato sempre leale e onesto non capisco...cosa ne pensa?

 

 Gentile Signore,

 La ringrazio innanzitutto per aver condiviso con noi questa Sua esperienza e per averci scritto.

La gelosia è una delle problematiche che più spesso si presentano all’interno di una coppia e che purtroppo in alcuni casi può sfociare nella rottura del rapporto.

 La gelosia può essere vista come la paura dovuta all’idea di perdere qualcosa/qualcuno che ha un valore significativo per noi. La gelosia nel rapporto di coppia, come potrebbe essere per il Suo caso, si riferisce alla paura di perdere la persona amata o essere abbandonati da lei: questo provoca una serie di comportamenti e atteggiamenti di controllo verso il partner, volti ad evitare una qualsiasi situazione che favorisca un possibile abbandono.

 È importante sottolineare che ha la funzione di preservare i nostri rapporti personali ma, quando è troppo forte ed intensa, può diventare un problema ed un “muro” che divide la coppia, impedendo ai partner di andare avanti nella stessa direzione.

 Nel Suo racconto mi sembra di aver colto questo aspetto di difficoltà, pertanto Le consiglierei innanzitutto di dedicare un momento di calma per Voi, molto importante per comunicare. Dovreste fermarvi entrambi a riflettere su cosa ha provocato questo pensiero nella Sua compagna, cercare insieme le cause che l’hanno portata a queste convinzioni ed analizzandole punto per punto. E’ fondamentale trovare uno spazio tranquillo per tranquillizzare l'umore e pensare a tutto quello che La preoccupa, per vedere più chiaramente la situazione.

 Spesso, alla base della gelosia, ci sono opinioni soggettive che non hanno alcun riscontro oggettivo. Se si sviscerano questi pensieri insieme, spesso si può rimuovere la gelosia. Inoltre, condividere i Suoi veri sentimenti con la Sua compagna può essere un modo davvero catartico e costruttivo per entrambi.

 Un caro saluto,

 Dott.ssa Francesca Orsini

 

5 novembre 2015

Gentilissimi dottori, sono un ragazzo di 37 anni, ho viaggiato molto nella vita, sono sempre stato alla ricerca del posto ideale in cui vivere, ho sempre avvertito un certo bisogno di evasione che non ho avuto problemi ad assecondare finché 6 anni fa non mi sono sposato, ho anche una bambina di 4 anni.

Da qualche anno mi si é riaccesa di nuovo la lampadina in testa e non riesco a più a smettere di pensare di partire, di lasciare la Sicilia e ritornare di nuovo in Romagna dove ho vissuto in passato per 10 anni stupendi e dove ho incontrato e sposato mia moglie. Sono anche partito qualche volta (da solo) ma mi mancava la mia famiglia e sono ritornato sempre subito a casa.

Fossi da solo non avrei problemi a trasferirmi, ma mia moglie non ne vede il motivo ed io sono diviso tra le mie ambizioni e la mia famiglia. Ma purtroppo i pensieri non mi lasciano mai, da un anno a questa parte, ogni giorno, mi trovo sempre davanti alla stessa drastica decisione da prendere (se partire oppure no) e ci rimugino tutto il giorno cambiando continuamente idea ogni 10 minuti, mi sembra di impazzire, sballottato tra le mie ambizioni e le responsabilità di marito e padre. Ultimamente mi sono capitati per la prima volta una serie di attacchi di panico/pianto. Non so come uscirne, spero mi rispondiate, grazie.


Gentile,
dalle Sue parole avverto il senso di “irrequietezza” di cui parla.
Mi sembra di capire come, nell’ultimo periodo, siano riemersi in Lei desideri – quali quello di cambiamento e di trasferirsi – che, non potendo assecondare totalmente, hanno iniziato a provocarle stati ansiosi – che chiama “attacchi di panico”.
Mi colpisce come dica che queste aspirazioni sono riapparse “da qualche anno”, senza però specificare da quando. Mi chiedo quindi cosa sia accaduto nella Sua vita in concomitanza con il riemergere del pensiero di “andare via” e trasferirsi nuovamente. Questo potrebbe dare un’indicazione di cosa abbia “scatenato” il riaffiorare di tali pensieri, rendendo anche più chiaro a Lei come mai, in questo momento, sente nuovamente tale necessità.

Inoltre scrive come si senta “diviso tra le Sue ambizioni e la Sua famiglia”. Poiché non lo precisa, immagino come tali “aspirazioni” siano di genere lavorativo e mi domando se la sfera professionale e quella famigliare non si possano, in qualche modo, conciliare.
Per cercare di dare una “cornice” ai pensieri che le si propongono, provi a fare caso al momento della giornata in cui appare l’ansia e l’idea di “andare via”. Ciò per aiutarla, in qualche modo, a contestualizzare il momento in cui questo accade e anche cosa lo provoca – se un avvenimento specifico, un luogo, …

Mi chiedo anche se abbia parlato con Sua moglie di questi “attacchi di panico/pianto”, e dei pensieri che spesso si torva a fare. Condividere con il partner tali avvenimenti, soprattutto dal punto di vista emotivo, aiuta a sentire maggiormente il sostegno della coppia. Così facendo potreste trovare una soluzione insieme.

Essendo gli stati di ansia una condizione “complessa”, mi domando se abbia valutato la possibilità di intraprendere un percorso, anche breve, di sostegno psicologico. Ciò potrebbe aiutarla a comprendere l’origine di tali stati, e permetterle di trovare una risoluzione.
Se ritiene possa esserLe utile, può contattarmi per continuare ad affrontare questi temi insieme.
Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.
Cordialmente,
Dott.ssa Sara Marinelli.

3 novembre 2015

Scrivo per avere un consiglio sulla mia situazione. Sono una ragazza di 24 anni, sto finendo l'università, vivo fuori casa  ed in generale mi sono sempre tenuta molto impegnata anche con attività extra, fatto che mi ha probabilmente sottoposta spesso a grandi stress che riuscivo sempre tutto sommato a gestire. Mi sono accorta però da un po' di avere momenti in cui mi si presentano sintomi riconducibili all'attacco di panico (cui penso di essere anche predisposta geneticamente), come un forte nodo alla gola, paura di svenire, mal di stomaco, che tuttavia non sono mai stati particolarmente gravi. L'elemento comune che ho però notato in essi è il fatto di associarli a qualche malattia o fenomeno grave del mio corpo da me temuto e magari di cui avevo sentito parlare recentemente, come la perdita della vista o una crisi respiratoria.

A ciò si aggiunge il fatto di aver perso la verginità tardi per mia scelta, non dovuta ad imposizioni famigliari o ideologiche, ma semplicemente perchè preferivo aspettare il momento adatto per me. Ciò è avvenuto non molto tempo fa con il mio attuale ragazzo con cui mi frequento da qualche mese e con cui sto molto bene. Naturalmente nei rapporti adottiamo tutte le precauzioni necessarie, ma ora è come se i miei attacchi di panico si fossero focalizzati sulla paura di restare incinta,( fatto che mi ha sempre spaventata molto), influendo inevitabilmente sul mio ciclo mestruale (già irregolare) e sul mio stato di stress che viene così amplificato.

Vorrei gentilmente sapere se c'è qualche modo per riuscire a gestire meglio una situazione che forse sto eccessivamente trascurando, essendo comunque consapevole che dietro questi problemi se ne celano altri ben più insidiosi e che richiedono tempo, ma magari riuscirei ad avere più chiarezza al riguardo.

 

 Buongiorno,

Innanzitutto la ringrazio per il suo rivolgersi a noi in un periodo particolare e difficile della sua vita. Da come scrive, è un periodo intenso su più fronti (sta finendo l’università, vive fuori casa, impegni extra, stress elevato..) di cui il suo corpo ne sta accumulando delle tracce..ecco allora che il corpo “parla” con quei sintomi che lei stessa nomina in modo approfondito.  Mi sembra interessante ciò che scrive alla fine “ se c'è qualche modo per riuscire a gestire meglio una situazione...essendo comunque consapevole che dietro questi problemi se ne celano altri ben più insidiosi e che richiedono tempo...” poiché mette in luce forte consapevolezza di come, questi attacchi di ansia, siano il segnale di alcuni compiti, sfide proprie del suo ciclo di vita che in questo momento lei fa fatica ad assolvere.

Quella che descrive è una realtà che non può esser compresa a fondo con lo scritto.. Parla inoltre di una predisposizione genetica (chi aveva-ha attacchi di ansia? Che ruolo avevano queste persone nella sua vita? Che conseguenze dal punto di vista relazionale?), paura della malattia e non ultimo, la “paura di restare incinta”. Quest’ultimo punto mi sembra importante nella sua vita che compromette anche la vita sessuale (influisce sul ciclo, i sentimenti associati prima e dopo sono correlati dall’ansia..), ne ha parlato con il suo partner? Cosa comportano questi attacchi di ansia? Quando emergono? Da quanto tempo? Che strategie ha utilizzato finora?

Le consiglio di rivolgersi ad un terapeuta che sappia cogliere il suo disagio ed approfondirne i nodi che, in questo periodo della sua vita, la stan facendo preoccupare e trovar quella chiarezza da lei tanto attesa. Un saluto,

Dott.ssa Chiara Poleni

 

 

3 novembre 2015

Salve..sono una ragazza di 29 anni fidanzata da sei con un ragazzo di 35 anni.

Per via del suo lavoro,la nostra è stata sempre una storia a distanza con alla base pochi problemi mai troppo gravi.Circa un anno e mezzo fa,dopo cinque anni di fidanzamento,decidemmo di sposarci...ed è qui che nascono i problemi. Sarebbe stato per me un cambio radicale..nuova città,nuova lingua,distante da quella che è la mia famiglia di origine...non nascondo di essermi spaventata all'idea..ma di fronte ai miei limiti non ho mai pensato che il rimedio e la soluzione fosse rinunciare alla nostra vita di coppia.

Da queste mie paure lui ha iniziato a fraintendere tanti mie atteggiamenti..il mio dispiacere nell'andare via di casa sapendo che avrei lasciata sola mia madre (vedova) è diventato per lui una mia mancata voglia di sposarlo,o comunque il non metterlo al primo posto. Mi ha rimproverata di non tenerci abbastanza,di voler per forza restare nel mio attuale paese,di non aver apprezzato quello che lui mi offriva. Si è cosi allontanato da me.. Lunghi mesi di conflitto,circa sette,fatti di discussioni o meglio di soli messaggi in cui lui mi accusava di avergli distrutto ogni progetto di vita,di avergli tolto l'entusiasmo ed io che non mi rivedevo in quelle accuse gli correvo dietro cercando di fargli capire che aveva frainteso tutto...

Tra alti e bassi abbiamo comunque superato ogni cosa e ci siamo rimessi insieme. Al ritorno mi disse che la sua vita senza di me era del tutto innaturale..frase che non ho dimenticato.

Siamo così poi stati insieme per cinque mesi..in cui tutto sembrava riprendere forma e andare per il verso giusto.Ci siamo ritrovati come non mai..con una forte intesa e intimità. Ma all'improvviso senza un valido motivo se non una mia pseudoscenata di gelosia tutto è ritornato a galla. Ma più che mai è tornata una forte rabbia da parte sua nei miei confronti...Mi considera fredda e senza cuore. Cinica e arretrata...egoista e insensibile.

Un quadro del tutto negativo che posso assicurare non mi appartiene. Aggiungo però che mi ha sempre amata da morire...idealizzata e stimata. Apprezzata per la mia dolcezza e sensibilità.  Ma tutto il bello che ho sembra proprio averlo dimenticato.Il problema è che lui con me non ci parla. Non risponde al telefono,non viene per vederci di persona,non scrive...mi sembra proprio stia scappando ancora una volta.Dice che ci ha riprovato ma non c'è riuscito..ma io mi chiedo....una persona che sente l'assenza dell'altro come innaturale è una persona che ci "riprova" magari quasi per pietà,o è una persona che ama e quindi non rinuncia alla sua coppia??

Ora non so cosa fare...sono delusa e amareggiata...non so se lasciargli smaltire la rabbia..ammesso che di questo si tratti,sperando che rifletta e torni da solo,o se a farlo riflettere devo essere io e quindi devo di nuovo cogliergli dietro.

Non so se considerare tutto finito così come lascia intendere lui.

Spero di essere stata chiara e spero voi possiate rispondermi.

Vi chiedo di suggerirmi il giusto atteggiamento da assumere e soprattutto di dirmi come interpretare questo suo comportamento.



Cara ragazza,

grazie per averci contattato e reso partecipe di una parte così importante della tua vita. La situazione che presenti è complessa e delicata: ci sono dentro relazioni molto forti (quella di coppia prima di tutto ma anche quella con tua madre mi sembra di capire), progetti di vita (cambio di città e di lingua da parte tua, cambio di status sociale - da fidanzati a sposati - di casa, di modo di vivere per entrambi...) e soprattutto ci sono molti sentimenti, cha vanno dall'amore alla rabbia, alla probabile delusione e alla paura.

Credo che queste emozioni siano condivise da entrambi anche se in modo diverso ma per prima cosa io chiedo a te di riflettere su queste emozioni.

Prova a chiederti: quanto senti forte l'amore per questo ragazzo? su che cosa senti che si basa questo sentimento? cosa rappresenta per te lui? pensi di aver provato o di provare rabbia o delusione nei suoi confronti? per quali atteggiamenti? per atteggiamenti nei tuoi confronti? pensi di provare paura in relazione a questa storia e a tutte le conseguenze che vorrebbe dire continuarla? paure legate al vostro rapporto, all'andare a vivere con lui? paure legate a te e alla tua origine? paura di lasciare quello che rappresenta il tuo passato (e magari la certezza) e andare incontro al tuo futuro (e magari all'incertezza?).

Io non posso sapere quali pensieri abbia fatto il tuo ragazzo che lo hanno portato alla scelta di allontanarsi da te, quindi non posso dirti come interpretare il suo comportamento e quale "giusto" atteggiamento tu possa assumere. Non esiste un giusto o uno sbagliato, c'è quello che senti sia meglio fare per te in questo momento della tua vita, dopo aver riflettuto sulle domande che ti ho suggerito. Credo che se sei in dubbio sulla fine della vostra relazione o meno, sia giusto per te cercare di parlarne e chiarire con lui, ma ti suggerirei di farlo quando anche tu avrai almeno un po' le idee chiare, dopo aver provato a fare chiarezza dentro di te, sui tuoi sentimenti e sulle tue aspettative sul futuro. Non puoi sapere come lui reagirà ma saprai che hai provato ad essere chiara ed onesta con lui.

Un ultimo consiglio: da quello che scrivi a me sembra di avvertire una comprensibile paura e indecisione sul tuo futuro e sul cambiare lasciando andare un po' il passato: se così fosse sarebbe normale e comprensibile e magari potrebbe esserti d'aiuto parlarne con un esperto per focalizzarti sulle difficoltà (e cercare di superarle) e sulle potenzialità (e cercare di coltivarle) che sono insite nel continuare a crescere e cambiare vita.

Un sincero in bocca al lupo e un caro saluto.

Dott.ssa Capuano Maria Concetta

 

27 ottobre 2015

Domanda

Salve, sono una ragazza di 22 anni e sto vivendo all'estero con il mio ex ragazzo (è ex da circa 4 giorni). Vi scrivo in merito al fatto che non capisco proprio come comportarmi con lui.

Premetto che siamo stati insieme un anno e quattro mesi e che lui ha rotto con la sua ex (con cui si è frequentato quattro anni) ormai da due anni buoni.

La ragione per cui abbiamo rotto è che ultimamente litigavamo spesso a causa della sua ex che è tornata ad essere sempre più presente nella sua vita. Per lui questa donna è irrinunciabile ma io non riesco a sopportarne la presenza perché sono convinta che lui provi ancora qualcosa.

Ultimamente i litigi riguardanti lei erano frequenti ed è successo quindi che quando lui mi ha chiesto di andare in viaggio con lei io mi sia opposta. La morale è che lui il giorno dopo mi ha lasciato perché non poteva rinunciare a lei. Io gli ho proposto anche come compromesso di vederla solo di pomeriggio ogni tanto ma lui ha rifiutato: o la vede quanto vuole o preferisce non vederla più (cambiamento radicale visto che prima di lasciarmi non aveva mai valutato di non vederla più).

Quando dico che mi ha lasciato però non intendo che è stata una cosa netta. Abbiamo fasi alterne di litigi, rabbia e altre in cui sembriamo ancora una coppia di fatto, ci sono spesso baci, carezze e pianti.

Lui mi ha anche chiesto di ripensarci, di lascialo andare in viaggio e finirla lì ma da ieri mi pare abbia cambiato idea e voglia davvero chiarire con la ex. Dice che non capisce più i suoi sentimenti verso di lei, ed evidentemente neppure quelli verso di me.

Dice che deve riflettere e che deve riuscire a superare questa cosa con questa donna ma che per lui è difficile e non sa neppure se alla fine avrà il coraggio di parlarle perché non vuole il loro rapporto di amicizia si comprometta. Lui ha molta riconoscenza verso di lei, vuole che lei sia felice ed è stato un grande amore per cui dice che ancora non riesce a tagliare i ponti, ma che tuttavia non la vede come una persona con cui vorrebbe tornare a frequentarsi come coppia (o almeno così dice lui).

Oggi ha anche ammesso che in un futuro dovrà di sicuro superare questa cosa in positivo o negativo. E nel frattempo mi dice che mi ama, che se questa rottura tra noi si sistemerà probabilmente col tempo prenderò il posto dell'altra e riuscirà a fare a meno di lei. Come dicevo sopra mi ha anche chiesto di cambiare idea e tornare insieme a lui.

Mi ha chiesto però anche di cambiare casa perché con me intorno non riesce a decidere se chiarirsi con l'altra, tornare con me o cos'altro fare.

Ora io sono in un limbo in cui sto aspettando che lui scelga di tornare con me (visto che lui dice che la possibilità c'è e che mi vuole bene) o di parlare chiaramente con l'altra (anche se so che c'è il rischio che forse potrebbero tornare a frequentarsi). Nel frattempo devo anche andarmene da casa. Io capisco che non è facile superare le storie passate e che gli ho chiesto qualcosa di difficile ma non riuscivo a sopportare la cosa.

Però ora mi chiedo se non ho sbagliato io, se non avrei dovuto sopportare la cosa meglio visto che lui in effetti mi vuole bene. Si sta anche impegnando molto per decidere in fretta, visto che io gli ho fatto pressioni perché non ci mettesse troppo tempo, ma vedo che è dura, fa fatica. Sono davvero stanca di stare male quando loro si vedono da soli e di avere sempre il dubbio che al primo posto ci sarà sempre l'altra (anche se non so neppure se lui la ami o no e credo che in realtà non lo capisca manco lui). Ma mi chiedo se forse non ho preteso troppo subito e non dovrei fare un passo indietro e lasciargli tutto il tempo di chiarire quando se la sentirà.

Che dovrei fare? Può essere che abbia davvero bisogno di tempo e sia così tanto smarrito?

Grazie mille.



Buongiorno,

Mi permetto di utilizzare il tu considerata la tua giovane età. Ti ringrazio per esserti rivolta a noi e per aver donato attraverso lo scritto, un pezzo di te che in questo periodo ti sta impensierendo e ti sta facendo soffrire.

Dalle tue parole emerge lo struggimento e come proprio questo malessere ti stia dando lo stimolo per riflessioni “sono stanca di stare male”. Le tue domande finali poste al termine del tuo scritto, richiedono delle risposte che, in cuor tuo, già hai provato a trovarle “non riuscivo a sopportare”, “sono stanca di avere sempre il dubbio”. Tu stessa riporti come la relazione di coppia non può basarsi sul dubbio “non so se lui la ami”, ma neppure si può basare su un’ottica sostitutiva “prenderò il posto dell’altra”. Dalle tue parole pare emergere oltre che un forte interesse per questo ragazzo anche un senso di maturità derivante dalle riflessioni sopra esposte. Mi auguro che il tempo permetta a lui di capire meglio i suoi sentimenti per poter avere una relazione trasparente senza l’“ombra” del passato. Solo così, con la chiarezza dei sentimenti, si potrà costruire qualcosa di duraturo e iniziare insieme un passo di danza.

Mi auguro che questo sia anche per te un periodo di riflessione e di comprensione dell’altro.

Un saluto, dott.ssa Chiara Poleni

 

Buongiorno,

sono la mamma di un bambino di 5 anni che si è sempre mostrato molto socievole sia con gli adulti che con i bambini, da circa un anno ha alcune difficoltà soprattutto quando deve praticare sport.

Ha frequentato il corso di pre atletica da quando aveva 3 anni e mezzo ma dopo circa 4 5 mesi ha iniziato a piangere quando doveva iniziare la lezione, spesso, una volta superato l'ostacolo di dover entrare in campo, durante la lezione faceva gli esercizi e si è sempre divertito, altre volte invece non si riusciva a superare l'ostacolo e quindi restava fuori con me solamente a guardare

Questa cosa si è protratta anche l'anno successivo e la situazione di piangere a volte si è presentata anche in altri ambiti, per esempio la mattina quando lo accompagnavamo alla materna o se doveva fare qualche attività di gruppo con altri bambini e quindi si doveva allontanare da noi, chiede sempre se noi siamo lì e se lo possiamo accompagnare se gli possiamo stare vicino.

alcune volte alla materna mi hanno detto che nonostante stia sempre con gli altri bambini giochi e partecipa all'attività quando c'era da fare qualche lavoretto prima di iniziare a farlo si metteva a piangere quasi come se avesse paura di non riuscire a farlo e anche il giorno della settimana in cui facevano ginnastica alla materna spesso non voleva farla ma si sedeva vicino alla maestra a guardare, però allo stesso tempo quando ci sono stati gli spettacoli teatrali ed è dovuto salire sul palco e fare lo spettacolo insieme agli altri bambini lo ha fatto senza paure e senza piangere, ed è proprio per questi controsensi che io non riesco a capire come devo comportarmi e da cosa dipende il fatto che a volte lui si mette a piangere quando deve fare qualcosa.

Gli abbiamo sempre parlato ogni volta che si verificava un episodio di questo genere cercando di fargli capire di non avere paura che noi siamo lì a guardarlo e che se gli facciamo fare qualcosa vuol dire che non c'è nessun pericolo per lui ma che può solo divertirsi o imparare, a volte il discorso è servito altre volte no.

Da quest'anno abbiamo provato ad accantonare la pre atletica e fargli fare basket che aveva provato in paese durante la giornata dello sport, gli abbiamo chiesto se avrebbe voluto provare in palestra e ha detto di si, ma arrivato ad affrontare la lezione come al solito non ha voluto staccarsi da noi, in questo caso dal padre.

L''insegnante è molto brava ed è riuscita a farlo entrare in campo qualche volta per provare a tirare o fare un paio di esercizi ma poi torna sempre dal papà, non piange ma non vuole comunque entrare e fare tutta la lezione.

Quest'anno è l'ultimo anno di materna, non ci sono problemi quando il papà lo accompagna a scuola, è tranquillo ed entusiasta, è rimasto sempre un bambino socievole sia quando andiamo al parco che in altri posti, però ha questa difficoltà e non riesco a capire se la difficoltà che si presenta quando fa sport o quando si trova in alcune situazioni è perché si deve allontanare da noi o se sia un' ansia da prestazione, anche se cerchiamo sempre di incoraggiarlo e digli che l'importante è che lui provi e che si diverta.

Ho letto il vostro articolo riguardo l'ansia da distacco però lui non presenta nessuno degli altri sintomi che voi avete indicato, nel senso che lui si addormenta da solo dopo che gli abbiamo letto una storia e la notte dorme tranquillo nel suo letto non ha incubi che disturbano il sonno, ora va tranquillamente anche a scuola e partecipa bene alle attività, sta tranquillamente in camera sua a giocare da solo, tranquillamente va anche a casa di altre persone che conosce, di amici o anche i vicini di casa, anche se in realtà l'anno scorso ha avuto qualche difficoltà anche ad andare a casa dei nostri vicini se noi non eravamo con lui,ala cosa si è verificata in qualche episodio ma poi è passata tranquillamente e ora va a giocare da loro anche se io non sono con lui ma resto a casa nostra.

Non riesco proprio a capire da cosa dipenda questo suo comportamento perché va ad episodi e si verifica nelle situazioni più disparate, ad esempio quando è stata la domenica dello Sport non ha voluto fare il percorso di ginnastica e si è messo a piangere perché voleva che mio marito stesse lì con lui, mentre pochi minuti dopo tranquillamente è entrato nel campo da basket e ha provato a giocare a fare tiri a canestro ed ha provato più volte entusiasta, noi eravamo lì a guardarlo ma non attaccati a lui.

Domenica scorsa per esempio siamo andati a fare la pigiatura dell'uva e la persona che si occupava dei bambini li ha portati a fare un giro nel bosco per vedere le piante e le tane degli animali e tranquillamente è andato e ha fatto il suo giro di mezz'ora senza piangere e senza preoccuparsi del fatto che non fossimo con lui.

non so esattamente cosa pensare e come comportarmi quindi vi chiedo se riuscite cortesemente ad aiutarmi ea darmi qualche consiglio su cosa fare, grazie mille

Mamma Cristina


Cara signora Cristina,

la ringrazio prima di tutto per essersi rivolta a questa rubrica e per aver condiviso con noi le preoccupazioni sul comportamento di suo figlio e lo stato emotivo che vi è connesso. Come ha fatto ben presente nella mail, gli episodi in cui suo figlio piange e sembra "tirarsi indietro" o "stare in disparte" piuttosto che partecipare ad una attività si verificano non solo nel contesto sportivo ma anche, ad esempio, alla scuola
materna. Accanto a questi esempi, lei ne cita altrettanti in cui il bambino, invece, si mostra entusiasta, ha fatto delle esperienze senza paure e senza piangere e senza preoccuparsi del fatto che voi genitori foste o meno accanto a lui. Nonostante i numerosi esempi che lei riporta io non posso sbilanciarmi sulle possibili motivazioni alla base del comportamento del bambino, nè tantomeno mi permetterei di farlo senza una adeguata valutazione e conoscenza diretta. Quello che posso fare è darle alcuni spunti teorici e di riflessione sperando che possano aiutarla.

Tutti i bambini sviluppano nei primi anni di vita un attaccamento alle figure di attaccamento primarie (solitamente i genitori), che permette loro di mantenere legami emotivi stabili ma contemporaneamente di poter esplorare il mondo che li circonda e quindi di crescere.

Dai diversi studi condotti da John Bowlby e ripresi poi da Mary Ainsworth (due indiscussi pilastri delle teorie dello sviluppo) risulta che il cosidetto "STILE DI ATTACCAMENTO SICURO" è tipico di quei bambini che sanno di avere nella figura accudente un "porto sicuro" dal quale possono allontanarsi per esplorare il mondo ma al quale sanno di poter ritornare qualora qualcosa li turbi o ne sentano la necessità. Questo vuol dire che attaccamento sicuro non è sinonimo di bambini essere sempre felici e pronti a buttarsi in nuove esperienze. Significa, invece, essere dei bambini che sanno ( nei momenti in cui sopraggiunge la tristezza o la timidezza o la paura) che c'è qualcuno pronto ad accoglierci e a consolarci, anche se siamo ancora troppo piccoli per capire il perchè di certi comportamenti o per esprimere a parole concetti ancora così astratti per noi. E' normale, per qualsiasi genitore che ama il proprio figlio, desiderare che egli non soffra mai, che sperimenti nella vita solo gioia e felicità.

E' normale voler fare subito qualcosa per porre rimedio a questi momenti cercando di non farli ripetere, invece sarebbe importante capire che tutte le emozioni, comprese la paura e la tristezza, fanno parte del nostro bagaglio personale e ci aiutano a crescere e a diventare persone complete. Ci saranno forse altri momenti in cui suo figlio avrà paura o piangerà e non riuscirà magari a spiegare il motivo e molte di quelle volte l'unica cosa che potrà fare (lei o suo marito) quando sarà accanto a lui sarà accoglierlo, aspettare che quel momento passi e quando sarà pronto a ritornare "al mondo esterno" rassicurarlo con un sorriso.

Gli starete dando il permesso di esprimere tutte le sue emozioni, comprese quelle considerate "negative" e gli starete insegnando che anche la paura e la tristezza hanno un senso e un significato e soprattutto che si possono superare. Mi creda, potrebbe sembrarle poco e invece starà facendo una grande, grande cosa per suo figlio.

Un caro saluto

Dott.ssa Capuano Maria Concetta

19 ottobre 2015


salve sono un uomo separato da tempo con un figlip di quasi 15 anni,dopo la mia separazione ho avuto altre storie lunghe.quasi 6 anni fà ho conosciuta una ragazza,di cui é iniziata come amicizia,nel frequentarci è nata una storia,però io dopo le storie dietro ci sono andato cauto...ccomunque da cosa nasce cosa,dopo litgi di determinati comportamenti a volte miei a volte suoi questa storia inizia ad avere alto e bassi.litigi al massimo 3,4 giorni,poi amore,amore..fino a quando 4 mesi fa si decide di prendere casa,perché lei cpn il suo lavorp a cada sua non la facevano lavorare,e non avevs i suoi spazi....preso casa ed arredamento tutto liscio come l'olio,a breve dell'arrivo dei mobili,più di 2 mesi fà lei si blocca dicendoche si sente confusa,che non prova più i sentimenti di una volta,che si sente bloccata ed ha bisogno di tempo..però scopro che si sente con un tizio che mentalente è partita per lui...lei dice che cpn la testa la nostra storia è chiusa perchè ascolta ciò


Gentile signore, grazie le averci scritto.
Dalla sua lettera capisco che sta vivendo un periodo di fatica nella relazione con la sua compagna. Le chiedo scusa ma mi viene più difficile comprendere la sua domanda alla nostra rubrica, tuttavia posso provare a ipotizzare quale sia la sua richiesta di aiuto.
Da ciò che ha scritto sembrerebbe che la storia con la sua compagna sia da subito stata caratterizzata da una certa frequenza di litigi, poi sempre risolti ma pur sempre presenti con alti e bassi. Cosa pensa rispetto a questo?
Posso immaginare il suo stato d'animo quando la sua compagna ha dato uno stop nel momento in cui stavate per andare ad abitare assieme.Deve essere stato duro affrontare questa situazione. 

Chi ha proposto per primo di andare a vivere insieme? In che modo è stato coinvolto suo figlio? La sua compagna ha mai espresso incertezze rispetto all'acquisto della casa e al vivere assieme? Forse anche per la sua compagna questo può essere stato un momento difficile perché segna un cambiamento importante nella sua vita e nella vostra storia.

Cosa pensa rispetto a questo dietro front della sua compagna? Quali sono i pensieri della sua compagna rispetto alla coppia che secondo lei possono averle fatto cambiare idea?
Che tipo di rapporto si è creato tra la sua compagna e suo figlio?
Spero di averle dato qualche spunto di riflessione e aver risposto alle sue possibili domande.
In caso contrario non esiti a ricontattarci.
La saluto.

Dott.ssa Giovanna Stecca


Salve
convivo da tre anni con mio figlio di 8 anni il mio compagno e sua figlia di 17 anni.ho avuto delle accese discussioni con il mio compagno a causa dell'atteggiamento di sua figlia.la ragazza non mi ha mai accettata dichiarandolo anche apertamente e additando suo padre di alcune sue mancanze.ho sempre spronato il mio compagno a ritagliarsi del tempocon sua figliama ma vuole fare tutto unitamente.il mio compagno ha cercato di consigliarmi come comportarmi con sua figlia coinvolgendola in uscite shopping spesa faccende di casa.

Furbamente salta da una casa all altra appena c è un'uscita o una festa fuori casa o un viaggio approfittandosi della situazione.questo comportamento da opportunista mi irrita.non posso cambiare il mio carattere sono riservata e chiusa nell esprimere le mie emozioni e i miei sentimenti persino con mio figlio ma il mio compagno mi rinfaccia il mio mancato appoggiola mia ostentazione e io gli rinfaccio che è un birillo nelle mani di questa ragazzina capricciosa e viziata(magari avessi avuto io un padre come il mio compagno affettuoso e generoso).mi sto logorando....mi consumo dentro per la mia incapacitá di affrontare queste difficoltá soprattutto adesso che pensavo di aver ritrovato un po di serenitá e temo di inclinare il feeling con il mio compagno.è giusto che non mi esprima che non intervenga mai tra loro che non la rimproveri sul suo disordine(riferisce tutto a sua madre!!)...ma ..il mio compagno entra nella mia vita x l educazione con mio figlio le questioni economiche con il mio ex....!!

Dietro la maleducazione opportunismo e sfacciattagine di questa ragazza c é sua madre che la influenza e le fa il lavaggio del cervello contro di me e suo padre!Ultimamente é sempre da sua madre e non fa altro che chiedere soldi per uscite varie e dobbiamo sopportare i suoi musoni e silenzi.Tutto questo mi renda nervosa e irritante dato il poco pugno fermo del mio compagno sempre accondiscente.grazie!la saluto cordialmente.


 
Gentile lettrice,
il problema di cui parla è piuttosto tipico, ma non per questo poco delicato o poco complesso e tanto meno causa di difficoltà. Come problema complesso chiama in causa tanti fattori e iniziamo a vederli un po’ insieme.

La ragazza ha 17 anni e come adolescente sta mettendo in discussione vecchi equilibri per cercare quello che sarà suo e sta per questo mettendo alla prova i suoi genitori. Questa ragazza è figlia di separati e sembra triangolata dalla madre, questo rende più delicato e complesso il suo svincolo. Da come dice lei la ragazza non riconosce l’autorevolezza paterna ed è influenzata dalla madre, è appunto triangolata nel rapporto tra i due e questo sicuramente avveniva anche prima della separazione.

La ragazza quando attacca lei sta non solo giocando il gioco della madre, ma sta  anche  richiamando l’attenzione del padre. Forse vuole un padre più autorevole, un padre che dica più no e una madre che si tiri indietro..Sulla relazione ex-moglie-ragazza – compagno, dovrebbero lavorare loro tre, per ripristinare i giusti confini. Questa ragazza è troppo invischiata tra loro e anche lei, ci creda, soffrirà di questa situazione, di cui  ora cerca di predersi prende tutti i vantaggi (è viziata dice lei). Lei ha bisogno del suo giusto ruolo di figlia di un padre e di una madre, che pur se separati rimangono comunque una coppia di genitori.

Piuttosto che far notare al suo compagno gli atteggiamenti oppositivi della ragazza o la sua incapacità (o poca autorevolezza che ripeto secondo me c’era anche prima della separazione, magari ora è più evidente per lenire un eventuale senso di colpa), lei potrebbe farlo riflettere  su quanto questa modalità di relazione sia dannosa per l’equilibrio psicofisico della ragazza. Lui dovrebbe riprendere con la figlia la funzione di padre e se non riesce ad  essere aiutato in questo anche dalla ex-moglie, deve farlo lui, lei lo può sostenere, ma senza accuse, recriminazioni o suggerimenti, altrimenti anche lei cade in questo triangolo. Provi ad immaginarli come due persone in difficoltà e non solo come due carnefici.

Il suo compagno, dal canto suo, deve anche mettere un confine chiaro con la ex-moglie,   un confine che protegga la vostra coppia, deve veicolare il messaggio che voi ormai siete una coppia.

Un altro fattore in gioco è appunto la vostra coppia, come vi siete accordati per l’educazione dei figli?  Lei dice che lui si intromette nelle questioni che riguardano suo figlio. Ecco se lei ritiene che non sia il caso, questo aspetto deve essere modificato, anche tra voi due devono esistere dei confini e delle funzioni chiari. Decidete insieme per quali questioni deve intervenire il genitore naturale e quali no, ma insieme dovete trovare una nuovo equilibrio di coppia in cui siete un fronte unico e coerente (siete una coppia) di fronte alle ingerenze della ex-moglie, o altri, mentre sarete due individui distinti per le questioni che riguardano i vostri figli, quelle che riterrete necessario affrontare col genitore naturale. E’ un lavoro molto impegnativo, entrambi vi dovrete impegnare a modificare gli equilibri che avete costituito. Mi permetto qui di chiederle se hai mai parlato col suo compagno dei suoi disagi, mi preoccupa quando dice di tenersi tutto dentro, in questo modo rischia di essere sempre più isolata dal gioco di relazione che si è creato tra la ragazza e il suo compagno. In questo modo aumenta il suo disagio e anche il suo compagno potrebbe sentirsi solo.

Come vede la complessità della situazione chiama in causa tutti quanti voi e spero, nonostante la poco sintesi, di averle offerto degli spunti di riflessione differenti. Se vuole riscrivermi potremmo fermarci insieme su alcuni di questi punti e individuare il tipo di aiuto che potrebbe essere più valido per lei e voi tutti.
La saluto cordialmente.
Dr.ssa Marzia Dileo



Buonasera, sono una ragazza che da tempo cerca di combattere i suoi Tutto quello che comincio non lo porto a termine! Tutto! Questo è il mio problema principale, dalle cose più insignificanti alle cose più importanti.

Non pulisco mai la mia casa (al lavoro invece sono una perfettina) benché mi faccia schifo la sporcizia e mi prometto puntualmente di pulirla, sono super disordinata e vegeto senza nessun interesse sul divano. Non è strafottenza, anzi...ho sempre i sensi di colpa perché non ho fatto il mio dovere di donna, ma non riesco a cambiare questo atteggiamento lesionistico.

Non faccio l’amore con il mio uomo da non ricordo quanti mesi...e non mi stupirei se un giorno mi piantasse per un’altra...eppure è ancora al mio fianco.

La cosa brutta è che convivo, ed il mio fidanzato è un Santo perché io mi sarei già mandata a quel paese.

Ho speso 6000 euro per un accademia di trucco che ho frequentato per poco fino a che non sono arrivati gli attacchi di panico e puntualmente ho abbandonato perché ho paura dell’esame finale.

Ho pagato un anno di palestra (75 euro al mese) per andarci solo 10 volte.

Ho preso la patente e poi non ho mai guidato...piango se sono costretta a mettermi alla guida.

Nel lavoro sono una scheggia ma il mio carattere mi danneggia perché non mi fido di nessuno e sono sempre negativa, di conseguenza mi autoelimino.

Ho paura di tutto ciò che è nuovo, una strada, un nuovo lavoro, un nuovo locale dove andare con gli amici (di fatti non vengo più invitata perché puntualmente ne soffro fisicamente e quindi sono solo un peso).

Memoria zero...e non sto scherzando, a volte dimentico le cose dopo 1 minuto che mi vengono dette, non ricordo ad esempio ciò che ho mangiato il giorno prima, in compenso la memoria fotografica è eccellente.

Potrei andare avanti per ore...ne avrei di cose da elencare che non ho mai portato a termine...

Non ce la faccio più...mi sento una fallita...un inconcludente...e brancolo nel buio in cerca della via

d'uscita. AIUTATEMI VI PREGO...

Ho pensato fosse adatto per me un approccio cognitivo-comportamentale, ma indovinate?? Dico dico e poi...

Grazie del vostro tempo.




Gentile,

dalle Sue parole avverto come la situazione che sta affrontando non sia facile e Le arrechi diverse difficoltà.

Nella Sua lettera emergono molti elementi: non termina ciò che inizia – la pulizia della casa, il corso di trucco, la palestra, … - un senso di “apatia” – resta sul divano, non guida la macchina – e degli episodi che chiama “attacchi di panico” – legati all’esame che doveva sostenere a conclusione del corso.

Poiché non ne parla, mi domando se sia “sempre stato così”, o se queste difficoltà siano iniziate in un momento particolare della Sua vita. Questo perché potrebbe fare chiarezza riguardo a cosa, in questo momento, non Le permette di svolgere le diverse attività quotidiane, dalle più “semplici” alle più “complesse”, con la dovuta serenità.

Ciò che percepisco è la fatica che tutto questo Le sta arrecando.

Mi colpisce come nella Sua lettera scriva “ho pensato fosse adatto per me un approccio cognitivo-comportamentale”. Ciò mi arriva come un tentavo da parte Sua di trovare una soluzione, tanto da individuare la tipologia di approccio terapeutico che potrebbe essere più adatto per Lei. Mi chiedo se, riguardo a questo, abbia chiesto consiglio a qualcuno in merito o abbia svolto delle ricerche in modo autonomo. In quest’ultimo caso, mi chiedo se, invece, non possa prendere in considerazione l’idea di domandare, anche al Suo medico di base, il nominativo di un collega con cui intraprendere un percorso psicologico che possa fornirle il giusto sostegno per affrontare le difficoltà ed il senso di “fallimento” di cui parla.

Mi sono inoltre chiesta se abbia discusso con il Suo compagno di ciò che le accade e di quello che prova. La condivisione, specie con il proprio partner, può aiutare a sentire un maggiore supporto rispetto a quello che ci si trova ad affrontare ed, eventualmente, potrebbe aiutarla a portare a termine “piccoli obiettivi”, come, ad esempio, prendere contatto con uno psicologo.

Se ritiene possa esserLe utile, può contattarmi per continuare ad affrontare questi temi insieme.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, Le faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente,

Dott.ssa Sara Marinelli.

 

15 ottobre 2015

Salve
convivo da tre anni con mio figlio di 8 anni il mio compagno e sua figlia di 17 anni.ho avuto delle accese discussioni con il mio compagno a causa dell'atteggiamento di sua figlia.la ragazza non mi ha mai accettata dichiarandolo anche apertamente e additando suo padre di alcune sue mancanze.ho sempre spronato il mio compagno a ritagliarsi del tempocon sua figliama ma vuole fare tutto unitamente.il mio compagno ha cercato di consigliarmi come comportarmi con sua figlia coinvolgendola in uscite shopping spesa faccende di casa.

Furbamente salta da una casa all altra appena c è un'uscita o una festa fuori casa o un viaggio approfittandosi della situazione.questo comportamento da opportunista mi irrita.non posso cambiare il mio carattere sono riservata e chiusa nell esprimere le mie emozioni e i miei sentimenti persino con mio figlio ma il mio compagno mi rinfaccia il mio mancato appoggiola mia ostentazione e io gli rinfaccio che è un birillo nelle mani di questa ragazzina capricciosa e viziata(magari avessi avuto io un padre come il mio compagno affettuoso e generoso).mi sto logorando....mi consumo dentro per la mia incapacitá di affrontare queste difficoltá soprattutto adesso che pensavo di aver ritrovato un po di serenitá e temo di inclinare il feeling con il mio compagno.è giusto che non mi esprima che non intervenga mai tra loro che non la rimproveri sul suo disordine(riferisce tutto a sua madre!!)...ma ..il mio compagno entra nella mia vita x l educazione con mio figlio le questioni economiche con il mio ex....!!Dietro la maleducazione opportunismo e sfacciattagine di questa ragazza c é sua madre che la influenza e le fa il lavaggio del cervello contro di me e suo padre!Ultimamente é sempre da sua madre e non fa altro che chiedere soldi per uscite varie e dobbiamo sopportare i suoi musoni e silenzi.Tutto questo mi renda nervosa e irritante dato il poco pugno fermo del mio compagno sempre accondiscente.grazie!la saluto cordialmente.


Gentile lettrice,
La ringraziamo per averci contattato.
La sua situazione è comune oggi a molte famiglie allargate.
Purtroppo, l'esperienza mi porta a dirle che spesso i figli rappresentano "oggetto" di contesa tra genitori separati e questo si ripercuote negativamente sulla nuova relazione che deve fare i conti con il comportamento di un figlio che si trova coinvolto in un triangolo di conflittualità. 

Purtroppo la separazione è sempre qualcosa di destabilizzante per i figli, ancor di più quando è connotata dall'eccessiva conflittualità genitoriale e provoca spesso reazioni di angoscia e ansia. Per lo più la ragazza in questione si trova in una fase di sviluppo delicatissima: l'adolescenza.
D'altro canto, il suo ruolo di "genitore acquisito" è molto difficile e capisco i suoi sentimenti e la sua difficoltà nel gestire questa situazione logorante (come l'ha definita lei stessa). Ma la invito a non cadere nello sconforto e a nutrire sempre la speranza che lei possa diventare, con il tempo, un punto di riferimento importante per questa ragazza, sempre nel rispetto dei confini tra genitori biologici e figli.
Tenga anche in considerazione che i membri della famiglia allargata, non condividendo numerosi elementi (quali ricordi, rituali, regole di comportamento...) possono avere difficoltà nell'acquisire un'identità e un senso di appartenenza alla nuova famiglia.

La invito, pertanto a:
- proporre al suo compagno di farsi dare un sostegno nella gestione della relazione con la figlia per cercare di aumentare la sua autorevolezza (se lo ritiene necessario)

- provare ad avere un confronto con l'ex-moglie del suo compagno portandola a conoscenza delle difficoltà che incontra con sua figlia
- coinvolgere le due famiglie in momenti di condivisione che possano aiutare tutti i membri ad acquisire il senso di appartenenza.
Infine ritengo che un ruolo importante è ricoperto dalla madre della ragazza e più generale dal tipo di rapporto che c'è tra i genitori biologici. Se questo è conflittuale (come mi pare di capire dalle sue parole) inevitabilmente avrà delle ripercussioni negative sul comportamento della ragazza. Di conseguenza penso che bisognerebbe principalmente lavorare sulla relazione tra il suo compagno e la sua ex compagna anche attraverso l'aiuto di uno specialista.

Sperando di esserle stata di aiuto, le auguro una buona giornata.

Dott.ssa Clelia Manganaro


Salve,
mi chiamo S e ho quasi 20 anni..
da quando ne avevo appena 18 sto con un uomo sposato, però abbiamo fatto diventare la nostra una relazione stabile..
Però nei primi sei mesi del nostro rapporto le cose non erano come adesso.
Lui non mi ha mai dato il suo numero e in quei primi sei mesi mi chiamava ogni tanto con lo sconosciuto e poi ci vedevamo,non solo per stare insieme.

Nonostante io tenessi davvero a lui l'ho tradito..
In quei momenti non ho mai pensato alle conseguenze.. che sto avendo adesso.
Sto male,mi sento morire.. lui mi ama ed è geloso nero di me,come io lo sono di lui.

Ho cercato di chiudere i miei sbagli in un cassetto e di non pensarci più ma ogni tanto tornano a tormentarmi e mi sento morire.
Non lo rifarei mai più,non se lo merita e non se lo meritava nemmeno prima...

E' la prima volta che ammetto anche a me stessa di aver sbagliato,lui non sa niente e non glielo dirò mai.
Ma giuro su Dio che non farei mai più una cosa del genere... non se lo merita...
Vi sto scrivendo per chiedervi come posso fare a convivere con questo dolore?
Fa così male rendermi conto che ho ferito la persona che amo..
Vi chiedo un aiuto..
Grazie,
S

 Cara S., dalla tua lettera traspare che stai molto male per il tradimento che hai fatto. Purtroppo ci stai soffrendo e se il silenzio verso il tuo partner ha come conseguenza un tormento interiore, mi viene da pensare che forse parlandogli ti solleveresti la coscienza, ma ovviamente ci sarebbero altre conseguenze dolorose, dovute magari alla sua reazione. 

Io non so perché tu abbia scelto di specificare che lui inizialmente si comportava in modo misterioso nei tuoi confronti ma sembrerebbe che tu voglia dire che hai dovuto sopportare delle cose di lui e forse involontariamente stai tentando di trovare anche in lui delle colpe, per essere in un certo senso “alla pari”.

Io credo che purtroppo nessun difetto del tuo partner può sollevarti dal senso di colpa che stai vivendo.
Forse il tuo dolore è dovuto al fatto che senti il bisogno di essere sincera con lui. Purtroppo ti trovi in un punto che non ti permette di andare avanti. Restare in silenzio non ti sta portando la serenità che cerchi. Dirglielo potrebbe provocare una separazione oppure una lite e una riappacificazione, ma comunque implicherebbe un’evoluzione di quello che stai attraversando. 

Meglio una triste verità o una falsa bugia? Tu vorresti sapere di un tradimento? Lo perdoneresti? Ti lascio questi interrogativi sperando che possa fare chiarezza sulle tue scelte future.
Dott.ssa Anna Verde

 

14 ottobre 2015

Salve ho un problema assurdo . . Sono infelicemente sposato da venti anni e fatto vita piuttosto da single scapestraTo fino a due anni da che iniziata storia con ragazza con due figli e marito la quale poco dopo si separa . .ci innamoriamo, e  smetto di fare il cascamorto con tutte. . Inizialmente a letto lei era un po freddina ma presa confidenza si trasforma in una donna caldissima . . Si fa tutti i giorni più volte, non ha limiti, e ci piace provare nuove esperienze . .

Un giorno confessa che piacerebbe provare con una donna , la cosa mi ecciTa e chiedo di essere presente pure io seppur attivo solo su di lei . . Una sera ci troviamo in città e dopo cena il gioco prende forma . . X scherzo mi fermo da una prostituta chiedo e subito accetta . . Solo che mi ritrovo nel atrio da solo perché mi dice tu sali dopo . . Idem la volta dopo sempre con prostituta . . Trovo su un sito d incontri una donna bisex  della mia zona né parliamo e domani sera venerdì si incontrano sole . .

X la prima volta esce x serata insieme  e mi tradisce . . Io spiegato che la cosa non mi va il gioco deve essere tra noi non lei da sola . . La sua era curiosità diceva ma mi sembra un po troppo presa da sto situazione . . Io sono innamorato di lei ma seppur con una donna questo è tradimento . . Non più un gioco erotico . . La domanda  è.. ma  la donna con  cui faccio sesso più volte al di, che si tocca pure sola se manco un giorno, che non ha limiti , e ora si porta a letto pure le donne è ninfomane? E quanto passerà prima che si porti a letto un altro uomo?  Vi ringrazio e aspetto una Vs sincera  risposta al più presto . .


Gentile Sig.,

La ringrazio per averci scritto e spero di poterla aiutare offrendole punti di riflessioni validi.

Mi permetto di riprendere brevemente la Sua situazione per comprendere meglio cosa sta attualmente vivendo.

Mi sembra di capire che lei è attualmente sposato: “Sono infelicemente sposato da venti anni” e intrattiene una relazione extra-coniugale con una persona da due anni “due anni fa è iniziata la storia con una ragazza con due figli e marito la quale poco dopo si separa”.

Tuttavia sembrerebbe che la relazione forse sia principalmente di natura sessuale “Si fa tutti i giorni più volte, non ha limiti, e ci piace provare nuove esperienze”. La vostra apparente soddisfazione sessuale e reciproco intendimento, ha permesso alla sua compagna di esprimere il desiderio di esplorare nuove esperienze con la presenza di una terza componente “Un giorno confessa che piacerebbe provare con una donna”. In questa nuova modalità triangolare pero, lei non sembra essere coinvolto come lo vorrebbe “Solo che mi ritrovo nell’atrio da solo perché mi dice tu sali dopo…Idem la volta dopo sempre con prostituta”. Lei si sente apparentemente tradito e chiede se questa persona abbia una dipendenza dal sesso, temendo di essere tradito anche con un’altro uomo “…la donna con cui faccio sesso più volte al di (…) ora si porta a letto pure le donne è ninfomane?

E quanto passerà prima che si porti a letto un’altro uomo?”.

Mi permetto di chiederLe : cosa pensa Lei di tutta questa situazione?

Cosa si aspetta di una relazione sentimentale e più in generale di una relazione di coppia?

Mi chiedo se forse lei non stia vivendo questa situazione come se fosse un “coniuge” tradito?

Magari la sua attuale compagna, attraverso le sue azioni, sta forse inconsciamente sostituendosi a un ruolo che lei era magari abituato a intrattenere nelle relazioni sessuali e di coppia? “fatto vita piuttosto da single scapestrato”, “…fare il cascamorto con tutte”.

Sarebbe probabilmente interessante per lei comprendere cosa ricerca nella relazione di coppia e nelle relazioni sessuali in generale. A volte l’aiuto di un professionista psicologo/psicoterapeuta potrebbe aiutare a comprendere certe situazioni e certi comportamenti che possono a volte, essere il riflesso di disagi interiori e di difficoltà relazionali.

Magari intraprendere un percorso di psicoterapia le potrebbe permettere di comprendere cosa vuole lei come marito “infelicemente sposato da venti” e come partner sessuale “Io sono innamorato di lei ma seppur con una donna questo è tradimento”. Probabilmente comprendere meglio certe scelte di relazioni sessuali o di coppie possono portarla a vivere con più consapevolezza e coscienza situazioni che definisce come “assurde”.

Le auguro di poter al più presto, trovare la soluzione alle sue difficoltà affettive e relazionali.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Fornillo Maria Vanesa

 

Buongiono,ho appena compiuto 40 anni,sono sposato da 5 anni + 2 di fidanzamento. Con mia moglie ( quasi 38 anni,non abbiamo figli) non c'e' mai stata ne intesa intellettuale ne intesa sessuale,eppure davanti and una sua richiesta di sposarci 5 anni fa non seppi dirle di no per paura di ferirla. Di questi 5 anni 3 sono stati sopportabili,anche se premetto il sesso e l'intesa mentale non e' mai decollata.

Io nel frattempo per compensare le emozioni e la qualita' della mia vita che non trovavo nel matrimonio ho passato tutti questi anni a spendere soldi in oggetti costosi e frivoli. In questi ultimi due anni la situazione e' andata precipitando. Mia moglie per quanto sul lavoro sia una donna molto forte e risoluta nelle cose di tutti i giorni e' invece una donna assolutamente piatta. E' molto bella ma ha problemi a farsi vedere nuda ( mai vista nuda in 7 anni),non ha un hobby o un interesse,sembra non provi nemmeno piacere a stare a casa con me la domenica in quello che all'inizio io volevo che fosse il nostro nido.

Ormai non ceniamo neanche piu' assieme. 3 mesi fa ho intrapreso una relazione con una donna che appena iniziata la relazione si e' subito separata dal marito che manco a farlo apposta e' l'omologo maschile di mia moglie. Con questa donna c'e' intesa su tutto e anche il sesso e' favoloso ( a differenza di quello con mia moglie dove soffro di eiaculazione precoce situazionale).

Il mio problema e' che mia moglie stimola comunque in me un forte senso senso di protezione ed ora sono corroso dal dubbio su quello che devo fare,oltre che essere distrutto dai sensi di colpa,ed e' anche vero che con mia moglie in vacanza siamo piu' rilassati e ben disposti tra di noi ( il sesso rimane comunque sempre scadente cosi' come le conversazioni sempre molto superficiali). Una prima seduta dallo psicologo mi ha chiarito il fatto che devo decidere se continuare a fare il padre della mia attuale moglie o l'uomo della mia attuale compagna iniziando con lei una vera storia d'amore.  Non posso dire di non voler piu' bene a mia moglie,ma al mio fianco vorrei una vera compagna con la sua personalita' e carattere piu' che una donna passiva che si rimette sempre a me per tutte le decisioni,eppure l'idea di dare a mia moglie il dolore della separazione sta quasi facendo sparire i momenti di gioia ed intesa che ho con la mia nuova compagna. In ogni caso non voglio fare il solito uomo con i piedi in due scarpe.

Puo' a questo punto continuare ad essere utile seguire una terapia psicologica per fare piu' chiarezza dentro di me ? 



Gentilissimo scrittore,

mentre leggevo la sua lettera ho avuto l'impressione che la responsabilità dell' andamento del menage coniugale sia stato determinato dalla personalità di sua moglie.

Se ci fermiamo a pensare ha ribadito più volte quanto sua moglie sia una “donna assolutamente piatta... non ha hobby o un interesse” e addirittura sembri non provare piacere a stare con lei in quello che sarebbe dovuto essere il vostro nido. Tuttavia, sua moglie a lavoro è una donna molto forte e risoluta. Come potrebbe spiegare questi due aspetti opposti di sua moglie contemporaneamente?

Si è mai chiesto quali stimoli sua moglie trovi a lavoro per dimostrarsi forte e risoluta e quali stimoli trova a casa per dimostrarsi disinteressata e piatta? E ancora, avete mai parlato di queste cose?

Sembrerebbe quasi che scappiate l'uno dall'altra, nel senso che sua moglie scappi verso il lavoro dove ha delle soddisfazioni e lei verso dello shopping compensatorio prima e una relazione extraconiugale poi.

Ovviamnete questa che sta vivendo è una situazione che le crea molta frustrazione sfogando, probabilmente, la sua aggressività attraverso l' eiaculazione precoce e/o con un atteggiamento passivo-aggressivo al punto che, forse, sarebbe preferibile che a prendere l'iniziativa di una separazione sia qualcunaltro e non lei, cosi non emergerebbero i sensi di colpa; quindi una donna che sia in grado di far emergere la sua personalità e che non rimetta a lei tutte le decisioni, anche quella di una separazione.

Trovo che perseguire un percorso psicoterapeutico sia utilissimo inquanto potrà permetterle di sciogliere i nodi conflittuali e relazionali con sua moglie ma sopratutto i nodi suoi personalissimi che la inducono a seguire certi comportamenti e a crearle sofferenza.

Un'ultima domanda vorrei porle: si è chiesto il senso di scrivere una lettera a noi mentre già ha avuto ed ha la possibilità di chiarire queste cose con il suo terapeuta? Potrebbe essere mai che il dividersi in due “scarpe” ( moglie e compagna, psicoterapeuta e psicologo di Psicologi di Base), per quanto a lei non piaccia molto, sia la sua modalità per affrontare le situazioni?

Ovviemnte le mie sono sono delle domande che mi sovvengono e sarebbe stato più interessante e funzionale se questo sarebbe stato posto in un incontro vis a vis.

Mi auguro di esserle stato utile e le faccio i miei auguri per il suo percorso.

Cordiali saluti

Dr. Tuccio Domenico Savio

 

13 ottobre 2015

Sono una donna di  quarantaquattro anni e sto vivendo una situazione di profonda sofferenza. Ho perso il lavoro, non ho un compagno e sono costretta a vivere con un padre anziano, fortunatamente ancora autosufficiente, che detesto per i tanti episodi di maltrattamento nei confronti di mia madre che ho perso all'età di undici anni. Ho avuto una bruttissima infanzia e l'adolescenza è andata anche peggio perchè in seguito alla scomparsa di mia madre il capro espiatorio di mio padre sono diventata io.

Attualmente soffro di un'ansia incontrollabile che mi serra la gola, dandomi la sensazione di soffocare. Le strade della mia città mi sembrano un deserto dove non c'è nessuno per me se non volti che mi riportano ad un passato che preferirei dimenticare. Mi capita spesso di sporgermi dal parapetto del ponte incerta se buttarmi di sotto. Ho provato a rivolgermi al consultorio della mia città ma senza risultato ed adesso non so veramente cosa fare. Vi prego di aiutarmi a gestire questa situazione.


Cara lettrice, ti ringrazio per averci scritto .
La situazione e il disagio che stai provando è stato ben espresso dalle tue parole.
Mi pare di capire che a causa della situazione economica, attualmente, vivi con un padre con il quale non hai un rapporto sereno.

Mi chiedo se per capro espiatorio intenda che hai subito maltrattamenti  fisici o psicologi da parte di tua padre. Se fosse così potrei suggerirti di chiedere aiuto ad uno dei tanti centri sparsi su tutto il territorio italiano per donne maltrattate in cui ti sapranno dire come lasciare la casa in cui ti trovi e poter stare in un luogo al sicuro con supporto psicologico per la nuova vita che ti aspetta. Se possiedi una connessione internet  trovi tutti i centri ad esempio : .

HYPERLINK

"http://www.oddii.org/Servizi/centridonnemaltrattate html" ..



L’ansia che provi e il senso di solitudine è dovuto forse al fatto che pensi di non essere capita ma in realtà non sei sola e penso che sia necessario allontanarti da quei luoghi del tuo passato e farti aiutare da uno specialista magari facendoti consigliare dal tuo medico di base.
Potresti inoltre rivolgerti a gruppi di mutuo auto aiuto.  Sono dei gruppi di persone che si riuniscono per parlare della loro situazione che accomuna tutti i partecipanti, Sono gruppi in cui nessuno giudica l’altro proprio perché ci si trova nella stessa situazione e si comprende che anche il potersi sfogare e condividere con altri le proprie esperienze dona tanta forza, permette di aumentare l’autostima in se stessi e ritrovare e/ o incrementare la motivazione per cambiare vita ma soprattutto il modo di vederla e poter conoscere nuove persone e creare importanti relazioni anche di tipo amicale.

Un altro servizio che potresti trovare è l’accoglienza per donne in difficoltà in genere organizzata dalle diocesi e quindi gratuito e sicuro.

Un link utile: http://www.caritasambrosiana.it/aree-di-bisogno/maltrattamento-donna (servizi SE.D. Servizio Disagio Donne)

Dott.ssa Sabrina Laccu

 

6 ottobre 2015

Buongiorno Dottori, innanzitutto vi prego di non giudicarmi per quello che scriverò di seguito.
Da febbraio convivo e a luglio mi sono sposato, e questa è storia nota.

Ciò che non è noto è che io, personalmente, ho fatto una serie di cose ben poco rispettose nei confronti di mia moglie: verso metà febbraio - non penso che l'inizio della convivenza e la cosa che sto per raccontare abbiano qualche nesso - mi rendo conto che il sesso gay inizia ad incuriosirmi e, per far "sfogo" a questa curiosità, faccio un profilo falso su facebook e mi iscrivo a svariati gruppi di natura gay e bisex, tra un aggiunta e un mi piace finisco anche in un gruppo tipo "amiche imbiancate su richiesta" i simili, un gruppo dove vengono pubblicate foto di ragazze e gli altri utenti si masturbano e ripubblicano queste foto "post opere".

Con un paio di foto mi sono "trastullato" pure io, sentendomi sempre in colpa per mia moglie - all'epoca "solo" compagna - che mi aspettava a casa. Oltre a "trastullarmi" con le foto delle altre ho pubblicato una foto di mia moglie (e di questo me ne vergogno come se fossi un pedofilo). Non pago di tutto ciò ho avuto anche qualche conversazione con qualche gay con il quale c'è stato anche scambio di nostre foto e, con un paio, anche cam. La cosa paradossale di tutto ciò è che chattare con queste persone e fare tutto il resto che ho scritto sopra nemmeno mi piaceva ma, non so per quale ragione, puntualmente lo facevo nuovamente.

Mia moglie ha beccato tutte queste schifezze e, da buon angelo qual'è, mi ha perdonato ma vorrebbe solo sapere ciò che mi ha spinto a fare ciò che ho fatto ma, purtroppo, non le so dare una risposta perchè non so nemmeno io la ragione di tutto ciò. So solo che mi faccio un sacco schifo e vorrei, almeno  , capire il perchè di questo mio comportamento.

Sia chiaro, non ho nulla contro i gay, anzi, ma, semplicemente, non vedo perchè un uomo sposato - o "accompagnato" - debba fare queste cose.

Vi chiedo, cortesemente, di mantenere il mio anonimato in quanto coò che ho fatto è per me fonte di grande vergogna.
Con i migliori saluti



Gentile signore,
La ringrazio innanzitutto per aver condiviso con noi questa Sua esperienza.
Molte persone utilizzano i networks, i socials ed i siti o chats a tema per "evadere" dalla loro vita reale, dalla routine o dallo stress della quotidianità, e ne traggono soddisfazione e piacere, mettendo in atto delle fantasie sessuali che li spingono a ricercare dei partners “ideali” con cui relazionarsi, ma nel Suo caso ritengo non sia stata questa la motivazione.

Mi sembra di capire dal Suo racconto che Lei non abbia provato emozioni piacevoli dopo i rapporti virtuali che ha avuto, ma piuttosto mi pare di sentire una  rabbia ovvero riferita a sé stesso, forse originata da forti sentimenti Provare vergogna é un'emozione normale e spontanea, perché ciascuno di noi sente la responsabilità dei comportamenti che mette in atto, e "scatta" quando ci sentiamo di essere scoperti   o inadeguati rispetto le norme sociali oppure ci sentiamo inadeguati rispetto qualcosa.

Il senso di colpa spesso si accompagna alla vergogna, in quanto anche quest’ultimo si collega al giudizio degli altri, per le azioni inadeguate messe in atto.

Ognuno di noi è il frutto dell’integrazione di fattori individuali e sociali ed è nelle relazioni interpersonali che confrontiamo la nostra identità con quella degli altri, per noi significativi.

Quando questo confronto crea dei turbamenti alla  nostra identità, e rompe il nostro equilibrio, può nascere un disagio, che Lei potrebbe manifestare con le emozioni che sta vivendo.

 Per quanto concerne le cause del Suo comportamento, credo ptrebbe esserle utile approfondire, con l’aiuto di un professionista alcuni aspetti emozioniali che le risuonano con un eco importante in queto periodo così da poter rispondere anche alle domande di Sua moglie.
Sarebbe un percorso di auto-conoscenza e consapevolezza, che La aiuterebbe a gestire le emozioni che sta provando e ad accrescere le Sue risorse per affrontare situazioni problematiche anche in futuro.
Un caro saluto,

Dott.ssa Francesca Orsini


Pagine secondarie (1): D/R secondo semestre 2015
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