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domande / risposte 2012

Inserita 14/12/2012

Buonasera sono una signora di 45 anni, spiegare il mio problema in poche righe non è facile, ma ci provo.

Sono sposata ed ho una bambina di 12 anni.

Tutti i miei problemi sono iniziati quando i miei genitori hanno venduto un bene di famiglia con il ricavato del quale hanno costruito un abitazione a mio fratello una a mia sorella e dato a loro due (ancora non sposati in quel momento) parecchie opportunità di godersi la vita al massimo (viaggi, vacanze all'estero, master etc) io purtroppo non abito vicino a loro, ma come figlia sono sempre stata molto presente e soprattutto in tanti anni sposata non ho mai chiesto ne ricevuto aiuti di alcun genere. Vedendo però questa situazione di estremo lusso e vivendo una situazione di sofferenza determinata dal fatto che i miei genitori si sono poco curati di me ho trovato la forza di farmi avanti e chiedere un comportamento giusto da parte dei miei genitori, in quanti i figli eravamo tre e non due (da premettere che spesse volte mio marito in maniera un pò forte mi diceva di parlare ai miei genitori e di chiedere di essere trattata con giustizia).

Questa mia iniziativa non ha sortito altro che una cattiva reazione di genitori e fratelli nei miei confronti, mi hanno detto che non dovevano dar conto a me di quello che facevano e nello specifico mia mamma mi ha davvero addolorata dicendomi di "andare a bussare altrove"......per non parlare poi di altre discussioni etc.

Mi sono chiusa questo dolore nel cuore ed ho allentato molto i rapporti con i miei genitori, senza avere il coraggio di dire la verità a mio marito...e dicendogli addirittura di farsi i fatti suoi che si trattava di cose fra me e la mia famiglia e che mai mi ero intromessa nei suoi rapporti personali....Alla fine però ho dovuto dire le cose come stavano realmente con una reazione molto forte da parte sua.

Dopo di ciò i miei genitori mi sono venuti a trovare e invece di risolvere i problemi hanno peggiorato oltrettutto hanno inveito contro di lui che cercava di difendermi.....per concludere i rapporti con i miei sono chiusi, si sono comportati troppo male, non accetto l'ingiustizia che hanno fatto nei miei confronti e nemmeno le umiliazioni che hanno dato a mio marito....il problema ora però è che lui sono due anni che non digerisce questa situazione e che dice che deve farla pagare ai miei genitori e se la prende in continuazione con me perchè dice che io all'inizio non gli ho detto le cose come stavano, parla di separazione ed è un attacco continuo..Io gli voglio bene e so che anche lui me ne vuole ma non so come comportarmi, gli ho detto di parlare con qualcuno di farsi aiutare a metabolizzare questa situazione ma lui dice che non ne vuole sapere e che l'unica soluzione è che io mi lasci la sia casa. Io questo non lo voglio ne per noi nè per la nostra meravigliosa bambina che in questi peirodi è la persona più fragile e che più soffre per queste tensioni continue. Ho provato a spiegargli mille volte che lui e nostra figlia per me contano più di tutto e che a me interessa vivere la nostra vita con dignità..ma non ci sono spiegazioni che tengano. Ha un carattere molto forte e molto duro ed io non so che atteggiamento tenere per arginare guai peggiori....non raccolgo nemmeno le sua provocazioni....avevamo un c/c in comune ed invece adesso si è aperto un c/c personale...insomma tanti piccoli passaggi che non mi tengono tranquilla..........datemi un aiuto per favore io sono davvero disperata, sono una persona buona e sto così solo perchè essendo stata troppo accomodante con tutti alla fine ognuno ha pensato di fare di me ciò che ha voluto a cominciare dai miei familiari...io però tengo a mio marito e mia figlia e prima di questi eventi eravamo davvero una bella coppia..grazie anticipatamente per la vostra risposta........

 

Buongiorno,

spesso i rapporti con le famiglie di origine sono causa di disaccordi anche profondi anche all’interno della coppia per il significato simbolico che veicolano.

Trovare una modalità funzionale di gestione di queste relazioni salvaguardando il benessere della coppia non è sempre facile ma è uno dei compiti fondamentali al quale la coppia deve far fronte.

Se ciò non succede rimane un fronte sempre scoperto che rischia diventare il luogo del conflitto all’interno della coppia, una zona senza evoluzioni e protezioni.

Generalizzando molto le questioni, spesso succede che il fuoco dell’attenzione ricada in aspetti che sembrano al momento più salienti ma che in realtà ne nascondono degli altri; credo sarebbe utile cogliere il valore simbolico che suo marito attribuisce al legame che sembra estremamente sofferto e conflittuale che lei ha avuto con la sua famiglia e viceversa,  comprendere il valore simbolico che lei individualmente attribuisce a tale questione.

Per qualche ragione questo significato sembra forse impedire di pensarvi come coppia cioè di stabilire il vostro modo di affrontare questo problema: non quello che farebbe lei da sola o suo marito da solo, ma quello che insieme potreste fare come rappresentativo del vostro “noi”. Ritengo potrebbe essere utile per voi ricercare una modalità di pensiero funzionale che possa accomunarvi nelle vostre scelte ed intenzioni  future e che soprattutto vi possa proteggere da quanto intorno a voi sta minando una vita di coppia ma soprattutto di famiglia perché di questo si tratta.

 Cordialmente

dr.ssa Girani Eleonora

 



Inserita 10/12/2012

Buonasera,

Sono la mamma di Alessandro e provo a spiegare il mio problema, per chiedere un consiglio.

Alessandro, che adesso ha 4 anni e 4 mesi, è stato portato al nido dai 8 mesi, per 10 h /giorno, anche se non sono stata contenta di fare questo. Pero, non avevo nessuno per poter darmi una mano e di lavoro avevo bisogno. Essendo stranieri, sia io che mio marito, non avevamo altre risorse finanziarie ed i problemi sono grandi. Lo so che ho sbagliato lasciandolo cosi tanto di là. 

Quando lui aveva già compiuto 2 anni, ho deciso di ritirarlo, di licenziarmi, perché il nido lo faceva soffrire tropo (ero arrivata a chiedere aiuto ad una mia amica per poter metterlo in macchina e portarlo al asilo).

Mi sono inscritta al università nel mio paese, per finire gli studi che avevo lasciato quando sono arrivata in Italia ed ho cominciato di andare di là 2-3 mesi al anno (una volta a gennaio ed un altra volta a giugno), per fare gli esami. Alessandro è molto contento di andare dai nonni e non vede l'ora di trovare i suoi amici di là. 

Questo anno finisco, ma Alessandro è costretto di staccare la scuola per venire con me... Lui va alla materna dal anno scorso ma non ha avuto una continuità e poi, soprattutto, siamo statti costretti a vendere la nostra casa e trasferirci... quindi, ha cambiato anche scuola...

Per concludere, Alessandro a scuola e tanto chiuso e non comunica, si comporta come un autistico (dice la maestra)...Fuori dalla scuola e totalmente diverso: chiacchiera tanto ed è molto vivace (,,troppo vivace", direi); è molto curioso e conosce tantissime cose per la sua età (tutte le lettere del alfabeto, sa contare fino a 50, conosce tutti i colori; parla 2 lingue e sa benissimo quale la differenza tra le 2 lingue, non li confonde etc.).

 Io non lo so come comportarmi ... Forse il fatto che manca più o meno 2-3 mesi al anno dalla scuola non lo aiuta ad integrarsi nel ambito scolastico ed e molto timido quando va di là: non chiede neanche un fazzoletto alla maestra.

Ho parlato con la sua maestra di mantenere un "collegamento" nel senso che, quando saremmo nel mio paese, li manderemmo delle foto, letterine e lei ci manderà a sua volta delle letterine e dei "lavoretti" da fare...dei compiti... Non lo so come fare per aiutarlo ad uscire da questa condizione. Rinunciare di nuovo al università, non penso che sia il massimo... soffrirei tropo... e poi, questo e l'ultimo anno...L'università e quella che mi aiuterà ad avere un lavoro nel mio paese. 

Visto che fra 2 anni partiremmo per sempre nel nostro paese, non sarà semplice...Ho mantenuto ,,il cordone ombelicale" tra mio figlio ed il nostro paese, ma sarà di nuovo un grosso cambiamento...pero, non abbiamo scelta... lavoro non c'è più e quello che guadagna mio marito non basta.

Ho un po di paura per il mio piccolo Ale e non lo so come fare...

Nella speranza che riceverò una risposta, li auguro buona serata !

 

Gentile Signora,

il  suo racconto rimanda ad una situazione di sofferenza riguardo l’integrazione del suo bambino con l’ambiente scolastico.

Mi sembra di capire che suo figlio presenti delle difficoltà di comunicazione  e un atteggiamento di chiusura verso l’educatrice e i compagni che lo porta a non chiedere nemmeno il necessario per la sua igiene personale.

Ciò nonostante, dal suo scritto non sembrano sussistere linee di disarmonia rispetto la sfera degli apprendimenti e lo sviluppo sociale proprie di un bambino di quattro anni. Suo figlio mostra uno sviluppo del linguaggio a norma sia sul piano della ricezione che dell’espressione della parola. Anche gli ambienti di vita (i nonni, i pari del suo paese di origine..), sembrano aver un importanza nel stimolare la sua curiosità e il desiderio di esplorazione degli oggetti e del mondo.

In tal senso mi sentirei di escludere la presenza di un’eventuale autismo, rendendoLe noto  che un disturbo franco si riconosce fin dalla nascita e dalla presenza estremizzata di alcuni segnali caratteristici quali, ad esempio, la mancanza del sorriso sociale e dello sguardo referenziale verso la/le figure di riferimento.

Detto ciò, spero di averla un po’ rasserenata. Vorrei ancordipiù farle i migliori auguri che quest’ultimo anno di studi le sia proficuo al raggiungimento della meritata laurea.  Sono sicura che suo figlio col tempo potrà capire il significato delle scelte importanti che è stata costretta a fare per la sua vita (riprendere l’università, vendere la casa in Italia e ritornare dalla famiglia d’origine) e saprà ripagarla degli sforzi fatti come merita.

Con i migliori auguri,

Dr Varotto

 

Salve

Dottore,
 perdoni la domanda sciocca ma sono stata piuttosto turbata da un sogno che ho fatto. ero in salotto e improvvisamente sono entrati due topolini di campagna (animale per cui ho un ribrezzo tale che nella realtà mi pietrifica al solo incontro). uno dei due è rimasto sempre nascoscosto ma sentivo benissimo la sua presenza. l'altro che continuava a girarmi freneticamente intorno e nonostante cercassi di colpirlo con qualunque cosa mi capitasse tra le mani non riuscivo ad ucciderlo. Ancora più impressionante è stato, a un certo punto, trovare un ferro da calza e provare a colpirlo ma il ferro era come se diventasse di gomma e non sortisse alcun effetto sul topolino.

sono una ragazza di 26 anni che rarissime volte si è sentita così turbata da un sogno e siccome non sto passando un momento particolarmente felice della mia vita (nonostante l'imminente arrivo del mio primo figlio) mi sono un po' spaventata e preoccupata.

La ringrazio se prenderà in considerazione la mia mail


Saluti

Mimma

 

Cara Mimma, 

la ringrazio per aver condiviso con noi il suo sogno. Il materiale onirico per quanto indicativo del nostro mondo interno è più di ogni altra cosa soggetto ad un'interpretazione soggettiva, proverò a darle qualche indicazione utile per comprendere questo sogno. Il primo attiene allo stato d'animo che ha provato al risveglio. I topi sono molto presenti nella letteratura psicoanalitica tuttavia ritengo possano essere la rappresentazione di alcune parti di sè che trova sgradevoli o che non le piacciono per dirla in altri termini. i topolini sono due quindi potrebbero essere legati anche alla sua attuale condizioni di futura mamma o alla relazioni con il padre del bambino. "...uno dei due è rimasto sempre nascosto ma sentivo benissimo la sua presenza. l'altro che continuava a girarmi freneticamente intorno e nonostante cercassi di colpirlo con qualunque cosa mi capitasse tra le mani non riuscivo ad ucciderlo..."  nelle sue parole e nel sogno uno dei topi era nascosto ma sembrava turbare eccessivamente il suo stato d'animo mentre l'altro la "obbligava" ad agire, a tentare in qualche modo di intervenire per annientarne la presenza, questo potrebbe rappresentare l'angoscia che prova nei confronti di qualche parte di sè particolarmente difficile da accettare. 

Le auguro di trovare utili queste indicazioni per svelare lei stessa il significato sotteso al materiale onirico che ci ha proposto. Non esiti a contattarmi per ulteriori chiarimenti o indicazioni.

Un caro saluto 

Dott.ssa Daniela Stabile 

 




Inserita 07/12/2012

Buonasera, cercherò di essere il più breve possibile, ma so che sarà difficile. Sono un uomo di 55 anni sposato da 13 in seconde nozze, amo mia moglie che conosco da 20 anni e dalla quale ho avuto due meravigliosi bambini una bambina di 11 anni ed un bimbo di 8 anni, ma dalla nascita della nostra primogenita sono cominciati a manifestarsi problemi principalmente di carattere sessuale, dolori e fastidi durante il rapporto, disinteresse per i rapporti ed in parte anche per me, poiché non riusciva ad organizzarsi fra la bambina, casa, lavoro e me che in quel periodo avevo dei seri problemi di lavoro, ma, nonostante tutto cercavo di essere propositivo per l’amore che ho sempre avuto per lei.

Poiché le cose non miglioravano nel nostro rapporto ho cercato di parlarne più volte con lei senza ottenere alcun risultato, quando le facevo affrontare le problematiche che toccavano la sfera sessuale e coinvolgevano quella sentimentale si chiudeva a riccio evitando il dialogo e il confronto. Il quel mentre avemmo il desiderio comunque di avere un secondo figlio e con il concepimento di questo si manifestò un peggioramento della nostra situazione, ciò mi porto, nell’interesse della famiglia, visto il continuo disagio che cominciavo ad avere (non riuscivo più a dormire la notte avevo cominciato a deprimermi per la vita che conducevo) ho affrontato decisamente la questione con mia moglie invitandola a rivolgerci a psicologi del settore per una terapia di coppia che ci riportasse a vivere serenamente e con più soddisfazione il nostro rapporto, ma ho avuto come risposta testuali parole “Io non ho problemi se i problemi ce li hai tu risolveteli da solo o vai da uno psicologo”.

Questo episodio avvenne 8 anni e mezzo fa prima che nascesse il nostro secondo figlio. Io, sono una persona testarda e tenace e nonostante questa risposta chiesi un incontro con la sorella di mia moglie, alla quale con una certa difficoltà, esposi le problematiche che stavamo attraversando da tempo io e mia moglie ed anche ciò che mi aveva detto di fare, cioè di arrangiarmi da solo, spiegandole che se avessi scelto di arrangiarmi, le cose si sa come possano iniziare, ma non come si svilupperanno e finiranno, pertanto avevo bisogno del suo aiuto per parlare e convincere mia moglie ad affrontare serenamente i nostri problemi e ad aiutarmi a trovare le soluzioni per rivivere bene il nostro rapporto. Ma ahimè, questo tentativo non sortì alcun risultato sto ancora aspettando la risposta della sorella, in seguito ho saputo che non gliene aveva di fatto mai parlato.

Comunque nello stato in cui mi trovavo ero debole sia fisicamente che psicologicamente ed ebbi l’occasione di conoscere un giovane donna sposata, con la quale ho iniziato una relazione nel 2005, che ho cercato erroneamente di gestire al meglio, non avendo mai detto a questa donna che avrei lasciato la mia famiglia, alla quale ero legato, nonostante i problemi, da profondo affetto e che la nostra relazione aveva solo, per me, motivazioni sessuali,  pertanto senza alcun coinvolgimento sentimentale da parte mia, e che se questo non gli fosse andato bene, potevamo troncare la relazione sul nascere. Avendo avuto quindi dalla stessa uguale intendimento sull’impostazione di tale relazione l’ho portata avanti, poiché ciò, mi per mettevano agli inizi della stessa, di vivere più serenamente la mia famiglia. Mi rendo conto che questa giustificazione è molto pesante, ma è l’unica che riesco a dare per cercare di far capire che la mia reale ed illusoria intenzione, era quella di avere il tempo per poter recupera il rapporto in famiglia con la calma e la pazienza necessaria. Mi rendo conto ora che ciò fosse una mera illusione, in effetti pensandoci oggi, non so cosa mi passasse per la mente in quel periodo, ma sicuramente non sono più stato me stesso per diverso tempo. All’inizio della relazione la donna rimase incinta ed a fine 2005 ebbi un bambina fuori del matrimonio, nel , frattempo questa donna lasciò il proprio marito, e mi ritrovai con responsabilità inaspettate da gestire. Io non mi sono mai tirato indietro alle responsabilità e così feci, cominciando a portare avanti, non completamente, ma due vite parallele con moltissimi alti e bassi nella nuova relazione, oggetto di sottili ricatti che mi venivano mossi, per capirci, quella di far conoscere l’esistenza della relazione e della bambina a mia moglie e con questo è cominciata una escalation di costi di mantenimento per la richiesta di un tenore di vita più alto, che mi hanno portato ad depauperare i guadagni di quel periodo, nel tentativo di potere riuscire a sganciarmi da tale situazione, nella maniera più indolore possibile cercando di evitare di portare a coscienza della mia famiglia questa storia.

Ho vissuto un periodo della mia vita come un automa che non sapeva più come recuperare la propria vita e riprendere in mano la situazione, aggravata ulteriormente da  una nuova e miracolosa gravidanza della donna nel 2009, anno in cui ho poi completamente interrotto i rapporti di carattere sessuale, mantenendo poi i contatti per seguire i bambini e mantenere quella “pseudo famiglia” nel tentativo di salvare il mio matrimonio. In tale periodo in alcuni momenti di tranquillità sono riuscito a recuperare insieme a mia moglie il nostro rapporto ed a riviverlo in maniera intensa, mentre la situazione professionale degli ultimi anni è andata sempre più peggiorando, ho dovuto, anche perché non più psicologicamente sostenibile, né finanziariamente, chiudere definitivamente ogni rapporto e contatto con i bambini e la ex amante ad inizio luglio del 2012.

Voglio precisare che non sono mai riuscito a sentire miei i bambini nati dalla relazione, in quanto non ho mai vissuto con loro, non ho mai potuto incidere sulla loro educazione, io dovevo per la loro madre, solo e semplicemente accudirli quando potevo. Mi rendo anche conto che non ho fatto passare a mia moglie degli anni sufficientemente piacevoli, vista la croce che mi ero messo sulle spalle, ma il nostro amore aveva avuto comunque la meglio, fino al giorno che nell’Agosto di quest’anno, un mese dopo aver troncato la strana relazione, dopo aver più volte lanciato dei messaggi chiari su qualcosa di grave che avevo fatto, ho raccontato tutto a mia moglie, distruggendogli la vita, tutto ciò su cui aveva basato la stessa, i suoi sogni, le sue aspettative, ovviamente si è sentita tradita, umiliata, ferita nel profondo dell’anima come donna, madre, moglie, amica in poche parole annientata, e diciamolo chi avrebbe potuto sentirsi in maniera diversa? Nessuno.

Ora ho, in accordo con mia moglie, mi sono allontanato dalla casa coniugale andando a vivere da mia madre, mentre lei ha avviato le pratiche di separazione, preciso che io non lavoro più già da quasi un anno e vivevo a carico di mia moglie in attesa di trovare una nuova occupazione. Mia moglie mi permette di vedere i bambini quando voglio ed in questi mesi ho cominciato a fare il casalingo, faccio le faccende di casa, e mi dedico ai miei bambini, li  porto a scuola vado a prenderli gli preparo da mangiare li aiuto e gli faccio compagnia dalla  mattina alle 7 quando mia moglie va a lavoro, fino alle 17/18 di sera quando rientra mia moglie, entrando e uscendo da casa quando lei va via e rientra, per non darle troppo fastidio con la mia presenza che, giustamente, adesso non sopporta.

Comunque nonostante questo, io, anche perché forse mi fa bene pensarlo, sono convinto che mia moglie mi voglia ancora bene, mi sta ancora mantenendo, lei mi versa del danaro per i miei bisogni, quando vede che non ho soldi sul mio conto corrente e noto che comunque si preoccupa di come sto o di cosa faccio. I nostri bambini stanno soffrendo in maniera esagerata per questa situazione, mia moglie è diventata l’ombra di se stessa è diventata trasparente, io l’amo come non mai ed amo i miei figli, vorrei fare qualcosa per aiutarla a riprendersi prima possibile, ha bisogno di aiuto ma non accetta più il mio, se non per ciò che riguarda i bambini, i dialoghi  che abbiamo non portano a niente non sono più costruttivi come lo erano in passato, non mi crede più e non si fida più di me, perché è convinta che le farei ancora del male, ma io ora non potrei mai e poi mai fargli più del male preferirei morire e bruciare all’inferno prima di fare una qualunque cosa possa ferirla o dispiacerle, vorrei solo essere  condannato a farla felice per gli anni che mi restano da vivere, io vivo solo per lei e per i miei bambini. Aiutatemi, come posso fare a convincerla a farsi aiutare da uno psicologo anche solo per se stessa, e se volesse, ad iniziare una terapia di coppia per  cercare di salvare la nostra vita ed il nostro futuro. Come ho detto anche a mia moglie, abbiamo lottato tanto insieme per restare sempre in piedi, ora non dobbiamo permettere che le vicissitudini della vita ci mettano in ginocchio per sempre.

Grazie dell’attenzione che mi dedicherete e scusate ma ho cercato di essere il più stringato possibile tralasciando ovviamente innumerevoli cose, aiutatemi se potete a consigliarmi la maniera più appropriata per salvare la vita di mia moglie e la mia famiglia, grazie in anticipo.

Alberto

Gentile Alberto,

innanzitutto grazie per aver posto la sua fiducia nel nostro servizio, esponendo in modo così dettagliato la sua difficile situazione.

Ho letto la sua lunga lettera con molta attenzione; ho notato la sua capacità di riflessione e anche di auto-critica per certe scelte di vita che ha fatto e per gli errori che ritiene di aver compiuto.

Mi rendo conto della complessità della sua situazione familiare, che comprende due realtà diverse che la vedono coinvolto in modo molto profondo, riguardando anche la presenza di bambini. Ciò che mi ha colpito però è come lei sia ancora concentrato più sull'aiutare sua moglie, alla quale vorrebbe comprensibilmente dare adesso tutto il sostegno possibile, mentre invece ritengo che sarebbe molto più importante in questa fase cercare lei stesso un aiuto per sé. Mi spiego meglio: il fatto che abbia sentito la necessità di trovare una nuova compagna ed abbia avuto con quest'ultima due figli; il fatto che abbia poi terminato questa relazione, dopo aver condotto due vite parallele; il fatto di essere infine tornato dalla sua prima famiglia e di aver confessato tutto a sua moglie; ebbene credo che tutti questi comportamenti e scelte andrebbero approfonditi accuratamente nei loro significati e nelle motivazioni che l'hanno spinta a metterli in atto. E' possibile che lei sentisse il bisogno di qualcosa di diverso e sia andato a cercarlo altrove, fuori dal matrimonio, in un'altra donna e in un nuovo contesto di vita, senza riuscire però a soddisfarlo da un lato e senza riuscire dall'altro a lasciare il passato dietro di sé, cercando alla fine di recuperarlo.

Credo che lei abbia tutte le capacità intellettive, di auto-osservazione e di auto-critica per riuscire, grazie all'aiuto di un professionista, a chiarire finalmente quelli che sono i suoi desideri ed aspirazioni, tenendo bene in considerazione qual è la realtà nella quale è inserito attualmente, senza dimenticare i suoi doveri di padre. Sua moglie valuterà autonomamente se e come ricercare l'aiuto di qualcuno per sé stessa; credo che l'aiuto che può realmente darle lei, Alberto, sia quello di riflettere sulla propria vita, di chiarire ciò che intende fare, cercando di mantenere il più possibile coerenza e stabilità agli occhi dei suoi figli, che sono i principali soggetti da salvaguardare in questa situazione molto delicata.

Le faccio molti auguri,

non esiti a contattarci nuovamente se ne sentisse la necessità.

Cordialmente,

dott.ssa Bezzi




Inserita 06/12/2012

Salve sono una ragazza di 22 anni.
Sono felicemente fidanzata ma a essere sincera c'è un aspetto del mio ragazzo che mi lascia stupita e a volte infastidita.

Il mio ragazzo ha infatti quello che credo sia un fetish e a mio parere è molto fastidioso. In realtà non so neppure se sia un fetish o no perchè non ne ho mai sentito parlare da altri.
In pratica lui ama fare cose come pulirmi le orecchie o adora particolarmente se sono un po' sudaticcia. A detta sua in pratica ama le parti "sporche" del corpo.
La cosa all'inizio l'ho accettata senza troppi problemi ma ha iniziato a infastidirmi molto, soprattutto quando un giorno ero raffreddata e mi ha detto, non so se seriamente, "ti leccherei il naso".... l'ho trovata una cosa decisamente inopportuna e l'ho ignorata.
Lui è un tipo che si diverte a dire cavolate in ogni ambito e che ama vedermi imbarazzata, quindi ho cercato di accantonare simili frasi spesso etichettandole come uno scherzo. A proposito di ciò però devo dire che spesso faccio fatica a capire quanto sia scherzoso o no.

L'altro giorno però è successo un episodio assurdo, che non so manco se sia riconducibile a questo sorta fetish di cui parlavo prima ma che vi ho ricollegato perchè sempre legato alla sfera dei liquidi corporei (non so come altro dire).
In pratica lui è uno scultore per passione nel tempo libero e mentre dipingeva una delle ultime statuette gli è venuto sangue al naso che è caduto sulla statuetta. Una persona comune l'avrebbe pulita mentre lui ha trovato che il colore così prodotto fosse molto bello e ha tentato di usare il sangue per finire di dipingerla. Alla fine il risultato non era soddisfacente e ci ha ripassato sopra della tempera ma trovo che il punto non sia questo.
Quando sono tornata a casa me lo ha raccontato e io allora sono sbottata. Gli ho detto che non aveva fatto una cosa normale, che lo sapevo che lui non aveva pudore riguardo a tutto ciò che fa parte del corpo umano ma che proprio era una cosa che mi faceva venire la nausea. Lui mi ha guardato e ha detto che sembrava fossi spaventata mentre il suo intento non era niente di strano e voleva solo vedere il risultato  perchè era venuto fuori un bel colore e che l'idea di metterci del suo era carina per rendere la statuetta più sua e che non è molto diverso da quello che avrebbe fatto un bambino. Io ho risposto di provare a raccontarlo ad altre persone e che tutti gli avrebbero detto che era una cosa orrenda e che avrei buttato la statua. Lui ha detto che gli avevo parlato con crudeltà mai sentita e che gli voleva qualche minuto. Io a quel punto mi sono scusata, che ero stata troppo fredda nell'esprimere la mia opinione e dopo un po' abbiamo accantonato la cosa.
Questo episodio mi ha turbato ma non so manco se possa essere legato al fetish di cui sopra o sia davvero solo una stramberia artistica.

Non capisco cosa devo fare se accettare questo lato di lui mettendo da parte ogni paranoia o dirgli apertamente cosa mi dà fastidio... forse il problema sono io che non riesco ad accettare cose fuori dalla normalità....
non capisco neppure se dovrei preoccuparmi o no, se atteggiamenti simili possono essere dovuti a qualche episodio passato (ad esempio mi diceva che il discorso dell'amare pulire e farsi pulire le orecchie deriva dal fatto che gli ricorda quando glielo faceva sua madre che di solito non era esattamente tenera) e  se persone che non hanno inibizione verso nessuna parte del corpo siano molte o no.
Non so neppure se dovrei affrontare l'argomento apertamente con lui
ma so che non voglio più dirgli parole così cattive perchè lo amo tanto e non l'ho mai visto con un viso così triste.

Mi scuso per essermi dilungata tanto ma è la prima volta che racconto queste cose.. attendo una vostra cordiale risposta.

 

Gentile lettrice,

ho apprezzato molto la sua lettera e la sua schiettezza, e la ringrazio.

Mi racconta delle abitudini del suo ragazzo, che sicuramente sono fuori dalla norma, ma da quello che mi dice non mi sembrano appartenere al campo delle perversioni (o parafilie). L’episodio della scultura, come dice anche lei, sarebbe da isolare, in quanto nel momento artistico si sperimenta, si crea e questo implica anche usare “cose”, colori nel caso specifico, che non rientrano nell’uso convenzionale…ma l’arte è anche questo. Rispetto invece alla vostra intimità, dove comprendo il suo disagio e disappunto, per poter parlare di parafilie devono esserci anche altri aspetti, come ad esempio il desiderio o l’eccitazione sessuale che si raggiungono solo con pratiche diverse dalla “norma”, e questo non mi sembra essere il vostro caso.

Ritengo però necessario, visto che lei sente il disagio, affrontare il discorso con il suo ragazzo, senza criticarlo o accusarlo, ma semplicemente parlandogli dei suoi vissuti, di ciò che prova. Questo sicuramente le darà la possibilità di sapere delle cose di lui, e magari anche normalizzare quanto accade, e a lui darà la possibilità di modulare degli atteggiamenti che a lei danno fastidio.

La saluto cordialemente.

Dr.ssa Marzia Dileo



Inserita 06/12/2012

Salve,sono una donna di 26 anni ho 2 bimbi e un marito che adoro.da alcuni anni ho notato che nei periodi di maggior stress mi capita,soprattutto quando vado a letto e cerco di rilassarmi di avvertire fenomeni in me particolari.tipo: con gli occhi chiusi vedo linee intrecciate che si susseguono e poi di colpo una sola linea retta,e mi sento le mani enormi come quelle di un gigante che pur toccandole l una contro l altra la sensazione non svanisce.come posso risolvere? A cosa e' dovuto? Devo fare qualcosa? Grazie

 

Buon giorno, ho letto con molta attenzione la sua mail, soprattutto la parte riguardante i suoi sintomi. Non posso farle una diagnosi in questo modo non posso dirle se è effettivamente legato al suo stress o se è qualche altro fattore che può incidere sull’arrivo di questi suoi sintomi. L’unica cosa che mi sento di suggerirle è di rivolgersi ad uno psicologo per una migliore gestione del suo stress e se vede che i sintomi continuano o si rende conto che imparando a gestire e scaricare durante le situazioni di stress i sintomi appaiono comunque provi a rivolgersi al suo medico curante.

Spero di esserle stata di aiuto,

cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico

 

Inserita 28/11/2012

Buonasera, cerchero' di essere breve, il che non e' semplice in certe situazioni. Per circa 1 anno e tre mesi ho vissuto una storia extraconiugale con un amico di coppia, affascinante, coinvolgente di 53 anni con alle spalle un matrimonio fallito con 2 figli perche' nel frattempo si frequentava con un'altra la quale e' rimasta incinta di lui per la prima volta e l'ha fatta abortire mentre la seconda volta lei ha deciso di tenersi il figlio. Lui 1 volta al mese gli porta i soldi necessari ma non l'ha riconosciuto perche' non era ancora divorziato. Non si e' fermato con questa donna ed ha poi incontrato una donna che possiede la gestione di un bar ed ha ora 42 anni. Convivono ma lui dice di non amarla, dice che l'amore e' una cosa che vola, passa! Lui e' un tipo giovanile, frequenta locali notturni nel fine sett. Si beve il suo bicchiere e punta tutto sul sesso puro...

Sta di fatto che ci incontrati una volta al mese per circa un anno, e la cosa e' stata davvero coinvolgente, diceva che lo facevo eccitare a distanza e che di donne non ne ha avute tante ma che io veramente lo facevo andare al max. Ci sentivamo con sms anche nel fine sett. Di notte per fare sesso, email anche quando lui era al lavoro, diceva che doveva sentirmi poco perche' andava fuori di testa.. Sta di fatto che dopo circa 1 anno di fuoco e fiamme a me non bastava più' solo l'atto sessuale ma ( sbagliando ) gli ho chiesto affetto perche' io gli ho detto sono una persona che sa dare molto di più' dell'atto materiale (infatti si faceva sentire con sms schietti fatti per raggiungere il suo scopo), io mi sentivo un po' usata ma lui diceva che "ti voglio mi piace stare con te" .

Mi diceva che il nostro doveva essere un rifugio non una guerra, tutte e due abbiamo la nostra vita e quando vogliamo sfogarci sappiamo dove andare. A me questi discorsi facevano pensare perche' mi chiedevo se mi considerava come una che ci sta o se era un tipo che si teneva tutto dentro (ogni tanto mi diceva che io non dovevo capire molte cose). Ci siamo visti ancora e c'era coinvolgimento tra noi e lui mi sembrava diverso rispetto all'inizio, cioe' sentivo che i rapporti sessuali erano non sono basati sul sesso ma lo vedevo più' coinvolto emotivamente, non dicendomi niente pero'.

Quando non ci si vedeva, lui si faceva sentire il venerdì' notte dopo la sua serata con la pretesa di chiudere la serata in bellezza, oppure la domenica sera dopo aver passato tutto il giorno con lei. Insomma un bel momento a me non andava più' bene il suo comportamento mi sentivo una che fa sesso al telefono solo,cosi' mi sono sfogata, sono stata un'orsa e gli ho detto quello che pensavo. Da li' il silenzio assouto, a forza di dirgli che stavo male e che piangevo lui mi ha risposto: " e' stato bello ma e' meglio finirla cosi' tutti i tuoi sms mi fanno incazzare", non sono più' stata capace di parlare con lui. Si e' chiuso, sms ed email completamente ignorate e dentro di me l'abisso, la disperazione perche' lo volevo e lo voglio ancora. Alla fine gli ho chiesto tante volte scusa e lui mi rispose:"non hai niente da farti perdonare e' semplicemente inita fattene una ragione l'amore mi stufa percio' chiudo!!"

Ecco che vuol dire quest'ultima frase? Che persona e' allora?io una volta gliel'ho chiesto se mi amava e lui mi ha detto " ma no dai non ti amo l'amore e' quando ti batte il cuore" e lei la ami? Ma no non penso mi dice. Allora io gli ho chiesto:"cosa siamo noi due? Amici intimi?"

E lui:"qualcosa di più' di amici dai ". E che c'e' allora dopo più' su dell'amicizia intima?? Insomma tutto questo per dire che mi ha piantato dicendomi" l'amore mi stufa percio' chiudo".

Io a giorni mi sento forte nel superare questo momento ed a giorni piango e mi dispero quindi gli mando sms ed email senza risposta, sembra morto. Vorrei chiarezza davvero per stare bene, ho voglia di andare avanti dimenticandolo ma sento che ho un dolore grande da superare. Perche' di punto in bianco ha chiuso?? Prima mi porta sulle stelle e poi mi butta nel burrone?? Sono io che non ho capito niente oppure lui per orgoglio non mi ha mai detto che era coinvolto anche lui un po' sentimentalmente e quindi per ovvie ragioni ha troncato tutto oppure si e' soddisfatto abbastanza ed ora non gli servo più'??

Vorrei chiarezza per riuscire a voltar pagina. Lui non risponde più', e' un drittone, testone!! Grazie e scusate.

Stella.

 

Gentile Signora Stella,

La ringrazio per la fiducia che ha riposto in noi scrivendoci.

Leggendo la sua lettera ho pensato  se  può esserci una differenza tra essere innamorati e avere rapporti intimi con una persona. 

Dal suo racconto, emerge la storia di un uomo con delle difficoltà a creare legami amorosi

duraturi, ad amare e forse  di dare all’amore uno spazio importante all’interno della propria vita. Sembrerebbe il profilo di un uomo che sfugge all’amore, al potere del sentimento e rifugge invece nell’atto materiale del possedere e gestire l’altro in funzione del proprio star bene. Per tutto il tempo della vostra relazione mi sembra che quest’uomo le abbia dedicato una parte ben definita del suo tempo, da lui decisa e da lui imposta nella modalità e nella quantità.  Lei quale ruolo ha avuto nella gestione del vostro tempo? Si è mai sentita “padrona” del vostro sentimento? Queste mi sembrano domande importanti per capire meglio la sua situazione. Più volte quest’uomo, come lei ha riportato nella lettera, le ha detto di non provare amore nei suoi confronti perché “l’amore fa battere il cuore”, da quanto descrive per lei è stato un’altra cosa , ha provato emozioni diverse: un sentimento puro di affetto. Il problema immagino risieda proprio in questo, nelle diverse credenze e aspettative  che vi siete creati l’uno rispetto all’altro.

Da quanto mi scrive, sembrerebbe che in realtà lui sia stato subito molto chiaro nel definire il confine del suo agire, non le hai mai detto di essere innamorato, di volerle dedicare tempo maggiore, di instaurare con lei un rapporto diverso da quello consueto.

Per questo motivo, mi sembra che lei Stella, abbia  investito in una relazione già stabilità e circoscritta fin dall’inizio, almeno da parte di quest’uomo.

Alla sua domanda inerente al perché in punto in bianco ha chiuso le posso dire che penso mi domando se possa essere  legato al fatto che la persona in questione abbia maturato la consapevolezza che le vostre intenzione viaggiavano sin dall’ inizio su binari diversi tali per cui è risultato a lui più semplice chiudere senza dare spiegazioni proprio perché non essendo coinvolto dal punto di vista emotivo non si sente di doverle dare delle spiegazioni. A volte risulta più semplice e sicuramente meno impegnativo troncare di punto in bianco evitando così sterili discussioni.

Gentile Stella, rimango a sua disposizione nel caso voglia ulteriori spiegazioni.

 Dott.ssa Eleonora Girani



Inserita 28/11/2012

Salve, sono un ragazzo di anni 28 che naviga e segue il vostro sito da un bel pò di tempo reputandolo davvero esauriente nelle risposte a varie tematiche affrontate.


Volevo sapere da voi circa un parere sul quesito che segue:
da circa 2 anni sono legato ad una ragazza di anni 34 e devo dire che tuttora abbiamo un feeling sui sentimenti e sull'aspetto sessuale. Purtroppo però il feeling non è l 100% poichè quando lei mi chiede di baciarla io non provo piacere se non quello sessuale, ed inoltre i baci che lei da, quasi mi infastidiscono. Non so come mai sia così, ma ci tengo a precisare che purtroppo essendo la mia ragazza non proprio brava a baciare, non ho mai provato quella sensazione di trasporto attraverso il bacio, come l'ho provato in altre ragazze avute in passato.


E' normale che a distanza di 2 anni sia possibile che accada una cosa del genere e che al momento guardo ragazze più giovani di lei?
Vi ringrazio anticipatamente

 

Salve,

la ringrazio per l’affetto e la stima che nutre per il nostro lavoro.  Per quanto concerne il suo dubbio, come potrà immaginare è difficile definire cosa sia “normale” e cosa no; tuttavia posso comprendere i suoi dubbi rispetto alla condizione che sta vivendo. Dalle informazioni che mi ha fornito mi sento di suggerirle di riflettere, in primo luogo, sulla natura del suo legame attuale con la sua compagna che probabilmente è la cosa che l’ha indotta a scriverci in questo momento. Per quanto concerne la questione del bacio, probabilmente il bacio rimanda ad una dimensione molto intima e toccata da molti significati simbolici. Si bacia con la bocca così come si parla, si mangia e si comunicano e veicolano importanti messaggi. Lei inoltre riconosce una non capacità alla sua compagna nel bacio e di conseguenza esprime già una non gradevolezza e un non piacere nel ricevere da lei dei baci, ma questo credo non sia il tema centrale della suo dubbio, perché potrebbe in maniera non verbale “insegnarle” nuove forme e stili nel baciare, ma il tema principale da sviscerare è se in questo momento le va oppure no di continuare questa relazione.

Spero di esserle stata d’aiuto con queste poche righe e la invito a contattarmi nuovamente per qualsiasi dubbio o chiarimento.

Un saluto

Dott.ssa Daniela Stabile   

 



Inserita 26/11/2012

Inviato da iPhone salve sono un uomo di 33anni e mi sento crollare il mondo addosso. Fino a tre mesi fa'ero felice finché mia moglie senza nessun campanello d allarme ha deciso di lasciarmi . Lei sostiene di nn amarmi più e siccome in questi 12anni di matrimonio gli e' spesso capitato di provare questa sensazione .. A detta sua e ' arrivata al punto di nn ritorno. Abbiamo due bambine di 11 e 8 anni! La mia vita era basata su di lei e sulle mie figlie .. In quanto io facendo un lavoro che mi porta a stare fuori casa durante tutto il giorno nn mi sono mai creato  un amicizia. La maggior parte delle colpe sono mie in quanto sono sempre stato possessivo e morboso nei suoi confronti ... Desiderandola in continuazione fino a togliergli il respiro ... Lei è una persona solare intelligente piena di sogni e inventiva ... Alla quale io inconsciamente gli ho sempre spento .. Gli ho chiesto di riprovare ma lei è' così convinta e determinata da vivere questo momento con grande serenità  come se nulla fosse accaduto.. Mentre io provo una sofferenza inaudita . Ho sempre lavorato x il bene suo e della famiglia nn facendogli mancare nulla... Il pensiero di tornare a casa e nn trovare le mie figlie dormire e' straziante... È ancor di più straziante e il fatto che magari tra 1mese 6 mesi o 1 anno potrebbe conoscere un altro uomo mi fa' impazzire. ... Lei mi ha detto che io nn lo meritavo ma secondo me lo dice perché prova pietà ... Mi ha detto che sono il marito perfetto .. Ma nn x lei!!!! Nn riesco a trovare una via d uscita.... Cosa devo fare???? Come sipossono buttare15 anni insieme ??? Come di puo diventare estranei da un giorno all altro???? Come si può nn dare la possibilità di riprovare ??? Visto che lei dice di avere un grande affetto x me! Nn so più cosa fare ..... Grazie della risposta .

 

Gentile “scrittore”,

comprendo in pieno il suo dolore e la sua disperazione, che trapelano fluidi dalla sua richiesta. Lei sta vivendo la possibile fine di un matrimonio, di un progetto di vita, e le sue domande e le sue paure sono del tutto comprensibili e “sane”.

Lei mi chiede cosa deve fare, anche perché, comprensibilmente non ha accettato questa decisione, che sembra invece aver subito, io posso dirle di provare ad allargare la prospettiva sulla vostra relazione. E’ possibile che mai prima si era resa conto che ci fossero dei problemi tra voi?  Possibile che non abbia mai “sentito questi campanelli d’allarme”? E se si, cosa ha fatto lei, cosa sua moglie, cosa avete fatto insieme?

Vorrei invitarla a riflettere sul fatto che anche se apparentemente c’è una persona che soffre di più, o che ha il ruolo del colpevole, ecc. in una coppia esiste la corresponsabilità reciproca di entrambi i partner. Se lei è stato il marito perfetto per 12 anni, lo è stato davvero, perché anche sua moglie ha rinforzato e apprezzato questo suo ruolo, e lei avendone conferme non poteva pensare di cambiare. Una stessa dinamica l’avrà vissuta sua moglie, con ruolo che lei le avrà sicuramente riconosciuto e confermato. Poi, a suo dire improvvisamente, a detta di sua moglie è già capitato, arriva il crollo. Uso il termine crollo perché in ogni coppia esiste un momento di crisi che prende il nome di crollo del patto implicito di coppia, che è quel patto contenente aspettative, bisogni, ruoli proiettati e investiti sull’altro senza una vera contrattazione verbale tra i partner. Quello che si chiede all’altro in questo patto è di compensare bisogni e aspettative, che abbiamo sentito negate nella famiglia d’origine.

 Questo patto tiene insieme la coppia, ma poi per un evento o un altro si scontra con la realtà, e mi creda capita a tutte le coppie. La crisi di questo patto rompe l’equilibrio della coppia, l’altro sembra un estraneo. Possono nascere tensioni, forti conflitti, i coniugi possono scivolare nel ruolo che avevano in famiglia d’origine e il coniuge viene visto  come il padre o la madre, si possono deviare le tensioni sui figli, ecc. la varietà di dinamiche che si può creare dipende dall’intreccio delle storie personali, ma ciò che è certo, è che questo momento avviene in ogni coppia, ed è anche un momento funzionale, perché permette, se affrontato e superato insieme, di trovare un nuovo equilibrio e un nuovo modo di relazionarsi.

Da quello che scrive, sembra che questo crollo sia avvenuto nell’ombra, senza che lei se ne rendesse conto, e che sua moglie gliene parlasse prima, e questo ovviamente rende per lei la decisione di separarsi inaspettata e ancora più dolorosa, ma ripeto, credo sia strano che non ci siano state avvisaglie in passato… Provi con serenità a ricordare, a pensare quali posso essere state le sue mancanze, e anche quelle di sua moglie?

Provi anche a parlare di questo con sua moglie, mi viene la fantasia di poter chiedere a lei, ma come mai in tutto questo tempo non ha mai manifestato nulla? Ma questo se vuole lo può chiedere direttamente a lei.

Se riuscite a comunicare su questo, potete pensare ad un percorso di terapia di coppia, che potrebbe sostenervi nella elaborazione di nuovo patto implicito di coppia, la cui evoluzione dipende soltanto da voi.

Dalla sua lettera mi viene anche una fantasia sui ruoli nella vostra coppia, è sua moglie che decide nella e della vostra relazione? Lei ha sempre accettato impassibile? Cosa le sta comunicando sua moglie con questa decisione, che potrebbe essere l’estremizzazione di un campanello d’allarme. Potrebbe provare a riflettere anche su questi aspetti, e osservare le cose con una prospettiva diversa, senza arrivare alla conclusione che il vostro matrimonio sia già finito.

Se vuole può riscrivermi e delucidarmi su questi interrogativi.

La saluto cordialmente, in bocca al lupo.

 

Dr.ssa Marzia Dileo




  Inserita 26/11/2012

Buongiorno,

sono una ragazza di 28 anni, fidanzata da tre anni e mezzo e convivente da quattro mesi.

Il mio fidanzato, persona meravigliosa e che stimo molto, non mi ha mai fatto venire il batticuore o le farfalle nello stomaco, ma da subito mi ha prospettato e dato quello che sognavo (stabilità, famiglia, ecc...).

La crisi è iniziata con l'inizio dei lavori nella casa in cui ora viviamo e si è intensificata sempre più.

A ciò si aggiunge la presenza del mio migliore amico, presenza che fa parte della mia vita da 15 anni e da un anno a questa parte mi son resa conto di non poter vivere senza di lui e di provare per lui una forma di amore... e qualche giorno fa ci siamo baciati, cosa che mi ha fatto sentire chiaramente quanto gli voglio bene.

Per lui non è così, non sono il suo tipo e non gli piaccio "abbastanza" e la cosa non mi è nuova.

Quello che mi è "nuovo è il sentimento che sento per lui... e la conseguente difficoltà nello stare col mio fidanzato, verso il quale non provo più attrazione, a differenza dell'amico...

Non so come agire e non so se quello che sento per l'amico sia vero amore o solo attrazione...

Qualunque osservazione sarà utile per ragionare,

grazie,

saluti.

 

Gentile scrittrice,

 grazie per essersi rivolta al nostro servizio ed avervi posto fiducia, cercherò di aiutarla a ragionare sulla sua situazione come ci chiede.

 Ho letto molto attentamente la sua lettera; il punto sul quale la invito a riflettere è il fatto scatenante la crisi, come lei stessa scrive, l’inizio dei lavori nella casa in cui vive con il suo fidanzato. Potrebbe essere che il fatto di concretizzare e vedere crescere nella realtà sotto i suoi occhi la vostra casa, cioè le basi della vostra vita insieme e la successiva ulteriore stabilità che ne deriverà, le abbia fatto provare delle emozioni contrastanti ed un desiderio di “fuga”, che si è forse manifestato nell’interesse per il suo amico, persona che le è vicina da molti anni, che presumibilmente la conosce molto bene e che forse, proprio perché solo amico, “minaccia” meno la sua libertà.

 Mi spiego meglio: spesso capita che le crisi di coppia si manifestino proprio quando stanno per avverarsi le grandi tappe della vita a due, come il matrimonio, l’acquisto di una casa insieme, l’arrivo di un figlio.. sono avvenimenti importanti, che possono trasmettere inconsciamente l’idea “da qui non si torna indietro”, con la conseguente paura per il futuro, il timore di aver fatto la scelta sbagliata ecc.

 Credo che nel suo caso abbia intensificato la situazione il fatto di essere consapevole che il suo attuale fidanzato non le abbia “mai fatto venire il batticuore o le farfalle nello stomaco”; d’altro canto, lei stessa ammette che da subito le ha prospettato una serie di certezze che lei sognava, oltre ad affermare che lui sia “una persona meravigliosa e che ha la sua stima”.

 Parliamo del suo amico: lei scrive di una “forma di amore”. L’amicizia è, in effetti, una forma di amore; ha regole diverse e diverse manifestazioni ma si tratta comunque di un forte sentimento e legame. E’ probabile quindi che in questo momento di comprensibile paura del futuro e di incertezza riguardo alle scelte di vita, lei abbia pensato di provare per l’amico ciò che non prova per il suo fidanzato. Sarebbe però bene approfondire alcuni punti, ad esempio le motivazioni del vostro bacio e cosa pensi il suo amico di questa situazione dato che, come lei stessa scrive, lei non è il suo tipo e non gli piace “abbastanza”. In che modo quindi vi state frequentando? Cosa sa il suo fidanzato del vostro rapporto? Cosa ne pensa il suo amico?

 Credo che il nuovo sentimento che scrive di provare per l’amico e che le è nuovo, possa essere la conseguenza dei timori e delle incertezze del tutto normali in una fase della vita nella quale si iniziano a mettere le basi per il futuro e ciò spaventa. Penso che ciò su cui potrebbe ragionare, anche con l’aiuto di un professionista se crede, potrebbe proprio essere quanto lei si senta effettivamente pronta ad investire nella relazione con il suo fidanzato, quanto questo sia il momento giusto per voi per dare stabilità ulteriore, quanto sarebbe necessario condividere con lui alcuni dubbi o timori che potrebbe avere; credo che i sentimenti per l’amico siano dei segnali che cercano di condurla ad approfondire la tematica della sua relazione di coppia, più che un reale interesse per un’altra persona.

 Spero di esserle stata d’aiuto, non esiti a scrivere ancora se ne sentisse la necessità.

 Cordialmente,

dott.ssa Bezzi

 

Inserita 22/11/2012

Salve, ho 50anni, sono sposato ed ho tre figli, e attraverso i molti siti di annunci di incontri a pagamento ho conosciuto una donna di 41 anni. Anche lei sposata con due figli Dopo tante promesse da parte mia di incontri, non avvenuti mai perchè il compenso chiesto era molto alto secondo le mie possibilità, ci siamo incontrati per un prezzo a me accessibile. Ci siamo incontrati per 3 volte (sempre dietro corrispettivo) e, purtroppo, quello che sembrava un semplice incontro, tra due persone perfettamente sconosciute, sta diventando una cosa molto seria. Sono in confusione. Non so cosa fare. Una cosa, però, devo ammettere che con Lei ho iniziato ad amare e a vivere.

Gentilissimo Lettore,

da quello che scrive si potrebbe pensare che la Sua attuale situazione coniugale non sia idilliaca, al punto da spingerla a cercare emozioni altrove, addirittura ad accettare il compromesso di dover pagare per incontrarsi con una persona che possa soddisfare i Suoi bisogni.

Lei dice che grazie a questa donna ha iniziato ad amare e a vivere.

Tuttavia Lei dovrebbe riflettere su quanto reale e vera sia questa relazione, Lei stesso scrive di incontri avvenuti dietro corrispettivo, e quanto dall’altra parte questi sentimenti siano corrisposti; inoltre la storia sta diventando molto seria per chi?

E’ naturale essere in confusione di fronte a delle emozioni di tale entità, è proprio dell’innamoramento dove tutto viene percepito come bello  e meraviglioso.

Rifletta meglio su ciò che realmente vuole e se veramente la storia che ci racconta potrebbe essere il preambolo giusto per intraprendere una relazione sana e sincera.

Cordialità

Dott. Tuccio Domenico Savio

 

 

Inserita 22/11/2012

salve, ho bisogno di un aiuto.

ho 24 anni e sono iscritta al 3° anno di economia; ho fatto appena 5 esami superati e altri 3 non superati. Sono fidanzata da poco più di un anno con un ragazzo che vive in una città lontana dal mio paese. Il mio problema è lui. Non riesco a farmi stimare da lui. Ogni esame che non supero diventa per lui un problema per il nostro rapporto. L'ultima volta che non ho superato l'esame mi ha detto che io a questo punto non sono abbastanza intelligente per lui. Ha messo in discussione il nostro rapporto solo sulla base dei miei risultati universitari. Come posso risolvere questa situazione? Io lo amo moltissimo!

 

Gentile Signora,

                          la ringrazio per essersi rivolta al servizio Lo psicologo Risponde.


Mi sembra di capire che sussistono delle difficoltà in merito alla relazione di coppia. Sento che per Lei le espressioni negative del Suo ragazzo, hanno un qualche peso sul suo livello di autostima. Ancor di più in questo periodo e considerando il fatto che la sua carriera di studentessa le ha portato poche soddisfazioni.

Mi verrebbe da chiederLe se ha mai avuto la possibilità di parlare di questo problema con lui, se ha mai parlato “a cuore aperto” di questa sua preoccupazione così come sta facendo con noi attraverso questo servizio.
Se è vero che ogni esame andato male va ad  inficiare sul vostro rapporto, è anche vero che la dimensione di coppia dovrebbe nutrirsi di un amore proprio avulso da giudizi negativi. Si sta in coppia perché si sta bene, protegge e perché ci si sente adeguati in un pensiero a due.
Ora, provi a chiedersi perché si sente legata profondamente a questo ragazzo che dice di amare moltissimo. Provi a chiedersi perché il suo ragazzo la sta additando come una persona non intelligente.  Sono del parere che una consultazione psicologica Le sarebbe d’aiuto a  chiarire le sue perplessità e le offrirebbe lo stimolo per un eventuale ipotesi di cambiamento.


Rimango a Sua completa disposizione, con i migliori saluti
Dr Varotto

 

 

Inserita 31/10/2012

Salve mi chiamo sono una ragazza di 22 anni e ho bisogno del vostro aiuto !
Sono fidanzata da 3 anni .. Il mio ragazzo lavora all Estero e lo vedo ogni due mesi e mezzo .. Circa un anno e mezzo fa lui mi ha confessato ke i primo mesi ke stavamo insieme lui una sera di era ubriacato e l indomani si è' trovato una ragazza nel letto e l unica cosa che si ricorda e' un bacio ! Tutto cui me lo ha detto di sua spontanea volontà da un giorno all altro però dopo 1 anno e mezzo !
Io l ho perdonato e pochi mesi fa mi ha chiesto di sposarlo ma proprio ieri abbiamo litigato x le solite cose la mia gelosia .. Certi giorni sono tranquilla altri invece sono possessiva e penso sempre cose brutte ... Lui proprio ieri ha detto di voler pensare perché non sa se è' giusto sposarci perché ha paura ke io rimanga sempre così ..(. Dopo il matrimonio io dovrei seguirlo all Estero e nn saremo più distanti )
Cosa devo fare ? Nn c'è la faccio più nn voglio perderlo !
Grazie infinito in anticipo

 

 

Gentile ragazza,

comprendo e si sentono le sue preoccupazioni. Tuttavia, la prima fantasia che mi è venuta leggendo la sua lettera, è questa: “Quale è il problema ora?”, e non per sminuire quanto mi ha raccontato, ma perché non riesco a capire come mai ora che il suo ragazzo le chiede di sposarla, sorgono in lei questi dubbi. La mia fantasia è come mai ora, e non un anno e mezzo fa, questa richiesta di aiuto?

Rispetto a quanto mi scrive, lei mi parla di una ferita che ha subito nella sua storia con lui, e cioè il tradimento, che è naturale che le abbia fatto male,e che magari le possa lasciare delle paure per il vostro futuro insieme. Lei però ha deciso di perdonarlo, sicuramente quando l’ha fatto, avrà fatto delle valutazioni, avrà seguito i suoi sentimenti ecc.; perdonandolo però ha anche deciso di dargli fiducia. Su questo aspetto la vorrei invitare a riflettere, perché è possibile che su questa ambivalenza nascano i vostri litigi; infatti lei da fiducia al suo ragazzo, però quando ha l’occasione gli fa scenate di gelosia, mettendo in discussione la fiducia che lei stessa gli ha dato, e qui si apre uno scenario che porta nella maggior parte dei casi allo scontro, lo scontro fra due convinzioni, la sua che pensa di essere stata tradita e che chiede conferme, e lui che sente di doversi difendere e dimostrare il contrario… Così, capisco bene, che è snervante e per entrambi perché nessuno si sentirà mai pienamente capito dall’altro.

Posso chiederle, senza essere invasiva, di riflettere sul tradimento. Pur se è stata una brutta ferita, come mai dopo un anno e mezzo, non è riuscita ad accantonarla? Mi sembra molto presente nella vostra storia, almeno da parte sua; ne avete mai parlato? Avete mai affrontato il problema cercando di raccontarvi anche quello che succedeva in quel momento nella vostra coppia? Se pensa che con lui sia difficile, provi almeno lei a riflettere sul perché questo evento è ancora così presente nella sua storia di coppia, tanto da minare quasi continuamente la fiducia che ha nel suo ragazzo?

Credo che se riesce ad isolare questo aspetto e rifletterci un po’ sopra, potrà stare meglio, e potrà avere maggiore serenità nel pensare al matrimonio, e a ciò che comporta.

Se vuole esplorare meglio questi quesiti, mi scriva, la ascolterò e cercherò di aiutarla al meglio.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo

 

 

Inserita 30/10/2012

Buongiorno, mi chiamo Alessia ed ho 22 anni. Vi sto inviando questa mail per chiedervi un consiglio riguardo ad un problema che coinvolge il mio ragazzo. Anche lui ha 22 anni, e come me, frequenta il quarto anno all' università di economia e commercio. Il suo problema è qst: un mese fa ha lavorato per una mattinata al bar di suo cognato. Era la prima volta che faceva questo lavoro ed era la prima volta che veniva lasciato solo a gestire il bar e perciò non sapeva bene come preparare ad esempio un cappuccino. Ad un certo punto sono entrati due ragazzi, suoi coetani, e gli hanno chiesto di preparare un cappuccino. Lui a quel punto gli ha avvisati del fatto che nn era tanto pratico. Ed ha cercato di servirli comunque. Però mentre stava per porre la tazza di cappuccino sul bancone del bar le sue mani hanno iniziato a tremare (facendo cadere la tazza per terra). Diventando tutto rosso in viso e agitandosi moltissimo. E durato tutto pochi minuti. Poi si è ripreso ed è tornato tutto normale. Però quella situazione l'ha ricordata per molti giorni a venire, chiedendosi com'era potuta succedere una situazione del genere! Essendo stato lui un ragazzo che non si è mai agitato molto.

Un secondo evento si è verificato durante il matrimonio (circa 1 settimana fa) di sua sorella. Nel momento in cui doveva far la foto con la sposa, davanti a tante persone che non lo conoscevano e che lo stavano guardando e con il fotografo che lo riprendeva costantemente (dicendogli come doveva porsi per far la foto), la sua bocca ha iniziato a tremare. Diventando tutto rosso in viso e avendo l'aria come di uno che stesse per piangere dalla troppa emozione. Il punto è che lui non voleva piangere ma il fatto di dover fare la foto al centro dell'attenzione e dinanzi a tante persone a lui sconosciute, lo ha fatto agitare molto a tal punto da avere questa reazione. Reazione anche qui esagerata e che si è verificata due volte nello stesso giorno. E sulla quale non si capisce come sia potuta succedere.

Fatto sta che ora il mio ragazzo non riesce a smettere di pensare a questi due eventi (in particolare al secondo). Infatti sabato scorso è stato il compleanno di un suo amico. Arrivato il momento della foto (erano presenti tre ragazze dei suoi amici che lui non conosceva. E in totale c'erano molte meno persone a guardarlo) ha ripensato a quello che gli era successo il giorno del matrimonio della sorella ed ha iniziato ad agitarsi. Però per fortuna questa volta la bocca ha tremato molto poco e per pochi secondi.

Ora lui ha paura che questa sua agitazione eccessiva gli si presenti sempre in ogni momento particolare e di forte emozione. Come ad esempio durante la sua laurea.
Facendo delle ricerche abbiamo capito che forse questo suo problema potrebbe peggiorare. Per questo lui è molto preoccupato! Ha iniziato a pensare alle cose più brutte, tipo che diventerà un problema che lui nn saprà più gestire e che per questo gli condizionerà tutta la sua vita. Pensa che non è in grado di risolvere questo problema e si sente una nullità. E, pensando di non essere all' altezza di risolverlo da solo, mi ha chiesto aiuto.

Ci tengo a sottolineare che il mio ragazzo ha un carattere molto combattivo e forte ed è un tipino che ha cercato sempre di risolvere i problemi con molta facilità e da solo. In passato non ha mai sofferto di questo tipo di problema. Per questo non capiamo com'è possibile che ora è arrivato al punto di avere paura di far le foto dinanzi a persone sconosciute che l' osservano per la reazione che lui potrà avere.

Ora vi chiedo: secondo voi cosa succede al mio ragazzo? Perchè da un mese ha iniziato ad avere questo genere di problema? Può essere un caso di "fobia sociale" o di "attacchi di panico"? E se è uno dei due casi, come si risolve?
Confido fermamente in una risposta e spero di essere stata abbastanza comprensibile ed esaustiva in questo mio scritto.
Cordiali saluti.
Alessia.

 

Gentile Signora,

 lo scritto è comprensibile e spero di essere altrettanto chiara nel rispondere.

 Mi sembra di capire che la problematica del suo ragazzo si collega al contatto con un oggetto particolare, le situazioni sociali in cui si sente valutato. Forse, l'eccesso di agitazione e la preoccupazione riguardo la possibilità che si ripetano tali situazioni potrebbe esprimere, a seconda dei casi, vari significati che non trovano altra "via di espressione" se non quella del corpo (tremori, rossore in viso,..). Credo che sia opportuno inviare il suo ragazzo da uno psicologo-psicoterapeuta per comprendere anche quanto il problema interferisce con la sua normale routine, il funzionamento scolastico e le relazioni sociali.  

La saluto cordialmente,

 Dr Varotto

 

 

Inserita 29/10/2012

Grazie per l'opportunità  che date a chi come me chiede solo di poter sperare in una risposta obbiettiva sia nel bene che nel male.

In sintesi la mia storia ,  ormai è  4 anni che conosco una ragazza  "mia collega ", e inizialmente il nostro rapporto è stato cordiale e rispettoso , ma poi all'improvviso  lei  si è resa sempre più indifferente come se le avessero parlato male di me o non so, io ho sofferto questa situazione ma ho continuato a  vedere oltre , ho continuato a salutarla e fare ogni cosa che potesse  farle capire che a lei tenevo, così le portavo il  caffè,le facevo  gli auguri x natale e compleanno e le ho scritto tanti  bei messaggi con anche un pizzico di affetto, le regalavo i biglietti del cinema quando ne avevo in più,  e  poi le dicevo tieni mary se ti và questi biglietti usali tu  e il tuo ragazzo io ho già visto questo film, questo è un pò irrazionale perchè lei non mi ha mai chiesto nulla ma volevo farle capire che ci tenevo a lei ,alla fine  io so che in fondo lei sà che sono in buona fede è credo che un pò mi vuole o almeno ci tiene un pochino  , in fondo volevo solo la sua amicizia, però in lei è più forte l'indifferenza o la paura di qualcosa ma non capisco perchè e di chè??, ormai è un anno che sono andato via dalla città dove ci siamo conosciuti e non ci si vede proprio più, però  le ho chiesto l'amicizia  su facebook , lei ha accettato ,ma in quasi un anno non ci siamo mai sentiti eccetto quando le ho inviato dei messaggi ma non ha risposto a tutti non sò io soffro e lei lo sà ...mi chiedo se dovrei scriverle una lettera dparlandole come faccio con voi oppure no, sò di certo che non riesco a stare sempre in bilico il mio pensiero sente il bisogno di comunicarle il mio affetto che è un pò come una sorellina, ma ho paura che possa scambiare il mio pensiero con qualcosa di diverso.

 

Gentile scrittore,

man mano che leggevo la sua lettera si alimentava in me la sensazione che forse tanta chiarezza Lei non l’ha fatta riguardo ai Suoi sentimenti.

Mi chiedevo come mai insiste così tanto nel voler tenere un legame con una persona che palesemente cerca in maniera gentile e carina, senza offederLa, di non avere una relazione con lei, di nessun tipo?

Forse, le Sue carinerie potrebbero essere stata viste da Mary come il tentativo di cominciare una relazione più profonda che una semplice amicizia, forse qualcosa di più intimo? Magari lei non si è accorto dei messaggi subliminali che Le mandava, e forse cerca di credere ad una verità (affetto che è un pò come una sorellina) perché si difende da un sentimento più profondo verso una persona impegnata (biglietti usali tu  e il tuo ragazzo io ho già visto questo film)?

Pertanto prima di richiedere un chiarimento da Mary, sarebbe più opportuno che Lei facesse chiarezza su quali sono i Suoi sentimenti verso questa ragazza: perché questa sofferenza (io soffro e lei lo sa)?  E se provasse a chiedersi:  cosa vuol dire questa sofferenza?

Voglio salutarla ricordandole che l’amicizia è un sentimento che va coltivato da entrambe le parti.

Cordialmente

Dottor. Tuccio Domenico Savio



Inserita 29/10/2012

Salve mi chiamo sono una ragazza di 22 anni e ho bisogno del vostro aiuto !
Sono fidanzata da 3 anni .. Il mio ragazzo lavora all Estero e lo vedo ogni due mesi e mezzo .. Circa un anno e mezzo fa lui mi ha confessato ke i primo mesi ke stavamo insieme lui una sera di era ubriacato e l indomani si è' trovato una ragazza nel letto e l unica cosa che si ricorda e' un bacio ! Tutto cui me lo ha detto di sua spontanea volontà da un giorno all altro per
ò dopo 1 anno e mezzo!
Io l ho perdonato e pochi mesi fa mi ha chiesto di sposarlo ma proprio ieri abbiamo litigato x le solite cose la mia gelosia .. Certi giorni sono tranquilla altri invece sono possessiva e penso sempre cose brutte ... Lui proprio ieri ha detto di voler pensare perché non sa se è' giusto sposarci perché ha paura ke io rimanga sempre cos
ì ..(. Dopo il matrimonio io dovrei seguirlo all Estero e nn saremo più distanti ). Cosa devo fare ? Nn c'è la faccio più nn voglio perderlo ! Grazie infinito in anticipo

Buongiorno,

ho letto con attenzione le sue parole.

Credo che prendere in considerazione il matrimonio in una coppia diventa anche e soprattutto il momento di soppesare e considerare tutto ciò che è capitato. Così come lei ora sta considerando il rancore per la situazione di tradimento che si è sentita quasi sbatter in faccia tempo fa dalla persona con cui condivide la vita. Non ha importanza la vicinanza o la lontananza nella valutazione della situazione, ma deve sicuramente partire dal punto di superamento del tradimento, da come lei ha vissuto in questi mesi la situazione e per ultimo, ma non meno importante, della fiducia che lei ripone nel suo fidanzato e futuro marito.

Credo proprio che lei abbia bisogno di un’attenta riflessione e se si dovesse rendere conto di non farcela da sé il mio suggerimento è quello di rivolgersi ad uno specialista che la supporti e l’aiuti s mettere tutti i suoi pensieri in ordine.

Nella speranza di esserle stata di aiuto le lascio un grande in bocca al lupo

Cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico



Inserita 29/10/2012

Buongiorno!
Sono un ragazzo di 30 anni.
Ho un dubbio che ho da molti anni e che non riesco a togliermi...
Quando conosco una ragazza, o che abbia 20 o che abbia 40 anni, spesso succede che nella fase di corteggiamento di punto in bianco mi dica che si è fidanzata con un altro oppure con un ragazzo con cui stava già (da notare che questa cosa mi viene detta sempre mentre ci mandiamo messaggi al telefono, non di persona).
Io nel 90% dei casi, sono convinto che sia una bugia, però non riesco a capire se questa bugia viene detta perchè non gli interesso, quindi per sbolognarmi, oppure se viene detta per vedere la reazione, per vedere se veramente sono interessato tanto a lei. Perchè sinceramente non avverto mai segnali che mi fanno capire che proprio non gli frega niente di me..

Spero che ci sia una spiegazione anche se generica..

Grazie!

Riccardo

 

Gentile Riccardo,

innanzitutto grazie per essersi rivolto al nostro servizio per chiedere aiuto.

 Da ciò che leggo nella sua lettera, quello che racconta sembra uno schema che si ripete sempre uguale nel momento in cui lei inizia ad intrattenere delle relazioni sentimentali e, presumibilmente, ciò accade quando il rapporto inizia a farsi più intimo e approfondito. Sarebbe importante avere maggiori dettagli riguardo a questo schema, per esempio capire: se ci sono suoi atteggiamenti o comportamenti che provocano una qualche reazione particolare nella ragazza/donna in questione; se il tipo di persona dalla quale è attratto è spesso qualcuno che non ha intenzione, più o meno consapevolmente, di iniziare una relazione più profonda; e quali erano i suoi pensieri rispetto alla relazione con quella donna. In questo modo cercare di ritrovare, se ci sono, ulteriori costanti che si susseguono nelle varie esperienze. Le dico questo perché spesso il tipo di persona o di relazione che cerchiamo risponde ad un nostro specifico bisogno o stato mentale di quella fase della nostra vita e rischia di continuare a ripetersi (anche se cambiano i soggetti) se non viene riconosciuto e ci si adopera al cambiamento.

 Lei parla della fase del corteggiamento: sarebbe interessante ravvisare se ci sono situazioni particolari che si ripetono, se ci sono delle costanti oltre a ciò che lei vede nell’altra persona e cioè l’allontanamento da lei con una scusa o una ragione più o meno plausibile. Anche il fatto che non senta come sincero questo atteggiamento della controparte femminile e lo senta a volte come una messa alla prova del suo reale interesse è un punto molto importante a mio avviso.

 Ciò che mi sentirei di consigliarle perciò è di riflettere sulle passate esperienze, ponendo il focus su suoi personali comportamenti, sensazioni e pensieri per cercare di comprendere che cosa fa sì che la risposta femminile sia sempre quella che descrive.

Sia che si tratti di “sbolognarla”, come lei stesso scrive, sia che si tratti di una messa alla prova, mi sembra rilevante già il fatto di aver notato questo schema che si ripete e quindi, piuttosto di interrogarsi sulle reali motivazioni dell’altra persona (che rimarranno nella maggior parte dei casi sconosciute), le consiglio di rivolgere tali domande a sé stesso: come mai la donna che frequenta dovrebbe raccontarle una bugia? E se lo fa per metterla alla prova, crede che ciò sia legittimo e motivato da qualcosa oppure no? Come mai mentre sta frequentando lei, capita che questa donna incontri o si ritrovi con un altro?

Questi sono tutti quesiti che ritengo sarebbe fondamentale porsi, se crede anche grazie all’aiuto di un professionista, non tanto perché ne ravvisi la assoluta necessità nel suo caso ma quanto per riuscire, tramite il confronto con un’altra persona estranea ai fatti e competente, a comprendere e ritrovare quelle costanti che in questa fase della sua vita fanno sì che lei incontri relazioni di questo tipo.

 Spero di esserle stata d’aiuto,

non esiti a scriverci nuovamente se ne sentisse la necessità.

Cordialmente,

Dott.ssa Bezzi

 

 

 

Inserita 19/10/2012

Buongiorno, vengo a presentarmi sono un uomo di cinquantatre anni, e forse il mio problema più grande è la rabbia con tanta confusione. In questo momento sono anche in cassa integrazione con seri problemi economici.

La mia storia è prestodetta, rancore verso i miei genitori e più precisamente verso mio padre che mi ha rovinato psicologicamente ed economicamente, una madre assente e insignificante; rancore verso mia moglie da cui mi sento tradito e che primo fra tutti non mi ha mai appagato sessualmente in un matrimonio che dura da ventisei anni e che non ho le possibilità economiche di chiudere; un lavoro che sicuramente alla fine della cassaintegrazione perderò, con nessuna possibilità futura. 
Con molti sbagli che in passato ho fatto.

La rabbia, comprendo sia il mio problema di fondo, ma non ho la più pallida idea come uscirne, so che se si riconosce il problema la soluzione e automatica ma non mi sembra

Aiuto, chiedo un aiuto non ho possibilità economiche

 

Gentilissimo lettore,

leggendo attentamente la sua lettera mi veniva in mente l’immagine di una persona che si trova su un’ isola deserta, piccolissima, circondata dal mare.

Ho avuto la sensazione che Lei si senta come impotente e impossibilitato a trovare una soluzione, a vedere un orizzonte, e questo le causa confusione mentale proprio perché entra in gioco l’ansia. Sembra che attorno a Lei ci sia un mare fatto di rabbia verso la sua famiglia, di rabbia verso sua moglie, ma realmente questa rabbia è verso di loro?

Quanto di questa rabbia è verso le cose e  le scelte che Lei ha fatto o che Lei ha accettato di fare?

Non è mia intenzione addossarLe delle colpe, piuttosto cercare un modo di renderLa consapevole che nonostante ci sia un mare pieno di insicurezze che vengono dal passato e che sono ancora di più gravate dalla situazione presente ha sempre la possibilità di guardare in modo diverso all’orizzonte. Partendo comunque dalla cosa principale: se stesso.

Sapere quali sono le cause delle nostre sofferenze non basta se queste sofferenze non sono state elaborate. E’ soprattutto in una condizione di crisi  come quella che lei sta vivendo lavorativamente parlando che scaturiscono ulteriori frustrazioni dal passato.

Sentendo la Sua rabbia le consiglierei di rivolgersi ad associazioni come Psicologi di Base che la possano aiutare o in alternativa ai servizi di psicologia della Sua azienda sanitaria.

In bocca al lupo

Dottor Tuccio Domenico Savio

 

 

Inserita 01/10/2012

Buongiorno, mi chiamo Andrea, ho 38 anni e ho un figlio di 5 e sono bisessuale. Sono stato sposato con la madre di mio figlio per 7 anni dopo 10 di fidanzamento. Non voglio dilungarmi troppo sulla mia storia personale, spiegherò invece le motivazioni che hanno portato alla nostra separazione.


Premetto che il mio orientamento sessuale è sempre stato taciuto alla mia compagna, visto che credevo molto nel matrimonio e avendo scelto di sposarla sapevo che la mia vita sarebbe stata da quel momento una vita eterosessuale, e la cosa non mi dava particolare disagio pur non avendo mai avuto esperienze con uomini prima di allora.


Dopo 4 anni di matrimonio nasce Diego, il mio nostro angelo, e molte cose nella nostra vita di coppia sono cambiate, lei sempre nervosa e io ero troppo intento a fare il padre dimenticandomi di avere una compagna.
Dopo 3 anni scopro che la persona ke amavo si era da poco avvicinata e legata a una persona con la quale stava avendo una relazione. Il mondo mi crolla addosso, tutte le mie certezze non esistevano più. Dopo un anno passato a rincorrersi, e con una buona dose di psicoterapia, mi rendo conto e "accetto" che da parte sua non c'è alcun interesse a rimettere le cose a posto e mi rivolgo a un avvocato avviando le pratiche per la separazione.


Nel frattempo comincio una frequentazione con un uomo che è attualmente il mio compagno. Lei lo viene a sapere e me ne parla dicendomi che alla fine dei conti quello che ha fatto lei non è nulla rispetto a quello che le ho taciuto io. Io ovviamente non ho negato nulla, visto che oramai avevo deciso di venire allo scoperto. Dopo poco decide di accettare questa cosa e non nego che mi abbia davvero stupito con questo atteggiamento da gran signora.
Vengo ora al nocciolo della questione ovvero Diego.


Accantonati tutti i dissapori e i rancori si riesce ancora ad andare d'accordo e talvolta ci si ritrova per mangiare tutti e 3 insieme. Solo che ogni volta che me ne devo andare, trascorro piangendo tutto il tempo che passo in macchina per raggiungere casa mia.
Stare con loro mi fa ritornare alla mente quello che eravamo e che non siamo più. Quando sono la, sono taciturno, triste e il mio è un continuo controllarmi di non piangere. Quando sono solo con Diego, invece, sono il giocherellone e burlone di sempre e Diego mi adora.
Sembrerebbe un classico caso di un padre separato che nutre ancora il desiderio di ricostruire la propria famiglia, ma il mio essere bisessuale fa si che questo non possa mai accadere, perché lei non vuole al punto di essere diventata quasi omofobica.
Ma io voglio che Diego stia bene a prescindere da come sto io, e non vorrei illuderlo che io possa un giorno tornare a vivere con lui, perché di domande me ne fa e me ne fa tante, soprattutto su questo argomento del mio ritorno a casa. Lo vedo da quello che chiede, che non capisce bene cosa significa essere separati. Io lo prendo sulle gambe, lo guardo negli occhi e gli rispondo dicendo che io e la mamma non andavamo più d'accordo, ma che lo amiamo tantisso, che la decisione è stata presa da entrambi e che lui non è in alcun modo responsabile di questa nostra scelta.


Io mi chiedo se questi ritrovi a 3 siano o meno utili a fargli superare questo momento e se non siano un mezzo per fargli nutrire false speranze su una nostra riappacificazione.
Mi chiedevo anche quando poteva essere il momento per lui di capire che quello che vede ora essere un mio amico, in realtà è il mio compagno di vita.
Ho anche paura che possa venire a saperlo in modo distorto a scuola, che possa soffrire per questo e che possa un giorno incolparmi di non avergliene parlato.
Confido fermamente in una risposta e spero di essere stato abbastanza comprensibile in questo mio scritto.
Cordiali saluti.
Andrea.

 

Carissimo Andrea,

grazie per aver posto la sua fiducia nel nostro servizio.

 Ho letto con molta attenzione la sua lunga lettera e mi ha colpito la sua capacità di autocritica e riflessione; da ciò che mi pare di capire sembra che lei stia vivendo una fase di assestamento ed incertezza che ritengo sia del tutto naturale dopo ciò che ha vissuto.

Certamente elaborare il lutto del vostro matrimonio non dev’essere stato cosa da poco ed anche il coraggio che ha dimostrato nel proseguire con la sua vita facendo una scelta non facile, vista la sua situazione di separato con un figlio ancora piccolo, non è da tutti.

 Veniamo al piccolo Diego: mi sembra molto importante che lei metta il bene di suo figlio davanti al proprio e quindi mi sento di poterle dire che, nonostante la sua giovane età, Diego ha il diritto di vivere nella situazione familiare più chiara e costante possibile, di modo che possa fare delle previsioni, che possa sentirsi al sicuro e protetto, che possa crescere in serenità.

Quando scrive: “lo vedo che non capisce bene cosa significa essere separati” ciò potrebbe essere imputabile al fatto che ciò che lei gli spiega a parole non coincide del tutto con il suo comportamento, con il suo non-verbale. I bambini sono estremamente sensibili, riescono a catturare ogni piccola emozione, sguardo, gesto e sentono se ciò che diciamo loro corrisponde al vero.

E’ probabile, ma è solo un’ipotesi, che Diego sia disorientato perché da un lato gli viene spiegato che i suoi genitori sono separati, dall’altro però capita che mangiate e trascorriate del tempo insieme come facevate prima della separazione, dopo i quali può essere che traspaia in lei la sua malinconia rispetto alla famiglia che eravate e che non siete più. Ecco che Diego potrebbe non comprendere perché il suo papà non torna a casa con loro se è così triste quando va via.

Del resto lei stesso si è posto la questione “se questi ritrovi a 3 siano o meno utili a fargli superare questo momento e se non siano un mezzo per fargli nutrire false speranze su una nostra riappacificazione.”.
Il mio consiglio è quindi quello di riflettere su questo tema e di provare ad “auto-osservarsi” quando è con suo figlio e la sua ex-moglie.

 La questione invece di spiegare a Diego del suo attuale compagno è più delicata e dovrebbe avvenire per gradi, sicuramente dopo che questa fase che state vivendo è maggiormente consolidata e la vostra separazione è più chiara agli occhi di vostro figlio, per non destabilizzarlo troppo.

Le avrei consigliato la stessa cosa se si fosse trattato di una nuova compagna di vita; non è quindi una questione delicata perché si tratta di un uomo. Certo la scelta omosessuale che ha portato avanti può rivelarsi una “complicazione” (mi permetta questo termine) proprio per ciò che scrive lei stesso, e cioè per via dei pregiudizi e stereotipi su questo tema che purtroppo sono ancora frequenti in molti ambiti. Comprendo perciò la sua preoccupazione ma mi sento altresì di rassicurarla sul fatto che i bambini ci sorprendono per la loro flessibilità di pensiero e la loro apertura mentale e di non temere il momento in cui Diego saprà chi è l’amico del suo papà: per lui sarà sufficiente vederla sereno e coerente nei comportamenti con le proprie emozioni.

 Spero di esserle stata d’aiuto. le faccio molti auguri.

 Dott.ssa Serena Bezzi




Inserita 28/09/2012

Buongiorno,
sono una ragazza di 28 anni, ho scoperto da pochi giorni di essere incinta, sono all'ottavo giorno di ritardo. Sono tornata da due settimane dalla Bolivia, dopo 6 mesi di volontariato, e mi sento crollare il mondo addosso. Il padre di questo bambino è boliviano, uno studente universitario con cui ho vissuto una breve relazione quando ero lì, e che non ho più sentito da quando sono ritornata in Italia.
Ho desiderato tanto che non fosse una gravidanza, di notte sogno di avere un aborto spontaneo ma quando mi sveglio l'incubo continua, il più grande problema della mia vita è ancora lì senza che io sia in grado di risolverlo, di prendere una decisione.

Io non sono credente in Dio, però credo fortemente nella sacralità della vita umana. Soprattutto negli ultimi sei mesi, mi sono avvicinata a delle tecniche quali la meditazione e lo yoga per conoscere meglio me stessa e trovare una pace interiore da poter trasmettere anche gli altri. Sono laureata in Cooperazione allo sviluppo e il percorso lavorativo nell'ambito sociale che ho scelto è un segno della mia predisposizione verso gli altri, del mio desiderio di migliorare ogni giorno come persona e di fare il bene nella mia vita. Como potrei continuare con questo percorso se abortissi? Mi sentirei un'assassina, che ha tolto volontariamente la vita ad un altro essere umano innocente. Sì, per me si tratta di un essere umano fin dal concepimento.

Non volendo sentirmi in colpa tutta la vita per un gesto così orribile come l'aborto, pensavo al parto anonimo in ospedale, dando in adozione il bambino. Affrontare la gravidanza e darlo alla luce sarebbe il mio piccolo sacrificio per dargli la possibilità di vivere e di avere un futuro. In questi casi il bambino in pochi mesi è già tra le braccia di due genitori che lo desiderano con tutto il cuore. La mia famiglia è completamente contraria a questa possibilità, mia sorella si è addirittura offerta di crescerlo lei insieme ai due suoi bambini pur di non darlo a qualcun altro. Io non vedo un figlio come qualcosa che ti appartiene, ma come la possibilità di mettere al mondo una vita, di crescerla, di dargli il meglio, di formarlo come una persona onesta, felice. In questo senso, preferisco dargli l'opportunità di venire al mondo, piuttosto che togliergli la vita. Mi avvertono che lui soffrirà, si chiederà sempre perché l'ho abbandonato e mi cercherà...e allo stesso modo io mi tormenterò tutta la vita rimpiangendo questo errore. Io mi chiedo, ma se io questo bambino non lo voglio, è frutto di un errore, non sono pronta a dedicare tutto il mio amore e la mia vita a lui, non è meglio che cresca in una famiglia che gli può dare tutto questo? Io vedo l'adozione come un'alternativa all'aborto, e non come un abbandono.

La terza scelta è tenerlo. Io ho sempre pensato che un figlio fosse il frutto dell'amore dei suoi genitori e non ho mai immaginato un bambino senza un compagno. Non ho un lavoro, avevo mille progetti di lavoro e di viaggio e il sogno di incontrare l'amore della mia vita con il quale costruire una vera famiglia. I miei genitori mi potrebbero aiutare economicamente, anche se non navighiamo certo nell'oro, ma questo vorrebbe dire vivere a casa con loro, dipendere da loro, continuare ad abitare in un paesino del sud Italia dove non mi trovo bene, da dove sono sempre scappata in cerca di qualcosa di diverso. Io so che quando si vuole, tutto è possibile. Non sono in condizioni sociali così estreme da non potercela fare, quando uno si rimbocca la maniche può raggiungere risultati che neanche immagina...ma la domanda è: "Io lo voglio fare???" Fare tutti questi sacrifici, dedicare tutte le mie energie a un bambino che non credo di volere??
Ogni momento desidero di avere un aborto spontaneo, affinché questo incubo abbia fine, e per non dovermi prendere la responsabilità di ucciderlo. Come faccio a capire se è solo paura o se realmente non voglio questo bambino e di conseguenza non sarò in grado di dargli l'amore di cui ha bisogno? Ho letto di storie in cui i figli sentono di non essere stati desiderati, sentono il peso delle rinunce a cui i loro genitori si sono sottoposti per loro, e io non voglio farlo crescere così.

Grazie mille per questa opportunità di essere ascoltati, ancora non sono riuscita ad avere un appuntamento con la psicologa del consultorio e il vostro parere mi sarebbe estremamente di aiuto.

 

Buongiorno,

per essersi rivolta a noi,

grazie per averci scritto in un momento così delicato e privato. Si, privato, perché purtroppo la decisione di portare avanti o meno una gravidanza, rimane, e nel suo caso ancora di più una questione privata… Io comprendo appieno le sue paure, le sue domande, ma non potrei darle un consiglio, o incoraggiarla in una scelta piuttosto che in un’altra. Quello che potrei dirle è che tutto ciò a cui pensa e le viene in mente ora, e che descrive bene, sembrano i pensieri e le domande di una persona che ha già deciso. Le vengono, in mente infatti, solo possibilità negative che vedono suo figlio come un ostacolo ai suoi progetti, o come un futuro essere infelice perché rifiutato…Ovviamente non è detto che sia  così, ci sono molte donne che hanno realizzato progetti pur con un figlio a carico, e donne che non lo hanno fatto pur senza figli, così come ci sono figli che si sentono rifiutati pur avendo entrambi i genitori… Il progetto di vita, o la qualità di un legame, sono elementi complessi e vanno al di là del canale standardizzato che pensiamo sia valido, tipo vita serena progetti realizzati, mamma e papà con me bimbo felice…

Ripeto, io non voglio e non posso assolutamente consigliarle cosa fare, ma la posso invitare a guardarsi dentro, a fare di questa situazione un momento di riflessione su se stessa, cerchi di scacciare dalla mente domande, dubbi, possibili progetti, pur se ripeto è fisiologico che nella sua mente scattino in questo momento, e cerchi piuttosto di osservare e sentirsi, ha scelto di incontrare una psicologa, ha preso una decisione saggia per comprendere meglio. Ha tutto il tempo per prendere qualsiasi decisione, lasciando decantare le emozioni che sta vivendo ora. Tra queste emozioni mi sembra di sentire un’ambivalenza implicita, lei pur avendo ben chiaro cosa vuole dalla sua vita, è rimasta incinta e in quel caso qualcosa è saltato ? Forse questo è un altro motivo per evitare di concentrare la sua mente su dubbi, e domande sul futuro, ma per riportarla invece sul momento e le emozioni che sta vivendo… ma può accadere che le emozioni, se ci si fanno troppe domande, possa diventare più difficile sentirle.

Credo ci abbia già pensato molto, cerchi ora di distrarsi se riesce, e pazienti nell’aspettare l’appuntamento con la psicologa, nel frattempo può sempre scrivermi, la ascolterò con molta attenzione.

In bocca al lupo,

Dr.ssa Marzia Dileo

 

 

 

Inserita 27/09/2012

Salve.

Ho conosciuto all’inizio del 2011 una ragazza online e dopo diverse conversazioni su internet e qualcuna telefonica mi confessa (dopo circa tre settimane) che era un’altra persona da quella che si era presentata all’inizio e che non era single ma in fase di divorzio. A me cambia poco perché comunque abbiamo molti interessi in comune e soprattutto la reputo una persona molto intelligente, qualità che mi ha affascinato fin da subito. Dopo circa un mese dal primo contatto lei viene a trovarmi: sono attratto dalla sua interiorità, ma fisicamente è diversa da come me l’immaginavo e all’inizio non sono pienamente attratto da lei, nonostante abbiamo avuto rapporti sin dalla prima volta che ci siamo incontrati.

Ci vediamo circa una volta al mese per parecchio tempo, mi racconta di traumi infantili e di un vissuto molto delicato che l’ha segnata dall’infanzia in poi e in me cresce questa affinità emotiva che mi porta a sentirmi sempre più vicino sul piano affettivo. In più c’è un’intesa sessuale non indifferente, anche se non le dico mai “ti amo” ma solo un “ti voglio bene”, perché in quel momento era quello che sentivo.

 Lei era molto presente, quasi ossessiva, con telefonate, sms, chat. Io non mi interessavo più di tanto a cosa facesse, con chi e quando perché aspettavo che si facesse viva lei e questo era uno dei punti forti della “relazione”: il fatto che non fossi ossessivo nelle mie attenzioni. Dall’altro lato però lei soffriva perché sentiva di non essere amata pienamente ed era gelosa del fatto che potessi chattare con amiche d’infanzia, sconosciute, parlassi di colleghe di lavoro in maniera del tutto naturale, credendo forse impossibile coltivare rapporti con l’altro sesso che non fossero esclusivamente di natura sessuale.

L’estate del 2011 abbiamo avuto una seria crisi: le ho detto che avevo avuto anche un rapporto di una sola notte, proprio perché non mi sentivo in una relazione e ovviamente ne ha sofferto. Poi ho capito che era lei che volevo e gliel’ho fatto capire in maniera sempre più dolce.

In più ha iniziato ad avere anche una trasformazione fisica e la vedevo sempre più attraente, meno sciatta e molto più femminile rispetto all’inizio. In seguito mi ha detto che ha fatto tutto questo “per piacermi”.

Quando ha capito che i miei sentimenti erano mutati mi ha confessato il terzo cambio di personalità: non abitava neanche nella mia regione, non era straniera come aveva finto parlando con accento francese, faceva ore e ore di treno per venire da me e viveva ancora in casa con il marito o ex (a sentire lei per motivi economici). E cambia anche nome, famiglia… insomma una vita parallela alla precedente.

La perdono ,ci vediamo e da lì in poi penso solo a lei, evitando anche frequentazioni virtuali proprio per non farla ingelosire o stare male. Per mesi e mesi le cose vanno alla grande (o almeno credo…a questo punto dubito di tutto). Infatti io sono stato sempre sincero, nel bene e nel male, dicendole tutto mentre lei ha questo problema di non riuscire mai a dire la verità. Mi adorava in maniera quasi imbarazzante, esaltandomi nei pregi e accettando tutti i miei difetti. Sembrava una situazione quasi irreale.

Verso marzo 2012 le propongo di venire a vivere con me, anche perché ha un lavoro che detesta, mal pagato, con orari massacranti e che non le dà prospettive di miglioramente per il futuro; ha un pessimo rapporto con la famiglia. Insomma credevo che volesse scappare dal suo ambiente e ricominciare da capo con me, dal momento che mi diceva che “non poteva stare lontana da me, voleva sempre svegliarsi con me al suo fianco”. Conto le settimane, ci vediamo ad aprile e poi a maggio il marito parte e lei resta sola in casa. In quel periodo mi ha detto solamente dopo tempo di avere avuto una crisi, un vuoto… altre volte mi ha detto che questa sensazione l’aveva già da prima, anche quando tutto andava bene.

Però mi aveva inviato una lettera a metà maggio in cui mi parlava del nostro futuro insieme, di un figlio e tante altre cose stupende.

A giugno per la prima volta vado a trovarla io e a un concerto assieme c’era un tipo che lei presenta  come “amico del marito”. Di notte piange, mi confessa che vuole farla finita, ha crampi che le provocano tremori, insonnia, vomito e nausea.

Parto preoccupato per tornare a casa mia cercando di farle capire che io ci sono, presto staremo insieme e che non deve sentirsi sola.

Dopo una settimana mi chiama e mi confessa di essere andata a letto con il tipo del concerto. Viene a casa mia, piantando tutta la compagnia in asso (tra cui lui) mentre erano in viaggio in treno e la vedo completamente confusa.

Seguono giorni in cui le faccio capire in ogni modo che la amo, che voglio solo lei, che perdonerò questa “sbandata”: le scrivo delle canzoni, le faccio un ritratto, racconti. Cerco in tutte le forme artistiche di farla sentire importante perché mi aveva detto che non l’avevo fatta sentire importante.

Poi mi aveva accusato di essere poco presente (quando era anche lei a tenermi all’oscuro di alcune parti della sua vita e mi diceva che odiava le persone appiccicose).

Da qui in poi inizio a essere considerato come una specie di mostro, con tutti i difetti possibili (e al tempo stesso anche i difetti opposti!). Poi spesso ci ripensava e mi diceva “scusa, mi dispiace”. Passiamo anche del tempo in una città a metà strada, come turisti e tra dolori e crampi, la vedo sorridere e stare bene o piangere a dirotto.

Dopo che torno da tre settimane in visita ai miei genitori mi dice che mi ama tanto ma che non mi vuole vedere. Così torno a casa, ma di pomeriggio mi dice che si aspettava di vedermi scendere dal treno. Insomma, l’indomani prendo tre treni, vado da lei e sto due ore sotto casa perché è irrintracciabile. Ci vediamo ed è nervosissima, mi odia e vorrebbe mandarmi via. Alla fine la convinco a farmi salire e lì di nuovo cambia. Alla fine della serata mi manda via: si è assentata per oltre due ore e io nel frattempo ho letto alcune pagine di un diario che mi riguardavano.

Quando torna le vado incontro con queste pagine dicendo che erano bellissime e chiedendole perché non me le avesse mai fatte leggere assieme a tutte le altre. Si innervosisce, mi porta in albergo, la seguo per dirle di calmarsi pregandola di ripensarci e finiamo pure davanti alla caserma dei carabinieri dove uno di loro mi consiglia di desistere perché lei è confusa, ma non vuole sentirmi al momento.

Questa è l’ultima volta che ci siamo visti, anche se l’indomani mi scrive un sms dicendomi “Mi dispiace”.

Ci sentiamo sempre più di rado con alternanza tra momenti di odio e altri di amore. Da un mese non mi parla quasi più e mi cerca ogni tanto per dirmi che le manco.

Mi aveva accennato al suo bipolarismo, al dissociamento mentale, mi ha detto che “sta diventando pazza” e che ha ripreso a prendere farmaci e ad andare dallo psicologo. Ho letto su internet i disturbi dei borderline e, a parte l’autolesionismo che quando stava con me non ha mai manifestato, ce li ha tutti.

Idealizzazione e svalutazione del partner, insicurezza, promiscuità sessuale, stress, ansia, sentimenti di vuoto e perdita di autostima….

Io non so più cosa fare: abitiamo a parecchie centinaia di km, adesso credo che abbia intrapreso una nuova relazione con un’altra persona (tra i suoi alti e bassi e credo che l’altro non sappia dei suoi problemi) e anche io sono stato male in queti ultimi tre mesi.

Prima mi sono chiesto cosa ho fatto di sbagliato quando tutto sembrava andasse bene, poi mi sono “assunto le mie colpe”, poi ho capito che mi accusava anche immotivatamente di tutto e del suo contrario come una sorta di meccanismo di giustificazione del suo tradimento e del fatto che adesso avessi perso qualsiasi importanza ai suoi occhi.

Da una parte vorrei starle vicino perché capisco che l’entità del problema è grossa e di difficile soluzione (se non impossibile), dall’altra mi trovo in uno stato emotivo provato e alterno momenti di comprensione (parlando anche con lei dei suoi disturbi, cercando di giustificare i suoi comportamenti e il male che mi ha fatto in questi mesi riconducendoli al disturbo di personalità) a momenti di scoramento se non di rabbia per come sia indifferente al dolore altrui, per le bugie che continua a raccontare, per come possa giocare con le vite degli altri.

Era ben consapevole che non è in grado di avere una relazione stabile e duratura con una sola persona, ha desiderato in ogni modo che mi innamorassi di lei e sapeva che appena sarebbe successo lei sarebbe scappata via… eppure non mi ha detto nulla fino alla fine, facendomi sentire una sorta di oggetto vecchio che, una volta usato, è stato buttato via senza neanche un saluto degno di questo nome.

Le ho chiesto di vederci almeno un’ultima volta per un addio “umano”: sono due mesi che non la vedo e sinceramente un addio via mail o sms è davvero squallido. Lei penso non riesca a reggere la mia sincerità e la mia coerenza morale (a detta sua) o forse sono solo altre bugie. In compenso di tanto in tanto mi cerca e a volte non so se sia lei a imporsi di non cercarmi o altri (il nuovo partner, gli amici, avevo pensato anche il medico… ma mi ha detto che non gli ha ancora parlato di me).

Tra i consigli che ho ricevuto c’è stato quello di chiudere completamente i ponti e abbandonarla al suo destino. Ammetto di averci pensato, anche se è brutto da dire.

Se una persona che non riesce a cogliere le sfumature ma solo gli estremi (amore/odio, bene/male) non vuole essere aiutata è impossibile fare qualcosa per lei.

Dall’altro lato un’intesa così piena, un sentimento di tale intensità non l’ho mai provato per nessun’altra ragazza e questo mi frena, perché so che un’altra persona anche se “normale” non sarà mai speciale come lei, con tutti i suoi pregi e difetti.

Sembra che entrambi ormai non riusciamo a staccarci (anche se lei non si fa problemi ad avere altre relazioni). A me manca, anche se a volte mi sforzo di non cercarla e non scriverle, sperando che si faccia viva lei.

E purtroppo al momento le frequentazioni femminili che ho avuto mi sanno tanto di rimpiazzo, quasi un modo per provare a dimenticare ciò che non riesco a dimenticare.

Non so neanche come si sarebbe evoluta la situazione se avessimo vissuto nella stessa città: sicuramente mi sarei accorto prima dei suoi problemi (visto che quando veniva a casa mia era sempre felice e mi diceva che le ridavo la vita) e forse la storia sarebbe durata anche meno. Forse avendomi vicino si sarebbe sentita più protetta…

Confido in qualche consiglio per lei e per me.

 

Grazie.

 

Gentile Signore,

la i ringrazio per essersi rivolto a noi.

 Dal suo racconto emergono una serie di difficoltà riguardo la relazione che sta vivendo con una ragazza conosciuta in Internet.

 La sua descrizione della ragazza rimanda ad un probabile disturbo che lei  individua come “disturbo di personalità”, tuttavia, andrebbe valutato accuratamente in una sede diversa dall’ e- consultino, sottolineo infatti come siano necessarie molte conoscenze d’insieme e specialistiche per arrivare ad una diagnosi.

Meritano comunque un accenno i criteri che il DSM IV, il Manuale Diagnostico dei disturbi mentali, che menziona a proposito di alcuni elementi da lei descritti.

 In estrema sintesi, il profilo del borderline si caratterizza per un modello abituale di instabilità delle relazioni, e il “bipolarismo”, di cui fa menzione, è dato proprio dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione propri di questo disturbo.

 Ora, lei riferisce di aver compreso l’entità “grossa” del problema e di avere una piena consapevolezza rispetto la promiscuità affettiva della ragazza. Riferisce anche del suo desiderio di voler ricevere l’ultimo “addio umano” che le è mancato il giorno dell’ultimo incontro.

 Forse, contrariamente a quanto affermato, non si sente ancora pronto a riprendere in mano la sua vita come  sembra emerga dalle idee di “doverizzazione” e i dal continuo dispiacersi di non esserle stato vicino nella città in cui la ragazza vive.

Probabilmente, in questo momento, potrebbe trarre giovamento dall’aiuto di uno psicologo al fine di superare il disagio che la sta assorbendo. Con ciò intendo suggerirLe che il sostegno di un professionista potrebbe risultarle salutare al fine di portarle la linfa di cui avrebbe bisogno per porre buone radici e poter realizzare così quelle cose stupende che vorrebbe dalla relazione di coppia.

 

Dott.ssa Varotto

 

 

Inserita 19/09/2012

Buongiorno, mi presento sono Cristina, ex convivente e al primo anno circa di separazione, ho un bambino di 4 anni.

Brevemente le illustro la mia situazione, mi sono separata forzatamente xe' il mio ex convivente aveva un altra relazione, a parte i primi mesi difficili, ho deciso di accantonare quasi subito la rabbia e il rancore e la delusione e lasciare la porta aperta per il dialogo e la gestione di nostro figlio, attualmente io vivo con il bambino nella casa comprata insieme, il bambino vede suo papa' diciamo mediamente 5 giorni a settimana ma sempre qui da me, di comune accordo abbiamo deciso vista la piccola età di Mattia di gestire la sua crescita esclusivamente noi due e i nonni senza introdurre la presenza di altri nuovi compagni, trascorriamo ancora tanti momenti tutti e tre insieme comprese tante domeniche e gite fuori porta, ogni evento del bambino tipo la piscina la recita scolastica i compleanni degli amichetti vengono condivisi sempre in tre, grazie all'aiuto dei nostri rispettivi genitori siamo riusciti addirittura a trascorrere il natale insieme (tutti insieme) ceniamo insieme sovente ovviamente il distacco vero e proprio risulta la sera quando papa' torna a casa sua. Riusciamo forse meglio di prima ad avere un rapporto sereno e siamo sempre o quasi in linea sulle decisioni da prendere per la crescita di nostro figlio e sulla sua gestione.

Ma tante e troppe volte mi sono sentita dire che stiamo sbagliando e che mio figlio nel crescere avrà dei problemi...... a Mattia è stata detto nel limite del possibile cosa è successo che non ci amiamo piu' ma che comunque andiamo d'accordo e ci vogliamo bene, la mia idea è di proseguire così anche nel futuro ed anche quando con decisione reciproca decideremo di introdurre uno o tutti e due i nuovi compagni....ma questo deve essere un aggiunta non e poi mai una sostituzione, questo è quello che penso potrebbe essere giusto come totalmente sbagliato.

La prego appena possibile rispondermi su come devo proseguire o come devo cambiare determinati atteggiamenti xe' comunque per entrambi il bene di Mattia è fuori discussione.

 

Gentile Cristina,

grazie per aver posto la sua fiducia nel nostro servizio.

La domanda che ci pone è molto delicata e cercherò di esserle d’aiuto il più possibile.

 Ho letto con molta attenzione la sua lettera e ci sono alcuni punti sui quali mi farebbe piacere riflettere insieme a lei: innanzitutto mi domando chi sono le persone dalle quali ha sentito dire che lei e il suo ex compagno state sbagliando. Le chiedo questo perché solitamente, quando una persona a noi vicina fa degli appunti al nostro stile di vita o alle scelte che compiamo e noi ne siamo disturbati o ci sentiamo molto colpiti, può essere perché toccano nel profondo qualcosa che noi stessi pensiamo; altrimenti, sicuri di noi, continueremmo per la nostra strada.

Mi domando quindi se non sia lei stessa a iniziare a nutrire alcuni dubbi sulla vostra attuale situazione.  Mi chiedo poi se lei stia forse rinunciando a costruirsi una nuova relazione di coppia per non “introdurre i nuovi compagni” come lei stessa scrive: da ciò che capisco il suo ex compagno vive in un’altra casa, presumibilmente con la sua compagna, ma lei? Vive da sola con il piccolo? Cosa pensano i vostri partner della vostra situazione?

 Credo siano punti sui quali riflettere.  Veniamo ora a Mattia: per quanto comprenda perfettamente con quanta attenzione e cura stiate entrambi cercando di salvaguardare il bene di vostro figlio, Mattia è sì piccolo ma non per questo non riesce a comprendere la situazione e non si rende conto di alcune cose. Mi spiego meglio: i bambini vedono e sentono e capiscono più di quanto noi adulti spesso vogliamo credere. I bambini hanno quindi il diritto di sapere la verità riguardo al contesto che li circonda, riguardo alle relazioni familiari, certamente in un modo che sia per loro comprensibile e accettabile, nonché accompagnato da molte rassicurazioni. Quello che sto cercando di dirle è che a volte i genitori, per salvaguardare i loro figli dalle sofferenze e dai dispiaceri, modificano in buona fede la realtà per renderla più accettabile. Certamente lei racconta di aver reso Mattia partecipe della fine della vostra vita di coppia e comunque lui vede il suo papà andare via la sera; ma mi domando quanto ciò possa mandarlo in confusione rispetto a proteggerlo dal naturale dispiacere di un figlio riguardo alla separazione dei suoi genitori.

 Ritengo che ciò che avete fatto finora sia assolutamente nell’ottica della protezione di Mattia e in ogni caso occorre del tempo per adattarsi tutti ad una nuova realtà, come lei racconta è passato solo un anno dalla separazione; ma credo anche che, piano piano, con i tempi e i modi che sicuramente sarete capaci di trovare con vostro figlio, possiate introdurre la realtà dei fatti e cioè che siete separati ma non per questo non ci sarete più per lui anzi, e anche nel momento in cui entreranno in scena i vostri attuali partner ciò sarà più comprensibile per Mattia.

 Per come ci ha descritto la situazione, non credo sia possibile dire che state sbagliando e che Mattia crescerà con dei problemi; credo anzi che lei abbia dimostrato molta apertura e fiducia nel mettere in discussione qualcosa in cui crede fermamente per il bene di vostro figlio. Allo stesso tempo penso sia il momento di rendere Mattia più partecipe di quella che è la realtà dei fatti, spiegando la vostra situazione di separati, facendogli magari vedere dove vive il papà adesso che non dorme più nella sua stessa casa, lentamente facendogli conoscere i vostri compagni, inizialmente come amici. Potrebbe poi succedere che qualche domenica o qualche gita Mattia la passi con uno di voi alla volta, dimostrandovi sempre sereni con lui rispetto a questo. Per un bambino è certamente importante che i suoi genitori si amino ma se ciò non è più la realtà, è più sano per lui conoscerla, vivere nella chiarezza e trasparenza dei rapporti ed essere certo della vostra presenza. Ciò che dovete mantenere è l’”alleanza educativa”, riconoscervi cioè l’un l’altro nel vostro ruolo di genitore agli occhi di Mattia, questa è la cosa più importante. 

Ciò che fa bene a Mattia è vedere i suoi genitori sereni, anche se ciò vuol dire non vederli più insieme.  Le faccio tanti auguri, spero di esserle stata minimamente di aiuto. Se sente ancora il bisogno di chiarimenti o ha altri dubbi non esiti a contattarci nuovamente.

 

Cordialmente,

dott. ssa Bezzi




 

Inserita 13/09/2012

gentilissimi, la storia è la seguente amante di una donna sposata e mia collega di lavoro, per molti anni. mi imbatto in una storia d'amore fresca.

Il rapporto con questa donna si incrina viene alla luce il mio tradimento. nel frattempo la signora in questione si separa dal marito.

restiamo comunque insieme.

lei inizia ad andare dallo psicologo per farsi aiutare

Ad un certo punto trovo nel suo cellulare una corrispondenza con un suo ex mi scoppia la testa di gelosia.

insisto per sapere la verità cambia versione un po di volte poi mi confessa tradimenti, poi ritratta dicendomi che il suo psicologo gli ha consigliato di confessare il tradimento anche se mai avvenuto, perchè evidentemente era quello che volevo sentirmi dire.

La cosa mi perplime alquanto??

come può un professionista consigliare di dire una bugia, non conoscendo per giunta me???

esiste una qualche terapia che lo ammette??

Onestamente non credo che il professionista in questione possa averlo fatto.

il codice deontologico cosa prevede??

Grazie per la cortese risposta.

saluti

R.G.

 

Gentile R.G.,

la ringrazio per averci inviato la Sua domanda e  da parte mia le chiedo scusa per il ritardo nella risposta..ma spero capirà visto il periodo estivo.

 Lei mi pone una domanda ben precisa, a cui io non posso dare una risposta, anzitutto perché non posso interferire nel lavoro di un altro professionista. Posso dirle che il codice deontologico non contempla situazioni come quella che lei mi ha descritto, non prevede che lo psicologo possa consigliare di dire bugie, ma non prevede neanche il contrario.

 Io posso dirle, in quanto professionista, che alle volte i pazienti, come può essere stato in questo caso per la sua compagna, prendano dalle riletture del terapeuta, ciò che può a loro servire dipiù, ciò che riescono a comprendere meglio…come dire in parte posso travisare ciò che viene loro rimandato…e se così accade anche questo è oggetto di lavoro tra il paziente e il terapeuta.

 Io non so cosa possa aver detto tale professionista alla sua compagna e cosa possa aver compreso lei, e ripeto non posso entrare in questo rapporto, io posso invece invitarla a riflettere sulla sua storia d’amore..sui segnali che stanno arrivando da questa. ..su questa donna che ritratta. Sicuramente è più doloroso aprire questi interrogativi, ma è sicuramente più utile per lei e per il suo benessere anche nella relazione.

 Spero di ricevere una sua risposta, per poter cercare di aiutarla.

 La saluto cordialmente.

 

          Dr.ssa Marzia Dileo



 

Inserita 12/09/2012

buon giorno e grazie in anticipo della vostra eventuale risposta ...il mio compagno si eccita sessualmente sl se

pensa ke io stia avendo rapporti cn altre persone da lui conosciute ...anke se può essere eccitante dp ci sta

male psicologicamente....cs pos so fare x aiutarlo .....aiutooooooooooo

 

Gentile Lettrice

la ringrazio per aver riposto la sua fiducia nel nostro servizio.

Sicuramente Lei sarà consapevole del fatto che ci descrive con pochissime informazioni una situazione di disagio, che per quanto viene chiaramente vissuta dal suo partner nulla sappiamo come la coppia vive questa situazione.

Mi limiterò a porLe alcune domande per non azzardare delle ipotesi o delle interpretazioni che potrebbero essere discutibili. Quello che mi pare di capire è che il suo compagno prova una forma di forte eccitazione sessuale nell’  immaginarLa nell’atto sessuale con persone che il suo compagno conosce. Ma chi sono queste persone nella fantasia del suo compagno? Sono ex? E se si di chi? Che legame c’è tra il suo compagno, Lei e l’Altro/a? e ancora, quanto Lei ha un ruolo attivo in questa sua fantasia? E di domande in cerca di risposte se ne potrebbero formulare ancora.

Quello che mi sembra lei evidenzi è che poi il suo compagno vive un forte disagio, forse un senso di colpa, una volta scomparsa l’euforia dell’eccitamento. Un aiuto che potrebbe dargli è quello di cercare innanzitutto di costruire un dialogo nella coppia, al fine di capire quanto questa situazione incida  su entrambi, e poi di motivarLo a rivolgersi ad un esperto (psicologo, psicoterapeuta, sessuologo) al fine di elaborare meglio quello che sta vivendo.

 

Cordiali Saluti

 

Dott. Tuccio Domenico Savio.

 

 

 

Inserita 10/09/2012

Salve sono un ragazzo di 21anni le scrivo semplicemente  perchè sono un po pensieroso... proprio ieri un mio amico mi ha fatto notare che io delle volte assumo degli atteggiamenti femminili pur essendo etero e fidanzato...

davvero questa cosa mi ha mandato in panico! vorrei tanto risolvere questa cosa.... spero in una vostra risposta :)

distinti saluti

 

Gentile scrittore,

innanzitutto grazie per aver riposto la sua fiducia nel nostro servizio.

 

Seppur il suo quesito sia breve,  dalle sue parole si capisce  quanto ciò che è successo l’abbia colpita profondamente: scrive infatti di essere andato “in panico” e di desiderare di “risolvere questa cosa”.

Una prima riflessione che mi verrebbe da proporle riguarda in generale il confronto con l’altro e il significato che può assumere, in un’età come la sua, il giudizio da parte dei coetanei: capita a volte che alcune osservazioni o commenti delle persone vicine ci facciano molto riflettere sui nostri comportamenti o atteggiamenti, sui nostri modi di porci nei confronti degli altri oppure che ci rivelino qualcosa che noi stessi non avremmo mai notato o considerato. In questo senso è spesso utile il confronto con i coetanei, soprattutto nell’adolescenza e nella giovane età adulta, quando si sta faticosamente cercando di costruire la propria identità ed il proprio modo di essere, differenziato

dagli altri. E’ anche vero però, che proprio in questa fase di vita molto delicata, di trasformazione accompagnata a fragilità, ciò che ci viene fatto notare, soprattutto se negativo o ritenuto da noi sgradevole, può farci molto soffrire o spaventare proprio perché ancora non si è sicuri di sé e ci si ritrova pieni di dubbi e incertezze.

Veniamo ora al contenuto di questo commento: mi sembra di intuire che ciò che l’ha spaventata nell’appunto del suo amico sia stato ciò che questo sottintendeva (o almeno ciò che lei ha inteso), e cioè che lei potesse essere omosessuale o comunque un ragazzo effeminato. Sarebbe importante a questo proposito capire cosa intende il suo amico per “atteggiamenti femminili”; mi spiego meglio: tutti noi conserviamo in noi stessi una parte maschile ed una femminile, dosate in maniera differente a seconda del nostro genere e della nostra personalità. Ci sono persone che possiedono alcune delle caratteristiche proprie dell’altro genere in maniera più marcata di altre; nel caso di un ragazzo queste potrebbero essere la sensibilità, la capacità di ascoltare, l’essere accogliente e sapersi prendere cura, che poco hanno a che fare con la scelta sessuale per l’uno o l’altro genere.

 Mi sentirei perciò di consigliarle di riflettere su ciò che il suo amico le ha fatto notare non solo nei termini di un “attacco” alla sua eterosessualità bensì allargandone il significato, potendo magari intravedere la possibilità di un risvolto positivo e arricchente della sua personalità che si sta costruendo e definendo. Se crede, potrebbe parlarne con la sua compagna, per avere da lei un confronto su questo tema che l’ha molto colpita.

 Spero di esserle stata d’aiuto, non esiti a scrivere nuovamente per eventuali chiarimenti o altre perplessità.

 

Un caro saluto,

Dott.ssa Serena Bezzi

 

 

Inserita 30/07/2012

 

Salve!Scrivo per togliermi una curiosità.Sono una ragazza di 24 anni e non homai avuto alcuna esperienza amorosa.Vuoi perché sono troppo timida o perché nonsono attraente più di tanto o perché non ho una cerchia di amici,o perchè hotolleranza zero verso gli altri,o perchè dopo tanti rifiuti alla fine ci horinunciato ed ho imparato a reprimere i miei sentimenti o le mieattrazioni...Non lo so.

Ho notato però  che "quando provo simpatia" per qualcuno, questoqualcuno è sempre una persona con la quale io abbia avuto uno "scontroverbale",un conflitto,una persona che mi abbia fatto un torto o mi abbiainsultato; una persona che abbia dimostrato poca stima verso di me,in altritermini.Mi spiego meglio:al liceo poteva esser il bulletto di classe,osannatoda tutti e che mi prendeva in giro; ora al lavoro può esser un mio superioreche ha da ridire sul mio operato,che mi denigra o mi umilia.E' una sorta diamore ed odio.E' come se il conflitto che si è generato accenda in me una sortadi attrazione; non so neanche io spiegarlo.Mi sembra così irreale.

Tendo inoltre a trattare male ,in modo scontroso, le persone di genere maschilecon le quali entro più in confidenza,in intimità (che siano colleghi di lavoroad esempio)

In particolar modo noto che provo attrazione verso uomini più grandi di meultimamente.

Specifico che da circa due mesi ho perso mio padre.Forse questo è un fattore dacollegare?.Il rapporto con mio padre era di base conflittuale perché lui era ilclassico "padre padrone",una personalità vivace e molto forte.Determinato e duro,è stato nel complesso un ottimo padre perché è stato moltopresente in tutto e forse era l'unica persona che capiva la mia"ipersensibilità"( perché credo di averla ereditata da lui).Certo nonaveva dei modi "gentili" di educare i propri figli; anzi era spessoscontroso,ci disprezzava anche di fronte ad altri.Non è stato facile crescerecon lui,anche se l'ho amato tanto.

Può esser che io cerchi nell'altro sesso un "prolungamento" delrapporto con mio padre?E che ora che lui non c'è più lo cerco in uomini maturi?

Mi rendo conto che è una situazione complicata ,che la mia vita sentimentale edaffettiva è vicina allo zero,che sicuramente ,di conseguenza, vivo i rapportiin modo infantile ed immaturo perché non ho esperienza.So di esser sicuramenteuna ragazza problematica.Voglio,

 scrivendovi,solo cercare di quantificare "ilproblema" per cercare una soluzione.

Grazie per aver dedicatomi del tempo.

Distinti saluti.

 

 

Gentile lettrice,

 

ho letto con molta attenzione la sua lettera, che comincia con unarichiesta di illuminazione su una sua curiosità, e invece si apre a contenutiimportanti della sua storia personale che potrebbero aiutarla a comprendere sestessa.

Ci tengo, innanzitutto, a precisare che per poter dare unarisposta esaustiva alla sua domanda servono molte più informazioni e unaconoscenza terapeutica molto più profonda, e quindi spero che ciò che lerimando possa servire da spunto di riflessione o da base per un lavoro su di sé.

Da ciò che racconta sembra che lei trovi difficile il rapporto divicinanza e intimità, e quando si presenta lo gestisce attraverso il conflitto,che è una modalità che ha appreso in famiglia, in particolare da suo padre, eraforse attraverso il conflitto che venivano veicolati gli affetti più profondi? Comevenivano vissute in famiglia le emozioni? E il rapporto con sua madre?

Lei mi parla anche di se, ed emerge una bassa autostima, che dicerto influenza il rapporto con gli altri, e la scelta del partner, lei è comese partisse già sconfitta e penso che in questo stato non si metterà acorteggiare il ragazzo perfetto, perché magari pensa di non meritarselo, mentrequello che ha attivato in lei una modalità di relazione basata sul giudizio esulla competizione è quello che la attira, perché probabilmente è la modalitàche ha imparato a gestire meglio, e che le conferma l’idea che ha di sé. Leiquindi non è che cerca negli uomini il prolungamento di suo padre, ma scegliela modalità di relazione che sente più familiare. Le ripeto che questi sonosolo degli spunti, non la conosco così bene, e da professionista le dico cheper arrivare ad un quadro molto più chiaro e utile per lei, sono necessaridiversi incontri, ma questi spunti potrebbero aiutarla a porsi delle domande ea riflettere. Le consiglierei di iniziare un percorso di terapia, può sceglierefra i diversi orientamenti, e può decidere se tramite un ente pubblico oprivato, personalmente ritengo più utile per lei la terapiasistemico-relazionale, che è anche la mia specializzazione.

 

Non esiti a scrivermi, anche magari per approfondire un po’ ledomande che le ho posto.

 

La saluto cordialmente.

 

Dr.ssa Marzia Dileo

 

 

 

Inserita 30/07/2012

Come difendersi da un datore di lavoro maleducato, provocatore, aggressivo, senza perdere il lavoro?
Come evitare di essere un antistress?

Sono piuttosto efficiente sul lavoro (faccio l'impiegata)
Il mio datore di lavoro ultimamente mi sommerge di lavoro e contemporaneamente mi chiede di essere sempre più veloce, interrompendomi prima che abbia potuto completare i lavori e affidandomi altre incombenze. Quando non sto al passo con le sue pretese, coglie immediatamente l'occasione per rimproverarmi e quando ha finito, si placa e sorride.
Ho provato a spiegare le mie motivazioni pratiche, ma si irrita ancora di più.

Come si fa a diventare impermeabili?
Mi piacerebbe scoprirlo prima che un esaurimento nervoso abbia la meglio su di me.

Grazie in anticipo, se potrete aiutarmi

 

 

Gentile scrittitrce,

 La ringrazio molto per averci accordato la Sua fiducia, parlandoci del Suo problema, sicuramente condiviso anche da altri.

Leggendo quanto scrive, concordo con Lei sull’esprimere al Suo datore di lavoro le motivazioni che La portano a non svolgere serenamente il lavoro: un tono calmo e pacato a difesa delle proprie ragioni dovrebbe essere sempre ben accetto e ascoltato con più attenzione.

Però questo, a quanto Lei stessa dice, non ha sortito nessun effetto “Ho provato a spiegare le mie motivazioni pratiche, ma si irrita ancora di più.

Lei ci chiede come si fa a diventare impermeabili a certe situazioni, purtroppo penso che non sia possibile una cosa simile: qualsiasi cosa facciamo nella nostra vita, volenti o nolenti, ci porta ad investire una piccola parte di noi stessi, che, se viene delusa o ferita, ci fa stare male.

Ciò che verrebbe da consigliarLe è cercare di capire se il Suo datore di lavoro è disponibile, nuovamente, ad un confronto, ma soprattutto ad ascoltare le Sue motivazioni. 

Se, in caso estremo, quello che Lei racconta continua a protrarsi nel tempo e si aggrava, potrebbe sottoporre la questione ad un legale, cercando di capire come muoversi con il Suo datore di lavoro.

 

Spero che riesca a trovare quanto prima la serenità e che il Suo impegno venga riconosciuto e Le auguro una buona estate.

 

Dr.ssa Francesca Sansalone

 

 

 

 

 

Inserita 26/07/2012

Buongiorno Dottore,

           ho bisogno di capire una cosa che mi accade continuamente e che pian piano sta rovinando la mia esistenza, Non è la prima volta infatti che mi capita di pensare ad una vita parallela con una persona diversa e perdere intere giornate a pensare nei minimi dettagli una cosa che so per certo non avrò mai.

            Consciamente poi non la voglio neanche, il problema è che inconsciamente arrivo a volerla, a desiderarla, a sognarla con tutta me stessa, annullando ogni altro mio pensiero, ogni altra mia attività e quindi altro non faccio che perdere tempo, tempo della mia vita reale. Queste “parti” però stanno diventando anni e se non riesco a riprendere il controllo di me stessa rischio davvero di perdere la vita, la mia vita.

            Le mie diverse vite, hanno poi per protagonisti dei ragazzi o degli uomini che ho modo di conoscere. Magari non mi piacciono neanche realmente, ma comincio a pensarli a pensare una vita insieme a loro e nella realtà faccio di tutto per piacergli. Alla fine gli piaccio pure, ma a quel punto scappo perché assolutamente non voglio cambiare la mia vita e ovviamente li perdo, anche come amici. Quello che non riesco a capire è questo disperato bisogno di piacere, di annullare tutta me stessa. Nego addirittura di essere fidanzata, nego di amare profondamente il mio fidanzato, perché così facendo credo di piacere di più, o meglio di togliere quella barriera che impedirebbe un interessamento alla mia persona. Ma questa cos’è una malattia? Perché faccio così? Vi prego di rispondermi.

 

 

Gentile,

nella vita la fantasia e il fantasticare rappresenta sicuramente una via d’uscita alternativa al tam tam che la vita quotidiana ci “propina”, ma se lei stessa si rende conto che questo fantasticare sta prendendo sempre più piede nell’arco della sua giornata rende invalidante tutto ciò che vorrebbe e potrebbe fare.

La cosa importante è che lei stessa si sia resa conto della fetta consistente di tempo che le porta via quest’attività e che vuol cercare una via d’uscita a tutto questo.

Provi allora a prendere in considerazione il supporto di un terapeuta che l’aiuti a riappropriarsi del suo tempo e della sua vita. Spero di esserle stata di aiuto, le faccio un grande in bocca al lupo

Cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico

 

Inserita 26/07/2012

Salve

sono una ragazza di 26 anni, fidanzata da 3 anni e mezzo con un ragazzo di 33.Due mesi fa dopo una bella giornata passata insieme, il mio fidanzato mi ha confessato di avermi tradito un anno e mezzo prima, in casa sua, con un'amicadella sorella, di tre anni più piccola di me.

All'inizio mi ha detto che c'era stato un mezzo bacio, ma dopo essermi arrabbiata ed avere insistito mi ha dettodi avere provato piacere con lei, ma di non aver avuto rapporti completi.Dell'accaduto ne erano al corrente le sue sorelle e le sue cugine... io insommaero l'unica a non sapere. Io ho voluto sapere i particolari, e lui mi ha dettoche c'è cascato perchè questa ragazza, molto carina secondo me, tutte le sereandava a casa sua e ci provava. Pero' io di questa cosa non ne ero al correntee pensando al periodo in cui è accaduto mi sono venuti in mente alcuni suoicomportamenti, cioè alcune sere non passava da casa mia e mi telefonava mentreera in macchina e quando lo chiamavo io a casa mi diceva di chiamarlo dopo cenaperchè ancora doveva cenare... cioè cose che non ha mai più rifatto.

Inoltre,mi ha detto che dopo la prima e unica volta che è successo, questa ragazza si èavvicinata un'altra volta ma lui l'ha rifiutata, dicendole che non era giusto,che era stato un errore e che stava con me....cioè hanno litigato e ora non sisalutano più. Io avevo notatao qualcosa di strano quando capitava di incontrarequesta persona per strana, cioè notavo imbarazzo da parte del mio fidanzato. Ilgiorno che mi ha confidato tutto io sono scesa dalla macchina dicendo che erafinita, ma lui mi ha inseguito...Nei giorni seguenti si è comportato bene,dicendomi che aveva avuto paura di perdermi.

Dopo molti giorni avevo digerito la cosa, ma da qualche settimana ci stopensando.... mi sento confusa, ho paura che lo possa rifare o che non mi abbiadetto la verità... a volte non lo sopporto, altre volte mi manca...

Io con lui ero felice, stavo bene, pensavo di avere trovato la felicità che hosempre desiderato. Da piccola ho subito per anni e ripetutamente molestiesessuali in ambito familiare, sono sfortunata nella vita, non riesco ad esserefelice...ma con lui lo ero... non so cosa fare...

 

Vi ringrazio per l' attenzione

 

Gent.le scrittrice,

 grazie per aver condiviso con noi la sua esperienza. Dalle sue parole mi sembra di avere a anche fare con la storia di due persone tra loro legate e non intenzionate a perdersi. Il tradimento venuto a galla non mi sembra un elemento centrale nella vostra storia per il semplice fatto che non ha avuto un seguito dopo l’episodio in sé. Comprendo il suo senso di sfiducia e paura nei confronti del suo fidanzato ma non si può “controllare” tutto e in particolare quanto attiene agli esseri umani. I sentimenti e le relazioni sono fatte di tante sfumature  e di un nucleo di inaccessibilità che andrebbe tenuto in conto e preservato, non temuto.

Posso immaginare che accettare il “tradimento” sia fonte di sofferenza, tuttavia per allargare il nostro livello di riflessione, la invito a considerare l’etimologia della parola da lei scelta per descrivere la sua situazione, tradire viene dal latino tràdere che significa “consegnare, mettere in mano a qualcuno” e lo stesso Jung (1875-1961),psicoanalista svizzero,  in proposito ci suggerisce che il tradimento è sempre sulla nostra strada ma non è solo per annientarci ma anche perché qualcosa si ricrei e si può riscoprire sé stessi solo e quando si apre una breccia nella linearità del suo tempo e nella quotidianità delle sue credenze: l'uomo ha bisogno di trascendere il proprio limite per scoprire nuove regioni di se stesso”.

 Un ulteriore spunto che desidero offrirle riguarda il concetto stesso di relazione o coppia se preferisce; dal mio punto di vista, “stare con” non significa condividere tutto nel senso di raccontarsi ogni gesto, desiderio o tormento; ritengo più utile accettare anche la nostra parte oscura riconoscendo la stessa possibilità all’altro. Credo sia più importante, per lei, in questo momento, comprendere se questa persona è fonte di gioia, felicità, crescita e concentrarsi su quanto questa persona contribuisca al suo percorso di crescita individuale, non tanto su quanto accaduto più di un anno fa.

Infine le esprimo tutta la mia vicinanza emotiva per la sua storia passata e mi auguro che possa trovare una vita meno dolorosa nell’età adulta al di là dell’esito che avrà questa relazione amorosa.

Spero di esserle stata d’aiuto con queste poche righe, per qualsiasi dubbio e/o chiarimento non esiti a ricontattarmi.

Un saluto

 

Dott.ssa Daniela Stabile  

 




Inserita 25/07/2012

Ho una figlia di 16 anni (adottata a soli 40 gg) da un anno mostra dei problemi, ha smesso di studiare e frequenta una "brutta compagnia", quando esce con questi ragazzi torna ubriaca e nonostante noi la controlliamo, dopo vari tira e molla, tra divieti e poi concessione di nuova fiducia, dopo poco tempo si lascia trascinare, l'altra sera è tornata in condizioni in cui nessun genitore vorrebbe vedere il proprio figlio. Abbiamo deciso che "Dobbiamo" questa volta impedirle di rivedere quegli amici, anche se lei dice che sono gli unici che ha. Come dobbiamo fare, praticamente, ad impedirle di vederli? Ci dicono che dobbiamo assolutamente impeditle di frequentare queste persone, ma come fare nessuno ce lo insegna! Abbiamo già provato altre volte ma dopo un pò diventa difficile perchè non possiamo rinchiuderla in casa. Come possiamo fare? Siamo disperati e abbiamo paura che possa succedere qualcosa di brutto perchè lei ha dimostrato di non sapersi limitare. Grazie . Una mamma.

 

Gentile Signora,

La ringrazio della fiducia riposta nel servizio Psicologi di Base.

La mia esperienza con le famiglie adottive, maturata anche in contesti di doposcuola, mi ha portato più volte ad over riflettere sulla disciplina utilizzata dai genitori dei ragazzi seguiti. I problemi riguardano per lo più l’ambito dell’autorevolezza, ovvero di saper porre limiti chiari e coerenti; infatti, spesso l’adulto di riferimento si mostra caldo e affettuoso ma, dall’altra parte, manca di sane idee di doverizzazione, di motivazione e di chiarificazioni verso il ragazzo.

Ecco allora che di fronte all’ eventualità che possa accadere “qualcosa di brutto”, Le raccomanderei di essere più incisiva e determinata ad. es. frenando le uscite con quel gruppo di “amici” spiegandole la cattiva influenza ed i danni che potrebbe subirne. Infine,  se lo riterrà  necessario, potrebbe provvedere a contattare il distretto socio-sanitario e/o i Servizi sociali di zona per trovare insieme le soluzioni più opportune.

 A mio avviso, a nulla potrebbe servire la minaccia o l’ intimazione (ad esempio, dicendo alla figlia “guarda che ti metto dentro in riformatorio…”). Si ricordi, infatti, che la ragazza le sta mostrando chiari segni di disagio, anche attraverso il suo comportamento (l’ uscire dai “limiti”) e ha bisogno di sentirsi compresa e accolta. Sua figlia dovrebbe “rendersi” conto che frequentare ragazzi con quel tipo di difficoltà non può che nuocerle; solo così capirà che “riprendersi la propria vita” è la cosa migliore per lei, per chi le vuole bene e per diventare l’artefice del proprio futuro. Essere in balia degli altri, alla lunga, sarà sempre fonte di delusioni ed amarezze.

Non abbia paura di mostrare la Sua presenza ( una mamma che c’e’, indipendentemente da tutto quello che può succedere). Sua figlia ha bisogno di saperlo e di sentire soprattutto il sostegno di una famiglia che,

sebbene vacillante, è quella di cui ha bisogno in questo momento di grande difficoltà.

Cordiali saluti,

Dottoressa Varotto

 



Inserita 25/07/2012

Salve, sono Gianluca, sono un ragazzo di Palagianello e vorrei chiedervi un consulto su una situazione che sta accadendo nella mia famiglia, mio fratello da qualche tempo sta subendo una depressione molto seria che lo ha portato a conseguenze abbastanza gravi come licenziarsi dal posto di lavoro, mettersi in disparte da tutto e da tutti, rifiuto nel farsi aiutare per mascherare il suo problema e non essere ETICHETTATO dalla società, mia madre sta tentando tante soluzioni ma senza risultato, come possiamo fare a rimetterlo in piedi? c'è un modo per curare il suo stato? si ipotizza che il problema sia derivato da una situazione coniugale negativa, è tutto ipotizzato chiaramente ma la cosa che ci preme al momento è rimettere in piedi questo ragazzo che non è più lui, potete esserci d'aiuto? grazie

 

Buongiorno Gianluca,

la Sua potrebbe sembrare una domanda banale, in realtà non lo è. Se una persona si rifiuta di ricevere  aiuto difficilmente si riesce a darglielo. E’ fondamentale la motivazione al trattamento del paziente per una buona riuscita delle cure. Mi rendo conto delle difficoltà che state vivendo in famiglia nel respirare la sofferenza di Suo fratello con in più l’impotenza di non poter fare qualcosa per lui. In questo momento la  famiglia assume un ruolo fondamentale per Lui in quanto, da quello che racconta, sembra essere rimasto l’unico punto fermo della Sua vita. Pertanto a Voi il compito di  sostenerLo nel dolore che sta vivendo, senza rischiare di essere troppo intrusivi e chiarirgli quanto importante sia ricevere l’aiuto di un esperto in una situazione come questa. Voi potete aiutarlo a capire che rivolgersi a qualcuno non per forza deve essere un argomento di domino pubblico, può recarsi da psicoterapeuti e psichiatri nel rispetto della Sua privacy.

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio 

 

 

 




Inserita 17/07/2012

Buongiorno, mi chiamo Maria e ho 19 anni.Da qualche anno ormai soffro di > ansia. Un problema che mi sta rovinano la vita alla mia giovane età. Non ne  soffro di continuo ma in particolare quando devo dare gli esami  all'università o devo lasciare casa. In queste due occasione io sto davvero male. Lo stomaco mi fa malissimo, inizio a sudare molto e talvolta raggiungo  il vomito. Non riesco più a vivere così. Non so cosa fare perchè i miei  genitori dicono che non è una cosa grave e quando sto male mi danno degli ansiolitici. A volte litigo anche con loro perchè ritengono impossibile  sentirsi così alla mia età e questo mi fa stare ancor più male. E' vero. Alla  mia età dovrei spaccare il mondo e invece non ho la forza per farlo. A volte  ho degli attacchi di panico. Ho delle sensazioni come si mancasse  l'aria.

Come posso affrontare la situazione? Ringrazio e saluto

Maria.

 

Gentile Maria,

il Suo racconto mi sembra rimandi ad una situazione di sofferenza che si esprime attraverso il corpo. I dolori di stomaco, la sudorazione, il vomito, l’apnea.. questi segnali sembrerebbero ricondursi ad uno “stress da prestazione” per gli esami dall’università.

Tuttavia, se proviamo a fare un’analisi più dettagliata della sua domanda  possiamo provare a riflettere insieme sui possibili significati dei sintomi riportati. Il disagio che sta vivendo potrebbe, infatti, essere riletto alla luce della fase di vita che Lei sta attraversando insieme con la sua famiglia.

Da una parte c’e’ Maria che si impegna per affrontare i compiti evolutivi che sono propri della Sua adolescenza, ovvero, le difficoltà che La porteranno lentamente a ridefinirsi in termini d’identità… detto in altre parole, tutti quegli “esami” della vita che la rendono autonoma anche a livello domestico, dall’altra parte abbiamo i Suoi genitori che mantengono la loro funzione referenziale ma sono anche chiamati a favorire la Sua autonomia in modo diverso da quanto facevano fin poco tempo addietro.

In questo senso, uno psicologo a me caro (Blos) parla di una seconda fase di “separazione-individuazione” per indicare una tappa fondamentale dell’esistenza umana che coinvolge la famiglia dell’adolescente.

Forse è a questo livello che vale la pena di fermarci a riflettere per trovare una possibile chiave di lettura dei Suoi problemi d’ansia.

Uno dei compiti dei genitori dovrebbe essere anche quello di favorire l’”individuazione” dei figli lasciando la possibilità di sperimentarsi e di vivere scelte in modo pieno così come  e i successi-fallimenti che queste comportano, anche ad es. a livello universitario… L’”assunzione di responsabilità” che questa modalità di essere comporta è fondamentale per superare la fase critica  dell’adolescenza e per permettere Le di avviarsi alla stagione matura dell’esistenza adulta.

Credo allora che Lei potrà pensare di “spaccare il mondo” solo quando avrà raggiunto una negoziazione con i suoi genitori in questo senso. L’adolescenza è fatta di continui litigi, discussioni, patteggiamenti in cui si riaggiusta puntualmente il tiro, in cui si apprende molte volte dai propri errori di genitore e di figlio…

Ovviamente il “mestiere del genitore” non è facile da insegnarsi ma è chiara la necessità di sperimentarsi e lasciar sperimentare. Per far ciò è necessaria una buona dose di fiducia da parte dei genitori che mantengono il loro status di figure autorevoli che non dimenticano le regole. Se ciò non si realizzasse lo sviluppo evolutivo non seguirebbe il suo decorso naturale e si rischierebbe di rimanere in una condizione di

stagnazione in qui adolescente e genitore rimangono “fermi” sebbene gli anni trascorsi i questa fase potrebbero fraintendere una maturità anche sul piano psicologico.

A tal riguardo, mi permetto di spendere una considerazione su alcuni “falsi miti” propri degli adolescenti in generale. Quando si sente parlare di “adolescenza lunga” oppure di “giovani che non se ne vogliono andare” dobbiamo sempre chiederci quando è dipeso dai genitori e quanto dai figli. Spesso, infatti, la questione tende a risolversi in termini semplicistici addebitando ogni colpa ai figli. Si dice che sono “mammoni”oppure che non se ne vogliono andare “perché c’e’ la mamma che gli prepara da mangiare”. A mio parere dovremmo chiederci invece come e in quale modo si è affrontata la crisi adolescenziale che implica necessariamente una ridefinizione in termini di identità di tutti i componenti nel nucleo familiare.

Mi son permessa di aprire questa grande parentesi poiché sono del parere che la Sua situazione sia comune a diversi ragazzi e ragazze. La richiesta di aiuto psicologico a cui son chiamata a dare risposta però mi fa riflettere sulla Sua volontà manifesta di mettersi in gioco con le sue potenzialità e con il suo coraggio

Le auguro perciò di aprirsi con coraggio alle nuove sfide dei suoi primi 19 anni, di vivere appieno i nuovi compiti che questa stagione le sta portando e con tutto l’amore che la sua famiglia sicuramente Le ha dato e Le darà.

 

Rimango a sua completa disposizione per ogni necessità, nel frattempo le porgo i miei migliori saluti

 

dr Varotto

 



Inserita 12/07/2012

Salvedott. scrivo perché non so come uscire da questa situazione: miha lasciato la ragazza con cui stavo da quasi 4 anni io 24 lei 20,lei e sempre stata innamorata di me a sempre sperato di poter starcon me dalla 1 superiore, l’ho portata io a questa decisione velo assicuro, mi ha sempre concesso altre possibilità ma ora nonc’è verso, io sapendo che c’era mi comportavo superficialmentenon sempre ma spesso; spesso le arrivavano voci di tradimenti ebrutte cose di qualunque tipo anche se mai l’ho tradita e maipensato anche solo un altra lei comunque soffriva soffriva esoffriva fino a quando con l’ ultima cazzata che gli hanno dettonon ha più retto. Ci vedevamo sempre e sempre stavo in famigliada loro mi volevano orami bene come un figlio……. e due settche e finita, la prima sett non ci pensavo ma ora vorrei moriregiuro incredibile…….

 

le ho provate tutte ieri l’ho vistadopo 4 giorni di silenzio totale che mi aveva chiesto perchétroppo incazzata troppo, bhe ci vediamo mi vede giu’ e triste emi abbraccia come quando stavamo assieme sembra più tenera poidopo si r’incendia e non ne vuole sapere tirando fuori tutto quelloche sbagliavo mi ha detto di lasciarla in pace che devedisintossicarsi che ha bisogno di pace…….. e me lo continua aribadire qnd non resisto e gli provo a scrivere. Glielo detto intutti i modi che ho capito la lezione, ma lei sempre categorica midice che e tardi che deve stare in pace. Mi sembra cambiatacredo voglia veramente farsi una nuova vita dimenticandomi la cosapeggiore che potrei vedere (ps: ho parlato ad una sua amica tral’altro perfida mi ha detto che non gliene frega più un cavoloe che cmq non esce con nessuno ma che ora comunque risponde ai smsdei ragazzi che prima stando con me non calcolava) cmq quando l’hovista piangeva e dice che non e facile per lei dice solo edin continuazione che ha bisogno di stare in pace forse non ha ilcoraggio di dirmi è finita per sempre addio non lo so, comunqueessere dimenticato da lei ragazza semplice che mai avrebbe fattonulla di male che avrebbe dato la vita a me, vorrei non esseredimenticato vorrei essere sempre sopra tutti, non lo so è difficilespiegare ma vi assicuro che ho sbagliato l’85% delle volteio facendola stare malissimo………

 

comunque il nostro rapportoera arrivato ad un punto di stallo, spero veramente che sia veroche possa tornare un rapporto piu

forte e bella di prima, ierinon resistendo  le ho fatto lasciare dalla madre un mazzo dirose ne ho approfittato e ho parlato con sua madre a cui sonomolto legato e mi ha detto ricordato tutte le volte che l ho fattasoffrire e lei piangeva senza dirmi niente, che non sa nulla e chedeve dovrei chiarire con lei (che non vuole parlare e vedermi) miha detto anche che anche secondo lei non sa bene cosa fare devecapire di vivere tranquillo che non posso fare altrimenti, cometutti gli altri i hanno detto di sparire per un po’ e aspettaresenza dirle nulla perche’ incazzata nera; alla sera mi arriva ilmex della mia ex: “grazie per le rose ma come tutto il restotroppo tardi”. io le chiedo di vederci e dice che e stanca e midice magari un altro giorno. a quel punto le chiedo cosa vuole fare:se vuole farsi un altra vita che non prova più nulla e vuole altri ose ha bisogno di tempo per capire e sbollire etc. etc. leirisponde: “sco..ti un’ altra fai pure. vuoi sentirti dire soloquesto. bene. te l’ho detto.

 

Sparisci me..a guai se leggo ancorauna frase del genere ti ammazzo”, ” vai a fare in c. vai afare in c. con 100 o, me..a” . mi dicono che non dovevo scriverglinulla ma non ho resistito alla voglia di sapere…….. scusi itermini ma la mia ex ragazza ha un brutto carattere, e perdesubito il controllo anche quando stavamo assieme usava semprequeste parole per arrabbiautra.

 

Volevo capire a livellopsicologico come risolvere questo problema e come farle capirecerte cose. io da piccolo ho sofferto moltissimo pervicende conseguenti alla separazione dei miei genitori, e dovro',prendere qualche seduta.

 grazie mille



Gent.Le scrittore,

 grazieper aver condiviso la sua esperienza con noi e quello che in questomomento la sta turbando. Dalle cose che leggo mi sembra di intuireche la sua storia sia stata contrassegnata da un continuo senso diinadeguatezza e sfiducia da parte della sua ex- ragazza e da un suoparallelo “distacco” affettivo. Mi hanno colpito alcuni punti dalei sottolineati rispetto alla sua relazione amorosa, nellospecifico: il desiderio che la sua ragazza nutriva verso di lei sindall'adolescenza, il suo addossarsi le colpe per la fine di questarelazione, la sua vicenda familiare ossia la precoce separazione deisuoi genitori. A mio avviso sono sicuramente degli elementi chepotrebbero rappresentare un punto di partenza per una riflessioneallargata sulla fine di questa separazione, ma ritengo più utile,non tanto uno scavare  tra possibili cause, intese come i motiviunici che hanno portato la sua ragazza a troncare ogni legame conlei, piuttosto una ricerca sul suo modo di esprimere i sentimenti ele emozioni.

 Probabilmenteil suo obiettivo per trovare un senso e una possibilità di crescitarispetto alla fine di questo rapporto potrebbe essere proprio unamaggiore consapevolezza affettiva, intesa come capacità di sentire ericonoscere i sentimenti, ma anche e soprattutto di saperlicondividere e comunicare. Se interessato potrebbe fare un percorso dicounselling psicologico per centrare meglio il problema che, leripeto, non dovrebbe essere la riconquista della persona perduta, mauna maggiore  riflessione e crescita rispetto alla relaziona amorosain senso più ampio.

 Leauguro di superare questo momento di difficoltà al meglio e uscirnein maniera rinnovata con una nuova consapevolezza e una maggiorematurità.

 Sperodi esserle stata di aiuto, per qualsiasi dubbio o chiarimento nonesiti a contattarmi.

 Unsaluto

dott.ssa Daniela Stabile

 



Inserita 12/07/2012

 

Buongiorno,

volevo chiedere un vostro consiglio.

Da più di un anno conosco un ragazzo di 20 anni con cui parlo via email, chat, telefono e webcam quasi tutti i giorni, ma che, almeno per ora, non ho mai incontrato, perchè vive in un paese extracomunitario lontano, con problemi per i visti di ingresso e definito in parte zona a rischio (se volessi andare io a trovarlo).

Da tutto quello che ho osservato e vissuto in questi mesi, credo che questo ragazzo abbia un disturbo della personalità, in quanto vedo sempre più frequenti sbalzi di umore, anche nel giro di poche ore, atteggiamenti contrapposti nei miei confronti, spesso di affetto, a volte di rabbia eccessiva, scatenata da qualcosa che io non comprendo, sbalzi tra felicità ed energia e tristezza con crisi di sonno prolungate, provocazioni, difficoltà a portare a temine qualcosa che si era prefissato, volontà di non mostrare le proprie emozioni agli altri, racconti di un'infanzia priva di affetto e di lui come bambino dispettoso e cattivo, frequenti ferite sulle mani o in altre parti del corpo, bruciature (accidentali dice lui) o tagli, tendenza a raccotare episodi al limite dell'incredibile, tendenza a non dire le cose come stanno e di recente anche un episodio di perdita del controllo con una grandissima rabbia verso di me (in webcam) e anche di fronte a mia figlia (ma non verso di lei), con sospetti (immotivati) nei miei confronti, con frasi senza senso, definendosi persona cattiva che non vuole essere aiutata e dove cecava di chiudere la comunicazione, ma non del tutto.

Inizialmente pensavo che mi stesse prendendo in giro, ma non ne ero del tutto convinta; e penso che potrebbe anche fare uso di stupefacenti o altre sostanze, che comunque nega.

Ci sarebbero anche altre cose da dire, ma penso di aver detto l'essenziale.

La cosa più giusta sarebbe che lui si rivolgesse quantomeno ad un medico e prendendola un po' alla larga ho provato a fargli capire che avrebbe bisogno d'aiuto, ma si è subito irrigidito, arrabbiato e comunque lo nega. Inoltre non so quale sia la reale situazione nel suo paese riguardo a possibili supporti psicologigi e come venga visto là questo tipo di problematica.

Vi chiedo se potete darmi un consiglio su come posso comportarmi io con lui, per evitare di peggiorare le sue difficoltà, per non scatenare in lui reazioni eccessive, non lo dico tanto per me, ma per non fare stare male lui, e per essergli in qualche modo d'aiuto, seppur a distanza.

Vi ringrazio molto per qualunque consiglio possiate darmi e grazie intanto per l'ascolto.

 

Paola

 

Carissima Paola,

ho letto con attenzione la sua mail, la sua voglia di essere di aiuto e supporto a questo ragazzo, anche se lui lo rifiuta in tutti i modi.

Posso capire quanto possa essere strano e difficoltoso gestire una “relazione” con i mezzi telematici (internet, mail o web cam), così come difficoltoso può essere interagire con eventuali sbalzi d’umore o comportamenti sopra le righe di chi ci troviamo di fronte.

Le pongo una domanda, come si aiuta chi non vuol essere aiutato? Ci sta ancora pensando alla risposta vero? Perché è in realtà impossibile aiutare una persona che non ha in sé almeno una briciola di spinta al cambiamento. L’unica cosa che può fare se vuol portare avanti questa amicizia e ascoltarlo e cercare di mantenere un atmosfera “collaborativa” chissà che riflettendoci insieme, lui non capisca che la soluzione ai suoi problemi è iniziare una terapia.

Spero di esserle stata di aiuto

Cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico

 





Inserita 11/07/2012

Gentile Dottore, sono un ragazzo di 18 anni, studente con ottimi profitti scolastici, apparentemente normale. Cioè, non so neanche io se sono normale oppure no. Le scrivo perché da un certo periodo, non so precisamente da quanto, avverto l'assenza quasi imperitura di autostima, di fiducia in me stesso. Mi sento insicuro nelle mie scelte, in tutto ciò che devo fare. Non solo; cerco di spiegare bene la situazione. Sono un ragazzo di bell'aspetto, ne sono fiero anche perché me lo riconoscono gli altri, e le altre soprattutto, alla mia età ho avuto storielle che poi non ho portato oltre la conoscenza. Beh, uno dei maggiori problemi lo riscontro proprio qui. Non riesco facilmente ad esprimere il mio sentimento; magari passano giorni o mesi prima che mi convinca, mentre a differenza di me, altri ci riescono perfettamente senza farsi alcun problema. Anche altri che di bell'aspetto non sono.

Mi chiedo perché sono impedito e da cosa nasce questo impedimento e questa scarsa autostima nei miei confronti. Mi sento incapace di riuscirci. Mi faccio mille scrupoli, cosa anormale per un ragazzo della mia età. Ho avuto ultimamente una forte delusione d'amore da parte di una ragazza che avevo precedentemente anche io delusa e sono sprofondato nel buio totale. Non avevo voglia di fare nulla, mi sentivo proprio distrutto. A volte mi sento un "ominicchio", uno che non ha il coraggio, una femminuccia. Sono uno di quelli che ha dovuto costruirsi un'immagine esteriore.

Fino al quarto ginnasio, frequento il liceo classico, non avevo avuto alcuna esperienza "sentimentale", ero convinto di entrare in seminario, ma mio padre, ottimo consiglio, mi disse che sarebbe stato meglio terminare gli studi superiori per poi decidere qualora avessi cambiato idea durante i miei cinque anni. Così è stato. Prima esperienza in estate; inizio la scuola con i miei compagni che mi ritengono stravolto, completamente cambiato nel look, negli atteggiamenti. Un autosforzo di capovolgimento della mia personalità. Cambiai completamente. Come ho già detto, il mio fu un autosforzo, ecco che ora ne pago le conseguenze. Eppure non sono un emarginato, anzi, sto con i miei amici, a volte ho i miei modi da rozzetto, per nulla dolce, anche se sono molto sensibile nel mio ego.

A volte mi sento bello, altre volte brutto, anche se, ripeto, tutti mi ritengono un bel ragazzo. Ma non ho stima di me stesso. Non riesco a fare facilmente un primo passo, mi sento insicuro nel dare un bacio oppure no, mi faccio mille paranoie sulla potenziale reazione della mia compagna. Certo, sono uno che si fissa, uno che va solo con chi gli piace, e mi dà fastidio. Vedo i miei compagni molto attivi ed io nulla. Peraltro mi sento costretto nel mentire ogni volta che gli altri parlano di sesso, perché io non ho fatto sesso (che brutta espressione, ma tanto per intenderci...); a diciotto anni mi sento in imbarazzo. Non so cosa mi succede, non lo so. Vorrei saperlo.. Evado da questa brutta realtà rifugiandomi in ciò che mi rende felice, come nel teatro o nello studio, ma sono rifugi estemporanei, illusori, effimeri.

Mi sento escluso, ed escluso non sono, mi sento incapace di intraprendere una relazione, quando avrei tutta la possibilità di farlo senza rimpianti; mi sento insicuro. Mi sento "diverso", sì, e sono apparentemente normalissimo. Cosa mi succede, come potrei reagire? Rasento quasi la disperazione, almeno nel mio io. Sono stufo di mostrare la mia maschera di ragazzo felice ed allegro. Io non ce la faccio più; vivere a diciotto anni così è deprimente. Forse non esser nato sarebbe stato molto meglio. L'unico rifugio è lo studio, ed a scuola vado molto bene, con la meraviglia dei mie coetanei che mi vedono uno di loro, ma a confronto dei quali io mi sento diverso. Del resto mi sforzo a volte di essere anche come loro nei modi e negli atteggiamenti.

A volte mi chiedo se sono diventato grande in fretta, considerato che scrivo su giornali, partecipo a conferenze letterarie, mi invitano a parlare, mi occupo di politica, scrivo, sì, nel mio io scrivo anche poesie, piango anche se deluso. Ma che persona sono? Un deboluccio? Ho pensato che solo uno psicologo potrebbe darmi aiuto, forse sbaglio, ma ho bisogno di parlare con qualcuno, è venuto il momento. Non posso aspettare di poter cambiare ambiente, magari all'università, per poter costruirmi una nuova personalità e ripartire da zero. Non voglio. Voglio essere me stesso, sicuro nelle mie scelte, sicuro di me, perché lo posso innanzitutto. Mancanza di autostima, incapacità di relazionarmi facilmente in una storia, sentirsi debole ed incapace di riuscirci, sentirsi inferiore agli altri; aspetti negativi che mi lacerano.
Uno sfogo personale a cui desidererei trovare minimo ascolto da parte di esperti.

Grazie mille anticipatamente.
Chiedo scusa per il disturbo arrecato.

Carissimo Ragazzo,

18 anni è un’età in cui si possono fare delle cose da grandi ma ancora non si è grandi totalmente.

18 anni è un’età in cui si è in piena adolescenza, in cui si è alla ricerca di una propria identità, un’età in cui si forma la propria personalità.

E’ inutile spiegarLe quanta insicurezza covi dentro di Lei e quanto ha cercato da tempo di difendersi dal mondo con la maschera del “bel ragazzo che ha tante love stories” perché emerge dalle sue righe una forte consapevolezza di ciò. Per dirla tutta l’adolescenza è una età di mezzo molto delicata in cui le fragilità di ognuno vengono fuori, soprattutto di chi ha l’intelligenza di riconoscere i propri limiti e di porsi delle domande sulla propria persona, sul proprio essere.  Il fatto che Lei si interroghi sul proprio malessere gioca a suo vantaggio perché Le dà la spinta a ricercare ciò che Le piace, ciò che Lei vuole. Tuttavia onde evitare di mettere ulteriori maschere pesanti da reggere Le proporrei di cominciare un percorso terapeutico al fine di arginare ulteriormente le sue insicurezze permettendoLe in seguito di individuare quali siano Le sue propensioni reali. Per finire, riconosco in Lei diverse risorse che potrà approfondire/rinforzare con un collega psicologo; ciò potrò aiutarLa a costruirsi un’autostima più solida.

Cordialità

Dott. Tuccio Domenico Savio

 



Inserita 11/07/2012

buongiorno sono Maria mi sono inbattuta nel vostro sito e penso che sia una bellissima iniziativa per il prossimo e per gente come me che ha bisogno di supporti esterni.comunque volevo chiedervi se potevate consigliarmi su un periodo di grande tristezza che sto affrontando.mi sono innamorata di un ragazzo greco che non era in teoria nulla per me,mi spiego,a dicembre ci conosciamo e lui mi dice che era innamorato di un'altra. ci  rivediamo a gennaio giochi di sguardi,ci rivediamo a febbraio e iniziamo a frequentarci fino a 2 settimane fà,senza stabilire che tipo di rapporto perchè lui non voleva impegnarsi e neanche io. in questi mesi gli ho confessato il fatto di provare qualcosa di più,tant`è vero che prima che lui scomparisse dalla mia vita è stato carinissimo. ad un certo punto lui mi evita non chiama più ,non risponde alle chiamate,capisco la situazione.lo rincontro per caso e gli chiedo spiegazione lui non mi dice nulla solo una scusa cioè che io voglio fargli fare quello che dico io,che voglio sposarmi..insomma mi dice tutto tranne quello che volevo sentire cioè non mi piaci e non voglio più frequentarti.cosi inzia il mio tormento,lo penso,non dormo,non mangio,non rido,soffro mi sento una disperata..qualche sera fa lo rincontro ma io ero in compagnia maschile di alcuni pretendenti di cui non provo alcun interesse e lui mi vde e viene difronte a me,quando sono in giro in queste sere lui mi guarda,io come una scema ho cercato di chiamarlo ma lui non ha mai risposto..io non riesco a dami pace dentro di me percepisco una energia che mi fa sentire lui,non mi rassegno,vorrei parlagli e mi sento una stupida in tutto questo...grazie per avermi ascoltato
cordiali saluti
Maria

 

Gentile Maria,

grazie per aver riposto la sua fiducia nel nostro servizio.

Ho letto la sua lettera con molta attenzione; quello che racconta è ciò che spesso può capitare nelle relazioni interpersonali, soprattutto in quelle di coppia, e che può portare a momenti di tristezza e delusione: capita cioè di incontrarsi in un momento in cui magari non si desidera la stessa cosa, non si condividono le aspettative rispetto alla relazione, non ci si trova in sintonia su un progetto comune però nello stesso tempo scatta qualcosa da una delle due parti.

Cerchiamo di capire meglio com'è andata fra voi: lei stessa dichiara di essersi innamorata di questo ragazzo fin dall'inizio ma scrive anche di non aver desiderato impegnarsi con lui, quanto meno nel primo periodo. Forse aveva intravisto in lui un certo distacco e ha cercato di mantenersi a sua volta leggermente a distanza. Quando si è decisa a confidargli il suo maggiore interesse, lui è sparito, l'ha evitata e quando le è capitato di chiedergli spiegazioni lui le ha riportato il suo essersi sentito “intrappolato” ( “voglio fargli fare quello che dico io, voglio sposarmi..”).  Da quel momento è iniziato il suo malessere.

Maria, credo che per lei sia stato molto difficile confidare a questo ragazzo i suoi reali sentimenti per lui, e ancora di più lo è stato accettare il rifiuto di questi da parte di una persona con cui ha comunque condiviso sei mesi di vita. Penso che il malessere che sta provando derivi proprio da questo: lei deve elaborare un lutto, inteso metaforicamente come la perdita di una persona cara e questo processo si compone di diverse fasi tra le quali c'è quella del dolore, che è un inevitabile passaggio verso l'accettazione.

Le consiglio di fare molta chiarezza dentro di sé rispetto a ciò che desidera in questo momento da una relazione di coppia: se il suo desiderio è quello di impegnarsi e questo ragazzo non intende farlo, forse non è la persona giusta per lei ora. Non penso sia corretto verso sé stessa accettare una relazione che non la soddisfa pur di stare vicino ad una persona della quale si sente innamorata. Provi a riflettere su questo, forse questo ragazzo in questo particolare momento delle vostre vite non è la persona che fa per lei. Abbia fiducia, quella persona arriverà.

Spero di esserle stata d'aiuto, non esiti a ricontattarci.

Cordialmente dott.ssa Bezzi








Inserita 09/07/2012


Buon giorno
Vi prego aiutatemi perchè sto tanto male.
Mi sono fidanzato con una ragazza coetanea di 32 anni all'inizio di Dicembre dello scorso anno. Il nostro rapporto è sempre andato bene fino a Maggio di
quest'anno cioè fino a quando mi ha detto che non sa se l'amore che prova per me è quello con la A maiuscola. Lei ha avuto una storia dalla quale è stata
profondamente delusa ancora 7 anni fa e si chiede come mai mentre all'inizio del nostro rapporto riusciva provare quelle sensazioni adesso le sente di
meno e si chiede se io sia la persona giusta. A complicare tutta questa situazione c'è stata la morte di cancro del padre per cui è due mesi che ci sentiamo
spesso e qualche volta usciamo assieme. Io comunque non riesco a dimenticare quelle parole che ha detto e nonostante mi ha chiesto di non abbandonarla mi
sono distaccato e mi rendo meno disponibile. Dopo essersi arrabbiata perché le ho dato l'impressione di frequentare altre ragazze mi ha chiesto di riprovare
per capire se la situazione potesse evolversi diversamente.

Sono uscito sabato la settimana scorsa ci siamo baciati, io sono andato oltre mettendogli la mano dentro le mutande a lei non sembrava per niente dar fastidio anzi era
eccitata dalla cosa ma ad un certo punto mi dice di fermarmi perché nella situazione in cui eravamo non sarebbe stato logico.Io le ho risposto che bisogna seguire
gli istinti alle volte e oltre alla logica perché certe volte il fuoco può riaccendersi da un insieme di elementi come intimità e impegno ecc. Ma lei continua dirmi che la situazione non è cambiata rispetto a due mesi fa e non sa darsi una risposta per questa cosa.

Fornisco un elenco di caratteristiche per capire meglio la persona -religiosa, insicura e dubbiosa per qualsiasi cosa anche una firma da fare dal
veterinario, è vergine e aveva paura di rimanere in cinta anche senza penetrazione, quando bacia alle volte tiene gli occhi aperti e non apre completamente la bocca. Secondo lei è disinteresse? Non le ho mai fatto presente ma tutte queste cose ma mi hanno sempre dato fastidio, in famiglia x via della malattia non sono mai stato accolto come si deve, suo padre si vergognava di mostrarsi con un sacchetto drenante x la malattia, la mamma seppur gentile spariva in un'altra stanza con lui. Aveva paura di baciarmi davanti ai suoi.

Ci siamo conosciuti in un bar per amici in comune, scambiato i numeri di cell.

Da quel momento in poi iniziamo ad uscire e dopo la terza volta abbiamo visto di essere delle persone con molte cose in comune, ci siamo baciati e abbiamo
iniziato la nostra storia. Amiamo la tranquillità, la stessa musica ci piacciono serate semplici da trascorrere con amici, se potrei definire questa ragazza prima delle parole famose potrei dire un'immagine speculare di me stesso. Tra noi un'intesa così grande che non ho mai trovato con nessun altra infatti non mi sarei mai aspettato una situazione simile. Ci vedevamo quasi ogni sera e nel corso della giornata ero tempestato di messaggi.

Certe volte mi chiamava il mattino finché guidavo per andare al lavoro dicendomi che aveva voglia di sentirmi e mi veniva a trovare in piscina prima degli allenamenti.
Ho condiviso con lei uno sport come il nuoto dandole delle lezioni in seguito alle quali ha imparato a nuotare. Lei era sempre incuriosita dalle ragazze che ho avuto in precedenza, a queste domande rispondevo in maniera molto vaga perché parlare di fantasmi del passato non aveva nessun senso visto che stavo bene con
lei. Mi diceva poche volte "ti amo" ma mi chiamava amore e mi faceva sentire al centro dell'attenzione. Ha una bassa autostima di se stessa e mi riprendeva
senza alcuna esagerazione se guardo un'altra ragazza. Ha perso le sue amiche che erano infastidite dal nostro rapporto: lei infatti dopo qualche ora trascorsa con loro voleva raggiungere la mia compagnia e restare con me. Devo dire che nonostante tutto in questi mesi mi ha fatto sentire sempre amato anche se a casa doveva sostenere una situazione pesante: si prendeva cura sempre lei del padre medicandolo ogni giorno nei testicoli. In ogni caso queste parole mi sono state dette 1 mese prima della morte del padre e non ne capisco il motivo non abbiamo mai litigato, solo piccoli battibecchi . Abbiamo avuto delle piccole discussioni in merito alla nostra intimità in ogni caso ho sempre compreso e mai forzato la cosa dicendole che non c'era fretta e che quando sarebbe stata pronta lo avremo fatto. Adesso nonostante tutto la bacio e mi cerca quando stento a farmi sentire. Se vuole sapere qualcosa di più specifico non esiti a chiedere.Concludo questa lettera dicendovi che mi dispiacerebbe perdere questa ragazza: anche se è molto confusa ne sono innamorato e ritengo che potrebbe essere una buon compagna di vita. Nonostante tutto lei mi cerca e mi chiama anche solo salutarmi. Se non fosse per quei discorsi che mi ha fatto e dovessi guardare solo il linguaggio del corpo direi che è poco coerente con
il suo modo di pensare. Che cosa mi consigliate per vedere una sua reazione? Mi faccio sentire di meno e mi rendo meno disponibile? La faccio ingelosire facendomi mostrare nei luoghi che frequentiamo di solito con un’altra ragazza?

Non so più cosa fare.

Aiutatemi.

Ringrazio intanto per l'attenzione che mi ha concesso.

 

 

Gentile scrittore,

la ringrazio per la lunga descrizione, già questa sta ad indicare la difficoltà che sta vivendo e il bisogno di essere ascoltato… Ed è del tutto naturale, quando si ama una persona che sembra non ricambiarci l’amore si sta male, si perdono le certezze e si entra in uno stato di confusione e disagio.   Si sentono  la sua confusione e il suo disagio, e da questi nascono i suoi interrogativi e la necessità di darsi una spiegazione dei comportamenti e dei sentimenti della sua ragazza, è naturale la mente ha bisogno di certezze logiche…ma ahimè ora non è questo ciò che le serve per stare meglio.

Vorrei invece invitarla a riflettere sulla descrizione che mi ha fatto della sua ragazza, è lei stesso che l’ha definita insicura, con bassa autostima, ed emerge anche l’idea di una ragazza fragile, molto invischiata con la sua famiglia e con la difficoltà a lasciarsi andare. Senza poi dimenticare il recente e importante lutto che la ragazza sta vivendo. Questi elementi non facilitano molto l’andamento di una relazione…anzi è possibile che più lei senta il coinvolgimento e più abbia paura di lasciarsi andare, di esprimere l’amore, e di conseguenza appare ai suoi occhi disinteressata. Quest’ultima è soltanto una mia fantasia, io non conosco la storia personale della sua ragazza e quindi non posso affermare con certezza che sia così, di certo però la ragazza ha difficoltà a viversi una relazione con totale coinvolgimento, e questo non sia innamorata di lei… Le dico questo per cercare di invitarla a riflettere su questi aspetti della sua ragazza, che lei conosce bene, piuttosto che cercare la strategia migliore, o porsi troppe domande…  Questa riflessione dovrebbe aiutarla anche un po’ a vedere le cose da un’altra prospettiva, e cioè pensare che non è lei che non la ama ma è lei che ha delle difficoltà a manifestarlo in pieno…  Da qui avrebbe la possibilità anche di sentire di più ciò che vuole lei, gentile scrittore, domandarsi e riuscire a sentire cosa ama di questa ragazza, e se davvero vuole stare con lei? E questo è in realtà l’interrogativo più importante, perché questa ragazza le sta lanciando dei segnali di alcune sue difficoltà, che richiedono impegno da parte di lei per risolverle (o di entrambi nel caso affrontaste un percorso di coppia, ma al momento mi sembra improponibile), e molta pazienza e comprensione da parte sua.

Il consiglio migliore, se così posso dire, perché lo Psicologo non da consigli, sarebbe quello di evitare di pensare e farsi domande, e provare a sentire le proprie emozioni andare liberamente, mettersi un po’ di più al centro delle proprie riflessioni per distaccarsi un po’ dal flusso di domande che si pone, ed avere anche il giusto distacco per osservare meglio la situazione.

Se vuole non esiti a ricontattarmi per parlarmi un po’ di lei, sarei ben lieta di poterla aiutare.

Cordialmente.

                                                 Dr.ssa Marzia Dileo





Inserita 21/06/2012

Salve, mi presento: sono un insegnante di 53 anni, scapolo, ma con una relazione sentimentale che dura da 18 anni.
Alla mia donna voglio bene, ma non sono innamorato...
ultimamente ho frequentato, per motivi di lavoro, una collega  che mi piace molto: essendo molto attratto da lei, ma non potendomi trovare DA SOLO con lei, per farglielo capire innanzitutto le ho fatto un regalo, mettendolo nel suo cassetto (questo è stato un primo approccio, per vedere la sua reazione...).
La sua reazione è stata che quando mi ha incontrato (nel corridoio della scuola) mi ha ringraziato e mi ha baciato (sulle guance...) davanti ai colleghi (la cosa mi ha fatto piacere, perchè non mi aspettavo questa calorosa accoglienza!).
E cos
ì ho pensato di fare un ulteriore passo avanti, ossia di lasciare nel suo cassetto un foglio con il mio cellulare e la mia mail, invitandola a contattarmi per qualsiasi cosa, magari un pomeriggio al mare...
Ma veniamo al motivo per cui ho scritto questa lettera: oggi era l' ultimo giorno di scuola, e c'era il collegio docenti di fine anno scolastico...
Arrivo sul posto alle 8.30 (in anticipo), vedo una mia collega (non quella che mi piace tanto), ci salutiamo e facciamo la strada assieme fino alla scuola, poi ad un tratto arriva LEI (quella che ho sempre in testa...) che ci viene incontro dicendo: il collegio non è ancora iniziato, e cos
ì ho pensato di prendermi un caffè al bar... e poi mi guarda, sorridendomi invitante... Ovvio che io avrei dovuto approfittare di una simile "fortuna"... poteva finalmente essere l' occasione per stare un po' da soli, e io avevo finalmente la possibilità di esprimere direttamente questa forte attrazione che sento per lei... e invece l'ho semplicementa salutata, continuando a fare la strada verso la scuola con l' altra collega (e intanto dentro di me pensavo: ho buttato via un' occasione... questa volta l'ho fatta grossa... ci starò male tutto il giorno... e infatti: eccomi qui a scrivere, dopo essermi dato chissà quante volte del coglione...).
Il bello è che poi, nonostante i pensieri negativi (tipo: dopo questo, lei di me non ne vorrà più sapere, perchè sono un imbranato, ecc.) le ho ugualmente messo nel cassetto il messaggio contenente il mio cellulare e la mia mail!!!.
Probabilmente lei penserà che sono pazzo, oppure molto nevrotico, visto che , fra l' altro, insegna psicologia!).

Quindi, il perchè di questa lettera è: perchè non ho colto l' attimo? Cosa mi ha frenato? Forse la paura di non essere all' altezza della situazione in un eventuale rapporto con lei? O forse il timore di far del male alla mia donna attuale? O forse, semplicemente, il fatto di non passare per maleducato di fronte alla collega che in quel momento era con me? C'è anche il fatto che io il caffè l' avevo già preso, ma questo non è un motivo sufficiente a declinare l' invito, visto che erano giorni che aspettavo un' occasione del genere!

Il problema è che io ho una psiche molto sensibile, e cose come questa mi distruggono!
Confido in una vostra risposta, grazie

Daniele

 

 

Carissimo Daniele,

ho letto con molta attenzione la sua mail; la situazione di cui lei mi parla ad un primo sguardo sembrerebbe molto lineare, nella sua vita è entrata una novità che come tale la stuzzica a tal punto da diventare il suo chiodo fisso, ma tutto ciò che riguarda i sentimenti o simili non sono mai così lineari come vorrebbero apparire agli occhi degli altri.

Naturalmente io non posseggo la risposta alle sue numerose domande, ma solo lei è colui a cui deve rivolgersi, anche se fondamentalmente, se rilegge la sua mail, la risposta a tutte le sue domande l’ha scritta nelle sue prime parole.

Provi a riflettere su quello che le sta accadendo, magari a pensare che se la sua collega non si è fatta sentire, nonostante i suoi messaggi non è poi così interessata, oppure ritrovandosi a parlare con la sua collega lei stesso si renderà conto se è preso da lei o quello che lei provava era solo frutta della sua curiosità o come lei mi scrive della sensibilità della sua mente.

Ma una cosa importante prima di salutarci, provi a pensare alla sua vita di coppia, se tutti questi dubbi lo assalgono ci sarà pure un motivo.

Spero di esserle stata utile nella sua riflessione, le lascio un in bocca al lupo per la sua vita, nel caso noi siamo sempre qui a sua disposizione

Cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico

 





Inserita 21/06/2012

Salve,

sono una ragazza di 26 anni, sono una persona molto introversa,  infatti ,anche questa cosa mi ha portato a non andare più all'università in quanto avevo paura di sostenere gli esami, ogni volta avevo l'ansia, la paura di sbagliare, pure fossi  sempre preparata....da 3 mesi ho lasciato il mio fidanzato  dopo un rapporto a distanza durato due anni in cui ci vedevamo 4 volte al mese, in quanto lui era fuori per lavoro; quando ci vedevamo stavamo quasi sempre a casa o mia o sua, perchè non volevo che lui spendesse soldi per portarmi fuori, perchè capivo la sua situazione economica, da una parte lo facevo volentieri, da un'altra no, perchè lui quando aveva l'occasione usciva. Comunque i nostri problemi sono giunti quando lui, ha finito il suo lavoro fuori e quindi ci frequentavamo di più vivendo davvero un rapporto di fidanzamento, anche se però lui non voleva vedersi tutti i giorni perchè aveva paura che il nostro rapporto diventasse una noiosa abitudine; io però gli ho fatto presente che questa situazione non mi stava bene, lui ha provato a cambiare, ma vedevo che faceva le cose in modo forzato; comunque c'è stato un periodo che litigavamo per questo e per altri motivi, tipo la sua troppa gelosia, oppure a me dava fastidio il fatto che decantava il suo amore x me, però in realtà in fatti non lo dimostrava, anzi faceva il contrario di ciò che desiderassi. Dopo tanti litigi, in cui lui mi accusava del fatto che io non gli stessi vicino, non lo capissi,(cosa non vera, in quanto pure se ero triste non glielo dicevo),che lui avesse lasciato il lavoro a causa mia etc...3 mesi fa ho deciso di lasciarlo, pur avendo cercato tante volte di recuperare il nostro rapporto. Ci siamo anche sentiti in questi 3 mesi in cui non stavamo più insieme, ma poi lui mi accusava sempre di cose non vere, e così stando male, ho deciso di non sentirlo più definitivamente. Pochi giorni fa ho deciso di mandare un sms, con un semplice" come stai?" ad un ragazzo con cui mi sono frequentata prima della storia di 2 anni di cui ho raccontato prima, però credo solo in segno di amicizia, lui però è fidanzato da tre mesi, io non lo sapevo, infatti gli ho detto che non gli avrei più dato fastidio x rispetto alla sua storia. sottolineo che per questo ragazzo a cui ho mandato il messaggio, c'ho perso la testa, ci sono stata dietro per molti anni, però non siamo mai stati insieme, in quanto lui non voleva impegnarsi, e così ho deciso di allontanarmi, soffrendoci tantissimo. Con il ragazzo con cui sono stata fidanzata due anni sono stata bene, credevo fosse amore, ma forse non è stato così, con lui ho avuto la mia prima volta, mi sono fidata, però sono rimasta delusa dai suoi comportamenti. Ho dei dubbi, forse mi sono aggrappata a lui per dimenticare la persona precedente(quella a cui ho mandato un sms)...aiuto....vi prego...mi trovo in confusione....non so proprio cosa fare, nè pensare.. ho paura di aver sbagliato tutto...sarà la mia insicurezza, la paura di soffrire che non riesco ad andare avanti in niente....grazie di cuore...

 

 

Carissima,

la ringrazio per la sua richiesta, che ho letto con molta attenzione. Mi racconta molte cose di lei in questo scritto, tante informazioni che sembrano riflettere il momento di confusione che sta attraversando. Innanzitutto, vorrei rassicurarla dicendole che è naturale essere confusi alla fine di un rapporto, pur se la fine l’ha decisa lei, si tratta sempre di una perdita importante. Sa, la confusione è uno stato emotivo previsto in quel processo che si definisce “Elaborazione del Lutto”, che è costituito dalla fase della perdita, dalla disperazione, la confusione, la depressione e l’elaborazione del lutto; tutte queste fasi sono necessarie per integrare l’esperienza del lutto (e la perdita e la fine di una storia d’amore sono lo stesso dei lutti) nella propria esperienza di vita, e ricominciare a pensare al futuro. Sono due mesi che lei ha interrotto questa relazione, e il fatto che sia confusa mi sembra più che legittimo… Io le consiglierei di viversi questa confusione, di provare ad osservarla, senza porsi troppe domande o troppi obiettivi, che in un momento confuso non troverebbero la risposta adeguata. Se riesce ad osservarsi in questo momento, magari le sarà  anche più semplice riuscire a spiegarsi perché ha cercato l’altro ragazzo, o cosa vuole lei veramente… Ma, lo ripeto cerchi prima di tutto di osservare questa confusione, guardarla come dal di fuori per distaccarsene un po’, e non tapparla con domande che ora sono premature.

Se avesse bisogno ancora di scrivere, lo faccia senza esitazione.

Cordialmente,

                           Dr.ssa Marzia Dileo

 



Inserita 19/06/2012

Buongiorno Dott.ssa la ringrazio per la sua gentile risposta, Lei ha capito perfettamente il mio bisogno, che è quello di stare con lui a tutti gli effetti, formare una vera coppia e viverci interamente; ciò che non è mai successo in questi due anni di frequentazione. Ho seguito il suo suggerimento, le ho parlato un'altra volta e mi ha riconfermato i suoi sentimenti. Ha comunque puntualizzato il fatto che io ho delle complicazioni da risolvere inerenti al mio matrimonio e a quanto pare anche se non lo dice sembra che a lui diano fastidio (dice di non volere ulteriori problemi). Poi le ho chiesto come mai non riesce ad entrare in intimità con me e mi ha risposto che non lo sa e forse è perchè mi vede troppo puritana (ma come fa a dire una cosa simile se non l'abbiamo mai fatto?) per me tutto questo non giustifica il suo atteggiamento e la sua mancata sessualità, forse ha veramente un problema che mi nasconde, ecco perchè tergiversa e ogni volta inventa nuove scuse. Alla fine la risposta che ho ottenuto è di non fargli imposizioni perchè altrimenti se si sente pressato lui potrebbe mollare, di lasciare andare le cose così … lentamente, che se sono rose fioriranno. Ma io sto esaurendo la pazienza, non ho i suoi tempi, così mi sta allontanando, non ce la faccio più a stare così ho bisogno di altro, io oramai mi sono legata a lui e vorrei una relazione diversa, stabile, e il vedersi a intermittenza come dice Lei, ma soprattutto la mancata intimità mi manca e mi fa stare male. Adesso mi stò chiedendo quale sia la cosa più giusta per me … ascoltare il cuore e continuare ad aspettarlo rimanendo in questa situazione che mi fa soffrire, continuando a vivere nell'illusione che lui un giorno si deciderà … se poi ma si deciderà! oppure impormi una soluzione logica, quella di  troncare definitivamente ogni contatto, provare a dimenticarlo accettando razionalmente ma dolorosamente che lui non cambierà mai niente e il futuro che vorrei non arrivera mai. Vorrei prendere la decisione più giusta ma entrambi sono scelte difficili e dolorose. Grata per un suo gentile consiglio. Cordialmente GR


Gentile Signora GR,

la ringrazio della fiducia che ripone nel servizio professionale “Lo psicologo risponde”.

 Il suo racconto rimanda ad un nuovo dialogo di coppia rispetto la questione dell’intimità che tuttavia non le ha offerto spunti concreti di cambiamento.

 Il fatto che il Signor X  la vede “puritana” potrebbe influenzare il modo in cui state vivendo la sessualità. E’ anche vero che Lui si trova di fronte a delle complicazioni relative alla Sua separazione in corso e questo sembra attualmente disturbarlo.

Ora, la domanda che Lei pone alla mia attenzione riguarda la “soluzione giusta” per questo rapporto che non sembrerebbe crescere.

In realtà un buon rapporto si crea, si nutre e si mantiene nel rispetto della personalità di ognuno e dei comportamenti che quotidianamente mettiamo in campo. Ecco perché l’elemento fondamentale perché tutto funzioni al meglio è che ogni scelta, anche quella che richiede un sacrificio, sia frutto di un’ascolto di sé e di un’esigenza autentica che venga condivisa, con serenità da tutti…Ma con  “tutti”  è inevitabile che io pensi anche al suo matrimonio e alle persone che vi ruotano intorno.

Forse, la soluzione più logica sta proprio in questo..nel saper trovare la giusta mediazione con le persone della sua vita, e per far questo bisogna avere la FORZA di scegliere anche dolorosamente.

Credo che il Signor X abbia già trovato un suo “timing” nella relazione che sta vivendo con lei..è un tempo dell’attesa perché le sta dicendo di lasciar andare le cose così. A mio parere questo atteggiamento è un segnale di rispetto dato che lui si dichiara una persona capace di aspettarla.

Sono sicura che farà la scelta migliore per la sua vita e le do tutto il mio coraggio.

 Per qualsiesi chiarimento rimango sempre a disposizione.
 Dr Varotto

 



Inserita 18/06/2012

Gentile Dottore, mi trovo a scrivere questa mail, non tanto nella speranza di risolvere il problema, quanto nella voglia di sfogarmi (come se non lo avessi fatto mai..!!!)
Cercherò di sintetizzare la mia situazione: 9 anni fa sono stata sedotta e abbandonata alla mia prima volta (23 anni) e, anche se ammetto di essermi messa in una situazione che non presagiva nulla di buono, ne ho sofferto immensamente.

 Dopo di me la suddetta persona si è trovato subito un'altra con la quale impegnarsi. Questo ha suscitato in me, oltre al dolore della sua perdita, anche profonda insicurezza e tristezza a tal punto che per i 7 anni successivi non ho avuto più nessun tipo di contatto (se non amichevole) con il sesso maschile.

Nonostante io abbia provato interesse per qualcuno non sono riuscita mai a essere ricambiata, adducendo il tutto alla mia epocale sfiga (sono una ragazza che agli occhi degli altri sprizza allegria e anche fisicamente carina).

2 anni fa mi sono sbloccata e anche se ho avuto dei ragazzi (ma ancora mai una storia...!!! e non per colpa mia) oggi mi ritrovo a non essere comunque felice (attualmente sto con un ragazzo da poco e trovo in lui difetti che mi fanno pensare di gettare presto la spugna...)e se mi guardo indietro provo ancora sofferenza e rabbia. Il suddetto ragazzo ad oggi sta ancora con la ragazza con cui si mise dopo di me, anche se avendo scoperto certi altarini non ho rimpianti per lui, mi fa sempre una rabbia assurda.

Come posso finalmente superare? Il problema sarà che non perdono me stessa per aver sbagliato a valutare la situazione e la persona?? mi sono amaramente pentita.
In tutti questi anni sono andata a fare sedute psicanalitiche da due psicologi... il risultato penso sia che sto un pò meglio solo perchè il tempo passa inesorabile.


Grazie dell'eventuale risposta, cordiali saluti,
D.

 

Gentile D.,

                            a questa richiesta vorrei cercare di rispondere io  perché con i miei collaboratori siamo rimasti colpiti nel leggere che da 9 anni Lei soffre ancora tanto e per di più così giovane.

Parla della Sua rabbia  nei confronti dell’ ex fidanzato e dell’ “aver sbagliato a valutare la situazione e la persona”.

Leggendo la Sua e-mail sentivo un forse amaro bisogno di sfogarsi della grande rabbia dichiarata per la sofferenza che ha subito quando: “sono stata sedotta e abbandonata alla mia prima volta (23 anni)”.

Sotto la rabbia però è come se sentissi esserci molto altro: molti altri bisogni celati, nascosti, inespressi e non soddisfatti.

Spiega come negli ultimi 9 anni qualcosa sia cambiato: 2 anni fa è riuscita a “sbloccarsi” sebbene con soddisfazione ancora insufficiente.

Racconta di essere stata da 2 colleghi psicologi a fare sedute psicoanalitiche, ma non sente di averne ricevuto beneficio.

Mi chiedo se abbia mai pensato di rivolgersi a colleghi con altri orientamenti es. Rogersiano.

Sente che il tempo possa essere un lenitivo e lento guaritore, ma mi chiedo:

vale la pena soffrire tanto? E per così tanto tempo?

Forse, se trovasse uno psicologo con cui potesse lavorare per superare questa Sua rabbia, potrebbe darsi l’opportunità di riscoprire anche molti Suoi bisogni celati, nascosti, inespressi e non soddisfatti che Le permetterebbero di essere felice e forse di essere meno arrabbiata anche con se stessa.

Credo che nella vita essere felici sia un diritto di tutti. Credo che a 32 anni lo sia ancora di più e per i nostri diritti valga la pena lottare.

 

Moltissimi auguri di ritrovare la felicità.

 

dr. Richard Unterrichter

 

 




Inserita 07/06/2012

Sono un' allenatore di Pallacanestro giovanile alleno, una squadra Under 13  composta da ragazzi di 11 - 12, mi sono ritrovato quest' anno in una situazione particolare :

 La squadra e' molto affiatata e i ragazzi vanno sostanzialmente d' accordo, un giocatore dimostra durante l' allenamento un' atteggiamento assente, non ascolta quello che gli viene detto, e' insofferente se viene ripreso sempre inmaniera educata e gentile sia da me che dal mio assistente, quando sbaglia qualcosa e gli altri compagni gli dicono qualcosa li' manda a quel paese.

Dopo una gara dopo essere entrato in campo, per la partita e' stato motivato come il resto della squadra forza ragazzi mettiamocela tutta, giochiamo tutti insieme, risposta del ragazzo tanto si perde con aria menefreghista, detto questo e' stato fatto accomodare in panchina ed e' entrato un' altro giocatore al suo posto.

Finisce la partita la madre corre per consolarlo e lui che piange a fondo campo, ci avviciniamo per capire cosa e' successo e la madre ci addossa la colpa dicendo che era stata colpa nostra, senza entrare in polemica rispondiamo in maniera pacata, spiegando che non era successo assolutamente niente e che sono cose normalissime.

Andiamo negli spogliatoi per salutare i ragazzi, e lui esce senza rivolgerci la parolae va subito via con i genitori.

Lunedi' arriva il dirigente che era stato chiamato dal padre dicendo che il figlio non sarebbe piu' venuto e che la colpa era solo nostra che volevamo punire il figlio perche' aveva alzato troppo la testa, e che poi ce l' avevamo con lui e lo cazziavamo sempre, e lui non sapeva piu' cosa doveva fare.

Dopo aver sentito questa versione complertamente falsa abbiamo parlato con i genitori e il ragazzo dicendo che per noi non era successo niente e che poteva tornare quando voleva, infatti poi e' tornato ma il suo attegiamento di menefreghismo e aumentato come

se ce lo mandassero per forza e a lui non interessasse piu'.

Cosa ci consiglia di fare, siamo in difficolta' perche' lo vorremmo aiutare ad uscire da questa situazione.

La ringrazio per la gentile attenzione.

Con l' occasione invio i miei piu' cordiali saluti Innocenti Filippo ( assistente )

 

Gentile Filippo,

grazie a lei per aver condiviso con noi i suoi interrogativi ed aver cercato aiuto.

Sento dalle sue parole quanta passione e attenzione lei nutra per il suo lavoro e per i ragazzi che allena.

 Ciò che mi pare di intuire dalla sua lettera è come voi già abbiate fatto qualcosa per chiarire questa situazione, sicuramente mossi dal dispiacere di vedere uno dei vostri ragazzi comportarsi in questo modo, che vi appare del tutto ingiustificato ed immotivato. Avete parlato con lui, avete cercato di chiarire con i genitori, lo continuate ad accogliere a braccia aperte e con comprensione nonostante le difficoltà che derivano dal suo atteggiamento. Tutto questo è già molto ed è il primo passo.

Proviamo però ad analizzare meglio il comportamento di questo ragazzo: da ciò che descrive è assente, insofferente, non ascolta, si perde. Quando poi però questi atteggiamenti provocano una reazione importante negli adulti di riferimento (lei e l’assistente) – perché lo mettete in panchina -  ecco che lui piange e corre dai genitori a farsi consolare. Il fatto che successivamente il padre si rivolga al dirigente mi fa pensare che il ragazzo abbia espresso ulteriore malessere con i genitori. Mi rendo conto che gestire un comportamento del genere in una dinamica di gioco di squadra sia molto complesso e richieda un dispendio di energie non indifferente che sicuramente vi spinge ad aiutare sì il ragazzo ma anche conseguentemente a cercare di salvaguardare il buon clima nella squadra e fra i compagni di gioco.

Proviamo a pensarla in questo modo: è probabile che questo ragazzo con il suo comportamento stia cercando di dirvi qualcosa, di comunicare con l’adulto e con i pari attraverso il suo comportamento invece che con la parola. Potrebbe essere che lui, attraverso il suo essere assente, poco attento, apparentemente menefreghista, stia in realtà cercando di attirare l’attenzione su di sé, facendo in modo di essere tenuto d’occhio, di essere richiamato, incoraggiato in un modo maggiore rispetto ai compagni. Nel momento in cui questo atteggiamento provoca però la reazione opposta a quella che ipotizzo lui cerchi, e cioè viene estromesso dal gioco e messo da parte, ecco che lui “alza il tiro” andando a piangere dai genitori, dai quali presumibilmente è molto supportato e ascoltato.

La mia è solo un’ipotesi, ma vista l’età e la dinamica dei suoi comportamenti, mi sentirei di presumere una situazione del genere; anche perché il ragazzo non ha smesso di venire agli allenamenti, cosa che, se il suo menefreghismo fosse reale, sarebbe presto accaduta. Invece lui continua a venire, esagerando ulteriormente gli atteggiamenti del passato.

 Se le cose stessero così, ciò che mi sentirei di consigliarvi sarebbe di dare, quando e se possibile, maggiori attenzioni a questo ragazzo, senza però considerarlo diverso dagli altri; mi rendo conto che sia difficile, ma penso che le sue siano richieste di “essere visto”, di non essere “uno fra i tanti”, di essere riconosciuto. Uno sguardo in più, una parola in più, senza lasciarsi scoraggiare ed evitando le punizioni di esclusione, avendo sempre in mente la domanda “cosa mi sta dicendo con questo comportamento?”, “di cosa ha bisogno?”, magari prendendolo a volte da parte quando esagera e provando a fargli verbalizzare il suo stato d’animo, chiedendogli cosa sente e perché si comporta così. Può darsi che continuerà ad essere oppositivo all’inizio, ma forse alla lunga e con costanza potrebbe riuscire a rilassarsi e a vivere l’ambiente dello sport con maggiore serenità sentendo di essere maggiormente compreso.

Le consiglio inoltre, se non ne foste già a conoscenza, che esistono degli specialisti (psicologi e terapeuti) che si occupano proprio del mondo dello sport e delle dinamiche specifiche di questo ambito. Se doveste avere bisogno di maggiori chiarimenti o di indicazioni più precise potreste senz’altro chiedere una consulenza.

 Spero davvero di essere stata d’aiuto, non esiti a ricontattarci.

 Cordialmente,

Dott.ssa Bezzi

 



Inserita 06/06/2012

Come puó una donna con cui hai condiviso tutto per sette anni con diverse > promesse e anche un tatuaggio con le nostre iniziali tradirti con un uomo> di 42 anni? Il nostro era un rapporto basato sulla fiducia reciproca dove> io in questi anni gli ho dato tutto l'amore possibile sino all'ultimo > giorno. Lei me l'ha detto di punto in bianco che erano cambiati i > sentimenti nei miei confronti senza che io mi sia accorto di nulla. Può una > donna fare tutto questo ad una persona che gli ha dato tutto l'amore del > mondo? Tradendomi per parecchi mesi e portare avanti una doppia relazione? > E perché non provo rabbia dentro di me anzi gli voglio bene più di prima ?

 Aiutatemi grazie

 

Gentile Signore,

  La ringrazio per essersi rivolto Noi, con la speranza di poter fugare i suoi dubbi

Quello che lei espone rimanda ad uno stato di delusione e di insoddisfazione per il legame di coppia in corso. Probabilmente anche la fiducia riposta in tutti gli anni trascorsi assieme ora è venuta meno. Lei si chiede anche come ha fatto a non accorgersi di nulla e forse anche questo è un ulteriore fonte di frustrazione soprattutto per  l’amore possibile fino all’ultimo giorno che lei dice di averle dato.

A volte succede che l’amore venga meno negli anni per i più disparati motivi quali aspettative cambiate, percorsi di crescita diversi, voglia di esplorare nuove situazioni indipendentemente dal comportamento del partner. Forse lei non si è accorto di tutto questo perché non è sempre facile “vedere” quello che ci fa soffrire e ci difendiamo giustificando comportamenti a noi “strani” nella speranza che appunto amando più che si può tutto torni come prima. Alle volte funziona altre no perché la coppia viaggia su due binari diversi, paralleli e non più in sincronia.

 Spesso sono i sentimenti come la rabbia e il rancore che ci attanagliano quando scopriamo che la persona con la quale abbiamo condiviso molte cose belle ci “inganna” per cui mi chiedo come mai lei seppur deluso ed amareggiato non provi niente di tutto ciò nei confronti di chi è venuta meno alle promesse condivise da 7 anni.

 Provi a pensare al perché delle sue emozioni apparentemente in contrasto con la situazione vissuta.

Se crede possa essere utile si rivolga a qualche collega psicologo oppure decida assieme alla sua compagna un percorso di coppia.

 Le auguro una buona giornata,

dr.ssa Varotto

 



Inserita 06/06/2012

salve mi chiamo vanessa ho 27 anni e ho alcune domande da porvi,perchè un uomo
picchia la sua donna e perchè la offende e la umilia
mentre dice di amarla? e perchè nn si ritiene mai colpevole  delle sue azioni
dando sempre colpa alla sua compagna? attendo risposta grazie per la cortese
attenzione cordiali saluti.

 

Buongiorno Vanessa,

  La ringrazio per essersi rivolta a Noi, con la speranza di poter fugare i suoi dubbi.

Dare risposta alle Sue domande non è cosa semplice, per capire da dove nasce un comportamento simile bisognerebbe conoscere la storia pregressa della persona di cui parla.

 Ad esempio, simili comportamenti possono essere stati acquisiti durante l’infanzia: è possibile aver visto spesso scene simili e averle, inconsciamente, interiorizzate, facendole diventare parte del proprio modo di agire.

 Ciò che mi verrebbe da consigliare a quest’uomo, se mai accettasse di farsi aiutare, è di cercare di capire da dove hanno origine questi comportamenti, di modo da poter attuare un cambiamento e poter vivere una relazione in modo sereno.

 A mio avviso, è possibile farsi un’ulteriore domanda, importante quanto quelle che Lei ci rivolge: perché una persona/donna decide di rimanere accanto ad un uomo che si comporta in questo modo, che come Lei dice “…picchia la sua donna…la offende e la umilia mentre dice di amarla…”?

 La invito a riflettere, anche su quest’ultima domanda che Le ho posto, è possibile che due persone simili si “incastrino” bene, cosa che non potrebbe succedere se il partner fosse diverso.

 Ad ogni modo, per indagare e capire da dove nascono questi comportamenti, sia di uno che dell’altra, una soluzione potrebbe essere quella di farsi supportare da un professionista, che guidi attraverso questo difficile percorso.

  Ringraziandola per la Sua attenzione, Le auguro una buona giornata,

 dr.ssa Francesca Sansalone


Inserita 06/06/2012

salve mi chiamo Lucia ho 40 anni sono sposata da 14 e ho due figli una ragazza di 13 anni e un bimbo di 8 circa 5 mesi fa ho scoperto che mio marito ha una relazione da due anni circa. Quando l'ho saputo non ho avuto nessuna reazione non sono riuscita a cacciarlo di casa ho cercato di capire perchè è successo ho parlato tanto con lui. Ho capito che lui è innamorato di lei e che per me non prova più niente non è andato via perchè aveva la sua famiglia contro e che lei non ha nessuna intenzione di lasciare il marito .Non riesco a capire perchè ho questa reazione non mi arrabbio cerco di stargli vicini, mi sento una vigliacca, lui non ha mai provato ad avvicinarsi a me non riesce a capire il male che mi ha fatto lui continua a sentirla senza pensare a me a causa sua ha perso il lavoro ha rovinata una famiglia ma lui sembra non capire. gli ho chiesto tante volte di andare via da casa che non gli avrei mai messo i figli contro e che se anche la nostra situazione finanziaria non è quella delle migliori ci saremmo messi d'accordo senza problemi ma lui resta in casa vi prego aiutatemi a capire qual è la strada migliore da seguire anche se non lo dimostro agli altri ma io sto malissimo mi sento una nullità vi prego rispondetemi. Ciao

 

Gent. le Lucia,

grazie per aver contattato la nostra redazione e aver condiviso con noi la situazione delicata che sta vivendo in questo momento.

Dalle sue parole mi sembra di intuire che il dubbio che la pervade attenga più allo stupore che sta provando nello scoprirsi poco “arrabbiata” che alla situazione in se.

Dagli elementi che lei mi fornisce ritengo ci siano dei “nodi” che rappresentano le aree da approfondire nel suo percorso di comprensione su ciò che sta vivendo in questo momento. Un primo passo potrebbe essere lo svelamento dei suoi stati emotivi a partire da un lavoro, anche in forma scritta, di identificazione delle emozioni che sta provando, anche attraverso le modificazioni corporee sperimentate. Come mi sento? Quale potrebbe essere la causa /origine di questo vissuto?

Una seconda area possibile da esplorare potrebbe riguardare il significato che assume, per lei, “l’essere donna”, come Lucia, in quanto donna, mamma e moglie. Queste domande potrebbero essere un primo tentativo per aumentare il suo sistema di comprensione di ciò che sembra in questo momento a lei esterno. Se possibile cominci anche a fare una distinzione tra il tema del desiderio e quello del bisogno, si ponga la seguente domanda;: “Lucia cosa desidera e di cosa ha bisogno?”. Non abbia paura di esplorare il tema del desiderio e della felicità.

Cara Lucia spero di esserle stata di aiuto con queste righe e la invito a tenermi aggiornata e contattarmi per qualsiasi approfondimento e/o chiarimento.

 

Un saluto

Daniela Stabile

 

 

 

Inserita 04/06/2012

Soffro molto da circa 4 anni e mezzo.  Non so piu come fare perchè mi sembra di continuare a sbagliare...

Ho 41 anni, insieme da 11 anni, sposata da 7 anni, adesso sono separata da mio marito da un anno circa, siamo però separati in casa per seri problemi finanziari.  Siamo stati una coppia molto molto felice ed inamorata per molti anni.  Mio marito o ex? ha una piccola azienda in proprio.  Io tengo contabilità, abbiamo molto sacrificato la ns.vita per l'azienda. Lui ha voluto a tutti costi prendere un socio che poi nel momento di difficoltà si è rivelato una persona non seria, sfruttando l'azienda, il ns.lavoro, accumulando debiti.  Mio marito è caduto in depressione circa 4 anni fa.  Ha incominciato ad essere insoddisfatto con ns.vita di coppia nel 2006 dopo la nascita di ns.figlio, io ero troppo impegnata tra il bambino ed il lavoro...Nel 2007 rimango incinta e nasce ns.figlia, lui incomincia avere problemi con il socio, debiti accumulati, e una seria insonnia.  Quando la bimba ha circa 9mesi, ritrova una vecchia amica da sempre inamoratissima di lui.  Comincia una relazione che lui cerca in modo molto goffo di tenere nascosto.  Io ho capito dalla prima volta e le ho detto che non avrei tollerato,anche se sono stata distrutta, il mio cuore si è veramente frantumato e penso che per fortuna mi sono fatta corraggio perche avevo i ns.figli fantastici.  Ma a quel punto era davanti ad un bivio: l'azienda aveva debiti, il socio non aveva nulla, noi la casa quasi finito di pagare il mutuo...si rischiava di perdere lavoro, casa, tutto.  Quindi l'ho aiutato a mandare via il socio, rinegoziare il mutuo e piano piano stiamo pagando i debiti e lavorando.  La crisi e reccessione però ci sta massacrando e non sappiamo come andrà a finire ma non molliamo.

Io chiedo la separazione, ma non ci sono soldi quindi mi trasferisco in un'altra stanza.  Lui cosa fa? Niente.  Lascia fare.  Dice che non è in grado di prendere decisioni, che la ns.storia sembra finita.  Con i bambini cerchiamo di essere uniti.  Loro stravedono per lui.  Usciamo insieme come famiglia. Io decido di mettere in vendità la casa, gli dico che poi andrò vivere con i bambini da sola.  Lui dice di accettare mia decisione e capire ma con questa crisi non riesco a vendere!!!! e lui forse ne approfitta.

Lui comunque continua con alti e bassi a soffrire di insonnia.  Ha provato ad andare da psycologi ma non ci crede. Pensa che non sanno aiutarlo.

Lui però non riesce a stare senza di me.  In dicembre 2011 chiede di venire a dormire con me.  Solo dormire.  Si sente solo.  Io cedo.  Dopo tanti anni di astinenza...insomma capita in gennaio 2-3 rapporti con precauzioni, ma nonostante, io stupidamente rimango incinta.  Io ero disperata e ho anche pensato che era meglio l'aborto ma non sono riuscita.  Parlo con lui e lui si trova felice.  Le frequentazioni con sua amica diventano quasi nulli, lui si dedica ai bambini, ma ultimamente ha ricominciato.  Mi sono stancata.  Quindi di nuovo separati in due camere, lui si dedica hai figli ma esce, raccontandomi bugie come da sempre (non capisco visto che le ho detto che puo essere onesto con me, l'ho pregato di essere onesto per rispetto nei miei confronti), che non esce con lei ma con amici!!!

Io non vedo l'ora di vendere la casa per essere libera anche se so che i bambini dovranno soffrire immensamente probabilmente dandomi la colpa di tutto, e con l'arrivo di un 'altro!!! Spero sempre che almeno la parte azienda e finanze si mette a posto visto quanto lavoriamo e sacrifichiamo.

So che sono ingenua, ma io penso che lui mi ami ancora tanto ma non so perche vuole rovinarsi la vita.  E molto cambiato, un uomo molto infelice.  L'unico psycologo che a frequentato mi ha detto che secondo lui, il dolore che mio marito mi ha causato ha contribuito alla sua depressione/insonnia.  E pure non fa un passo per cercare di riprovare a fare funzionare ns.rapporto, aspetta tutto da me, mi incolpa di tutto, ed io non ci sto.  Gli voglio bene e so che se lui fosse serio, riproverei, almeno provare, ma sembra che la sua è una situazione di comodo, perche scomodarsi.

Io sono distrutta, ho cercato di fare tutto sperando di non peggiorare la situazione : finanziaria, pysocogica dei bambini...ma sono proprio così incapace?  ormai soffro da tanti anni, non vedo mai un po di luce.  Cerco di essere forte ma sono sola e a volte molto stanca e sfiduciata, mi sembra di essere bloccata...

La "donna" è una povera ma furba signora sposata con marito e figlio.  Non sopporta il figlio che è sempre dai nonni o con il papà, e ossessionata da mio marito, lui puo sgridarla, trattarla male, umiliarla ma lei dice che non lo mollerà mai.  Accetta tutto. Mio marito era sicura che si sarebbe andata dopo aver saputo della mia gravidanza ma lei anche se inizialmente arrabbiata non lo molla e ignora tutto.  Accetta se lui si allontana, lo bombarda di sms tutto il giorno.  Non so nemmeno come lui può sopportare, si vede che ha qualcosa che lo tiene legato, con lei riesce ad evadere dalla sua vita difficile...

Chiedo, ho sbagliato tutto?  Continuo a sbagliare?  La mia vita sarà mai di nuovo serena?  Saprò allevare i bambini in modo piu sereno possibile senza fargli soffrire tanto.  Sono sfiduciata.  Grazie se vorrete rispondere.  Ho tanto bisogno di consigli.

SG

 

Gentile SG,

certo che le rispondiamo, siamo qui per dare supporto a chi si trova in situazioni che vede senza via d’uscita. Certo la sua situazione è un po’ complicata, confusa e difficile, e sicuramente la situazione finanziaria che tutti noi stiamo affrontando non ha facilitato la cosa.

Una riflessione mi viene alla mente leggendo le sue parole. Perché invece di suggerire al suo ex marito lo psicologo non prova lei ad andarci? E seguire un percorso che possa aiutarla ad affrontare al meglio la situazione che vive, se sta bene lei  sicuramente staranno bene anche i suoi figli, in una famiglia come lei ben sa i “sentire” si passano attraverso ciascun membro che la compongono.

Riuscirà così a riattivare tutte le sue competenze e risorse e riacquistare un giusto livello di autostima, che mi sembra che lei pian piano sta perdendo. Spero di esserle stata d’aiuto, mi trova comunque sempre qui a disposizione, le lascio un grande in bocca al lupo

Cordialmente

Dott.ssa Elvira Orrico






Inserita il 29/05/2012

Mio figlio 24 da più di un anno in casa non parlava con nessuno:io,fratello,nonna,Il mio ex marito riteneva che il ragazzo non avessse nulla e che il problema ero io .
Contro la mià volontà gli ha dato le chiavi di una sua casa.Purtroppo da alcuni mesi mio marito è morto e mio figlio non è più tornato a casa.Non risponde al telefono e non comunica più neanche con gli amici,e non viene dal notaio per la succession e per il passaggio dell'auto del padre che è in suo possesso.
Io penso che il problema base deldisagio stia nella scelta del biennio di laurea(si è laureato in quella triennale) che non è adatto a lui ,non escludo mie colpe,ma non riesco a focalizzarle.
Visto che non parla con nessuno come posso aiutarlo,a chi mi posso rivolgere?Il mio medico che all'inizio sosteneva ,dopo avergli parlato,che gli sembrava sereno,ora dopo mie sollecitazioni inizia  a capire che il problema esiste:Lo ha chiamato al telefono ma non risponde.
Como posso aiutarlo?A chi mi posso rivolgre?Cosa si deve fare in questi casi?
Una  madre disperata


Gentile Signora,

la ringrazio per aver scelto il nostro spazio.

Comprendo in pieno la sua disperazione, e mi creda ritengo si tratti di una situazione davvero delicata da affrontare.

Si sente molto la sua tendenza ad assumersi tutta la responsabilità di quanto sta accadendo, e se posso comprendere sia spontaneo farlo per una madre, non è però la visione più corretta da adottare. Sicuramente suo figlio aveva e ha delle difficoltà con lei, ma non solo con lei. Suo figlio si è allontanato dalla famiglia  da diverso tempo, con il suo silenzio iniziato ormai più di un anno fa, stava iniziando a porre questo distacco, e sta lanciando dei segnali a tutti voi, non soltanto a lei.

Sarebbe importante comprendere quanto succedeva lo scorso anno nella vostra famiglia e alla vita di suo figlio. Come erano i rapporti tra lei e suo figlio? Come tra suo figlio e il padre? Potrebbe intanto iniziare a riflettere su questi interrogativi per cercare, e se lo vuole insieme a me, di ricostruire cosa stava accadendo a suo figlio al momento del silenzio e della fuga.

Vorrei, inoltre farle notare che mi ha parlato di ex-marito, e di marito, è una svista, oppure lei era separata dal padre di suo figlio? Lo eravate già anche lo scorso anno? Come erano i rapporti tra di voi?

Vorrei invitarla, se riesce, a non insistere a cercarlo, capisco la sua disperazione e la necessità di risolvere delle questioni burocratiche, ma è chiaro che suo figlio ha scelto di non voler affrontare lei, e gli altri membri della sua famiglia al momento, e rincorrerlo lo farebbe fuggire ancora di più, magari iniziare a ripensare a quanto le ho detto sopra, potrebbe aiutarla a trovare una lettura diversa della situazione, potrebbe aiutarla anche a capire meglio cosa sta provando suo figlio ora, e quindi poi ad affrontarlo in un modo diverso da come ha fatto finora. Immagino lei conosca gli amici di suo figlio, magari anche loro possono essere una risorsa in questo momento, e potrebbero darle delle informazioni.

Le volevo chiedere anche di riflettere su qual è il problema più urgente per lei: riprendere la comunicazione con suo figlio, o fare in modo che lui risolva o almeno affronti il suo disagio? Nel primo caso, credo debba avere molta pazienza, e in questo io, ma anche altri specialisti, non potrei fare un granchè…non si può costringerlo ad uscire da casa e a venire da voi… Quello che è importante è cercare di capire cosa può essere successo a suo figlio. La pazienza le servirà Signora, perché se desidera che suo figlio affronti il suo disagio, semmai ne abbia la motivazione, dovrà accettare che questo può significare, almeno per un po’, che la comunicazione potrebbe ancora essere interrotta.

Spero che mi risponda fornendomi le informazioni che le ho richiesto, e che potrebbero aiutarmi e aiutarci a comprendere e anche a darle un maggiore sostegno. Per il momento la saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo




Inserita il 07/05/2012

Buongiorno,

 chiedo un vostro consiglio per riuscire a districare la mia situazione che si protrae già da un anno e mezzo e che mi fa soffrire parecchio. Lui ha 38 anni single, io invece 42, in fase di separazione da mio marito, con un figlio. Inizialmente mi ha corteggiato parecchio, era perfino assillante, pensavo cercasse un'avventura ed è per questo che ho fatto parecchio la preziosa; poi visto che comunque continuava a cercarmi allora ho inteso che avesse davvero un interesse per me tant'è vero che quando uscivamo faceva sempre il fidanzatino innamorato (bacini, coccole, carezze). In questo lungo periodo ha sempre continuato a cercarmi, ma a chiedere di vedermi una-due volte al mese e senza mai parlare di noi; telefonandomi sempre, chiedendomi coccole, dicendomi belle parole: “che mi vuole bene, che gli piaccio” ma senza mai concretizzare la nostra frequentazione in una storia più stabile. Io ho lasciato sempre gestire la cosa a lui nella massima libertà, per non farlo scappare e senza mai farle capire che ad un certo punto avrei voluto qualcosa di più (lui inizialmente diceva di non volere una storia seria; adesso insiste sul perchè non l'ho mai fatto venire a casa, ma lui non sà che mio marito vive ancora con me, e molto spesso scherza sul fatto di venire a vivere da me). Fatto stà che in un anno e mezzo ci siamo sempre fatti tante coccole, bacini a stampo, ma niente sesso. Tutt'ora, quando usciamo lui si comporta come se fossimo fidanzati, soltanto che anche se passiamo dei bellissimi momenti insieme, poi si allontana, sembra sempre che debba esserci un seguito, che la situazione sia lì per lì sul punto di sbloccarsi ma poi non è mai così; si distacca, ci sentiamo al telefono una/due volte la settimana e chiede di vedermi dopo due/tre settimane e avanti così. Quest'estate siamo stati anche in vacanza insieme ma oltre a tante coccole e baci a stampo, lui non si è mai spinto oltre e a quel punto veramente ho dubitato che fosse gay o di essere per lui soltanto un'amica. Adesso è un pò che insisto a chiedergli spiegazioni sull'intimità e sul nostro rapporto, e lui continua a dire che mi vuole bene, che stà bene con me ma non è sicuro, che si è bloccato nel sesso, forse perchè fino ad ora ci siamo fatti tante coccole, che non ha abbastanza confidenza (ma sono soltanto scuse visto che abbiamo fatto la doccia insieme, siamo andati in sauna e ci sono state pure delle carezze intime). A volte dice che ha bisogno di essere amato, che forse ha più bisogno di coccole che di sesso, le ho anche chiesto se ha desiderio sessuale per me e mi ha detto di sì, ma non sempre; le ho pure chiesto se sono soltanto un'amica e mi ha detto di no, che c'è qualcosa di più, che i sentimenti ci sono però non è innamorato. In continuazione cambia versione, è sempre altalenante, non lo sò se è solo insicurezza la sua, ma ultimamente mi sento parecchio presa in giro. Le ho fatto capire che così non può andare, ma non ottengo risultati, anzi ultimamente ha cambiato atteggiamento, si è un po' allontanato, non mi cerca più come prima, sembra aver perso interesse, però quando usciamo, anche nell'ultimo incontro si comporta come se fosse innamorato e chi ci vede crede davvero che siamo una coppia e che stiamo insieme. Ho compiuto gli anni e mi ha fatto un regalo importante, le ho chiesto spiegazioni e mi ha detto che si sentiva di farmelo (questo a Nov.), a Natale di nuovo un altro regalino e mi ha risposto scrivendomi: “non è stato fatto a caso, con disegnato un cuore”. Questa mancanza di chiarezza mi fa davvero male, io adesso mi sono innamorata e stare lontano, non sentirlo e vederlo così poco non mi fà stare bene, lui invece in questa situazione sembra starci benissimo. E' un pezzo che penso di allontanarmi da lui, di chiudere ogni contatto e non vederlo più, anche per vedere la sua reazione ma ovviamente la paura di perderlo mi frena. Anche se è già successo che tre mesi fà dopo una lite io mi sia allontanata e lui mi abbia ricercato dopo 10 gg. dicendomi che gli manco e di aver capito di voler stare insieme a me; ma poi non è cambiato niente … sempre e solo tante belle parole ma mai fatti concreti. Conto veramente in un vostro aiuto.



Gentile Signora GR,

nel suo racconto mi sembra di cogliere una situazione di sofferenza  per un rapporto  che permane in uno stato di impasse.

 Mi sembra di capire che Lei e il Sig X siate su un piano diverso rispetto la progettualità di coppia. Le “belle parole” non la gratifichino pienamente , e la mancanza di “fatti concreti” la portano a dubitare del fatto che la relazione diventi qualcosa di stabile. Ora, se ho compreso bene la Sua domanda, è questo il suo bisogno. Lei vorrebbe stare CON lui a pieno titolo e formare una nuova coppia.

 Rispetto il problema della sessualità, le rimando il pensiero di una sessuologa a me cara (Kaplan). Il desiderio sessuale è una parte importante della relazione e ha una forte connotazione affettiva.

Le coccole, le carezze e i baci che descrive rimandano a componenti  fondamentali del rapporto che sono presenti nel racconto della sua storia.

La “sessualità” è questo e molto altro.. e come credo Lei sappia, richiede un disegno con il cuore che il signor X sembra aver chiaro dentro di se.. Il fatto che il Signor X non sappia che Suo marito vive ancora con Le forse  è stato percepito e anche introiettato a suo modo ( ma non sappiamo come lui lo stia vivendo….). Il senso di ciò, secondo me, andrebbe discusso o per lo meno dovrebbe entrare a pieno titolo nel vostro “dialogo di coppia” che dura ormai da un anno e mezzo. Credo di capire che questo rapporto, anche se intermittente, ha tutte le caratteristiche di una storia che si protrae nel tempo, fatta di innamoramento e di cuore ed è per tale ragione che varrebbe la pena di essere vissuta nella sua interezza. Forse sarebbe opportuno fare un passo in avanti nella comunicazione con il Signor X in modo che l’impasse si sciolga e la storia si possa arricchire sempre più di scelte mature e condivise.

L’augurio di crescere della Sua relazione e di crederci pienamente.

 Per qualsiasi chiarimento non esiti a contattarmi.

Dr.ssa  Varotto






Inserita il 05/05/2012

Buongiorno,

               Sono una donna di 41 anni che sta attraversando un periodo particolare,nel senso che  ho sempre amato gli uomini ma nel 2005 e' entrata una donna nella mia vita mia coetanea Silvia ,quando lo conosciuta lei era insieme ad un ragazzo molto più giovane di lei e' diventata in breve tempo la mia migliore amica,dopo circa due anni che eravamo ottime amiche ci siamo scoperte INNAMORATE, FORTEMENTE INNAMORATE E ATTRATTE L'UNA DALL'ALTRA,lei per un anno dal 2008 al 2009 si e' divisa tra lui e me.

Io piano piano mi rendevo conto che NON ERO PIU'  DISPOSTA A DIVIDERLA CON LUI,LA COSA MI LOGORAVA.

Ho sempre detto a Silvia di dire a lui quello che ci stava capitando,il tempo passava e lei continuava a dividersi, fino a che un giorno presa dalla esasperazione ho raccontato a lui tutto.

Ero arrivata al punto che era meglio perderla per sempre che averla solo in parte.

Mi vedevo come l'amante anche se lei diceva che era innamorata di entrambe e non sapeva come uscirne.

Lui dopo aver saputo la notizia se ne andato vendicandosi andando con un altra.

Lei invece dopo tre mesi di separazione  e' rimasta nella mia vita dicendo e' stato meglio perdere lui che me.

La cosa che più mi fà male che mi distrugge e' vedere che nelle discussioni/litigate Silvia tira fuori a distanza di due anni ancora il passato dicendomi che per  colpa mia ha perso tutto.

 Poi nel contempo mi dice che sono la donna della sua vita che SONO LA SUA VITA.

 Cosa vuole in realtà questa donna ?

 Cosa mi suggerisce di fare?

 Come mai ci e' capitato di innamorarci quando entrambe avevamo solo avuto relazioni con uomini ?

 Grazie per l'ascolto 

Stefania


Gentile Stefania,

grazie a lei per la sua lettera e per averci confidato i suoi interrogativi.

 Mi ha molto colpito l'uso dei caratteri in maiuscolo, mi fa capire quanto forti siano i suoi sentimenti per Silvia e quanto la vicenda che avete vissuto l'abbia segnata profondamente.

La trovo, pur nell'incertezza di non comprendere appieno cosa Silvia desideri da lei, molto onesta nell'esprimere ciò che prova per questa donna ed allo stesso tempo coraggiosa per aver preso in mano la vostra situazione facendo in modo che si sbloccasse: come lei stessa scrive, avrebbe potuto perderla per sempre.

 Invece Silvia è rimasta con lei, anche se con una modalità che sembra confonderla: le esprime il suo amore molto chiaramente (dice che è la sua vita) ma nei momenti di crisi ritornano i fatti del passato come se non fossero risolti ma ancora lì, in sospeso fra di voi. Posso capire come ciò la mandi in confusione. Nei rapporti d'amore però l'ambivalenza e le emozioni contrastanti sono all'ordine del giorno e non bisogna dimenticare che lei, Stefania, ha preso l'iniziativa ed ha fatto una scelta ben precisa rivelando la vostra storia; può darsi che Silvia non fosse pronta e che, per quanto condivida la sua scelta a posteriori (sta ancora con lei e dichiara come sia la donna della sua vita), forse ha vissuto la sua presa di posizione come qualcosa di improvviso, fuori dal suo controllo e che le ha cambiato la vita profondamente e da un momento all'altro. Ci scrive di aver spesso chiesto a Silvia di confessare tutto, ma questo non è mai avvenuto, fino a quando,   probabilmente esasperata, è stata lei a compiere questo passo. Ecco, ciò che mi viene da pensare è che probabilmente Silvia non abbia ancora accettato la modalità con cui ha agito in passato e forse ne sia ancora turbata; è probabile che non sia riuscita a spiegarle il motivo del suo temporeggiare e che si sia sentita in un certo senso “tradita”, proprio da lei.

 Per questo mi sento di consigliarle di fermarvi un momento e parlare di quello che è successo, di comunicare l'una all'altra i vostri sentimenti e quello che avete provato in passato e perché no, anche le vostre paure e incertezze per ciò che state vivendo, visto che per entrambe è una novità che non ha precedenti nelle vostre passate esperienze affettive. L'amore non è necessariamente sempre e solo fra uomo e donna, e ciò che devia da questo schema è da considerarsi strano, tutt'altro: spesso ci si innamora semplicemente di una persona che incontriamo per caso, nella quale riusciamo a rispecchiarci e che risveglia in noi emozioni che non ci saremmo mai aspettati di provare.

Le auguro di ritrovare la serenità e di riuscire a vivere a pieno questa relazione come fosse una nuova avventura.

Dott.ssa Serena Bezzi





Inserita il 16/04/2012

Ciao mi presento:

mi chiamo valerio ho 43anni il mio problema se cosi puo'definirsi e' che ho una compagna da 5 anni e solo che lei non vuole far vedere se usciamo con amici che siamo compagni o meglio devo comportarmi da amico specialmente quando capita di andare a ballare perche' dice altrimenti non la invitano a ballare rischiando cosi'di vedere amici suoi che potrebbero provarci ma lei mi dice che devo stare tranquillo perche' se qualcuno ci prova lei alzerebbe le mani o meglio eviterebbe il seguito..ma io ora sono stanco e penso siano scuse lei non e' innamorata di me come dovrebbe insomma non vuole un rapporto di coppia che al contrario di me io lo vorrei...devo aggiungere che lei e'divorsiata con una bimba...aiuto che devo pensare? grazie

 

 Gentilissimo Valerio,

Lei dice di avere una compagna da 5 anni con la quale deve comportarsi da amico specialmente quando capita di uscire con gli amici della sua partner. Tuttavia, credo che avere una compagna significhi condividere gran parte delle esperienze e/o della vita (ad esempio un appartamento, amicizie, ma anche interessi e progetti). Da quanto Lei ci scrive sembra che la Sua Compagna voglia vivere segretamente la Vostra storia d’amore ( “non vuole far vedere se usciamo con amici che siamo compagni”). Per i primi 5 anni, queste condizioni, Le sono andate bene, solo che adesso Lei vorrebbe qualcosa di più. Qualcosa che Le permetta di vivere la Vostra storia semplicemente “alla luce del sole” e, per quanto la Sua Compagna abbia avuto un precedente matrimonio, la relazione va vissuta in due, di comune accordo, e che sia l’apice del soddisfacimento dei bisogni, desideri, comuni. Il rapporto di coppia consiste nel fare di due persone una solo entità, un Noi,  in cui le parti hanno la possibilità di allontanarsi e riavvicinarsi nei diversi momenti della vita. Attualmente, probabilmente,  Lei dovrebbe fare chiarezza sui propri sentimenti non tanto sui sentimenti della Sua Compagna, e riflettere su quanto importante sia questa persona che, con le sue richieste, Le sta accanto oltre a cercare di trovare un dialogo sul Vostro rapporto e sui bisogni/aspettative di entrambi.

Cordialmente

Dott. Tuccio Domenico Savio






Inserita il 16/04/2012

Gentile Dottore,

sono una ragazza di 33 anni, vivo con i miei genitori ed ho un carattere molto introverso e poco socievole.

L'anno scorso, a causa della sua prolungata disonestà che ho scoperto solo dopo moltissimo tempo, ho chiuso la storia con il mio ex fidanzato, iniziata quando eravamo entrambi adolescenti, durata 15 anni, con l'unico ragazzo col quale sono stata “fisicamente” in tutta la mia vita. Il fatto di non essermi mai fatta delle amiche a causa del mio carattere chiuso, e purtroppo l'essere senza un lavoro, mi ha vista, in questi ultimi anni di sua continua assenza dalla mia vita, dettata solo da bugie molto ben congegnate, restare sempre in casa da sola, confidando che le cose con lui si sarebbero sistemate, ma stavano in realtà, a mia insaputa, sempre più deteriorandosi. Chiusa la storia con lui, ho continuato a restare in casa, perchè non conoscevo nessuno, e a non fare quello che fanno tutte le persone della mia età.

7 mesi fa ho conosciuto un bravissimo ragazzo, ci siamo innamorati e abbiamo iniziato una storia. Siamo usciti spesso insieme, ero felice e non mi sembrava vero di uscire a mangiare una pizza! Ci amiamo moltissimo, viene da me ogni sera, e mi è molto vicino e disponibile per aiutarmi ad uscire dalla situazione di chiusura in cui mi trovo. Io non sono serena: quando lui non è con me, durante il giorno, per me è tutto brutto e privo di interesse, non ho la motivazione a fare niente, piango spesso perchè mi manca sempre tantissimo e lo penso in continuazione. Sono felice solo quando lui è vicino a me. Questo stato d'animo l'ho sentito da subito quando l'ho conosciuto, e lo sento tuttora. La sera a volte usciamo in bar con i suoi amici, con i quali lui vuole integrarmi, ma io tiro indietro, preferendo restare a casa con lui, perchè in mezzo alle persone non mi sento a mio agio, faticando molto a fare una parola, dopo anni di solitudine. Inoltre tra gli amici si trova una sua ex col proprio fidanzato, ed arrivo al punto:

Mi appello a Lei, perchè vorrei risolvere un problema che mi sta logorando.

Lui mi ha detto che prima di conoscermi ha avuto qualche storia di poca importanza. E' quindi stato “fisicamente” con altre ragazze: a me questa cosa fa malissimo. Ho voluto sapere tutto, facendomi del male, ma avevo bisogno di sapere che cosa aveva fatto o non fatto con le altre. Sapere che ha fatto l'amore con 5 persone prima di me mi causa un dolore lancinante come se l'avesse fatto mentre stava insieme a me; come se l'avessi irrimediabilmente diviso con delle altre, quando vorrei invece che fosse tutto mio.. Lo “vedo” dettato dall'amore fare con le altre quello che fa con me ora, e sto malissimo... ogni volta che c'è la sua ex, me li immagino fare certe cose ed è un inferno. A volte sono andata nel bagno per non piangere davanti a tutti i suoi amici. Io cerco di razionalizzare la situazione perchè è normale dopotutto vista l'età, che abbia avuto delle esperienze, ma continuo a soffrire vivendolo come un tradimento. Il fatto inoltre di ritrovarmi davanti sempre una delle sue ex mi crea ansia e dolore. E paura che tra loro sia rimasto un filo invisibile.. che li fa cercarsi ancora anche se lui mi spiega che non ha più alcun interesse e che sono passati 6 anni.

Faccio notare che all'inizio io non avevo questi pensieri o paure, quando mi ha raccontato le sue esperienze precedenti. Ho agito al contrario e a distanza di 7 mesi, a rapporto più consolidato, ho iniziato a fargli mille domande su tutto quello che ha fatto o non fatto con le altre e ad aver paura che non mi dica la verità.

Vorrei chiederLe se quale può essere il motivo di questa mia reazione così dolorosa alle sue storie passate; se succede anche ad altre persone o se è una cosa fuori del comune...

Cosa devo fare per cancellare queste visioni dalla mia mente, dargli la fiducia che merita e non piangere sempre quando lui non è con me?

Per favore mi aiuti, piango tutti i giorni, mangio pochissimo e sento sempre una morsa continua che mi stringe lo stomaco. Non posso permettermi economicamente di entrare in analisi.

La ringrazio infinitamente.

Elena.



Gentile Elena,

innanzitutto la ringrazio per aver condiviso con noi la sua storia e averci dato fiducia.

 Mi ha molto colpito, nella sua lettera, la consapevolezza e la lucidità con le quali racconta ciò che le è successo e cosa prova in questo periodo della sua vita. Immagino che la rottura del suo primo rapporto d'amore sia stato come un trauma per lei, vista la sua lunga durata (15 anni), per via delle fasi di crescita e di passaggio dall'adolescenza alla vita adulta che avete condiviso e per  come racconta di aver vissuto il rapporto, in un modo esclusivo e totale. La fine di questa relazione è avvenuta, a quanto mi pare di capire, in un modo piuttosto brusco, nonostante dei segnali che forse non ha voluto/potuto vedere e che ha sopportato a lungo sperando che le cose si sistemassero. Mi viene da pensare che quando ha conosciuto il suo attuale compagno forse non aveva del tutto elaborato la precedente rottura, che è stata senz'altro molto importante e l'ha segnata profondamente. E' possibile che questo abbia da un lato incentivato l'inizio della nuova storia, per un comprensibile desiderio di essere nuovamente in coppia e di riparare in qualche modo le ferite della precedente relazione; dall'altro però può darsi che la non completa elaborazione di quel lutto (inteso metaforicamente come perdita della persona amata) abbia fatto sì che nel momento in cui la nuova coppia si consolida e prende forma una relazione vera e propria, ecco che insorgono le paure e le insicurezze, per esempio di una nuova perdita (piange e le manca immensamente quando non è insieme a lei), oppure gelosie “retroattive” delle quali lei stessa ammette l'assurdità ma che sono fuori dal suo controllo e le provocano immagini che non può ignorare.

 Mi sembra di vedere come lei si trovi in realtà già ad un buon punto di partenza: è in grado di sentire che qualcosa non funziona, che qualcosa la fa stare male e da qui bisogna muoversi. Trovo che lei abbia una buona capacità di riflettere su di sè e su quello che sta vivendo, riuscendo a distinguere la realtà da quelle che sono le sue paure e insicurezze personali, senza attribuire colpe o responsabilità al di fuori di sè. Certo questo non la salvaguarda dalla sofferenza che prova o dalle difficoltà quotidiane in questo periodo; per questi motivi la prima cosa che mi sentirei di consigliarle è di condividere questi pensieri e queste paure con il suo attuale compagno che, da come lo descrive, sembra essere una persona che può supportala e comprenderla e che ci tiene molto a lei e al suo benessere. Tutto questo senza drammatizzare troppo gli episodi che le accadono, ma così come li ha raccontati in questa lettera, perchè ciò le può permettere di essere maggiormente compresa dal suo compagno nei momenti di sconforto e soprattutto può fargli capire che lei ha piena fiducia in lui e che le sue sensazioni non dipendono da come lui si comporta o da qualcosa che lui ha fatto per dispiacerla bensì da qualcosa che riguarda lei e probabilmente le sue passate esperienze affettive.

 Il passo successivo che mi sento di consigliarle è però quello di farsi aiutare da uno specialista. Mi rendo conto che la questione economica è un ostacolo importante ma nel suo caso mi sembra di intravedere una profonda sofferenza che forse le impedisce di condurre una vita che sia il più possibile serena, permetterle di cercare un lavoro e costruirsi una vita in autonomia come è giusto e sano alla sua età. E' probabile che la nuova relazione che ha intrapreso abbia risvegliato alcune paure che sono assolutamente comprensibili in seguito alla precedente rottura e di questo penso sia importante che possa parlarne con qualcuno. Non so se nel suo comune di residenza sono presenti dei servizi di psicologia pubblici che possano costarle meno di uno specialista privato, ma mi sento davvero di consigliarle di prendere in mano la sua situazione, per sé stessa, per ritrovare la serenità che merita e poter vivere la sua nuova relazione a mente e cuore liberi.

 Spero di esserle stata d'aiuto,

non esiti a ricontattarmi per ulteriori chiarimenti o perplessità.

Dott.ssa Serena Bezzi




Inserita il 16/04/2012

Buongiorno,

è la prima volta che scrivo riguardo a questo problema...

Ho due figli maschi di 10 e 14 anni e sono separata dal 2008. Non riuscendo più a gestirli perchè in casa non c'era più serenità, non c'era più rispetto reciproco e non riuscendo a svolgere il ruolo di madre severa e autoritaria, non riuscivo nemmeno ad essere serena e dolce con loro.

Insomma piano piano sono caduti tutti i punti cardini di una giusta relazione tra madre e figli, eravamo "paritari" e questo mi sono resa conto che non va bene.

Parlo al passato in quanto ho preso la dura decisione tra pianti e notti insonni di lasciare i ragazzi al mio ex marito che è molto in gamba come padre, autoritario e severo al punto giusto, lui non aspettava altro secondo me...

sono uscita io di casa, lui vive nella casa coniugale e si occupa della quotidianità dei figli aiutato da una nonna super efficiente (io ero completamente da sola a svolgere tutto).

Per evitare spostamenti dei ragazzi da una casa all'altra cosa che prima facevano regolarmente, siamo noi genitori a weekend alternati a spostarci, insomma entriamo e usciamo noi, i ragazzi restano nella loro casa dove sono nati e cresciuti.

Io li vedo molto meno e li "vivo" molto meno nella quotidianità, vado a prendere il piccolo a scuola, stiamo un po ai giardini e poi lo porto a casa dal papà che li aspetta (se lui non c'è ancora, c'è la nonna paterna) mio figlio grande invece esce da scuola da solo e va a casa o ci raggiunge ai giardini o va a casa di amici a mangiare e poi a basket o altro, quindi lo vedo meno ancora...

Però i week end che passo li a casa per il momento sembrano migliori del passato, vengo trattata come una regina dai miei figli, mi fanno un sunto della settimana scolastica ,apparecchiano, fanno i letti, insomma collaborano come mai in precedenza.... perchè mio marito li ha abituati cosi...io non ne sono mai stata capace...

Il rendimento scolastico è migliorato, sono più sereni e strutturati, perchè respirano evidentemente un'aria più serena, più tranquilla e il papà è più equilibrato e positivo...

A me mancano, nella quotidianità anche se mi disperavo il più delle volte e c'era spesso un clima di tensione.

Il motivo per cui vi scrivo è per sapere se ho fatto la scelta giusta, se secondo voi ci saranno delle ripercussioni in futuro, insomma se sulla distanza questo clima attuale cosi sereno e dai toni cosi pacati possa trasformarsi in una esplosione caratteriale in futuro da parte dei miei figli e in un pentimento pazzesco da parte mia.....

Che idea si faranno della loro madre? di una incompetente?di una che nn è stata capace di far rispettare le regole? di una a cui si possono mettere i piedi in testa?

Ho chiesto loro come si trovano nella nuova situazione e mi sono sembrati sinceramente sereni... io un po meno...ma l'ho fatto per loro perche quando mi guardavo allo specchio mi dicevo: "ma qual'è il tuo ruolo qui dentro? quello di lavare, stirare, portarli a scuola a basket, senza farti rispettare dai tuoi figli? stai qui per la casa? per gli alimenti? per gli assegni famigliari? oggi ho rinunciato a tutto questo ne sono uscita sicuramente più povera, ma più serena...

e quando li vedo e li sento... sono vicini....

insomma paradossalmente allontanandoci.... ci siamo avvicinati....

Ho amiche che vivono una situazione difficile con maschi adolescenti (parlo di mamme separate, quindi dove non c'è un nucleo famigliare completo)

Volevo un vostro parere in merito.... da esperti....sulla mia scelta abbastanza inusuale in Italia...

Io non ho mai digerito che mio marito mi lasciasse per un'altra donna nonchè una mia carissima amica....

Non andavamo d'accordo io e Stefano da tempo, ma non immaginavo finisse tramite una persona che frequentava casa...

Forse ho fatto pagare ai miei figli tensione e rabbia.... o forse non sono portata per essere una guida capace, ma solo per la fase dell'accudimento quindi per bambini piccoli...

Spero possiate darmi una risposta...

Grazie

Cordialmente

Martina


Gentile Martina, le situazioni di separazione non sono mai semplici né tra i due ex coniugi né tra i genitori. È soprattutto nei riguardi dei propri figli che i dubbi prendono sempre più forza anche perché non è semplice scindere la figura di marito e moglie,  ormai inesistente, da quella di genitori, che non dovrebbe mai vederne rottura.

Nelle sue parole si leggono paura, ansia che caratterizzano e hanno caratterizzato la sua vita post matrimonio fino ad oggi. Le sue preoccupazioni per le scelte operate per i vostri figli li tengo io, stanno con il padre, li vedo poco, non mi riconosceranno più come madre o peggio ancora come madre competente. La sua presenza per fortuna verso i suoi figli c’è ed è molto sentita dai bambini, che nel momento in cui l’hanno vicina a casa la trattano come una regina. Il vostro rapporto non ha subito tali sconvolgimenti da correre il rischio di esser messa da parte come madre.

Prenda in considerazione il fatto che i figli, soprattutto se minori, sempre e comunque soffrono della rottura del legame tra i due genitori, sta ai due genitori operare come una sorta di “cuscinetto” a questa situazione. Provi a lavorare un po’ su di sé per arrivare alla consapevolezza piena che le sue scelte, operate tra mille dubbi e notti insonne, sono effettivamente giuste o se abbiano bisogno di qualche piccola modifica. Non molli il tempo di qualità che vive con i suoi figli come se fosse più importante la quantità di tempo, continui ad essere sempre presente anche quando non lo è fisicamente e vedrà che il suo ruolo di madre non verrà di certo squalificato, anche perché ha dalla sua il rispetto genitoriale del suo ex partner che non la squalifica né cerca in alcun modo di squalificarla come madre davanti ai vostri figli. Se si dovesse rendere conto di non riuscire più a gestire questa sorta di ansia, legata al rapporto con i propri bambini, forse anche un po’ legata alla sua situazione di separazione, non esiti a contattare un collega che possa così supportarla.

Spero di esserle stata di aiuto, le lascio un grande in bocca al lupo,

cordialmente Dott.ssa Elvira Orrico



Inserita il 16/04/2012  

Buongiorno, vi ringrazio x l'attenzione che vorrete dare al mio problema. Ho 41 anni, 3 anni fa ho interrotto una convivenza con un uomo che nulla aveva a che fare con me, ma dal quale ho avuto 2 figlie, che ora hanno 5 e 3 anni ... Il primo anno e mezzo "senza uomini" e' stato un continuo chiedersi xche' sulle scelte sbagliate del passato, un accollarsi colpe, un volere un futuro migliore soprattutto x le mie bambine, un vivere solo fra casa e lavoro rifiutando ogni tipo di contatto con il mondo esterno.

Poi circa 14 mesi fa ho iniziato ad uscire con un mio collega di lavoro, di 5 anni + giovane di me, da sempre molto attratto da me e grazie al quale ho ricominciato a vivere. All'inizio lui mi ha detto che le bimbe non dovevano essere coinvolte ed io sono stata d'accordo, ovviamente, poi dopo circa 6 mesi abbiamo capito entrambe che il rapporto era davvero cresciuto, ci stavamo innamorando, volevamo entrambi di più, ma lui non se la sentiva di iniziare a frequentare anche le bimbe e così si e' allontanato ... Abbiamo sofferto molto ed infatti dopo 3 mesi lui e' tornato da me ...

All'inizio ancora le bimbe fuori dal rapporto poi ha iniziato a vederle un paio d'ore ogni 10 giorni circa ... Io credevo che le cose a poco a poco avrebbero preso il verso giusto, anche xche' il rapporto fra di noi andava a gonfie vele ... Arriva natale 2011, e inizio a notare un certo distacco sempre verso le bimbe, dopo le feste parliamo e lui mi confessa che ha bisogno di fare ancora un passo indietro, io che ormai sono innamoratissima accetto e gli concedo il tempo che vuole ...

Nel frattempo il rapporto fra me e lui diventa sempre + intenso, lui mi dice che vuole solo me, che con me sta divinamente bene, che gli dispiace di avere questo blocco nei confronti delle mie bimbe ... Fatto sta che torniamo a parlarne seriamente 2 settimane fa e lui mi confessa che non e' sereno al pensiero di affrontare un futuro con me + le mie bambine, si sente sopraffatto da una serie di responsabilità che non sono sue, insomma le vede come uno scoglio insormontabile, nonostante mi voglia molto molto bene e stia splendidamente bene con me ...

 E cosi' il nostro amore torna ad essere oscurato dalla realta' che pero' non può più essere ignorata. Come devo comportarmi ? Sperare che quest'uomo superi queste paure/ansie, per me un po' eccessive, oppure fare di tutto x togliermelo dalla testa e continuare a vivere la mia vita con le mie bambine ? Sono davvero triste ed infelice, grazie x il vs. aiuto. C

Gentile C.,

la ringrazio per la sua lettere che ho letto con molta attenzione…

E’ una situazione dolorosa e pesante la sua, ma come giustamente osserva anche lei deve essere affrontata.

Quest’uomo fin da subito ha mostrato delle difficoltà con le sue figlie, e in 14 mesi ci sono stati dei momenti di allontanamento dovuti a questa “realtà”, che fa parte della sua vita, e che se lui non vuole affrontare, lei non può cancellare. Quello che potrebbe aiutarla è provare a cambiare la prospettiva da cui osserva la sua relazione, e cioè guardarla a partire da lei, da C.

Lei cosa prova per quest’uomo, cosa l’ha fatta innamorare? E cosa vuole da lui? Provi a riflettere se quello che lui gli può offrire soddisfa o meno le sue domande, le sue aspettative… E poi spetta a lei la scelta. Una scelta che non nascondo sarà dura e difficile, ma che comunque deve avere lei al primo posto, altrimenti sarà più difficile aspettarsi un cambiamento sia nella dinamica della sua relazione che nella sua vita in generale, e soprattutto se mette solo lui al centro delle sue riflessioni nasconde il suo malessere. Non è facile, lo so, ma cercare di pensare a ciò che vuole lei ed è importante per lei, è la cosa che può aiutarla a superare questo scoglio, e qualunque decisione lei prenda, deve essere una decisione partita da lei… E’ ovvio che questa poi avrà degli effetti anche sull’altro, ma lei in questo momento deve concentrarsi su di sé.

Spero di esserle stata d’aiuto, e non esiti a contattarmi se vuole esplorare gli interrogativi che le ho posto.

Cordialmente,

               Dr.ssa Marzia Dileo




Inserita il 21/03/2012


Buongiorno,

volevo gentilmente porre una domanda :

Il mio stato di salute è molto spesso accompagnata da alcuni stati di perdita dell'orientamento , giramenti di testa alterazione della temperatura in alcuni casi tipo:

1 luoghi molto affollati

2 luoghi lontano da casa

3 luoghi in cui ad esmp. il mio lavoro mi porta ad affrontare delle trasferte, questi disturbi mi capitano quando andiamo a pranzo ....oppure siamo chiusi in una piccola saletta .

Potete cortesemente darmi indicazioni?

Grazie

Francesco



Buongiorno Francesco.

Innanzitutto la ringrazio per la fiducia riposta nel nostro servizio.

 Nella sua lettera descrive brevemente, ma in modo chiaro, la sintomatologia di cui sta soffrendo ed anche alcune delle circostanze nelle quale le capita di sperimentarla; premetto tuttavia che sarebbe importante approfondire ulteriormente la natura di questi eventi, la loro frequenza e a quando risalgono i primi episodi per poter fornire indicazioni più adeguate e che le possano essere utili.

Gli stati che descrive (perdita dell'orientamento, giramenti di testa, alterazione della temperatura  corporea) sono reazioni del corpo solitamente in risposta ad eventi esterni di tipo stressante o ansiogeno; si potrebbe trattare, insieme ad altri sintomi,  di quello che viene chiamato “attacco di panico”. Si tratta di stati di alterazione corporea del tipo che lei descrive, solitamente connessi con la frequentazione di alcuni luoghi (affollati o molto stretti, lontani da casa, sui mezzi di trasporto) o in particolari situazioni sociali. Possono essere di diversa intensità e frequenza ma solitamente, quando una persona che ne soffre cerca aiuto, può significare che i sintomi rendono più difficoltosa la conduzione di normali attività, sia lavorative che di svago, oppure condizionano le scelte quotidiane e di vita in modo importante. Connesso a ciò, è frequente la non comprensione di ciò che sta accadendo, sia per chi ne fa esperienza diretta sia per chi è presente in quel momento, nonché l'imprevedibilità degli episodi, con la conseguente messa in atto di condotte atte ad evitare alcuni luoghi o circostanze per il timore che si ripresentino.

Proprio per il fatto che lei si è già mosso per chiedere aiuto, l'indicazione che mi sento di darle è quella di approfondire ulteriormente la sua situazione e di rivolgersi quindi ad uno specialista; sto pensando ad uno psicoterapeuta che possa aiutarla, indagando la situazione insieme a lei, ad affrontare e gestire questi stati. Per esempio, cercando di risalire alla loro origine sotto forma di un qualche evento particolarmente  stressante che potrebbe averli scatenati, provando a condividere in un luogo protetto le emozioni che lei prova in questi momenti difficili, riuscendo così a circoscrivere meglio il suo problema e,   conseguentemente, affrontarlo di modo che le sia possibile ritrovare la serenità.

 Spero di esserle stata d’aiuto, non esiti a ricontattarmi per ulteriori chiarimenti.

 

Dott.ssa Serena Bezzi





Inserita il 21/03/2012

SALVE, sono una ragazza di 26 anni. Vorrei chiedere un parere. Sono fidanzata da 4 anni con un ragazzo meraviglioso, io lo amo, è lui l'uomo della mia vita, ma vorrei capire se quello che mi succede è normale. Ad ottobre del 2011 inizio a soffrire di attacchi di ansia e panico assurdi, in vista della mia laurea. Dopo una notte in ospedale a causa di una forte tachicardia, mi assalgono mille pensieri negativi, tipo e se mi buttassi giù, se facessi del male a qualcuno e altre cose assurde. Avevo paura di restare sola in casa con mia madre perché avevo paura di perdere il controllo. E ho trascorso molto tempo a letto a piangere e disperartmi. Poi finalmente arriva il conseguimento della laurea ma non riesco a godermela pienamente per questo mio stato d'animo. Inizio a fare psicoterapia, dove mi viene detto che io reagisco in tal modo dinanzi alle
novità della vita. Ad ogni modo il problema che è sorto dopo è il seguente, ho iniziato a pensare cose assurde sulla mia relazione, tipo e se questo mio star male dipendesse dal fatto che non volessi star più con lui??? Da qui ansia e panico totale, non sapevo come fare, piangevo e mi disperavo. Io non volevo
questo, con lui sto benissimo. Ad ogni modo iniziano pensieri ossessivi: immagini e scene del mio ex che non riesco a scacciare. Tipo pensarlo in certe circostanze o cose fatte insieme, ma non con malinconia, anzi spesso con disgusto, perchè quei pensieri li rifiutavo. Inizio a sognarlo e la mattina mi sveglio con un'ansia acuta, se lo incontravo per strada arrossivo e avevo paura di chiamare il mio attuale fidanzato con il suo nome. Ad ogni modo oggi a distanza di tempo sto molto meglio. Questi pensieri ossessivi sono diminuiti,
anche se non posso nascondere che a volte mi capitano e mi lasciano turbata. Un periodo avevo anche paura di guardare gli altri ragazzi, per timore che qualcuno potesse interessarmi e che potesse arrivare qualche pensiero. Ho trascorso un periodo bruttissimo, dove non  sembravo più io. Ora va meglio, anche se vivo spesso nella paura. Cosa era successo? Ringrazio anticipatamente per la cortese attenzione, grazie!!!



Gentilissima Lettrice,

 

alla fine della lettera Lei ci chiede “Cosa era successo?”

Provo a fare il fare il punto della situazione:

Ci ha raccontato che per il fattore scatenante laurea Lei è improvvisamente cambiata, ha perso il “controllo” della sua vita.  ha seguito un percorso psicoterapeutico che Le ha portato un po’ di chiarezza, tuttavia mi sembra di capire che forse ancora le  permane questa insicurezza di fondo che si è manifestata con stati d’ansia e con la paura di avere interessi particolari verso altri uomini che non siano il suo ragazzo.

Ho come l’impressione che in realtà ci siano due parti del “Sé”:

Una idealizzata, forse da schemi educativi, che ama follemente il suo fidanzato perché è l’uomo della sua vita; L’altra demonizzata, e frenata  dall’idea di ragazza-modello, ma che probabilmente vuole ribellarsi per vivere una vita diversa; nell’impossibilità reale allora lo fa attraverso i sogni, le fantasie, le paure.

Se così fosse, finché non riuscirà a capire che cosa realmente vuole potrebbe  incorrere ad episodi e a sensazioni spiacevoli, in quanto, come un vulcano a cui si vuole mettere un tappo a tutti i costi, questa energia trattenuta potrebbe  implodere nel Suo corpo dandole  la sensazione di una perdita di controllo totale. Cosi, stando sempre in guardia, si tende a rinunciare a quella parte più vera ( e spesso trasgressiva) che custodisce la Sua vitalità.

Ovviamente le mie sono solo impressioni emerse dalla lettura di quanto ci ha scritto, quindi solo Lei è nella posizione di definire quanto di giusto ci sia in quello che Le sto dicendo. Cominci col fare chiarezza su di sé e vedrà che riuscirà a riprendere in mano la Sua vita con la serenità che la contraddistingueva precedentemente.

Cordialità

Dott. Tuccio Domenico Savio






Inserita il 20/03/2012

Da qualche mese mi sono perdutamente innamorato di una donna di 52 anni, io ne ho 40 e ho seriamente intenzione di lasciare mia moglie e figlio per trasferirmi da lei. Premetto che entrambi lavoriamo, ma alcune persone a me vicine dubitano sull'amore di questa donna nei mie confronti, anzi credono che lei cerchi qualcuno con cui dividere la spesa del mutuo che attualmente sta pagando. Premetto che la relazione con mia moglie era già in crisi, che comunque vorrei aspettare ancora un po' per fare questo passo, ma intanto vorrei avere da voi, se possibile, l'interpretazione di un commento trovato su facebook da questa donna: la pagina diceva "lo stipendio è come il ciclo...arriva una volta al mese e dura pochi giorni" - tra i commenti una diceva "........e quando ti arriva è mooooooooooolto doloroso!!!!!!"  un'altra "pensa chi sta in menopausa" , uno "io ho la fortuna di farmi la barba sennò sarei in menopausa" e questa mia donna diceva "mi sa che dura più il ciclo che lo stipendio". So che su fb si scrive di tutto, ma quest'ultimo commento potrebbe avere una interpretazione?Grazie, mi scuso se la consulenza è un po strana.....Giuseppe


Egr. Giuseppe,

La ringrazio per aver condiviso con noi una breve parte della Sua storia e non si deve scusare affatto per la particolarità della richiesta.

Leggendo il suo racconto  potrebbe essere interessante approfondire le motivazioni che portano chi Le sta intorno a dubitare dell’amore che questa nuova donna prova per Lei: a volte può capitare che chi ci sta intorno e ci vuole bene pensa di vedere qualcosa che noi non vediamo, perché troppo coinvolti nella situazione.

A mio avviso,  forse  ci si potrebbe chiedere se lei non colga la palla al balzo per  terminare la sua attuale relazione, che come Lei scrive non va più tanto bene (“…premetto che la relazione con mia moglie era già in crisi…”). A volte vivere dentro una relazione che non va, potrebbe portare a ricercarne altre, senza considerare bene tutte le  future conseguenze La inviterei, quindi, a interrogarsi su questo e sulla sua relazione coniugale, cercando di capire se ci potrebbe essere una possibilità di recuperare il rapporto o meno, visto che c’è anche un bambino, che rischierebbe di risentire delle Sue decisioni. Se poi, valutando oggettivamente  la situazione, si rende conto che la relazione coniugale è arrivata al capolinea, potrà prendere con obiettività la sua decisione. Per quanto riguarda il commento, che tanto l’affligge, scritto sul social network, potrebbe non esserci nessuna interpretazione e nessun significato nascosto: come Lei stesso dice “…so che su fb si scrive di tutto…”. Rileggendo la “conversazione” da Lei riportata, sembrerebbe semplicemente uno scambio di battute, che va forse a toccare un tema economico molto sentito ultimamente, nulla di più.

Se sentisse la necessità di avere ulteriori dubbi da dissipare, La invito a ricontattarci e Le

 

auguro tanta serenità,

 

dr.ssa Sansalone






Inserita il 20/03/2012

Salve,
le scrivo perchè sto vivendo un periodo difficile.
Sono sposata con mio marito da 3 anni e abbiamo avuto un fidanzamento lungo 10 anni. (ho 32 anni e lui 35) Noi siamo sempre andati d'acccordo, abbiamo un rapporto di fiducia, stima, supporto reciproco e un ottimo dialogo.
Tutte le decisioni le ponderiamo e le decidiamo insieme. Il nostro problema è la sua famiglia e soprattutto sua madre. Lei non mi ha mai accettata ed è sempre stata gelosa non solo del nostro rapporto ma anche
della mia forma fisica. Ha creato negli anni notevoli problemi fingendo depressioni e malattie per attrarre l'attenzione del figlio. Lui è sempre stato presente a differenza degli altri due fratelli (uno più grande che vive con loro in quanto single, e la sorella sposata che vive al nord ma molto legata alla madre) quindi non si spiega questo suo comportamento.
Abitiamo al piano inferiore a loro dello stesso stabile perchè mio marito desiderava star loro vicini e io l'ho seguito solo per amore. Il primo anno di matrimonio è stato disastroso in quanto ce li ritrovavamo
sempre in casa, nel secondo  abbiamo cercato di allentare i rapporti per cercare di ritrovare la nostra privacy ma siamo stati presenti in qualsiasi momento bello o brutto della loro vita ma purtroppo le scenate di mia suocera non sono mancate e per motivi futili. Poi abbiamo avuto un figlio e da questo momento in poi i rapporti sono peggiorati ancora di più. Lei ha fatto delle sceneggiate con urla di rabbia (il motivo secondo lei era che non la coinvolgevo nella mia vita)quando mio figlio aveva pochi mesi e questo è accaduto altre 2 volte(per motivi diversi). Il bambino ha subito un trauma tale che piangeva di notte ma anche quando il volume della tv era un po’ più alto o il tono della nostra voce si alzava di un tono. Premetto che io e mio marito siamo persone molto pacate e preferiamo il dialogo alle urla dunque non alziamo mai la voce. Ho risolto la situazione grazie a degli specialisti che mi hanno suggerito dei comportamenti da avere col bambino x farlo sentito al sicuro.
Noi genitori non gli impediamo di vedere il bambino ma abbiamo una regola:
telefonare fino alle 18 per avvisarci della loro visita. Questa regola è per loro motivo di continuo scontro perchè non ritengono opportuno telefonare. Vogliono entrare nella nostra casa in qualsiasi momento del giorno bussando direttamente alla nostra porta Fare i genitori di un bambino di 18 mesi non è facile ma noi siamo anche una coppia e vorremmo avere momenti di intimità sereni. Questo può avvenire sono quando il bambino dorme (pomeriggio a volte e sera dopo le 23).  Non credo che dobbiamo dare loro delle spiegazioni per vivere la nostra vita. Inoltre sono sempre al balcone per vedere se esco di casa, quando e con chi .... vogliono controllarmi.... ma io vado avanti facendo finta di niente.
Da alcuni mesi i miei suoceri non solo si scagliano contro di me ma anche contro mio marito, fanno di tutto e di più. Abbiamo dovuto allestire una sorta di tavernetta per stare tranquilli e non subire i loro rumoracci incivili anche di notte.
Il problema è che questa situazione da alcuni mesi mi ha provocato un'angoscia tale che a volte assumo valeriana per calmarmi. Ho l'ansia, tremo, conati di vomito insomma sto somatizzando il tutto. Non vedo l'ora di uscire di casa per sentirmi sollevata e quando sto per ritornare a casa già mi sento male.
Mi sono scoperta fragile. Mio marito mi sostiene ma io sono stanca di combattere perchè questa storia non finirà mai.
Cosa posso fare? Come mi consigliate d comportarmi?
Grazie
Maddy

Gentile Maddy,
mi ha colpito molto quello che racconta, perchè sembra che il peso di tutta questa situazione sia soltanto il suo... Nonostante usi il plurale "Noi genitori non gli impediamo.." ... "Abbiamo dovuto allestire una tavernetta...", tutta la sofferenza e la pesantezza di questa situazione sembrano comunque a carico suo...e questo potrebbe rappresentare un punto su cui la invito da subito a riflettere. Leggendo la sua lettera, immediatamente, mi è venuta una fantasia, che le giro: "Ma suo marito sa pienamente tutto il disagio che sta vivendo? Come sta affrontando questa situazione?. Le porgo queste domande perchè il problema che mi presenta può essere riletto ache in una cornice diversa. Probabilmente i suoi suoceri non riuscirà a cambiarli, mentre una rilettura all'interno della vostra storia di coppia potrebbe darle un maggiore respiro, e una visione diversa della situazione attuale... In tal caso va chiamato in gioco anche suo marito.
Lui come vive questa invasione? Sembra che non solo i suoi suoceri siano molto invadenti, ma pare che anche suo marito non riesca a porre un confine più netto con la sua famiglia d'origine...e questo sicuramente è parte della sua storia familiare.
I tentativi che avete fatto per porre dei confini sono stati vani, chi li ha decisi e come?
Quello che mi permetto di consigliare è appunto cercare di allargare la prospettiva da cui vedere la situazione attuale, e per questo mi permetto di rivolgerle una domanda sulla sua coppia :"E' cambiato qualcosa nella vostra storia? Il problema suoceri lei stessa mi dice che sempre stato, ora a parte le invasioni continue, cosa lo rende più difficile da risolvere rispetto a prima?
Vorrei invitarla a riflettere su questi aspetti alla luce della sua relazione con suo marito, e se vuole risponderemi sarò ben felice di poterla aiutare.
Cordialmente,
Dr.ssa Marzia Dileo







Inserita il 20/03/2012

Buongiorno,

Vi chiedo umilmente aiuto perchè sento di cedere psicologicamente.

Sono un uomo di 40 anni, mia moglie ed io aspettiamo un bambino e quasi al terzo mese di gravidanza e lei vuole abortire.

Vi racconto brevemente la mia storia.

Sia io che lei abbiamo avuto un precedente matrimonio dal quale sia io che lei abbiamo avuto dei figli. lei una bambina che attualmente ha 6 anni che vive con noi ed io un bambino di 8 anni che vive con sua mamma la mia ex moglie.

Il papà della bambina non vede sua figlia da due anni ed io non vedo quasi mai mio figlio perchè a lei da fastidio la cosa.

Dopo un breve periodo di convivenza, lei è straniera ( 26 anni ), decidiamo di sposarci lo scorso dicembre e vivere in Italia nella mia città dove lavoro.

Avevamo parlato di figli prima del matrimonio e avevamo deciso che prima lei avrebbe trovato lavoro e dopo avremmo deciso per la nascita di una nuova vita ( anche se per me anche presto mi avrebbe reso felice) .

Ma la cosa non è andata in questo modo e subito dopo il matrimonio lei è ritornata per alcune settimane nel suo paese per risolvere alcune commissioni e li si è accorta che non stava bene accusando stanchezza, nausea, dolori allo stomaco ma non sospettavamo nulla in quanto aveva avuto delle mestruazioni.

Si sottoponeva sempre nel suo paese ad accertamenti clinici come gastroscopia ed iniziava una terapia farmacologica a base di pantoprazolo e farmaci antinfiammatori.

Quando è ritornata 2 settimana fà ho notato che non stava bene accusando stanchezza e repentini sensi di fame quasi famelica accompagnati da mal di stomaco.

notavo l'aumento del volume del seno.

A quel punto nonostante la precedente mestruazione abbiamo deciso di effettuare un test di gravidanza il quale ha dato esito positivo per ben due volte.

Non volevo credere ai mie occhi ma se pur inaspettato mia moglie la donna che amo aspettava mio figlio.

A quel punto mi è crollato il mondo addosso, non per la notizia ma per la reazione incontrollata di mia moglie che cominciava a piangere accusandomi di aver escogitato il tutto, di essere responsabile della distruzione della sua vita e che non si sentiva pronta.

E' vero che non attraversiamo un momento sereno economicamente e la nostra vita matrimoniale stava cominciando ad organizzarsi( cambiamento di casa, lavoro per lei, sua figlia che doveva andare a scuola) ma non mi aspettavo questa rabbia.

Lei mi riconfermava che avrebbe voluto dei figli ma che adesso NO e che tra l'altro lei ha già una figlia quasi non curante del mio amore e di quello che stavo provando in quel momento.

la mia reazione è stata prima di assoluto silenzio e dopo vista la sua freddezza ( lei sapeva il mio desiderio) di rabbia cominciando a gridarle addosso di non amarmi.

Mi sento respinto, non amato e sento da parte sua un egoismo incontrollato.

E' andata nel panico e per amor suo sono ritornato sui miei passi mi sono informato velocemente per una visita dal ginecologo e in tempi brevi abbiamo deciso ( o meglio ha deciso) per l'interruzione della gravidanza. Mi sento avvilito, affranto, mortificato profondamente triste e devo fingere di aver accettato questo "crimine".

Lei è decisa e nonostante la sua pancia dimostri in pochissimi giorni i chiari segni della piccola creatura lei sembra distaccata, non lo nomina mai e qualsiasi riferimento la infastidisce.

Sinceramente la vedo più calma nei mie confronti se non parliamo della cosa che sarà effettuata a giorni ma rifiuta i miei baci e qualsiasi riferimento sessuale. Mi sento morire dentro e chiedo ma è normale questa sua reazione nei miei confronti per lei che dice di amarmi pazzamente? E' normale rifiutare i miei baci?

Ho paura che sia cambiato qualcosa da parte sua nei miei confronti e ho paura che tutto questo ci possa distaccare. Io la amo tanto e le sto vicino in tutti i modi ma cosa può accadere dentro me nei prossimi mesi? posso allontanarmi da lei perchè ferito????

Aiutatami vi prego non parlo con nessuno della cosa e lei mi accusa che per due giorni di essere stato distaccato con lei di averle gridato appena appresa la notizia  ma non si accorge del male che mi ha fatto accusandomi di volerle distruggere la vita cosa impensabile per me che considero lei....la mia vita.

Attendo un vs. gradito cenno nella speranza che le vostre parole possano darmi conforto e speranza.

Grazie

Nicola



Gentilissimo Nicola, la sua mail piena di paure e di ansie, racconta anche nei piccoli particolari tutta la sofferenza e la confusione che sta attraverso la sua vita in questi ultimi periodi. Emergono le incomprensioni, i conflitti che con caratterizzano il suo rapporto di coppia, lei riferisce che tutti  i disguidi, tutte le liti sono dovute da questa gravidanza, che doveva essere un’occasione di gioia e felicità. Lei mi chiede un cenno per darle conforto e speranza,ma posso solo cercare di portarla ad una riflessione sul comportamento di entrambi e sulla modalità di comunicazione che si è venuta ad instaurare durante questo avvenimento che di sua natura riporta la coppia ad un suo nuovo assestamento e riequilibrio. Magari l’inaspettata gravidanza ha creato delle insicurezze in sua moglie, e per lei magari risulta complicato parlarne oppure lei magari non era ancora pronta a questo e di conseguenza le porta questo sconvolgimento emotivo!

Perché non prova parlare con lei? O se si rende conto di non riuscirci perché non pensa a rivolgersi ad un collega che si occupi della coppia? Dalle sue parole viene fuori la voglia di comprendere il comportamento della donna con cui divide la propria vita, soprattutto ora che le sembra tutto così incomprensibile, magari intraprendendo questo percorso di riassestamento e comprensione delle ragioni, delle emozioni e del sentire di entrambi può aiutarvi a riacquistare il vostro equilibrio di coppia. Le lascio un grande in bocca al lupo, nella speranza che la situazione che vive si venga a sbloccare nel migliore dei modi,

cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico





Inserita il 06/03/2012

Buona sera vi pongo un mio problema che mi sta deteriorando l anima e spegnendo il mio essere di ragazza solare e determinata...ho una relazione da tre anni con un collega direttore.ho 31 anni e lui 46...la storia e ignota a colleghi e addirittura alle ns.famiglie nn ha mai voluto presentarsi e Mai ha voluto presentare me...e un donnaiolo come tutti i manager vive per il lavoro....da due mesi purtroppo e inserito all interno del ufficio dv lavoro e questo comporta aver a che fare con lui nove ore al giorno più 4 colleghe di cui una veramente gatta morta e io ne soffro perché lui la riempie sempre di complimenti lavorativi e Cmq assisto a certe battutine che mi rendono triste...per lui verro sempre dopo....Cosa mi suggerite? Come mi devo comportare in sua presenza? Una storia del genere non mi porterà da nessuna parte ma nn so come fare e soprattutto sn purtroppo innamorata. Grazie x l attenzione giulia


Buongiorno Giulia,

grazie a lei per averci confidato il suo problema e per la fiducia con la quale ci pone i suoi interrogativi.

La sua lettera è breve, ma trasmette molto bene il suo sentire e la sofferenza di questo periodo della sua vita.  Purtroppo le relazioni affettive e i rapporti d’amore a volte fanno male e ci si sente confuse sul da farsi. Lei stessa aggiunge, alla fine della sua lettera: “sono purtroppo innamorata”e quindi, mi sembra di capire che per lei sia difficile comprendere come meglio comportarsi.

La sua relazione dura da tre anni: è un tempo a mio avviso piuttosto lungo per non essere mai stata resa nota a nessuno e, a quanto mi pare di intuire dalle sue parole, la volontà di rimanere nel segreto parrebbe più del suo compagno che sua; mi Mi sembra di intravedere un suo dispiacere e disaccordo quando riporta come lui non abbia mai voluto presentarla ad amici e famiglia.

 Questo mi sembra proprio il punto focale: quanto si sente amata, rispettata e coinvolta nel vostro rapporto? Quanto riesce a condividere con il suo compagno il tempo, gli interessi, le amicizie e in generale la vostra vita di coppia insieme? Credo sia doloroso ma necessario, Giulia, che si ponga queste domande per per cercare di fare un po’ di chiarezza dentro di lei.

 Capisco la difficoltà di lavorare insieme a lui, rende le cose ancora più complicate;   credo che dovrebbe cercare di parlare con il suo compagno di come la fa sentire con il suo comportamento, portandogli magari esempi concreti, di come desidererebbe che la vostra relazione migliorasse.

La coppia è formata da 2 persone ed è importante che le cose si condividano perché nei rapporti d’amore (come in quelli di amicizia, di affetto e familiari) le cose si fanno in due. Credo che sia basilare  , se se la sente, a parlare con lui come ha fatto con noi,  condividendo il suo sentire e le sue emozioni; ciò che ne deriverà potrà forse aiutarla a chiarire maggiormente le idee e prendere serenamente delle decisioni, con la consapevolezza quantomeno di essere stata onesta con sé stessa.

 Spero davvero di esserle stata di aiuto e la invito a scrivermi di nuovo se dovesse sentirne il bisogno.

 Un caro saluto

Dott. Serena Bezzi



Inserita il 06/03/2012

Ho  un grosso problema. sono sposata da 15 anni ed ho una bambina.Mio marito lavora da sempre in altre città credo che abbia sempre cercato di tenersi lontano da me perchè ha problemi sessuali. e' sempre stato strano ( arrogante, mai sereno, molto cattivo con gli altri). querst'estate ho scoperto che fa uso di viagra. Come posso aiutarlo ed aiutarmi?


Gentile Signora,

ho letto la sua lettera con molta attenzione e la ringrazio per aver scelto noi per esporre il suo problema.

Mi sembrerebbe importante ragionare su un punto che credo fondamentale nel comprendere le sue dinamiche coniugali.

Vorrei a riflettere con lei: forse, la scoperta del l’uso del viagra le ha reso “visibile” un disagio che peraltro da tempo lei aveva colto e può accadere che a causa di dinamiche che si mettono in atto e che non riusciamo a percepire, ognuno dei due partner si costruisca una nicchia appartata in cui vivere in solitudine, separato dall’altro ma ancora ufficialmente con l’altro, senza un dialogo costruttivo, senza uno scambio autentico. Da qui il passo è breve e, se non ci cercano soluzioni condivise da entrambi, si può “maturare”  insieme  ma su strade diverse.

Per tutte queste ragioni, un elemento che bisognerebbe senza dubbio salvaguardare in una coppia è la comunicazione;    anche se possono presentarsi argomenti scomodi da affrontare, si dovrebbe evitare, per quanto possibile, di metterli da parte perché potrebbero andare ad inficiare il progredire positivo della situazione.

In generale, in una comunicazione agiscono un emittente, che manda un messaggio, e un destinatario, che riceve il messaggio.

Mi spiego meglio. Se ad es. il messaggio che finora Lei ha inviato a suo marito non gli ha comunicato la Sua sofferenza, lui non ha potuto risponderle nel modo in cui si aspettava. E ancora, se fosse  che suo marito si è sempre tenuto lontano per nascondere problemi sessuali, allora lui potrebbe aver cercato con questo atteggiamento di comunicarle implicitamente il suo disagio che Lei, forse, non ha  ben compreso. Poi , il  fatto che Lei descrive suo marito come “arrogante, non sereno e cattivo con gli altri”, potrebbe rivelare l’atteggiamento di una persona in difficoltà, che magari

preferisce anteporre l’aggressività nelle sue relazioni per coprire un eventuale disagio.

È sicuramente un compito non facile quello di riuscire a decifrare i messaggi che le persone intorno a noi ci inviano, ma penso che i presupposti indispensabili per una comunicazione utile ed efficace all’interno di un rapporto siano rappresentati dal riuscire ad esprimere le proprie emozioni, esigenze personali e di coppia in modo comprensibile per l’altro, e dal riuscire a comprendere i bisogni e le emozioni dell’altro attraverso un atteggiamento di ascolto e osservazione, cercando di evitare il pregiudizio che ostacola l’accettazione sincera del modo di essere dell’altro.

Questi aspetti della comunicazione coniugale non sono certo semplici da perseguire, implicando la necessità di riuscire a mantenere una costante attenzione sulla salute del rapporto attraverso interessamento reciproco e impegno nel desiderio di voler esprimere se stessi e comprendere l’altro.

Potrebbe essere utile adesso

la presenza di un professionista esterno alle dinamiche di coppia, un terapeuta, per aiutare lei e suo marito a riappropriarsi delle proprie capacità comunicative e relazionali e a ristabilire una relazione equilibrata e rispettosa dei vissuti di ognuno per

aiutarvi nell’individuare le risorse migliori e recuperare uno spazio comunicativo.

Cordiali Saluti.

 

Dott.ssa Mara Catena






Inserita il 29/02/2012

DOMANDA

salve,

sono una ragazza di 24 anni, soffro di attacchi di panico da circa 3anni, premetto che ancora faccio fatica a capire il perche mi sono venuti anche se purtroppo sono una ragazza abbastanza ansiosa.

vorrei avere un parere vostro riguardo al mio piccolo passato...... sin da piccola ho sofferto di brevi periodi di depressione, forse causa nel vedere mio padre stare molto male.......sin dalla mia adolescenza, ho fatto molta fatica ad accettarmi fisicamente e la causa maggiore era il mio senso di inferiorità rispetto gli altri, con il crescere ho imparato ad accettarmi di più.......circa 8 anni fa, sono stata fidanzata con un ragazzo che non mi ha mai considerato sua, ma solo disprezzata in tutto e per tutto, purtroppo ho avuto anche

il mio primo rapporto e non ne sono stata per niente contenta, perche non mi sentivo amata......litigavamo spesso al tal punto di arrivare alle mani......ho passato tutti questi 4anni di depressione....che veniva e andava.

Dopo 4anni ho deciso di lasciarlo, anche perche ero stufa di continuare una storia che non aveva senso, e il motivo è stato anche grazie ad un altro ragazzo che mi ha fatto capire il vero significato dell’ amore. Dopo essermi lasciata, ho iniziato una nuova relazione, dove dopo una stagione estiva stanca di lavoro decisi di

andare a convivere insieme a questo ragazzo....dopo pochi mesi dalla convivenza, abbiamo avuto una forte litigata, dove io ho iniziato a stare male, con forti stati di ansia, respiro affannato, non dormivo più la notte. Dopo giorni ho iniziato ad avere delle forti vertigini, mal di testa, nausea e forti vampate di calore al volto. Non riuscivo più ad entrare in posti affollati, non riuscivo a fare la spesa, ad uscire con le amiche, e neanche a prendere un caffè al bar, dove entravo, dovevo subito scappare.....e per questi attacchi ho perso pure il

lavoro......e mi sono ritrovata a casa a piangere in continuazione, a dormire tutto il giorno, e a non frequentare più nessuno...........la mia dottoressa, mi aveva dato lo xanax e il sereupin. Lo xanax in gocce l’ho smesso da un anno........ma il sereupin lo continuo a prendere anche perche quando l’ho sospeso, ho avuto forti scosse elettriche con nausea vomito e di nuovo questi stramaledetti attacchi.......il problema è che non riesco a capire se la colpa è stata di tutti questi anni passati in ansie e depressione mai curata...............a volte mi sento una nullità, una fallita....ma poi ci penso, ho solo 24 anni, ho tutta la vita

davanti a me...........................il motivo forse è anche perche vedo molte mie amiche che quello che vogliono lo hanno subito, io no, devo sudare per avere ogni cosa devo usare le forze che non ho........................ desideravo tanto un bambino.........ma dopo vari tentativi tutto è andato in

fallimento, mentre una mia amica che ci ha provato da poco, zacccccccccccccc subito incinta.......................anche questo a me deprime.......so che ogni cosa è a suo tempo.........dottore mi dia lei un consiglio su come affrontare le cose.......................cosa mi consiglia  leiiiiiiiiiiiiii.......................intanto la ringrazio vivamente



Buongiorno

 

La ringrazio per aver deciso di condividere la Sua sofferenza con noi e per averci contattato, riponendo in noi la sua fiducia. Da quanto descrive, la

dottoressa a cui si è rivolta Le ha prescritto dei farmaci che vanno ad agire sul suo stato. A tale proposito, Le consigliere di evitare di interrompere o modificare la prescrizione medica  bruscamente, se non dietro consenso medico, in quanto come lei stessa ha  sperimentato può andare incontro a effetti collaterali anche importanti

 

Leggendo la Sua lettera, mi verrebbe da consigliarLe di intraprendere un percorso parallelo a quello farmacologico, ad esempio con uno psicoterapeuta. Le dico questo perché ritengo che le sue problematiche dovrebbero essere approfondite maggiormente con qualcuno anche sul piano psicologico che potrebbe aiutarla. In questo caso, potrà avere  anche una maggiore conoscenza di se stessa, che Le permetterà di affrontare al meglio le difficoltà future.

Spero di averLe dato qualche indicazione utile  e Le auguro una buona giornata,

 

dr.ssa Francesca Sansalone





Inserita il 27/02/2012


Gentile Dr.ssa Marzia Dileo,

le scrivo per porle delle domande. Spero Lei possa ricordare il mio caso, il mio problema, quello relativo ad attacchi di panico o simili. Per ricordarle le ho riportato le nostre conversazioni precedenti qui sotto.
Ho pensato molto alle sue risposte. Avrei solo delle domande. Ho letto il libro di Giorgio Nardone "Psicosoluzioni". Nel libro vi è esposto un caso simile al mio ovvero un paziente del Dott. Nardone senza motivo comincia ad avere ansia e paura per attacchi di diarrea improvvisi, anche se ciò non gli è
mai realmente accaduto. Il dottore gli consiglia una terapia che consiste nel il restare chiuso in camera ogni giorno, tutti i giorni per mezz'ora esatta (puntando la sveglia) e  pensare a tutti i peggiori casi possibili e
immaginabili in cui avrebbe potuto ritrovarsi, e il paziente avrebbe cosi dovuto cercare sostanzialmente di provocarsi una crisi di panico/diarrea. Il paziente con stupore non ci riesce, anzi, addirittura nella mezz'ora ha anche pensieri positivi. Il dottore allora lo indirizza verso un'altra terapia: il paziente avrebbe dovuto fare lo stesso esercizio per 5 minuti, 5 volte al giorno a patto che lo avesse fatto in qualunque circostanza si fosse trovato.

Il paziente dunque ha risolto il problema con questo esercizio, ed ha capito quindi che puo' controllare la sua ansia, la sua paura.. Adesso non saprei riportarle una spiegazione scientifica, psicologica. Io ci ho riflettuto molto, ho provato anche ad adottare questo metodo ma aimè è dura trovare mezz'ora
libera. In ogni caso ho fatto un ragionamento che prima non avevo fatto. Il paziente, stando a casa sua, nella mezz'ora non riesce a provocarsi una crisi.


E questo l'ho dato per scontato, anche perchè quando si è in casa si è rilassati sapendo che qualunque cosa succeda, si è al sicuro. Pero' non ho dato peso al fatto che l'esercizio continuava 5 volte al giorno, per 5 minuti ovunque il paziente s fosse trovato. Ebbene il professore descrive questo paziente come una persona importante, di un certo livello, quindi ho pensato ad una vita comunque frenetica, insomma, 5 volte al giorno si sarebbe comunque trovato chissà dove, fuori casa. Eppure non riesce a provocarsi una crisi. La mia domanda a questo proposito è: è possibile provocarsi una crisi ansia- panico-
diarrea? Perchè se cosi non fosse, io fondamentalmente avrei risolto il mio problema! La mia paura è quella di essere fuori casa, di avvertire la paura, il panico, di agitarmi ed ho paura che tale mia agitazione possa provocarmi un attacco di diarrea. E' questo quello che mi turba. Nella mia testa si è innescato questo meccanismo per cui ansia eccessiva provocherebbe diarrea. Se lei mi dicesse che ciò non è possibile io risolverei il mio problema.

Spero in una sua risposta,

Cordiali Saluti,
Mattia


Gentile Mattia,

la ringrazio per avermi di nuovo contatta. Ricordo molto bene il suo caso, e il suo disagio.

Anche questa volta mi fa una domanda che necessita una risposta certa, che non posso darle, perché non conosco bene la sua storia, e la sua sintomatologia, e perché siamo in un campo in cui non esistono previsioni certe. Credo, che se fin’ora si è instaurato in lei il meccanismo per cui ad un’ansia eccessiva corrisponde un episodio di diarrea, ogni qualvolta vive una situazione stressante lei reagisca, con maggiore probabilità, con un episodio di diarrea, sempre che il suo organismo non trovi un altro tipo di risposta. Darle questa risposta, immagino, le crei molta preoccupazione ed ansia, ma le ripeto non posso fare previsioni, ma basarmi su quanto lei mi riporta. Ciò su cui la inviterei a riflettere, come credo ho fatto la volta precedente, sul fatto che questa ansia non è altro che un problema apparente, una sorta di copertura di qualcosa che vuole tenere ben nascosto.

Io rispetto la sua esigenza di non voler affrontare alcun tipo di lavoro psicologico, ma  credo che provare a pensare che la diarrea (come causa dell’ansia, e da qui l’evitamento di situazioni sociali), sia il problema che riesce a tollerare, e gestire (nonostante stia vivendo con disagio), una sorta di “falso” problema (non nel senso che non esiste, ma nel senso che non è l’unico e principale), ripeto, credo possa aiutarla a vivere questa situazione con maggiore distacco. Un distacco da cui magari potrà derivare un po’ di benessere e magari anche qualche spunto di riflessione. Provi almeno a fermarsi su questo aspetto di realtà, senza andare oltre se non se la sente, e vede se riesce a lasciar fluire qualche altra emozione.

Spero davvero di poter ricevere altri suoi contatti, la saluto cordialmente.

Dott.ssa Marzia Dileo





Inserita il 10/02/2012

Buongiorno

mi chiamo Mauro e ho 38 anni e sono sposato da 12 anni con mia moglie che ne ha 41 anni. La nostra storia è un pò travagliata: provo a descriverla brevemente.

Dopo un periodo di fidanzamento durato 4 anni nei quali ci siamo sposati in comune, abbiamo deciso di sposarci in chiesa nel maggio del 2000 e a volere un figlio. Rimaneva incinta ma sono successi 2 aborti spontanei. A causa della diminuizione dell'orario di lavoro, mia moglie ha cercato un lavoro extra andando a lavorare in un bar. Qui ha conosciuto un personaggio (che adesso definisce un c........., ma la vera c........è un'altra persona) con il quale è successo quello che è successo. Nel mentre con l'intenzione di fare un figlio e la promessa che il nostro rapporto sarebbe stato migliore, mi sono fidato (in questo periodo era pentita, piangeva, mi prometteva di tutto) e sono nati i nostri due meravigliosi figli che oggi hanno 10 anni. Tanto lavoro, tanti sacrifici, casa da fare che nel 2004 è ultimata. Siamo entrati in casa nuova e speravo che le cose migliorassero. E' come un uccellino che ha le ali e non vuole volare. Così il nostro rapporto si è trascinato in maniera sicuramente non appagante. Anche io ho avuto uno sbandata ma la sua determinazione mi ha fatto scoprire quanto ci teneva a me e le cose si sono riappianate.

Arrivando agli ultimi anni, un mio amico è diventato suo amico, in quanto non condividevo le loro uscite fino alle 6.30 del mattino. Bene l'amico o presunto tale l'ho mandato a c..... mentre mia moglie l'ho cercata di riconquistare cercando di capire le sue esigenze di ogni tanto farsi una serata, infatti usciva anche da sola in un locale in cui si trovano prevalentemente uomini (non è un night, ma....). Infatti ho trovato un foglietto e sms inequivocabili.

La nostra attività sessuale nel contempo ha funzionato bene quando si è lasciata con quel'altro e quando mi ha riconquistato dalla mia sbandata. Per il resto del tempo una volta ogni tanto, a volte bene altre no.

Nel 2010 abbiamo deciso di festeggiare i 10 anni con una bellissima crociera sui fiordi norvegesi fino a Capo Nord ripromettendoci le promesse matrimoniali.

Tornati ad Agosto è caduta in una crisi nella quale era tutto il giorno sul divano finchè delle amiche, conosciute ad una terapia di gruppo per perdere peso, le hanno dato l'idea di fare qualcosa. Ho dimenticato di dire che da quando ha avuto i bambini ha deciso di fare la mamma a tempo pieno. Così ha iniziato a fare sciarpe da vendere ai mercatini. Abbiamo investito su questa attivita animo e corpo anche al fine di venirne fuori da questa situazione. Io le davo una mano per fare le sciarpe in quanto gli ordinativi diventavano sempre più numerosi, facevo la spesa, cucinavo io in quanto non aveva tempo, ecc, ecc, Finchè, siccome le cose tra noi non prendevano comunque il volo, a gennaio 2011 mi dice che non è più sicura del rapporto che ha con me. Io accetto e le dico di vedere bene dentro di lei cosa prova. Un giorno, a causa delle solite mail maschili che hanno causato tra l'altro dei virus nel mio pc, ha scoperto alcuni siti che avevo visto. .............giustamente si è arrabbiata, ma il tutto risaliva a qualche mese prima da quando i virus me li sono fatto togliere da uno specialista in pc. Io ho tentato di spiegare, ma ovviamente si è arrabbiata. Sucessivamente ho organizzato un week a marzo 2011 in un bellissimo hotel 5 stelle in una suite con accesso a centro termale, ecc. Un week bellissimo, intensissimo, di unione, di passione, insomma tutto sia per me che per lei, come da tanto non avveniva.

Dopo tanto tempo pensavo fosse il classico 0-0 e palla al centro.

Ad Aprile si è presentata l'occasione di rilevare un chiosco in un parco giochi. Abbiamo vinto il bando e così è iniziata l'attività. Le premesse erano condivise da entrambe:

-io voglio essere il tuo unico uomo

-i clienti sono tali e non devono diventare amici

-finito l'orario vieni a casa e non vai in giro

-non dare il n. di cellulare a nessuno

.....e alla mia domanda: ma io e te ci vedremo quando? Risposta: non preoccuparti che alle 21.30 chiuderò e verrò a casa, tu mi aspetterai nel lettino e staremo assieme facendo quello che ci sentiremo di fare.

Quindi : perfetto.

Il 14 maggio si inizia insieme i week (nel parco c'è molta gente) mentre gli altri giorni io sto con i bimbi e lei al chiosco. Ma proprio qui che cade il palco, infatti le 21.30 diventano 22.30, poi 23.30 e così via, senza mai chiamarmi per dirmi: guarda che tardo. Ero sempre io a telefonarle per chiedere dov'era. La motivazione che la spingeva di rimanere lì era che stava bene con chi in quel momento si fermava al chiosco ( non erano bambini) e poi certe volte proseguiva la serata nel solito locale sopramenzionato. Da lì ho iniziato a non assecondarla più col mio aiuto nel chiosco e a luglio sono andato con i bimbi al mare due settimane (prenotate prima di avere il chiosco). Lei veniva giù ogni tanto e se dovevamo andare a cena alle 20.00, lei arrivava alle 19.59 dopo essere passata a bere al chiosco con i suoi amici ( nel chiosco rimaneva una ragazza al suo posto). Le mie continue e asfissianti richieste di chiarimenti venivano tappati dalla frase: aspetta che finisco il chiosco (fine settembre) e poi vediamo. Finisce il chiosco, che è stagionale da aprile a settembre, ed inizia ad uscire con gli amici del chiosco.........che io non voglio nè conoscere nè frequentare, perchè per loro mi sento trascurato. Continua ad uscire da sola. Fintanto che una sera ha incontrato uno di loro in un locale. Premetto che tutto il giorno eravamo andati in giro da soli e alla sera al rientro avevamo litigato per i soliti motivi; arrivati a casa lei è ripartita da sola e come detto ha incontrato questo ragazzo di 35 anni che abita da solo. Dopo aver passato la serata assieme le dice: se tuo marito ti rompe le p..... vieni pure a casa mia che ti ospito. Al rientro non le ho detto niente e quindi bon. Alcuni giorni dopo in occasione di un'altra cena a casa di questi qua, si è ubriacata e si è fermata lì!!!! Poi si è fermata anche durante il giorno a bere qualcosa, poi un' altra notte, poi un pomeriggio, e così via. Finchè alle mie richieste di chiarimento: è solo un amico e io lì ho la mia camera, dove in caso di necessità posso andare (ha anche le chiavi di casa). A capodanno dovevamo andare a casa di amici e dopo che era stata con lui dalle 11.00 del mattino a sera, non vedendola rientrare sono andato in cerca di lei: era a casa di lui e si baciavano!!!! Ho reagito male, sono andato a casa, ho preso i bambini e sono andato da questi amici. Lei ci ha raggiunto un'ora dopo!!!!

Ora le cose stanno così.......le elenco per punti:

-mi ha lasciato

-si vede con l'altro dormendo più lì che a casa.......ritorna al mattino prima che i bimbi si sveglino

-l'altro la fa divertire portandola in giro per i bar a bere

-l'altro è il suo punto di riferimento in quanto lui è capace di vivere senza relazioni e lei no in quanto si è sempre appoggiata a qualcuno

-mi dice: mi passerà???!!!

-è delusa dalla coppia e vuole libertà. Le fa schifo vedere le coppie.

-siamo separati in casa in quanto non abbiamo al momento le idee chiare.

-dice che ha sbagliato a sposarsi e non dichiarerà mai più fedeltà a nessuno.

-mi sento debole a non riuscire a decidere qualcosa e ancora una volta a pendere dalle sue decisioni

-decide di intrapprendere un percorso per riscoprire sè stessa, in quanto vuole prima capire sè stessa per poi stare con eventualmente qualcuno. Sono contento di questo perchè almeno ha iniziato a vedere di mettersi in dieta, di fare le cose lasciate indietro, ecc. e soprattutto di mettere a posto la confusione che ha dentro di lei.

Io:

-vado avanti perchè credo in noi, nella famiglia e per i nostri bambini

-non voglio litigare ma dico tutto quello che penso

-mi rompe dormire quelle poche volte con lei mentre va con un altro

-non vorrei parlarle, ma il cuore mi dice di farlo

-non voglio pressare, perchè farei peggio

-vado avanti per la mia strada cercando di donarle amore e anche comprensione. Se non lo faccio sto male!!

........ma sto male e fino a che punto è giusto tutto ciò?

-vorrei tornasse come le volte che siamo stati bene assieme,ma ci vuole sempre una crisi per questo?

E la crisi finirà? E' possibilie che non sia mai contenta? E' possibile avere sempre qualcosa per vivere male? E sia che io che lei sappiamo che questo è il nostro unico grosso problema...........altri non ce ne sono (malattie, debiti o altro).

Sto male, ma non voglio abbassare la guardia. io combatto questa lotta, ma certe volte mi viene proprio un blocco allo stomaco!!!!!

Se volete commentare, accetto i vostri consigli.

Saluti

Mauro


Buongiorno Mauro,

la Sua è una storia molto travagliata, oserei definirla “ballerina” per tutte le dinamiche che si sono verificate e continuano a verificarsi.

Sicuramenti 16 anni di convivenza (12 anni di matrimonio e 4 anni di fidanzamento) con una persona sono tanti e ciò dovrebbe far riflettere su quanto sia difficile e complicato riuscire a donarsi totalmente alla coppia. Dalle Sue parole emerge una forte sofferenza di entrambi: da una parte c’è  Sua moglie che, come un uccellino (per usare le sue parole),  ha cercato per diverso tempo di andare contro la sua natura, forse a volte soffocandola, forzandosi di restare dentro un nido ad ogni costo, dall’altra c’è Lei, Mauro, che subisce questa situazione.

D'altronde  Lei è stato sempre lì  pronto a mettere da parte il suo ego, il suo dolore,  la sua rabbia  al fine di riprendere d’accapo una storia che porta con sé diverse cicatrici e ferite ancora non rimarginate. Forse sarà stato l’amore per i figli, ma sembra che Lei abbia sempre abbassato la testa di fronte ai bisogni di Sua moglie, di fronte ad una donna che dimostra la sua rabbia e determinazione allorquando il proprio uomo , colui che ne rappresenta un porto sicuro durante le tempeste, dimostri o accenni a dimostrare di avere interessi verso altri oggetti sessuali ( “Anche io ho avuto uno sbandata ma la sua determinazione mi ha fatto scoprire quanto ci teneva a me e le cose si sono riappianate”, “ Un giorno … ha scoperto alcuni siti che avevo visto. .............giustamente si è arrabbiata”), o forse perché  incantato e affascinato dalla sua personalità; chi lo sa!

Cosi mi chiedo: Lei da questa relazione cosa sta cercando ancora? E da Lei, in quanto uomo e in quanto padre, cosa vuole? Si è mai chiesto quali sono i suoi sentimenti, scardinati dal dolore, verso di Sé e verso Sua moglie?

Una cosa è certa, la Sua è una situazione insostenibile per entrambi, ma soprattutto per i bambini. Nonostante, immagino, stiate cercando di tutelarLi da discorsi e litigi i bambini hanno la capacità di avvertire che ci sta qualcosa che non va, ed il più delle volte, non avendo l’esperienza e la maturità intellettiva degli adulti tendono a dare delle interpretazioni agli eventi in cui finiscono per addossarsene le colpe.

E’ bene che entrambi, marito e moglie, facciate chiarezza su voi stessi il prima possibile perché quella sofferenza che state vivendo si ripercuote su tutta la famiglia.

Non è facile riuscire a dirsi tutto tramite lettera, sarebbe bene che Lei approfondisse maggiormente con dei colloqui individuali.

Spero che almeno queste poche righe L’abbiano aiutato a vedere la Sua situazione da un’altra prospettiva.

 Cordiali Saluti,

 

Dott. Tuccio Domenico Savio





Inserita 2/02/2012


Gentile Dottore,
Le scrivo perchè vorrei trovare una risposta per imparare a gestire i miei sentimenti nei confronti dei miei genitori ed aiutarli.
Mio padre ha 75 anni, mia madre 55. Sento da molto il peso di questo genitore anziano, con una mentalità da 90enne, che non ha aiutato né me né mio fratello (di un anno più giovane) nel momento di compiere delle scelte importanti per il nostro futuro (lavoro). D'altra parte è stato un genitore presente, che ci ha sempre dimostrato il suo affetto. Ci rendiamo però conto dei suoi limiti dovuti alla mentalità e alla troppa differenza d'età.
Con mia madre le cose andavano meglio, però è sempre stata casalinga e "succube" in qualche modo del caratteraccio di mio padre. Io me ne sono andata di casa a 19 anni e non ci sono più tornata, riuscendo a costruirmi una vita mia. La situazione economica che andava male già 10 anni fa è precipitata. L'anno scorso ho dovuto ripagare un prestito contratto per loro, ogni tanto li aiuto ma sinceramente vorrei vedere mia madre che si dà un  po' più da fare e cerca di superare i propri limiti, andando a cercare lavoro, imparando a guidare per esempio.
Ultimamente, spinta anche dai litigi con mio fratello che vivendo in casa con loro non ne può proprio più, ha cominciato a darsi da fare in tal senso.
Io ho proposto che se ne vadano dal paesino in cui abitano per venire in città, dove avrebbero più opportunità, offrendomi di aiutarli con l'affitto fino a che non si siano sistemati.
Il loro immobilismo mi fa soffrire e arrabbiare, sento che nè io nè mio fratello riusciamo a farci una vita normale con questo peso, e più gli anni avanzano più si aggraverà il problema. Parlarne con mia madre vuol dire sentirsi rispondere che è tutta colpa di mio padre (e io puntualmente rispondo: e le tue responsabilità dove sono?), oltre a pianti, e "ma ti pare che io stia bene", con mio padre invece non si risolve nulla, perchè si offende dicendo che per noi è un peso e se ne va.
Come posso fare per fargli capire che non è un peso "economico", ma che andando avanti così non risolve nulla e anzi peggiora il carico per noi figli? Che comunque l'orgoglio non lo porta da nessuna parte, perché quando la frittata è fatta corre da me e mio fratello a chiedere aiuto, con problemi ben più gravi?
Io e mio fratello ci sentiamo abbandonati nelle nostre scelte, da anni sappiamo di non poter contare sui nostri genitori e oramai siamo responsabili per loro. è una situazione che ci fa davvero stare male.
Grazie mille.




Gent. ma signora,
grazie per aver condiviso con noi la sua storia ed i suoi interrogativi.

Dalla sua lettera, che ho letto con molta attenzione, traspare la sofferenza ma anche l’impotenza che sembra provare rispetto alla sua situazione familiare. Pone un interrogativo: imparare a gestire i suoi sentimenti nei confronti dei suoi genitori ed aiutarli. Vorrei provare a ripercorrere con lei alcuni punti della sua lettera cercando di fare chiarezza.

Mi ha colpito la descrizione che fa dei suoi genitori da un lato e di lei e suo fratello dall’altro: ho provato ad immaginare la vostra famiglia ed ho come avuto la sensazione che i ruoli siano quasi invertiti; ho immaginato lei e suo fratello. più come genitori che come figli.
Mi spiego meglio: lei afferma, per esempio, di averli aiutati economicamente subentrando a loro per ripagare un prestito, di aver fatto loro delle proposte rispetto alla loro vita di coppia e abitativa e di essersi offerta di aiutarli con l’affitto, di come suo fratello vorrebbe vostra madre più autonoma in un’ottica di “farli sistemare”. Si tratta di interventi che, a mio avviso, vanno ben oltre l’aiuto e la condivisione fra genitori e figli in momenti critici e che sono naturali in qualunque famiglia. Infatti lei prosegue scrivendo di “carico”, “peso”, “senso di responsabilità per loro” e delle emozioni che questo le porta. Il disagio che lei prova è un segnale che non va trascurato, lei stessa sente che qualcosa non va e questa è, di per sé, una spinta positiva verso il cambiamento. Ma in che modo? Questo è ciò che credo ci stia chiedendo.

Ad una prima analisi, ciò che lei riporta è del tutto comprensibile: mi sembra di capire che si sente poco serena per via di un pensiero ed una preoccupazione sempre rivolti alla situazione dei propri genitori, che forse non le permettono di “farsi una vita autonoma” e sui quali non sente di poter contare. Credo che ci siano a questo proposito due piani distinti: da un lato il dispiacere per loro nel vederli “immobili” e non autonomi e il desiderio di dare loro una spinta; dall’altro la consapevolezza di quanto questa situazione sia difficile e quindi non riesca ad di occuparsi al cento per cento di sé e della propria vita. I tentativi che lei ha messo in atto finora mi sembrano del tutto ragionevoli e sensati: ha cercato di parlarne con i suoi genitori per aiutarli a cambiare la loro situazione e condividere con loro il suo malessere. Ma come lei stessa afferma, “non si risolve nulla”.

Cara signora, credo che questo sia il punto focale della situazione: non è lei, o suo fratello, che può risolvere i problemi dei suoi genitori. O meglio, voi non ne siete i responsabili. Non mi sto riferendo qui al livello economico: credo che, in linea di massima, in qualunque famiglia ci possa e debba essere un aiuto reciproco in momenti di difficoltà e di bisogno, per cui si subentra per conto dei familiari o delle persone care. Mi riferisco piuttosto alle modalità con cui i suoi genitori vivono la propria vita: sono una coppia adulta, con le proprie scelte da fare e le proprie responsabilità che ne conseguono e, per quanto comprenda che vederli a suo parere “immobili” e non autonomi la faccia soffrire ed arrabbiare, mi sento di dirle che questa è la loro vita e che lei, andando via di casa a 19 anni per “costruirsi la sua vita”, ha compiuto una scelta se credo molto difficile.
Quello che mi sento di consigliarle, cara signora, è di cercare innanzitutto di fare un po’ di chiarezza nei vostri rapporti, di cercare di distinguere fra quelle che sono scelte e responsabilità che competono ai suoi genitori e a loro soltanto, e quello che è invece un aiuto concreto che, in quanto figlia, può dare loro in momenti di difficoltà (ad esempio, un aiuto a livello economico oppure un consiglio o il proprio parere rispetto a certe scelte, o, molto semplicemente, esserci per loro).

Tornando quindi al suo interrogativo iniziale, cioè come gestire i sentimenti verso i suoi genitori e l’aiuto che può dare loro, questo parte proprio, a mio avviso, dalla ricerca di chiarezza nei vostri rapporti e nei vostri rispettivi ruoli all’interno della famiglia; un ulteriore consiglio che mi sento di darle è quello di vivere la propria vita al meglio, trasmettendo in questo modo ai suoi familiari, attraverso la sua esperienza personale, la soddisfazione e l’importanza di essere autonomi e indipendenti, responsabili di sé e delle proprie scelte. Questo è ciò di cui lei, cara signora, è davvero responsabile e quello che, a mio avviso, deve a sé stessa.

Mi auguro di esserle stata d’aiuto, non esiti a ricontattarmi per qualunque altro quesito o perplessità.

Cordiali saluti
dott.ssa Serena Bezzi






Inserita 31/01/2012


Salve mi chiamo Alberto, da quasi tre mesi la mia fidanzata, che è straniera e risiede all'estero non vuole più parlare con me. Mi ha lasciato e ha detto che ha bisogno di tempo, che si sente giù e che vuole capire che cosa fare.

Detto questo, in questi mesi comunque ci siamo sentiti, ma col contagocce, pochi sms, qualche messaggio prrivato su facebook o qualche volta in chat, msn, diciamo lunghi periodi di silenzio e qualche piccolo momento di riavvicinamento.

Poi, questo martedì mi ha mandato un messaggio privato da facebook, dove mi diceva che era stata con delle amiche e mi aveva ricordato, che aveva iniziato una terapia da uno psicologo, che era molto triste ancora, ma che alla fine pensava alla nostra storia d'amore e finiva il messaggio dicendomi di non preoccuparmi. Io, leggendo quel messaggio le rispondevo che ero molto giù anche io, lo so errore, che mi mancava, altro errore e che non ero completamente felice, perché pensavo molto a lei, ennesimo errore e concludevo questo messaggio chiedendole di non illudermi.

La mattina le inviamo un sms per dirle che avevo letto il messaggio e le avevo risposto su facebook, ma no ne ricevevo risposta, allora la sera ne inviamo un altro e mi arrivava un messaggio privato da facebook, molto freddo e distaccato dove mi diceva che era stato un momento di nostalgia dovuto alla presenza di queste sue amiche che le avevano fatto ricordare di me e che il suo psicologo le aveva suggerito di non parlare in questo momento, di essere se stessa, anche per non dare false speranze.

Dopodiché si collegava a msn e parlavamo qualche minuto per chat e non faceva che ribadirmi quello detto precedentemente nel messaggio che mi aveva inviato e si congedava dicendo che forse avremmo potuto parlare qualche volta ma più in là, non ora.
Cosicché ieri le ho inviato una lunghissima mail, lettera, dove le dicevo diverse cose, i problemi che avevamo avuto, gli errori che avevamo fatto e mi congedavo dicendole, che ora stavo bene e che non l'avrei più cercata e che se voleva mi avrebbe cercato lei.
Io mi aspettavo una qualche risposta che poi stamattina non c'è stata.

Domanda: perché mi ha inviato un messaggio di riavvicinamento, sapendo che non doveva, perché glielo aveva detto lo psicologo, avendo iniziato la terapia questa settimana, dopodiché il giorno seguente me ne ha inviato un altro di rettifica, in cui sembra scritto a quattro mani da uno psicologo, molto formale, distaccato, freddo? La ragazza mi sembra alquanto confusa. Oh no?
Cosa mi potete dire rispetto a quanto detto, avvenuto in questi ultimi giorni e cosa dovrei fare? (Cosa fare, penso di saperlo già, non cercarla, ma vorrei un consiglio).

RingraziandoVi, Vi saluto cordialmente.




Caro Alberto, innanzitutto la ringrazio per averci scritto. Da parte mia mi propongo di aiutarLa a fare maggiore chiarezza alle Sue perplessità.
Dal Suo racconto mi sembra di capire che, la sua ragazza, ad un certo punto della vostra storia, si è sentita così confusa da decidere di lasciarla. Ma non mi è molto chiaro il perché lei abbia preso questa decisione; credo sarebbe utile ragionare con altre informazioni, ad esempio sapere qualcosa in più riguardo a voi e al vostro rapporto (la vostra età, cosa fate nella vita, come vi siete conosciuti, da quanto tempo stavate insieme, se eravate complici, quali esperienze avete condiviso, se si è verificata una crisi improvvisa o era da un po’ di tempo che le cose non andavano tanto bene, se la ragazza ha problemi in famiglia o personali, ecc…); ci sarebbero appunto tante informazioni da attingere per avere un quadro chiaro e rispondere nel modo più adeguato. Non avendo la possibilità di farlo, per ora proverò a risponderle basandomi sulle poche notizie che lei mi ha fornito!

Mi è sembrato di capire che Lei, Alberto, sia stato colto di sorpresa da questo gesto della sua ragazza, quindi forse non ha potuto accorgersi in tempo del malessere di lei, qualunque ne sia stata la causa. Mi chiedo se ora si possa sentire in colpa per questo, perché forse pensa di non esser stato a tal punto attento ai segnali che avrebbe potuto invece captare. Caro Alberto, purtroppo, spesso ci sembra che le cose vadano per il verso giusto e non vediamo oltre il nostro naso, o forse non vogliamo vedere, semplicemente perché ci fa comodo così. Siamo apparentemente felici, ci adagiamo alle situazioni e non andiamo a fondo a capire quali sono davvero le emozioni e i sentimenti che muovono le circostanze. Non lo facciamo perché abbiamo paura…abbiamo paura di incontrare la vera realtà, di sbattere contro la realtà e svegliarci dal fantastico sogno che stavamo facendo.

Leggendo, ho avuto l’impressione che lei Alberto abbia sempre sperato comunque in una riconciliazione ed è per questo che probabilmente con quel messaggio ricevuto si è sentito “illuso” come dice; perché in esso è stato portato a leggere un gesto di riavvicinamento, nonostante fossero passati tre mesi con pochi contatti. In quel messaggio la sua ex le ha detto di aver ricordato lei e la vostra storia, ma penso sia una cosa piuttosto naturale pensare di tanto in tanto ad una persona che ci è stata accanto e con cui abbiamo condiviso qualcosa. Le ha scritto anche di non preoccuparsi, sintomo che le vuole ancora tanto bene; la invita ad essere sereno, come d’altronde sta cercando di fare lei scegliendo di intraprendere una terapia con uno specialista. Lei pensa che la ragazza sia in qualche modo “manovrata” dallo psicologo, ma probabilmente le ha mandato quel messaggio “di rettifica” perché ha capito che il precedente era stato mal interpretato da lei Alberto.
Ha mai considerato il fatto che non le abbia più risposto come una possibile conferma di quanto le vuole bene, evitando di farla star male ribadendo le stesse cose?

Ora io non voglio assolutamente scoraggiarla, ma non posso neanche indicarle cosa deve fare. Posso solo dirle che lei ha dimostrato di essere più forte e determinato di quello che crede, non facendo molti passi in questi tre mesi. Se mi permette però, vorrei porle una domanda che probabilmente la farà riflettere…potrebbe essere che, il fatto che lei in questi tre mesi non si sia sforzato più di tanto per cambiare le cose, sia un sintomo di altro? Potrebbe essere che in fondo il suo interesse Alberto sia andato via via scemando?

Spero di esserle stata utile nell’aiutarla a ragionare e magari a guardare con un occhio diverso la realtà che vive.
Mi piacerebbe avere più informazioni riguardo alla sua storia per aver modo di risponderle più approfonditamente.

Cordiali Saluti.

Dott.ssa Mara Catena



Inserita 30/01/2012

Egregio Dottore,
ho 32 anni e sono mamma di 2 bambini (una di 4 anni e uno di 7 mesi). Io e  il mio compagno stiamo vivendo un periodo devastante causato dai suoi rancori nei miei confronti.

Infatti, quando non eravamo ancora genitori, durante un periodo in cui ci eravamo lasciati, io ho frequentato altri uomini e lui questo non me lo ha mai
perdonato. Ora il suo rancore è deleterio per la ns coppia tanto che lui non fa altro che parlarne con rabbia, rassegnazione e ad attribuirmi la colpa di ogni
cosa. E' entrato in un tunnel di rancore dal quale non ne vuole uscire. Non vuole dimenticare nemmeno x il bene dei ns figli. Ogni discorso lo riporta al
passato e lui diventa furioso, cattivo, ed inizia ad offendermi gravemente. Ho provato parecchie vie per risolvere questa situazione ma nessuna si è rivelata
proficua: ho provato a lasciarlo da solo nei suoi pensieri, a parlare con lui fino a restare senza voce, gli ho proposto di lasciarlo e di andarmene via coi
bambini. Nessuno di questi miei atteggiamenti lo ha minimamente toccato.

Ho notato che più passa il tempo e più i suoi momenti di felicità sono rari, anzi quasi inesistenti. Io vorrei la pace in famiglia ma pare purtroppo non esistere più. Sono innamoratissima di lui e vorrei sapere se esiste un modo che potrebbe aiutarlo a superare questo rancore e riniziare a vivere in tranquillità.

Ringrazio chiunque volesse aiutarmi poiché sono una mamma disperata e alla ricerca del bene della mia famiglia.


Gent.ma signora,

 La ringrazio per la fiducia accordataci nel rivolgersi al nostro servizio.
La situazione domestica che evidenzia sembra non essere della migliori, generando sofferenza e poca serenità (“…stiamo vivendo un periodo devastante…” ) sia nella coppia che, immagino, nella famiglia.
Nel Suo racconto, il problema essenziale sembrerebbe essere a livello di coppia e non genitoriale, quando afferma che “..il suo rancore è deleterio per la nostra coppia…”, e forse è proprio su questo piano che bisognerebbe concentrarsi per poter cercare di risolvere la questione. Da quanto scrive, Suo marito potrebbe non aver accettato quanto accaduto nel periodo in cui siete stati separati (“…ho frequentato altri uomini…”) e, di conseguenza, continuare a rimanere fissato su quegli eventi, forse per lui faticosamente superabili. La conseguenza di ciò si ripercuoterebbe sull’atteggiamento nei Suoi confronti: pieno di rabbia, rancoroso, offensivo, sempre legato al passato.
A mio avviso, una persona ancora così legata a eventi del passato, che probabilmente l’hanno fatto soffrire, che non riesce a superare e andare avanti con la vita, raramente avrebbe la forza di accantonare tutto per il bene di terzi, siano essi i propri figli (“…non vuole dimenticare nemmeno per il bene dei nostri figli…” ).
Il tentativo che potrebbe essere fatto è quello di capire se Suo marito ha il desiderio di risolvere questa situazione, cioè se è disponibile ad andare avanti per recuperare il rapporto che si era costruito insieme prima della separazione. In questo caso, se c’è la volontà da parte di entrambi di vivere meglio, si potrebbe pensare ad un percorso di coppia, che tenda a ristabilire l’equilibrio e a far riscoprire reciprocamente l’altro, lavorando anche su quello che ha fatto arrivare la coppia “ a scoppiare”. Così facendo Lei e Suo marito avreste l’opportunità di capire reciprocamente il perché di determinati comportamenti messi in atto e, quindi, di lavoraci sopra per correggerli e ritornare ad avere una situazione di serenità.

Sperando di esserLe stata d’aiuto, Le auguro una buona settimana,

dr.ssa Francesca Sansalone





Inserita  27/01/2012

Salve, sono una ragazza di 23 anni... vi scrivo perché da qualche mese tutto nella mia vita sembra cambiato.
Ho chiuso ad agosto una storia di 5 anni, dopo le difficoltà iniziali, oggi, sembro essere convinta che forse è stato meglio così, ma da allora io sono cambiata...
ho come la sensazione che tutti i miei interessi siano andati via con lui quella sera.
 Avrei dovuto laurearmi ad aprile, ma sono mesi che sto sullo stesso libro e non ho sostenuto gli ultimi esami, non ho voglia di studiare,  di uscire,  di vedere gente,  di lavorare...
 Quando mi capita di uscire, anche solo per andare in facoltà, vivo una costante sensazione di ansia che passa non appena torno a casa!!! Tutti sembrano in grado di fare tutto, mentre io resto ferma, mi sento spettatore della mia vita e questo non mi piace, ma nonostante i miei mille sforzi, non riesco proprio a cambiarle le cose.  Vorrei pensare che domani starò meglio, ma ogni giorno che passa il vuoto aumenta ... Addirittura ho pensato che forse, l'unica soluzione sarebbe tornare con lui, ma poi ragiono e mi rendo conto che un uomo che ama, non cerca di distruggerti come invece, ha fatto lui, annullando completamente la mia persona!!! Non so che fare, il dolore è forte anche perché guardo i miei genitori e non li vedo soddisfatti di me... Fra due mesi sarei stata laureata e loro forse, sarebbero stati felici, avrei visto un sorriso sui loro volti considerando anche il periodo negativo che stanno vivendo a causa di una malattia che si sta portando via una cara persona di famiglia, e invece, per colpa di non so che mi ritrovo a piangermi addosso ogni giorno, ogni momento... Non mi sono mai sentita così infelice nella mia vita!!!
Non so più che fare, non so come uscire da questo tunnel ...  Aspetto un vostro consiglio ! Grazie in anticipo
 Carmen

Gentile Carmen,
la ringrazio, da parte di tutto lo Staff, per aver scelto questo spazio.
Ho letto con molta attenzione la sua lettera, e innanzi tutto vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che sono del tutto funzionali.
Lei ha finito una storia, molto lunga e presumo molto importante, ed è funzionale (o fisiologico, se preferisce), che seppure la decisione l’abbia presa lei, avverta un cambiamento e uno stato di malessere. La fine di una storia d’amore, è un lutto, una perdita, e come tale fa male, e richiede il tempo necessario per elaborarla; un processo che può durare dai 6 mesi ai 12, e che prende il nome di elaborazione del lutto, appunto. Pertanto, rispetto al fatto che avverte un cambiamento, e che affronta la vita senza alcun entusiasmo, direi che è del tutto naturale…
La seconda parte della sua lettera, però mi ha fatto riflettere su altri aspetti, mi parla di senso di vuoto, della sensazione di sentirsi spettatore della sua vita, e su questi aspetti inviterei anche la sua riflessione. Come ha vissuto la fine per questa storia? Che emozioni ha provato? Non ho molti elementi, perché non conosco la sua storia personale, ma ho la fantasia che si sia bloccato in lei il processo di elaborazione del lutto, la possibilità di accedere alle emozioni negative che questo evoca, e se ciò accade si possono delineare degli stati emotivi connotati dall’ansia, o dall’apparente assenza di emozioni.
Per aiutarla meglio, le porgerei questi interrogativi, e anzi sarei ben felice se mi rispondesse.
Si sente nella sua lettera, la sua infelicità e la pesantezza dei giorni che sta vivendo, il punto è che questi giorni hanno un senso rispetto alla fine della relazione affettiva, e lei stessa ne vede il legame, e dovrebbe riflettere o stare un po’ con la mente su questa fine, che sembra il nocciolo del suo malessere.
Carmen  non esiti a riscrivere, per avere un aiuto più mirato, come le ho detto, sarò molto lieta nel risponderle.
Cordialamente.
       
Dr.ssa Marzia Dileo



Inserita il 26/01/2012

Gentili Dottori,
Vi scrivo per confrontarmi su un problema che mi provoca molta insicurezza interiore oltre a molta confusione, alla quale non sono abituata perchè di norma sono una persona decisa.
Ho 32 anni, 15 dei quali passati con un ragazzo che un anno fa se n'è andato perchè non sicuro di voler vivere con me. Ci ho messo tantissimo per tornare a "stare bene". Ora lui è tornato e dice di rivedere amore tra noi due. Io invece, che l'ho amato tantissimo, che sono sempre stata quella che "lo inseguiva", che avrei fatto qualunque cosa per lui e che ero certa di ributtarmi tra le sue braccia non appena lui fosse tornato da me, ora non sento uno slancio che mi riporti a ricominciare. E' possibile che  non lo ami più ? Mi sembra impossibile...Grazie di avermi dedicato il vostro tempo e la vostra attenzione.
Anna


Gentilissima Anna,
la ringrazio per aver voluto condividere con noi il suo interrogativo. Le questioni d’amore a volte seguono percorsi un po’ strani, si rincorre perché l’altro non si vuole far prendere e viceversa o si pensa di averlo preso e poi ti sfugge di mano. Così come a volte nel momento in cui si è amato tanto e tanto si è investito in quel rapporto nel momento in cui la persona che ci è sempre stata al nostro fianco decide che probabilmente non è pronto a fare il grande passo o assumersi determinate responsabilità si rimane delusi.
Certo per il grande amore provato si pena che quel sentimento durerà per sempre nonostante la delusione ricevuta, ma i sentimenti come ognuno di noi evolvono, crescono, mutano e possono morire.
Probabilmente l’amore che lei provava è rimasto li dentro di lei, lei era sicura che ci sarebbe ricaduta ma nel momento in cui la persona con cui lei stava si è ripresentata a lei il suo sentimento e il suo pensiero l’hanno portata a valutare tutto ciò che è stato con lui, tutto ciò che è stato senza di lui e cosa potrebbe riservarle il futuro, e così ora probabilmente il suo amore è diventato affetto togliendo al suo sentire quello che lei stessa chiama “slancio”. Impossibile? Probabilmente no! Provi lei a rifletterci
Spero di esserle stata in qualche modo di aiuto, cordiali saluti
Dott.ssa Elvira Orrico




Inserita il 15/01/2012

Salve! Vorrei porre una domanda molto semplice e forse banale. Sono un uomo, un pò timido, che non ha molta fiducia in sè stesso, nè si sente bello
esteriormente, nè tantomeno si crede attraente per le donne....la mia domanda è: come posso sentirmi attratto fisicamente dalle donne, quando non è certo
fare sesso con loro che mi interessa, ma piuttosto mi piacerebbe avere dell'intimità romantica e creare una storia d'amore vera, se però al giorno d'oggi non mi sento assolutamente attratto da una donna che non sia per e nel provare sentimenti veri nei suoi confronti e che mi piacerebbe essere ricambiati?A me piacciono le donne, mi piace starle ad ascoltare i loro cuori, a conversare con loro spassionatamente, e appasionatamente specie se sono già sentimentalmente "occupate", quasi che ciò mi faccia sentire più a mio agio, poichè dentro di me sono convinto che oltre una più o meno tenera ed affettuosa amicizia non potrebbe esserci nient'altro. Soprattutto sentendomi attratto spiritualmente e metafisicamente verso le donne indipendenti, ironiche, autonome, specie se sono di bell'aspetto estetico. Ma come mai mi capita ultimamente che lo stesso tipo di relazioni interpersonali le scopro anche con donne DECISAMENTE poco attraenti fisicamente?! Ma in generale, come è possibile che non riesco a farmi venire voglia di guardare la donna nelle sue parti più intime, quasi che potessi mancare loro di rispetto nell'eseguire un'ispezione intima? E allo stesso tempo come posso sentire che una donna è attratta da me senza aver timore, senza farmi prendere dal panico, specie se lei l'ho appena conosciuta?
Scusate le mie righe di un poveraccio disperato al punto di votare la propria libertà alla castità forzata di un amopre impossibile!!! Spero di non essere
stato di troppo impegno e di poter ricevere presto utili consigli per continuare a lottare in una vita con un corpo che non mi appartiene!

Grazie
della cortese attenzione, Fabrizio!

 

 Gentile Fabrizio,

mi scusi per il ritardo.

Non le nascondo che ho sentito un po’ di confusione nel leggere la sua lettera, e questa probabilmente riflette anche il suo stato emotivo.

La mia confusione nasce da due suoi interrogativi, che dopo affronterò meglio, ciò che voglio subito rimandarle, è invece la forte sensazione di insicurezza che emerge dalle sue parole. Un’insicurezza che si è trasformata in una convinzione quasi certa che lei non potrà avere storie e non potrà mai piacere ad alcune donne.. Questo è l’aspetto che mi ha colpito di più, e in cui si sente molto, anche se poi in primo piano mi porta quegli interrogativi, la sua sofferenza.

Fabrizio, questa sua insicurezza ha sicuramente origine nella sua storia personale e familiare, e forse dovrebbe essere oggetto di una riflessione maggiore. Mi sembra di capire che incide abbastanza nella sua vita. Quanto la fa stare male? Fabrizio, forse sarebbe meglio intanto fermarsi su questa domanda, e se se la sente, posso in questo piccolo spazio darle un orientamento, e un sostegno.

 Se fossi stata a studio, non sarei andata oltre, ma lo spazio di questa rubrica non è quello di una psicoterapia, e per correttezza le vorrei spiegare il motivo della mia confusione, come le avevo detto all’inizio. Lei mi pone, e si pone, due domande che mi hanno confusa: 1) “Come posso sentirmi attratto fisicamente dalle donne, quando non è certo fare sesso con loro che mi interessa, ma piuttosto mi piacerebbe avere dell'intimità romantica e creare una storia d'amore vera, se però al giorno d'oggi non mi sento assolutamente attratto da una donna che non sia per e nel provare sentimenti veri nei suoi confronti e che mi piacerebbe essere ricambiati” e 2) “Ma come mai mi capita ultimamente che lo stesso tipo di relazioni interpersonali le scopro anche con donne DECISAMENTE poco attraenti fisicamente?!”. Mi sembra, e la prego mi corregga se sbaglio, che associ l’attrazione fisica  all’affinità elettiva come indicatori di un amore, e quindi se manca uno dei due elementi allora non è amore, e di conseguenza non è alcun tipo di relazione. Come se l’amicizia, o un altro tipo di legame oltre quello amoroso non avessero importanza per lei. E probabilmente è così, al momento attuale.

 Sarebbe bello fossero presenti entrambi gli elementi nel nostro partner, ma non sempre capita, e si deve anche accettare questo, e magari avere degli amici o amiche con cui si ha più sintonia, o affinità per alcune cose.  

Fabrizio, la invito però al momento a prendere in considerazione di più la sua insicurezza e la sua convinzione di non poter essere amato, perché mi sembra, le ripeto l’aspetto centrale delle sue  problematiche.

Le sarei davvero grata se volesse rispondermi, e intanto, la saluto molto cordialmente.

 

Dr.ssa Marzia Dileo





Inserita il 14/01/2012


Salve, sono un ragazzo di 31 anni....da tempo credo di essere caduto in depressione,mia moglie non mi ha mai veramente capito,anzi mi ha sempre dato addosso ed ora che abbiamo realizzato un nostro sogno in comune, cioè un ristorante, tutto va peggio, meglio dire il ristorante è sull'orlo del fallimento quindi la situazione economica non è delle migliori, protesti debiti.....secondo mia moglie io sono un perdente! io invece mi sento un fallito! abbiamo sempre avuto discussioni per opinioni diverse...ma ora il suo odio è cresciuto e insieme al suo odio la mia voglia di sparire per non farla più soffrire, la amo ancora molto! ho confessato più volte i miei disagi e le mie gelosie ma le sue risposte sono state sempre brutte, non che io pensassi che mi tradisse.....ho comunicato sono solo mie paure. Dal mio canto da quando sto con lei qualsiasi donna o persona si sia avvicinata a me, per lei è stata sempre vista come una minaccia, e per quanto mi è stato possibile ho sempre cercato di rassicurarla...in questi casi si tende sempre a scaricare le responsabilità....ma credetemi sono sincero non ho nulla da perdere! sono molto triste, ogni mattina mi sveglio e cerco di fare tutto quello che posso nel migliore dei modi, ma invano, sempre più debiti, sempre più insulti, sempre più tensioni, non sò più che fare!!!!mi rendo conto che due cuori e una capanna non esistono più da tempo ma almeno credevo di poter superare insieme questa difficoltà invece mi ritrovo da solo....ad agosto ho tentato di uccidermi...ho capito che è stata una grossa perdonate il termine stronzata, ma la mia disperazione in quel momento.....non lo farò mai più...sto prendedo farmaci per depressione, ed anche se mi sforzo di stare bene, non ci riesco!!!mi rimprovera ogni cosa! datemi qualche consiglio! vi prego! sono disperato! non credo di aver fatto grandi errori, ed anche se li ho fatti me ne sono preso la responsabilità! non voglio deludere almeno i miei figli! grazie e scusatemi per avervi annoiato....grazie
Andrea Lanari



Carissimo Andrea, di sicuro lei non ha annoiato con le sue parole anzi ho sentito precipitarmi addosso tutta la sua ansia e paura di non riuscire ad uscire dalla situazione in cui si trova. Da quello che ho potuto leggere non solo si sente triste e frustrato ma non riesce a “ricevere” ciò che vorrebbe dalla persona che le sta accanto. Perché non prova a parlare con sua moglie di quello che sente più che delle difficoltà logistiche e materiali della sua vita.
Quello che posso suggerirle è di magari iniziare a vedere con più distacco ciò che le sta succedendo in questi ultimi mesi, ma si ricordi che per farlo non basta uno schiocco di dita, bisogna lavorare su di sé e sull’ambiente che la circonda. E sicuramente non basta prendere degli psicofarmaci e come lei dice, sforzarsi di stare bene, perché è naturale che non ci si riesca! Comprendo anche la sua paura di deludere i propri figli, la figura di un genitore, quella del padre in particolare è sempre importante nella crescita dei propri bambini e non li deluderà se si comporterà da padre. È quello che più serve e più interessa ai figli.
Perché per iniziare a mettere in ordine i suoi tasselli di vita non prova ad intraprendere un percorso individuale specifico con un collega? Cerchi di riprendere in mano la sua vita, di vivere il tutto con una nuova ottica, iniziando da lei e magari poi se lei lo riterrà opportuno  intraprendendo un percorso di coppia, per ritrovare il vostro equilibrio che probabilmente la situazione che lei si è trovata a vivere ha un po’ destabilizzato.
Spero di esserle stata utile, le lascio un grande in bocca al lupo per questo suo nuovo percorso di vita
Cordiali saluti
Dott.ssa Elvira Orrico



Inserita il 14/01/2012

Egregi dottori, io sono un ragazzo di 28 anni pratico uno sport inusuale per la mia età, gioco a bocce a livello dilettantistico . Partecipo a gare ufficiali e di una certa importanza , ed il mio problema è che ogni volta che devo partecipare ad una gara, la. notte dormo sempre male e ciò ricade sulla mia prestazione .
Ho provato con valeriana ed altro ma il mio problema è che una volta fatto le mie4/5 ore di sonno mi sveglio e non riesco più a dormire.
Cosa mi potete consigliare ?
Sicuro di una vostra risposta vi ringrazi anticipatamente e vi porgo i miei saluti


RISPOSTA

Caro sportivo,
 La ringrazio per aver condiviso con noi un problema che La affligge e La porta ad avere delle prestazioni atletiche non all’altezza del suo desiderio.
Da quello che scrive, mi sembrerebbe di capire che il problema si presenta in determinati momenti della sua attività, con risvolti non propriamente positivi (“…ogni volta che devo partecipare ad una gara la notte dormo sempre male e ciò ricade sulla mia prestazione…”) e che le precauzioni prese, affinché questo non si ripeta, si siano rivelate vane.
La Sua descrizione del problema mi fa pensare ad un circolo vizioso (c’è una gara, la notte prima è passata insonne, la prestazione è scadente), che è necessario spezzare, altrimenti c’è il rischio di vivere uno sport, che dovrebbe essere piacevole, come un evento fortemente frustrante.
Dalla lettura della Sua lettera, mi verrebbe da pensare che la gara è vissuta molto intensamente, tanto da elicitare in Lei una quantità di ansia, difficilmente gestibile, e che incide negativamente su quello che va a fare. Inoltre, vorrei ricordare che in casi simili un po’ d’ansia è normale (ad es. come quella che si può provare prima di un esame), ma potrebbe diventare un problema nel momento in cui gli esiti sono sempre negativi e la frustrazione personale rimpiazza il piacere di mettersi in gioco. In questo caso, potrebbe essere facile vivere, in maniera inconscia, ogni gara come una futura prestazione deludente e, quindi, il livello d’ansia potrebbe aumentare notevolmente, portandola a vivere effettivamente  un fallimento.
Mi piacerebbe, inoltre, sapere se con l’aiuto della valeriana, che è un rilassante naturale, e le 4/5 ore di sonno di cui parla, la prestazione migliora leggermente o meno e da quanto tempo ha iniziato questa “cura”: Le chiedo questo perché potrebbe essere che il Suo fisico stia bene con quel quantitativo di riposo e che Lei ne stia traendo beneficio, anche se poco alla volta.
Oltre all’ansia, vorrei farLa riflettere sulle aspettative: spesso, più sono alte più rischiamo di rimanere delusi se pensiamo di non aver raggiunto il massimo o non aver dato il 100%.
Spero di averLe dato qualche spunto di riflessione circa il Suo problema, se la situazione dovesse perdurare nel tempo Le consiglierei di rivolgersi a un professionista, col quale affrontare questi nodi, per farLe vivere lo sport il più serenamente possibile.
Distinti saluti,
dr.ssa Francesca Sansalone



Inserita il 11/01/2012

Salve mi chiamo Alice e ho un problema..
La madre del mio ragazzo non ha fiducia in lui e nemmeno fa nulla per mettersi in relazione con lui. Gli da fiducia solo quando lui è insieme a me e questo a lui non fa bene, anzi, l'ha mandato in crisi. Lui mi ha scritto che un giorno si è svegliato e si è reso conto che nonha lafiducia di nessuno, non ha autostima e che senza di me tutto lo vedono vuoto e per questo è in crisi.. Prima di tutto mi ha lasciata ma mi ha chiesto omunque di stargli accanto per aiutarlo con i suoi genitori visto che io con loro riesco a dialogare e potrei fare qualcosa. Chiedo quindi consiglio su cosa poter dire, fare e come potermi approciare a loro per "salvare" il mio ragazzo da questa situazione da cui da solo non riesce ad uscire. Mi sono ad esempio offerta di scrivere loro una lettera ma non saprei che scrivere.


Gentilissima Alice,
da quello che scrive sembra proprio che Lei si trovi all’interno una “triangolazione” tra il suo ragazzo e la sua famiglia di origine. E quando ci si trova in queste situazioni non è molto facile uscirne. Tuttavia è bene capire quanto Lei sia stata trascinata e quanto sia entrata volontariamente in questa dinamica. Lei scrive che il Suo ragazzo è convinto di non valere agli occhi degli altri se non con Lei, pertanto nell’immaginario di lui Lei funge un po’ da interfaccia col mondo. Quello che potrebbe fare è semplicemente sostenere il Suo ragazzo in modo da farGli incrementare un po’ di autostima e senso di sicurezza negli altri. Quindi sostenere non vuol dire prendere delle iniziative a posto suo, ma aiutarlo a fare emergere quali sono le sue competenze relazionali. Se poi il Suo ragazzo volesse intraprendere un percorso di aiuto con qualcuno questo non farebbe altro che aiutarlo ad avere una visione diversa della situazione che sta vivendo.
Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio.





Inserita il 04/01/2012

Buon sera,
mi presento: sono una donna di anni 60 sposata con uno di 59 anni, il mio problema è la sua infedeltà.

Io mi dedico completamente alla famiglia, ai figli (ormai grandi), alla casa e non ho grilli per la testa. Cerco di condure una vita normale e di mantenermi in forma fisica (palestra, bici, sci) ed intellettuale (libri,quotidiani ecc.), e sono molto esuberante e ...infelice.
Mio marito, di professione dirigente quindi molto impegnato, molto sportivo (bici, sci, piscina) è molto competitivo vuol sempre dimostrare a se stesso la sua eterna giovinezza. Da alcuni mesi il ns. rapporto affettivo è cambiato, ogni motivo è buono per criticarmi e la colpa di ogni problema è mia, si dimentica di salutarmi quando esce di casa; ed  è bugiardo. E' come se ci fosse un muro di gomma tra noi, senza parole e senza emozioni. Mentre il rapporto sessuale non ha avuto cambiamenti è sempre stato abbastanza attivo. Ho conosciuto poi alcuni mesi fa una sua impiegata con il rispettivo marito, ed ho notato l'atteggiamento idilliaco che questa aveva nei confronti di mio marito, e come questa conoscesse tante cose della mia famiglia e dei miei fgli;  facendo quindi 1+1+1+1 ecc. ho concluso che mio marito mi ha tradito!
Ne ho parlato con lui, della mia infelicità, dei miei pianti dei miei sospetti, del desiderio di lascarlo, non solo per il sospetto tradimento ma per il rapporto che si è instaurato, ma lui nega ad oltranza tutto, dice che è un momemto difficile ecc. le solite cose.
L'altro giorno abbiamo pianto tutti e due e mi ha chiesto scusa per tutto il male che mi ha fatto, però non ha specificato quali fossero i mali, e mi ha promesso che cambierà (a 59 anni si può migliorare?), che sarà più vicino a me e cecherà di parlare di più. Io vorrei che ammettesse i suoi tadimenti così si partirebbe con tutta sincerità reciproca. 
Io, forse l'ho perdonato, perchè adesso è migliorato (per quanto tempo?)  ho un nodo che mi stringe il cuore e mi fa soffrire molto soprattutto quando sono sola. Forse sbaglio anch'io dovrei essere più serena ma non riesco a perdonarlo completamente, non ancora per il momento, mentre lui spriizza da tutti i pori serenità e non si accorge del mio pacato dolore. 
Sono stanca, a volte vorrei lasciaro, a volte no a volte gli voglio bene a volte lo odio. non sò cosa fare gradirei un un consiglio da Voi. grazie di cuore. 
 



Gentile lettrice,

 

mi sembra di capire che quello che sta attraversando sia un momento molto intenso e carico di tensioni. Dalle sue parole traspaiono emozioni contrastanti che prova verso suo marito e affiora il sentimento d’infelicità che prova in questi mesi.

Racconta della presunta infedeltà di suo marito. La prima cosa che mi viene da chiedere è, da dove può nascere questa sua supposizione?

Dice che il vostro rapporto ha avuto un cambiamento da alcuni mesi. E’ stata una trasformazione improvvisa? Com’era il vostro rapporto prima? Vi sono stati all’interno della vostra coppia dei segnali di malessere o di assenza di attenzioni?

I tradimenti, presunti o reali, attaccano l’autostima. Vede suo marito come una persona ancora molto impegnata, molto sportiva, molto competitiva. E lei? Quando suo marito dedica un po’ del suo tempo a lei e al vostro rapporto?

I dubbi sulla fedeltà possono sorgere da una mancanza, in particolare da una carenza di attenzioni. Si può sentire trascurata a causa dei vari impegni di suo marito e questo la può portare a provare anche sentimenti di gelosia.

La paura di un possibile tradimento può nascere anche da una propria insicurezza. Prima era occupata nei vari impegni quotidiani, doveva badare ai figli e alla famiglia. Ora che i figli sono grandi, ha più tempo libero. Tempo che giustamente dedica alle sue passioni, ma che vorrebbe trascorrere anche assieme a suo marito.

Provi innanzitutto a lavorare a livello individuale e far chiarezza dentro se stessa. Ascolti le sue emozioni, si domandi cosa l’ha portata a supporre un tradimento da parte di suo marito, cosa vorrebbe dal vostro rapporto e cosa fare per migliorarlo.

La inviterei a provare, insieme a suo marito, a dedicare più tempo alla coppia, a trascorrere dei momenti da soli e a fare delle attività insieme (poiché condividete la passione per la bici e per lo sci, vi suggerirei di iniziare proprio da queste attività). In tal modo ci sarà l’occasione per condividere dei momenti piacevoli, per parlare, per ascoltare e potersi così ritrovare e riscoprirsi.

Se i problemi dovessero persistere nel tempo, credo potrebbe essere utile valutare l’ipotesi di una consulenza di coppia.

 

 Un augurio di cuore,

 

                        Dott.ssa Zampedri Cinzia




Inserita il 02/01/2012

Buongiorno, mi permetto di scrivervi, perchè il mio stato di disperazione è  ormai ad alti livelli. Vi racconto brevemente le vicende più importanti della mia vita ,perchè ovviamente mi hanno segnato per sempre.

Ragazza solare, disponibile , sempre allegra, decido di sposarmi all'età di 25 anni con un ragazzo che fino ad allora non aveva dato nessun segno di alterazione comportamentale o altro. Pensavo di coronare il mio sogno creandomi una mia famiglia con tanti bimbi e amore. Il matrimonio però si rivela una catastrofe; violenza fisica, psicologica e tradimenti sin da subito. Il mio castello si frantuma e decido di andare via senza portare  nulla, solo quel poco di dignità che ancora mi restava. Comincia un percorso doloroso di recupero, ma grazie a volontà ed il supporto di un esperto, risalgo la china ( almeno credevo perchè le ferite periodicamente vengono fuori). Nonostante ciò continuo a relazionarmi con persone alcune violente altre traditori,ma finalmente capisco che purtroppo le persone, nel corso di un rapporto cambiano e l'amore unitamente ai valori che io ho, non esistono.Tutto questo fino a quando non incontro lui, l'uomo che mi ha fatto rivedere e correggere la mia opinione. Adorabile, innamorato, insomma finalmente il mio principe azzurro, al punto da convincermi a sposarlo.Tutto perfetto fino a quando lui non cambia lavoro che condivide gomito a gomito con una nuova collega. Inizia il mio calvario dovuto ad un suo improvviso cambiamento. Inizialmente riesco ad attribuirlo ad una situazione lavorativa nuova quindi al cambiamento che sicuramente destabilizza, ma poi dopo piccole bugie , sbalzi di umore, sguardi assenti  e poche attenzioni, il mio cervello si convince che esiste un'attrazione forte per la sua collega. Prendo il coraggio a due mani e affronto il problema. Ovviamente lui ha negato e nega tutt'ora, ma il suo atteggiamento è sempre più distaccato e sfuggente. Ho provato di tutto , dal dialogo ai litigi, dall'indifferenza ai pianti a dirotto, ma nulla.Cosa mi resta da fare? Consigliatemi Vi prego, e se vi è possibile in tempi estremamente brevi perchè deve partire oggi pomeriggio per un viaggio di lavoro e vorrei che ci lasciassimo sereni.

Scusate il distrurbo.

Asia



Buongiorno Asia, vorrei ringraziarLa per essersi rivolta a noi e rassicurarLa che con la sua lettera non arreca nessun disturbo.

 

Dal suo racconto sembra emergere un forte dolore legato alle relazioni di coppia, dove l’altro sesso, come Lei scrive, tende a prevaricarla (“…violenza fisica, psicologica, tradimenti…”) lasciandole non poche ferite indelebili (“…periodicamente vengono fuori”). Sembrerebbe quasi esserci una “coazione a ripetere”, cioè trovare partners che mettono in atto identiche modalità di relazioni di coppia, dove Lei risulta essere costantemente in una posizione di sofferenza.

Spesso, infatti, in queste tipologie di rapporti di coppia, dove un partner sembra prevaricare l’altro, vengono messi in atto una serie di comportamenti, la maggior parte inconsci, volti ad attirare un determinato tipo di partner, che sarà quello che infligge, o a cui infliggere sofferenza.

Il punto che ritengo essere a Suo favore è che ha la forza per uscire da queste relazioni, a differenza di altri che vi rimangono incastrati addirittura per tutta la vita.

 A mio avviso bisognerebbe approfondire questo punto, cercando di capire dove affondano le radici di questo problema e quali sono sia le motivazioni che La spingono verso una determinata tipologia di uomini che i comportamenti, anche inconsci, che metterebbe in atto per avvicinarli.

Anche nella Sua relazione attuale si potrebbero rintracciare elementi simili alle passate relazioni: da un primo momento di serenità e tranquillità si passa ad un distacco da parte dell’altro (“…bugie, sbalzi di umore, sguardi assenti  e poche attenzioni…”), che mette in crisi il rapporto e le provoca sofferenza.

D’altro canto, mi verrebbe da chiederLe se, prima di indagare circa un possibile tradimento da parte di suo marito, ha provato semplicemente a parlargli, facendo notare che si era accorta che qualcosa lo turbava e che sarebbe stata ben contenta di ascoltarlo, aiutarlo e sostenerlo.

Inoltre, vorrei capire se Lei ha delle prove tangibili del tradimento di suo marito o se questa potrebbe essere solo una Sua supposizione, siccome Lei stessa sembrerebbe affermare “…il mio cervello si convince che esiste un'attrazione forte per la sua collega…”. È importante avere chiarezza su questo punto perché, nell’eventualità che non ci sia tradimento da parte di suo marito (“…lui ha negato e nega tutt’ora…”), potrebbe essere motivato il comportamento di chiusura nei suoi confronti (“…il suo comportamento è sempre più distaccato e sfuggente…”), in quanto accusato in modo ingiustificato.

A mio avviso potrebbe essere necessario cercare di chiarire questa situazione, magari grazie all’aiuto di un esperto (ad es. mediazione familiare, terapia di coppia..), capendo se c’è l’interesse e la volontà di ricostruire e ritrovarsi come coppia e continuare a condividere la vita o se è meglio continuare ognuno per la propria strada.

 

Nella speranza di esserLe stata di aiuto e di averLe dato qualche spunto di riflessione circa la Sua situazione, La invito a ricontattarci qualora lo desideri e Le porgo distinti saluti,

 

dr.ssa Francesca Sansalone





Inserita il 02/01/2012

Salve, sono mamma di una bambina di 3 anni e 5 mesi, a settembre ha iniziato a frequentare la scuola materna, i primi giorni tutto bene, mi ero quasi meravigliata visto il rapporto morboso che ha con me! I giorni a seguire, ci andava chiedendomi se l'andassi a prendere presto e così fino a 15 giorni fà. Da 2 settimana a questa parte, dice che non vuole andarci, poi la convinco e si fà accompagnare, ma appena arriva a  scuola incomincia a piangere e la smette quando la vado a riprendere, la maestra mi ha detto di essersi preoccupata poichè la bambina chiede in continuazione, meccanicamente senza fermarsi (sempre piangendo in continuazione) "ma mamma stà venendo?" Mia figlia è in classe con 2 suoi cuginetti, e vuole che io dica ogni mattina alla maestra che uno dei due in particolare, non debba disegnare, scrivere, cantare...insomma non deve far nulla. Anche a casa mi ripete di voler stare tutti i giorni con me e di non voler andare a scuola, e ieri ho notato che singhiozzava nel sonno...che fare, devo proccuparmi? consigliatemi, Vi prego, non vorrei che avesse problemi psicologici.Grazie, in anticipo.

Gentile Signora,

le chiedo innanzi tutto scusa per il ritardo nella risposta, e le faccio anche gli auguri per queste feste.

Sento molto la sua ansia e la sua preoccupazione, come del resto è comprensibile visto che sta parlando di sua figlia.

Signora non posso dirle se sua figlia ha problemi psicologici o meno, per questo servirebbero altre informazioni, e anche degli incontri, posso dirle che sicuramente sua figlia sta manifestando un forte disagio. Da dove può nascere? E questo interrogativo può essere una di quelle informazioni di cui le ho sopra accennato. Qui mi può aiutare lei… Dice che sono circa due settimane che la situazione è peggiorata, cosa potrebbe essere successo secondo lei? Cosa a casa, cosa a scuola? E’ il vostro primo distacco? E’ figlia unica? Lei stessa definisce il vostro rapporto come “morboso”, che cosa significa questo per lei?

Questo non vuole essere un interrogatorio, ma semplicemente il tentativo di iniziare ad inquadrare il comportamento di sua figlia sotto un’altra cornice, come le ho detto può essere un segnale, e come tale va osservato per cercare di capirlo meglio, e per evitare di etichettarlo subito come una malattia o un problema…è inoltre un segnale che la bimba sta lanciando a tutta la famiglia. Potrebbe chiamare in gioco in questa sua osservazione, anche altri componenti della sua famiglia.

Mi farebbe davvero piacere avere delle altre informazioni, per poterle dare un aiuto più accurato, se vuole può riscrivermi.

Le rinnovo i miei auguri, e la saluto cordialmente.

 

                                          Dr.ssa Marzia Dileo

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