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domande / risposte del 2013

27/06/2013

Sono un uomo e sono separato da poco ma da qualche anno ho una storia con una donna sposata con due figli.
Ci vediamo una volta ogni 15 giorni ma ci sentiamo anche più volte al giorno, dapprima era una semplice amicizia e poco per volta questa amicizia è diventata qualche cosa in più.

 Lei dici che sta bene con me ed io sono innamorato di lei. Abbiamno una relazione pulita senza sesso definitivo perchè lei non vuole tradire il marito dal punto di vista definitivo. Ma più volte mi ha ribadito che oltre non può andare in quanto ha due figli e poi , anche se non c'è amore con il marito, c'è comunque un intesa e poi è una brava persona, cosa diversa fosse stato se non avesse avuto figli.

Involontariamente ho scoperto che suo marito ha l'amante da anni e da quello che ho capito la moglie non ne sa niente.  Mai , e poi mai le direi queste cose, non me lo perdonerei affatto, Una decina di giorni fà per caso ci siamo trovati io e il marito davanti a lei, ma ovviamente il marito non sa niente di tutto ciò, per cui lei ha deciso di tagliare questa storia con me dicendomi che non si
sentiva più a posto, che stava facendo del male a me, non potendomi dare di più, e contemporaneamente stava  mancando  di rispetto al marito.

Io da allora sono andato via e lo lasciata stare, anche se lei dice che gli manco io non voglio sentirla più. Mi ha chiesto almeno l'amicizia, ma io non riesco a vederla così, non riesco proprio per cui
ho ribadito il concetto di non volerla sentire più e di non cercarmi più . Lo deve fare solamente se gli manco nel cuore ed ha bisogno ancora del mio amore.
Mi spiace che sia finita così, sto male ma mi spiace soprattutto per il fatto che lei abbia scelto, anche giustamente, di passare il resto della vita con il marito, ma non sa con chi si è assortita.
Qualcuno mi ha suggerito di dirglielo, perchè mi ha accusato di essere complice del marito a questo punto, e non per la persona che amo. Io penso che non mi devo intromettere invece , le farei ulteriormente del male, e forse penserà che lo abbia fatto solo per averla solo per me....

Sinceramente non so più che pensare , so solamente che sto male e che mi manca tantissimo.
Non dormo la notte per i conflitti interiori che mi hanno messo...
Io complice del marito che nemmeno conosco.

Non so che pensare..... ho bisogno di aiuto.

Grazie

Buongiorno!


Gentile Signore,


mi sembra di comprendere che la relazione con questa donna le stia provocando dei turbamenti che non riesce a gestire.

Ne è innamorato, così dice, come pure la signora in questione ne è di Lei,

Riguardo ciò mi viene da pensare che, probabilmente, il vostro legame si è sviluppato sulle basi di un amor gentile, pulito e senza sesso. L’amore con una brava persona, appunto.

Tuttavia questo tipo di amore è come se non Le bastasse e  non riesca a godere di nulla, si strugge di mille pensieri, non ultimo quello del tradimento di cui è venuto a conoscenza.

Probabilmente è a causa di questi turbamenti che la donna in questione potrebbe aver deciso di mantenere una posizione sigillata, sentendosi cosi “a posto”, di fronte a sè, al marito e ai figli.

Cio nonostante è proprio dalle sue parole che apprendo anche che questa signora vorrebbe mantenere un rapporto privilegiato con Lei perché la vuole ancora ascoltare col cuore. Ed è col cuore che si comunicano gli affetti, e l’amore in particolare, quello profondo che disarma e non guarda in faccia nessuno.

Ed è sulla base di ciò che vorrei portarla a riflettere; sul fatto che niente è perduto,anzi direi che siamo all’inizio..Probabilmente il tradimento, di cui lei è venuto a conoscenza, è solo uno dei segni che la guideranno nella strada che la porteranno a conoscere realmente la persona che ora Le è amica. 

Mi tenga aggiornato su come si evolve la situazione.

Cordiali saluti
Dr.ssa Varotto




25/06/2013

Salve.. Sono una donna di 28 anni sposata e con una bimba stupenda di 5 anni...da qualche mese più o meno 5 o 6... Ho sofferto di esofagite da reflusso poi scoperto essere ernia iatale... Da 4 mesi soffro di fortissime crisi di ansia... Mi gira la testa e non riesco a respirare ho paura persino di mangiare... O di allontanarmi da casa x andare al mare o al supermercato, penso a respirare mia figlia e a cosa farebbe senza di me! Questa situazione e giornaliera e sinceramente non ne posso più! Non posso permettermi di andare da uno psicologo ... La prego mi aiuti! Grazie anticipatamente  !


Buonasera, da come descrive la sua situazione sembra particolarmente preoccupata della sua situazione e di quanto le possa accadere, e come spesso succede le preoccupazioni prendono il potere sulla nostra vita e ci bloccano di fronte a ciò che prima era molto più semplice da gestire.

E’ importante comprendere quanto queste preoccupazioni interferiscano con la nostra vita e nel suo caso nel rapporto con sua figlia che è la sua gioia più grande; analizzare razionalmente quegli elementi che ci disturbano e ci fanno stare male e distanziarli dai nostri pensieri in modo sempre fermo e preciso potrebbe essere il punto di partenza.

Solo comprendendoli e allontanandoli possiamo vederli sotto una prospettiva diversa e ritrovare in loro anche un motivo di crescita, una spinta verso la “luce”.

 Spero di esserle stata un pochino d’aiuto.

 Dott.ssa Girani

 



21/06/2013

Buongiorno, 

ho 46 anni  sposata da 15 , con due splendide bimbe adottate da 3 anni,  da quattro anni io e mio marito non abbiamo  rapporti sessuali, il problema e' partito da lui , secondo me ,  coinciso anche da  problematiche inerenti ad inseminazioni artificiali, non andate a buon fine, in parte per problemi fisici suoi,  ne abbiamo parlato a suo tempo, lui  convinto fosse un cosa
passeggerea che il tempo avrebbe risolto tutto , ma oggi siamo caduti  dalla padella alla brace, mi vuole bene, sono il suo amore, massima collaborazione in casa , con le bimbe, ma non e' piu' innamorato e manca attrazione fisica..............nei miei confronti........inizialmente ho sofferto molto di questa situazione, ma poi mi sono  di conseguenza ritrovata nella stessa barca, lo amo gli voglio bene, non riesco a pensare alla mia vita senza di lui........pero' manca qualcosa......
mi ha chiesto di prenderci del tempo......ritagliarci spazi e frequentare nuove amicizie.......io  avevo invece proposto un aiuto professionale , di un medico , ma secondo lui e' ora e 'tardi.....mi date un consiglio ...che faccio!!!
Grazie 
m66


Carissima m66,

leggendo la Sua lettera mi sovviene la sensazione che ormai delle decisoni sono state prese e sembra quasi che difficilmente si voglia investire su questo rapporto.

Sembra che manchi la passione in un rapporto ormai logorato dalle aspettative non soddisfatte legate ad una gravidanza.

Allo stesso tempo sembra che Vi troviate, non sulla stessa barca per come ci scrive Lei, ma ognuno su un monopattino che scorre su un binario diverso.

Per poter intraprendere una terapia di coppia è necessario che anche Suo marito sia motivato. Tuttavia credo che per Lei sia molto utile elaborare, con un professionista, i Suoi vissuti legati sia all' attesa di una gravidanza sia al matrimonio in cui è venuta meno la passione e che sembra sfaldarsi sempre più .

Le faccio tanti auguri,

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio



21/06/2013

Salve, mi chiamo N.F

Sono molto angosciata in questo periodo e vorrei un parere o un consiglio. 

Ho 30 anni, sono insieme al mio compagno da 6 anni e conviviamo da circa 3 anni. 

Il nostro rapporto dall'inizio è stato molto travagliato, ho sofferto molto e anche lui. Abbiamo iniziato a frequentarci, quando lui era ancora sposato e la sua bimba aveva appena 3 mesi.


Quando lo conosciuto, lui mi stava antipatico, era uno spavaldo, divertente, bello. Il tipo che ha la battuta giusta al momento giusto. Faceva un po' il "Don Giovanni" della situazione, e il suo atteggiamento mi infastidiva parecchio, faceva il provolone anche con me, ma allo stesso tempo che mi irritava, lui m'intrigava... Provavo una sorta di "amore/odio" nei suoi confronti. I sentimenti che mi suscitavano erano contrastante; mi dava fastidio il suo modo di fare, la sua sicurezza, l'energia che trasmetteva, e allo stesso tempo mi sentivo privilegiata ad essere corteggiata da uno così, ingenuamente pensavo: "Cosa troverà lui in me per provarci in questo modo?"  Sapevo che lui era sposato, ed io ero fidanzata, ma non so come, ne quando, ad un certo punto, lui ha iniziato a piacermi.


Ci vedevamo ogni giorno, lavoravo in un rist. e lui lavorava davanti a questo ristorante, quindi veniva ogni giorno, ed ogni giorno aspettavo il suo arrivo e le sue battute fuori luogo. Mi ingelosivo quando parlava con le altre, aspettavo con ansia il suo arrivo, ed era il momento più bello della mia giornata.


 Dopo qualche mese lui ha iniziato ha lavorare  lì, faceva il direttore, quello che provavo nei suoi confronti cresceva a vista d'occhio. Era tutto platonico, flirtavamo, mi sentivo desiderata ed era una sensazione bellissima, visto che dal mio ex ragazzo non avevo niente di tutto ciò. 

Avevo 24 anni, ed ero schiava di una relazione che durava ormai da 6 anni, con un ragazzo freddo, egoista, lui aveva dei problemi con l'alcol e dopo che ci siamo lasciati ho scoperto che faceva uso di cocaina, non abbiamo mai convissuto, ma io per lui ero più di una fidanzata, ero una amica, la donna delle pulizie, ero una mamma e soprattutto, molto speso, ero il suo bancomat. Praticamente l'ho mantenevo, è dura ammetterlo, ma lui stava con me soltanto per che gli faceva comodo. L'ho conosciuto a 18 anni,  ed ero una ragazzina, le mie prime esperienze le ho fatte con lui, e per me era il mio primo amore e l'uomo che avrei voluto sposare, ( triste come prospettiva di vita). Io per lui invece, ero un passatempo, forse mi voleva bene, ma non lo dimostrava, mi tradiva, se ne fregava di me, ed io mi accontentavo delle briciole che mi dava quando aveva voglia. Soffrivo, ero insoddisfatta, trascurata, ma non riuscivo a lasciarlo. Tutti mi dicevano che non meritavo il suo comportamento, che non era la persona per me, ma io ero ossessionata, e per qualche strano motivo il solo pensiero di lasciarlo mi straziava, era davvero impensabile.


Nel frattempo il vuoto e la frustrazione che sentivo, è iniziato a riempirsi con i gesti, le parole, le attenzioni , con i complimenti, e con le provocazione del " nuovo arrivato". Lui era 15 anni più grande di me, quindi non è stato difficile impressionarmi , mi corteggiava come nessuno aveva mai fatto, devo dire che faceva anche con le altre, ma non mi interessava, lui mi faceva sentire bella e speciale, con me lui era diverso. 

Poi è arrivata la parte brutta, ho scoperto che oltre a bere esageratamente, si faceva di cocaina; all'inizio ero disgustata, mi faceva schifo, ma poi con il passare del tempo per me è diventata una cosa normale, visto che quasi tutti dentro quel posto si facevano. Adesso se ci penso, non so come ho avuto il coraggio di coinvolgermi con una persona così; era un bravissimo ragazzo, anzi, lo è tutt'ora, ma  lui era sposato, aveva una figlia, aveva dei vizi seri, ed io ero già in un rapporto incasinato. Ma non mi importava, per la prima volta in vita mia, non mi importava cosa avrebbero pensato di me, le conseguenze delle mie scelte, cosa avrebbe pensato la mia famiglia... Non mi interessava, a me importava soltanto di vivere quel nuovo sentimento; e devo dire che non era proprio da me un comportamento del genere, visto che ero abituata a mettere sempre le esigenze degli altri davanti alle mie, ad avere sempre paura del giudizio delle persone. Ma in quel periodo, pensavo soltanto a me e a ciò che mi faceva provare quel ragazzo. Siamo diventati amici  e dopo un'anno circa, è scattato il primo bacio, e poi la prima volta, e poi...  E poi sono stata travolta da un sentimento mai provato prima, e lui sembrava ricambiare.


Era romantico, innamorato. Per la prima volta mi sentivo amata, desiderata, appagata sessualmente, insomma ero felice. (Devo aggiungere una cosa, sono arrivata in Italia, quando avevo 17 anni, sono la figlia più piccola, cresciuta in una famiglia molto cattolica e con dei sani valore, educata con l'idea che avrei fatto sesso, solo dopo il matrimonio. Arrivata in Italia, ho vissuto con mia zia, che mi ha fatto un po' da mamma. Forse questo non ha tanta importanza, e non è una giustificazione, ma credo che se stessi nel mio paese, con la mia famiglia, FORSE non mi sarei lasciata andare così, credo che questa situazione mi abbia reso più vulnerabile)


Io non ignoravo la situazione che ci circondava, ma non mi interessava, ho sempre avuto paura di offendere, di deludere i miei cari, mi piaceva l'idea di essere una brava ragazza, responsabile, lavoratrice.  Gli altri mi vedevano come una ragazzina ingenua, timida, rispettosa; anche io mi vedevo così, infatti la strada che avevo intrapreso era contro tutti i miei principi e valori, lui era tutto ciò che NON avrei voluto, ma non mi importava, io lo amavo, mi regalava dei momenti meravigliosi, e in quel periodo, anche se avevo tutte le campanelle d'allarmi, che mi dicevano di allontanarmi, ho voluto continuare... Ma sapevo che prima o poi avrei dovuto fare i conti con  la realtà.


Tra tira e mola, siamo andati avanti, quella che doveva essere una storiella, è diventata la storia più importante della nostra vita. Lui diceva che non amava la moglie, che lei è rimasta incinta per cercare di superare la crisi, e invece si sono allontanati, ed io sono stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Oltre al "problema" di essere sposato c'era il fato della droga. Dopo sei mesi che ci frequentavamo ho cercato di aiutarlo, lui diceva di voler smettere, ho fatto di tutto e ogni volta che "fallivo" con i miei tentativi di allontanarlo della droga mi sentivo più frustata.  Da quel momento,  la mia fantastica storia è diventata un incubo.


Ma ormai ero troppo innamorata e non l'avrei lasciato. Dopo 1 anno ho avuto il coraggio di lasciare il mio ex, non reggevo più quella doppia vita, anche se, il mio rapporto con il mio ex non è mai stato un rapporto sanno e vero. L'ho lasciato per telefono, dopo 7 anni, e non ci siamo più visti. È pazzesco quando ci ripenso... comunque, questo coraggio l'ho avuto soltanto perché a mio fianco c'era già il mio attuale compagno. Io ho tradito il mio ex per un anno, mi sentivo in colpa, spesso volevo fare la finita, smettere di tradirlo ma poi pensavo a come mi trattava... Mentre mio ex mi trascurava, mi faceva sentire una M... di donna, non si preoccupava minimamente dei miei bisogni, l'altro mi amava, mi chiamava 50 volte al giorno, si preoccupava per me, riempiva ogni secondo della mia giornata.


Dopo due anni sua moglie ha scoperto,e  dopo qualche mese si sono separati. Alla fine ho avuto quello che volevo non? Beh, lui ha preso una casa e "siamo andati a convivere"... Ma il suo atteggiamento era cambiato, la cocaina ormai era diventata il terzo incomodo, lui era aggressivo ed io spaventata. Dopo un mese circa, dopo vari litigi, insulti, promesse buttate al vento, me ne sono andata. Anzi, sono scappata via! Me ne sono andata senza guardare in dietro... Lui è impazzito (giustamente); per due anni ho sofferto, pianto, lottato per quel uomo, e quando l'ho avuto sono scappata via. Ho avuto paura, ho detto che non lo amavo più, che la cocaina e ciò che era "diventato", erano la causa del mio abbandono. Per 4 mesi lui mi ha cercata, chiamato 1000 volte al giorno, pianto, insultato, pregato... ma io ero decisa a non tornare indietro. Sono andata in terapia, che mi ha aiutata molto, e questo è stato il periodo più brutto della mia vita, non mi riconoscevo più... E poi, dopo questi mesi, come me ne sono andata, sono tornata, ma con un'altro atteggiamento; lui diceva di essere cambiato, io gli ho creduto e sembrava veramente che fossi cambiato.  Ma sono stata chiara sul fatto della droga, le ho detto che se venivo a sapere che si faceva ancora, l'avrei lasciato. Ho detto che non era una minaccia, ma non era ciò che volevo per me.  Forse la sofferenza che le ho procurato, lasciandolo, ha fatto sì, che diventassi una persona migliore.  Comunque ero decisa ha restare, ero molto più matura e volevo "darci" un'altra possibilità... Lui diceva di aver smesso di drogarsi, io ero sempre sospettosa ma sembrava che non si facesse più.


Ormai eravamo diventati una vera coppia, lo siamo tutt'ora. Io lo amo immensamente, so che anche lui mi ama.  In questi tre anni di convivenza lui ha dimostrato di essere cambiato, però è capitata qualche volta, che ho avuto il sospetto che si era drogato. Noi ci conosciamo molto bene. C'è una grande complicità e una grande intesa. Lui nega, dici che sono paranoica.  Un po' di tempo fa, circa un'anno,  anche se lo nega,  so per certo che si era fatto, l'ho affrontato, le ho detto che si era fatto,  ma lui nega... Nega! Da allora non  si è più drogato. ( Almeno credo). In questi ultimi mesi, abbiamo passato per un brutto periodo, lui ha venduto la sua attività, è rimasto a casa per qualche mesi in cerca di lavoro, ma purtroppo con i tempi che girano non trovava niente. Poi qualche settimana fa ha avuto dei problemi di salute, niente di serio, ma è comunque è stato un po' male. In tutto questo periodo, li sono stata a fianco, l'ho rassicurato, l'ho appoggiato, facevo finta di essere forte, ma dentro ero a pezzi, e lo sono tutt'ora. 1 mese fa, ha ripreso a lavorare, da quando ci siamo conosciuti, abbiamo SEMPRE lavorato insieme, questa è la prima volta che lui andava da solo. Ma sinceramente, la cosa non mi turbava, anzi ero contenta, forse per che ormai sono cresciuta, sono maturata, e quindi ero serena.


Quando è arrivato a casa, ero sicura che c'era qualcosa che non andava, prima pensavo avessi bevuto, ma non sentivo odore di alcol, ho pensato che fosse le mie solite paranoie. Il giorno dopo quando è tornato, la stessa cosa, ero convinta che c'era qualcosa che non andava, lui diceva che non aveva bevuto, e che era apposto, ma dentro di me, sento che non era vero. Sono tornate le sensazione che pensavo non avrei mai più provate. Io prego a Dio, che sia veramente una mia paranoia... Ma credo si sia drogato. Ho affrontato nuovamente il discorso, ma lui nega, e addirittura mi ha detto di comprare i test in farmacia, così sarei stata tranquilla e non lo avrei più stressato con questa cosa. Non voglio essere paranoica, ma non voglio nemmeno mettere le fette di salami sugli occhi. Lui sa che ho capito che c'era qualcosa che non andava, ci conosciamo troppo bene. Non so perche vi sto scrivendo, non ho nessuno con cui parlare di questo argomento... 


È molto doloroso e imbarazzante. Mi sento sola, confusa, angosciata. Ho un malloppo sullo stomaco e il terrore che le mie paure abbiamo un fondamento. Non voglio lasciarlo, lo amo, ma ho una paura tremenda che lui riprenda a drogarsi. Non so cosa fare...  La notte sto avendo gli incubi, spesso mi viene la voglia di scappare! Sono arrabbiata, confusa... Ho voluto raccontare tutta la mia storia, scusi se ho allungato un po' troppo, forse non era necessario, ma spero con tutto il cuore che lei mi possa dirmi qualcosa. 

Grazie per avermi ascoltato



Cara N.F.  siamo noi che La ringraziamo per averci dimostrato fiducia condividendo la sua storia con noi.

Leggendo la sua lettera ho avvertito un suo bisogno di comprensione, che nasce probabilmente da un senso di impotenza e frustrazione per la situazione che sta vivendo. 


Mi sembra di capire che attualmente prova apprensione e preoccupazione nei confronti del suo compagno, molte volte le sensazioni che proviamo non possono essere comprese a livello razionale ma possono essere significative ed indicarci che quello che passa nella realtà non ci convince e se la situazione non migliora vale sicuramente la pena di fare qualcosa per migliorarla.

Quello che io le posso suggerire è di richiedere eventualmente un aiuto da parte di una persona competente che la possa supportare ad affrontare una situazione che sta diventando per lei difficile da sostenere. 

 

Le invio un caloroso saluto e le ricordo che qualora volesse contattarci per inviare sue notizie rimaniamo a sua disposizione.

 

Dott.ssa Patrizia Ziti





10/06/2013

Gentili dottori sono una ragazza di 29 anni in attesa di 28 settimane.La mia storia clinica è legata a un solo episodio ansioso-depressivo avuto nel 2011 per via di un forte periodo di stress,prima di quell'episodio sono stata sempre una persona solare e forte.Il mio problema si è risolto dopo pochi mesi con una cura farmacologica e una serie di sedute dallo psicologo,posso dire che sono rinata,ero ritornata la ragazza felice e coraggiosa di una volta.

Ho fatto la cura da agosto 2011e ho smesso gradualmente a maggio 2012 perchè ho raggiunto ottimi risultati!A novembre 2012 sono rimasta incinta ma l'ho scoperto a dicembre,la gioia mia e di mio marito sono state enormi anche perchè non avevamo provato ad avere un bambino ed è arrivato all'improvviso,non ce lo aspettavamo perchè io ho il ciclo tanto irregolare e sarebbe stato difficile rimanere incinta facilmente.

I primi mesi di gravidanza  sono stati bellissimi,poche nausee,niente ansie,qualche piccolo calo d'umore ma normalissimo e passeggero.dalla metà del mese di marzo(4°mese circa)comincio ad avere episodi di ansia leggera accompagnata ad un pò di malumore(non do peso alla cosa dando colpa agli ormoni),con il passare di qualche settimana inizio a peggiorare ma cerco sempre di rimanere tranquilla perchè non voglio che la mia bimba ne risenta.All'inizio di aprile avviene un episodio spiacevole,devo correre al pronto soccorso perchè ho dei dolori fortissimi al basso vente,mi visitano,mi dicono che sono contrazioni pretermine e mi prescrivono una cura a base di punture di progesterone,compresse di vasosuprina e assoluto riposo.

Passo 15 giorni tra il divano e il letto piena di angoscia e tra le lacrime e a malincuore lascio casa mia a Bologna(in realtà dovevo andare via a giugno da quella casa per cambiare completamente paese ma per salute ho dovuto lasciare prima)e vado a Salerno a vivere dai miei genitori,mio marito nel frattempo rimane a lavorare a Bologna perchè il suo trasferimento definitivo è in agosto.Le contrazioni vanno via ma inizia un periodo bruttissimo per me,sono triste tutti i giorni,mi sento angosciata e ho tanti brutti pensieri nonostante sia circondata dalla mia splendida famiglia.Mio marito è lontano ma molto presente,è un uomo meraviglioso che mi comprende e mi ama e io faccio altrettanto!Ho una bimba in arrivo che gode di ottima salute e cresce e che sento già di amare tanto...ho tutto e non riesco a fare progetti su nulla.

Forse non sono proprio depressa gravemente perchè cerco di stare il più possibile in mezzo alla gente,cerco di curare la mia persona,di mangiare bene e di piangere il meno possibile per paura che possa succedere qualcosa alla mia piccola ma è davvero dura aver perso la mia solarità senza motivo in un momento che per noi doveva essere magico,lotto ma comunque mi risulta difficile essere felice e godermi anche le più piccole cose.Inoltre spesso piango perchè ho paura che succeda qualcosa e perda tutte le cose belle che ho invece di godermele.é possibile che tutti questi cambiamenti anche se positivi e lieti (trasferimento e gravidanza in realtà sono cose che nel mio immaginario ho desiderato tanto)abbiano portato scompiglio al mio equilibrio psichico?E come è possibile in un contesto sereno(famiglia unita,matrimonio felice con un uomo che amo come il primo giorno,mi piaccio come persona e la maggior parte di quelli che mi circondano mi vogliono bene).

Provo vergogna di me stessa per queste sensazioni che provo perchè in realtà dovrei ritenermi una persona superfortunata per tutto quello che ho,ringraziare il Signore tutti i giorni,chissà cosa pensano di me le persone quando si accorgono che una futura mamma è depressa quando in realtà dovrebbe essere superfelice(nel mio cuore vorrei davvero esserlo al 100%) Confido nelle Vostre risposte.grazie

Gentile Signora,

dal suo racconto posso percepire che siano presenti fattori di vulnerabilità che la rendono più esposta allo stress della gravidanza. Se da un punto di vista medico, i progestinici favoriscono un decorso più tranquillo della gestazione, la mancanza della presenza fisica di suo marito potrebbe non giovare a darle quel calore fondamentale per affrontare un periodo tanto delicato quanto turbolento a livello emotivo-relazionale.
Indubbiamente le fluttuazioni ormonali correlano con la condizione ansioso-depressivo che ci ha descritto tant’e’ che le raccomanderei di non sottovalutare  quello che lei chiama “squilibrio psichico” soprattutto nel periodo post-gestazionale. Quanto alla sensazione di perdita che sta vivendo, è del tutto normale sentire vacillare la propria autostima proprio perché vive la trasizione della gravidanza, in cui si rimetteno in gioco le rappresentazione donna e la sua capacità generatrice. Tuttavia le suggerirei di prestare attenzione anche a questi messaggi  e di non esitare a chiedere aiuto quando ne sente il bisogno. Agosto è alle porte e sarà un mese emotivamente impegnativo per la nascita della sua bambina; certamente il trasferimento del suo compagno le consentirà di riprendere quella sicurezza necessaria per affrontare il  lieto evento. Mi tenga aggiornata di come procedono le cose.
Cordialmente,
Dr.ssa Varotto



03/06/2013

salve,

ho 43 anni e sono separato da 2. ho tre figli con la mia ex moglie: una bimba di 7 anni, un figlio di 16 ed una figlia che da poco ha compiuto 18 anni…ed una quarta bimba in arrivo con la mia attuale compagna. 

ai figli piu’ grandi ho già dato la notizia..non l’hanno presa molto bene anche perche’ non erano a conoscenza della mia nuova vita, proprio perche’ ho sempre evitato di parlarne e sicuramente ho sbagliato perche’ nel frattempo si sono sempre illusi che ci sarebbe stato un ritorno con la loro mamma.. anche perche’ la mia ex moglie mi ha sempre vietato di portare i ns. figli a farli
conoscere la mia compagna..e quindi io mi sono sempre trovato in difficolta’ a mettere a conoscenza i miei figli dei vari cambiamenti..
il problema piu’ grosso e’ quello di come dirlo alla mia bimba di 7 anni… che ormai mi fa un sacco di domande su dove dormo, su dove mangio e mi chiede di portarla con me..mi chiede gia’ da tempo se ho preparato una stanzetta per lei ed io cerco sempre di rassicurarla che la stanzetta e’ pronta e che presto me la portero’ a dormire con me… 

prima che venga a saperlo da qualcun altro vorrei essere io a darle questa notizia della nuova sorellina ma vorrei trovare il modo giusto per non traumatizzarla..ai grandi per esempio li ho rassicurati che l’arrivo di questa nuova sorellina non cambiera’ per niente il mio rapporto con loro..mio figlio per esempio ha reagito col silenzio mentre mia figlia si e’ messa a piangere e per piu’ di una settimana non mi ha voluto ne’ vedere ne’ parlare.. 

il problema invece resta quello della mia bimba di 7 che e’ tuttora ignara riguardo questa notizia.. vorrei un consiglio… vi ringrazio anticipatamente e vi saluto cordialmente. 

u.p.


Gentile U. P.,

ho letto con attenzione la sua lettera, e sento molto la pesantezza e il disagio che sta vivendo.

Sicuramente è un momento molto difficile sia per lei che per i suoi figli; lei che sta cercando di vivere le gioie di una nuova paternità, che sta riscoprendo un nuovo legame, e nello stesso tempo è molto affezionato e preoccupato per i suoi figli. Questi da parte loro stanno vivendo ora un importante cambiamento, anzi direi un lutto, non aver saputo prima della presenza di una compagna nella sua vita, li ha posti ora, con la notizia dell’arrivo della sorellina, di fronte alla realtà: “Papà è andato proprio via per sempre”… Loro penso, da quello che mi racconta, stiano reagendo a questa notizia, e non a quella della nascita… Se avessero saputo prima che aveva una compagna, avrebbero potuto elaborare la perdita, e pian piano accettare anche che lei si stesse ricostruendo una nuova vita… una vita da cui, sicuramente con le buone intenzioni, ma li ha tenuti lontani fino a questo momento. Potrei domandarle, come ho la fantasia si stiano domando i suoi figli, perché ha raccontato tutto solo ora? Serviva solo la nascita di una sorella? Su questo potrebbe riflettere lei, per cercare di capire anche lei, come mai non abbia voluto intaccare  prima l’ideale di famiglia che si era creato (mi riferisco alla prima e al precedente matrimonio).

Al momento, si pone il problema della verità con sua figlia minore, che ha paura di ferire (anche di perdere? Le domando), anche lei però deve conoscere la verità, anche lei deve avere la possibilità di viversi ed elaborare questo lutto, e pian piano rendersi conto che conto che suo padre per lei ci sarà sempre, al di là del matrimonio con la madre. Credo che anche sua figlia piccola non reagirà “bene”, ci saranno probabilmente chiusure e gelosie, ma anche lei deve sapere la verità e deve saperla da suo padre. E lei sarà sicuramente in grado di trovare il modo e le parole più adatte.

Tutti e tre i suoi figli con il tempo avranno la possibilità di elaborare la fine del matrimonio tra i loro genitori, e avranno anche il tempo di vivere e sperimentare lei, come padre, in un’altra casa…perché lei è sempre il loro padre. Deve concedere loro del tempo, ma deve concederlo anche a lei. Anche lei U. P. deve costruire una  nuova  immagine di sé, quella di padre separato che ha il tempo e lo spazio per i suoi figli anche nella sua nuova vita.

La saluto cordialmente.

                                                                     Dr.ssa Marzia Dileo

 



03/06/2013



Buongiorno

Vorrei sottoporre alla Vostra cortese attenzione il mio problema.

Sono una ragazza di 30 anni. Circa 2 anni fa ho conosciuto un uomo di 24 anni più grande di me con il quale dopo circa 5 mesi da quando l'ho conosciuto, è nata una relazione.

Vorrei premettere che questo uomo mi ha nascosto cose molto importanti quali la sua vera età ( è un tipo molto giovanile e mi ha fatto credere di avere ben 16 anni in meno della sua reale età) e di essere libero.

Questo uomo, ho scoperto con il tempo che è sposato con una donna che ha avuto problemi di salute e che si trascina ancora oggi, ha 2 figli ed addirittura 2 nipoti. Inizialmente, lui si è mostrato diverso da tutti gli altri. Sempre presente, sempre attento a soddisfare le mie esigenze, ma a mano a mano ha iniziato a pretendere da me cose impossibili che mi lasciano senza parole.

Innanzitutto, ha voluto che io cambiassi numero di telefono per non avere contatti con nessun amico ( soprattutto maschi ), aveva l'ossessione dei miei colleghi, io lavoro in un ufficio 'giovane' con ragazzi più o meno della mia età e con i quali  organizzavo ogni volta al mese un'uscita.

Non avevo legami all'epoca, per cui mi sentivo libera di uscire con i miei colleghi sia uomini che donne. Ha voluto che mi togliessi dai social network ( facebook ).

Io per non creare nessun problema e per rispettarlo, siccome vedevo che queste cose lo disturbavano alquanto, l'ho accontentato.
Mi sono eliminata da Facebook e ho cambiato il mio numero di cellulare, ho chiuso i contatti completamente con i miei colleghi, tanto da farli preoccupare per il fatto che io cercavo in ogni modo di evitarli.

Poi ha iniziato a pretendere che quando lui non fosse con me, io restassi in casa.Che io andassi a casa della mia amica che abita a 500 mt da me, non se ne parlava proprio! 

Dal momento che non si fidava del fatto che io ero in casa, dovevo continuamente inviare foto, video a lui via email che provassero il fatto che io ero a casa e non in giro. Io, innamorata pazza di questo uomo, dimostravo lui che ero a casa con foto, video.

Quando avevo degli impegni, dovevo dimostrare come arrivavo al luogo ( es. parrucchiera ) e come tornavo a casa. Fotografare il contachilometri quando partivo da casa e quando rientravo. Ora di partenza ed arrivo.

Questi suoi atteggiamenti mi hanno creato un'inquietudine che mi ha portato a rinunciare a mano a mano anche ai miei impegni.

Siccome vivo assieme ai miei genitori, capitava che spesso e volentieri mi chiedessero di andare al supermercato a prendere qualcosa servisse per la casa, e io non mi muovevo da casa fino a che lui non mi rispondeva al telefono.

Vorrei puntualizzare che lui quando è a casa non può rispondermi al telefono, perchè c'e' la moglie e anche se sa della sua relazione, a lui da fastidio farsi sentire e anche dai figli. Ho paura di muovermi da casa senza che lui lo sappia, perchè è capitato che io fossi uscita a prendere un regalo a lui e siccome non volevo togliergli la sorpresa, non gli ho detto nulla. Lui è arrivato a casa mia senza preavviso, non mi ha trovata a casa e mi ha chiamata al cellulare. Io mi sono inventata che ero al bancomat, quando in realtà stavo ancora recandomi a prendergli il regalo. Lui ha iniziato ad urlare come un pazzo al telefono e io ho dovuto raggiungerlo alla velocità della luce prima che lui tornasse a casa.

Io non stavo veramente facendo nulla. Stavo andando a prendergli il regalo e basta. Lui convinto delle mie cattive intenzioni, mi ha detto di dirgli la verità e io gli ripetevo che ero uscita solo per prendere un pensierino a lui. Non voleva sentire questa versione, pertanto sono arrivata a giurargli che io ero al bar con i miei amici perchè questo era quello che voleva sentirsi dire, per poi contattarlo il giorno dopo al telefono e raccontando ancora la prima versione piangendo non mi capacitavo del perchè sono arrivata a giurargli che io ero al bar con i miei amici. IO ERO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE A PRENDERE IL REGALO A LUI!!!

Non so perchè di questa mia reazione. Avevo paura sicuramente di perderlo. Non ho mai ricevuto da lui un appuntamento NORMALE. Il fatto di mettersi d'accordo sull'ora. Io devo essere sempre pronta. Non posso fare le faccende domestiche per esempio il sabato pomeriggio, perchè potrebbe arrivare alle 14.00 così come potrebbe arrivare alle 21.00... Ed io devo essere pronta. Perchè se io non sono pronta lui urla come un pazzo che sono stata in giro. Non posso organizzarmi le mie giornate.

Quando cerco di spiegare che anche io ho le mie cose a casa da fare, lui dice di capire, ma non mi dice mai quando arriva.
Non sopporta il fatto che io mi diverta con i miei parenti. Non vuole che io abbia contatti con i miei parenti e quella che ne soffre di più è mia nonna con la quale ho sempre avuto un bellissimo rapporto e che non posso più vedere, perchè vicino a lei abita l'ex ragazzo di mia cugina con il quale lui sostiene che io abbia avuto una relazione. Non è assolutamente vero e non ho nessun interesse per questo ragazzo.

Se mi chiama al telefono, sente voci maschili vicino a me, che non ci sono. Fa ricerche su di me su internet e mi accusa di essere in contatto con un sacco di persone. Mi chiede chi è questo e chi è quello. Persone a me sconosciute. Siamo in giro e mi accusa di guardare gli uomini. Io giuro su me stessa che non guardo nessuno e devo alla fine dire 'Sì, lo stavo guardando' e lui allora urla che sono falsa perchè non dico la verità e cioè che stavo guardando. E poi che guardo gli uomini con aria affamata. Mi sento dire che lui ha visto benissimo che io sono in un posto, mentre in realtà sono da tutt'altra parte.

E' gelosissimo di me e del mio passato. Ha voluto che io gli elencassi tutte le persone con le quali sono uscita e con le quali sono stata. Ho messo in ordine questi nomi e gli ho prodotto la lista. Adesso ha voluto che io mettessi a fianco di ogni persona, la data di inizio e di fine.
Si permette di giudicare le mie storie passate, perchè quando ero piccola sono durate 3 mesi quindi significa che sono una facile. Non si mette a pensare che forse ero attratta da questi ragazzi, ma in realtà poi o non volevano stare con me o io mi accorgevo che non potevo stare con loro, e la storia si chiudeva... Perchè sono andata a letto con dei ragazzi poco tempo dopo che li conoscevo, senza avere un legame fisso. Ho avuto una storia passata con un ragazzo S.S.  che è scomparso da un giorno all'altro dopo un anno che lo frequentavo ( avevo 21 anni e lui 30 ). Lui era fidanzato con una ragazza di Napoli ( ed io non l'avevo mai sospettato proprio perchè lui era onnipresente nella mia vita ) e si è sposato senza nè dirmi nulla prima nè nulla dopo.

Dopo il matrimonio si è ritrasferito al Nord dove abito, e l'ho rivisto dopo 7 anni e ho voluto incontrarlo per dirgli tutto quello che avevo dentro, perchè se io ho poca fiducia nelle persone - negli uomini - è anche a causa sua. L'incontro è avvenuto quando io ancora non conoscevo il mio attuale fidanzato, ma lui si è permesso di giudicarmi e dirmi che dopo 7 anni non dovevo dire proprio nulla. Tra l'altro il mio ex era venuto a casa mia, ma con la presenza di una mia amica. 

Il mio attuale fidanzato sostiene che io abbia avuto ancora rapporti con questo uomo, durante quell'unico incontro, ma io non ne ho avuti e nemmeno mi interessava averne. Comunque dopo che io ho perso il ragazzo S.S., ho avuto un anno e mezzo durante il quale io ho
voluto avere legami con ragazzi di breve durata. Avevo paura di legarmi alle persone, per cui ci stavo un mese e poi me ne andavo... Ma dopo ho realizzato che la mia vita non poteva essere quella e che io non potevo vivere con una maschera in faccia e fingermi per quella che non sono perchè sono una persona che da sempre sogno il grande amore. Non mi interessa avere il piede in 2 scarpe.

Vorrei solo trovare una persona che mi ami per quella che sono e che voglia crearsi un nucleo famigliare con me. non mi interessa il matrimonio, voglio solo una persona che sia tutta mia. Di fronte a quanto elencato qui sopra io non mi capacito con me stessa per il fatto che io sia sempre così accondiscendente con lui e vivo nella paura di non fornire materiale sufficiente atto a dimostrare che quello che sto dicendo è vero...

Io devo subire tutto questo. Devo comunque precisare che non capisco il motivo della mia sottomissione, non voglio fare la vittima , ma non capisco nemmeno perchè non riesco a farmi rispettare o a staccarmi da lui. Sarà che forse sono talmente sola che ho paura che la sua assenza mi lasci completamente da parte?

Tutte le persone che mi conoscono ( colleghi, famigliari e l'unica amica che mi è rimasta vicina ) dicono che sono cambiata tantissimo. Prima ero una persona timida, sì ma solare e sempre in compagnia. Ora sono sola.

Lui lamenta in me mancanza totale di fiducia, anche se io da parte mia, cerco in tutti i modi di mostrargli che di me si può fidare. Tutto ciò che faccio non è mai abbastanza. Devo sottolineare il fatto che i miei genitori non mi rivolgono quasi più la parola, perchè vado con un uomo sposato e con famiglia e con 24 anni più di me.

Devo inoltre specificare che lui mi aveva promesso una vita insieme. Le sue uniche grandi preoccupazioni sono tutte quelle citate sopra, mentre a me non deve dare fastidio che lui non voglia separarsi dal suo nucleo famigliare, che io debba stare nell'ombra ad aspettare che lui si liberi. Devo essere sincera, lui non è mai mancato un giorno con me. E' venuto anche quando aveva la febbre, però non può capire che mi da fastidio che lui condivida la casa con un'altra donna?

Io sono certa che se anche questa donna si trascina i suoi problemi, è comunque autonoma. Io non vorrei che lui la abbandonasse del tutto, ma mi piacerebbe che lui cercasse una sistemazione per stare con me e che non l'abbandonasse, ma che l'aiutasse comunque pero' che dividesse la casa con me.

Che le feste le passasse con me. Lui mi risponde che lei non ha colpe per questa malattia. Ma nemmeno io devo pagare per questa
malattia.
Io di colpe non ne ho. Non posso continuare a vivere così, struggendomi dalla mattina alla sera. Non esiste un giorno che lui non mi incolpi di qualcosa che non esiste. Ho anche l'impressione che il mio cellulare sia spiato. Mi dice troppe cose coincidenti o sa esattamente che siti visito... Vi chiedo aiuto. Non posso permettermi uno psicologo che mi faccia ragionare. Vi chiedo veramente un vostro parere. Vorrei sapere perchè lui si comporta così.

vi ringrazio anticipatamente.

Cordialmente,


Slay


Cara Slay,

l’eccessivo controllo del tuo uomo nei tuoi riguardi probabilmente sono dovuti a una sua eccessiva insicurezza o a un esagerato bisogno di controllare le situazioni, ma la cosa su cui ti inviterei a riflettere è che in ogni caso ciò, mi scrivi, ti fa star male nella quotidianità e perciò non andrebbe assecondato a tutti i costi, pure a costo della tua serenità. La sua preoccupazione non dipende da te, perché, come vedi, laddove tu rispondi a tutte le sue richieste e ti organizzi per rassicurarlo, non c’è prova che importa, perché probabilmente lui si inventerà un motivo per sospettare di te.  Prova a dare invece priorità a te stessa, ai tuoi interessi (facebook, cene con amici..) e ai tuoi affetti (colleghi, nonna, amica).

Il fatto che anni fa il tuo ex fidanzato ti abbia lasciato all’improvviso, penso che in qualche modo abbia condizionato il modo di vivere la tua attuale storia perché in un momento in cui non avevi più fiducia negli uomini ti sei messa con un uomo che apparentemente non ti lascia mai (perché vuole sempre sapere dove sei, con chi sei, si preoccupa per te) ma a livello affettivo non ti dà sicurezza e protezione (con lui stai sempre sulla difensiva, visto che ti accusa in continuazione). La sicurezza di cui hai bisogno, cara Slay, la puoi trovare prima di tutto dentro di te! Tu sei una donna intelligente e capace, lavori, ti sai inserire nel gruppo, sei meritevole di fiducia…e avrai tante altre bellissime qualità che per ora forse hai messo da parte.

Ma è ora di pensare a te, ai tuoi interessi e a quanto sei capace nelle attività che intraprendi. Prima di tutto devi raggiungere una serenità interiore e poi potrai essere libera di vivere una storia d’amore che ti completi.  Per quanto riguarda i tuoi genitori, ti invito a riconsiderare il rapporto che hai con loro, perché con i fatti dimostrano di proteggerti e di prendersi ancora cura di te (vivendo insieme a te in casa). Credo
che i tuoi genitori probabilmente soffrono insieme a te di questa tua situazione, e al di là dei giudizi per il fatto di stare con un uomo più grande di te, penso che si preoccupino principalmente del fatto che non puoi uscire, non puoi frequentare amici né parenti e ti vedono cambiata.

Come reagiresti tu al loro posto? Credo che se ti vedessero felice, anche loro avrebbero un atteggiamento più sereno con te.

Cerca di ritrovare occasioni, magari poco per volta (invitandoli a casa tua per esempio) per rivivere momenti con tua nonna e i tuoi colleghi, perché oltre al legame che si crea con loro e che ti arricchisce, essi ti aiutano a crescere e ad allargare i tuoi orizzonti. Non rinunciarci. Ti auguro di riscoprire i tuoi interessi e i tuoi affetti, per poi essere pronta a valutare se la storia che stai vivendo è proprio come la vorresti (scrivi:”Vorrei una persona che mi ami per quella che sono”) e comunque  a vivere una storia d’amore che ti dia quello che veramente vuoi.


Dr.ssa Anna Verde



16/05/2013

Salve.credo di essermi imbattuto in un borderline.vi spiego.durante un difficilissimo periodo della mia vita,in maniera assolutamente naturale ed inaspettata incontro una donna,separata con 2 figli.Lei e'stata lasciata dal marito dopo 26 anni tra fidanzamento e matrimonio x un'altra.cominciamo a sentirsi a telefono poke parole da parte  sua,non remissiva,ma molto timida nei miei riguardi,dolce e apparentemente cotta di me,anzi mi dice che le piaccio molto e ke in effetti sono l'uomo ke ha sempre desiderato avere e non lo ha mai potuto avere.Cioe'una persona matura,seria,ke le desse sicurezza,forte,comprensiva ecc.ecc.

Dopo circa 15 giorni ed un caffè' abbiamo i primi contatti fisici e decidiamo di stare assieme.Preciso ke lei ha 42 anni io anke e anke da parte mia una separazione e 2 figli alle spalle.Cmq sia il motivo del nostro avvicinamento,almeno da parte mia non sono state le esperienze simili.in ogni caso dal primo rapporto fisico alla successiva telefonata,sono passati almeno 4 giorni.

Io non mi sono fatto sentire,perche'sin da quando lo conosciuta ho capito ke e' una persona ke non vuole essere pressata,per cui ho atteso sua telefonata.sin dai primissimi giorni,programma crociere,viaggi,vacanze con me ed in compagnia di suoi amici.iltutto mi meraviglia non poco ma cercò ti stare con i piedi ben piantati a terra...troppo bello per essere vero!dopo 20giorni ke ci frequentavamo mi kiede di trascorrere il fine settimana da sola con me a casa mia,accetto e trascorriamo due giorni da sogno,se non per il fatto ke mentre pranzavamo con gli okki pieni di lacrime mi dice ke mi doveva confidare una cosa.gli dico dimmi...lei mi dice di essere gelosa delle mie relazioni precedenti e soprattutto dell 'ultima.la rassicuro è le dico ke il passato non conta e magari avessi conosciuto lei prima.a dire il vero anke io le dico ti essere un po' geloso del suo passato,infatti prima di me c'erano stati altri due uomini,uno di tre anni piu'piccolo e con il quale è' stata quasi un anno e avevano programmato una convivenza e nel frattempo stava con questo ha conosciuto un ragazzetto rispetto a lei di trenta anni con il quale ha avuto una relazione parallela per un mese e mezzo circa.quando mi confidò i questa ultima esperienza mi disse ke la prima storia l'accettava,ma non si perdonava la seconda perke'non avrebbe mai dovuto fare una cosa del genere.

Da parte mia le dissi ke erano state esperienze di vita ke le sarebbero servite in futuro a guardare e capire meglio le persone.comunque piu'passava il tempo piu'mi faceva pesare questo suo secondo rapporto.tra l'altro nn mi ha mai voluto dire il nome di questa persona perke' mi diceva ke fra'di loro c'era stato un patto, e cioè  di non dire mai a nessuno del loro rapporto.io le dicevo ke per lui lei era un trofeo lei diceva di no.comunque mi riempie di amore tesoro,ti amo,mi tempesta di telefonate e di sms,questo accade dopo essere venuta a trascorrere il fine settimana da me.mi kiede di andare a trovarla anke se per poki minuti sul posto di lavoro e a febbraio dopo un mese  e mezzo circa ke ci frequentavamo mi invia un sms dicendo :stammi vicino quanto piu puoi.io sempre con i piedi per terra continuo a starle vicino con lucidita'ma avevo notato già in passato queste telefonate strane,sbalzi di umore improvvisi,tanto e'ke una volte lei mi ha detto ke non gradiva ke le dicessi xke'era giu'di morale poiche'lei era proprio così'.accetto questa situazione ma avverto un forte distacco da parte sua a inizio marzo ma resisto solo ad aprile quando abbiamo la nostra prima discussione dove lei esplode letteralmente,preciso ke avevo notato da sempre una spiccata impulsivita'ke lei stessa mi confermava raccontandomi delle sue reazioni quando si arrabbiava con il marito,cioe'piatti bikkieri è quanto altro spesso in frantumi.durante la discussione futilissima tra l'altro le kiedo  il perke'di questi suoi comportamenti nell'ultimo mese e mezzo,comportamenti ke andavano dagli sbalzi d'umore all'isolamento,all'affannosa ricerca di me ed al ripudio,cio'ke mi diceva 10minuti prima non era vero 10 minuti dopo comincio a nn capirci più' nulla.trascorriamo l'ultimo fine settimana assieme e prima di partire mi invita a pranzo da lei,ci sono i suoi due figli ke gia'conoscevo e sono molto legati a me uno di 16 l'altro di 7anni.quel giorno stupendo,abbiamo mangiato riso  e skerzato a tavola come una vera famiglia,il piu'grande non credeva all'idea ke ero li con loro,dopo pranzo mi abbraccia e mi dice ti amo,facciamo passare il periodo scolastici e verso agosto cominci dormire da noi,per l'inverno conviviamo anzi se non fosse stato per i figli,a dir suo potevamo gia'cominciare a marzo nonostante le situazioni sopra descritte.ma l'impossibile accade dopo due ore,cambia umore si innervosisce immotivatamente,tutto era sereno,quasi non vuole partire piu'per il fine settimana.cmq si convince e trascorriamo tre giorni stupendi,ma in uno di questi mi confida ke si sente soffocata da me per il motivo ke non si sente libera di fare cio'ke vuole,ad esempio uscire con le sue amiche,io non le ho mai impedito niente,anzi l'ho sempre spronata ad uscire date anke queste due problematiche legate allo stress a questo nervosismo immotivato perenne.

Io giustificavo il tutto perche'essendo solo e senza aiuto,ke poi i realta'c'era da parte dei parenti,attraversava questi stati d'animo.finisce lì,la rassicurò,ma da quel giorno non si e'capito piu'niente.svaluta,rinnega la mia persona,le mie attenzioni,il nostro amore dicendo ke non mi riconosce piu'e ha paura di me ke nn sa' più' ki sono e ke siamo diversi,ke pur volendoci bene non vogliamo le stesse cose.alla domanda di cosa volesse in questo rapporto e come doveva essere non mi ha saputo mai rispondere.inoltre comincia ad essere aggressiva verbalmente,mi riempie di parolacce...di qualsiasi genere afferenti la mia persona,mi dice ke sono una persona senza pA....è non vi dico il resto.le notti insonni ad ascoltarla e a confortarla,il mio lavoro con orari pesantissimi,le frustrazioni venutesi a creare nella mia mente mi hanno indebolito a tal punto da perdere 12kg.in 2mesi .Tutto cio'ke di negativo c'era nel nostro rapporto secondo lei era colpa mia ribalta tutti i ti  amo e le belle parole del passato,ma dopo 20 muniti mi rikiama come se nulla fosse successo e mi invitava a cena... devo precisare ke tra aprile e maggio mi aveva proposto un rapporto libero addirittura dicendomi ke se fosse capitata qualke storia  extra a me o a lei non vi erano  problemi,onestamente ho pensato ke desse i numeri.

A fine maggio le cose sembravano mettersi per il meglio,distrugge tutto e decide di mollarmi.x 40 giorni e'scomparsa poi si fa'dinuovo viva e riprendiamo a stare assieme.da subito mi kiede di conoscere i miei figli e mi fa'programmare una gita tutti assieme anke con i suoi figli poiche'aveva maturato questo desiderio durante il periodo ke non ci siamo visti,ed inoltre ne prevede un'altra all'estero sempre tutti assieme dove lei nei minimi particolari aveva gia'previsto tutto.da quando siamo ritornati assieme Cmq sempre alti e bassi ci vedevamo solo quando aveva voglia lei io al suo completo servizio,giustificandola sempre,ora perche'stanca,ora ha avuto una discussione con il marito o figlio,con questo ultimo hanno spesso anke scontri fisici ecc ecc.

A meta'agosto mi tira di nuovo fuori il ragazzino dicendo i di aver visto una sua amica da poco lasciatasi con il ragazzo e dalla descrizione ke mi faceva del nuovo,corrispondeva al su ex ragazzino,chiedendo a me stavano assieme o meno,quasi infastidita,ingelosita.c'e'da dire che da quando ci siamo messi assieme lei non ha mai interrotto i rapporti con i due ex precedenti,spesso si sentivano.nel corso di questi mesi pero'io avevo scoperto nome e cognome e quanto altro di questa persona del quale lei mi ha sempre nascosta l' identita'per il famoso patto stipulato fra'di loro è aime'scopro e ho conferma ke alla prima occasione ha spiattellato a mezzo mondo la relazione avuta con lei invece lei ha litigato con me dicendo ke non si sarebbe mai permesso.la realtà' e' un'altra.......alla fine mi sono sentito preso in giro e quando le ho detto nome e cognome si è' vista scoperta ha negato tutto ed è' andata in escandescenza,a seguito di questa discussione ke lasciava il tempo ke trovava per me.....anke per il valore della persona con la quale ha avuto questa storia,ma e'la sua vita ed io nn posso giudicare,viene sotto casa mia con il figlio piu' piccolo,fuori di se urla le persone si affacciano ai balconi,bestemmia,vuole kiamare i carabinieri,io fermo e tranquillo la invito alla calma,ma niente,mi disse ke se le rivelavo l'identita'della persona ke mi aveva detto della relazione con il ragazzino avrebbe rimesso tutto a posto e non ci saremmo lasciati,ma io non potevo tradire le persone ke me lo hanno riferito, anke perke'  e' piu' di una e non si conoscono fra' loro.quasi come se aspettasse il momento giusto per troncare di nuovo.E così' è' stato.

Mi lascia per la seconda volta per telefono quando eravamo li'per iniziare questa nuova vita con i nostri figli,e proprio quando sembrava ke tutto andasse bene.ormai sono due mesi ke non ci vediamo ne sentiamo,lei mi aveva proposto un'amicizia,io glielo negata......non esiste proprio una situazione del genere....mi ha sempre ripetuto ke sono la persona piu'buona ke lei abbia mai conosciuto,uomo perfetto senza difetti e ke la persona sbagliata era lei non io,ke fisicamente piacevo...i nostri rapporti fisici,anke nei momenti peggiori sono stati sempre idilliaci.C'e' da dire che io da giugno ho intrapreso un percorso di psicoterapia le mazzate ricevute con dolcezza e subdolamente mi hanno sfinito,anke perke'come all'inizio enunciato provenivo già' da una situazione personale fisica particolare ke a lei non ho fatto mai pesare anke perche'lei mi ha sempre detto ke dei mie problemi nn le interessava niente e ke dovevo risolverli da solo,ma io ho risolto tanti suoi problemi economici,di salute,familiari,ma soprattutto,lo ascoltata a qualsiasi ora del giorno e della notte,quando ero a lavoro,lo sostenuta incoraggiata e asciugato le sue lacrime, per ritrovarmi alla fine in una situazione dalla quale sicuramente ne usciro'ma con il tempo perche'e'veramente dura....mi sento scuoiati,vuoto,riempio le mie giornate arrivando alla fine  distrutto........analizzando il comportamento con il mio psichiatra e tenendo conto Cmq che il soggetto andrebbe conosciuto di persona,si è' arrivati alla conclusione ke e'borderline piu' di 5 dei famosi 9 punti ke servono per riconoscere un borderline ci sono....mi raccontava di aver tentato il suicidio almeno due volte,ha bisogno del consenso degli altri,adotta tecniche seducenti particolari,insomma non sto'qui a elencarvi i comportamenti di una persona disturbata.lei stessa mi diceva ke in futuro avra'1000 storie d'amore ma alla fine potranno durare un mese un anno.

Cinque anni ma alla fine rimarrà' sempre da sola.inoltre diceva di sentirsi leader,di essere piena di vitalita'rispetto a me e per cui k
Le persone anke le dicevano ke eravamo troppo diversi per cui doveva lasciarmi.Il mio carattere invece e'vero,sono di indole mite,calmo,sereno,raramente perdo la calma,anke il lavoro ke faccio non mi permette ciò',ma nel contempo mi piace stare a tavola con gli amici scherzare ridere,quando e'possibile fare le ore piccole nn mi tirò in dietro,faccio un sacco di sport,faccio il padre,lavoro,insomma,grazie a Dio mi sento vivo .non ho capito ancora cosa intende lei per vitalità'. So solo ke ha lasciato tanto dispiacere e dolore in me....la mia paura e'ke si faccia risentire......

G. P.


Gentile amico,

la ringrazio, in primo luogo, per aver condiviso con noi questa lunga e dolorosa storia.

Mi sento di scriverle qualche parole di sostegno. Mi sembra un'ottima scelta, quella di aver intrapreso un percorso di psicoterapia perchè la metterà, in ogni caso, in una posizione di maggiore conoscenza rispetto al suo mondo interno e quello che la circonda.

Sono, inoltre, convinta che il confronto che avviene nel setting psicoterapeutico la aiuterà a comprendere e conoscere meglio sia i suoi stili relazionali che ad elaborare quanto successo con questa donna.

Mi auguro che la paura di un'eventuale “ricaduta” sia attribuibile ad una sedimentazione ancora in corso delle conoscenze/intuizione/consapevolezze che va acquisendo con il progredire del percorso terapeutico.

Qualora avesse desiderio di approfondire delle tematiche specifiche o avere ulteriori chiarimenti sono a sua completa disposizione nel risponderLe.

Un saluto

Dr.ssa Stabile

 



14/05/2013

Gentile dottore,

sono una donna di 39 anni. Per 5 anni ho convissuto con un uomo problematico, che mi ha amato tanto, che se non l’avessi lasciato definitivamente avrebbe passato tutta la vita con me, ma che a causa dei gravi squilibri all’interno della sa famiglia di origine mi ha reso bersaglio di una fitta violenza psicologica.

Si figuri che non ha mai formalizzato il nostro rapporto, cioè si è convissuto normalmente, ma senza che la cosa risultasse su alcun documento, e la cosa non mi creava problemi se non che ho capito dopo poco che usava questa “precarietà” per tenermi in scacco. Ad ogni discussione svuotava la casa delle sue cose e le riportava dai suoi (per altro accolto ogni volta e difeso anche per gli insulti che mi dava dalla madre), inveiva contro me, la “mia casa di merda”, la mia famiglia e quant’altro. Allo stesso tempo parlava di me alla madre dandomi della isterica, che riversava su di lui i suoi problemi col mondo esterno; poi tutto questo l’ha fatto anche con i miei famigliari, partendo da un “certo che Elena ha un caratterino” usava la risposta affermativa dei miei per urlarmi in faccia che neanche loro mi sopportano e devo farmi curare.

All’inizio mi faceva sentire in colpa per ogni cosa, ma ho capito col tempo che il suo era un sottile gioco per soggiogarmi. Infatti la realtà è che lui ha sempre cercato la lite per prendersela con me e scaricare le se frustrazioni, e prima di farlo con me queste cose le attuava con la famiglia d’origine. La madre (che ripeto lo difende a spada tratta) lo riempiva di calmanti. In questi 5 anni in verità lui è migliorato. Porta con sé ovunque i suoi calmanti come una “coperta di Linus” senza più farne un uso sistematico, è diventato più sereno e ragionevole, spesso riesce anche a gestire i piccoli conflitti o battibecchi della vita normale. Però la sua violenza psicologica su di me è continuata. Bastava che rincasasse nervoso per un alterco con un cliente, per un piccolo danno patrimoniale come una multa o un guasto, per l’ansia accumulata in casa dei genitori e io ero “insopportabile, nessuno ce la fa a vivere con te, volevi un figlio tu che sei isterica?” (sì per lui ho rinunciato ad avere figli perchè l’idea lo mette in asia, ma è duro sentirsi rinfacciare così una scelta tanto difficile per ogni formica che è passata sul suo piede).

L’unica cosa che ho cercato di fare senza successo fin’ora è stato chiedere il matrimonio o la formalizzazione del rapporto, in quanto ripeto che non ho dubbi sulla durata eterna del suo amore, ma forse con un “impedimento ufficiale” le sue umiliazioni rivolte sempre a come resterò vecchia e sola e lui non ha bisogno di me ma convive con me per assecondare la mia volontà sarebbero finite (lui stesso ammette che sono falsità e ne sono sicura, ma poi sentirsi sistematicamente ritrarrare ogni cosa con violenza è snervante)

L’ultima volta l’ho cacciato e da lì la violenza è dilagata, rendendomi meno difficile la decisione presa. Ora però dopo un mese di silenzio mi manca la “nostra vita normale”, perchè le violenze descritte avvenivano 4\5 volte l’anno, e per il resto si viveva una vita idilliaca, fino al suo “corto circiuto” in cui venivo insultata e anche l’aria che respiravo veniva usata per denigrarmi e umiliarmi. E ora mi chiedo: ma potevo fare qualcosa? Mi fa male perdere i 9 mesi l’anno di vita felice, e se qualcosa potevo o posso ancora fare per eliminare i 3 mesi di black out mentale forse devo prendere in considerazione la cosa...

Grazie infinite, Elena

 

Buongiorno Elena,

leggendo la sua lettera ho avvertito un profondo avvilimento per la condizione da lei sostenuta e vissuta all’interno di una relazione di coppia dove gli elementi di rispetto, stima e sostegno sono stati sostituiti da sofferenza, rabbia e, la cosa più grave, sopportazione di maltrattamenti psicologici.

Mi sembra di capire che Lei ha sempre assunto un atteggiamento passivo che ha facilitato l’emergere di sentimenti di insicurezza, senso di colpa ed umiliazione. Una considerazione che mi sembra opportuno fare è che all’interno di questo rapporto conflittuale il matrimonio non può essere considerato una condizione facilitante o rappresentare una possibile soluzione per porre fine alle umiliazioni.

Probabilmente la decisione più difficile e coraggiosa è stata quella di reagire a questo stato mettendo fine al rapporto e questa scelta ha probabilmente aperto una strada dolorosa. In questo periodo di separazione che può essere definitivo o temporaneo, Le consiglio di riflettere, sul fatto che l'amore genera piacere, gioia e felicità vissuti da entrambi in modo completo, cercando di riconoscere ed affrontare insieme difficoltà e problemi, non esistono limiti temporali. Ciò che non è accettabile è qualcuno che nei rapporti di coppia, dice che dovrebbe amarci ed invece usa violenza, qualcuno che porta l’altra persona alla disistima ad una profonda umiliazione e sentimenti di autosvalutazione. Chi mette in atto tali violenze probabilmente soffre di disturbi psicologici e quando questi vissuti si ripetono è il caso di rivolgersi ad un professionista .

Cordiali saluti

Dott.ssa Patrizia Ziti




13/05/2013

Salve, sono una ragazza di 27 anni.

Abito tuttora in un piccolo paese di mare incentrato nella più totale ignoranza dei tipici paesotti.... Mia madre ha vissuto con la sua famiglia

fuori per 22 anni sin da quando era piccola per cui non aveva la mentalità chiusa questo anche perchè le sorelle ben 8 scendono e le fanno ricordare che fuori c'è un mondo, di non lasciarsi trascinare dall' ignoranza.

Essendo la famiglia di mio padre molto unita al fattore economico ai beni che possedeva mio nonno perchè non hanno la minima idea di cosa siginifichi sacrificio o lavoro  sono cresciuti nell avidità e nell assoluta falsità:

cattiverie gratuite nei confronti di mia mamma molto ingenua e bimba anche, non ha un lavoro da quando è qui se non quello di aver lavorato come una schiava dentro il ristorante che abbiamo in società di cui mio padre ne è tuttora l amministratore,è stata sempre sola, anche se c' ero io piccola non potevo aiutarla se non dicendole di andarsene lontano, ma per lei questa era una vergogna per lei.

 Mio padre è una persona che si è lasciato soggiogare dai giochi cattivi dei suoi parenti convinto che gli volevano bene ... non ascoltandoci mai, dicendoci che tutto andava bene, e che non dovevamo preoccuparci.Tornava spesso nervoso e se la prendeva con mia mamma, premetto che non mi ha mai fatto mancare nulla a livello materiale. ma sempre e tutto doveva essere riguardato dai parenti.

Questi parenti hanno giocato sul fatto che non ci ha inclusi nella sua vita  lasciandoci fuori dai problemi della società. Quindi ogni giorno c' erano liti guerre etc etc...

Io : soggetto passivo / attivo per quanto potevo guardavo queste scene ogni giorno. Non ho un bel rapporto con mio padre, di sicuro non mi sono mai piaciuti i suoi scatti d ira a volte scaraventava oggetti mobile e quant altro aveva sotto gli occhi, ma non mi ha mai alzato una mano; tanto ci pensava mia madre che veramente alzava le mani fortissimo anche per motivi futili a volte a farmi uscire sangue, saltandomi addosso e mordendomi; ho un brutto ricordo e a volte me ne sentivo in colpa perchè non mancavano le screditazioni da parte mia che sono una stupiada etc etc...... tuttora lo fa e solo a parole però .... ma penso che lo abbia fatto perchè non si difendeva da loro e in qualche modo si sentiva forte con me .... infatti per questo vi scrivo sto passando un brutto periodo della mia vita....

Sono stata sempre una ragazza allegra e vivace nonostante tutto, non ho mostrato mai le mie debolezze a nessuno, avevo esclusivamente una cugina come migliore amica perchè non avevo modo di fare amicizie essendo che andavo a scuola fuori sin da piccola, tornata a casa sempre studio e mamma.......... mia madre è molto allegra ma a volte è molto nervoso e mi ha sempre parlato ripetutamente dei suoi problemi ed io l ascoltavo... sempre... stressata e all attenti con mio padre anche se lei urla lui noon la sente ma il rapporto va avanti lo stesso....

Sono molto sensibile e molto religiosa, a volte vado in chiesa ed è li che sto davvero bene in pace con me stessa... mi sembra davvero di poter parlare con qualcuno... non prendetemi per pazza però :) .... ma anche molto curiosa, timida ma non troppo, non ho mai dato problemi a scuola anzi... ho sempre creduto nei valori infatti non ho mai avuto ragazzi , perchè credevo in un vero amore che potesse starvolgermi e farmi credere che qualcosa di bello esista... ma.... forse è stato da qui che comincia il calvario anche sentimentale.

 Sono una ragazza molto carina e non mi sono mai mancati pretendenti tra cui anche cugini sempre parenti di mio pdre dai quali ho ricevuto avance ma gli è andata male .... e i miei hanno fatto finta di niente , questa è una cosa che non dimenticherò....

Ma non ero attratta da nessuno fino a quando Conosco un ragazzo al' età di 18 anni lui 16 un amico , mi piace ci piacciamo ma non ci sta nulla tra noi fino ad un anno quando insomma decidiamo di andare oltre ma non ero pronta e sicura..... decido di lasciarlo ma lui mi prega mi assilla piange cosi presa da un po  di pietà ci riprendiamo.... da li cambia tutto io parto per l università... geloso possessivo subisco violenza urla ma non ne parlavo con nessuno ... un giorno venne fino a casa mia dell uni quando lo lascia e li cominciò a picchiarmi... ero distrutta. mi sentivo uno schifo,ma non finisce qui. Mia sorella si fidanza con un suo conoscente che fortunatamente mi dice di tutte le volte che mi ha tradito, e con chi poi ! con chiunque... anche con mia cugina,sono stata male per tutto !

Mi sentivo derisa da tutti anche da mia madre e mia sorella che però vabbè era un po piccola quindi la giustifico: quando me lo hanno detto ridevano, come dire: non è successo niente dai.... I miei valori sono andati persi, l amicizia l amore la mia autostima...

Ho cercato di riprendermi sono rimasta all uni che era a 200 km da casa e mi sono laureata l anno dopo ai tre anni e dopo due un altra laurea ...  mi sono piaciute persone ma non ho veri amici con i quali parlo non ho avuto storie ma stavo bene... ora nel mio paese mio padre lo hanno mangiato fino all osso i parenti ho avuto un anno d inferno ritornata mi sono catapultata ad aiutare mio padre a lavoro mentre lui sopporta le insidie dei fratelli che finalmente ha capito chi sono... esame di stato da fare e ancora non posso stare tranquilla......

E POI CONOSCO LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO : Conosco Lui nello studio , un mio coetaneo che non è laureato accompagnato dai genitori e cercava un lavoro da tirocinante per impararare qualcosa... non è stato un amore a prima vista per me ma lui era così vicino a me. lo vedevo sincero molto timido ma spontaneo... non aveva molto amici se non sua sorella e il suo hobby era andare in moto.. Molte cure verso di me.. premurosO anche da amico finchè un giorno si dichiara ed io ne ero felice.. mi piaceva viviamo una storia intensa ... ma lui ho capito che non riusciva a mostrare se stesso al lavoro era molto legato a sua madre e sua sorella. mi aveva portato a casa sua pensa parlando di amore futuro e famiglia......... un giorno dopp dieci mesi che stavamo insieme cominciO a sentirlo distante ...... : ha sempre avuto il brutto vizio di scappare dai discorsi non voleva affrontarli perchè sua madre diceva che non era normale in un rapporto litigare....(oddio a pensarci ho i brividi.....)

ecco che stavolta di punto in bianco si arrabbia dicendomi dopo averlo chiamato io visto che era un giorno e mezzo che non lo sentivo arrabbiandosi e dicendomi che dovevo fare un esame di coscienza di non arrampicarmi agli specchi dicendomi che lo facevo anche male.... io non l ho supplicato, ho semplicemente detto di dirmi che se non mi amava più di dirlo se voleva finire la nostra storia di dirmelo...... ma lui mi ha lasciato in sospeso colpevolizzandomi e mettendo di mezzo il fatto che dovevo fare un esame di coscienza, io invece volevo chiarezza..dopo dieci giorni l ho richiamato lui quasi faceva la vittima che mi sono fatta sentire dopo una vittima e senza chiedermi scusa e niente ha chiuso la conversazione che c erano alcune persone che lo aspettavano sotto la pioggia immaginate chi............. io lo so perchè lo hanno visto .... con la sorella e i suoi ...  cmq ora sto male .. mi sento in colpa per tutto.. ogni mio atteggiamento sembra che sia stata colpevole della fine d questa storia...

mia sorella dice che è lui il frustato fallito che non ha un lavoro inclusa la sorella che non ha una laurea come lui e nemmeno un lavoro e sono a casa ... io però volevo capire dove ho sbagliato stavolta, come si può dire ti amo per tutte le volte che siamo stati insieme mi ha portato anche in chiesa a promettere il mio si!!!! sapeva quanto ci tenevo.... non posso credere che ha preso in giro me la mia famiglia il mio rispetto di donna,,, anche le mie lacrime un segno del mio amore lo ha preso come il piagnisteo di una bimba... quando io in realtà soffrivo da quelle parole.... Ecco Oggi mi sento in colpa mi sento sbagliata mi sento disivongliata stressata sono stata in ospedale l ultima volta ma non ho detto niente ai miei,,,, uno stato d ansia... hanno detto.

Mi sento sola, anche se parlo con mia sorella, non studio bene, divento paranoica coi miei pensieri di colpa, quando è lui che dovrebbe soffrire per quello che mi ha detto invece di ringraziarmi per il rispetto che ho avuto sino all ultimo; mi trovava il minimo difetto , mi voleva rendere insicura perchè a volte mi diceva che non ero sexy..... beh non è proprio così... che era colpa mia se sbagliava a tirare una linea o altro a lavoro..... mah... metteva una passività a lavoro e veniva all orario che diceva lui in ritardo ovviamente...non ha mai avuto ragazze o almeno non duravano + di un mese con quell impicciona di sua mamma poi e la sorella che non poteva vivere senza di lui !! timido insicuro permaloso orgoglioso ai massimi livelli senza amici invidioso e incapace di scegliere e prendere le proprie responsabilità: questa è l immagine che mi sono fatta di lui . MA NONOSTANTE TUTTO IO MI SENTO IN COLPA COME SE FOSSI ESCLUSIVAMENTE IO LA CAUSA DI TUTTO QUESTO, non riesco a trovare forza quella che avevo in precedenza. MI SENTO IO INUTILE DOVREI STUDIARE MA MI SENTO IO INSICURA !!! CHE MI STA SUCCEDENDO MI FACCIO DEI FILM E LA MATTINA NON HO IL CORAGGIO DI AFFRONTARE GLI ALTRI A LAVORO. COME UNA PAURA SONO USCITA CE L HO FATTA .. MA POI TORNAVO A CASA E PENSAVO PENSAVO....

insomma mi sento perennemenete in colpa di questo fallimento. voglio vedremi forte il mio sorriso anche a lavoro e voglio trovare in me la forza di andare avanti di studiare per l abilitazione... anche perchè figuratevi che conforto mi può dare mia madre.... ! mi mette uno stress dice che  diventerò una vagabonda e che sto facendo il gioco che voleva lui. che se continuo così divento una fallita. Datemi un consiglio fin quando i miei neuroni sono ancora apposto,,,,,,,,,,,

Grazie.

S.

Cara S,

dalla sue parole emerge una profonda tristezza che ritengo sia giustificata dalla situazione nella quale si trova e soprattutto dal modo con il quale si è conclusa la sua relazione.

Ciò che le posso dire è che spesso tendiamo ad incolparci di situazioni che in parte o totalmente non abbiamo creato noi, diciamo che è un modo per salvare l’immagine dell’altro, un modo per proteggere un amore che non è più ricambiato.

È importante comprendere che essendo esseri umani siamo portati a scegliere qualsiasi cosa e quindi possiamo scegliere di restare, scappare, mollare o tenere legato a noi motivo per cui il “ suo” lui ha fatto questa scelta.

In molte situazioni non comprendiamo i motivi che spingono l’altro a comportarsi in un determinato modo e rimaniamo sospesi senza trovare una ragione alla scelta, ciò che è importante è essere convinti delle proprie azioni e dei propri pensieri i quali guidano ogni giorno il corso delle scelte. Quando comprendiamo che le nostre decisioni e i nostri modi d’essere non sono in linea con quelle del nostro partner siamo nella condizione di poter scegliere cosa fare se restare, condividere i problemi con l’atro e trovare un punto d’incontro o scappare e il suo lui tra le diverse scelte è scappato.

Fondamentale per l’autostima è comprendere che le scelte delle altre persone possono non dipendere in modo totale da noi, per questo motivo potrebbe considerare come nuovo punto di partenza il suo pensiero e la sua volontà e non quello che l’altro vorrebbe fare o pensare di lei.

 Spero di avere almeno in parte chiarito le sue perplessità.

Cordialmente

 

Dott.ssa Girani




13/05/2013

scrivo perché mi trovo in una situazione complessa e ho bisogno di un parere esterno specialistico.

Ho 24 anni e mi trovo attualmente in Giordania, infatti lavoro e studio qui da circa un anno e mezzo.

L'anno scorso, nel corso del mio anno di servizio civile svolto con una Ong locale, ho conosciuto Z., un ragazzo giordano.

 Z. è gentile, simpatico, brillante, affascinante,bello, anti conformista ( molto strano in una società conservatrice come quella giordana), pare anche un ragazzo altruista e impegnato nel sociale in quanto volontario presso questa ONG, impegnato anche in attività di volontariato a livello universitario.

Cominciamo a passare intere serate a chiacchierare in chat ( io vivevo nella capitale e lui in un'altra provincia, molto difficile incontrarsi) e noto sin da subito molte contraddizioni in lui, e forse è proprio questa apparente sensazione di mistero che lo avvolge che mi attrae in particolar modo, ancor più della sua comunque indubbia intelligenza.

Dopo un paio di mesi l'attrazione reciproca è palese, anche se nessuno ne parla mai apertamente, complici tabù culturali e sociali molto forti.

Dopo circa tre mesi di chiacchierate quasi esclusivamente in chat ( più un paio di incontri nell'ufficio dell' ONG ) io mi sposto nella sua città per dei campi estivi di volontariato.

Finalmente ci incontriamo. Passo 4 settimane splendide, lui è dolcissimo, presente, attento, pieno di attenzioni, e io, uscita da pochi mesi da una relazione importante durata quasi 6 anni, caratterizzata da un’intesa perfetta, comprensione reciproca e mai una lite, che al momento attraverso un periodo molto stressante, ci casco pienamente.

In ottobre lui ricomincia l'università e con questa riprendono stress, impegni e scadenze, anche perché lui è molto attivo a livello di associazionismo universitario ( ricopre cariche di notevole importanza a livello locale) e in più studia ingegneria elettronica.

Il suo atteggiamento cambia, assenze, non risponde al telefono, la sua scusa è sempre la stessa " sono molto occupato, ho un sacco da fare, sono molto stressato".

E' molto ambizioso e invece che cercare di fare spazio per me nella sua vita continua a ricercare prestigio sociale in vari modi, ricercando una migliore posizione all'interno dell'associazione studentesca  dove lavora, continuando ad assumersi incarichi anche se, a suo dire, è già oberato di lavoro e studio e costantemente  sull'orlo della crisi di nervi. Io, che mai ho anteposto una relazione al mio bisogno di imparare, scoprire, viaggiare, fare esperienza, lo capisco e non lo assillo, anche se i suoi silenzi interminabili mi fanno male e vi leggo un profonda mancanza di rispetto.

Comunque sia non litighiamo quasi mai: o lo accetto per come è o lascio perdere, non ha senso lottare per cambiarlo. Qualcosa in lui mi attrae in modo irrazionale, e allora, consapevolmente, accantono quello che io voglio e provo ad accettare le sue regole del gioco.

In un mese e mezzo riusciamo a vederci due volte ( bisogna tenere presente anche la distanza, l'impossibilità per lui di trascorrere facilmente tempo al di fuori del contesto familiare senza mentire sul dov'è e il cosa fa e molte altre variabili culturali).

A fine ottobre ricevo una brutta notizia: mia mamma ha un tumore al seno. Gli dico che forse dovrò tornare in Italia con un mese di anticipo, a fine dicembre invece che a fine gennaio, ma che non sono ancora sicura di nulla.

Dopo questa chiacchierata sparisce per giorni e giorni, avevamo in programma di vederci ma lui continua a rimandare e a cambiare i programmi fino a quando io, esasperata, gli dico che sono stanca di annullarmi per andare in contro a lui, che non mi va più di vederlo, anche perché sono convinta che a lui non importi molto di questa relazione.

Lui ha una reazione che non mi sarei aspettata, diventa a tratti un po’ teatrale ( cosa non nuova in altri ambiti comunque), manifesta il suo malessere con gli altri ma non con me direttamente e non mi chiede un confronto diretto. Mi manca molto e alla fine cedo. Non riesco a spiegarmi cosa mi tenga legata a lui, anche siccome questi atteggiamenti effettivamente mi infastidiscono, ma ci ricasco, prendendo coscienza di una parte un po' sadica della mia personalità con cui fino ad allora non ero mai entrata in contatto.

Nonostante ciò l'atteggiamento non cambia: silenzi alternati da richieste di attenzione e insinuazioni fatte apposta per farmi arrabbiare, cosa che non gli riesce mai perché il mio autocontrollo è molto. E' come se cercasse di provocarmi, come se volesse causare una mia reazione violenta, un mio insulto, una mia parola di troppo, ma io, avendo compreso il meccanismo anche se non le ragioni di fondo, mi tengo alla larga da questo gioco. Non gli rinfaccio nulla, anche se il suo comportamento è effettivamente sgradevole e piuttosto che attaccarlo direttamente parlo invece dei miei sentimenti e di come il suo modo di agire mi fa sentire.

A fine novembre riusciamo a vederci per la terza volta in 2 mesi e mezzo circa.

Io convinta di trovare una persona di ghiaccio di fronte a me mi stupisco delle sue lacrime e dell'insistenza con cui mi prega di non andarmene, di non tornare in Italia, di non lasciare il paese, di stare con lui.Mi dice che non sono come le altre ragazze, che di me si è veramente innamorato e che ha avuto quegli atteggiamenti sgradevoli perché voleva che mi arrabbiassi con lui per facilitare il distacco, ma che non aveva funzionato e che ero più testarda di lui. Io gli dico che non ha molto senso pensare al futuro in una situazione così complicata e che invece a senso vivere il presente e cercare di essere felici ora, senza aspettative. Lui ovviamente non vede le cose nello stesso modo e infatti ricominciano i silenzi di giorni. Io non capisco perché non chiuda semplicemente con me ma continui a scappare per poi tornare a cercarmi nuovamente, per assicurarsi che io sia ancora lì. Appare di tanto in tanto per chiedermi se mai tornerò in Giordania e io continuo a rispondere che non so nulla, che devo valutare molte cose.

Sono sempre più incuriosita dalla situazione e proprio per questo sto al gioco, la cosa ovviamente mi destabilizza e mi fa soffrire, perché gli voglio davvero molto bene, ma dopo anni di relazione serena, fatta di reciproca comprensione ed equilibrio costante è come se avessi bisogno di tutto quel caos di sensazioni e sentimenti forti e contrastanti.

A dicembre, due giorni prima di tornare in Italia, inaspettatamente un'associazione locale mi offre l'opportunità di fare uno stage. Io sono molto interessata e quindi accetto.

Gli scrivo prima di partire dicendo che sarei tornata in Giordania dopo circa due o tre mesi in Italia. La sua reazione al momento è confusa, non sa cosa rispondere, taglia corto come al solito. Io penso che abbia semplicemente deciso di chiudere con me. Per una settimana assenza completa da qualsiasi mezzo elettronico che gli consenta di comunicare col mondo.

Poi riappare, mi chiede scusa in modo molto sentito, ammettendo tutti gli errori che ha fatto, mi dice che gli dispiace profondamente e che si sente un vero idiota. Io lo ringrazio per le sue parole, gli dico che il fatto che finalmente dopo molto abbia riconosciuto i suoi errori mi solleva. Gli chiedo cosa gli sia successo, perché ha agito così, se è stata paura o altro, se anche io posso fare da parte mia qualcosa per migliorare le cose. Lui mi dice che non lo sa, non ne ha la più pallida idea, che era perso e non sa neanche perchè ha agito così. Io non insisto, sempre più convinta che dietro al suo atteggiamento sicuro e al suo indubbio successo negli studi e nel lavoro si nasconda una sofferenza che non vuole ammettere e manifestare. Gli dico che sono ancora lì per lui, che ci rivedremo in Giordania e se ne riparlerà.

Continuiamo a sentirci per tutto il periodo che sono in Italia, lui alterna silenzi, soprattutto quando è sicuro che io ci sono,  a richieste di attenzione, in particolare quando sono molto impegnata e quindi paio distante.

A fine febbraio sono di ritorno in Giordania. Finalmente passiamo una notte insieme, momento in cui mi rendo effettivamente conto di tutte le sue fobie fisiche e sessuali. Non ha mai avuto un orgasmo in vita sua, né tramite sesso né tramite masturbazione. Il rapporto col suo corpo è ossessivo, deve sempre essere perfetto, si rade e non sopporta il benché minimo difetto fisico, sia in lui che in me. In particolare odia i peli ed è convinto che una donna possa essere femminile solo quando il suo corpo è completamente glabro e curato in ogni minimo dettaglio, in modo quasi maniacale ( la cosa strana è però che io sono una ragazza semplicissima, scarpe da ginnastica e neanche un velo di trucco).

La cosa che mi stupisce in lui è l’incredibile capacità di captare i miei stati d‘animo, anche se a questo ovviamente non corrisponde alcun atteggiamento empatico. Ogni mia manifestazione della seppure minima emozione negativa lo blocca. Io lo capisco e mi controllo molto, attenta a non reagire in nessun caso in modo violento. La mia calma interiore ( mantenuta con mooolta fatica in tanti casi) non gli permette di litigare e di sfogarsi su di me, anche se la situazione e il continuo autocontrollo volto a mantenere la serenità mi rubano ovviamente molte energie e non mi permettono di essere veramente me stessa con lui

Ultimamente si è aperto abbastanza con me, ha ammesso di essere il problema, di avere un passato difficile con esperienze negative che l’hanno ferito profondamente ( mi dice però che non può assolutamente raccontarle o condividerle con nessuno) che si ripercuote ancora sul suo presente, mi ha parlato del vuoto interiore, del vuoto emotivo che è costantemente parte di lui, dell’impossibilità di capire sé stesso e le sue reazioni, della difficoltà di crearsi una propria identità, dell’incapacità di capire cosa gli piace e cosa no, dell’ansia e della paura che lo accompagnano costantemente. Sa di essere un problema ed è come se a tratti con il silenzio volesse proteggermi da se stesso.

In lui noto ambiguità sessuale: incapacità di avere un orgasmo, insensibilità e/o dolore costante che accompagna il poco piacere che prova ma attrazione verso tipi di sesso estremi, anche se appena comprende che non è quello che io cerco lui dice “scherzavo” e cambia discorso. Abbiamo fatto sesso una sola volta in 9 mesi con risultati molto deludenti ( lui è corso in bagno a vomitare, dicendomi  che era dovuto al litro di birra che bevuto prima di vedermi. Ha notevoli problemi di stomaco e la birra gli è stata sconsigliata dal medico, ma non sono sicura che ovviamente non fosse solo legato alla birra). In ogni modo il fatto di vivere in una società così chiusa e conservatrice non gli permette di avere rapporti sessuali facilmente, quindi anche in caso fosse attratto da esperienze particolari e al limite dubito che la cosa sia facilmente attuabile.

E’ attratto dall’alcol (ne ha abusato in passato) e dalle sostanze che creano dipendenza, ma anche qui non può andare molto lontano a causa del notevole costo delle stesse e della effettiva difficoltà nel trovarle “in commercio”( lui non vive neanche nella capitale, dove le cose sono un po’ diverse, ma proviene da una modesta famiglia di una città di provincia). Inoltre anche qui noto un autocontrollo molto forte che in certi periodi lo porta addirittura a smettere di fumare per qualche giorno/settimana.

In genere manifesta un autocontrollo molto forte, può essere sgradevole talvolta ma per quanto ne sappia non ha scoppi di rabbia violenti ( anche se io non sono stata  veramente a contatto con il suo mondo quotidiano, all’interno della sua famiglia e quindi non so di cosa possa essere veramente capace) ma ho comunque notato che se qualcosa non va tende piuttosto all’isolamento, soprattutto nei periodo di stress e quando ha molti impegni. Nonostante ciò intravedo in lui una violenza che a fatica trattiene dal riversare sulle persone che gli stanno intorno. Per esempio talvolta  nell’intimità le sue carezze ( comunque rare) si trasformano in pizzicotti e movimenti bruschi e fastidiosi, ma si ferma subito non appena se ne rende conto e prima di farmi del male.

Non so se abbia comportamenti auto mutilanti, so che a volte scompare per giorni e giorni e taglia ogni rapporto col mondo, questo soprattutto nei periodi di stress. Ho delle buone ragioni che mi fanno credere che controlli con molta fatica impulsi autolesionistici di vario tipo. Non ho visto segni fisici ma mi sono arrischiata a domandargli se per caso si era mai fatto del male in passato, e lui mi ha detto testuali parole“no, mai, perché dovrei? apprezzo il mio corpo e la mia vita. Non ho mai cercato di mostrare comportamenti suicidi”. E io che non avevo neanche messo in relazione nella mia testa i comportamenti autolesionisti con il suicidio! La cosa gli ha comunque dato fastidio, per giorni si è dimostrato molto irritato, sempre pronto a fare battutine e a farmi sentire in colpa nonostante gli avessi chiesto scusa più volte.

So che non c’è molto che io possa fare per lui, anche perché la mia permanenza in Giordania si protrarrà ancora solo per pochi mesi. Lui ha ultimamente ammesso più volte che io non sono il problema ma che bensì è lui, ha anche usato un paio di volte l’aggettivo “disturbato”. Sa di avere “qualcosa che non va”  ma cerca di nascondersi sempre e comunque, anche di fronte all’evidenza.

Ha veramente una personalità borderline?

Parlare alle persone intorno a lui ( per esempio al suo migliore amico) del suo problema potrebbe essere d’aiuto? Il suo migliore amico mi pare una persona equilibrata ma tuttavia avverto una forte diffidenza nei miei confronti. A tratti ho come la sensazione che il rapporto tra i due sia un po’ morboso, c'è veramente troppo attaccamento.

Devo anche tenere conto che in Giordania la psicoterapia non è per nulla una cosa diffusa, in più i pochi terapeuti che ci sono non sono neanche molto "abbordabili" parlando di prezzi e si trovano tutti nella capitale mentre lui proviene da una cittadina di provincia e per di più da una famiglia di classe media che probabilmente, anche ammettendo che capisse le sue esigenze, difficilmente potrebbe permetterselo.

Io gli voglio comunque molto molto bene, è una persona molto sensibile ( lo so che apparentemente è una contraddizione, ma lo è veramente), incredibilmente intelligente e molto profonda. Come dovrei comportarmi? C’è qualcosa che posso fare? E’ giusto cercare

 di stare al suo fianco fino a quando sono qui o sarebbe meglio per lui se io sparissi?

 Sono stata molto prolissa e mi scuso, ma la situazione, tenendo conto anche delle diverse culture da cui proveniamo, è complessa, e non posso chiedere aiuto in altro modo.

Grazie mille, distinti saluti.


Gentile lettrice, la ringrazio per la sua dettagliata lettera, e chiedo scusa per la mia risposta un po’ differita.

Ho letto con molta attenzione e interesse la sua lettera, e  la prima cosa che le chiedo è cosa cerca da questo ragazzo? Cosa vuole ora? Aiutarlo, o aiutarlo a “cambiare” per poter stare con lui? La invito a riflettere su questo aspetto, perché da qui potrebbe cercare di ridurre un po’ il malessere che sta vivendo.

Si è coinvolta con una persona decisamente interessante e sensibile, ma anche piuttosto problematica, per lo meno nella sfera delle relazioni. Da quello che mi dice, sembra una persona che ha paura a legarsi, ma che teme  lo stare solo, il non avere conferme. Lei mi parla di personalità borderline, e sebbene alcuni dei tratti che descrive rientrano in quel quadro, ci vogliono anche altri elementi per fare tale tipo di diagnosi. Ma la diagnosi per lei non è importante, non l’aiuta a capire e a stare meglio. Per lei è più importante riflettere su cosa prova e perché per questo ragazzo, e cosa vuole da lui. Lei è nel gioco, ha accettato i suoi stati d’animo e le sue alternanze, lei stessa dice di esserci caduta in pieno più volte, lei ha tenuto un atteggiamento più o meno controllato per non turbarlo, non ferirlo, e non uscire dal gioco. Questo andare e venire, è il vostro gioco, la vostra relazione…Lei può domandarsi, prima ancora di pensare cosa fare per lui, se accetta e vuole una relazione così… Anche se questo ragazzo accetterà di farsi aiutare ci vorrà del tempo per vedere dei cambiamenti, e alcuni tratti non si modificheranno del tutto. In questo tipo di relazioni serve molta pazienza e la forza di rendersi conto che gli attacchi che si ricevono non sono legati alla nostra persona, perché brutta, sbagliata o perché l’altro non è interessato, ma sono attacchi al legame, che questo ragazzo fa perché lo vuole ma lo teme, lo cerca e lo rifiuta contemporaneamente… Sono attacchi che farebbe a chiunque gli è vicino, non solo a lei in quanto lei. Questo è l’aspetto su cui dovrebbe concentrare di più le sue riflessioni per cercare di ritornare in contatto con se stessa, e sentirsi di più…Da qui poi potrà decidere cosa fare e come.

Un altro aspetto che  mi ha colpito, è l’importanza che da all’assenza del litigio, come se litigare fosse un dramma, fosse un segno di una coppia che non funziona… Come mai questa idea? Esprimere delle cose di stessi, non accettare non è necessariamente creare le basi per un conflitto… Sicuramente questa sua convinzione nasce dalla sua storia personale e familiare, di cui non mi racconta, e sicuramente ha un’utilità per lei, ma le rinnovo l’invito a rifletterci a considerarla come una sua idea, e non come un aspetto di una relazione che necessariamente funziona.

Sarebbe importante ricevere una risposta a questi interrogativi, e potere avere delle informazioni in più che mi consentirebbero di aiutarla meglio, se vuole riscrivere le risponderò con piacere.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo



08/05/2013


Egregi Signori,

 

Ho 54 anni compiuti, sono figlio unico. Mio papà é mancato sei anni fa e mia mamma circa sei mesi fa. Abbiamo chiuso la ns. azienda di famiglia dopo ben 55 anni di attività.

Ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi con gli altri. All'asilo e a scuola non interagivo e non giocavo con gli altri. Il mio percorso scolastico é stato molto tormentato e molto scadente: sono anche stato bocciato una anno.

In azienda ero pressoché inesistente ed (mi)ero relegato in un ruolo molto marginale, nonostante fossi legale rapp.te come mio cugino, mio socio. Questo principalmente per "colpa" mia perché, in fondo, tale situazione mi faceva comodo ma, al contempo, mi frustrava.

Non ho mai avuto rapporti sessuali e sentimentali.

 

Ora mi sto interrogando come gestirmi nella vita.

Gradirei sentire il Vs. parere. Grazie.

 

Cordiali saluti.

 

Luciano - Torino



Carissimo Luciano,

interrogarsi su come gestire la propria vita non è mai troppo tardi, anzi. Ogni fase della vita comporta delle “crisi” che portano a riflettere su se stessi.

Con la morte dei suoi genitori e la chiusura dell’azienda familiare le sono venuti a mancare dei punti fermi della sua vita che, forse, andavano a colmare, almeno in parte, alcune carenze legate alle relazioni interpersonali e/o sentimentali.

Ovviamente non sarà facile cambiare le proprie abitudini e modalità relazionali. Troverei inutile e anche controproducente forzarLa a frequentare dei gruppi di persone in questo momento, probabilmente non farebbe altro che farLa sentire per l’ennesima volta fuori luogo, inducendola a ritirarsi sempre di più in se stesso.

Sicuramente un percorso da fare c’è, procedendo per piccoli passi attraverso una psicoterapia che le permetta di accrescere e rafforzare la fiducia in se stesso e nelle sue capacità.

Provi a rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta della sua zona, credo proprio che ne trarrà profondi benefici.

Cordiali Saluti e in bocca la lupo.

 

Dott. Tuccio Domenico Savio




02/05/2013

Salve,

 innanzitutto vorrei dire che per me è la prima volta che chiedo aiuto ad una persona per questi problemi, perchè essendo molto razionale e riflessiva tendo a gestire alla meglio la mia vita.

 Ho trent'anni lavoro ed ho una famiglia normalissima che vive dignitosamente.

La mia vita sentimentale non è mai stata grandiosa infatti fino ad un anno fà non avevo mai avuto una storia importante, dove almeno il partner mi chiedesse come stessi o mi chiamasse due giorni consecutivi.

 Sono sempre stata una persona estremamente insicura del proprio aspetto e delle proprie capacità nonostante consapevole del fatto che fossi una bella ragazza e che lavorativamente parlando ero brava, da quì sono partiti problemi di alimentazione (chili in più quando Stavo particolarmente male) e rassegnazioni lavorative per paura di restarne senza.

 Un anno fa conosco un ragazzo con il quale instauro un bel rapporto (stessa compagnia di amici) , dopo un mese scatta il bacio e si finisce subito a letto.

 Dopo un pò incomincia a voler sapere tutto del mio passato, del perchè della mia facilità ad andarci a letto.

 Ho trovato molta difficoltà nel raccontargli il mio passato, a volte a tratti e a causa  di alcune sue domande troppo dettagliate (come lo hai fatto, dove lo hai fatto, perchè lo hai fatto  che cosa provavi) ho fatto anche tanta confusione nel raccontargli tutto.

Traduzione:

-       Sono Buguarda perchè gli  ho raccontato i fatti in modo lineare e mi sono spacciata per una santa;

- Sono stata flasa perchè dovevo dirgli tutto prima che la storia cominciasse;

- Sono superficiale perchè sono andata a letto con un ragazzo senza che ci stavo insieme;

- Sono come tutte le altre, ossia non sono in niente speciale perché bevevo, fumavo ed uscivo con i ragazzi;

 Specifichiamo che ho avuto una vita sessuale molto tranquilla in passato avevo avuto solo 4 ragazzi e tre di loro li amavo.

 In questo anno si è passato tanto tempo a discutere di questo anche quando si stava bene, perchè alla fine stiamo benissimo insieme e io lo amo tanto.

 Faccio tante cose per lui, ma non riesco a lasciarmi andare come vorrei perchè ho sempre paura di essere giudicata.....ho problemi anche a dirgli quanto prendo di stipendio...o che lavoro fanno i miei genitori.. questo è diventato un problema perchè mi dice che dopo un anno non è possibile che non sa queste informazioni che dovrebbero di norma essere le prime a saperle.

Per questo si è chiuso anche lui....  prima mi diceva tutto, ora no.... mi ha nascosco una cosa bella come la gravidanza della sorella...lo sapevano tutti tranne me, e sono venuta a saperlo per sbaglio, lui mi ha detto che gli è venuto spontaneo non dirmelo perchè sente di sentirsi più chiuso nei miei confronti.lui mi raccontava tutto della sua vita e io lo stavo ad ascoltare....ma io nn riesco a fare altrettanto e quando ci provo lui mi dice che ho avuto tante occasioni x farlo dopo un anno è troppo.... mi offende e dice di voler andar via....a volte mi convinco anche io di quello che dice, di essere stata una persona superficiale e sessualmente libera.....le sue ex erano tutte perfette....magre... non bevevano, non fumavano ed erano quasi tutte vergini... mi dice sempre ....perchè non torni dai tuoi ex con i soldi questo è offensivo....per la prima volta nella mia vita mi rendo conto di non avere più la mia vita in mano.....e tutto questo per amore.

 Dice che fà tante cose x me ed è sceso a compromessi per me....ma alla fine si fà sempre ciò che piace a lui.... ed è bruttissimo passare un momento bello con lui e finire la serata con ....sei una puttana... non sei speciale....solo silenzi da te... non sai affrontare le cose....

 Le mie amiche parlano di violenza psicologica.....posso condividere il loro punto di vista  perchè da una persona solare e ironica quale ero ora passo molto tempo ad isolarmi con lui e ad essere musona.....ma io lo amo tanto e farei di tutto per lui.....di tutto, anche se mi rendo conto che la mia vita è uno schifo....forse ho sbagliato tutto... dovevo essere più chiara con lui....

 Non sò se mi arriverà mai un consiglio, ma già scriverlo per me è stato allegerire un pò quello che ho dentro.

 

Carissima scrittrice,

 

dalle sue parole emerge una grande sofferenza che  non dovrebbe esserci quando si “ Ama”.

Premetto, ritengo che in amore ci sia libertà di scelta motivo per cui se il suo fidanzato è venuto a letto con lei la prima sera ha scelto di farlo e al contempo ha deciso poi di portare avanti una relazione per un anno; nessuno l’ha obbligato e se avesse ritenuto di aver commesso un errore  nel sceglierla, nessun impedimento l’avrebbe fermato dal porre fine alla vostra storia.

I giudizi secondari che poi sono stati espressi credo siano il frutto di una personale difficoltà a gestire le relazioni, infondo quello che si è stati nella vita precedente è sicuramente parte di noi ma non dovrebbe essere motivo di scaglio verso l’altro, anzi dovrebbe essere il punto di partenza per la costruzione di un rapporto sereno non fondato sulla menzogna e sulla ripicca.

Il punto di partenza per ogni relazione positiva ritengo sia un giusto equilibrio tra le parti nel quale ognuno è mente pensante e nella quale si possa mediare ogni situazione anche conflittuale, non ritengo salutare per qualsiasi relazione la distruttività dell’altro in ogni modalità: verbale, fisica ecc. Pertanto cara lettrice la invito a porre sempre di fronte a lei il benessere che dovrebbe derivare da una relazione amorosa e a valutare gli elementi che “l’altro” ci pone di fronte come fonte di distruzione per il rapporto,  poiché tra due “ innamorati” per l’uno quanto per l’altro dovrebbe contare il benessere e la felicità della coppia.









23/04/2013


Salve, Sono Federica, ho 26 anni e da quasi sei mesi vivo una storia bella ma abbastanza problematica con un uomo di 37. 

Problematica perché lui ha una forte sfiducia nei confronti delle donne dovuta all'anaffettività e alla scarsa presenza della madre (e anche del padre) sin da quando era bambino. 

Tutto ciò si ripercuote nella nostra relazione; infatti evita qualunque cosa lo faccia pensare ad avere una storia o un legame, come per esempio: conoscere gli amici, famiglia&co, dormire insieme per una notte intera (lo abbiamo fatto soltanto una volta per una gita fuori porta), condividere la quotidianità dell'uno o dell'altro, fare sesso, mai amore (dice di non sentirsi in grado), telefonarsi per parlare del più e del meno.

Di contro c'è tutta una smodata dolcezza da parte di entrambi. Baci, coccole e abbracci infatti fanno da padrone a tutti i nostri momenti insieme, che non sono pochi. 

Spesso quando gli pongo davanti i miei dubbi e la voglia di averlo mio (come coppia) lui va sulle difensive e poi, piangendo a dirotto, sostiene di non farcela, di non riuscire e non volere darmi ciò di cui ho bisogno. Dice anche di non potersi prende cura di me. 

La mia caparbietà e la voglia indiscussa di stargli accanto però non mi permette di lasciarlo andare via come lui vorrebbe o crede di volere, infatti spesso mi chiede cosa ci faccio ancora qui. In genere sdrammatizzo, lo guardo negli occhi, sorrido e lui si scioglie come un gelato all'equatore!

A volte dice che se mai dovessimo non vederci più non sentirebbe la mia mancanza perché è bravo a non sentirla in generale. In sostanza credo che una parte di lui voglia lasciarmi, ma non sia in grado e vorrebbe lo facessi io.

Delle sue due storie precedenti so molto poco: la prima volta che si innamorò fu di una ragazza con cui all'inizio non riusciva ad avere rapporti sessuali (stessa cosa con me). Andò in analisi e da li ne venne fuori tutto un mondo legato alla sua infanzia e alla madre. Questa relazione in seguito finì tragicamente (a detta sua) e fu difficile riprendersi.

Dopo qualche anno iniziò a frequentare un'altra donna e ci andò anche a convivere. 

Ma anche questa relazione finì.

Qui arrivo io, dopo quattro anni di solitudine e sfiducia nelle donne.

 Quello che mi domando io ora è: potrò mai aspirare ad una relazione "normale"? E inoltre, secondo lei il mio comportamento "affettivamente invadente" può aiutarlo?

Sono molto innamorata di lui e l'idea di poterlo perdere mi spaventa.

 Grazie anticipatamente di tutto!

 

 

Gentile Francesca,

 la storia di cui mi parla sicuramente  non è sicuramente di facile gestione.

Questo uomo da come me lo descrive vive la vostra storia d’amore in questa modalità proprio perché frutto di esperienze passate che l’hanno reso così  “ difficilmente addomesticabile” all’amore. Ma l’amore viene vissuto in molte modalità che spesso sono diverse dalle nostre, per questo motivo sarebbe bene domandarsi sempre quanto si è disposti a mediare in un rapporto, quanto si è disposti  a comprendere e a darsi come vorrebbe l’altro e quanto no poiché l’amore è frutto della mediazione di due persone ed in taluni casi chi media è una persona piuttosto che l’altra. Per questo motivo non possiamo pretendere di cambiare le persone secondo quanto vorremmo, avremmo un mondo di persone addomesticate e non libere di vivere e scegliere. Quindi Francesca credo che non dovrebbe pensare di voler vivere con lui una storia “ normale” poiché il “normale” per noi potrebbe non esserlo per l’altro . Per questo motivo dovrebbe valutare quanto è disposta a mediare e a cedere di se stessa per questo uomo.

Infine rispetto alla domanda del suo comportamento come lo definisce lei “ sdolcinato”, proprio per quello che le ho detto prima l’essere  “reali” cioè il mostrare il nostro sé più vero sia la soluzione per essere accolto dall’altro poiché se bene analizziamo la situazione che vivete non vi sarebbe nulla bloccherebbe questa persona dal fare scelte “radicali”.

Spero di esserle stata utile Francesca.

 Cordialmente

 

Dott.ssa Girani Eleonora




18/04/2013

Buongiorno ho un problema, ho 40 sposata con un figlio, famiglia senza
problemi, ma temo sempre il giudizio dehgli altri.

Un po' per insicurezza, non so mai cosa è giusto, un po' perchè sono obesa, dopo la gravidanza ho preso diversi kg. Sono sempre stata una bella ragazza anche se un po' in sovrappeso e non ho mai avuto problemi con gli uomini,  ma
adesso con i kg in piu non mi posso davvero vedere. Non riesco a dimagrire e ho il terrore del giudizio, terrore che il mio bvambino di due anni si possa un giorno vergognare di me. Inoltre mi faccio problemi quando l'accompagno a
scuola su chi mi nsaluta, chi saluto, insomma è uno stress.

Questo perchè se
sto sulle mie mi sembra di essere maleducata, se sorrido mi sembra di aprirmi troppo. Inoltre il provengo da un buon ambiente, la scuola non è frequentata da persone dello stesso livello e io non so come rapportarmi. Cosa mi consigliate?
Grazie mille

Gentile Signora,

 la sua lettera mi porta a riflettere su un paio di questioni importanti.
In primo luogo: il corpo e la sua difficoltà di accettarsi con i chili di troppo. Accanto alle scarse speranze che ripone sulla possibilità di mettersi in forma col peso, c’e’ il fatto che Lei si vede in un futuro dove le cose non potranno che peggiorare. Non è questa, a mio avviso, la sede opportuna  per esprimire note riguardo a  tali pensieri che posso capire fino ad un certo punto. Tuttavia conosco da vicino la realtà dei centri del dimagrimento perché ne ho fatto esperienza in qualità di trainer: all’inizio la strada è in salita soprattutto per coloro che decidono di ritornare dopo ripetututi fallimenti della dieta.

La seconda questione ha a che fare con la scuola di suo figlio. In particolare nei primi anni di asilo, è importante  creare i presupposti di buone relazioni con l’ambiente. Vede, il nido è la prima palestra naturale dove ogni bambino  ha modo di esplorare le cose e gli oggetti e iniziare la socializzazione al di fuori del mondo domestico. Una madre che favorisce ciò, offrendo la garanzia di una base sicura,  è una mamma adeguata indipendentemente da ogni altra cosa. Non di meno, man mano che suo figlio cresce con l’età e matura in termini emotivi, potrà comprendere sempre più gli stati d’animo altrui, compresa la tristezza della mamma e l’immagine negativa che ha verso la sua forma fisica.
Per le questioni sollevate, potrei raccomandarLe di prendere contatto con un centro di dimagrimento fiducia dove operi lo psicologo, in sinergia con nutrizionista e personal trainer.

Cordialmente,


Dr.ssa Varotto






14/04/2013

Buon giorno, 

Vi espongo il mio problema con l'ansia:

Sono una ragazza di 22 anni e da quando ho 17 anni reagisco agli eventi nuovi o diversi dalla tranquillità casalinga (siano essi ansiosi come una situazione nuova di cui temo il giudizio degli altri, o emozionanti) con ansia e blocco allo stomaco. Se sono a casa e mi sento sicura sto bene, ma lo stomaco si blocca e mastico a vuoto, ci metto molto a mangiare e molto spesso mangio di meno. 

Nella vita lavoro e anche se temo il giudizio del datore e gli errori che posso fare, non ho problemi "invalidanti".

Fino ai 17 anni non ho mai affrontato uscite sociali, con amici, stavo sempre sola, per paura timidezza ecc. I miei genitori non sono mai stati grandi frequentatori di amici, anzi, loro stanno sempre a casa. Mia madre ha avuto la tendenza di seguirmi fin troppo in tutto, talvolta anche adesso prima di fare una scelta devo sempre sentire la sua opinione talmente ne sono dipendente. Mi trasmette ansia, sempre pronta a fare notare qualcosa visto che fa la casalinga e ha molto tempo. Fin da piccola parlavo poco nulla a scuola, tanto che i maestri delle elementari mi spinsero ad andare da una psicologa, poi mi sbloccai, mantenendo sempre un carattere chiuso verso gli altri.

Alle medie ero troppo buona e non reagivo ai dispetti e i ragazzi (maschi) mi prendevano di mira con prese in giro, mi nascondevano le cose, io ci restavo malissimo e avevo paura la mattina ad andare a scuola per quello che potevano farmi.

Il problema principale però è sorto quando mi fidanzai le prime volte dopo i 17 anni ed iniziai ad uscire con un ragazzo che mi piace: soffro di attacchi di panico in alcuni momenti, specie al buio alla sera nelle piazze, anche se lui è buono e mi vuole bene davvero. Succede con qualsiasi ragazzo con cui uscivo o esco, se è un amico e mangio fuori con lui non succede quasi nulla, lo stomaco è rilassato e mangio abbastanza quello che devo mangiare, anche se con più difficoltà rispetto a quando sono a casa. Se devo fare un uscita, tendo a mangiare meno alla sera per sentirmi più leggera.

L'ultima volta che sono stata a pranzo con amici e il mio ragazzo ho mangiato solo metà piatto perché mi saliva il mangiare, praticamente impossibile finire, mi sentivo osservata, giudicata, a disagio ecc..

Ah, dimenticavo, mio papà è molto possessivo ed è sempre stato "geloso" e non amava il fatto che io iniziassi ad uscire quando ero ragazzina e reagiva dicendo ma "dove vuoi andare?". Ricordo quella volta che volli uscire la prima volta con un ragazzino: reagii con attacco di panico e vomito quando voleva avvicinarsi a me in modo affettuoso.

 

Attendo un Vostro gentile consiglio in merito,

Caterina.

 

Gentile Caterina,

 

ho letto la sua lettera con molta attenzione e mi ha colpito la sua capacità di descrivere sé stessa e le sensazioni che prova. Certo pare che quest'ansia, che lei introduce come il suo “problema”, sia una presenza costante nella sua vita, e forse anche uno stato d'animo che ha respirato in famiglia: la mamma che le trasmette ansia e dalla quale sente di dipendere ancora adesso nonostante sia una giovane donna indipendente (ci scrive del lavoro); un papà molto possessivo; non parla di fratelli o sorelle, quindi potrei immaginare che sia figlia unica e ciò forse ha concentrato ulteriormente su di lei le attenzioni dei suoi genitori.

Dai sintomi che descrive (ansia, blocco allo stomaco, vomito) e le sensazioni che li accompagnano (sentirsi osservata, giudicata, a disagio) sembrerebbe che lei soffra di un disturbo d'ansia generalizzato che, in certe situazioni, le impedisce di condurre serenamente la sua giovane vita, in un momento nel quale ha bisogno di tutte le sue energie per prepararsi alla fase adulta, nel quale ha diritto di intraprendere una sana relazione affettiva, di coltivare le amicizie con i coetanei e di riuscire al meglio nel lavoro.

Ciò che mi sento di consigliarle, Caterina, è di rivolgersi ad un professionista psicologo/psicoterapeuta per provare, insieme ad una persona esterna e competente, a ripercorrere gli eventi della sua vita, a riflettere sulla sua famiglia e sulle relazioni con i suoi genitori, per capire dove origina questo stato ansioso e come poterlo elaborare e superare. Quando il nostro corpo ci manda questi segnali sotto forma di sintomi è importante ascoltarli e capirne l'origine, perché senz'altro c'è una sofferenza o un disagio alla base che merita di essere accolta e compresa. Questo richiede la disponibilità a mettersi in discussione e la curiosità di conoscersi meglio che credo, cara Caterina, lei abbia ben espresso in questa sua lettera. Forse questo è il momento giusto per farlo.

 Le faccio i miei migliori auguri,

non esiti a scrivermi nuovamente se ne sentisse la necessità.

Dott.ssa Serena Bezzi



04/04/2013

buongiorno, vi scrivo in merito ad un problema che mi sta ossessionando:

11 mesi fa mio marito mi ha lasciato. sono abbastanza giovane, ho quasi 34 anni, eravamo sposati da due anni scarsi, e prima di msposarci eravamo conviventi da altri due anni. senza figli. lui mi ha lasciata per una ragazza più giovane e più bella, il dolore è stato lancinante ma ho deciso di reagire "bene", per così dire. ho voluto una sepazazione consensuale, mi sono fatta restituire solo quello che era mio senza chiedere danni e neanche assegni di mantenimento, proprio per poter troncare i rapporti con l'ex marito e ricostruirmi al più presto una nuova vita. prima di lasciarci (ma pochi mesi prima) io e il mio ex marito avevamo acquistato una casa. mi sono fatta lòiquidare la mia metà, sotto forma di assegno, e con questa cifra ho solo giovedì scorso acquistato una casa per me. dove andrò a vivere col mio nuovo fidanzato. ho un lavoro precario dove però ho dei riscontri positivi sul mio operato, sto cercando di imparare ad essere autonoma, in gamba, ora è il momento di traslocare, di attivare le utenze nella nuova casa, i progetti con il mio fidanzato nuovo sono bellissimi, siamo tanto felici e in sintonia, la mia vita dopo la separazione è cambiata. in meglio. dov'è il problema, dunque?

il problema per me sonodue: l'amore e  i soldi. quei soldi che non sono miei, neanche prima di acquistare la prima casa, i soldi erano della mia famiglia. il problema sono i meriti. a me sembra di essere stata "brava", ma siamo tutti bravi con i soldi degli altri, con l'aiuto degli amici, dei genitori, del fidanzato. io non sono brava, sono stata solo tanto, tanto aiutata. ho bisogno di conferme, dis entirmi brava, e non mi sento così. mi pare che in questa brutta situazione, di aver ricevuto tanto amore senza però meritarmelo. ora che la casa c'è, che il più è fatto, mi sento sperduta, ho voglia di piangere, come se non meritassi niente ed avessi invece tutto. mi sento continuamente in colpa davanti ad ogni cosa bella che mi succede. so che sembra impossibile ma mi sento esattamente così. come se nonostante le bastonate io avessi ricevuto troppo senza meritare niente. ho le lacrime agli occhi continuamente e la gola stretta. non riesco a dormire bene, mangio troppo, non ho voglia di prendermi cura del mio corpo di andare dalla parrucchiera di essere carina. lo faccio passivamente perché "bisogna" ma tutto quello che vorrei è chiudermi in bagno a piangere. e sono mesi che non ci riesco più, a piangere.


Gentile lettrice ho letto con molta attenzione la sua lettera, di cui la ringrazio.

Come lei stessa riconosce un problema esiste e le fa vivere con estremo disagio il nuovo momento esistenziale, e si tratta di un problema che in “apparenza” ruota intorno al dare e ricevere aiuto e al senso di colpa. La prima domanda che mi sono posta, leggendo la sua lettera, è stata come mai questa donna ha la convinzione di non meritare la felicità, o la vicinanza degli altri, tanto da sentirsi in colpa? Questa domanda porta, però, prima a considerare quali sono le aspettative che lei aveva su sé stessa come donna adulta, sposata. Quali quelle che sentiva gli altri, i suoi genitori prima e suo marito poi, riponevano su di lei? Sembra che ciò che la faccia stare sia il fatto che si sia trovata nella condizione di chiedere e di ottenere, come se non ne fosse degna, come se questo non fosse dovuto a lei, convinzione che mi pare, da ciò che leggo, sia del tutto sua e non rafforzata dagli eventi oggettivi esterni.

Questa riflessione, come le ho scritto, è la prima che ho formulato e che le verbalizzo, ma le consiglierei di affrontarla in un secondo momento, perché ciò che mi colpisce di più è l’assenza di dolore  rispetto alla fine del suo matrimonio. E’ passato meno di un anno dalla fine del suo matrimonio, e pur se è vero che sta iniziando una nuova vita, mi incuriosisce il fatto che non c’è un’emozione, un dubbio rispetto alla nuova storia sentimentale, non c’è un moto di rabbia o altra emozione verso il suo ex-marito, le uniche note emotive sono per se stessa, e sono di demerito. Questa vicinanza temporale tra la fine del suo matrimonio e il suo disagio attuale non può essere trascurata, e sicuramente ci sta, e le sta comunicando qualcosa. Potrei pensare ad un meccanismo di evitamento di elaborazione del lutto, per cui la sua mente preferisce biasimarsi, ritenersi indegna di aiuto e di amore, piuttosto che affrontare la realtà e il dolore della perdita. Questo è il tema su cui la inviterei a riflettere maggiormente, e per questo può rivolgersi ad un Psicologo/Psicoterapeuta della sua zona, sia pubblico che privato, e valutare di iniziare un percorso insieme. Sarei ben felice se mi scrivesse di nuovo per chiarire meglio insieme questi punti con delle informazioni che potranno esserle utili.

Volevo solo aggiungere che in questi mesi ha fatto delle cose, e anche se solo le avesse fatte per non affrontare la realtà, le ha comunque fatte, ha riottenuto dei soldi, mantenuto il lavoro, costruito un nuovo legame, e questa forza l’ha sicuramente trovata in lei grazie anche all’appoggio dei suoi o del suo nuovo fidanzato…questa è la potenza dell’aiuto, dell’amore incondizionato che chi ama da all’altro quando è in difficoltà o ne ha bisogno, senza richieste e senza rimborsi… Penso che anche lei avrebbe fatto la stessa cosa se si fosse trovata nella posizione inversa.

La saluto cordialmente,

Dr.ssa Marzia Dileo

 





Inserita 22/03/2013

Gentile Dottore,

hounasituazione davvero difficile, non so più come venirne fuori.....o meglio lo so ma sono attanagliata da dubbi che mi tologono il fiato.

 Separata con un figlio di 6 anni ho incontrato un ragazzo piu giovane di me di otto anni (all'epoca io 32 e lui 24), adesso sono tascorsi quattro anni, è stata un amore fortissimo. lui ha sempre manifestato un amore fortissimo nei miei confronti, ma io forse ho rovinato tutto perchè ho riversato su di lui i miei problemi esistenziali ed economici, facendo una gran fatica ad arrivare a fine mese.... lui ha cercato di aiutarmi a modo suo ma alla fine essendo un ragazzo particolare, dal carattere introverso ha covato molto risentimento per me  che credo ormai sia giunto alla fine...

 Da un anno siamo andati a convivere pensando di risolvere la situazone ma all'atto pratico la convivenza è risultata impossibile. siamo troppo diversi, lui in casa non è abituato a fare niente, sta via per lavoro ore ed ore rientrando ad orari impossibili, io gli pianto scenate perchè mi sento trascurata e messa da parte, lui non condivide nulla con me e mio figlio, si organizza da solo la sua vita, alterna momenti di affetto a momenti in cui vuole farla finita...dice che meno tempo sta a casa con me e meglio sta,io lo tempeso di telefonate e messaggi perchè vado in ansia in quanto non ricevo più nessun tipo di affetto, non mi cerca mai,mi aggredisce, mi riempie solo di insulti dicendo che non capisco il suo lavoro, non capisco lui e che sono ignorante.


 Ormai è l'opposto di quello che era, dice che non mi sopporta piu che non vede futuro cone me anche perchè purtroppo, ed ho sbagliato credo, gli ho detto con rabbia che mai farei un figlio con un immaturo come lui, che sta via tutto il giorno, che gia io ho fatto una gran fatica con mio figlio da sola senza parenti e senza nessun aiuto......e che stare con uno abituato a farsi lavare mutande e calzini e che in casa non sa fare e non vuole fare nulla è un suicido....


 gli ho chiesto di cambiare atteggiamento perchè mi fa soffrire ma lui ha risposto che non cambierà mai perchè è convinto di fala finita....ma io non ci credo fino in fondo, vorrei salvare il nostro rapporto, gli ho pure detto che io per fare un figlio devo poter cotare su un compagno che è in grado in casa di dare una mano ma lui ha risposto che ormai con me nemmeno morto farebbe questo errore.


 Piano piano il nostro amore è morto, lui adesso dice che vuole farla finita e se insisto e magari pietosamente mi avvicino ad accarezzarlo piangedo a volte ha scatti di ira mi spintona, mi fa male, una volta mi ha buttato a terra........non lo riconsco piu, pensavo che lui non potesse mai farmi del male o rinnegare il nostro amore ma oggi io ho 36 anni e lui 28, forse non vede futuro con me ormai, era solo infatuato del mio aspetto ma all'atto pratico adesso non vedo amore, mi rinfaccia che mantiene me e mio figlio dato che viviamo a casa sua e a parte la spesa io non ho altre spese... credo che in un'altra situazione potevamo essere felice ma comprendo che alla sua età io non faccio al caso suo, all'inizio io non volevo stare con lui per tutte queste cose ma lui ha insistito dicendo che mi avrebbe amato per sempre ma adesso è un'altra persona, mi odia.

 aiutatemi, non so che fare, anche perchè sono sola con mio figlio, non ha nessun sostegno.

Carissima Lettrice,

sento le sue parole risuonare molto potentemente dentro di me che emergono come  rabbia, delusione, senso di colpa e solitudine.

Rabbia perché ognuno sembra  concentrato su se stesso: Lui sta fuori per lavora tutto il giorno e a casa non vuole fare nulla perché è abituato a farsi lavare mutande  e calzini; Lei non sente di essere al centro dei pensieri di Lui, forse come lo era un tempo, e si ritrova a rivestire un ruolo diverso da quello che aveva pensato prima della convivenza.

Delusione perché il rapporto che aveva in precedenza non si è accresciuto con la convivenza bensì si è evoluto nelle vesti di un ring dove si è in continua lotta.

Senso di colpa perché crede che “forse” ha “rovinato tutto” riversando sul suo compagno tutti i suoi problemi esistenziali ed economici.

Solitudine perchè ha investito in una relazione che si sta presentando molto diversa, una volta superata la fase dell'innamoramento,  e perchè Le viene rinfacciato di essere mantenuta insieme a suo figlio.

Lei già nella prima frase della lettera lascia intendere che sa come venirne fuori ma, per via dei forti dubbi che l'attanagliano e le tolgono il fiato, forse non trova le modalità o il coraggio.

Nella vita di coppia funziona in modo  che si condividano le gioie e i dolori cercando il più possibile di non utilizzare il partner solo ed esclusivamente come contenitore dei propri problemi. Quanto questo succede nella sua relazione? E quanto si è disposti a cercare un punto di condivisione-complicità da entrambi le parti?

Un concetto che ritorna spesso è che Lui vuole farla finita. Ma allora cosa ancora vi tiene insieme?

Sperando di esserLe stato utile per inquadrare meglio la situazione, credo per voi possa essere utile cercare un aiuto per la vostra situazione per permettervi di focalizzare meglio i vostri bisogni e sentimenti.     

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio



Inserita 22/03/2013

Buongiorno, la mia è una situazione un po particolare. Sono sposata da tre anni, con un figlio di 15 mesi. Mio marito è una persona tanto nervosa, quanto dolce e fantastica . Il dolce e fantastico però si nasconde sempre e viene fuori sempre meno. Prima di sposarci mi ha picchiata alcune volte, anche pesantemente, ma io ero talmente innamorata che ho sempre lasciato passare tutto anche perchè come dicevo nei momenti di calma, è davvero una persona fantastica. Poi siamo arrivati ad un punto, che oltre alle botte che arrivavano ogni tanti, l'unico modo di rivolgersi a me era offendendo, umiliando la mia persona, urlandomi contro cose impronunciabili. Finchè siamo arrivati ad un compromesso, lo psicologo, dal quale è andato qualche volta e che dico la verità è servito tantissimo perchè è davvero cambiato. Il problema è che dopo la nascita del nostro bambino, che lui adora e col quale si comporta benissimo, ha ricominciato ad offendere, umiliare, per ogni minima cosa, stupidata. Non c'è mai un confronto sereno o una discussione, c'è sempre lui da una parte che urla dicendomi che sono cattiva, stronza, incapace, che ho un lavoro solo perchè vado a letto col mio capo, che si penete di avere fatto un figlio con me, che vuole la separazione,e l'altra sera dopo due anni mi ha picchiato ancora con una ferocia che sembrava indemoniato. poi mi ha detto che voleva il divorzio, che non mi sopportava più ed il giorno dopo come al solito faceva finta di niente, ha chiesto scusa con un sms e adesso sta li e aspetta non si sa cosa. Ma io non sono più disposta a nulla, voglio rispetto sbaglio? cosa devo fare? cosa è giusto per nostro figlio che lo adora come è giusto che sia?

so che mi ama ma non ne posso piu. Grazie per il consiglio che riuscirete a darmi.

Valentina


Gentile  Valentina,

certamente la situazione di sofferenza a livello affettivo e relazionale che Lei sta vivendo merita un’attenzione particolare.  C’e’ in gioco, infatti, il benessere psicologico della coppia, di un papà e di una mamma e soprattutto quello di un bambino ancora piccolo.

E’ a lui che mi permetto di orientare alcune righe di riflessione. Suo figlio è la parte fragile del sistema, un essere in fieri e incapace di esprimersi con il linguaggio dei grandi. Ora…..le perplessità che mi sovvengono dalla lettura di questo triste racconto sono diverse: quanto questo bimbo sta assorbendo delle umiliazioni intercorse tra mamma e papà? Che cosa percepisce delle violenze fisiche? E cosa “pensa” la sua mente quando guarda la faccia di un papà indemoniato che poi diviene improvvisamente dolce davanti ai suoi occhi?
Probabilmente, mi verrebbe da dire: “ suo figlio sta assorbendo il tutto in qualità di spettatore e non può raccontar nulla perché non ne è capace  e ha il solo bisogno della vostra sicurezza”

Detto ciò potrei suggerirLe di provare a recuperare il dialogo perduto con il suo compagno affinchè lui possa essere rimotivato a riprendere il contatto con lo psicologo.

Sono del parere infatti che il contributo di un esperto competente possa essere prezioso affinchè suo marito possa superare gradualmente i problemi che ci racconta. L’obiettivo dell’alleanza terapeutica è di arrivare a quella maturità che ora sembra mancare in quest’uomo e che riguarda le responsabilità di padre e di marito. Quelle responsabilità che servono - tanto come quelle dell’altra metà della coppia - a garantire anche la costanza delle cure verso il bambino.

Son convinta che non si debba buttar via niente da un padre che lei sente – nonostante tutto - dolce e  fantastico. E’ con l’augurio che la vostra storia famigliare possa riprendere a splendere di gioia che la saluto cordialmente

Dr.ssa Varotto




Inserita 20/03/2013

vorrei sapere che significa, se ha un significato psicologico nascosto,risistemare le sedie ogni volta che mi alzo da un posto, persino da una riunione di lavoro...appena ultimata, mi alzo e prima di uscire sistemo a posto la sedia sulla quale ero seduta e così in ogni circostanza. grazie,Eleonora


Gentile Eleonora,

spesso tutti noi compiamo atti come questo : sistemare sedie, controllare di aver chiuso la porta più volte, controllare di avere spento il gas…. Tutti questi piccoli “rituali” ci aiutano a sentirci più tranquilli, ci danno la sensazione di controllo ed efficacia nelle situazioni. Questo può essere considerato il loro “ significato nascosto”. E’ da considerare problematico solo quando le azioni vengono innescate dal soggetto come risposta al senso di disagio provocato dall’ossessione, cioè da un pensiero persistente e costante che occupa gran parte dei pensieri della persona, per tale motivo vengono messi in atto meccanismi per prevenire e neutralizzare la ricomparsa delle medesime idee ossessive. Il sollievo che si prova però è solo momentaneo per cui poco dopo si innesca di nuovo lo stesso meccanismo.

Spero di essere stata esaustiva cara Eleonora .

 

Cordiali saluti

Dott.ssa Eleonora Girani

 




Inserita 15/03/2013

Ho molti problemi con mio marito..ho spiegato nella sezione della coppia che è stato sempre un marito assente moralmente e ora sospetto che abbia una relazione...non gliene ho parlato ma ho scoperto da un tabulato telefonico che parla anche un ora con un cellulare al quale risponde una donna. Non sono certa ma parlare un'ora quasi tutti i giorni con una donna.....

Io provo rabbia perchè io ho sempre elemosinato un dialogo con lui...ma lui è sempre stato distaccato e silenzioso, Il tipo che racconta solo quello che è sicuro non porti problemi a lui e automaticamente mi ha nascosto diverse cose...

scoperte dopo per caso, questo innescava in me reazioni di rabbia che lui non ha mai compreso e ha continuato sulla linea della menzogna spicciola o dell'omissione creando in me rabbia crescente e una reazione a catena che ci ha allontanato definitivamente..ora infatti io con lui non parlo più se non di nostra figlia. Lui fa finta di nulla e se io apro l'argomento sul nostro rapporto dice che adesso le cose possono cambiare e possiamo stare bene...e contestualmente scopro le telefonate che tra l'altro lui cancella regolarmente.

Nel corso degli anni vissuti con lui mi sono spenta fino ad arrivare a non aver neanche la forza e la voglia di pensare.
Il mio cuore mi dice di andarmene e di costruirmi una nuova vita con mia figlia....ma la ragione mi dice che mia figlia ne soffrirebbe troppo...senza contare le paure che ho riguardo l'affidamento.

Da una parte io sono figlia di genitori che non sono mai andati d'accordo, e non vorrei mai far vivere mia figlia in una realtà familiare tesa come quella che ho vissuto io....dove ogni cosa un discorso a tavola, partire per le vacanze, il quotidiano era all'insegna della tensione e dell'angoscia. Però so che i figli di separati vivono male comunque...e allora cosa sarebbe meglio fare?

Vorrei conoscere le vostre esperienze...ricevere dei consigli...per favore...


Gentile lettrice,

per prima cosa grazie per essersi rivolta al nostro servzio. Ho letto con attenzione le sue parole.

Mi sembra che emerga in maniera chiara tutta la sofferenza che prova per la distanza di suo marito. Purtroppo o per fortuna non esiste esperienza utile a dare "consigli" ad un'altra persona su quello che sia giusto fare.

Possiamo però certamente supportarla nella formulazione di alcune domande in grado di indirizzarla e sostenerla nella conoscenza di sè e di ciò che desidera.

Per prima cosa cerchi di sospendere e mettere da parte le sue paure riguardo la probabile infelicità dei figli, l'affidamento, etc e si orienti su di sè. Inizi, poi, a recuperare nella sua memoria le immagini, i ricordi e le volte in cui si è sentita appagata e con questa sensazione di piacere cerchi di confrontarsi con la sua situazione attuale.

Non faccia l'investigatore riguardo i probabili tradimenti di suo marito perchè non la aiuta e la mette in una posizione di debolezza e ulteriore angoscia.

Orienti queste energie su se stessa e non lasci che sia solo suo marito a decidere per entrambi.

Provi a fare una valutazione del suo stato attuale di benessere percepito e del raggiungimento attuale dei suoi desideri e bisogni.

Si chieda cosa può fare lei per se stessa e provi a trasformare questi pensieri in azioni. Se vuole potrebbe cominciare anche un percorso di conulenza o psicoterapia e farsi supportare in questo percorso.

Le auguro di trovare la sua strada e ritrovare la forza di pensare, vivere e prendersi cura di sè e di sua figlia.

Non esiti a contattarmi per qualsiasi dubbio o chiarimento

Un saluto

Dott.ssa Daniela Stabile  





Inserita 15/03/2013


Buongiorno,

Scrivo perchè sono una mamma disperata.

Ho un figlio di 17 anni che mi ha appena detto che mi odia e qualche volta però prova anche pena per me

Sostiene (ed è vero) che  nella sua infanzia e anche fino a poco tempo fa io sono stata la mamma dei divieti e soprattutto una mamma che alzava le mani troppo spesso  senza mai dare amore.

Ci ho parlato, gli ho ricordato tutti i momenti belli in cui non può non ricordare  tutto l'amore che gli ho dimostrato ma dice che quello è scontato,

una mamma lo deve per natura,  le botte, i divieti e le punizioni invece se li ricorda bene e prova tanto rancore.

Il padre era sempre fuori per lavoro,  lui non c'è nel banco degli imputati, sotto accusa  ci sono solo io.

Chiedo,  riuscirà a perdonarmi, può avere avuto dei traumi che rimangono a vita?

Io cercavo solo di correggerlo perchè era un bambino molto molto agitato e con un comportamento a scuola veramente inadeguato, forse ho esagerato, gli ho chiesto scusa ed ha risposto:

scuse respinte.

cosa dovrei fare? come posso rimediare tenendo conto che lui non ne vuole sapere di me e se mi parla è solo per prendermi in giro.

grazie di cuore

mamma e lacrime 


Carissima “mamma disperata”,

grazie per aver condiviso con noi i suoi pensieri e preoccupazioni.

 Leggendo la sua lettera ho immaginato un ragazzo nel pieno della propria adolescenza, una fase della vita caratterizzata da profonde trasformazioni nel corpo e dall’importante ricerca e costruzione della propria identità, nel continuo allontanarsi e riavvicinarsi alla famiglia; spinti verso l’esterno e verso i coetanei, gli adolescenti “sani” si ribellano ai genitori e rifiutano, spesso con molta forza, i modelli che si propongono loro, contestandoli e rigettandoli per differenziarsi.

 E’ una fase molto faticosa per i giovani, così come lo è anche per i genitori; a volte può essere molto doloroso proprio perché l’allontanamento dalla casa ed il rifiuto sono evidenti ed espressi con forza. Si somma a tutto questo, nel vostro caso, la memoria che suo figlio conserva della propria infanzia, che come lei scrive, ricorda “piena di divieti, botte, punizioni”.

 Cara signora, ciò che posso consigliarle è di tenere duro in questa fase, considerando che il passato non può essere cambiato nei fatti ma può essere rielaborato e compreso nei suoi significati quando entrambi sarete pronti per farlo. Ciò non è forse possibile in questa fase della vostra vita, ma lo sarà probabilmente più avanti, quando suo figlio sarà cresciuto. Adesso può stargli vicina nonostante i suoi rifiuti e le prese in giro, rimanendo per lui un costante punto di riferimento, anche se la maggior parte delle volte si sentirà rifiutata, ci sia sempre per lui. E’ probabile che più avanti riuscirete a parlare del passato con un’altra consapevolezza e in altri termini.

 Chiedere scusa è sempre importante quando si è sinceri e si crede realmente di aver sbagliato, ma forse in questo momento per suo figlio non è sufficiente. Non potrei sbilanciarmi sui “traumi che rimangono a vita”, poiché non conosco nei dettagli la vostra storia; ciò che mi sento di dirle è che l’adolescenza rimette in discussione molte cose, molti aspetti del carattere, le relazioni e l’identità dei giovani che stanno crescendo, quindi lasci che suo figlio la viva appieno.

 Le faccio molti auguri,

non esiti a scriverci nuovamente se ne sentisse la necessità.

Dott.ssa Serena Bezzi




I

nserita 13/03/2013


salve , vorrei esporvi il mio problema , non so se sia normale  il mio malessere, il mio stato d animo ,il mio bisogno  sopratutto , ed è  per questo mi rivolgo a voi  per avere delle certezze , per affrontare meglio il problema . espongo il problema : ho 40 anni sn spostato da 10 anni ,  adesso  separato in casa ,non lavoro , il rapporto con mia moglie  dalla decisione presa di dividerci è cambiato dal punto di vista  sessuale  poi il resto è quasi  identico a prima ,le voglio bene ma non riesco più a vederla come amante ma bensi come amica un ottima amica , il nostro rapporto sicuramente è terminato per i troppi problemi e da parte mia  è giunto un desiderio rivolto ad altre donne , in concreto oggi  ho  una voglia matta di stare con una donna in maniera seria e condividere tutto con lei , fino a qui credo che sia tutto normale ,

ma  la mia situazione mi porta ad essere  con le mani legate , perchè  voglio finire totalmente una storia per incominciarne un altra , quindi mi sento frustrato , mi piace una donna vorrei espormi ma non riesco . di carattere sono cosi  un po timido anche se non lo faccio vedere anzi ,ho una ripresa lenta , poi se parto vado spedito ,  questo è una parte del problema ma  la cosa che mi  fa pensare se in me tutto va bene o meno è questa ,esempio : mi piace una donna  che vedo spesso che magari non conosco , comincio a fantasticare su lei su noi , in gergo mi faccio i film in testa , come se fossi innamorato ma chiaramente non è amore ho notato che poi mi passa  dopo   un po , e soprattutto  se so che la tizia è impegnata , e divento un sentimentale  cronico  , e ci sto male , divento triste mi chiudo nel mio mondo di sogni , ed è questa cosa che mi fa chiedere se in me qualcosa non va , e ho paura di me stesso perchè penso che il giorno che frequenterò una donna mi  innamorerei  subito e ne soffrii tanto se andasse male  , cosa da non escludere ,adesso sta succedendo varie volte  sempre la stessa cosa mi piace una donna ecc ecc non credo che sia normale , ho letto su internet che il mio problema potrebbe essere un problema affettivo ma non ho la certezza di questo quindi mi rivolgo a voi  se gentilmente mi  dareste una vostra opinione a tal proposito , distinti saluti grazie


Gentile lettore,

la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.

Su internet ha letto che la sua situazione potrebbe rientrare in un problema affettivo, e come avrà notato questa frase non dice granchè, o meglio non l’aiuta, anche se effettivamente il suo problema potrebbe rientrare nell’area degli affetti, nell’area dell’attaccamento. Che significa? Non ho molte informazioni su di lei, ma da quello che scrive emerge una difficoltà nelle relazioni, e non solo ad iniziarle, ma anche a finirle. Queste difficoltà avranno quasi sicuramente un’origine e un significato nella sua storia personale, nel suo rapporto con i genitori.

Facciamo un po’ d’ordine, il primo aspetto fondamentale è la situazione da separato in casa, che sta vivendo, si tratta di una situazione non definita, di una coppia non coppia, di due persone che stanno insieme a vivere ma che non riescono a trovare una vita propria fuori dalla coppia. Qui la inviterei a riflettere, e a fermarsi…come riesce ad iniziare una nuova storia, con le caratteristiche che già riconosce di lei, se non esce appieno da un’altra? E come mai questa situazione? Potrebbe iniziare intanto a partire da questo interrogativo, senza pensare al futuro, ma concentrarsi sul suo presente. La situazione da separato in casa, pur se complicata, sarà sicuramente funzionale, e non mi riferisco soltanto agli aspetti pratici (soldi, compagnia).. Se riesce potrebbe anche domandarsi cosa significa per lei, cosa proverebbe se lei e sua moglie vi separaste davvero?

Questo interrogativi, e mi porto anche al secondo punto, sarebbe utile affrontarli con l’aiuto di un professionista esperto, un Terapeuta Relazionale, che lei può scegliere sia nel settore pubblico che nel privato. In modo da poter iniziare a inquadrare meglio l’intervento d’aiuto più utile per lei. Per ora, la invito a guardare la situazione che vive, senza pensare a che nel futuro non si innamorerà, o a pensare al suo possibile fallimento, la situazione attuale ha per lei un significato e una funzione che se non affronta o per lo meno rende consapevoli, per cercare davvero una strada di cambiamento.

Cordialmente,

 Dr.ssa Marzia Dileo


Inserita 11/03/2013

Gentile dottore, sono un ragazzo sposato da circa tre anni e con un bambino di 9 mesi. Con mia moglie è sempre andato tutto bene, abbiamo avuto un fidanzamento di 13 anni, ma le cose sono peggiorate quando è rimasta incinta. È super protettiva con nostro figlio già da quando era nel pancione, ma da quando è nato è diventata morbosa. Inoltre la vicinanza alla mia famiglia di origine ha solo peggiorato le cose. Vede i miei come intrusi e mia madre come la persona che le vuole togliere il bambino e negarle la gioia di essere madre. In più accusa me, ma assicuro senza motivo, di dipendere dalla mia famiglia di origine. È una situazione così complicata che credo sia indispensabile la terapia di coppia ma mia moglie non vuole. Come posso farle capire che è importante per noi e per il nostro piccolo?

Grazie mille

Giovanni


Gent.mo Giovanni,

mentre leggevo la Sua lettera ho avvertito un forte senso di preoccupazione e apprensione che prova nei confronti della sua vita familiare e di coppia; sicuramente affidarVi ad una persona esperta potrebbe aiutarVi a migliorare la situazione ma è necessaria la disponibilità di entrambi per intraprendere un percorso terapeutico e forse sua moglie non è ancora pronta ad affrontarlo.

Nella sua lettera tralascia di descrivere la modalità con la quale si rapporta alla situazione che attualmente vive, non avendo riscontri in merito non posso che suggerirle delle considerazioni che potrebbero permetterle di riflettere e forse confrontarsi.

La nascita di un bambino è un evento bellissimo ed emozionante, ma per la vita personale e quella di coppia può rappresentare una fase di disorientamento. A volte, la mamma (o la figura che si prende cura del bambino) può sentirsi come l’unica persona in grado di far fronte ai bisogni del bambino rifiutando l’aiuto e l’affiancamento di altre persone, ciò Le provoca un sovraccarico di impegni e responsabilità. Affinché possa ritrovare il proprio equilibrio e godere dei propri spazi, è importante avere l’appoggio e il sostegno del partner sia dal punto di vista fisico, nelle cure giornaliere del bambino (alimentazione, pulizie, giochi, ecc…) che da quello psicologico, favorendo i momenti di distensione e distrazione. Inoltre potrebbe permettere alla mamma, di capire che le cose possono essere fatte anche in modo diverso e non per questo essere sbagliate, ogni genitore ha un ruolo che non è interscambiabile ma unico.

Anche le relazioni con le rispettive famiglie di origine cambiano. La coppia è diventata una famiglia ed ha bisogno del tempo per trovare una propria identità con diverse abitudini, equilibri e relazioni che coinvolgono anche i nonni, i quali possono rappresentare una risorsa, un aiuto “pratico”, ma è necessario che rispettino i tempi e le modalità con cui le richieste vengano avanzate.

Cordiali saluti

Dott.ssa Patrizia Ziti




Inserita 08/03/2013

Buongiorno, mi permetto di scrivervi perchè sto vivendo un periodo bruttissimo della mia vita. Anzi il peggiore sino ad ora.

Sposata da 15 anni con un marito fantastico, nonchè uomo eccezionale,un figlio di 13 anni adorabile ed una serenità ed un amore che tutti gli amici ci invidiano.Io ne sono innamorata persa, sia di mio marito che di mio figlio.Abbiamo affrontato insieme difficoltò enormi, sempre in sintonia

Ad un certo punto vedo mio marto un pò freddo ed a volte anche aggressivo a parole con me, questo riportato solo nella sfera sessuale.

Affronto il problema e dopo varie negazioni mi dice che la passione glielo ho fatta passare, che è apatico sessulmente perchè sono fredda e non mi vede più come la sua donna..

esterna anche momenti di rabbia che mai gli avevo visto... adesso siamo in cura da uno psicologo  perchè dice che io ho dei blocchi sessuali che lui si è stancato di cercare di risolvere....che in questo momento le tantazioni sono tante ma mai mi ha tradito in 15 anni e vorrebbe non continuare a farlo.ma che il sesso per lui è importantissimo e quindi mi vuole bene da morire ma che non riesce ad amarmi completamente in questo momemtno perchè gli manca questa parte

in concomitanza con la sua "sclerata", devo dire che ha avuto un incontro con suo fratello che non vedeva e parlava da 15 anni per una difficilissima situazione famigliare.

sono in panico, a volte gli sto addosso, a volte sclero a volte penso di vivere un sogno.

mi sapere dare un aiuto?

p.s. mi ha cercata settimana scorsa ma quando andava tutto a meraviglia il fatto che lo abbia spostato con le mani un attimo l'ha mandato in tilt.

 Buon Lavoro !


Gentilissima Sig.ra,

La ringrazio innanzitutto per averci contattati. Dal problema da Lei esposto, mi sembra di capire  che Lei abbia idealizzato il suo rapporto di coppia, il fatto che per molti anni ha vissuto una situazione idilliaca sotto tutti i punti di vista,  forse Le ha consentito di ipotizzare che il suo matrimonio potesse rimanere identico negli anni. I rapporti con gli altri ( anche quelli con i coniugi) sono in continuo mutamento e diverse cause possono compromettere la qualità della vita di relazione e sessuale. Tra queste cause vanno considerati i problemi derivanti dal lavoro o di ordine relazionale, a tal proposito Lei riferisce di un rinnovato legame con un familiare, che da tempo si era logorato.

L’emergere della crisi non è patologico, ma il cercare di evitare questa crisi è dannoso. A tal proposito mi ha fatto piacere apprendere che avete consultato un collega per risolvere la situazione. Per non entrare in conflitto con quanto emergerà dai vari colloqui, non mi dilungo oltre, ma Le potrei suggerire di avere una maggiore consapevolezza dei suoi comportamenti e chiedersi se: riesce a sorprendersi ancora del suo partner, se non dà niente per scontato e se le piace utilizzare le sottili arti della seduzione e del corteggiamento.

Cordiali Saluti.

Dott.ssa Patrizia Ziti




Inserita 26/02/2013

sono una ragazza di 28 anni,convivente da tre anni e mamma da ormai 6 anni.Qual'e' il problema?Il problema e che con l'arrivo dell'inverno mi cade sempre addosso una "forte depressione"fatto da mancanza di voglia di fare,brutti pensieri(su mia figlia e su di me),non provo nessuna gioia solo tristezza,malinconia e noia.Poi finito l'inverno,pian piano mi riprendo e inizio a vedere la vita in modo normale.Questa situazione ovviamente la vivo malissimo,tutto e' iniziato nel 2010 dopo aver provato per la prima volta un attacco di panico,da li,ho vissuto l'inferno,paura di far del male a mia figlia,paura d'impazzire,di non essere normale,di tutto e di piu.Poi e passato e ho iniziato a riprendere una vita abbastanza normale.

Nel ottobre 2011 ce stata la ricaduta,provavo noia a stare con il mio compagno,lcon mia figlia,tristezza vuoto interiore e poi arrivato febbraio e passato tutto(non ho preso antidepressivi,solo un ansiolitico)sono tornata tranquilla,ho vissuto un esperienza forte il 20 e 29 maggio(ovvero il terremo dell'emilia,sto in uno degli epicentri)ma non mi ha causato nessun problema a livello di mente,fortunatamente!

Ma adesso a gennaio con le feste,i primi veri freddi mi e tornsto tutto,non provo sentimenti per mia figlia,ho brutti pensieri,dentro di me sento un gran vuoto.Devo dire che la mia vita gira attorno alle faccende domestiche,a qualche uscita con le amiche e la bimba.Io e il mio compagno ci vogliamo bene,io sono innamorata mentre lui mi vuole bene,ma andiamo d'accordo e insieme stiamo bene,ho dei genitori che mi vogliono bene,una figlia intelligente e sana che mi adora,dei buoni amici,eppure ogni inverno la mia psiche mi gioca questo scherzo.E mi fa star male 


Gentile lettrice, mi scuso per l’attesa nella risposta. Ciò che racconta è molto interessante, ma per darle un aiuto più significativo mi sono necessarie altre informazioni. Mi parla di un “attacco di panico” nel 2010, come era caratterizzato questo attacco? Che cosa succedeva in quel momento nella sua vita? Come è riuscita a gestire l’ansia e a riprendere una vita normale, come ha detto?

L’ipotesi che posso fare è che ciò che ha causato questo “attacco di panico” non sia stato elaborato, ma ha soltanto preso una forma diversa per manifestarsi. Cosa accade prima di questi momenti depressivi, cosa prova? E’ possibile che ci sia un collegamento tra questi eventi e quello di tre anni fa. Provi a ricostruire questi periodi di vita, concentrandosi non tanto su ciò che le accade in termini di voglia di fare o non fare, ma fermandosi sulle emozioni e sugli eventi precedenti a questo stati, lì potrebbe esserci un primo spunto di risposta. Provi a riflettere anche sulla sua vita di coppia, mi colpisce molto la sua affermazione “Io sono innamorata, mentre lui mi vuole bene”, qui sento dei vissuti di delusione e frustrazione..ma sono una mia fantasia.

La saluto cordialmente.

 Dr.ssa Marzia Dileo




Inserita 25/02/2013

salve,sono Vale e scrivo per un consiglio vivo. Ho 20 anni,sono fidanzata da circa 5 anni kon un ragazzo il cui rapporto all 'inizio sembrava tutto rose e fiori,dopo si è trasformato in un incubo. Ha iniziato ad alzare le mani,a sfogarsi su di me quando ne aveva bisogno,a farlo soprattutto nei momenti in cui volevo abbandonarlo per sempre ormai esausta. L ho perdonato piu volte,tornati insieme come sempre,fino a quando scopro il suo problema con la droga. Riesce ad uscirne così sembra,ma successivamente la situazione prende una piega diversa.Scopro che si sente con altre ragazze ,ad alcune dice di amarle,altre di desiderarle.Supero anche questo con la consapevolezza di essere stata tardita piu volte, soprattutto sulla fiducia e sul rispetto in quanto non so se realmente mi ha tardita fisicamente.

Le sue parole sono sempre di negazione e sui suoi errori ci ha messo una pietra sopra,volendoli dimenticare per sempre.Ma per me non è cosi.Il problema è un altro,mi sento da tempo messa da parte,poco desiderata ,io non l ho mai tradito,ma non mi fido di lui e molte volte(spesso)l 'amore si trasforma in rabbia e odio.La cosa che mi fa piu male è che lui non mi dimostra niente(lo dimostrano gli anni precedenti) e quando gli chiedo 'dammi una sola motivazione per cui stai kon me' ,lui risponde solo' perchè sto bene con te!'.Questa non è una risposta,soprattutto dopo tutto quello che ho fatto per lui. Sto entrando ina forte depressione,non riesco a lasciarlo perchè sto male,non riesco a starci insieme perchè non sono felice,lui non mi dimostra niente e il dolore mi è rimasto dentro,per sempre. Vorrei che rispondia te a due domande,mi aiutereste tantissimo...

1) come posso fare? come faccio ad essere di nuovo felice e togliermi tutta sta sofferenza? 2) Anche voi pensate che questo rapporto sia solo masochismo e che lui non mi ami neanche un po? e allora perchè continua a star con me?

Voglio tornare ad essere la ragazza tranquilla di una volta.sto pensando seriamente dell'aiuto di uno psicologo. Cordialissimi saluti

 

 

Cara Vale,

dalla sua lettera emerge una grandissima delusione e tristezza che sono ben comprensibili. Spesso nei rapporti affettivi non ci si rende conto di quanto spesso amore e sofferenza diventino parte di uno stesso nucleo quindi il primo passo per poter essere di nuovo felici è comprendere di essere una persona che pensa, soffre, e agisce.

 

Se deleghiamo sempre all’altro la responsabilità di scegliere per noi non ci metteremo mai in posizione di scegliere e di farci percepire come esseri pensanti. Se all’altro va bene una certa condizione potrebbe non essere lo stesso per noi, o perlomeno potrebbe essere diverso da quello che vorremmo, abbiamo quindi la possibilità di valutare ciò che ci fa stare bene o male.

 L’amore non può essere solo sofferenza è un dare ed un avere, non è unidirezionale. Per questo motivo dobbiamo sentirci forti del fatto che per star bene si ha bisogno di almeno di un parziale equilibrio tra le parti.

 Rispetto alla sua domanda sull’amore ritengo che essendo diversi ognuno ha un proprio modo di amare, forse per questa persona è “il” modo di amare, che da quanto mi dice non la fa più stare bene.

Quindi proprio perché in amore esiste un bilancio di necessità e condivisioni sarebbe utile analizzare quali sono fondamentali per il suo benessere. È doveroso sentirsi parti delle decisioni e non in balia di quanto gli altri ci fanno vivere.

Questo, credo sia il primo passo per sentirsi di nuovo “ tranquilla”.

 Cordiali saluti

 Dott.ssa Eleonora Girani


Inserita 25/02/2013


Ho visto il vostro sito cercando una soluzione ad un problema con mio padre. Mi presento mi chiamo lisa ed ho 19 anni. Ho dei problemi con la famiglia. I miei genitori sono divorziati e si sono separati quando io avevo l'età di 9 anni avevo l' affidamento con mia madre ma all'età di  14 anni sono andata a vivere con mio padre perchè avevo paura di ritrovarmi un futuro terribile visto che mia madre mi lasciava libera e decidevo sempre io cosa fare! Nn pensava a me pensava a se stessa non mi comprava mai abiti e mi  sentivo trascurata! Sentivo il peso della famiglia!

Loro nn parlavano toccava fare da voce a noi figli poi a 15 anni ho cercato di andare avanti e nn farmi problemi! Mio padre nn mi faceva e non fa mancare mai nulla ne a me e neppure ai miei fratelli piu grandi lui ci ama e ne ha passate molte a causa di mia madre! Dal divorzio e diventaro freddo. con mia madre ci parlo e se sono da lei posso uscire anche la sera, mi da molta libertà e gli dico tutto ciô che faccio perchè non ho paura di deluderla e neppure di ferirla, ma con mio padre il contrario! Mio padre nn capisce che mi deve lasciare un po libera! È anche vero che peró io gli ho sempre mentito, su cose banali ma anche un po piu gravi, perchè nn  avevo il coraggio di chiedergli le cose nonostante fossero banali. Abevo sempre paura che mi dicesse di no e quando scopriva le bugie lo deludevo ancora di più! Con lui è difficile parlare ho paura sempre di dire qualcosa di sbagliato o che lo deluda!

Lui è la persona più importante per me, ma a causa dei miei errori lui forse crede che io sia una poco di buono magari che bevo:perchè una volta ha scoperto che io ho bevuto una birra ma garantisco che io nn bevo piu nulla; magari che fumo ed è vero ogni tanto fumo una sigaretta! Non lo voglio deludere ma più si va avanti e più diminuisce la sua fiducia verso me! Lui vorrebbe la mia felicità solo quello, quindi vuole che io vada bene a scuola anche essendo un po pigra 2-3 materie le ho come debiti!

Gli voglio un sacco bene e lui lo sa ma non mi ha mai conosciuta veramente, dei dolori enormi che ho vissuto e ho cercato di passare nel modo sbagliato lui non ne sa nulla, c'è stato un periodo buio dove nn sapevo più cosa volevo, studiavo lontano da casa e lui mi vedeva solo nel weekend e durante la settimana io sfogavo i miei problemi bevendo e lui di tutto ció nn ne ha mai sapito nulla per paura di deluderlo! Sfogarmi con lui è difficile ho paura che soffra! Non so più cosa dirgli! Come spiegargli che ho fatto degli errori e mi sono pentita amaramente che di me si puó fidare e che se mi lasciasse un pochino di più libera io potrei dimostrare che sto crescendo! Vorrei solo dirgli sempre la verità sensa che io abbia paura della sua reazione! Grazie mille confido in una risposta


Carissima Lisa,

innanzitutto grazie per aver confidato i suoi pensieri e la sua storia al nostro servizio, spero di poterla aiutare con la mia risposta.

 Mi ha molto colpito nella sua lettera il verbo che molto spesso ha usato per descrivere un sentimento che prova quando pensa ai suoi genitori e cioè “deludere”, in particolare quando scrive di suo padre. Ho avuto l’impressione, leggendo la sua storia, che lei Lisa sia più matura di quanto la sua giovane età lasci pensare e che si sia accollata, come lei stessa scrive, “il peso della famiglia” e la responsabilità di “non deludere”, di scappare da “un futuro terribile”, di “fare da voce” ai suoi genitori poiché loro non sembravano in grado di gestire la situazione.

 Certamente la separazione dei propri genitori è un evento molto delicato e complesso da elaborare e successivamente superare per ogni componente della famiglia in modo diverso. Lei poi era ancora una bambina, la più piccola dei figli, e mi domando quanto sia stata aiutata a capire cosa stava succedendo alla vostra famiglia, mi domando se abbia provato paura e ansia e se c’era qualcuno che potesse aiutarla a dare un nome a ciò che provava. Mi ha anche stupito leggere che, all’inizio della sua adolescenza (14 anni), lei sia andata a vivere con il padre nonostante l’affidamento prevedesse la convivenza con la mamma e che la motivazione sia stata l’eccessiva libertà di cui godeva con lei; sembra quasi che cercasse uno spazio più delimitato, più strutturato, forse perché la troppa autonomia la spaventava. Le mie sono tutte ipotesi naturalmente.

 Ciò che mi sembra di intuire dalla sua storia è la troppa velocità con la quale forse è dovuta crescere e maturare, senza apparentemente riuscire ad attraversare serenamente le fasi della vita con tutte le loro caratteristiche peculiari, trovandosi ora a 19 anni a fare il punto della situazione e provando, immagino, una grande confusione e sentimenti ambivalenti nei confronti della propria famiglia. Mi rendo conto che la sua situazione è molto complessa e sarebbe necessario indagare più a fondo alcuni aspetti, per poterla aiutare a mettere ordine in ciò che è successo e ciò non è possibile in questo contesto. Perciò, cara Lisa, le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo, magari al consultorio o al servizio pubblico del suo comune, per provare insieme ad un esperto a ripercorrere gli eventi che ha vissuto e rielaborare i vari passaggi della sua storia per ritrovare la serenità e poter entrare nella vita adulta con maggiore consapevolezza. Credo che i sentimenti che ha ben descritto nella sua lunga e sentita lettera esprimano questo desiderio di comprendere, di dare il giusto nome a ciò che è successo e ritrovare, lentamente, un rapporto sereno con entrambi i propri genitori per costruire la propria identità e proseguire la sua vita.

 Trovo che lei possieda delle buone capacità di introspezione e riflessione, che le domande che si pone alla fine della lettera rispetto al rapporto con suo padre meritino di trovare risposta adeguata.

 Le faccio molti auguri e la invito a scrivermi nuovamente se ne sentisse il bisogno o se avesse necessità di approfondire alcuni aspetti o questioni.

 Dott.ssa Serena Bezzi

 




Inserita 20/02/2013

Salve, ho 41 anni e da quando ne ho 16 soffro di attacchi di ansia. a volte non si manifesta per lunghi periodi, altre volte si fa sentire spesso con sintomi quali mal di stomaco,nausea, tremori, vampate di calore, che si alimentano a vicenda.in queste situazioni, temo molto per la salute di mia moglie e mio figlio di due anni, se dovessi sta re poco bene e l'ansia anzichè diminuire aumenta.

un consiglio vi prego.

Rosario

Gentilissimo Rosario,

l’ansia è uno stato psichico caratterizzato da una sensazione di paura più o meno intensa. Come lei racconta può succedere che sia latente ( o dormiente) per lunghi periodi e poi ritorna in diverse forme.

E’ sovente manifestarsi quando la persona si sente più fragile, magari nei periodi di maggiore stress, in periodi in cui ci sono dei cambiamenti. Una peculiarità dell’ansia è che è come un cane che si morde la coda, più entriamo in ansia più la alimentiamo.

Dovrebbe riflettere su quando l’ansia si manifesta e cosa Le comporta ( es. scelte, rinunce, ecc.). L’ansia è una sorta di campanello che agisce a livello fisico, come mal di stomaco, nausea, tremori, vampate di calore, ecc. perciò è importante riflettere su quello che il corpo ci vuole comunicare.

Purtroppo non capisco cosa intenda dire con “in queste situazioni, temo molto per la salute di mia moglie e mio figlio di due anni, se dovessi stare poco bene e l'ansia anzichè diminuire aumenta”.

Quello che posso suggerirLe è di parlarne con un esperto, in modo da trovare il nucleo da cui partono i sintomi e lavorarci su, oppure seguire un corso di rilassamento come il Training Autogeno in modo da gestire meglio l’ansia quando la sorprende.

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio







Inserita 14/02/2013

Gentile Dottore mi può consigliare?ho un figlio di un mese e dopo diversi dubbi sono riuscita a far confessare a mio marito che frequentava un'altra da tre mesi cioè dal7 mese di gravidanza. Lui dice che non sa più se mi ama e sfogandosi mi ha confessato che ha numerosi disagi non si sente apprezzato, sente il continuo bisogno di piacere, di flirtare per sentirsi bene e' insicuro di se stesso e di ciò che vuole e soprattutto non si sente responsabile per crescere un figlio. Sono distrutta secondo lei si tratta della sindrome di peter pan?

E' figlio unico ed e' sempre stato super protetto dai genitori. Ora inizieremo entrambi la psicoterapia per noi e per il bambino. Come può una donna passare molti anni con una persona con questi problemi? non mi capisco. Mi potrebbe dare qualche consiglio nell'attesa di iniziare la terapia? Avrei bisogno di conforto grazie di cuore Anna

Gentile Anna,

grazie innanzitutto per la fiducia accordataci. Le esprimo la mia vicinanza per la situazione che sta vivendo e spero di riuscire anche a risollevarla con queste poche righe.

Non posso rispondere in merito alla sindrome di Peter Pan di cui si parla tanto e male e soprattutto io  credo che non sia necessario individuare in questo momento la causa ma forse sarebbe meglio la strategia con cui affrontare la situazione in modo da garantire al piccolo le cure genitoriali adeguate e necessarie ad un sano sviluppo.

Potrebbe essere che il suo compagno sia stato molto protetto dai propri genitori e poco responsabilizzato, probabilmente si sente un po' Peter Pan, probabilmente la gravidanza e la nascita del bambino hanno attivato in lui un processo di de-responsabilizzazione rispetto alla prole e/o di negazione dei sentimenti nei suoi confronti.

Di fatto, però, mi sembra che questa persona con tutti i dubbi e le perplessità che sta vivendo rispetto alla paternità abbia accettato di cominciare un percorso di psicoterapia insieme a lei e questo, dal mio punto di vista, rappresenta un'apertura ad affrontare le sue difficoltà.

Rispetto al secondo dubbio da lei espresso: “come può una donna passare molti ani con una persona con questi problemi” le ribalto la domanda e le chiedo di riflettere sull'interezza della persona che lei ha scelto come padre di suo figlio.

In questo momento è concentrata e distratta dalle difficoltà del momento ma suo marito non è espressione solo di questi dubbi, è qualcosa di più e sono certa che con il percorso di psicoterapia che intraprenderete verrete a capo della situazione che l'affligge.

Le auguro di sciogliere quanto prima i suoi dubbi e di ritrovare la serenità necessaria ad affrontare la maternità.

Per qualsiasi chiarimento e/o perplessità sono a sua disposizione

Un saluto

Dott.ssa Daniela Stabile 



Inserita 12/02/2013

Buongiorno, ho avuto la segnalazione del Vostro sito da un’amica che si è già rivolta a voi. Trovo la cosa molto utile e interessante e ne approfitto per  un problema che mi tormenta tanto da crearmi stati d’ansia di notevole entità.

Sono una signora non più giovane (58enne) preoccupatissima per il proprio figlio di 23 anni. Bravo ragazzo, forse un po’immaturo, uno che pensa che nella vita tutto gli sia dovuto e tutto sia facile, però non fuma, non beve, non fa uso di droghe. Ed è moltissimo. Il problema: dopo la fine di una storia lunga, seria e sentita con una ragazza di poco più giovane, è piombato in una depressione profonda e solo successivamente ho saputo che aveva avuto anche “brutti pensieri”: naturalmente gli sono stata molto vicina, ma forse non è della vicinanza della mamma che  un ragazzo può aver bisogno in questi momenti. Infatti ne è uscito solo quando si è attaccato morbosamente ad un’altra ragazza che lo ha confortato e capito in quella circostanza.

Il problema è che l’attaccamento ha del patologico ed è  preoccupante, a volte sparisce anche per tre giorni di seguito che passa interamente con lei, trascurando lavoro, famiglia, amici, e quant’altro. E’ evidente tra l’altro che si tratti di una cosa  puramente fisica– afferma infatti che non è la donna della sua vita -. Sono disperata sia per questa dipendenza che lo annulla come persona, sia per questa pratica di sesso cui non era abituato e che temo possa raggiungere i livelli che leggiamo attualmente sui quotidiani riguardo ai giovani americani. Il fatto che trascuri e ignori me – che pure mi addolora – è l’ultimo dei problemi, è lui che vorrei aiutare. Per favore consigliatemi.


Buon giorno carissima signora.

La ringrazio per i complimenti che ci ha fatto e la fiducia in noi riposta, facciamo del nostro meglio e tutte queste sue parole ci gratificano e ci danno la spinta a crescere ed andare avanti. Le parole che leggo qui di fronte a me, sono senza alcun dubbio quelle di una madre preoccupata per il figlio a cui però concede i giusti spazi, pur addolorandosi delle conseguenze che si trova a vivere ma consapevole che ognuno di noi deve crescere grazie anche alle proprie esperienze di vita. Sicuramente suo figlio si è trovato a vivere un lutto importante, viste le conseguenze psicologiche subite, con la rottura della relazione con una persona per lui importante.

Ognuno di noi ripone nei propri partner desideri, voglie e idee di vita futura che con la rottura della relazione divengono dolori e frustrazioni. Certo la situazione odierna la preoccupa ulteriormente proprio perché lei legge del patologico nel legame creato da suo figlio, anche se lei stessa mi scrive “afferma infatti che non è la donna della sua vita” e quindi suo figlio in sostanza è conscio del fatto che questa ragazza gli serve solo per compiere il passaggio di distacco completo dalla persona con cui ha condiviso la propria vita fino a poco tempo prima. È solo che forse non è la modalità corretta di farlo.

Perché non prova, visto il vostro buon rapporto, a parlare con suo figlio, consigliandogli di rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta per potersi sfogare, uscire da una situazione di disagio dovuta alla fine della relazione e per condurre al meglio la propria vita e i nuovi eventi sopravvenuti, soprattutto per gestire e comprendere meglio se questi suo momenti di sconforto siano stati momentanei e ormai superati o se perdurano e in caso come gestirli e uscirne. Spero di esserle stata di aiuto, comunque siamo qui, se volesse, per qualsiasi cosa. Le faccio un grande in bocca al lupo per lei e per suo figlio e la sua vita futura, cordiali saluti

Dott.ssa Elvira Orrico




Inserita 12/02/2013


Buongiorno Dott.ssa e la ringrazio della risposta da Lei elaborata il 28/11/2012.

Nel frattempo lunedì 26/11/12 è avvenuto il "Miracolo" di Pietralcina!!!!  Lui si è rifatto vivo con un sms: " Vuoi che ci vediamo??". Dopo 5 mesi di pura agonia da parte mia, dopo aver superato duramente "l'eleborazione del lutto" e quindi mi ero messa l'animo in pace ( non gli inviavo più e-mail ), riappare!!!! In questi mesi di distacco da lui ho ben sofferto, ma capito d'aver sbagliato nel considerare " il nostro tempo insieme ", mi sono fatta coinvolgere emotivamente lasciandomi fuggire la situazione reale...

Ho capito che io Amo la mia famiglia, sì sono sensibile, voglio bene a tutti ma di certo non dovevo farmi trascinare così, con lui può esserci solo qualche incontro ogni tanto basato sull'amicizia intima e niente di più! Abbiamo rispettivamente le nostre vite ed è giusto che sia così! Sta di fatto che ieri ci siamo incontrati e siamo stati insieme anche intimamente. Lui non è piu' arrabbiato e dice che non gli devo parlare d'amore perchè l'amore è un stress, " tieni chiuso il cuore", mi ha detto,"se vuoi ci vediamo ogni tanto, ma non puoi pretendere sms ed e-mail".  Ha ragione, anche a me va bene così perchè ho sentito nel mio profondo che in realtà non mi da' niente di più di quello che già ho nella mia vita a livello sentimentale.

La considero una storia fine a se stessa ( forse un capriccio, un ritaglio del mio tempo per me stessa lasciando ogni tanto alle spalle tutti i doveri della vita quotidiana; un capriccio  con i suoi rischi da non sottovalutare! ), una storia che lascia il tempo che trova e che dura finchè dura. Io gli ho detto che non gli manderò più e-mail ed sms perchè lui sa già quello che vuole fare, ha le idee chiare ed io ho deciso di lasciar gestire a lui perchè io ho combinato solo casini!!   Mi ha detto che dipende solo da me se la cosa andrà avanti o no...Quindi in conclusione ho deciso di viverla solo per quello che è e niente di più....Lei cosa ne pensa del fatto che si è rifatto vivo???  ( Non voglio contraddirmi ) ma secondo lei, tutto sommato è solo un tipo pieno d'orgoglio che non mi dirà mai che realmente è legato a me se pur con dei limiti ben definiti??  Ecco Le chiedo un parere.

Grazie mille

Stella


Buongiorno Stella,

 grazie per aver voluto condividere con noi questa nuova parte della storia.

Ora, cara Stella mi sembra che i piani della vostra relazione siano stati definiti da entrambi: lui vuole vederla ogni tanto ma non vuole sentire parlare d’amore, lei ha iniziato a considerarla una storia fine a se stessa, insomma un capriccio, una parentesi della sua vita. Avete definito i confini nella quale vi relazionerete. Se prestiamo attenzione al significato della parola relazione vi insito un concetto di legame, legame  che in qualche modo è nato si è evoluto fino alla posizione attuale. Per questo motivo la relazione implica un inizio ed una durata ma anche una possibile fine che se non è stata esplicitata da nessuna delle parti non c’è mai stata. Credo dunque che siate ancora legati, per questo motivo l’ha cercata di nuovo.

Rispetto alla sua domanda del perché lui si è fatto sentire, come le ho scritto prima le relazioni implicano un legame e lui si sente “legato a lei” in termini specifici, l’ha cercata perché prova un interesse e una volontà di condividere dei momenti, delle emozioni con lei e come ben sa questo non significa necessariamente essere innamorati.

L’importante Stella è comprendere quanto sia fondamentale sentirsi padroni del proprio suo campo di agire, di quale è il suo limite e di quale è la sua volontà. Nel momento in questo è chiaro ogni decisione avrà senso per lei e di conseguenza anche avrà un senso anche all’interno della vostra relazione.

 A presto cara Stella.

Dott.ssa Eleonora Girani





Inserita 04/02/2013

Cara dottoressa Iacono,

                la ringrazio per la risposta, e non le nascondo che leggendo  la penultima riga ”.. l'ennesima esperienza di vita che si va ad aggiungere alle altre..” mi sono uscite delle lacrime. Perchè dentro di me mi dico ancora che non è una tra altre, non è un pesce nel mare, è Lucia. Ancora adesso quando parlo di noi con i miei amici, loro non riescono a capire come potesse esserci un intesa simile: lei sapeva quello che pensavo e volevo sentirmi dire, io sapevo cosa pensava anche se diceva il contrario, e le rispondevo non alle parole che le uscivano dalla bocca ma a quelle che intuivo dai suoi occhi e gesti.

Quando sono tornato in Italia per Natale, si è rifatta sentire, io non le ho risposto alle prime tre mail, poi mi ha chiesto una sua cosa che avrei dovuto portarle dall’america. le ho risposto... Lei mi ha chiamato avrei riagganciato se avessi visto che era lei. Non so se il motivo della sua ultima mail fosse veramente il suo libro o era solo un pretesto, ma le ho scritto, le ho scritto che non riuscivo più a crederle quando mi dice che le manco, che mi vuole bene, che pensa a me e piange anche in presenza del suo nuovo ragazzo- il suo pensiero mi alterna stati di tristezza in cui vorrei solo piangere e senso di disprezzo come se dovessi vomitare- ,e, che credo ancora purtroppo che non mi sentirò con un’altra come mi sono sentito con lei.

Mi ha chiamato per dirmi che anche lei lo crede ancora, ma che il problema è l’attrazione fisica, per cui le manco come amico, purtroppo aggiunge. come mai mi ha detto così? io in fondo speravo mi desse la speranza di essermi illuso sul nostro feeling, che lei ora si trova anche meglio, invece no. Lei sarà anche superf0iciale che pensa prima all'attrazione fisica che mentale (a meno che non se ne stia convincendo), ma io no, io non voglio accontentarmi di un'attrazione che con con gli anni scemerà. desidero scegliere la mia compagna per ciò che negli anni potrà solo aumentare.

A luglio mi disse :” sono sicura che alla fine pur di trovare un problema mi convincerò di non essere attratta da te”.ricordo che inizialmente temevo che il fatto per cui stessimo insieme fosse solo fisico, rcordo di averglielo persino chiesto e mi disse che è più difficile esporsi sentimentalmente ma che di sicuro non è fisico. Per chiarire comunque non mi ritengo un brutto ragazzo: 60kg per 169cm, moro con occhi scuri,  corridore, rocciatore, alpinista e sciatore... Ecco vedo la fine della nostra storia come frutto delle sue insicurezze, che non so se mai riuscirà a sanare: mi sembra che lei si voglia fare del male da sola e ora cerca in tutti i modi di dimenticarmi.

Tuttavia questi miei pensieri remano contro la mia volontà di andare oltre e dimenticarla, nonostante forse ne sia ancora innamorato.infatti a volte mi dico: ”sono sicuro che si accorgerà dell’errore e tornerà” mi sento come se fossi in un limbo, dove lei alla fine verrà a chiamarmi, ma poi mi dico che è solo un voler prorogare il faccia a faccia con la realtà.

 La cosa peggiore è che dopo questa esperienza non riesco a vedere le ragazze come prima, mi sembrano tutte vuote, lei per prima. Tutte le ragazze per cui io possa provare un interesse diverso dall’amicizia. Vuote come dei contenitori e che ognuno ha la possibiltà di riempirli a piacere per farne scaturire un sentimento, falso ed effimero. Le vedo prive della maturità necessaria per vivere in una società, troppo egoiste, superficiali, emotive: quasi come se non avessero coscienza. Per questi motivi sono da un lato spaventato dal fatto di poter soffrire ancora, di poter essere amato e dimenticato il giorno dopo. Dall’altro mi rendo anche conto di volermi in qualche modo vendicare sentimentalmente facendo soffrire altre ragazze  è ciò  che stava per capitare a Dicembre, ma “fortunatamente “  con una scusa stupida l’ho allontanata prima che potessi farla soffrire sul serio.

mi son promesso di non continuare una storia per più di due settimane, non perchè ora pensi a divertirmi ma perchè ho veramente paura.

 cordiali saluti

Marco

 



Inserita 30/01/2013

salve sono susy, non mi avete ancora risposto, è già la seconda volta che vi scrivo, magari la mia richiesta vi sembra banale...forse rispetto agli atri il mio problema non'è così importante. ma ho bisogno davvero di un parere esperto. vi spiego...il padre del mio compagno A. è in una casa di cura da qualche anno. e li perchè si è scoperto che è un soggetto bipolare, la mia domanda è possibile che anche il figlio possa essere così? questi problemi si possono trasmettere genticamente? io ho paura...a volte ha delle reazioni davvero esagerate e ultimamente mi minaccia quando è arrabbiato. so che non mi farebbe niente perchè lui è il classico can che abbaia ma non morde!! ma la mia paura è più forte...sin da piccola ho subito violenza da parte di parenti.. non voglio che mi riaccada sopratutto adesso che ho una figlia qa cui voglio un mondo di bene. vi prego rispondetemi..io devo capire!!


Buongiorno

 

Gentile Susy,

 mi dispiace molto se ha pensato che la sua richiesta sembrasse banale. Non ci sono problemi più o meno importanti, il vissuto di ognuno è l’unica cosa che conta; quindi mi sento di tranquillizzarla rispetto al nostro ritardo nel risponderle, che non è dovuto in alcun modo ad una “graduatoria” dei bisogni dei nostri lettori quanto piuttosto a problemi di ordine pratico.

 Ho letto attentamente la sua domanda ed il suo quesito è molto chiaro. La risposta non potrà però essere altrettanto diretta e semplice. Mi spiego meglio: i disturbi dell’umore (depressione maggiore, disturbo bipolare) sono effettivamente stati studiati anche dal punto di vista di una possibile trasmissione genetica tra generazioni. Non è però certo che, da un padre al quale sembra sia stato diagnosticato un disturbo bipolare, si trasmetta sicuramente la stessa sofferenza al figlio; ciò che è possibile, invece, è che il suo compagno sia una persona che presenta una maggiore vulnerabilità a questo tipo di disturbo data la familiarità, e che, quando si trovi ad affrontare eventi stressanti o momenti della vita particolarmente critici, sia maggiormente soggetto a manifestare il suo malessere in questo modo rispetto ad altre persone. Ma non è automatico.

 Fatta questa premessa preferirei concentrarmi maggiormente su di lei Susy, sul fatto che stia provando paura e preoccupazione molto forti per sé e per sua figlia. Racconta di aver già sperimentato contesti di violenza nel suo stesso sistema familiare ed è quindi comprensibile che sia più sensibile e fragile nell’affrontare nuovamente queste dinamiche. Scrive anche che il suo compagno non le farebbe nulla, ma rimane il fatto che si sente minacciata da lui e che le fa paura.

Al di là del fatto che il suo compagno possa o meno “essere così”, cioè come il proprio padre, come lei stessa ci chiede, non penso sia questo il punto su cui soffermarci; credo che, qualunque sia la vulnerabilità del suo compagno, ciò a cui deve prestare attenzione Susy è il proprio sentire e la tutela di sua figlia, che in quanto minore ha bisogno di un adulto che la protegga da un ambiente minaccioso e instabile. Ritengo quindi che lei si trovi nella condizione di poter chiedere aiuto rispetto alla vostra situazione, in quanto non credo che lei debba tollerare di sentire paura e preoccupazioni tali da non permetterle di crescere sua figlia in modo armonioso e sereno.

 Se il fatto che al padre del suo compagno sia stato diagnosticato questo disturbo può servire a far riflettere anche A. sui propri comportamenti (scatti di rabbia e reazioni esagerate), questo può essere senz'altro d'aiuto eventualmente per iniziare insieme un percorso di coppia, per riflettere sulle dinamiche della vostra relazione e per assicurare a sua figlia un contesto di vita sereno. Le consiglio quindi di non sopportare oltre ma di provare a parlare con il suo compagno di ciò che sente; se ciò non dovesse essere possibile, a mio parere potrebbe chiedere aiuto ad un professionista (psicologo, terapeuta, anche presso il consultorio del suo comune) che la possa sostenere in questa fase difficile della sua vita familiare ed eventualmente consigliare su come muoversi una volta acquisite tutte le informazioni.

 Le faccio molti auguri,

non esiti a scriverci nuovamente se ne sentisse la necessità.

 

Dott.ssa Serena Bezzi 


Inserita 28/01/2013

Buon pomeriggio,

sono un ragazzo di 32 anni, all'età di 17 ho abbandonato le scuole secondarie per indirizzarmi verso un percorso lavorativo che mi sembrava potesse darmi maggiori soddisfazioni e concretezza quotidiana.

Dopo svariati lavori sempre manuali e sottopagati, in ambienti poco stimolanti, chiusi, il circolo vizioso mi ha portato alla completa insoddisfazione, a un quotidiano sempre uguale, alla perdita di fututro.

Premetto che a 15 anni i miei genitori mi avevano impedito di seguire il mio grande sogno e fare carriera nel calcio.

Purtroppo provengo da un piccolo centro del sud e i miei genitori non avevano tanto tempo di pensare al superfluo con tre figli da mantenere.

Oggi sono una persona molto chiusa, con visibili problemi di adattamento e socializzazione ma soprattutto la paura (penso) si riflette sul mio modo dii agire.

Le difficoltà mi spaventano e la cosa peggiore che somatizzo e il mio corpo si blocca, all'improvviso mi assalgono panico, dolori, mi sento affaticato e anche impedito se devo pensare a un lavoro.

La domanda è: come affrontare tutto ciò escludendo qualsiasi forma di patologia fisica?

Potreste indicarmi dei possibili percorsi?

grazie mille.


Gentile lettore,

la ringrazio per essersi rivolto alla nostra rubrica.

Da quello che mi scrive credo  sia utile iniziare con degli accertamenti di base che il medico le prescriverà per avere un quadro generale del piano organico/fisico. Ritengo possibile, comunque, che l’origine dei suoi sintomi e delle sue difficoltà, sia legata al suo profondo senso di insoddisfazione che potrebbe partire dalla  sua storia personale e familiare e  che probabilmente è diventato una sua corazza per affrontare il mondo tanto, afferma Lei, da divenire panico e dolori, ma anche su questo avrei bisogno di ulteriori informazioni: che intende per panico? Che tipo di dolori? Che pensieri ed emozioni ci sono in questi momenti…si sente “affaticato”, mi dice, da che cosa?

Il percorso più utile per provare ad affrontare questi interrogativi è richiedere una consulenza con uno psicologo che la saprà consigliare sul da farsi. Può rivolgersi per questo alle strutture pubbliche della sua zona, o cercare un professionista privato.

Se desidera rispondere a questi interrogativi che le ho posto, sarei ben felice di rispondere, e saranno sicuramente utili per indirizzare meglio la sua richiesta d’aiuto.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo




Inserita 28/01/2013


Salve, sono una ragazza di 28 anni e vorrei un parere da parte vostra.

Intendo andare da uno psicologo perchè mi rendo conto di avere qualche disturbo ma prima vorrei provare, anche se in modo grossolano, a farmi un'idea del disturbo che potrei avere.

Elencandovi i sintomi, forse, potrei farmi orientare. Ovviamente sarà lo psicologo a fare la sua diagnosi, in seguito. Quasi un anno fa mi è capitata una brutta esperienza. Sono stata vittime di ingiurie, diffamazioni del tutto gratuite, situazioni-trappola e affini. Avrei potuto anche denunciare tranquillamente la cosa, visto che sono stata anche registrata a mia insaputa, ma ho lasciato perdere. Per farla breve, dopo di allora ho incominciato prima a farmi forza grazie all'aiuto della mia famiglia e del mio fidanzato. Successivamente, però, dopo un paio di mesi, la situazione ha continuato a peggiorare terribilmente. Insonnia, senso di stanchezza, nausea, irritabilità, crisi di pianto, non riesco più a stare in mezzo alle persone perchè ho manie di persecuzione e sono convinta che tutti tramino contro di me, mi sento incapace a fare tutto, ho disturbi alimentari, non respiro bene, mi sento come affannata e sono sempre eccessivamente preoccupata. Non riesco a seguire un discorso nè a farlo. Non riesco neanche a scrivere qui, adesso. Lei crede che si tratti di un esaurimento nervoso? I sintomi sembrano quelli. Mi sento una persona finita, distrutta.


Gentile Signora,

La ringrazio per essersi rivolta alla nostra rubrica.

Indubbiamente le diffamazioni e le minacce sgradevoli di cui è stata vittima hanno segnato in un qualche modo la sua giovane esistenza. Ancor più se tali azioni sono perpetrate tramite mezzi non tradizionali e dove e il “carnefice” può realizzare i suoi attacchi indisturbato perché protetto dall’anonimato.

Una registrazione, ad esempio - se diffusa tramite la Rete - può espandersi rapidamente e può raggiungere in breve tempo una cerchia di persone molto ampia: ciò significa che, anche quando il responsabile di ciò si pente e/o chiede scusa, difficilmente il suo pentimento e le sue scuse arrivano a tutte quelle persone che in precedenza sono state raggiunte dalla ingiuria.

Ora, la sua domanda non fa menzione specifica delle modalità con le quali si sono realizzate tali situazioni spiacevoli e probabilmente l’ipotesi da me avanzata potrebbe essere appunto solo un’ipotesi.

Sta di fatto che un’azione di simile gravità l’ha colpita profondamente provocandole un breakdown e la difficoltà a ritrovare la fiducia negli altri. Una riflessione particolare penso vada fatta sul significato che sottende tale “brutta esperienza” di vita. Tra i giovani che come lei vivono una transizione dall’ambiente familiare al mondo esterno, c’e’ molto forte il bisogno di potersi fidare al cento per cento dei propri amici, così che essi tendono a prestare una fiducia massima nei confronti di quelli che si percepiscono come affini a sé. Probabilmente ora Lei si sente pervasa da un sentimento di ambivalenza che la fa esigere molto dalla propria famiglia e dal proprio fidanzato e ciò spiega perché il minimo sospetto di infedeltà o tradimento possa comportare una preoccupazione eccessiva e produrle una serie di sintomi fastidiosi che potrebbero far pensare ad un esaurimento nervoso.

Al di la di ogni ipotesi diagnostica, mi sentirei di raccomandarle di rivolgersi allo specialista in modo sereno per chiedere una consultazione. Sarebbe utile approfondire cosa la sta “disturbando” e quali sono le zone d’ombra che la stanno frenando dalla possibilità di realizzarsi pienamente e come desidera.

Con la speranza di esserLe stata d’aiuto,

la saluto cordialmente

Dr.ssa Varotto



Inserita 28/01/2013


Sono una ragazza di 30 anni. Ho effettuato in passato della psicoanalisi ma dopo un anno ho smesso perché mi sembrava di non aver più problemi. Ora, dopo 3 anni, i problemi si ripresentano, ma in forma diversa. Ho già deciso di ricominciare una terapia, ma il motivo per cui Vi scrivo è una curiosità su uno dei miei problemi, che non ho riscontrato in nessun altro e su cui non ho trovato nulla in rete.

Ho difficoltà a stabilire delle amicizie o dei rapporti sentimentali felici perché non riesco a fidarmi delle persone  causa di errori commessi da me nei confronti degli altri e da altri nei miei confronti. Il risvolto originale della faccenda e il mio sentirmi a mio agio solo nei luoghi che circoscrivono in qualche modo un'istituzione o organizzazione di di cui io possa sentirmi parte: l'università, un partito politico, il comune, perfino la chiesa. Credo che questo sia collegato al fatto che le "istituzioni" sono sempre al loro posto e non mi chiuderanno mai le porte, come invece possono fare le singole persone, perché le istituzioni sono aperte a tutti.

Mi rendo conto che questo sia un espediente per convivere con la mia paura dell'abbandono, però sento che il rapporto confidenziale, che io comunque non riesco a stabilire con le persone, mi manca.

Esiste un nome a questo particolare problema?



Gentilissima Scrittrice,

la domanda che ci pone è molto specifica e proprio per questa specificità non è semplice dare un nome. Tuttavia, rimango a pensare su quanto importante sia per lei attribuire un nome, un’etichetta forse, a una modalità tutta sua di vivere le esperienze e i rapporti.

Sicuramente quell’anno di psicanalisi l’avrà aiutata ulteriormente a prendere confidenza con se stessa e con i suoi aspetti più intimi, lo dimostra la sua consapevolezza nella “paura dell’abbandono” di cui ci scrive.

Mi permetta di darle due indicazioni:

È risaputo che Internet non è una scienza esatta, pertanto non è detto che quello che trova sul web sia sempre vero, ma soprattutto sia sempre vero per lei.

Ha già deciso di ricominciare una psicoterapia; si affidi alle dinamiche che si verificheranno all’interno del colloquio. Solo trovando – ritrovando quell’alleanza con il suo terapeuta potrà avere la forza e la spinta per riuscire a entrare in contatto ancora di più con i suoi aspetti profondi e, col tempo, trovare le risposte alle sue domande.

Le faccio tanti auguri per il percorso che ha deciso di intraprendere.

Cordiali Saluti

Dott. Tuccio Domenico Savio




Inserita 16/01/2013

Buonasera,vi ho già scritto 2 mesi fa ma purtroppo la situazione non è cambiata.
Mi permetto di scrivervi poiché nutro una profonda difficoltà ad affrontare il mio presente relazionale.
Ho una relazione con un uomo di 38 anni ( io 35) da quasi cinque. Relazione che per tanti aspetti e' stata difficile ed e' fiorita dopo molto tempo dall'inizio della frequentazione. Rapporto che nell'ultimo anno e' sfociato in una semi convivenza, comunione di interessi e passione che non si e' mai sedata. Lui e' sempre stato problematico e solo dopo parecchio tempo e' riuscito ad aprirsi raccontadomi dei suoi dolori, delle ferite inflitte dalla sua ex compagna e soprattutto Del mancato approccio sessuale prima della ns. Relazione.( anche in pendenza di un rapporto durato 6 anni).

Tutto sembrava procedere per il meglio, con progetti condivisi di un futuro insieme fino a maggio in cui, il gg prima di partire per un viaggio all'estero sognato per un anno, mi confessa che e' in cura da una psicoterapeuta esperta in relazioni perche' sente un forte disagio nel prendere decisioni di vita e spesso, dopo atti autolesionistici, ha pensato di togliersi la vita, e naturalmente annulla il viaggio ma non mi lascia ( sostenendo di amarmi e di star cercando di risolvere il problema per noi). Mi ha altresì accusato di non essermi resa conto del suo malessere, vomitandomi addosso tutto ciò che non sono.

Ora sono passati mesi ma la situazione non cambia, alterna momento di down a momenti d'euforia. La passione in lui si e' spenta.ed io non ce la faccio piu' a non sentirlo un punto di riferimento. La mia perplessità nasce da questo: considerato che gli ho proposto un percorso di coppia (rifiutato) ho provato a parlargli dolcemente chiedendogli di aprirsi con me ( ma si e' ammutolito e chiuso a riccio) mi chiedo come affrontare il suo percorso dalk'esterno? Cosa devo fare? Le persone che amano soggetti che ritengono necessario affrontare un percorso terapeutico devono stare alla finestra, nell'attesa che chissà se e quando il problema si risolverà? Problema tra l'altro di cui non ho chiaramente piena contezza essendo estromessa da tutto? E la mia vita? I miei progetti? Il mio amore?
Devono essere accantonati ?

Aiutatemi a capire come affrontare un mondo che non conosco, un percorso che io non avrei mai preso in considerazione.

Ringrazio cordialmente.

Pesciolina affranta



Gentile Signora,

mi dispiace che la relazione di coppia non stia proseguendo nel modo desiderato. E’ pur vero che la  situazione di attesa che le profila il suo partner sta continuando a destabilizzarla.

Forse, la modalità con la quale la  psicoterapia sta avvenendo non le sono comprensibili, o meglio, vorrebbe avere più sicurezze nei termini di quanto il suo parner si senta investito e creda profondamente in un suo possibile beneficio?   Riguardo ciò, Le viene più volte comunicato di continuare ad avere fiducia  che le cose si sistemeranno e le viene ugualmente riconfermato di essere l’unico oggetto d’ amore del suo compagno.

Ora, lei sta chiedendo aiuto per conoscere un “mondo” che non conosce (la psicoterapia, suppongo). Riguardo ciò non posso darle risposte concrete se non aggrapparmi di nuovo al buon senso. Potrei suggerirle di aderire nuovamente a questo tempo d’attesa senza ostacolarlo  ma, soprattutto, di NON senza lasciarsi “vomitare addosso” dal suo compagno tutto ciò che non è.
Indubbiamente è difficile portare avanti un progetto d’amore in questo momento ma è anche vero che non le è richiesto di “accantonare”niente, anzi sarebbe proficuo conservare questa storia d’amore così com’e’ nata e cresciuta nella convivenza, comunalità di interessi e di passioni.

Allo stesso modo, le suggerirei di “preservare” anche i pochi accenni di apertura che il suo uomo le sta duramente offrendo, perché sono segni di speranza e le indicano un contatto possibile con la sofferenza che lui si porta dietro dal passato.  

Non meno importante è la passione che menziona più volte nella sua domanda..è questa che funge da traino permettendole di scriverci nuovamente. E’ importante che lei valuti con ponderanza la relazione con il suo compagno: quanto il tipo di legame che lei sta mantenendo con lui le sta togliendo in termini di energia psichica? E in termini di autostima come donna e come parte della coppia ?

E’ bene saper porre queste domande a se stessi e saper discernere.. mettere nel bilanciere il costi e i benefici di una relazione di questo tipo e avere il coraggio di fare delle scelte consapevoli. Questo perché talvolta non si è in grado di discernere e occorre guardarsi dentro lasciando da parte le proprie emozioni.

In questo senso le proporrei, qualora lo ritenesse opportuno, l’affiancamento di uno psicologo in un percorso di crescita individuale e funzionale al suo progetto di coppia.
Con la speranza di esserLe stata d’aiuto,
la saluto cordialmente

dr.ssa Varotto







Inserita 14/01/2013

Innanzitutto Vi ringrazio per l'attenzione concessa! Sono una ragazza di 22 anni fidanzata con un ragazzo della mia stessa età da 6 anni, praticamente siamo cresciuti insieme... Fino all'anno scorso andava tutto a gonfie vele, se non qualche piccolo litigio che coinvolge tutte le coppie.... L'anno scorso un' episodio poco piacevole a rotto quella magica bolla in cui entrambi vivevamo... Siamo stati lontani 3 mesi, una sofferenza assurda per me e per lui che mi seguiva ovunque, mi mandava fiori in continuazione, si appostava sotto casa pur di parlarmi... Torniamo insieme, ricominciamo MEGLIO DI PRIMA ma io sono tormentata dai dubbi, dubbi sul mio voler stare con lui o meno, dubbi su quanto realmente poteva piacermi, quando fino ad allora era l'unico ai mie occhi! E' una persona di cui non posso fare a meno, lo AMO ma ad oggi noto ogni suo piccolo difetto, ad esempio, cosa MAIIII notata prima la sua piccola statura. Ad oggi io mi sento tanto in colpa per questi mie pensieri, quindi gradirei gentilmente un parere esterno! Vi ringrazio nuovamente.

Mary 



Mary, gentile lettrice,

 la ringrazio essersi rivolta a noi.

 Ho compreso la sua situazione e sembra che dai suoi pensieri stia emergendo una nuova prospettiva di analisi della sua situazione sentimentale. Da quanto scrive, il vostro amore è nato alcuni anni fa, nel momento dell’adolescenza e della crescita di una persona. In tale periodo i sentimenti sono vissuti in modo intenso ed estremamente coinvolgente e spesso la razionalità e il giudizio critico si posizionano in secondo piano rispetto ai ben più desiderati bisogni di sentirsi completamente amati e accolti dall’altro. Quando poi si cresce e qualcosa cattura la nostra attenzione veda l’episodio della quale mi ha parlato la magia che sembrava racchiudere ogni attimo si spezza e la mente inizia a vedere le situazioni, le persone, i sentimenti con una lente diversa, una lente d’ingrandimento che permette di scorgere ciò che prima era rimasto latente. Mi racconta poi di aver deciso di aver rincominciato la storia con lui meglio di prima seppur con molti dubbi, in questa affermazione sembra di intravedere una di contraddizione di fondo: una storia non può essere meglio di prima se costellata da dubbi e perplessità in merito alla persona con la quale si sta. Proprio per questo motivo le consiglierei di cercare di comprendere il peso che hanno i suoi dubbi e le perplessità dubbi ed il peso che ha il sentimento verso questo ragazzo; in questo modo potrà  essere più chiara la strada da percorrere.

Spero di esserla stata utile.

Sinceri auguri di Buon Anno.

 

Dott.ssa Eleonora Girani



Inserita 10/01/2013

Buonasera, cercherò di essere il più breve possibile, ma so che sarà difficile. Sono un uomo di 55 anni sposato da 13 in seconde nozze, amo mia moglie che conosco da 20 anni e dalla quale ho avuto due meravigliosi bambini una bambina di 11 anni ed un bimbo di 8 anni, ma dalla nascita della nostra primogenita sono cominciati a manifestarsi problemi principalmente di carattere sessuale, dolori e fastidi durante il rapporto, disinteresse per i rapporti ed in parte anche per me, poiché non riusciva ad organizzarsi fra la bambina, casa, lavoro e me che in quel periodo avevo dei seri problemi di lavoro, ma, nonostante tutto cercavo di essere propositivo per l’amore che ho sempre avuto per lei.

Poiché le cose non miglioravano nel nostro rapporto ho cercato di parlarne più volte con lei senza ottenere alcun risultato, quando le facevo affrontare le problematiche che toccavano la sfera sessuale e coinvolgevano quella sentimentale si chiudeva a riccio evitando il dialogo e il confronto. Il quel mentre avemmo il desiderio comunque di avere un secondo figlio e con il concepimento di questo si manifestò un peggioramento della nostra situazione, ciò mi porto, nell’interesse della famiglia, visto il continuo disagio che cominciavo ad avere (non riuscivo più a dormire la notte avevo cominciato a deprimermi per la vita che conducevo) ho affrontato decisamente la questione con mia moglie invitandola a rivolgerci a psicologi del settore per una terapia di coppia che ci riportasse a vivere serenamente e con più soddisfazione il nostro rapporto, ma ho avuto come risposta testuali parole “Io non ho problemi se i problemi ce li hai tu risolveteli da solo o vai da uno psicologo”.

Questo episodio avvenne 8 anni e mezzo fa prima che nascesse il nostro secondo figlio. Io, sono una persona testarda e tenace e nonostante questa risposta chiesi un incontro con la sorella di mia moglie, alla quale con una certa difficoltà, esposi le problematiche che stavamo attraversando da tempo io e mia moglie ed anche ciò che mi aveva detto di fare, cioè di arrangiarmi da solo, spiegandole che se avessi scelto di arrangiarmi, le cose si sa come possano iniziare, ma non come si svilupperanno e finiranno, pertanto avevo bisogno del suo aiuto per parlare e convincere mia moglie ad affrontare serenamente i nostri problemi e ad aiutarmi a trovare le soluzioni per rivivere bene il nostro rapporto. Ma ahimè, questo tentativo non sortì alcun risultato sto ancora aspettando la risposta della sorella, in seguito ho saputo che non gliene aveva di fatto mai parlato.

Comunque nello stato in cui mi trovavo ero debole sia fisicamente che psicologicamente ed ebbi l’occasione di conoscere un giovane donna sposata, con la quale ho iniziato una relazione nel 2005, che ho cercato erroneamente di gestire al meglio, non avendo mai detto a questa donna che avrei lasciato la mia famiglia, alla quale ero legato, nonostante i problemi, da profondo affetto e che la nostra relazione aveva solo, per me, motivazioni sessuali,  pertanto senza alcun coinvolgimento sentimentale da parte mia, e che se questo non gli fosse andato bene, potevamo troncare la relazione sul nascere. Avendo avuto quindi dalla stessa uguale intendimento sull’impostazione di tale relazione l’ho portata avanti, poiché ciò, mi per mettevano agli inizi della stessa, di vivere più serenamente la mia famiglia. Mi rendo conto che questa giustificazione è molto pesante, ma è l’unica che riesco a dare per cercare di far capire che la mia reale ed illusoria intenzione, era quella di avere il tempo per poter recupera il rapporto in famiglia con la calma e la pazienza necessaria.

Mi rendo conto ora che ciò fosse una mera illusione, in effetti pensandoci oggi, non so cosa mi passasse per la mente in quel periodo, ma sicuramente non sono più stato me stesso per diverso tempo. All’inizio della relazione la donna rimase incinta ed a fine 2005 ebbi un bambina fuori del matrimonio, nel , frattempo questa donna lasciò il proprio marito, e mi ritrovai con responsabilità inaspettate da gestire. Io non mi sono mai tirato indietro alle responsabilità e così feci, cominciando a portare avanti, non completamente, ma due vite parallele con moltissimi alti e bassi nella nuova relazione, oggetto di sottili ricatti che mi venivano mossi, per capirci, quella di far conoscere l’esistenza della relazione e della bambina a mia moglie e con questo è cominciata una escalation di costi di mantenimento per la richiesta di un tenore di vita più alto, che mi hanno portato ad depauperare i guadagni di quel periodo, nel tentativo di potere riuscire a sganciarmi da tale situazione, nella maniera più indolore possibile cercando di evitare di portare a coscienza della mia famiglia questa storia. Ho vissuto un periodo della mia vita come un automa che non sapeva più come recuperare la propria vita e riprendere in mano la situazione, aggravata ulteriormente da  una nuova e miracolosa gravidanza della donna nel 2009, anno in cui ho poi completamente interrotto i rapporti di carattere sessuale, mantenendo poi i contatti per seguire i bambini e mantenere quella “pseudo famiglia” nel tentativo di salvare il mio matrimonio. In tale periodo in alcuni momenti di tranquillità sono riuscito a recuperare insieme a mia moglie il nostro rapporto ed a riviverlo in maniera intensa, mentre la situazione professionale degli ultimi anni è andata sempre più peggiorando, ho dovuto, anche perché non più psicologicamente sostenibile, né finanziariamente, chiudere definitivamente ogni rapporto e contatto con i bambini e la ex amante ad inizio luglio del 2012.

Voglio precisare che non sono mai riuscito a sentire miei i bambini nati dalla relazione, in quanto non ho mai vissuto con loro, non ho mai potuto incidere sulla loro educazione, io dovevo per la loro madre, solo e semplicemente accudirli quando potevo. Mi rendo anche conto che non ho fatto passare a mia moglie degli anni sufficientemente piacevoli, vista la croce che mi ero messo sulle spalle, ma il nostro amore aveva avuto comunque la meglio, fino al giorno che nell’Agosto di quest’anno, un mese dopo aver troncato la strana relazione, dopo aver più volte lanciato dei messaggi chiari su qualcosa di grave che avevo fatto, ho raccontato tutto a mia moglie, distruggendogli la vita, tutto ciò su cui aveva basato la stessa, i suoi sogni, le sue aspettative, ovviamente si è sentita tradita, umiliata, ferita nel profondo dell’anima come donna, madre, moglie, amica in poche parole annientata, e diciamolo chi avrebbe potuto sentirsi in maniera diversa? Nessuno. Ora ho, in accordo con mia moglie, mi sono allontanato dalla casa coniugale andando a vivere da mia madre, mentre lei ha avviato le pratiche di separazione, preciso che io non lavoro più già da quasi un anno e vivevo a carico di mia moglie in attesa di trovare una nuova occupazione. Mia moglie mi permette di vedere i bambini quando voglio ed in questi mesi ho cominciato a fare il casalingo, faccio le faccende di casa, e mi dedico ai miei bambini, li  porto a scuola vado a prenderli gli preparo da mangiare li aiuto e gli faccio compagnia dalla  mattina alle 7 quando mia moglie va a lavoro, fino alle 17/18 di sera quando rientra mia moglie, entrando e uscendo da casa quando lei va via e rientra, per non darle troppo fastidio con la mia presenza che, giustamente, adesso non sopporta. Comunque nonostante questo, io, anche perché forse mi fa bene pensarlo, sono convinto che mia moglie mi voglia ancora bene, mi sta ancora mantenendo, lei mi versa del danaro per i miei bisogni, quando vede che non ho soldi sul mio conto corrente e noto che comunque si preoccupa di come sto o di cosa faccio.

I nostri bambini stanno soffrendo in maniera esagerata per questa situazione, mia moglie è diventata l’ombra di se stessa è diventata trasparente, io l’amo come non mai ed amo i miei figli, vorrei fare qualcosa per aiutarla a riprendersi prima possibile, ha bisogno di aiuto ma non accetta più il mio, se non per ciò che riguarda i bambini, i dialoghi  che abbiamo non portano a niente non sono più costruttivi come lo erano in passato, non mi crede più e non si fida più di me, perché è convinta che le farei ancora del male, ma io ora non potrei mai e poi mai fargli più del male preferirei morire e bruciare all’inferno prima di fare una qualunque cosa possa ferirla o dispiacerle, vorrei solo essere  condannato a farla felice per gli anni che mi restano da vivere, io vivo solo per lei e per i miei bambini. Aiutatemi, come posso fare a convincerla a farsi aiutare da uno psicologo anche solo per se stessa, e se volesse, ad iniziare una terapia di coppia per  cercare di salvare la nostra vita ed il nostro futuro. Come ho detto anche a mia moglie, abbiamo lottato tanto insieme per restare sempre in piedi, ora non dobbiamo permettere che le vicissitudini della vita ci mettano in ginocchio per sempre. Grazie dell’attenzione che mi dedicherete e scusate ma ho cercato di essere il più stringato possibile tralasciando ovviamente innumerevoli cose, aiutatemi se potete a consigliarmi la maniera più appropriata per salvare la vita di mia moglie e la mia famiglia, grazie in anticipo.

Alberto

 

Gentile Alberto,

grazie davvero per la lettera. E’ vera e sofferta, lascia passare bene il dolore che ha vissuto e sta vivendo.

Mi chiede come poter convincere sua moglie ad andare in terapia, e in quando viene posta questa domanda a me Psicoterapeuta Familiare, la risposta che do è sempre la stessa, e cioè è lei, Alberto, l’unico che conosce così bene sua moglie da poter far leva su questa motivazione. E’ vero anche che se questa motivazione non esiste nell’altro non si può forzare, ma aspettare che maturi e se non accade può iniziare l’altra persona, in  questo caso lei un percorso terapeutico, per cercare di comprendere come si è creata questa situazione, quali i suoi contributi, e mi creda il cambiamento in un elemento della relazione inevitabilmente produce un cambiamento anche nell’altro.  Aggiungo, che chi non ha questa motivazione, non accetta per niente sentirsi dire di andare dallo psicologo, perché non vede o non vuole vedere che ci sia un problema, e si può discutere all’infinito senza arrivare ad una conclusione.

Lei a suo tempo non ha preso questa decisione, perché come aveva giustamente intuito, pensava ad un percorso ed ad una soluzione per la coppia. Percorso che sua moglie ha rifiutato, e che anche ora rifiuta. Anche se non mi è chiaro  Come mai ora riprova a chiederglielo?

I vostri problemi Alberto hanno inizio molto prima del tradimento, si manifestano con la nascita della prima figlia, con l’astensione dai rapporti di sua moglie, ma cosa era successo prima? Come era la vostra vita sessuale? Che idee aveva sua moglie sul sesso e sul concepimento? Se ci fosse stata la terapia di coppia avreste giustamente potuto confrontarvi insieme su questi interrogativi, ma non c’è stata. Può però provare a rifletterci lei, e magari farlo ora. Può iniziare da se stesso questo percorso, lavorare su di lei le darà prima di tutto la possibilità di avere un sostegno in questo momento difficilissimo, e le offrirà anche la possibilità di rivedere sotto altra luce il suo matrimonio.

Ora siete più meno allo stesso punto, c’è una richiesta di separazione, ma di fatto lei vive grazie all’aiuto di sua moglie, accudisce i bambini, vive gran parte del tempo nella casa coniugale, vivete un altro matrimonio senza sesso e con ruoli invertiti. C’è sicuramente qualcosa che vi tiene legati, e non parlo solo dell’amore, ma delle aspettative dei bisogni che uno ha riposto sull’altra. Anche ora siete di nuovo vicini e lontani.

Se sua moglie non vuole non la forzi di nuovo, provi invece a riflettere sul fatto che un aiuto di tal genere può essere utile per lei, per uscire da questa situazione e realizzare un cambiamento.

Mi farebbe molto piacere risentirla, avere informazioni sui quesiti che le ho posto, potrei aiutarla meglio.

La saluto cordialmente,

            Dr.ssa Marzia Dileo



Inserita 09/01/2013

Buongiorno,

ho incontrato per caso il vostro sito e mi è venuto spontaneo scrivervi.

Aimè esco purtroppo da una storia extraconiugale che mi ha logorata...... nell'anima, nel corpo e nel mio equilibrio.Premetto che sono cosciente di aver tradito mio marito , ma l'ho fatto perchè nn c'era e non c'è più nulla a livelllo sentimentale è un rapporto spento e vecchio (siamo sposati da 26 anni io ho 46 anni e lui 56) e non lo faccio per mia abitudine. Mi sn sposata a 20 anni ho assistito sempre persone anziane in casa mia (che avevo trovato quando sn arrivata ( (io ho avuto un'infanzia difficile e un'adolescenza peggiore.....perso entrambi i genitori a 8 anni separata da mio fratello , adottata dopo 10 anni di orfanotrofio, ecc) perchè mi dicevano che io nn dovevo studiare e che mi avevano adottata per farsi portare una minestra calda in vecchiaia....mi avevano adottato per farsi poi servire e accudire da vecchi)

Cmq ho conosciuto questa persona di un paio di anni più grande di me. abbiamo iniziato a conoscerci, a parlare a confrontarci ...aveva modi splendidi e lì mi sembrava di aver trovato una sorgente di acqua limpida e fresca, una persona sincera alla quale mi sono aperta alla quale ho dato tutta la fiducia senza limitazioni....ho aperto il mio cuore , la mia anima...............mi diceva di amarmi, di volermi bene, mi diceva ti amo, ecc......con te stò bene, ......

Ha voluto che lavorativamente collaborassi cn lui...per due anni sn stata il perno  trainante mi sono adoperata senza risparmiarmi mai, ma sempre con il cuore....credevo di aver veramente trovato un angelo (dicevo a me stessa che bello finalmente una persona che mi accetta per ciò che sono non mi sembrava vero)

Per lui ero diventata (pensavo io)insostituibile, mi chiamava per qualsiasi cosa e a qualsiasi ora

 

Gentile signora,

 non ho potuto fare a meno di notare che la sua lettera si interrompe, senza la formulazione di una domanda, come lasciata in sospeso. Dopo essermi accertata che non fosse stata tagliata per sbaglio, provo ad immaginare che forse lei stessa non sa bene cosa chiederci, che forse questo è un primo contatto e un primo tentativo per raccontare una storia molto difficile e sofferta, con un susseguirsi di eventi traumatici fin dall’infanzia: due lutti così importanti in tenera età, la separazione dall’ultimo legame familiare che aveva, molti anni di istituto e poi l’adozione, con i pensieri e le idee che lei stessa ci racconta rispetto a questa esperienza.

 Ma l’inizio della sua lettera è la storia extraconiugale, dalla quale è uscita “logorata”; forse questo è l’evento scatenante il desiderio di ricercare aiuto ed è da qui che potremmo partire. Lei racconta un matrimonio “spento e vecchio”, nel quale non prova sentimenti o trasporto e che sembra le abbia lasciato lo spazio mentale e affettivo per incontrare un’altra persona, per la quale racconta un innamoramento molto intenso, apparentemente contraccambiato. Manca ciò che è accaduto poi, il passaggio dal suo essere “insostituibile” per questa persona, all’uscita dalla relazione con una grande ferita “nell’animo, nel corpo, nell’equilibrio”. Difficile immaginare dall’esterno cosa possa essere accaduto e non cercherò certo di indovinarlo, anche perché forse non è questo il punto fondamentale della sua lettera.

Cara scrittrice, ciò che leggo ripetutamente tra le righe del suo scritto è la sua predisposizione verso l’altro, il suo prodigarsi nelle cure e nell’assistenza, sia dei propri genitori adottivi, sia nei confronti del suo compagno, per il quale le sembra di essere diventata “insostituibile”.

Forse questo è un buon punto di partenza per iniziare a riflettere: quanto lei sente di poter essere amata ed accettata nel suo essere piuttosto che in ciò che fa per gli altri? Quanto sarebbe importante per lei riuscire a dirigere tutte questa grande energia su sé stessa invece che sugli altri, pure se questo la gratifica e la fa sentire amata da loro?

 Non sto dicendo che questi siano pensieri o riflessioni facili, né tantomeno semplici da attuare, ma credo che potrebbe essere una ragione della sofferenza che immagino stia provando dopo la rottura, che senz’altro rimette in discussione anche le perdite importanti che ha subito da piccola.

 Carissima, ciò che mi sento di consigliarle, se se la sente e se ritiene possa essere importante, sarebbe di rivolgersi ad un professionista, che possa aiutarla e sostenerla nell’elaborazione di questi vissuti dolorosi, per non essere sola nella gestione delle emozioni e per ritrovare la serenità.

Credo inoltre, ma è naturalmente una mia personale opinione, senza possedere tra l’altro sufficienti informazioni  a riguardo, che sarebbe importante definire la vostra situazione matrimoniale, di modo da fare chiarezza nel rapporto con suo marito e poter, perché no, iniziare una nuova vita occupandosi in prima battuta di sé stessa.

 Le faccio molti auguri,

non esiti a scrivermi nuovamente se ritiene che la risposta non sia in linea con ciò che intendeva esprimere.

 

Cordialmente,

dott.ssa Bezzi



Pagine secondarie (1): secondo semestre 2013
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