LA MIA STORIA


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Noi siamo la nostra storia, le nostre esperienze e le nostre emozioni.
Per questo noi riteniamo tutte le storie di vita  importanti ed uniche.

Pensiamo poi che l'esperienza condivisa possa essere di utilità per chi la scrive ( che può, er esempio  trovare uno spazio di pensiero in cui riordinare vissuti, pensieri e significati) e per chi vuole leggere e condividere le esperienze dialtri da cui, certo, c'è sempre da imparare confrontando le proprie esperienze, emozioni e significati.

Per questo abbiamo pensato ad uno spazio nuovo per tutti noi in cui possiamo condividere, scrivendo  o  leggendo le nostre vite per crescere insieme.



Pubblicheremo anche la tua storia se vorrai inviarcela a:

miastoria@apbpspsicologidibase.it

LE VOSTRE STORIE



21 ottobre

Buongiorno,  grazie per dare la possibilità a tutti di scriversi in questo spazio.

Sono un uomo di 45 anni che nella sua vita ha collezionato molte esperienze.

Mi sono diplomato, mi sono laureato, mi sono sposato, mi sono separato, mi sono risposato e mi sono riseparato. Ho 3 figli (2 dal primo matrimonio ed 1 dal secondo).

La mia vita la vedo come qualcosa in cui è difficile trovarci una vera soddisfazione.  Il lavoro è sicuoro, non mi lamento,  la retribuzione buona, ma alla domanda di un nuovo conoscente mi sono sentito solo. “Ah, scusa, ma come fai a conciliare tutto? Ti dividi in tanti pezzetti?”

Zac! Mi ha beccato in pieno. E’ proprio così che mi sento: spezzettato. La mia vita è frammentata: ho una famiglia e poi un’altra e poi ci sono io, single. L’idea della famiglia allargata non so chi l’ha avuta ( comunque doveva avere davvero molta fantasia lui o lei che sia stato nel pensare che potesse essere una famiglia “migliore” di quella tradizionale in cui tutti avrebbero dovuto amarsi e volersi bene). 

Io ho anche un fratello e sin da piccolo ricordo come lui fosse molto competitivo con me: voleva usare i miei giochi, mi incolpava di tutto. Io sopportavo perché lo sentivo sangue del mio sangue. Oggi mi rompe ancora le scatole, ma quando ho avuto bisogno lui c’è stato. Eravamo in competizione sì, ma nel rivendicare affetto e “cose” dei nostri genitori, sepppur con gelosia, c’era sempre un limite: il sangue.

Oggi vedo i miei figli che, non sono gelosi, ma li vedo arrabbiati tra loro, quando parlano tra loro non dicono “il papà” ma “il mio papà” (eppure sono tutti figli miei). Poi non se ne risparmiano una: vuole più bene a noi, no a me … allora spesso prendo le difese del più piccolo (del secondo matrimonio) anche perché è da solo contro due allora gli altri piangono ed io li sento che soffrono perché la loro gelosia è proprio quella di sentirsi confermati nel mio affetto.

Ho due ex mogli che mi sopportano perché sono mamme dei nostri figli, e potranno avere tutte le ragioni del mondo ad essere risentite con me, ma i figli vedo che soffrono. Io cerco di gestire la cosa ma la gestione non è una soluzione.  Insomma, nella vita oggi cos’ho? Un lavoro sicuro, ringrazio di avere quello (figuriamoci se non avessi neanche quello), ma sento di avere due ex mogli che non mi fanno neppure gli auguri al compleanno, tre figli che li sento rancorosi con me e non mi resta che comprargli il cellulare e le scarpe firmate che vanno di moda (orrende), ogni tanto mi arrivano da pagare conti di dentisti, iscrizione a corsi ecc… ed io sento che non provo tutto questo affetto per nessuno di loro. E’ troppo complicato? Mi ricordano sempre tutti il mio fallimento (del matrimonio) e querulano sempre e se  gli ripondo con energia poi le madri mi perseguitano per mesi e poi sempre con l’agenda in mano: sabati alterni con i figli, le feste con uno, i compleanni, feste a scuola… ma mica sempre si ha voglia di andare.

Forse la famiglia tradizionale ha i suoi vantaggi: “C’è la partita di calcio di Mauro sabato. Che dici vai tu che questa settimana è stata dura?” “La prossima settimana è il compleanno di Giovanna, cosa le compriamo? Prova a vedere anche tu, io però ho visto quel cappotto che le piaceva. Ah, sì, bell’idea non mi ricordavo”. Invece da soli tutto è amplificato, le responsabilità poi? In due si può dire: “che ne dici cara se facciamo così? Sì è una buona idea, no forse è meglio di no” senza contare che l’altro è sempre pronto a criticare e giudicare. Voglio bene ai miei figli, ma una parte si sente anche scollata da loro, vivo una libertà vigilata perché posso fare quello che voglio con chi voglio fuori dagli orari in cui ho i figli (decisi in tribunale). E poi, chi me lo fa fare? Mi trovo un’altra per fare cosa? Ricominciare da capo? Siamo un bel club che pensa dovrebbe esistere una legge che vieta i secondi matrimoni, figuriamoci i terzi.  Ecco, questa è un pezzetto della mia storia che vorrei raccontare.

Grazie



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