PSICOLOGIA DELL'ALIMENTAZIONE




























Il bisogno alimentare fa aprte di uno dei bisogni fondamentali  nella scala di Maslow. Per soddisfarlo noi umani abbiamo una vastissima gamma di possibilità tuttavia spesso la riduciamo di molto perchè mediata con le nostre due "menti" principali: il cervello ed il cuore.

 Il cervello, per esempio può essere influenzato da culturale e religini che possono dirci di non mangiare cavallette arrosto perchè le associamo spesso al costrutto di "insetto non buono" oppure  carne di mucca perché la possiamo ritenere sacra.

 Il cuore, inteso come lo scrigno dei nostri sentimenti ed emozioni, può altresì motivarci a fare grandi abbuffatte o sottoalimentarci perché ci sentiamo inadeguati.



Questo perchè il cibo non non ha una semplice funzione di "carburante" per il nostro corpo, ma è anche un'espressione del nostro Sé, ad esempio una dieta strettamente biologica, può indicare un orientamento della persona al mondo salutista e attenta all'ambiente.

Proviamo quindi a farci una  domanda importante: "Cosa dice di noi il modo ed il cibo che scegliamo di mangiare?"
La risposta, potrebbe sorprenderci e rivelarci che potremmo partire anche da qui per registrare noi stessi cercando un nostro stile di fuzionamento più efficace per noi stessi e le persone che ci circondano. 

Per questo abbiamo pensato a questa nuova rubrica mensile, per rispondere a chi vuole saperne di più sull'alimentazione, il nostro modo di essere e di agire ed uno spazio per chi volesse scrivere alla nostra esperta di psicologia dell'alimentazione e leggere la sua risposta pubblicata nella pagina: La psicologia dell'alimentazione domande e risporte.

Presidente A.P.B.P.S. Psicologi di Base
dr.Richard Unterrichter

www.paviameteo.it


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Se avessi delle lenti che ti permettessero di vedere in modo diverso e più approfondito la tua vita e il mondo, pensi anche tu che potresti trovare nuove soluzioni o non incorrere nei soliti errori?

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-  il modo di "superare i vecchi problemi creati dai vecchi modi di pensare"
- il modo di "registrare il nostro funzionamento alla nostra vita" per essere più efficaci, felici e aiutare gli altri.

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ARTICOLI

GIUGNO 2016

La sofferenza del Corpo nei Disturbi Alimentari

Le conseguenze sull’ organismo delle condotte alimentari patologiche: Quali sono e Perché

Un corpo investito di sofferenza produce a sua volta sofferenza e la esprime attraverso il sintomo veicolato dagli organi più o meno danneggiati o compromessi dai comportamenti alimentari patologici.

Vediamo quali sono:

1) Alterazioni Elettrolitiche: vomito, lassativi, diuretici, denutrizione, possono essere la causa di squilibri che si manifestano con debolezza, vertigini, ritenzione idrica e conseguenze ancor più gravi con complicazioni a livello renale e cardiovascolare.

2) Cuore e Polmoni: organi sotto sforzo in un organismo debilitato da condotte di compenso (vomito, lassativi, diuretici) e digiuno. La brachicardia e l’ipotensione sono problematiche frequenti in un quadro clinico di dca in cui l’organismo indebolito e sotto sforzo, non raramente causato da attività sportiva, manifesta rispettivamente battito rallentato e pressione bassa.

3) Reni: i danni a carico dei reni sono frequenti soprattutto nei pazienti affetti da anoressia nervosa, a seguito dei prolungati squilibri elettrolitici, disidratazione, ipokaliemia (deficit di potassio).

4) Ghiandole Salivari: come la Parotide, aumentano di volume sia in presenza di bulimia che di anoressia (a causa del vomito auto-indotto)  e conferisce al volto un’immagine più rotonda che allarma il soggetto già preoccupato per la propria immagine.

Il digiuno prolungato può portare a:

-       aumento del colesterolo “cattivo” (colesterolo trasportato dalle lipoproteine a bassa densità)

-       ipoglicemia (con effetti sulle funzioni cognitive)

-       atrofia cerebrale e effetti neurofisiologici, solitamente reversibili con il recupero ponderale incidono sulle funzioni cognitive provocando la riduzione nella velocità di elaborazione delle informazioni, della memoria a breve termine, la riduzione della capacità di collocare visivamente e nello spazio appropriato oggetti, figure, numeri ma anche le diverse parti del proprio corpo, la riduzione della capacità di portare a termine, iniziare o condurre un discorso in modo fluente.

 

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 

Bibliografia:

Kandel E.R et al. Principi di Neuroscienze, 2001

 



PERDERE PESO MANGIANDO I CIBI CHE AMI

Un nuovo modo di considerarsi a dieta che permette di raggiungere e mantenere nel tempo gli obiettivi di peso senza soffrire e senza sensi di colpa, possibile? Vediamo insieme come funziona…

Se “essere a dieta” implica concettualmente elementi di controllo, di restrizione e di rinuncia che si rivelano controproducenti alla perdita di peso, al mantenimento nel tempo del peso raggiunto, e rappresentano spesso fattori di rischio per lo sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare, l’approccio breve strategico riformula il concetto di “stare a dieta” e viene in nostro aiuto per aiutarci a perdere peso senza effetti collaterali.

Uno dei fattori più deprimenti e disfunzionali delle diete è la rinuncia di cibi che rendono il nostro pasto gradevole e momento di piacere. Laddove la forza di volontà può sostenerci per un certo periodo, è inevitabile che prima o poi si finisca con il “trasgredire” oppure con il ritornare allo stile alimentare precedente alla dieta, appena raggiunto il peso desiderato (con la triste conseguenza di tornare in breve tempo a riacquistare i chili persi).

1) Concedere per non trasgredire: mangiare quello che ti piace ti eviterà di trasgredire o di ricorrere, in seguito ai risultati raggiunti, al tuo vecchio stile alimentare (che è poi la causa del motivo per cui hai dovuto metterti a dieta).

Ma così ingrasserò? No, e vediamo perché:

2) Mangia ciò che ti piace solo ai pasti principali: anche qui c’è un elemento di controllo, ossia, il fatto di poter mangiare determinati cibi solo in alcuni momenti.

D’altra parte si produce un cambiamento fondamentale, che poi è alla base del fallimento della dieta, comunemente intesa: il dovere di fare dei “sacrifici” per ottenere dei risultati di peso è ricompensato dal piacere di gustare dei pasti graditi.

Infine, se ciò che ci concediamo smette di essere irrinunciabile, a differenza di ciò, che poiché ci è negato, ci sembra irrinunciabile, l’obiettivo nel tempo sarà non solo una graduale perdita di peso ma anche e soprattutto un cambiamento stabile delle nostre abitudini alimentari e dei nostri gusti che ci aiuterà a mantenere il peso raggiunto e a migliorare la nostra salute.

 

Dr.ssa Ilaria Beltrami


Bibliografia

Nardone G. “ la dieta paradossale”.


APRILE 2016

Il Corpo come Scudo contro la Vergogna: diventare enormi per non essere troppo piccoli!

Comprendere le dinamiche alla base del sovrappeso, i significati inconsci del mangiare e imparare ad accarezzare le proprie fragilità per perdere i chili in eccesso.

La vergogna è un sentimento centrale e presente nell’esperienza di coloro che sono in sovrappeso: vergogna per la propria persona, per la propria debolezza nel cedere al cibo, per il proprio aspetto fisico. Il fatto che viene ignorato e di cui la persona non è consapevole è che il sentimento della vergogna è presente nella persona prima che si sviluppi un problema alimentare e prima che il sovrappeso sia evidente.

Un corpo in sovrappeso è un corpo le cui forme sono alterate e nascoste, abbondanti e scarsamente definibili come la personalità di chi vi si cela dietro: un sé fragile, una scarsa auto-stima, sentimenti di colpa correlati a rabbia repressa scaturiscono un vissuto di inferiorità e vergogna nella persona che ha un sovrappeso o che è predisposta a svilupparlo.

Un corpo in sovrappeso è inoltre, un corpo la cui sessualità è totalmente o in parte rinnegata come mezzo di incontro con l’altro e quindi con sé stesso, con la propria affettività e con le proprie emozioni.

La massa grassa si erige a barriera difensiva contro la rabbia che il soggetto si nega di accettare, di riconoscere e di gestire, e contro le potenzialità minacciose del mondo esterno, verso il quale il soggetto percepisce di non avere risorse e difese adeguate.

“Occupare” molto spazio quando in realtà ci si sente interiormente così vulnerabili da riuscire appena ad esistere: questo è il focus del problema ed il presupposto da cui partire per risolverlo in modo efficace.

Laddove il conteggio delle calorie, le diete più o meno restrittive possono portare a risultati più o meno soddisfacenti nel breve periodo,  è l’intervento psicologico che permette un’adeguata consapevolezza emotiva e una crescita personale: elementi che sono alla base di un dimagrimento “indolore” e di un mantenimento nel tempo dei risultati raggiunti.

 

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 

Bibliografia

“Il troppo pieno dell’obesità” in “Clinica del vuoto; anoressie, dipendenze, psicosi” Franco Angeli, 2002 Di M. Recalcati


MARZO 2016

S.O.S Genitori: Proteggi il tuo bambino dai disturbi alimentari


Anoressia, sovrappeso, disturbi dell’immagine corporea e problemi alimentari sempre più diffusi tra i bambini: cosa succede ai nostri figli? Mini-guida per genitori preoccupati.

L’età media di insorgenza di un problema alimentare si è abbassata negli ultimi anni e i bambini di 6-8 anni mostrano spesso i primi sintomi di un disagio. Sovrappeso, anoressia/inappetenza, selettività per alcuni cibi e la preoccupazione dei genitori cresce dinanzi alla curva di accrescimento, alle raccomandazioni del pediatra di perdere peso o alla difficoltà di far mangiare il proprio bambino, senza riuscire a comprendere se si tratti di “capricci” o qualcosa di diverso. Il dubbio che può venire è se sia giusto attuare una condotta severa o correre dal nutrizionista. Nella maggior parte dei casi la rigidità risulta controproducente e l’intervento del nutrizionista può rivelarsi rischioso. Vediamo perché:  

a) i bambini, così come gli adulti, investono sul cibo i propri affetti e quindi con un comportamento anomalo comunicano qualcosa che chiede di essere compreso e se rigidamente respinto può peggiorare. E’ come se dicessero: “Mangio male per attirare la tua attenzione mamma!”

b) dietologi e nutrizionisti, prescrivono diete per aumentare di peso o per dimagrire. E’ stimato che soggetti sottoposti ad una dieta rigorosa aumentano 18 volte il rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare e 5 volte se sottoposti ad una dieta leggera.

Cosa fare?

1) Prendere atto che c’è un messaggio da comprendere e porsi in una condizione di ascolto attento. Spesso un problema alimentare infantile è un problema famigliare sotto mentite spoglie!

2) I bambini percepiscono l’ansia dei genitori ed il significato che le attribuiscono è “non so che fare con te”; la percezione che hanno di loro stessi è di essere “ingestibili” e questo contribuisce a intensificare la loro ansia, il loro disagio e il loro comportamento alimentare anomalo.

3) Iniziare fin da piccoli una sana educazione alimentare. Uno dei fattori di rischio per lo sviluppo di dca infantili è la provenienza da famiglie con una scarsa educazione alimentare.

4) Mamme in gravidanza attenzione ai chili di troppo! Un fattore di rischio per l’obesità infantile è il sovrappeso della mamma in gravidanza, così come il mancato allattamento al seno.

5) Insegnare al bambino a conoscere e rispettare il suo corpo evitando giudizi o apprezzamenti. Il messaggio da trasmettere è che ciascuno è perfetto nelle sue caratteristiche e che un paio di gambe sono uno strumento meraviglioso per esplorare il mondo, non per riceverne il consenso.

 

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 

Bibliografia

Ravaldi C., Cangioli L., Barboni E., Vannacci A., Ricca V., Le dinamiche familiari come fattore di rischio per Disturbi del Comportamento Alimentare, soprappeso ed obesità. Revisione della letteratura e indagine pilota in un campione di 100 adolescenti. Psich. Inf e Adol., 2005

Rachel Bryant-WaughBryan Lask Disturbi alimentari. Guida per genitori e insegnanti., 2013



FEBBRAIO 2016

http://medicinaesteticaonline.net/2013/08/23/i-dieci-comandamenti-per-iniziare-a-dimagrire-fin-da-oggi/

Il Peso è un Pensiero espresso in Kg: cosa pensano le persone “magre”?

Magre o “normopeso”, la differenza sulla bilancia la fa il nostro modo di pensare: svelati i pensieri che fanno bene alla linea e alla propria salute.

Se pensate che le persone normopeso non facciano rinunce a tavola siete in errore: hanno imparato che alcune rinunce sono vantaggiose per la loro salute e quindi non soffrono nell’attuarle.

Le persone che combattono con un problema di sovrappeso spesso si impegnano in diete ed esercizio fisico ma senza raggiungere o mantenerli nel tempo e alimentano un senso di sfiducia, demotivazione e la percezione di essere “sfortunati”, in particolar modo guardando persone che pur concedendosi qualche piacere a tavola riescono tuttavia a restare magre.

La domanda che emerge è “come riesce a non ingrassare?”

La risposta a questa domanda risiede nella genetica, nelle abitudini di vita, nella capacità di gestire le emozioni e nel modo di pensare. Oggi ci soffermeremo sul pensiero e sul potere che ha nel determinare il comportamento alimentare.

1) Le persone magre sanno distinguere tra Fame (necessità di mangiare) e Smania di cibo (desiderio di cibo). Pensano alla prima come qualcosa che soddisferanno appena possibile,

2) ma quando avvertono il senso di fame non si soffermano molto su questo pensiero e pensano che mangeranno quando sarà possibile. Riescono quindi a tollerare la frustrazione.

3) Pensano che sia ottimale un livello più basso di sazietà, che metta a tacere i brontolii dello stomaco ma gli permetta di alzarsi e fare una passeggiata dopo mangiato senza sentirsi appesantiti.

5) Pensano al cibo come nutrimento e non vi ricorrono per altri motivi come consolarsi, rilassarsi, distrarsi,

6) e se ad esempio si accorgono che hanno preso qualche chilo, sono capaci di dire a loro stesse che riusciranno a perderlo e che potranno mangiare un po’ meno nei giorni futuri. Pensano in termini relativi e non assoluti rispetto al peso.

7) Pensano che “dieta” significhi mangiare in modo sano e non mettersi in punizione: per questo motivo non hanno bisogno di mettersi a “dieta” per un periodo ma di fatto senza saperlo, dichiararlo o soffrirne, sono a dieta da sempre.


Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 

Bibliografia

J.S.Beck “Dimagrire con il metodo Beck” 2007




Mangia Mindful per essere in forma!

La Mindfulness applicata all’alimentazione aiuta a combattere i problemi di peso e i disturbi del comportamento alimentare (dca), come bulimia e binge eating disorder (bed): cosa è la mindfulness e qual è la sua efficacia nei Dca.

Il termine “mindfulness” indica una tecnica psicologica che trae la sua ispirazione da una disciplina meditativa di orientamento buddista. Mindfulness è la traduzione della parola “sati”, che nella lingua pali significa “attenzione consapevole”. Il  concetto chiave su cui si basa la mindfulness è la possibilità di raggiungere uno stato di attenzione intenzionale che conduce alla consapevolezza e alla percezione di sé stessi.

Gli studi sui dca, inerenti gli episodi di “abbuffate”(quando la persona è portata ad assumere in un tempo limitato quantità di cibo maggiori rispetto a quello che potrebbe assumere mediamente un altro soggetto), hanno evidenziato due fattori chiavi alla base dell’ alimentazione incontrollata: il blocco emozionale e la fuga dalla consapevolezza.

Le abbuffate sono, infatti, la conseguenza di un picco elevato di tensione interna, dovuto ad emozioni non elaborate, che cerca una valvola di sfogo investendo sul cibo; inoltre, nel corso di questi episodi le persone riportano un vissuto di perdita di controllo in cui non sono in grado di smettere di mangiare.

Nel binge eating disorder (bed) o nella bulimia nervosa, la mindfulness può essere utile per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e la capacità di entrare in contatto con le proprie percezioni e emozioni, attraverso l’attenzione intenzionale.

Qualche consiglio mindful per iniziare:

1) mangiare lentamente piccole porzioni di cibo.

2) assaporare le piccole quantità di cibo portate alla bocca mantenendo un’attenzione particolare sulle proprie percezioni: la consistenza del cibo, il sapore, il colore del cibo e perfino il suono mentre si mastica.

Entrare in relazione con il cibo attraverso i cinque sensi vi permetterà di raggiungere il senso di sazietà con una minore quantità di cibo e con maggiore soddisfazione.

 

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 

Bibliografia

Marconi A., " Equilibrio e serenità - Introduzione alla coltivazione delle qualità di una mente 'mindful' ". ed. AP Multimedia, 2013

Thich Nhat Hanh, Lilian Cheung, “Savor: Mindful Eating, Mindful Life”. 2011.





DICEMBRE 2015

http://lecce.corrieresalentino.it

I disturbi alimentari: cosa sono, trattamento e prevenzione

 

Cosa significa avere un disturbo del comportamento alimentare, da dove si origina e in quale modo è possibile curarlo o ancor meglio, prevenirlo.

 

Nella fase iniziale della nostra vita il cibo è  il primo elemento di scambio relazionale con un altro essere umano (la madre), ed è per questo motivo che può diventare il terreno su cui investire disagi e difficoltà di relazione.

 

I disturbi del comportamento alimentare (dca) sono una modalità disfunzionale di relazione con il cibo e possono compromettere gravemente la salute della persona. Infatti, in questo quadro psicopatologico, l’alimentazione assume un ruolo centrale nella vita della persona, la quale impiega le sue energie fisiche e mentali per cercare di raggiungere degli obiettivi spesso irrealistici, di peso e di immagine corporea.

Questo perché cibo e immagine corporea rappresentano un “luogo” in cui è possibile investire la propria affettività (es. perdita)

 

Si arriva spesso ad una diagnosi di dca quando i sintomi sono eclatanti e l’intensità del disturbo è grave, come nell’anoressia nervosa, (in cui la persona si rifiuta di mantenere un peso corporeo adeguato e tende a mangiare pochissimo o a digiunare) o nella bulimia (in cui ci sono abbuffate seguite da vari comportamenti di compenso, come assumere lassativi, vomitare, etc). Qui, il trattamento è la psicoterapia (l’approccio cognitivo-comportamentale si è rilevato molto efficace per questi disturbi), con eventuale impiego di farmaci (valutati ed eventualmente prescritti da un medico psichiatra).

 Un problema alimentare non dovrebbe essere mai trascurato (dice qualcosa del nostro stato d’animo e dei nostri bisogni) perché può rappresentare il segnale di un disagio che se non riconosciuto può strutturarsi in psicopatologie e/o costituire problemi anche organici.

Sovrappeso, magrezza eccessiva, ossessione per la forma fisica, alimentazione incontrollata, alimentazione selettiva, etc., sono alcuni campanelli sui quali è utile intervenire per eliminare il rischio di un grave dca: proprio per la correlazione affettivo/emotiva tra alimentazione e psiche, spesso l’intervento psicologico a fronte delle prime avvisaglie di sintomi è un utile rimedio da adottarsi anche come prevenzione, infatti, come sapevano già gli antichi: mens sana in corpore sano.

 Lo psicologo alimentare può infatti aiutare la persona a migliorare il suo rapporto con il cibo e con lo specchio, e a “sciogliere” i nodi emotivi che la portano a mangiare troppo o troppo poco, a non riuscire a mantenere un peso corporeo adeguato, a sentirsi insoddisfatta del proprio aspetto.

 

 Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa


NOVEMBRE 2015

Il peso dello Stress sulla tua bilancia!

Lo “stress ingrassa” e per restare in forma o dimagrire bisogna evitarlo. Ma come si fa? Vediamo realmente cosa significa e come fare per neutralizzare lo stress e restare in forma.

Lo stress di per sé non ingrassa ma è nemico della nostra forma fisica perché ci porta ad assumere più calorie e a bruciare più lentamente, motivo per cui tendiamo poi ad ingrassare. Questo fenomeno ha origini lontane nello sviluppo dell’organismo umano: dinanzi ad una richiesta dell’ambiente che è superiore alle nostre risorse di farvi fronte, l’organismo attiva un sistema difensivo. Le difese agiscono su due livelli:

1) a livello FISIOLOGICO, il metabolismo rallenta, il cervello stimola la produzione di sostanze importanti per la regolazione del senso di fame e della sazietà e si accumulano scorte di grasso corporeo.

2) a livello PSICOLOGICO, la scarsa consapevolezza delle emozioni negative comporta un’insufficiente capacità di attivazione che ha come conseguenza un’inadeguata gestione dello stress. Il risultato è la ricerca di compensazione nel cibo.

Inoltre, la stretta correlazione tra stress e sintomi depressivi e ansiosi, porta a preferire cibi che ingrassano, come zuccheri, pane, pasta, pizza, perché favoriscono la produzione di serotonina, neurotrasmettitore fondamentale per il nostro benessere.

Consiglio: distingui la Fame dalla Smania di cibo per non ingrassare!

1) La fame si manifesta come senso di “buco allo stomaco” con brontolii nella pancia ed è il segnale che il nostro organismo ci invia per dirci che ha bisogno di nutrienti.

2) La smania di cibo si presenta come una tensione, un'irrequietezza, una sensazione spiacevole nella bocca, nella gola e nel corpo che desidera avere del cibo. 

 

 


OTTOBRE 2015

Non riesco a dimagrire! Perché la dieta non funziona?

A dieta da sempre, eppure a parte dei risultati iniziali, ad un certo punto l’ago della bilancia smette di scendere. Vediamo cosa accade realmente, per ritrovare il buon umore e ripartire con un programma di successo!

Il termine “dieta” è controproducente  per impostare qualunque buon proposito di perdita ponderale, perché racchiude in sé il concetto di privazione. Esclude il piacere legato al cibo e interferisce con gli aspetti sociali relativi all’alimentazione. Essere a dieta significa trasformare un momento di benessere, cura e accudimento verso sé stessi in un compito, un ennesimo “dovere” che si aggiunge a tutti gli altri. Lo stress che ne deriva  conduce alla trasgressione e poi all’abbandono dei buoni propositi. Seguire una corretta alimentazione è indispensabile per perdere peso e l’unico motivo per cui c’è un sovrappeso è che si assumono più calorie di quanto l’organismo necessiti. Il punto da comprendere è, Perché.

Vediamo da dove iniziare oggi stesso per perdere peso:

1) Individuare e comprendere le situazioni, i pensieri e le emozioni sottostanti agli episodi alimentari “eccessivi”. Interrompere il processo quasi automatico di compensazione per cui ci consoliamo e sfoghiamo mangiando. Lo psicologo alimentare è la figura che potrà accompagnarci in questo percorso.

2) Stabilire un’alimentazione pianificata: un piano alimentare flessibile ed equilibrato che ci permetta di perdere peso e proseguire uno stile di vita gradevole. Il nutrizionista potrà aiutarci a coniugare le nostre esigenze nutrizionali e le nostre preferenze alimentari.
           
dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa