La psicologia dell'alimentazione risponde



6 luglio 2016


Gentili dottori,

                   ho una domanda che vorrei sottoporvi.

Sono una mamma di un bel bambino di 4 anni che fa sempre una sacco di capricci per mangiare. So che dovrei dargli da mangiare un po' di tutto perchè gli fa bene, ma non è facile. Provo allora con il cucchiaio a forma di aereo, poi con il piattino di topolino.... insomma, cerco di farlo divertire pur che mangi delle volte però sono stanca e perdo la pazienza. Comunque vorrei imparasse a mangiare da solo. Sì, infatti lo imbocco spesso ancora pur di farlo mangiare.

Mi sono chiesta se forse ho sbagliato qualcosa nell'educarlo a mangiare, oppure se l'ho viziato o peggio se abbia magari qualche problema (che so tipo anoressico?). Sono andata dal medico ma lo ha trovato normopeso e con tutti i parametri a posto.

Avete qualche consiglio o sapete dirmi perchè si comporta così? Come posso farlo mangiare da solo?

Grazie

 

Gentile Signora,

 i bambini già attraverso il cibo, il mangiare di più o di meno, autonomamente o no, e in modo più o meno selezionato, comunicano qualcosa: per esempio, ricerca di attenzioni, stress, ricerca di accudimento, atteggiamento oppositivo etc. Vorrei tranquillizzarla relativamente al suo timore di un problema anoressico e rassicurarla sul fatto che ancor di più perché piccoli e incapaci di comunicare in altro modo, il comportamento alimentare del bambino diventa uno strumento comunicativo che veicola un messaggio che va interpretato. Comprendo i numerosi tentativi che lei ha fatto al momento del pasto, dalla proposta del gioco al cercare di assecondare il suo desiderio di essere imboccato. Le suggerisco di riflettere su eventuali dinamiche familiari che possono creare un disagio a suo figlio al di fuori del momento del pasto e di cercare di favorire dei momenti di accudimento e di gioco tra lei e suo figlio lontano dai momenti del pasto. Qualora lo desiderasse potrebbe approfondire la situazione con uno psicologo alimentare esperto in età evolutiva.

 Resto a disposizione,

 Un caro saluto,

 Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa


24 giugno 2016

Gentili dottori,

è arrivata l'estate e sono un po' sovrappeso. Mi vedo però brutta e cicciona anche perchè mia madre me lo dice sempre. Frequento l'università, ma vado sempre vestita con i jeans perchè mi vergogno.

Mangio soprattutto quando sono sotto esami, come in questo periodo però vorrei capire come farlo meno perchè metto su chili (ahimè).

Avete qualche consiglio anche per me?

Grazie

 

Gentile utente,

grazie per averci contattato, sarebbe opportuno approfondire diversi aspetti relativi al suo problema, in ogni caso mi soffermo su due informazioni che lei riporta: il mangiare eccessivamente che porta all’aumento ponderale e la correlazione riscontrata con il periodo degli esami. Il fatto che lei sia stata capace di individuare il rapporto di dipendenza tra i due eventi è molto importante e la invito ad analizzare ulteriormente le emozioni che prova in tali situazioni al fine di imparare a frenare di volta in volta l’impulso di mangiare e a sostituirlo con altre azioni e strategie di conforto. Le suggerisco tuttavia un supporto psicologico in questo lavoro da fare su di sé per approfondire maggiormente la natura di alcune dinamiche e raggiungere dei risultati soddisfacenti in minor tempo.

Resto a disposizione,

un caro saluto,

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa

 



30 maggio 2016


Buongiorno,

sono la mamma di una bambina che ha 14 anni e sembra essersi impuntata di voler fare una dieta tutta a base di carne per perdere dice 5 kg, per l'estate.  Mi sono rivolta al mio medico di famiglia e mi ha sconsigliato una dieta senza carboidrati, verdura ecc... per un sano equilibrio.

Vorrei allora convincere mia figlia a mangiare anche verdura, pasta, riso, ma i miei sforzi non sembrano essere ricompensati.

Mi chiedevo se potevate darmi dei consigli su come posso fare o cosa posso dirle per aiutarla ad avere una dieta più equilibrata?

Credete ci possa essere anche il rischio di arrivare all'anoressia?

Grazie per l'aiuto.

Buongiorno


Cara Signora,

comprendo la sua preoccupazione ma le suggerisco di considerare questo comportamento di sua figlia come una fase di passaggio in un periodo delicato come l’adolescenza e non come un primo passo verso l’anoressia.

Ciò che è importante ora da fare è gestire al meglio questa situazione.

Purtroppo, la pubblicità di ogni tipo e attraverso ogni mezzo, che promette risultati eccezionali con diete improbabili e spesso nocive, è un fattore di rischio, in particolar modo per le giovanissime, che sono alla ricerca di un’identità, che trova nel corpo il suo principale veicolo di espressione.

Sebbene sia necessario promuovere un’adeguata educazione alimentare e mi sembra, tra l’altro, che lei stia cercando di trasmettere a sua figlia delle informazioni importanti al riguardo, è difficile raggiungere l’obiettivo poiché la ragazza in questo momento è focalizzata solo sulla “prova costume”; d’altro canto, forse, insistere troppo rischia anche di produrre come effetto un “braccio di ferro generazionale”, madre-figlia, che trova il suo luogo di espressione nell’alimentazione, con tutti gli effetti negativi che ne consegue.

Cosa fare allora?

Fare in modo che l’obiettivo che si è posta sua figlia, quindi, dieta proteica, restrizione calorica etc. diventi più detestabile del mostrarsi in costume con qualche chiletto di troppo (parlo dal punto di vista della ragazza che si vorrebbe con 5 kg in meno).

In che modo? Vediamo degli esempi.

Intanto, prima di fare una dieta proteica è necessario fare delle analisi del sangue e verificare soprattutto il funzionamento renale. I reni infatti in una dieta proteica sono sottoposti ad un faticoso lavoro ed il rischio è che possano esserci conseguenze negative per la salute. Perciò dire “va bene” alla sua volontà di intraprendere una dieta proteica ma richiedere “in cambio” e come condizione obbligatoria, un’analisi del sangue, che per molti giovani è una situazione alquanto sgradita.

Se fosse determinata a proseguire è bene che venga lasciata libera di persistere in questo suo obiettivo ma che venga informata che “purtroppo, senza i carboidrati il suo metabolismo rallenterà significativamente e questo comporterà che gradualmente sarà costretta a mangiare sempre meno tornando tuttavia a riprendere nei prossimi mesi quei chili che tanto detesta!”. Ovvero per rimanere come è ora (prima della dieta) sarà costretta a mangiare meno di quanto mangia oggi!

Certamente essere più snelle rende più attraenti, peccato però che nessuno voglia avvicinarsi! Già, perché l’alitosi, spesso conseguente a diete simili, è un problema fastidioso e imbarazzante!

Verdura e frutta combattono (alitosi), ritenzione idrica, cellulite e rendono la pelle luminosa e fresca!

Purtroppo questo sacrificio la porterà ad avere frequenti gonfiori, dovuti ad un accumulo di liquidi (cellulite) che i reni potrebbero non essere in grado di eliminare adeguatamente, un colorito spento ed un aspetto meno radioso.

Inoltre, potrebbe avere problemi di sonno e certamente lo scarso riposo non aiuterà ad eliminare borse e occhiaie.

Se sua figlia pensa di associare lo sport a questa alimentazione, si renderà conto da sola, dopo l’ennesimo consiglio del medico, che non ne sarà in grado: una dieta del genere porta infatti senso di affaticamento e stanchezza. Perciò nel caso decida di proseguire nel suo proposito si troverà sì, a perdere qualche kg (5 ne dubito, l’estate è già iniziata!) ma non potrà avere il fisico tonico e asciutto che lo sport aiuta ad ottenere. Questo e la ritenzione idrica, quindi…perderebbe i suoi chili, ma nel complesso il suo corpo non sarebbe gradevole e armonioso.

L’eliminazione dei carboidrati infine, comporterà difficoltà di concentrazione e diminuzione delle capacità attentive.

Tutto questo rappresenta un’ esagerazione intenzionale degli effetti negativi di una dieta iperproteica, con l’obiettivo di fare degli esempi su come condurre sua figlia a decidere di abbandonare il suo proposito.

Penso che Lei abbia fatto molto bene finora, nel tentativo di trasmetterle un’informazione sana in ambito alimentare e penso che riuscirà con la stessa capacità a veicolare un messaggio efficace, acritico e continuativo, relativo agli effetti negativi sulla salute e soprattutto sull’estetica di una dieta simile.

Per qualunque cosa può scrivermi nuovamente, se lo desidera, io ricevo a Roma ma potrà nel caso avere indicazioni su psicologi nella sua città sia dal suo medico di base sia probabilmente dall’ Associazione Psicologi di Base stessa, che ha collaboratori in diverse città di Italia.

Un cordiale saluto,

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa



25 maggio 2016


sono una donna di 30 anni. Peso 80kg e sono alta 1,70 cm .

quest'anno si sta avvicinando la bella stagione e vorrei rimettermi in forma.

Ogni anno provo, ma la mia difficoltà è sempre quella di mantenere la dieta.

magari riesco per un paio di settimane, i risultati li vedo ma poi mi succede qualcosa per cui dico: "Ma sì, tanto un dolcetto, un succo di frutta..." insomma non riesco mai a raggiungere il mio peso forma così poi mi trovo in spiaggia a vedermi brutta e a non piacermi.

Spero possiate aiutarmi con qualche consiglio.

Grazie 

 

Buongiorno,

 la difficoltà di mantenere costante l’impegno della dieta è un problema che accomuna moltissime persone che decidono di “mettersi a dieta”.

Il problema non risiede nelle capacità e nella volontà delle persone bensì nel modo in cui è concepito il percorso di dimagrimento ed il rapporto con il cibo.

La invito a leggere alcuni articoli pubblicati nella sezione “Psicologia dell’Alimentazione” del sito che contengono spunti di riflessione e piccoli consigli sull’argomento e a modificare il suo approccio verso l’obiettivo di perdere peso, considerando gli aspetti emozionali correlati al rapporto con il cibo, come ad esempio:

individuare le emozioni che prova e le situazioni in cui sente maggiormente il bisogno di “un dolcetto in più…”.

Nel suo messaggio non riporta se al momento è seguita da un nutrizionista, ossia se la dieta che sta cercando di seguire le è stata “imposta” oppure se è stata una sua iniziativa.

In ogni caso, le consiglio di orientarsi verso un percorso psicologico per approfondire adeguatamente le dinamiche emotive sottostanti al rapporto con il cibo e ricevere consigli pratici che la aiuteranno sicuramente a gestire la scelta e la quantità di cibo più facilmente e con migliori risultati. Io ricevo a Roma ma potrà sicuramente avere indicazioni su psicologi nella sua città sia dal suo medico di base sia probabilmente dall’ Associazione Psicologi di Base stessa, che ha collaboratori in diverse città di Italia.

Per qualunque cosa mi scriva, resto a disposizione.

 Cordialmente,

 Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa


19 aprile 2016



Sono un ragazzo che vorrebbe da diversi anni perdere peso. Purtroppo non ci riesco. Peso circa 140kg e sono alto 1,85. Ho 30 anni. Sono andato da dietologi che mi hanno prescritto delle diete e ho cercato di seguirle, ma poi non riesco. A casa mia mangiano tutti e in quantità e non riesco ad impormi di non farlo anche io.

non mi piaccio ed ho paura che mi prendano in giro gli altri così esco poco e non ho amici, ma vorrei riprendere una vita come avevo prima dei 16 anni, prima di ingrassare. Potete aiutarmi?

Grazie.

 

 Gentile utente,

 

ho letto il suo messaggio e comprendo le difficoltà della situazione che descrive. L’intervento del nutrizionista spesso non è sufficiente a raggiungere i risultati desiderati proprio perché sono coinvolte molte dinamiche psicologiche ed emotive nel rapporto con il cibo e nei problemi alimentari. Il fatto che i suoi famigliari abbiano delle abitudini alimentari forse errate è certamente un elemento di difficoltà in più nel seguire un piano alimentare adeguato ma il problema è personale e va affrontato altrimenti. Purtroppo in questa sede non mi è possibile approfondire la situazione e il consiglio che al momento posso darle è quello di intraprendere un percorso di consapevolezza personale ed emotiva con uno psicologo della sua città, possibilmente esperto in psicologia alimentare, che possa seguirla in un percorso di dimagrimento.

 Resto a disposizione,

 un caro saluto,

 Dr.ssa Ilaria Beltrami

 


1 marzo 2016

Buongiorno dottori,

vi scrivo perché sono molto preoccupato per mia moglie.

Negli ultimi 5 anni è dimagrita molto e sebbene all'inizio fosse un bene perché era un po' sovrappeso, adesso è 45 KG in 1.65m. Il medico di base e uno specialista da cui siamo stati dicono non esserci problemi fisici particolari e ritengono sia una cosa psicologica, ma non saprei cosa. Stiamo bene economicamente, abbiamo due figlie di 15 e 18 anni ( noi abbiamo lei 49 ed io 55 anni) che non  danno problemi particolari. La nostra coppia a dire il vero ha subito una crisi alcuni anni fa quando io conobbi una ragazza per cui ebbi una sbandata di alcuni mesi ma che poi conclusi (risale comunque a qualche anno fa).  E' vero che forse è da quando è venuta fuori la cosa che si è manifestato il problema, però non so cosa farci e per me è cosa superata.

Avete dei consigli da darmi?

In fondo il corpo è il corpo e la mente, che c'entra?

Grazie per l'aiuto che saprete darmi

 

Gentile Signore,

comprendo che lei sia preoccupato per la salute di sua moglie. Nella sua mail descrive di un forte dimagramento ed effettivamente 45 kg per 1,65 di altezza denotano un significativo sottopeso.

Non accenna al peso iniziale di sua moglie né agli effettivi cambiamenti nelle abitudini alimentari e di vita che ha fatto. In ogni caso, trovo positivo che il medico non abbia riscontrato problemi fisici (immagino con esami alla mano).

Il fatto che una sofferenza psicologica possa incidere sul corpo è tutt’altro che improbabile e infatti come dicevano gli antichi mens sana in corpore sano.

Molto spesso infatti la sofferenza della mente diventa sofferenza del corpo (e sovente viceversa) come se investire  sul corpo il proprio dolore fosse l’unico modo di farlo defluire e quindi controllarlo e alleviarlo.

Riferisce nel suo messaggio all’episodio di qualche anno fa in cui ebbe, come dice, “una sbandata” per un’altra donna e intuisco che possa temere che il problema di sua moglie possa ricondursi a quest’avvenimento. E’ possibile che quest’evento abbia contribuito ad evidenziare delle tensioni e delle conflittualità interne alla coppia (e quindi anche individuali) che fino a quel momento godevano di un loro particolare equilibrio; del resto, le consiglio di non focalizzare eccessivamente la sua attenzione su questo fatto, così come su eventuali sentimenti di incertezza e responsabilità e di porre la sua attenzione sul presente e sulla quotidianità di sua moglie, cercando di offrirle presenza, apertura e disponibilità emotiva ad ascoltarla e a comprenderla. Potreste parlare insieme di come si sente, di cosa prova, potrebbe coinvolgerla in cose da fare e parlare con lei anche dell’importanza di consultare uno psicoterapeuta.

Il problema di sua moglie è dato dall’impossibilità di portare all’attenzione emozioni negative ed uno psicoterapeuta sarà certamente di aiuto nel seguirla in questo processo di cambiamento: in cui il sintomo  (il dimagramento, il non mangiare etc)  sarà convertito in pensiero cosciente sul quale riflettere e a partire dal quale sarà possibile fare azioni per stare meglio.

Resto a disposizione,

Saluti

Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa



11 febbraio 2016



Gentili dottori,

 mio figlio ha fatto da poco una visita medica in cui è emerso che è sovrappeso. è altro 1,50m ed ha 12 anni e pesa 65kg. Io lo so che è un po' grassottello, e che magari dovrebbe mangiare un po' meno, però in casa nostra siamo sempre stati buone forchette e poi, quando ho provato a metterlo a dieta, lui si è sempre lamentato dicendo che aveva fame e che io lo tenevo a stecchetto perchè non gli volevo bene.

Il problema inoltre, quando gli faccio la dieta è che mia suocera inizia: "e perchè non dai da mangiare a sto ragazzo, e poverino, e i ragazzini devono crescere..." allora succede magari che lei gli compra i dolci e così mio figlio poi mi dice: "vedi che lei ci tiene alla mia salute?".

Anche il padre e la suocera sono di forchetta buona e un po' sovrappeso, io no.

Il medico però dice che dovrebbe dimagrire.

Sapreste aiutarmi a comprendere meglio la mia situazione e magari suggerirmi qualche soluzione?

Grazie

 

Gentile Signora,

 

la ringrazio per averci scritto e leggendo il suo messaggio penso che sia molto positivo che un membro della famiglia si ponga dinanzi a questa problematica con attenzione come lei sta facendo.

Infatti il problema del sovrappeso infantile, sempre più in aumento purtroppo, se trascurato può mantenersi e portare nell’adulto poi diversi problemi di salute e a fronte di questo, la prevenzione assume una rilevanza fondamentale.

Dalla situazione che lei descrive sembrerebbe che uno dei motivi del sovrappeso di suo figlio sia un’educazione alimentare un po’ disordinata in cui ad esempio sussiste la credenza che proprio perché un bambino deve crescere deve mangiare di più. In realtà l’alimentazione adatta a sostenere e accompagnare la crescita è un’alimentazione bilanciata e caratterizzata da nutrienti importanti come proteine, vitamine, carboidrati, il tutto in una quantità adeguata. Il dolce per esempio, seppure piacevole e gustoso, non rappresenta un alimento importante per la crescita, quanto una legittima gratificazione che talvolta ci si può concedere.

Il secondo punto che mi colpisce leggendo la sua mail è la valenza affettiva che il cibo assume all’interno dei rapporti famigliari: l’affetto è dimostrato e dimostrabile attraverso l’offerta di cibo. La negazione del cibo sembra rappresentare per suo figlio la negazione dell’affetto.

In questo quadro, pretendere rigidamente un’aderenza ad un piano alimentare adeguato potrebbe portare ad ottenere un effetto contrario e oppositivo andando a peggiorare anche il comportamento alimentare e il sovrappeso.

Penso che sia opportuno lavorare su un cambiamento graduale che permetta a suo figlio di aderire ad un comportamento alimentare più sano senza sperimentare un senso di frustrazione, privazione e rifiuto. Le suggerisco a tal proposito di rivolgersi ad uno psicologo alimentare che possa seguire suo figlio in un progetto di educazione alimentare e di rielaborazione del significato che attribuisce al cibo, attraverso un percorso di sostegno e riflessione sugli aspetti affettivi e relazionali.

 

Resto a disposizione,

 un caro saluto,

 Dr.ssa Ilaria Beltrami, Psicologa



28 gennaio 2016

Salve, so che aiutate tante persone con problemi diversi, ma ho visto questa rubrica nuova, spero possiate aiutare anche me. credo di avere un disturbo alimentare.... mangio mangio e delle volte non mi sento mai sazia e mi faccio schifo, mi vedo brutta e cicciona. sono al primo anno di università e mentre fino ai 14 anni ero snella e carina poi ho iniziato a ingrassare dopo che è morto mio padre. Sì, so che possono essere legati a quelli, ma non so come fare per risolverli.

la mia immagine allo specchio mi fa ribrezzo anche se mi dicono che ho un bel viso: e il resto? L'anno scorso per alcuni mesi sono riuscita a non prendere peso così ho iniziato a correre e da 84kg su 1,60m sono diventata 82, ma poi ho ripreso peso fino ad ora che peso 88kg. Sono chili che mi pesano addosso e schiacciano la mia vita: non ho amici né ragazzi perché mi vergogno di me e mi chiudo in casa a leggere e studiare. 

Cosa posso fare?

Lulù


Cara Lulù,

comprendo il disagio che possa provare per la situazione che sta vivendo. Il fatto che questo suo comportamento

alimentare irregolare si sia presentato dopo la scomparsa di suo padre può fare riflettere, come lei riferisce nella sua

mail, ad una correlazione tra questo evento doloroso e l’alimentazione incontrollata.

Infatti, l’investimento sul cibo spesso rappresenta il modo per “allentare” delle tensioni emotive molto forti dovute ad un

processo di elaborazione delle emozioni inefficace. Mi chiedo quanta sofferenza, quanto smarrimento o quanta rabbia

abbia provato e quali emozioni contrastanti possano esserci state in una ragazza così giovane che perde un genitore.

Il fatto che lei abbia sentito l’esigenza di scriverci e di chiedere un consiglio per risolvere questa situazione, penso sia

molto positivo ed espressione del fatto che una parte di lei, nonostante la sofferenza vissuta, ha un gran desiderio di

vivere e di sentirsi bene, nonché senta di meritare una vita più appagante per sé stessa.

La incoraggio perciò a proseguire nel dare voce e spazio a questa sua parte vitale e a considerare un sostegno

psicologico per elaborare le emozioni vissute nel periodo del lutto e analizzare quelle espresse e vissute nel

comportamento alimentare presente. Ripartire da sé stessa, dalle sue emozioni e dalle sue esigenze sarà un passo

fondamentale per un importante cambiamento.

Sono sicura che il disagio e la vergogna di stare con gli altri e di presentarsi con qualche chilo in più gradualmente

diminuiranno, così come gli episodi di “grandi mangiate” che oggi, la fanno sentire così avvilita e le rendono difficile

avvicinarsi ad uno stile di vita più piacevole.

Resto in ascolto,

un caro saluto

Dr.ssa Ilaria Beltrami

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 

Salve,

sono una mamma che vi scrive su indicazione di alcune amiche che si sono rivolte a voi al servizio A TU PER TU- psicologo di base, ma abitando in Emilia per me non è possibile andarci. Ho visto questa rubrica nuova e spero possiate aiutarmi.

Mio figlio ha 12 anni ed è un po' sottopeso, ma mangia con una dieta equilibrata: pesce, carne, tanta verdura e poca pasta (che gonfia). A scuola ho insistito perchè gli facciano il menù prescritto dalla dietologa così anche lì sono sicura mangia sano.

Qualche giorno fa si è molto arrabbiato con me perchè dice che è uno stecco, che lui vuole diventare grande e non rimanere secco secco come Jonny Stecchino ( credo dicesse quello del film). Io gli ho spiegato che la dieta sana lo mantiene sano e continuo a dargli da mangiare come sempre la dieta del dietologo. Lui adesso non vuole più mangiare e per il compleanno, alla nonna ha chiesto un barattolo di nutella che ha visto in un negozio da 5kg.

Insomma cosa posso fare?

L'ho tenuto bene per tutta la vita, ma adesso se si rovina? Sta diventando bulimico?

Cosa posso fare?

Grazie per l'aiuto che potete darmi buongiorno

M.


Gentile M.,

dalla sua mail si avverte la preoccupazione di una mamma che percepisce che suo figlio ha un problema e non sa come

aiutarlo a risolverlo. Lei scrive nel suo messaggio che suo figlio dodicenne è leggermente sottopeso e che però,

fortunatamente, segue un’alimentazione abbastanza corretta e bilanciata (adeguato introito di proteine, vitamine, sali

minerali, pochi carboidrati…come mai pochi? È il ragazzo che ha paura di “gonfiarsi”?) . Considerando che la pubertà è

un’età delicata di continui mutamenti e assestamenti anche fisici, mi domando quanto sia rilevante questo sottopeso e se

ci sono degli aspetti medici sottostanti e non trascurabili che rendono necessario l’intervento di un dietologo.

In secondo luogo, mi sembra di comprendere, da quanto lei riporta, che il cibo stia assumendo la connotazione di un

luogo dove esternare delle conflittualità. Mi colpisce a tal proposito, la richiesta di una barattolo di nutella da 5 kg che in

un contesto simile può configurarsi come una provocazione aperta ad un sistema di regole, ancorché di sane abitudini.

Mi domando se queste regole che rappresentano in realtà delle abitudini molto sane, (tanto che trovo auspicabile che i

genitori forniscano un’educazione alimentare ai propri figli), possano essere però vissute in modo un po’ limitativo e

invasivo da parte di un ragazzo di 12 anni, alle prese con la ricerca della propria identità psichica e fisica.

L’età di suo figlio è un’età delicata proprio perché è in corso una trasformazione che si origina da una confusione, dalla

ricerca dell’identità (identità personale e immagine corporea, in cui la seconda assume un ruolo molto importante nel

determinare la prima), attraverso le insicurezze e le conflittualità interne che spesso poi vengono agite nel rapporto con i

genitori, i quali, in qualche modo rappresentano il legame con il bambino che fu, che si sta cercando di lasciare, per

diventare finalmente adulti.

In questo periodo il gruppo dei coetanei è molto importante per la crescita, così come la possibilità di omologarsi per

realizzare poi la differenziazione dal gruppo e la definizione di sé. Elementi troppo distintivi possono essere, nella ricerca

dell’omologazione, un motivo di disagio e di irritazione. Sto riflettendo sul discorso del pasto differenziato a scuola per

esempio. Da quello che lei riporta nel suo messaggio mi sembra di comprendere che ci siano più elementi di disagio e di

conflittualità relativi alla crescita piuttosto che segnali di un disordine alimentare, ancora.

Forse un primo passo può essere quello di “ritirare” il confronto genitore-figlio dalla questione alimentare, rischiando

anche che possa mangiare qualche merendina di troppo, qualche dolce in più e magari condurre un’alimentazione non

proprio sana e adeguata per un periodo e cercare di proporre un dialogo ed uno scambio di idee, (e può scapparci anche

una litigata!) lontano dalla “tavola”.

La invito a scrivermi nuovamente qualora lo volesse e se ci fossero degli aspetti che sono stati tralasciati in questo

nostro primo scambio e sarò lieta di risponderle.

Resto a disposizione,

un caro saluto,

Dr.ssa Ilaria Beltrami



22 dicembre 2015

Buongiorno dottori,

vi seguo da un po' di anni e so che avete aiutato anche una mia amica a risolvere un problema così oggi sono a chiedervi aiuto io.

E' da un po' di tempo che sento una fame che non riesco a spegnere, soprattutto la mattina. Il mio medico di famiglia mi ha detto che può essere legato a qualcosa di affettivo perchè fisicamente abbiamo controllato ed è tutto a posto.

Io però ho una vita normale, un marito, ancora i genitori in salute e due bambine di 15 e 20 anni che studiano e sono brave a scuola. Anzi, la più grande dopo le vacanze partirà per l'Erasmus in Inghilterra. Credo sarà una bella esperienza per lei anche se non è mai stata fuori casa da sola, però io mi sono attivata contattando una famiglia là, le ho già saldato l'affitto per tutti i mesi che rimarrà a Londra, le ho fatto un conto in banca apposta. Mah, speriamo poi che si trovi bene, perchè lei, come me, è un po' timida.

Riguardo al mangiare mio, ho pesato che potrebbe essere anche uno stato passeggero però è da circa 5 mesi che mangio effettivamente molto (dolci soprattutto) e sto prendendo peso. Ho paura che se continuo così potrò non piacere più a mio marito ( un bell'uomo atletico). Avete un consiglio anche per me?

Grazie

 

Buongiorno,

ho letto la sua mail e comprendo le sue preoccupazioni riguardo questo cambiamento nel suo comportamento alimentare.

Penso che sia utile e molto positivo da parte sua, l’approccio di attenzione che sta dimostrando a fronte di questo suo atteggiamento verso il cibo; l’alimentazione infatti, rappresenta un ambito della nostra vita sul quale possiamo investire aspetti affettivi e relazionali non elaborati e, inoltre, un cambiamento nel comportamento alimentare spesso segnala che c’è qualcosa su cui dovremmo soffermarci a riflettere.

Nella mail lei descrive la sua vita come “normale” e mi domando se in questa normalità possano esserci degli elementi di insoddisfazione per lei, (come persona, come donna, oltre il ruolo di mamma e di moglie,) come ad esempio delle esigenze affettive non adeguatamente soddisfatte. Nel suo messaggio lei scrive del viaggio che attende sua figlia maggiore e immagino che possano esserci delle emozioni forse un po’ conflittuali rispetto a questo evento: da una parte forse considerato come un’opportunità per sua figlia, dall’altra forse c’è invece la preoccupazione comprensibile della mamma. Mi rendo conto che questo viaggio che rappresenta un’opportunità di  crescita, in qualche modo forse può rappresentare anche una separazione. Mi chiedo inoltre se il timore di piacere meno ad un marito che lei descrive come “bello e atletico” possa forse nascondere un’insicurezza rispetto alla possibilità di essere amata e accettata incondizionatamente: l’intimità  in un rapporto di coppia di solito nasce e si nutre, in particolar modo nel lungo periodo, di una sintonia emotiva tra i due partners, piuttosto che di elementi più di superficie, come l’attrazione per l’immagine fisica.

Desidero soffermarmi, inoltre, sul fatto che una donna con qualche kg in più, non è per questo motivo meno attraente e femminile: ha solo delle forme più morbide e, di conseguenza, anche più femminili, a dispetto di quanto la società in cui viviamo sembra orientarci a pensare.

Ritengo tuttavia, che sia ragionevole porre la propria attenzione verso un cambiamento, che come tale, può essere il segnale di qualcosa che va riconsiderato a livello affettivo/relazionale: sia per migliorare il suo benessere psicologico, sia per prevenire rischi per la sua salute, dovuti ad un eventuale sovrappeso. Le suggerisco di provare a fare attenzione alle emozioni e ai pensieri che la accompagnano nei momenti in cui sente di aver bisogno di mangiare di più. Lei descrive la mattina, come momento della giornata in cui sente questa fame più forte. Mi domando quali siano i pensieri e le emozioni con cui si sveglia al mattino e con i quali inizia la sua giornata. Penso che potrebbe esserle utile focalizzare questi aspetti e centrarsi su sé stessa e sulle proprie emozioni. Potrebbe esserle di aiuto anche, in questo suo percorso, qualche colloquio con un psicologo che potrebbe sostenerla e aiutarla a raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e a migliorare la sua capacità di riconoscere e gestire le sue emozioni.

Resto a disposizione,

un caro saluto,

Dr.ssa Ilaria Beltrami




02 novembre 2015

Buongiorno,ho visto la vostra rubrica e so di essere la prima a scrivere, ma spero possiate aiutarmi perchè così è stato per una mia amica che si è rivolta a voi al serviio A TU PER TU-psicologo di base ed ora è davvero rinata. So che una risposta in iternet non può essere  la stessa cosa che venire al servizio ma vivo all'estero.

Ho 24 anni e da due anni  soffro di disturbi alimentari. Un anno fa ho preso l'iniziativa di farmi aiutare da una psicologa ma questo luglio ho deciso di mollarla perchè non mi sembrava riuscisse ad aiutarmi. Per un periodo successivo pensavo di farcela da sola, anche se avevo ripreso qualche chilo mangiavo normalmente. Purtroppo i sensi di colpa non mi hanno mai abbandonata ma riuscivo a non cadere nelle grandi abbuffate. Purtroppo qualche mese fa ho avuto l'ennesima delusione da un fidanzato che mi ha lasciata e in più la mia amica mi ha rinfacciato alcune cose riguardo il mio problema e queto mi ha fatto capire che le altre persone difficilmente sono in grado di aiutarci se non sono esperte del settore (psicologa sopra esclusa). Sono così al punto di partenza con il cibo, il peso, il mio sentirmi brutta e indegna, senza amici. UNa condizione che mi accompagna da 10 anni ormai e che non riesco a capire come risolvere.
Non sopporto la genete che mi dice che non sono poi così grassa (peso 90kg e sono alta 1,70...) tanto per lavarsi le mani del mio problema.

A parte la mia famiglia non ho nessuno. Non ho una vita sociale. Mi sento inferiore a tutti. Non riesco a guardarmi allo specchio, mi odio, mi sento come se fossi intrappolata in un corpo  non mio e orrendo. Non so cosa fare, ho tanta paura e sono stanca di stare così.


Buongiorno,

ho letto la sua mail e comprendo quanto possa essere difficile convivere da così molti anni con il disagio di non piacersi e di “sentirsi inferiore” come lei riporta nel suo messaggio. E comprendo anche che questo modo di sentirsi possa influire negativamente sulla sua vita sociale e sulle relazioni. Mi sembra di cogliere nella sofferenza che riferisce però, anche un gran desiderio di cambiamento, di fare qualcosa per sé stessa e per rendere la sua vita più serena e appagante. 

Penso che il fatto che lei abbia deciso di incontrare una psicologa, a prescindere dal fatto che poi ha preferito interrompere il trattamento, rappresenti l’espressione di questa sua forza vitale che può essere una risorsa preziosa da cui partire per migliorare la sua esperienza di vita. Dal suo scritto mi sembra di capire che a seguito di alcuni eventi stressanti per la loro rilevanza affettiva, la delusione per il fidanzato e per il rapporto con la sua amica, ci sia stato anche un peggioramento del suo rapporto con il cibo con complicazioni nella gestione alimentare. Il cibo ha una stretta correlazione con gli affetti e spesso diviene oggetto di compensazione e “valvola di sfogo” di emozioni che non hanno trovato accettazione e accoglienza affettuosa, in primo luogo dentro noi stessi.

Le consiglio di considerare il fatto che potrebbe trovare con un altro psicologo un supporto maggiore e più efficace per intraprendere un suo percorso diretto a migliorare la sua auto-stima, la qualità della sua vita e il suo rapporto con il cibo.

Resto a disposizione,

un caro saluto,

Dr.ssa Ilaria Beltrami

Comments